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martedì 7 novembre 2017

Encelado, il suo oceano bollente ha miliardi di anni

Un nuovo studio fa luce sull'intensa attività geotermale che avrebbe riscaldato l'immenso oceano della luna di Saturno



NEL sottosuolo di Encelado, una delle lune più famose di Saturno, si nasconde un immenso oceano di acqua caldissima. Un oceano profondo decine di chilometri e che, secondo uno studio recente, è continuamente riscaldato da miliardi di anni. E’ questa la conclusione di un team internazionale che ha indagato sui fenomeni capaci di riscaldare un corpo così lontano dal Sole.

Il lavoro è in accordo con l’ipotesi più accreditata, cioè che il calore sia una conseguenza della forte interazione gravitazionale fra il satellite e Saturno. Assumendo che il nucleo di Encelado sia costituito da rocce porose e facilmente deformabili, gli scienziati hanno calcolato la temperatura e lo spessore dell’oceano, in accordo con quanto suggeriscono i dati raccolti dalla sonda Cassini prima del suo "tuffo" finale nelle nubi di Saturno. Lo studio, pubblicato su Nature Astronomy, fornisce un nuovo importante contributo per capire la natura dell'oceano sotterraneo di Encelado, fra i luoghi più promettenti dove cercare la vita nel Sistema Solare.

GEYSER SPAZIALI
La presenza di un oceano sotterraneo riempito da acqua caldissima è suggerita soprattutto dagli enormi geyser osservati dalla sonda Cassini nel corso della sua missione. Le immagini della sonda mostrano infatti dei giganteschi getti che partono dalla superficie del satellite e si estendono per centinaia di chilometri nello spazio. Analisi più dettagliate mostrano che questi geyser sono formati da vapor d’acqua  misto a sali e silicati, e ciò fa pensare che si siano formati dal passaggio di acqua caldissima attraverso vari strati di roccia.

Grazie alla sonda Cassini è stato possibile determinare anche la struttura delle regioni interne, mostrando che questo oceano si trova in profondità, sotto una crosta ghiacciata spessa circa 20 chilometri, che si assottiglia nei pressi del polo sud del satellite.

TUTTA COLPA DI SATURNO
Per produrre geyser come quelli osservati è necessaria la presenza di acqua in profondità a temperature di almeno 90 gradi. Per riscaldare l’oceano sotterraneo fino a queste temperature non basta l’energia prodotta dal decadimento degli elementi radioattivi presenti nel nucleo del satellite, pertanto gli scienziati hanno pensato a ipotesi alternative.  “Da dove Encelado prenda la potenza necessaria a rimanere attivo è sempre stato un po’ un mistero, ma ora abbiamo considerato in maggior dettagli come la struttura e la composizione del nucleo roccioso potrebbe giocare un ruolo chiave nel generare l’energia necessaria”, ha commentato Gael Choblet dell’Università francese di Nantes, primo autore dello studio.

Secondo il modello più accreditato infatti, Encelado sarebbe riscaldato dagli attriti interni generati dalle forze di marea esercitate da Saturno, che continuamente deformano il satellite nel corso della sua orbita.
NEL sottosuolo di Encelado, una delle lune più famose di Saturno, si nasconde un immenso oceano di acqua caldissima. Un oceano profondo decine di chilometri e che, secondo uno studio recente, è continuamente riscaldato da miliardi di anni. E’ questa la conclusione di un team internazionale che ha indagato sui fenomeni capaci di riscaldare un corpo così lontano dal Sole.

Il lavoro è in accordo con l’ipotesi più accreditata, cioè che il calore sia una conseguenza della forte interazione gravitazionale fra il satellite e Saturno. Assumendo che il nucleo di Encelado sia costituito da rocce porose e facilmente deformabili, gli scienziati hanno calcolato la temperatura e lo spessore dell’oceano, in accordo con quanto suggeriscono i dati raccolti dalla sonda Cassini prima del suo "tuffo" finale nelle nubi di Saturno. Lo studio, pubblicato su Nature Astronomy, fornisce un nuovo importante contributo per capire la natura dell'oceano sotterraneo di Encelado, fra i luoghi più promettenti dove cercare la vita nel Sistema Solare.



venerdì 24 febbraio 2017

Nasa, la Terra ha sette "sorelle": scoperto un nuovo sistema planetario

E' a 40 anni luce da noi. Il cuore è la stella nana rossa Trappist-1, i pianeti hanno temperatura tra 0 e 100 gradi e quindi c'è la possibilità di acqua allo stato liquido, che li rende di grandissimo interesse per la ricerca di vita nell'Universo




IMMAGINATE un lontano "cugino" del nostro Sistema Solare, popolato da pianeti grandi più o meno come la nostra Terra. Alcuni di questi mondi alieni potrebbero persino ospitare forme di vita, magari così evolute da viaggiare da un pianeta all'altro a bordo di sofisticate navette spaziali. Un'ambientazione che sembra essere uscita dalla penna di Isaac Asimov o di un altro autore di fantascienza. Ma ancora una volta la realtà supera la fantasia, e rende reali anche gli scenari più futuristici. Perché, alieni e navicelle a parte, questo sistema planetario esiste davvero, e si trova a meno di 40 anni luce da noi. Trappist-1, una stella nana rossa nella costellazione dell'Acquario, ha infatti un corteo di ben sette pianeti simili alla Terra. Un risultato attesissimo da giorni  dopo l'annuncio della Nasa di una imminente conferenza stampa sui pianeti 


Viaggio verso Trappist-1 e i suoi sette pianeti, forse simili alla Terra 


Il punto forse più importante della scoperta è che tre di queste "sette sorelle" della Terra si trovano nella cosiddetta fascia di abitabilità, e potrebbero quindi ospitare acqua allo stato liquido, ingrediente fondamentale per lo sviluppo della vita. Un sistema planetario da record, perché allo stesso tempo ospita il maggior numero di pianeti come la Terra e il maggior numero di pianeti nella zona abitabile. Il risultato, ottenuto da un team internazionale e pubblicato online su Nature, apre così scenari completamente nuovi nella ricerca degli esopianeti e della vita nell'Universo.