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mercoledì 28 febbraio 2018

Alfredino Gullotta, il giorno che non fece ritorno - Ugo Arioti - racconti brevi





Ci sono posti nel Mondo che non bisognerebbe mai penetrare. Luoghi fantastici e surreali, ipnotici. Questo non vale per chi ha l'anima dell'esploratore, lui varcherà la linea dell'orizzonte e non ascolterà alcun consiglio pur di arrivare al centro dell'universo che sta invadendo con la sua ingombrante presenza. Fu così, almeno dicono in tanti, che sparì in una bella giornata di primavera Alfredo Gullotta, detto lo scout. Partì verso le dieci e trenta dal suo rifugio sul lago di non so dove e oltrepassò il limite tra cielo e terra verso mezzo giorno, cadendo, ricordano gli unici testimoni che non videro mai niente: “fu verso le dodici o tredici, non ricordo, ma fu, ne sono quasi certo, dalle montagne della Luna piena, apparve una sagoma nera che si stagliò, prima, contro l'orizzonte e poi precipiò tra le acque della Gora e le nuvole della volta celeste”.
Cadde in un vortice di emozioni e di ricordi che accesero la sua anima come un fiammifero. È tutto qui.
Questo è il racconto brevissimo che abbiamo tratto dalle bocche di quei pochissimi mistificatori, mezzo ubriachi e mezzo sordi, che per 50 centesimi di dollaro sono disposti a raccontarti, anche, che lo videro ascendere al cielo e se gli dai un buon bicchiere di vodka possono anche raccontarti del carroccio trainato da buoi alati che scese dal blu per rapirlo. Storie di poco conto.
Resta il fatto che non sappiamo neanche se si chiamasse, veramente, Alfredo Gullotta, esploratore e solipsista?

martedì 12 dicembre 2017

Racconto satirico di Marco Pomar: Ore diciassette! tra Marco Pomar e Marco Pomara

Ore diciassette

Una discussione tipo tra me e Marco Pomara:
- Hai ancora problemi alla schiena?
- Si.
- Dovresti andare da Lo Sicco. Lo conosci?
- No.
- È il fratello di Giusi Lo Sicco, la moglie di Gazzaniga. Lo sai chi è Gazzaniga, no?
- No.
- Lui aveva il pub Al melograno blu, in società con Gaspare Zullo. Lo conosci Gaspare, no?
- No.
- Gaspare ha scritto un libro interessantissimo su Psicopatologia dello zenzero. Lo ha presentato Mimmo Lardo. Ti ricordi di Mimmo?
- No.
- Lardo è uno famoso.
- Si, a Colonnata lo conoscono tutti.
- Comunque, se vuoi chiamo Tullio e ti mando da Lo Sicco.
- Tullio?
- Tullio Origano.
- Amico di Lardo?
- No, Origano è il presidente della cooperativa Ciccio Scaccio. La conosci la cooperativa, no?
- No.
- Comunque Origano ti piacerebbe.
- Magari una sera ci vediamo per una pizza. Per Origano è la morte sua.
- Sai con chi sta adesso Tullio?
- Non me lo dire! Con Valentina Salvia?
- No, con Sabrina Pancio Stalteri. Te la ricordi?
- No.
- Sabrina ha una ludoteca per adulti abbandonati dalla moglie. È un progetto interessante, gli ho curato la parte economica insieme a Lillo Lo Giudice. Lo conosci Lillo, no?
- No.
- Lillo è un agopuntore diplomato alla scuola di Ankara. Potrebbe aiutarti per la schiena.
- Ma non avevi detto di Lo Sicco? Te lo ricordi Lo Sicco? Il fratello di Giusi, cognato di Gazzaniga, socio di Zullo, amico di Lardo, che lavora con Origano, che sta con Stalteri che lavora con Lo Giudice che al mercato di Ankara un diploma comprò.
- Vabbè, ci sentiamo.
- Salutami Origano.

giovedì 16 novembre 2017

Un amore impossibile, ovvero Peppino Caramella e Ciccina Troja - racconti brevi - Ugo Arioti





Siamo abituati a sentire al telegiornale o a leggere sul quotidiano cittadino di rapine e furti in tabaccherie. Cose del tipo “Il giovane ha chiesto di poter acquistare un pacchetto di sigarette. All’atto del pagamento però, proprio nel momento in cui la tabaccaia ha aperto il registratore di cassa per dargli il resto, il ragazzo con mossa fulminea ha allungato le mani in direzione della cassa nel tentativo di appropriarsi del denaro contenuto”. Io, invece, è giusto che ve lo dica, sono legato al ricordo di uno dei più bei film della mia vita, e la tabaccaia è quella di “Amarcord” dell’immenso e fantasmagorico poeta dei sogni: Federico Fellini! Bella e prosperosa come Ciccina Troja, l’esercente di Via Bonello, la rivendita n° 23 che sta vicino al Panificio di Rosa Calandra, di fronte alla fermata dell’autobus.
Ora, dovete sapere che, ogni giorno semifestivo o festivo, un venditore di pane abusivo si ferma proprio di fronte alla tabaccheria e, ogni mattina di vendita, prima di cominciare il suo lavoro entra nel Sali e Tabacchi per comprare una o due buste di tabacco per il naso. Ma questa, come avrete già capito, voi siete furbi di sette gotte, è un scusa! Cosa vuole rubare il giovane Peppino Caramella nella rivendita di Ciccina Troja?

-          Ciccina, ... mi dai un soldo di tabacco per soffiarmi il naso?! - esordì, Peppino Caramella entrando nella bottega di Francesca Troja, in tabaccheria. Peppino vende il pane all'angolo tra Via delle Cappuccinelle e Via Matteo Bonello, proprio di fronte alla rivendita di sali e tabacchi.
-          Lo vuoi profumato? - lo interrogò lei, retoricamente, sorridendo ammiccante. Dovette ripetere la domanda due volte, perché Peppino era rimasto incantato e stordito dal balconcino della giovane venditrice di Sali e tabacchi, la Troja, aperto e in bella mostra, a portata del suo sguardo affamato d’amore e delle sue naturali conseguenze.
-          Allora, lo vuoi profumato o naturale? - ripetè la donna, allungando il sorriso, sorniona!, era un copione già recitato!
-          Che profumo ... di pri - ma - verahh! - balbettò, sospirando, con lo sguardo bloccato sul davanzale prosperoso e promettente della tabaccaia, Peppinello.
-          Oh, … - cercò di destarlo lei, e rideva quasi!, – Peppino, abbiamo Ozona President e Ozona Menthol, in confezioni da cinque grammi. Quale vuoi? -
Per tutta risposta il “panivendolo ambulante”, tirò un respiro e spalancò la bocca, mostrando alla donna il suo miglior sorriso.
-          Siete splendida, donna Ciccina! Datemi quello che più vi aggrada, perché oggi io vorrei morire sopra il vostro petto, come fosse il mio ultimo cuscino! – Certo, non è proprio una bella immagine, ma il trasporto con cui Peppino, recitò la sua parte, faceva capire che lui non ci pensava affatto a morire, in senso biblico, ma d’amore sì!
-          Sei scemo o ti ha mozzicato la mosca verde? - lo rimproverò, bonariamente, lei, muovendo il petto, come fosse una bandiera che il vento apre e chiude, apre e chiude, apre e chiude …
-          No, sono pazzo. Fuori di senno. Non capisco più niente, quando guardo i tuoi occhi verdi, come un lago di montagna ...-
-          Il gusto ci guadagna! Ma va! Peppinello, tu hai “appizzato” i toui fari sul mio seno e … -
-          E?... – speranzoso!
-          Niente, che vogliamo fare? Lo vuoi questo tabacco, sì o no? – sadica!
-          E datemelo voi, regina dei miei sogni d'amore! – lirico!
-          Anche poeta! – deridente!
-          Sarò lo scendiletto su cui cammini tu.... – buttò sul tappeto, come fosse la carta per vincere la mano di tresette. Peccato che il tresette, in questa disputa amorosa, è sempre col morto!
-          Menthol o President? – chiese lei, fissando i suoi occhi, spietatamente!
-          Tutti e due. Vi amo … sì, vi amo, Ciccinella bella mia! – Era l’ultima carta, sperava di far punto!
-          Vedi che sono tre soldi e due centesimi! – implacabilmente netta, come se la voce non fosse la sua, quella di un essere umano, ma di un computer, sintetizzata!
-          E che sono i soldi? Il vil denaro? La vostra leggiadra sostanza d'amore è più bella e importante di una fortuna in zecchini d'oro, di palazzi, di terre, di grandi imprese … - era all’ultima spiaggia e tentò pure la via della compassione per un pover’uomo innamorato!
-          Stai calmo, Peppino! Stai dando di testa. Ti incarto il tabacco. – secca e precisa come un orologio svizzero!
-          Fai pure! Mettilo insieme alle altre buste nella scatola mia! – le rispose, di conseguenza. Poi, tornò all’assalto della diligenza, col garbo di un bandito cortese che mira al cuore della bella passeggera: - Che occhi hai, piccina innamorata! Ahhh … – già vedeva, profilarsi all’orizzonte, una nuova sconfitta.
-      Oh, Peppe Caramella, la scatola che mi hai dato è già piena! – Quella, incurante dei suoi assalti!
-          No, che sentono le mie orecchie? Hai le scatole piene? Spero non di me, che come un gentil pastorello vengo, ogni mattino, a cantar le tue lodi o mia Signora!? – voleva buttarla in scherzo e risalire la china, ma ….
-          Peppino, te lo dico per l’ultima volta e non mi voglio ripetere: tu a me non mi puoi dare niente … perché io sono … - stava per dire “lesbica”, ma il giovane, che non sopportava che si tanta grazia di Dio venisse sprecata, secondo lui, era già uscito dalla tabaccheria.
Questa scena, ormai, si ripeteva da mesi e Peppino aveva investito una fortuna in buste di tabacco da naso, che poi teneva, per cortese concessione di lei, in una scatola di cartone nel retrobottega della tabaccheria, senza farne mai alcun uso.
Certo che la mente umana segue percorsi contorti e strani e non è mai paga di vivere situazioni e sentimenti lineari, di pianura. Ama le montagne, “le discese ardite e le risalite”!

lunedì 23 ottobre 2017

Ipotesi di Legge sullo Ius Soli di MARCO POMAR - racconti brevi


- Questa ipotesi di legge sullo Ius Soli è una schifezza. Aiutiamoli a casa loro!
- Guarda che questa è casa loro. La legge rende giustizia a chi è nato qui.
- E allora facciamo che chi non parla correttamente italiano non può vivere in Italia.
- Ottimo. E tutti quelli che non sanno coniugare i verbi dove li mandiamo?
- Io non sono razzista, ma in Italia siamo già tanti.
- Forse non sai che la popolazione è calata, rispetto agli anni scorsi.
- Questi vengono qui a rubarci il lavoro!
- No, molti fanno lavori che gli italiani non vogliono più fare, e per di più vengono sfruttati ignobilmente.
- Vabbè, sono negri o no?
- Quello si. E facciamo che tu sei razzista?
- Vengono a violentare le nostre donne!
- Nostre? Nel senso che noi bianchi le possiamo violentare?
- Basta con questo buonismo!
- Eravamo un paese tollerante. Cosa ci è accaduto?
- Continuiamo così, accogliamo tutti.
- L’unica cosa sensata che hai detto finora.
- Loro si fanno saltare in aria, ci ammazzano nelle nostre strade e noi li accogliamo.
- Discorsi di cafè. Il titolo di questa discussione potrebbe essere “Allah al bar!”
- Buonista di merda.
- Fanculo. Vi condannerà la storia.
- Chi?
- La pizzeria Astoria. Conosci?

mercoledì 20 settembre 2017

Barbarella - racconti in pillole U.A.

Barbarella


Barbarella, così la sentivano chiamare in paese, la bionda vamp, che odiava con una vena di sincero e schietto razzismo, gli omnivori esseri umani, scoppiò, per l'ennesima volta durante una festa per il patrono e per la pancia dei suoi assistiti, in una delle sue boutade animaliste-integraliste. Salì sul palco,...rubò il microfono al presentatore: - Diciamo la verità, vogliamo dirla la verità? Allora, a me piace gli animali. Minchia se mi piaceno!, pero come ci sono essere umani che gli partono i cottolenghi e i lembo e... impazziscono e uccidono chi e vicino, ce anche l'animale che impazzisce ..siamo tutti uguali perciò se l'uomo ammazza una persona è da sterminarlo?!, stessa cosa se un cane impazzisce, può sbranare una persona e purtroppo ce ...lo so anche io, ho quattro cani! Belli i miei cani e li accarezzo con le gambe e con le mani, però stanno fuori, e non lo tocco mentre mangia o scopa e non lo lascio un bimbo piccolo perché, lo sappiamo tutti, i bimbi di un anno non capiscono un cazzo e possono girarci le orecchie e la coda... poi, anche magari succede... se il cane non ha nulla si fa subire, ma, cazzo, se in quel momento ha qualcosa lui....cazzo! Pensa male e azzanna...avete capito. E polizia che fa, spara al cane....poi se lo mangiano, no lo buttano nel cassonetto, bastardi...bastardi...siete dei bastardi...erano i miei cani....- urlò, prima di stramazzare al suolo, completamente “fatta” d'alcool. La portarono in ospedale e la sedarono, poi le fecero una lavanda gastrica per farle smaltire la sbornia e riportarla in condizioni decenti di vita. Domani, un'altra alba sorgerà.


Ugo Arioti

mercoledì 30 agosto 2017

La forza di amare racconti dell'iperspazio internettiano

Dopo la Messa sono stati così gentili da invitarmi a cena, e ho accettato con piacere. Dopo mangiato Benito ha ringraziato la moglie per i 50 anni trascorsi insieme, dicendole scherzando che se fosse stato al posto suo lo avrebbe lasciato subito. Acacia, piangendo, ha ringraziato per essere riuscita a far sì che la sua famiglia fosse sempre vicina a Dio, e per i suoi sforzi per non far mancare mai nulla a nessuno. Era sicuramente una coppia esemplare, e durante il valzer sembravano due piccioncini innamorati.
Visto che non ballo sono rimasto a chiacchierare con le figlie, che mi hanno raccontato che la persona religiosa e vicina a Dio è lui, ma quella che dà gioia in casa è sempre lei. Stavamo parlando quando tutti hanno iniziato a gridare.
All’inizio non ho capito bene cosa stesse succedendo, finché non ho sentito: “Portate il sacerdote!” Mi sono avvicinato e ho visto il signor Benito a terra. Aveva appena avuto un infarto e stringeva forte la mano della moglie.
Gli ho dato rapidamente l’estrema unzione, e lui ha abbracciato la moglie e le ha detto: “Ti amo molto, sei stato il dono più grande di mio Padre Dio”. E in quel momento è morto.
Non riuscivo a crederci. Benito era appena morto tra le braccia della moglie proprio nel giorno del loro 50° anniversario di matrimonio, accompagnato dai 7 figli, i 27 nipoti, i 4 bisnipoti e tante persone che gli volevano bene.
Ancora con il marito tra le braccia, la signora Acacia gli ha sussurrato: “Ti ho sempre detto che dovevamo morire felici, e guarda, sei morto ballando, e ballando con me”.
 

mercoledì 23 agosto 2017

Racconti in pillole: Une cigarette fumèe di Ugo Arioti






Adolfo Buzzuè, il mio amico etiope, amava sproloquiare all’inizio e durante le nostre conversazioni assembleari di comitiva! Lo faceva, senza occuparsi mai del contenuto dei suoi dialoghi.  Era un brav’uomo, ma la sua principale occupazione, il contrabbandiere di bionde, lo portava a riferire sempre e comunque tutta la sua vita ad una infrastruttura del sub pensiero umano, che si materializzava solo in forma prismica (pacchetto da 20 unità) o cilindrica (l’unità): sigarette! Bacco e Tabacco,… !!!
- Ma quando apro la scatola magica,... e dispongo il mio cartone sul marciapiede io sento che la mia vita è una continua iniziazione al fumo! E’ in una sigaretta che si consuma, comincia e finisce, passando dal presente al passato, c'è tutto, senza che questo sia un tempo vano.... vano...invano! - 
Un vero filosofo del tubetto cilindrico di carta sottilissima riempito di tabacco trinciato. 
- L'unico rammarico, lo sai?, - esordì un pomeriggio - è che tutto va in fumo. E anche noi finiamo così ….. -
Lo disse, per sorprendere tutti noi, i suoi amici e qualche passante, fintamente interessati.
Ditemi: Chi vuol sentirsi dire che la vita è solo una fumata di sigaretta, une cigarette fumèe? Chi?