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sabato 25 agosto 2012

Passegiate lagunari (Sicilia bedda mia 2)

La Sicilia Occidentale è la parte dell'Isola dove il bassopiano che scende dalle Madonie verso il Mediterraneo scivola in acqua formando margi e lagune e sistemi di isole ( le Egadi) che fanno da estremo limite tra il mare aperto e la terra. Qui la mano dell'uomo è stata, fin dai tempi antichi, attenta a quella che è la coltivazione dell'elemento fondamentale della vita: l'acqua del mare. Dagli antichi romani e prima dai fenici che utilizzarono le lagune dello Stagnone di Marsala per porti commerciali e difese fino agli Houteville che crearono in questo avanposto meraviglioso un sistema di torre difensive che dovevano proteggere la terra ferma dalle invasioni dei pirati nord africani e arabi. Fino alla costruzione di una grande opera di ingegneria idraulica che è lo Stagnone come lo vediamo oggi, protetto da una "Isola lunga" che fa da argine e da canale per le correnti che entrano ed escono dalla laguna. LA CREAZIONE DELLE SALINE e LA COLTIVAZIONE DEL SALE. In una mappa antica ove si raffigura la laguna, infatti, si notano 5 isole. L'uomo ha costruito un ponte continuo di argini, vasche di salina e terra che hanno formato un unico lungo fronte di undici kilometri circa di lunghezza che ingloba anche l'Isola di Mothia anticamente importante come attracco commerciale. Abbiamo percorso il cammino in acqua che dall'antica Torre di San Teodoro porta all'Isola lunga. Le immaggini parlano da se. Fino al 1600 l'ingegno umano ha valorizzato quello che noi oggi non sappiamo nemmeno difendere ....Buona passegiata anche a voi.

Ugo Arioti












Torre di San Teodoro    (PARTENZA)













Isola lunga - il canale di ingresso e uscita della corrente marina dentro la laguna dello Stagnone














domenica 26 febbraio 2012

Passeggiando per la Guilla una domenica mattina
Mattinata domenicale in una Palermo vestita di sole, di quella luce che in cielo è azzurra di un turchese intenso e a terra scopre ogni singola pietra della via del Gelso risalendo il Piede Fenicio sopra la antica valle dove scorreva libero da muri e tubi di cemento il fiume Papireto.
Così, lento pede, riscopri le pietre delle antiche torri, delle case fortificate, delle chiese, delle moschee, delle nuove e vecchie costruzioni che coprono le pietre angolari che furono dei normanni e dell’impero federiciano.
Ma, dopo la Chiesa di San Giovanni, tenuta ancora in uso dai suoi parrocchiani e la discesa che riporta nella valle oggi coperta del fiume antico che lambiva il Piede Fenicio ecco la scoperta.
La strada di pietre che ci riporta verso la parte alta del fiume: Via Gioia Mia!
Che scoperta è? È la città degli uomini che si esprime anche attraverso i suoi toponimi come un essere vivente con una testa, un cuore e una voce. Guarda le traverse, anche quelle sono via del tizio o caio alla Gioia mia! Sulla mia sinistra una bottega di barbiere cristallizzata e riemersa dai ricordi del dopo guerra. Il maestro che mi consente di fare delle foto mi chiede: - Se lei dovesse fare un complimento a una donna per conquistarla, da palermitano, quale complimento le farebbe?-
Sono imbranato. Cerco una risposta senza pensare che è davanti agli occhi miei e Antonio, il barbiere, mi apostrofa: - Gioia mia!-
Una filosofia di vita! È vero! Anche io quando mi dichiarai alla mia donna le dissi tu sei la Gioia mia! La vita può portarci lontano da questa capitale che vive nell’ombelico del Mondo Classico, ma niente e nessuno potrà mai strapparci la nostra palermitanità!
WiWa Gioia Mia sempre!

Ugo Arioti