Abbiamo attraversato un epoca felix, con tutti gli asterischi possibili, credendo di vivere in un Mondo dove non ci sarebbero stati più Vietnam, Coree, questo a beneficio di chi ha lo sguardo sul Pianeta, ma per chi volesse trovare le stesse ragioni nel nostro piccolo Paese, l’Italia fatta da Garibaldi e dai “savojardi”, potrei citare questo periodo felix come quello che viene fuori dopo il tentato colpo di Stato di Junior Valerio Borghese e le Brigate Rosse (la cui ala militare era finanziata dalla CIA, vedi rapimento Moro). Dice Franco Fortini, che ha tradotto poesie di Brecht: “il dibattito nella comunità è ormai sopito; oppressore e oppresso vivono l’uno accanto all’altro; addirittura, scrive, “l’odio è cortese” e non si sa più di chi sia la colpa”. Assenza di riferimenti? No. Afferma Fortini che, proprio per queste ragioni, scrivere è importante. Parlare della serpe che si è nutrita delle democrazie occidentali e le ha trasformato in autocrazie. Il Sì, al referendum appena trascorso con una sonora legnata alla Meloni, aveva questo significato: aprire le porte all’autocrazia fascista con il Premierato, altra perla nelle mani di questa destra forcaiola che non discute con nessuno le riforme, no. Le fa a sua immagine e consumo. Ci vogliono nuovi poeti per scrivere dei nuovi eroi, giovani partigiani della Costituzione italiana che hanno ricacciato indietro i fantasmi di un passato che si legge “Seconda Guerra Mondiale”. Cosa c’entra la poesia, mi chiederete? Aristotele poneva all’origine della filosofia la meraviglia. Meravigliare: È del poeta il fin la meraviglia (Parlo de l’eccellente, non del goffo): Chi non sa far stupir, vada a la striglia, noti versi di G. B. Marino (La Murtoleide, XXXIII). Proprio così, la poesia, che è la meraviglia che fa sentire e vedere il poeta è la base di ogni ricerca e di ogni conquista della mente dell’uomo. Di ogni difesa dei diritti umani dall’egualitarismo, alla Giustizia sociale e bene supremo: della democrazia! Ergo, in un’epoca come quella contemporanea, fatta di bugie che hanno potere e verità che marciscono in mezzo alle folle, la poesia è l’unico strumento capace di aprire un varco importante nella nostra vita e fare entrare il sole dentro i nostri cuori, malati di una immarcescibile “saudade”. La poesia è musica, metro e danza, bisogna cercare nuovi poeti e una nuova linfa letteraria sempre attenta alla felicità della gente, non alla separazione, distruzione, uccisione, massacro, ma attenta a che non ci sia chi si erga a Figlio di Dio uccidendo, rubando e massacrando chi lo ha ospitato per millenni. Quando una muffa prende avvio se non la debelli subito si espande e finisce che per fermarla molte generazioni devono soffrire.
SCUOLA DI ECOLOGIA CULTURALE EURO MEDITERRANEA
La scuola di ecologia Culturale è un luogo di scambio di esperienze e di costruzione di tecniche democratiche e pacifiche per lo sviluppo sostenibile delle società umane e si muove per realizzare iniziative (prevalentemente in partnership) per l’educazione dei giovani (la scuola del territorio e uno dei partner naturali della scuola) e lo sviluppo di un capitale umano di eccellenza che dovrà essere protagonista dello sviluppo culturale ed economico delle società e dei popoli Euro Mediterranei.
martedì 31 marzo 2026
sabato 27 settembre 2025
Arriverà un'altra diasporà per gli Ebrei
Nella Storia, dalla fine dell'Ottocento ad oggi, c'è un grosso "Buco Nero" che si chiama Israele. L'unico Stato dove i carnefici si spacciano per vittime. Non voglio fare l'ennesima ricostruzione dei fatti, no, ma voglio partire da una tragica data il 7 di ottobbre 2023. La località in cui le organizzazioni avevano richiesto che si svolgesse il "festival" era un'altra, ma sarebbe stata troppo lontana e si doveva attraversare Israele perchè i velivoli leggeri, le moto e le auto dei miliziani di Hamas vi potessero arrivare, ma dove non arriva il braccio arriva la mente, così il governo Nethaniau decide di spostarla (vogliamo chiamarla provocazione, trappola, scegliete il termine che preferite) in un luogo più a portata di mano per i "terroristi". Fa di più, sguarnisce il confine con GAZA e apre i cancelli del Prodrom ai terroristi, questo spiega le esecuzioni mafiose del Mossad nei confronti dei capi di Hamas, che troppo sanno. L'intento era fin troppo chiaro e denunciato: ISRAELE è PADRONE DI FARE QUELLO CHE VUOLE IN BARBA AD OGNI TRATTATO O NORMA DI DIRITTO INTERNAZIONALE, cioè è uno Stato Carogna affiliato all'Impero del Male Americano. Oggi, quello che vi racconto ha verifiche e riscontri, purtroppo nel GENOCIDIO DEI PALESTINESI. Ma, la propaganda occidentale, quella che crea droni russi impazziti e sconfinamenti mai visti per indurci a credere che abbiamo un nemico ad EST (falso, sono droni ucraini e sorvoli che ci sono stati sempre nei cieli internazionali a spaventare i pavidi europei, incapaci di riprendere un ruolo di guida nel Mondo per garantire la Pace). Speriamo solo che i nostri ragazzi non debbano vedere quello che hanno subito i nostri nonni e genitori. L'unica cosa di cui sono certo è che arriverà, perchè SIONISMO è uguale a NAZISMO, la resa dei conti e gli ebrei saranno nuovamente dispersi per il Mondo, perchè non solo sono cattivi, vendicativi e assassini, ma non conoscono la CONVIVENZA, sono i veri SUPREMATISTI.
venerdì 21 marzo 2025
Che cos’è il Manifesto di Ventotene È uno dei testi fondamentali dell’europeismo moderno ed è molto diverso da come l’ha descritto Giorgia Meloni alla Camera
Che cos’è il Manifesto di Ventotene
È uno dei testi fondamentali dell’europeismo moderno ed è molto diverso da come l’ha descritto Giorgia Meloni alla Camera
Mercoledì alla Camera dei deputati
la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha letto provocatoriamente
alcuni passaggi del Manifesto di Ventotene, il nome con cui è noto il
documento Per un’Europa libera e unita – Progetto di un manifesto,
scritto nel 1941 dagli antifascisti Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi
mentre erano al confino sull’isola del mar Tirreno (da qui il nome) in
quanto oppositori del regime. Meloni lo ha fatto per polemizzare sulla manifestazione per l’Europa di sabato a Roma e per distogliere l’attenzione dalle divisioni della sua maggioranza sulla politica estera. Si è soffermata su alcune frasi del testo,
fuori contesto e non lette per intero, per darne un’interpretazione
falsa: in sostanza per presentarlo come antidemocratico, cioè il suo
esatto contrario.
Gli storici considerano in modo unanime il Manifesto uno
degli scritti fondamentali dell’europeismo moderno e che hanno posto le
basi dell’Europa unita: perché la immaginò in senso federale già
allora, in piena Seconda guerra mondiale. Maturò in ambienti di
sinistra, anche se oggi questa connotazione è passata in secondo piano,
ma di una sinistra diversa da quella a cui ha alluso Meloni, cercandovi
tendenze radicali e repressive.
Il testo fu pubblicato nel 1944 grazie al socialista Eugenio Colorni,
che ne scrisse la prefazione e lo stesso anno fu ammazzato dai fascisti
a Roma. I suoi autori, Spinelli e Rossi, sono ritenuti a loro volta tra
i fondatori dell’Europa: tanto che per esempio il palazzo del
Parlamento Europeo a Bruxelles è intitolato a Spinelli (che tra gli anni Settanta e Ottanta fu membro della Commissione Europea ed eurodeputato).
L’europeismo federalista di Spinelli e Rossi è comunque distante da
quello su cui si improntò l’integrazione europea fin dall’inizio, che fu
più verticistico (cioè calato dall’alto, il contrario di federale) e
legato a personalità di un’altra area politica rispetto alla loro, più
moderata (come Alcide De Gasperi, Winston Churchill, Robert Schuman o
Konrad Adenauer). Lo è però anche – e parecchio – dall’ideologia
statalista e sovversiva di cui Meloni ha parlato alla Camera. Allora, quale è il problema di un capo di governo di una democrazia? Nessuno se non è, invece, falsamente democratica e più orientata a ripercorrere vie autoritarie che col fascismo sono sorelle! Spinelli e Rossi non erano comunisti, ma esponenti della sinistra
antifascista critica verso lo stalinismo e l’Unione Sovietica. Spinelli
aveva fatto parte del Partito Comunista fino al 1937, poi ne era uscito.
Rossi aveva idee liberali ed era tra i fondatori del movimento Giustizia e Libertà (di cui furono leader Carlo Rosselli e, dopo il suo assassinio insieme al fratello Nello, Emilio Lussu). Entrambi, durante la Resistenza e l’immediato dopoguerra, avrebbero aderito al Partito d’Azione
(in seguito Rossi fondò il Partito Radicale nel 1955, mentre Spinelli
fu eletto deputato ed eurodeputato da indipendente nelle liste del PCI). Il Manifesto fu scritto con contributi di Colorni e di altri
antifascisti non comunisti in un momento in cui quasi tutta l’Europa
continentale era occupata dalla Germania nazista. È diviso in tre parti.
Le prime due, di Spinelli, sono sulla crisi sociale e su come
funzionerà l’unità europea dopo la fine della guerra. La terza, di
Rossi, è centrata sulle riforme e sull’economia.
Mercoledì alla Camera dei deputati la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha letto provocatoriamente alcuni passaggi del Manifesto di Ventotene, il nome con cui è noto il documento Per un’Europa libera e unita – Progetto di un manifesto, scritto nel 1941 dagli antifascisti Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi mentre erano al confino sull’isola del mar Tirreno (da qui il nome) in quanto oppositori del regime. Meloni lo ha fatto per polemizzare sulla manifestazione per l’Europa di sabato a Roma e per distogliere l’attenzione dalle divisioni della sua maggioranza sulla politica estera. Si è soffermata su alcune frasi del testo, fuori contesto e non lette per intero, per darne un’interpretazione falsa: in sostanza per presentarlo come antidemocratico, cioè il suo esatto contrario.
Gli storici considerano in modo unanime il Manifesto uno degli scritti fondamentali dell’europeismo moderno e che hanno posto le basi dell’Europa unita: perché la immaginò in senso federale già allora, in piena Seconda guerra mondiale. Maturò in ambienti di sinistra, anche se oggi questa connotazione è passata in secondo piano, ma di una sinistra diversa da quella a cui ha alluso Meloni, cercandovi tendenze radicali e repressive.
Il testo fu pubblicato nel 1944 grazie al socialista Eugenio Colorni, che ne scrisse la prefazione e lo stesso anno fu ammazzato dai fascisti a Roma. I suoi autori, Spinelli e Rossi, sono ritenuti a loro volta tra i fondatori dell’Europa: tanto che per esempio il palazzo del Parlamento Europeo a Bruxelles è intitolato a Spinelli (che tra gli anni Settanta e Ottanta fu membro della Commissione Europea ed eurodeputato). L’europeismo federalista di Spinelli e Rossi è comunque distante da quello su cui si improntò l’integrazione europea fin dall’inizio, che fu più verticistico (cioè calato dall’alto, il contrario di federale) e legato a personalità di un’altra area politica rispetto alla loro, più moderata (come Alcide De Gasperi, Winston Churchill, Robert Schuman o Konrad Adenauer). Lo è però anche – e parecchio – dall’ideologia statalista e sovversiva di cui Meloni ha parlato alla Camera.
giovedì 13 febbraio 2025
L'Europa, resta solo un'allegoria, incapace di resistere all'Impero americano
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C'è qualcuno che crede nell'Europa? Credo sia una sparuta avanguardia di romantici! Oggi il Mondo è diviso in tre Imperi. Quello russo, quello americano o capitalista e quello social capitalista cinese. Zelensky ora si attacca al tram, sono loro che fanno gli accordi. Dico a voi, partigiani a spada tratta dell'Ucraina invasa dal dittatore russo. Non solo deve rinunciare allo scudo della NATO, ma deve risarcire gli AMERI CANI con le terre rare per i prossimi mille anni per tutte le armi che gli hanno dato. E l'Europa? L'Europa, già comincia a virare verso il suo padrone americano con frasi come "Noi vigileremo affinché tra Russia e Ucraina ci sia una Pace giusta"! I vari clan nazionalistici più o meno collegati al loro padrone vanno a caccia di molliche per cercare di indorare la pillola. Devono far capire ai loro Popoli il perché di tutte quelle inutili spese militari per difendere quello che era solo una merce di scambio e che senza l'intervento europeo avrebbe potuto avere una pace con la Russia senza far morire tanti giovani in una guerra senza speranza, ma Zelensky è un attore e ha avuto il palcoscenico europeo, entrando pure nelle trasmissioni quotidiane per farsi pubblicità con quella sua mise da piccolo guerriero di latta, inutile e dannoso per l'Ucraina e per l'Europa.
Aggiungo che DEMOCRATICI O REPUBBLICANI che siano i Presidenti che siedono sul trono di dollari, l'impero si muove sempre secondo le direttive dei suoi padroni capitalisti ebrei e ex nazisti sfuggiti al Mossad e riparati a Waschington.
martedì 21 maggio 2024
La solitudine di Israele e la sua maledizione (Ugo Arioti@2024)
Gli ebrei furono scelti da Dio per essere "la proprietà tra tutti i popoli" come i pionieri della religione e della morale. Questo secondo la narrazione storico religiosa tramandata dagli stessi. Dovrebbe essere un punto di forza, di limpida sapienza dottrinale che porta alla felicità di tutti. Eppure, non è così. La Storia ci racconta con le sue cronache la realtà di una “maledizione eterna che perseguita gli Ebrei, sionisti o appartenenti alla diaspora. Per un verso, la scelta di Dio (quella raccontata dagli uomini che la tramandarono) li ha posti nella logica egotistica della solitudine morale. Per un altro verso ha sviluppato in loro un delirio di onnipotenza che distrugge, devasta, impedisce agli stessi Ebrei di avere una vita felice insieme agli altri Popoli del Mondo, perché loro sono “gli eletti” i titolari di Dio sulla Terra, nonostante, secondo i cattolici, abbiano scambiato il Figlio di Dio con un Ladrone e poi lo abbiano condannato alla croce. Ecco perché, ancora oggi, nonostante il loro Dio non sia sceso in Terra per farsi loro Re, e non c’è da stupirsi!, si credono al di sopra di ogni Legge o organizzazione morale, assistenziale, umana che esiste in occidente e in oriente. Dovrebbero, se conseguenti alle loro azioni, lasciare tutti quegli organismi mondiali in cui occupano, inutilmente, un posto, dall’ONU, alla NATO fino al Tribunale dei Diritti Umani. I più maliziosi potrebbero pensare che gli Ebrei sono spioni e partecipano al consesso delle Nazioni Unite per annusare e per condannare le scelte dal “resto del Mondo”: decisioni che a loro non appartengono, visto che sono i depositari della MORALE e del DIRITTO DIVINO.
<...siate Santi, perché Io, il Signore Dio Vostro, sono Santo. (Levitico 19.2)> Ergo, ogni Ebreo deve essere un Santo, o vivere in odor di santità. E qua il problema è capire cosa significa per Israele essere Santo? Sterminare tutti i nemici della “loro Divina Santità” o accogliere le altri Genti del Mondo e insegnare loro una speranza di vita felice, normale e di un’altra vita oltre quella terrena, pur nella diversità? La cronaca attuale ci racconta di una scelta tragica di dedizione allo sterminio che supera l’immaginazione, perché sparare a convogli di medici o di volontari che portano il pane, sotto l’egida delle Nazioni Unite e il salvacondotto israeliano, o incendiare e devastare camion di provviste per i palestinesi provenienti dalla Giordania, bloccare i valichi e i rifornimenti agli ospedali, anzi bombardare e spegnere tutte le strutture sanitarie palestinesi con la scusa che vi si nascondono militanti di Hamas (più di 40.000 morti di cui appena un centinaio di militanti, includendo in questi pure i reporter e i giornalisti occidentali e arabi … ) Di che stiamo parlando? Oggi Israele è fuori dal Mondo, non è in grado di essere una nazione e di avere un luogo dove esercitare le proprie idee.
Qualche buon pensante dirà che Israele è una democrazia e che deve difendersi da tante autocrazie e dittature che lo circondano e vogliono la sua morte, ma non è proprio così. La democrazia israeliana è giovane e debole e non ha gli anticorpi e il bilanciamento dei poteri per essere efficace, in più come fece l’Europa dopo la conquista dell’America, in Israele sono arrivati in grande copia i peggiori, chiamateli coloni o pionieri, sono ladri, assassini e razziatori che col beneplacito del governo e dell’esercito israeliano occupano i territori dei palestinesi, le loro case e le loro vite.
La trappola. Elementare, Watson. Attirare l’esercito più potente del Medio Oriente dentro una pozzanghera da cui non uscirà mai più: Gaza. Lo scopo: trasformare una legittima ricerca degli assassini del 7 ottobre in una ribalta mondiale che da luce e risalto mondiale ad una organizzazione ritenuta, fino ad allora dalla maggior parte delle Nazioni, terroristica. Certamente, efficace. Resta da capire, Israele certo non lo dirà mai, perché la grande festa dei giovani sia stata spostata da un luogo sicuro ad uno più a rischio dal governo israeliano e tante altre distrazioni dello stesso governo e del MOSSAD, uno dei più ficcanti servizi segreti con assassini a domicilio che coprono tutto il globo terraqueo???
Il dopo guerra.
Non finirà mai. Israele non ha mai rispettato le risoluzioni dell’ONU, perché dovrebbe cominciare proprio ora che Benjamin Netanyahu ha le scarpe strette e aspetta che venga eletto a Novembre Trump per rimetterlo saldamente in sella. Oltretutto, Israele non ha un piano per il dopo, per due ragioni, non accetta la risoluzione che vuole due Popoli e due Stati, e deve continuare ad eliminare i palestinesi prima di pianificare l’uso di quei territori. Ma non chiamatelo genocidio, per carità, il vecchio Biden potrebbe adirarsi.
mercoledì 1 maggio 2024
L'Universo potrebbe essere un grande organismo
«L'Universo è un organismo vivente che si riproduce attraverso i buchi neri»: l'audace teoria di un fisico americano
Lee Smolin è uno dei fondatori del Perimeter Institute for Theoretical Physics. La sua teoria immagina il cosmo come un unico organismo del quale noi facciamo parte
E se stessimo sbagliando tutto da tempo, anzi da sempre, perché i segreti dell’universo risiedono più nella biologia anziché nella fisica? Ed è possibile considerare il cosmo come un’entità vivente, un unico organismo del quale noi facciamo parte? In questo caso galassie, buchi neri, stelle, quasar, nebulose pianeti, umani, animali e quant’altro rappresenterebbero i tessuti di un enorme essere vivente. Provate a fare uno sforzo di fantasia, forse riuscirete e immaginare, e magari a visualizzare, questo gigante (obiettivamente un po’ inquietante). Un «corpo» che nasce (col Big Bang) probabilmente da una realtà precedente, che cresce (grazie all’espansione) e che alla fine muore (quando l’entropia si sarà equilibrata).
A dirla tutta, non sono ipotesi nuovissime: già il filosofo greco Anassagora riteneva che esistesse una mente organizzatrice (il Nous) in grado di cancellare il caos originario. E dopo di lui, in questo solco, sono arrivati Platone, gli Stoici, Plotino e i seguaci del Neoplatonismo. Nei giorni scorsi il sito Universo 7p ha avuto l’idea (e il merito) di tornare sull’argomento riproponendo le tesi del fisico teorico statunitense Lee Smolin, convinto che l’Universo abbia già creato una famiglia di universi-figli, celati oltre l’orizzonte dei buchi neri.
Ma chi è Lee Smolin? Classe 1955, nato a New York, è uno dei fondatori del Perimeter Institute for Theoretical Physics e ha dato notevoli contributi alla teoria quantistica della gravitazione e alla gravità quantistica a loop. Come ci ricorda Wikipedia, enciclopedia online, «la cosmologia e la teoria delle particelle elementari rientrano tra i suoi interessi predominanti assieme alla meccanica quantistica e alla biologia teorica». Venendo alla tesi dell’Universo-corpo, Smolin fa una premessa: «Le leggi di natura sono perfettamente sintonizzate, in modo che l’Universo possa ospitare la vita. Immaginiamo cosa succederebbe se queste regole cambiassimo anche solo leggermente: l’Universo non sarebbe più così ospitale. Resta un mistero il motivo per cui l’Universo è così accogliente nei confronti della biologia».
A giudizio di molti questo prova che non può non esistere un creatore che ha concepito il cosmo e l’ha costruito affinché fosse adatto alla vita umana. Smolin eccepisce e preferisce cercare risposte nella teoria dell’evoluzione. Biologia, dunque, non fisica. E nemmeno religione. «La selezione naturale spiega come strutture intricate della vita di sviluppano in modo progressivo. L’Universo potrebbe aver avuto degli antenati? Forse sì. Mentre si è evoluto, potrebbero esserci state variazioni casuali delle leggi e infine una selezione delle stesse, privilegiando quelle che introducevano le strutture più complesse. La “selezione naturale cosmologica” è la miglior risposta che ho fin qui trovato».
Ma perché questa teoria regga, è necessario presupporre un meccanismo per cui l’Universo si riproduce e subisce una mutazione come nella trasmissione del Dna. I buchi neri sono, secondo il ricercatore, il luogo in cui questo accade. In pratica, l’Universo è il germoglio di uno smisurato albero cosmico sempre in crescita. «Nel cosmo funziona come in biologia: esiste una popolazione di universi che generano una progenie attraverso i buchi neri», sottolinea non senza ricordare di aver identificato una particolare analogia tra l’albero genealogico cosmico e quello biologico. «Perché si formi un buco nero occorre una stella molto grande. Inoltre servono enormi nuvole di gas e di polveri fredde, in modo che queste sostanze si trasformino in monossido di carbonio. Quindi sono necessari sia il carbonio sia l’ossigeno, i due atomi essenziali per la formazione della vita. Questi due elementi sono presenti nell’universo in misura massiccia, perciò la spiegazione per cui il cosmo ospita la vita non è altro che un effetto collaterale della sua stessa fertilità in termini riproduttivi».
Le leggi della fisica, allora, servono a mantenere “fertile” il cosmo e questo organismo pienamente vivente potrebbe manifestarsi anche in altri luoghi, seppure su scale di grandezza per noi irriconoscibili. Probabilmente adesso vi domanderete qual è la visione di Lee Smolin circa l’Entità Superiore. La risposta è immaginabile. E la trovate sulla già citata Wikipedia: «Non c’è mai stato un Dio, non c’è mai stato nessun pilota che ha fatto il mondo imponendo un ordine al caos, rimanendone poi al di fuori ad osservare e a prescrivere. E Nietzsche è morto. Oggi anche lui è morto. L’eterno ritorno, la morte termica eterna non rappresentano più una minaccia: non verranno mai come non verrà mai il regno dei cieli. Il mondo ci sarà sempre, e sarà sempre diverso, più vario, più interessante, più vivo, ma sarà sempre il mondo nella sua complessità e incompletezza. Tutto l’Essere è nelle relazioni tra le cose reali, sensibili. Tutto ciò che abbiamo come legge naturale è un mondo che si è costruito da sé». Una tesi, non una certezza. Chiunque può regolarsi secondo le proprie convinzioni.
giovedì 7 marzo 2024
Ucraina. La “linea Zelensky” non tiene, Kiev teme il tracollo di Marco Santopadre | 7 Mar 2024 | Apertura, Mondo di Marco Santopadre
Pagine Esteri, 7 marzo 2024 – Sostenuti dai consiglieri e dagli “specialisti” dell’Alleanza Atlantica e dai servizi statunitensi e britannici, i comandi militari ucraini cercano di colpire le infrastrutture all’interno del territorio russo – in particolare nella regione di Belgorod – e recentemente sarebbero riusciti ad affondare il pattugliatore russo Sergey Kotov nel Mar Nero.
Sul terreno, però, le forze armate russe continuano a conquistare terreno, e la fine della lunga quanto inefficace controffensiva ucraina ha lasciato spazio ad un’avanzata delle forze di Mosca che dura ormai da settimane.
La “linea Zelensky” non tiene
Lo stallo di fondo tra le forze dei due schieramenti permane, ma nelle regioni orientali dell’Ucraina, in particolare nel Donbass, le forze di Kiev faticano anche solo a mantenere le posizioni rafforzate negli ultimi mesi dalla realizzazione di linee difensive fortificate, trincee e campi minati. A detta degli esperti, però, la cosiddetta “linea Zelensky” è incompleta e spesso si rivela inefficace di fronte agli attacchi delle forze di invasione.
I russi hanno più uomini, più mezzi e più munizioni e continuano a rosicchiare terreno dopo aver conquistato Avdiivka e altre località qualche chilometro più a ovest. Anche in direzione di Kharkiv le difese ucraine sono sottoposte a continui assalti e la situazione a Kupyansk si è fatta difficile, così come a Robotyne, verso Zaporizhzhya.
Secondo i servizi di intelligence della Lituania, nell’ultimo anno la Federazione Russa ha notevolmente rafforzato la propria capacità bellica nonostante le sanzioni, grazie ai massicci investimenti statali nell’industria degli armamenti. A detta di Vilnius, Mosca attualmente avrebbe le risorse sufficienti a condurre il conflitto in Ucraina per altri due anni.
Mancano truppe fresche
A pesare sulle capacità militari di Kiev, oltre alla crescente penuria di munizioni, è anche l’incapacità da parte del governo ucraino di varare una nuova legge capace di reclutare truppe fresche da inviare al fronte. Nonostante gli impegni presi, Zelensky e i nuovi vertici militari ucraini non sono in grado di accordarsi sulla strategia da adottare, scrive il “Washington Post”. Secondo il quotidiano statunitense, il governo ucraino non è in grado di formulare un piano di mobilitazione efficace nonostante «da mesi stia montando l’allarme per la grave carenza di truppe qualificate al fronte». Nel frattempo le forze armate sono costrette a dipendere da «un’accozzaglia di iniziative di reclutamento» forzoso, che «hanno diffuso il panico tra gli uomini in età da combattimento».
Molti di loro, dato il divieto di lasciare il Paese (spesso aggirabile pagando una mazzetta ai funzionari e alle guardie di frontiera) «tentano talvolta di darsi alla macchia» nel tentativo di evitare l’arruolamento.
Nel frattempo la bozza di una legge che mira ad abbassare l’età minima per la coscrizione da 27 a 25 anni, riducendo inoltre le possibilità di evitare la mobilitazione per studenti e lavoratori, è bloccata in parlamento, gravata da più di 4 mila emendamenti. Neanche la sostituzione dell’ex comandante in capo delle forze militari ucraine Valery Zaluzhny, inviso a Zelensky, con il generale Oleksandr Syrsky – che a sua volta ha sostituito molti dei responsabili militari a lui sottoposti – ha impresso la necessaria svolta, impossibile senza un provvedimento legislativo che mobiliti forze fresche e giovani. Secondo il “Washington Post”, inoltre, del milione di uomini mobilitati negli ultimi due anni, solo 300 mila sarebbero stati effettivamente inviati al fronte. La maggior parte di questi ultimi sarebbero stanchi e sfiduciati sull’andamento del conflitto e tra le linee ucraine regnerebbe il pessimismo, se non il disfattismo. Una stanchezza strategica, e non più contingente.
Secondo numerosi analisti e media, il rischio è che le difficoltà incontrate dalle forze armate ucraine a tenere le linee teoricamente fortificate possa rappresentare il segno che Kiev sta rischiando il tracollo.
Governo in difficoltà
A due anni dall’invasione russa, l’abusata retorica di Zelensky su una “vittoria assoluta e certa contro Mosca” rappresenta ormai per molti una prospettiva scarsamente credibile.Diversi parlamentari ed esponenti politici ucraini criticano ormai apertamente il primo cittadino, accusandolo di incapacità e di raccontare favole alla popolazione rispetto all’andamento del conflitto per non mettere ulteriormente a rischio la sua residua popolarità.
A far infuriare alleati e competitori – sempre più numerosi – la presidenza della Verkhovna Rada (il parlamento monocamerale di Kiev) ha rimandato le previste riunioni programmate per il 6, il 7 e l’8 marzo. Di fatto il parlamento monocamerale di Kiev non dovrebbe riunirsi in sessione plenaria per quasi un mese. Il lungo stop ai lavori, giustificato con la necessità di concentrare le energie sulla redazione di un fondamentale rapporto destinato al Congresso di Washington, nasconderebbe invece una crisi parlamentare indotta dall’incapacità da parte del presidente e dell’esecutivo di gestire una situazione sempre più complicata.

Washington prepara la fuga di Zelensky?
Secondo molte fonti la situazione a Kiev sarebbe più grave di quanto traspare, al punto che il Dipartimento della Difesa di Washington starebbe studiando un piano per permettere al presidente Zelensky – scampato ieri per 150 metri ad un bombardamento russo su Odessa mentre era in compagnia del primo ministro ellenico – di abbandonare il paese nell’eventualità di un collasso del suo governo e di un crollo delle difese ucraine. Almeno è quanto sostiene Stephen Bryen, ex funzionario della commissione esteri del Senato Usa ed ex vice sottosegretario per la Difesa statunitense, in un editoriale pubblicato dal quotidiano “Asia Times”.
Secondo il quotidiano asiatico, se le difese ucraine dovessero crollare, a Kiev potrebbe insediarsi un esecutivo disponibile al negoziato con Mosca ed a quel punto occorrerebbe mettere in sicurezza l’attuale presidente.
Secondo Bryen l’amministrazione Biden vorrebbe però assolutamente scongiurare uno scenario simile fino alle elezioni presidenziali per evitare un fallimento politico anche più grave del ritiro delle forze statunitensi dall’Afghanistan nel 2021, che ipotecherebbe del tutto le possibilità di vittoria dei democratici.
L’unico modo per evitare un sempre più probabile cedimento ucraino, secondo Bryen, sarebbe rappresentato da un intervento massiccio e più o meno diretto delle forze dei paesi della Nato, o comunque di alcuni di essi, da giustificare magari attraverso una provocazione che presenti l’escalation come obbligata.
Una mossa del genere, però, avrebbe conseguenze enormi sull’allargamento del conflitto tra Alleanza Atlantica e Russia e al momento non sembra che Washington e i suoi più stretti alleati siano disponibili a imbarcarsi in un conflitto su larga scala con Mosca. Certo, le dichiarazioni del capo del Pentagono Lloyd Austin di qualche giorno fa – «se l’Ucraina cade credo davvero che la Nato entrerà in guerra con la Russia» ha detto pochi giorni fa Lloyd Austin – sembrano indicare il contrario.
Che le affermazioni di Austin e di Bryen siano fondate e vadano quindi prese sul serio è difficile dirlo, anche se sicuramente l’ex funzionario USA mantiene importanti canali all’interno degli apparati di Washington. In ogni caso, se anche quella di Bryen fosse una provocazione, il suo editoriale la dice lunga sul clima che si respira a Kiev e alla Casa Bianca. Pagine Esteri
lunedì 5 febbraio 2024
LA BELLEZZA ovvero il respiro dell'anima universale di Ugo Arioti (n1)
Buongiorno, oggi cominciamo un percorso culturale che ci può condurre ad una vetta altissima e trascendentale, tanto da far venir le vertigini: la bellezza. La nostra vita è un viaggio che ci porta verso di lei, ma spesso rifuggiamo dal nostro destino preferendo a questa luce il buio che ci nasconde. Dire Bellezza è parlare del divino che è in noi. I Popoli che hanno respirato lo scambio culturale tra Africa Asia ed Europa le hanno dato diversi nomi, ma lo strumento dell'antichità classica che serviva a raggiungere il traguardo erano le "MUSE". Era l'Arte, la Gioia, la vita e il rispetto della sua essenza. Cose che oggi sono andate perse. Brancoliamo nel buio e viviamo nella menzogna, Ma torniamo sul tracciato, le Muse! Le Muse (in greco antico: Μοῦσαι, -ῶν?; in latino: Mūsae, -ārum) sono nove divinità femminili della religione greca. Erano tutte sorelle, in quanto figlie di Zeus e di Mnemosine (la "Memoria") e la loro guida era Apollo. L'importanza delle muse era elevata: esse rappresentavano l'ideale supremo dell'Arte, intesa come verità del "Tutto" ovvero l'«eterna magnificenza del divino». E cos'è il Divino se non l'esistenza e il sogno della libertà dell'anima di interagire con le altre galassie dell'Universo, con la loro musica, la loro geometria, la loro matematica. Il segreto dell'Universo: la bellezza. Dobbiamo ritornare ad essere guerrieri della Luce e uscire dal buio delle nostre anime avvelenate da finti miti di progresso e di potere, effimeri quanto il respiro di una candela.
Per un Mondo devastato dalla bugia dobbiamo trovare nuovi poeti - Ugo Arioti - 31 marzo 2026
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