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giovedì 17 dicembre 2015

Is, ucciso giornalista siriano: denunciava i crimini dello Stato islamico a Raqqa


 

 
Ahmoud Mohamed al-Mousa è stato assassinato da un gruppo di uomini mascherati, a Idlib. Faceva parte del collettivo di informazione Raqqa is Being Slaughtered Silently (RBSS), nato nel 2014 e vincitore del premio CPJ. La sua morte è stata comunicata su Twitter

RAQQA - La guerra siriana, in particolare quella più silenziosa che sta distruggendo Raqqa, gli abusi dell'Is, la violenza dello Stato islamico, erano l'oggetto dei suoi reportage, ed è a causa di ciò che scriveva che il giornalista siriano Ahmoud Mohamed al-Mousa è stato assassinato da un gruppo di uomini mascherati, a Idlib. Non è il primo.
l-Mousa faceva parte del collettivo di informazione chiamato Raqqa is Being Slaughtered Silently (RBSS). Il massacro silenzioso di Raqqa. La sua morte è stata comunicata su Twitter dal gruppo, senza fornire ulteriori dettagli.

Da quando è stato costituito nel aprile 2014, almeno altri tre membri del RBSS, collettivo premiato lo scorso mese dal Committee to Protect Journalists (CPJ) con il premio libertà di stampa internazionale 2015, sono stati uccisi dall'Is. Lo scorso ottobre, Ibrahim al-Qader Abd e il giornalista Fares Hamadi a Urfa, in Turchia sud-orientale. Nel maggio del 2014, Al-Moutaz Bellah Ibrahim è stato rapito e ucciso.

Una squadra di giovani reporter, in prima liena, a descrivere la guerra del proprio Paese, a documentare le conseguenze degli attacchi aerei, dei droni, il massacro di una città chiave, considerata il quartier generale e la capitale dello Stato islamico e bombardata dalla Coalizione che ha aumentato gli sforzi come ritorsione degli attentati di Parigi del 13 novembre.

Il CPJ che ha sede a New York ha rilasciato una dichiarazione che condanna l'assassinio. Il suo direttore esecutivo, Joel Simon, ha detto: "Solo poche settimane fa, circa 900 giornalisti, avevano dimostrato solidarietà all'collettivo di Raqqa. Ci ritroviamo ancora qui, tutti in piedi, di nuovo insieme, questa volta in lutto".

 

giovedì 4 ottobre 2012

La crescita della cassa integrazione






"Situazione critica, aumentano le richieste"- L'Inps ha autorizzato 86,4 milioni di ore di cassa: +3,6% su base annua. Nei primi nove mesi del 2012 autorizzate 792,9 milioni di ore, in crescita dell'8,9% rispetto al 2011. L'industria è la più colpita.



Aumenta ancora la richiesta di cassa integrazione da parte delle aziende italiane. A settembre l'Inps ha autorizzato 86,4 milioni di ore di cassa (+3,6% sul 2011) portando le richieste per i primi 9 mesi a quota 792,9 milioni di ore (+8,9% sui primi 9 mesi del 2011). Lo rende noto oggi (3 ottobre) lo stesso Istituto.
In particolare, rispetto ad agosto a settembre si è registrato un aumento delle domande del 28,8%. In ogni caso, specifica, agosto è un mese che tradizionalmente fa registrare un numero più basso di richieste di ore di cassa rispetto agli altri.
"Anche i dati di settembre confermano l'andamento critico degli ultimi mesi". Lo afferma il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua. "La richiesta di cassa integrazione continua ad essere più alta nel 2012 rispetto all'anno scorso. Il confronto tendenziale non si discosta dai dati precedenti, attestandosi su un incremento delle richieste nei primi 9 mesi dell'anno che si attesta intorno al 9%".
Nei primi nove mesi del 2012 sono state autorizzate 792,9 milioni di ore di cassa integrazione. Se si mantiene questo andamento nel 2012 si sfonderà di nuovo il tetto di un miliardo di ore di autorizzate, in aumento rispetto al 2011 quando la cig si fermò a 973 milioni di ore.
Nel dettaglio delle tipologie, si registra un forte aumento degli interventi ordinari (Cigo), che a settembre sono aumentati del 202,4% rispetto ad agosto, passando da 10,9 a 33 milioni di ore. Il dato tendenziale - con il confronto rispetto al mese di settembre del 2011, quando furono autorizzate 21,1 milioni di ore - segnala un incremento pari al 56,6%. L'aumento è determinato in maggior misura dalle autorizzazioni riguardanti il settore industria (26,7 milioni), aumentate del 66,3% annuo, mentre più contenuto è l'aumento relativo al settore edile (25,2%).

giovedì 30 agosto 2012

Come non dovrebbe essere



COM’E’ :

- buongiorno banca.
- buongiorno cittadino.
- vorrei, in realtà non vorrei ma sono costretto, aprire un conto.
- bene, ci faccia avere un documento, il CF, la dichiarazione dei redditi o la busta paga, noi provvederemo a visurare il database dell’ABI, quello dei protesti e delle ipoteche e il casellario giudiziario, attenda.
- buongiorno banca, ho portato la documentazione.
- buongiorno cittadino, le visure vanno bene, ma la documentazione che ci presenta è insufficente.
- ma è quello che avete chiesto voi
- si ma ora siamo nel secondo semestre dell’anno e ci serve il bilancio provvisorio dei primi 6 mesi.
- in realtà siamo a metà giugno, ovvero a primo semestre non ancora concluso, inoltre il documento non ha alcun valore nè legale, nè fiscale. Comunque eccolo.
- non possiamo aprirle il conto in quanto, a causa della crisi economica che noi abbiamo creato e della quale abbiamo saccheggiato le risorse per risanarla, il suo fatturato/stipendio ha subìto una flessione.
- addio banca
- addio poveraccio

COME DOVREBBE ESSERE

- buongiorno banca.
- buongiorno cittadino.
- vorrei, in realtà non vorrei ma sono costretto, aprire un conto, ma ho bisogno di visionare le sue credenziali,
- certo faccia pure, esiste internet per questo.
- sono spiacente banca, ma informandomi ho appreso che avete speculato sui titoli tossici, fate tassi che sfiorano l’usura, avete beneficiato dei fondi statali, quindi i miei soldi, destinati a sanare la crisi che avete voi stessi creato, investito in armamenti non convenzionali e che siete totalmente rappresentati nel governo mentre nessuna altra parte sociale lo è.
non mi sento di aprire un conto qui, lei capisce.
- come crede, cittadino, ma lei è costretto ad avere un conto se vuole lavorare.
- questo è vero, banca, cercherò una banca locale o farò OBIEZIONE BANCARIA.
- addio cittadino
- addio parassita

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La realtà, documentatissima, è che le banche non rischiano nulla e i cittadini tutto.
Se la banca va male ci penseranno i soldi pubblici a sanarla, se il lavoratore ha dei problemi la banca gli prende tutto.

in sintesi il cittadino/lavoratore è direttamente o indirettamente (tramite le tasse) a mantenere le banche, come dire: paghi chi ti sta derubando.

Il rapporto non è simbiotico ma parassitario.

venerdì 6 luglio 2012

LA NOTIZIA : Banche ladre non perseguite dal GOVERNO DEI TECNICI.

IL CASO: Nella Concessione dei mutui alle giovani coppie le banche non rispettano la Legge

Mutui a giovani coppie? Missione impossibile. Soprattutto se le banche decidano di non informare adeguatamente i giovani a caccia di un mutuo "agevole" per comprare casa. Un'inchiesta di Altroconsumo  rileva come il fondo di garanzia governativo per i mutui ai giovani precari - istituito il 1 settembre del 2011 a seguito dell'accordo tra l'allora ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, e l'Abi, l'associazione bancaria italiana - sia di fatto boicottato dalle banche, che preferiscono proporre mutui a tassi d'interesse superiori a quelli messi nero su bianco ormai un anno fa. Solo nove agenzie su 71 - dice Altroconsumo - hanno adempiuto a questo obbligo di trasparenza segnalando ai giovani futuri mutuatari la possibilità di usare le condizioni di questo fondo che ha una dotazione (a regime) di 50 milioni di euro.
IL FUNZIONAMENTO DEL FONDO - Si tratta di un fondo gestito da Consap, che svolge la funzione di garante per le giovani coppie (in possesso di determinati requisiti) rilasciando - a prima richiesta - una copertura fino ad un ammontare non superiore ai 75 mila euro. Gli immobili acquistati non devono essere di lusso e non devono superare i 90 metri quadri. E le giovani coppie in cerca di casa devono avere un'età inferiore ai 35 anni, un reddito Isee non superiore ai 35mila euro, non più del 50% reddito complessivo imponibile ai fini Irpef derivante da un contratto a tempo indeterminato e il mancato possesso di altri immobili ad uso abitativo, salvo quelli di cui il mutuatario abbia acquistato la proprietà per successione.
I TASSI D'INTERESSE - I tassi applicati - con la garanzia di questo fondo - sono particolarmente favorevoli. Soprattutto nel caso di mutui a tasso variabile non possono essere superiori a Euribor più 150 punti base per durate uguali o superiori a 20 anni, oppure 120 punti base per durate inferiori. Invece nel caso di mutuo a tasso fisso non possono avere uno spread superiore a 150 punti base. Eppure nonostante queste condizioni - rilanciate più volte sui media dall'allora ministro Meloni - la misura non è stata sufficientemente monitorata per prevenirne gli abusi. Di più - rileva Altroconsumo - le banche "scandagliate" disattenderebbero anche il regolamento Isvap che vieta loro di vendere polizze danni o vita legate al mutuo di cui sono beneficiarie.
Fabio Savelli
5 luglio 2012 | 17:30

giovedì 5 luglio 2012

La notizia: Agrigento, l'arcivescovo vieta i funerali religiosi al mafioso


Salma benedetta sì, ma senza esequie tradizionali. Il parroco ha pronunciato solo una preghiera

 L'arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, ha vietato la celebrazione dei funerali religiosi per Giuseppe Lo Mascolo, 73 anni, arrestato la settimana scorsa dalla polizia perché ritenuto uomo della cosca di Siculiana (Agrigento). La salma è stata benedetta nella chiesa del Santissimo Crocifisso, ma non si sono svolti i funerali tradizionali. Il parroco, don Leopoldo Argento, come pubblicato su La Sicilia, attenendosi alle direttive dell'arcivescovo, ha dunque pronunciato solo una preghiera. E' il primo caso, nell'Agrigentino, in cui la Chiesa vieta la celebrazione dei funerali per un boss di mafia.
Secondo gli inquirenti, Lo Mascolo era il vicecapo della cosca, secondo soltanto al capomafia Antonino Gagliano. "Voglio rappresentare la mia grande ammirazione nei confronti del gesto dell'arcivescovo Montenegro - ha detto il presidente del Consorzio agrigentino per la legalità e lo Sviluppo Mariagrazia Brandara - . Si è trattato certamente di una scelta complessa per le diverse implicazioni umani e morali e proprio per questo esprimiamo la nostra vicinanza all'arcivescovo". Appena domenica scorsa, in occasione dei festeggiamenti di San Calogero, compatrono di Agrigento, monsignor Francesco Montenegro, aveva ripreso l'anatema contro la mafia pronunciato da Giovanni Paolo II, nel maggio del 1993, nella Valle dei Templi.

( da Repubblica 5 luglio 2012)

Ci saremmo aspettati che la preghiera, che non si nega a nessuno, fosse stata fatta fuori da uno spazio consacrato, ma prendiamo per “buono” anche questo gesto che finalmente riscatta un Clero troppo accondiscendente e succube se non addirittura connivente con la MAFIA in Sicilia. Escludiamo naturalmente tutti quei preti martiri come Don Pino Puglisi, che ancora a Roma stanno meditando se beatificare e come e quando. Noi non facciamo di ogni erba un fascio, sappiamo bene che la Chiesa è un POTERE DEGLI UOMINI e non la VOLUNTAS DEI, e gli uomini possono sbagliare, ma è giunto il momento di fare chiarezza e dire da che parte sta la CHIESA DI ROMA, con i CRISTIANI o con i MAFIOSI e i POLITICI CORROTTI.

Ugo Arioti

domenica 6 maggio 2012

Primo maggio 2012


Primo maggio 2012 Roma: ultimatum a Monti



Camusso: "Se lo spartito non cambia, non vediamo la differenza tra questo esecutivo e quello precedente". Cgil, Cisl e Uil chiedono un cambio di marcia a partire dal fisco, dal reddito da lavoro e pensioni, e dalla tassa sulla prima casa. 

di Davide Orecchio

Una festa difficile, e forse tutto tranne che una festa, questo primo maggio 2012. Dal palco di Rieti, dove hanno tenuto la manifestazione nazionale, i leader di Cgil, Cisl e Uil hanno speso parole forti rivolgendosi direttamente al governo per chiedere un “cambio di marcia”, un “cambio di spartito”. La fine della politica del rigore a senso unico, solo sulle spalle di lavoratori e pensionati. Cambiamenti immediati soprattutto sul fisco: sulle tasse che colpiscono il lavoro e sulle nuove tasse su prime case e carburanti: un tema sul quale le tre confederazioni registrano una sintonia molto alta, e a partire dal quale hanno promesso di proseguire la mobilitazione nei prossimi giorni.
    Angeletti - “Stanno facendo di tutto per rovinarci la festa”, ha detto Luigi Angeletti (segretario generale della Uil) parlando dal palco. In Italia “una persona che vive solo del proprio lavoro è costretta a subire prepotenze” continue. Angeletti ha ricordato che il governo aveva promesso “tre cose”: “Risanare i conti pubblici, fare una politica della crescita, e fare anche un po’ di giustizia sociale e di equità. Sono stati rigorosissimi e veloci per fare tutto ciò che serviva per risanare i conti dello stato ma l’hanno fatto in modo tale che solo dipendenti e pensionati pagheranno il conto. Ci accusano di fare demagogia ma noi siamo molto responsabili. Nel nostro paese – ha proseguito Angeletti - i lavoratori dipendenti pagano più tasse dei loro datori di lavoro. La nostra non è demagogia, è semplicemente non dire bugie, non raccontare un Italia diversa da quella che in realtà è”.
    Il segretario generale della Uil si è poi detto pronto a togliersi il cappello se il governo riuscirà a tagliare i costi della politica, a partire dall'eliminazione delle Province. “La vera prova - ha detto a proposito della nomina dei tecnici Bondi, Amato e Giavazzi – è vedere se sono capaci di tagliare i costi della politica e di prendersela con i più forti. Il presidente Bce ha detto di tagliare le Province, se lo facessero mi toglierei il cappello. Dovrebbero tagliare 5 miliardi di costi della politica. Potrebbero farlo con un decreto e metterci la fiducia. Per i risparmi di 20 miliardi sulle pensioni ci hanno messo un giorno”.
   “La riforma previdenziale per noi tragica – ha proseguito Angeletti - è stata fatta in 15 giorni tagliando per decine di miliardi di euro le nostre pensioni. Ma si può salvare un paese uccidendo i cittadini?”. “Sono stato facile profeta a dire che il tasso di disoccupazione sarebbe andato a due cifre nel 2012”, ma la verità, secondo Angeletti, è che la politica del governo “sta uccidendo il paese e noi abbiamo il dovere politico ma innanzitutto morale di contrastare queste scelte. Questo è un Primo maggio che deve segnare una svolta, un cambiamento del nostro atteggiamento nei confronti del governo. È ora di cambiare marcia. Dobbiamo mettere in campo tutte le iniziative e tutta la nostra forza e pressione per convincere i cittadini italiani che è ora di cambiare politica, non escludiamo nessuna iniziativa”.
Bonanni - “Non ci rassegneremo al declino”, ha detto invece il segretario generale Cisl, Raffaele Bonanni. La Cisl chiede di “far sparire la tassa sulla prima casa perché lavoratori e pensionati più di una casa non ce l'hanno”. Ha detto Bonanni: “Ci hanno caricati come muli - a proposito delle imposte sui lavoratori dipendenti e pensionati - abbiamo chiesto la patrimoniale e il governo l'ha fatta a carico dei poveri'. Bonanni è quindi tornato a chiedere di abbassare la pressione fiscale sui redditi da lavoro dipendente e da pensione.
    Poi un appello per rilanciare la crescita sbloccando tutte le opere pubbliche “che sono ferme”. Il leader Cisl ha quindi annunciato iniziative nelle prossime giornate in tutta italia: sul fisco e sulla vicenda della crescita, “programmeremo iniziative in tutta Italia, e servirà a creare un nuovo clima una nuova condizione”.
    Camusso - “La festa del lavoro si deve festeggiare sempre, anche in anni così difficili come questo, perché bisogna rimettere il lavoro al centro”: così ha esordito Susanna Camusso, leader della Cgil, concludendo la giornata reatina. Camusso ha poi rivolto un pensiero ai “troppi che in questi mesi hanno fatto la scelta più tragica, quella di togliersi la vita” chiedendo alla piazza di “rendere omaggio a tutti loro come ai caduti sul lavoro”. “Questo è il Primo maggio che dedichiamo a chi il lavoro l’ha perso, lo cerca e non lo trova, o alle vittime della riforma previdenziale sbagliata e ingiusta, che si ritrovano sulla strada”.
    Il leader Cgil sottolinea che la politica del rigore è ottusa, “l’Europa sta sbagliando”, è una “politica miope e sbagliata”. “Questo governo deve capire: non servono i tecnici dei tecnici”, e per Camusso bisogna “smettere di aggredire il reddito di lavoratori e pensionati. Provino a guardare un paese che non ce la fa più”. “A chi ci racconta che non c’è un’alternativa al rigore, noi diciamo che c’è: colpire chi ha di più e che nella crisi non ha mai pagato. Si cominci a guardare alle rendite, ai patrimoni, alla finanza e al denaro”. Perché, ha scandito Camusso, “non sono i lavoratori e i pensionati coloro che hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità”.
    Tra le proposte alternative lanciate dalla Cgil: “Perché non si fa l’accordo con la Svizzera sui capitali in fuga? Perché non si dà priorità alla legge sulla corruzione, o si reintroduce il falso in bilancio?”. E l’Ici sulle prime case introdotta dal governo “non va bene. Si continua ad avere un’idea che non è progressiva”.
    Camusso chiede quindi al governo di “cambiare spartito” perché in questo modo non si vede la differenza, “non vediamo la differenza tra questo esecutivo e quello precedente”. “Possiamo dire che se non si cambia spartito non vediamo la differenza tra il prima e il dopo. Sul mercato del lavoro non ci hanno convinto quando hanno detto che bisognava ridurre le forme precarie e poi le hanno lasciate tutte. Gli ammortizzatori universali sono più piccoli di quelli che avevamo prima”, per non parlare dei licenziamenti facili.
    La Cgil chiede risposte a partire dal fisco: “Vogliamo una risposta quest’anno sul reddito dei lavoratori e dei pensionati. Si detassi la tredicesima e si diano delle risorse, e poi nel 2013 si faccia la riforma strutturale. Si faccia davvero solidarietà. Quando il risparmio è taglio alla scuola e alla sanità, non si sta risparmiando, si uccidono le risorse per i giovani di questo paese”.
    “Continueremo nella mobilitazione per il fisco e per la crescita – ha promesso il segretario Cgil -. Ci mobiliteremo perché non sopportiamo più un paese che degrada continuamente”. Infine Camusso ha lanciato un invito a firmare l’appello “Mai più complici” per una legge sul femminicidio: “55 donne uccise dall’inizio dell’anno sono una strage impossibile”.

martedì 17 aprile 2012

L'ETICA E' QUESTIONE DI ORMONI

L'ossitocina, presente già 700 milioni di anni fà, è stata decisiva nella progressiva evoluzione dei mammiferi in animali morali 
Chiunque avesse della morale un’idea puramente culturale (per esaltarla come apoteosi della razionalità umana o come rivelazione del divino, oppure per appiattirla sul moralismo e irriderla a colpi di «politicamente scorretto»), farebbe bene ad astenersi. Il nuovo libro di Patricia S. Churchland Neurobiologia della morale (Raffaello Cortina) non può che deludere aspettative simili, e in generale ogni lettore impermeabile a possibili spostamenti di baricentro del proprio assetto cognitivo. La prospettiva di fondo del libro — ricondurre la genesi della morale nel «tempo profondo» dell’evoluzione — non è certo inedita: stupisce, anzi, che la Churchland non ne citi l’apripista, il grande (e dimenticato) filosofo tedesco Paul Rée, il cui capolavoro, L’origine dei sentimenti morali (uscito nel 1877, solo sei anni dopo L’origine dell’uomo di Charles Darwin) influenzerà tutta l’ultima fase del pensiero di Friedrich Nietzsche. Ma inediti, per molti versi, sono gli affinamenti e le conferme della visione darwiniana, che la Churchland attinge dalle neuroscienze, dalla genetica, soprattutto dalla (neuro)endocrinologia. La lunga sequenza di ingresso, infatti, ci porta proprio a un ormone, l’ossitocina, decisivo nel lento, graduale evolvere dei mammiferi da animali sociali in animali morali. Presente nelle specie terrestri già 700 milioni di anni fa — a regolazione del rapporto tra acqua e minerali — questa piccola stringa di aminoacidi presiede, a partire da circa 350 milioni di anni fa, non solo alla fisiologia del parto e dell’allattamento, ma anche a quella dell’attaccamento, in un’orchestrazione biochimica che include altri ormoni (come la vasopressina) o oppiacei endogeni (come le endorfine) per discriminare il dolore dal piacere, le sensazioni di fiducia/ affetto da quelle di paura/allerta, incise nel cervello per le funzioni di fuga/ predazione. Ed è proprio questo passaggio dalla «cura del sé» a quella della prole (più tardi esteso, con ulteriore espansione, anche a individui extraparentali) a costituire la radice remota della moralità. Lo vediamo bene—in pagine tra le più toccanti del libro — nell’esempio della mamma-topo, che include nel proprio spazio biologico quello dei piccoli da nutrire-pulire-proteggere, preconfigurando così il passaggio dall’egoismo auto-conservativo a strategie di mutualismo e cooperazione. Differenti livelli di ossitocina spiegano in questo modo le differenze tra specie più sociali (babbuini e suricati) emeno sociali (orsi neri e oranghi), anche se il quadro è più sfumato, perché se certe specie attuano sempre la cura extraparentale (come certi lemuri), persino gli «asociali» scimpanzé arrivano ad adottare degli orfani. Il punto è il condizionamento ambientale, che preme su comportamenti più o meno cooperativi secondo diverse esigenze adattativo-riproduttive: i «topi della prateria» (monogami e solidali) si distinguono da quelli di «montagna» (promiscui e solitari) in quanto l’essere più esposti alla predazione dei falchi li obbliga a strategie più altruistiche. Anche nella moralità «umana» — insieme continua e discontinua rispetto a quella di altri animali — l’ossitocina ha un peso rilevante. Da un lato, un suo deficit (legato per esempio a un mutante del gene rs 53576, adibito ai recettori della sostanza) implica una predisposizione a minore socialità, com’è stato riscontrato (agli estremi) sia negli psicopatici che nelle sindromi autistiche; dall’altro, diversi esperimenti hanno mostrato come l’inalazione di ossitocina via spray porti notevoli incrementi nel sentimento della fiducia. Ma una simile incidenza, va da sé, è solo un tassello in dinamiche più estese e intrecciate. A livello neurofisiologico, per esempio, l’anaffettività di un serial-killer va ricondotta anche a deficit strutturali nel cervello emotivo; a livello neurobiologico, la stabilizzazione di un rapporto di coppia vede l’ossitocina agire in sintonia con la dopamina (adibita, tra l’altro, a meccanismi di apprendimento e ricompensa); e a livello genetico, va ricordata la polivalenza nei due sensi, dato che ogni gene partecipa a più funzioni e ogni funzione convoglia l’azione di molti geni: basti dire che nel moscerino della frutta gli esemplari più aggressivi si differenziano dai meno aggressivi per l’attività di circa 80 geni. E a maggior ragione, questa avvertenza vale per una delle facoltà cognitivo-morali più elaborate di cui siamo dotati, la capacità (impropriamente chiamata «empatia») di «leggere» nella mente dell’altro per interpretarne intenzioni, scopi, emozioni e credenze, e quindi predirne il comportamento. In passaggi molto convincenti, la Churchland dimostra come sia fuorviante la tendenza a ricondurre una simile capacità ai «neuroni specchio» (quei neuroni in area motoria e premotoria della corteccia che si attivano sia quando un individuo esegue un’azione, sia quando vede la stessa azione svolta da un simile); e non perché non si tratti di una scoperta importante (tutt’altro), ma perché l’identificazione di un’azione non coincide con la sua intenzionalità, né — men che meno — con il significato e l’emotività collegati. I neuroni specchio isolati (senza l’attività simultanea di molti altri circuiti) possono darci solo il fantasma di un’azione dotata di senso. Alla fine del percorso tracciato dalla Churchland, vediamo diversi livelli di continuità-contiguità tra natura e cultura, a smentita di un diaframma ormai vuoto: quello evoluzionistico tra socialità emoralità; quello neurobiologico (già intuito da Hume e dimostrato da Antonio Damasio) tra «ragione» e «passione», tra corteccia cerebrale e cervello emotivo nelle scelte etiche; e quello tra fatti e valori, tra essere e dover essere. In questa prospettiva, «norme, leggi e regole» non sono astrazioni assolute, eleganti e astoriche come algoritmi, ma solo aggiustamenti adattativi via via più complessi al mutare dell’ambiente, delle aggregazioni sociali e dei conflitti (come nel passaggio dai piccoli gruppi di cacciatori- raccoglitori alle attuali società urbane). Ogni nostro adattamento — individuale e di gruppo — non cerca mai la soluzione migliore, ma solo una di quelle adeguate. E il senso morale — anche se crediamo il contrario — non fa eccezione. Sandro Modeo DAL CORRIERE DELLA SERA (www.corriere.it)

lunedì 20 febbraio 2012

La Cina e il capitalismo

Dall'Avvenire dei lavoratori nl del 19 febbraio 2012 pubblichiamo questo interessante articolo di Alfonso Siano:

La Cina e il capitalismo



La rottura dell’ordine post-bellico. In questi giorni si assiste ad un intenso dibattito sul futuro del Capitalismo. Ci si chiede se esso abbia o meno mutato anima.







Ultimamente anche l’Economist ha dedicato una copertina al Capitalismo di Stato, cioè a quella forma di capitalismo che si va affermando in primis in Cina.
    Si tratta di un modello che non consente un totale dispiegamento delle forze di mercato, tipico delle società aperte occidentali. Al contrario, la sua struttura favorisce posizioni di monopolio od oligopolio da parte di imprese pubbliche o di fondi sovrani, che si avvantaggiano della forza politica dei rispettivi Stati di provenienza per acquisire all’estero crescenti posizioni sui mercati internazionali.
    Lo Stato e le imprese pubbliche ad esso riconducibili, mettono dunque in campo, in modo sinergico, forza politica e forza economica al fine di perseguire l’obiettivo di una maggiore ricchezza nazionale per assicurare il benessere per i propri cittadini.
    In questo contesto, è di pochi giorni fa la notizia che il fondo sovrano cinese China Investment Corporation, con un esborso di circa 850 milioni di Euro, ha acquisito una quota di minoranza in Thames Water, il maggiore operatore idrico britannico. Tra i contributi recenti sull’argomento, molto interessante, al fine di inquadrare con puntualità e rigore il fenomeno in atto, è il libro di Nunziante Mastrolia “La grande transizione”, che affronta il tema della crisi del capitalismo, come si è venuto sviluppando negli ultimi decenni. Come ben argomentato da Mastrolia, il Capitalismo di Stato è una delle conseguenze del tentativo da parte delle potenze emergenti, come la Cina, di modificare l’ordine esistente nel mondo dalla fine della seconda guerra mondiale. In particolare, l’acquisizione di imprese ed infrastrutture europee rientrerebbe nella strategia del governo cinese di sfuggire non solo alla svalutazione del dollaro e dei Titoli di Stato americani, ma anche di accrescere la propria sfera di influenza nelle altre economie occidentali. La Cina si sgancerebbe così’ dal filo doppio che la tiene legata agli Stati Uniti attraverso il possesso di una enorme massa di Titoli del debito pubblico USA che, se svalutata, comporterebbe gravi ripercussioni sociali in Cina e, probabilmente, la caduta della classe dirigente.
    Come noto, negli ultimi anni, la Cina ha fatto credito agli USA, in misura veramente generosa, per favorire le esportazioni cinesi. Con l’obiettivo di conseguire un maggiore benessere all’interno e, per tale via, la legittimazione, sia pure non democratica , della classe dirigente cinese.
    La minaccia degli USA di onorare i propri debiti semplicemente stampando dollari, con la conseguente svalutazione dei titoli detenuti dai creditori, impone alla Cina di trovare alternative agli investimenti in dollari. Di qui la disponibilità del gigante asiatico ad acquistare titoli di Stato dei Paesi europei in temporanea difficoltà. Una politica di acquisizioni che in qualche misura risulta funzionale anche agli interessi economici tedeschi. Il soccorso asiatico ai Paesi europei, libera in qualche misura Berlino dall’onere di correre in aiuto dei Paesi dell’Unione che si trovano in situazioni finanziarie difficili, pur consentendo alla Germania di continuare a professare la sua ortodossia monetaria. Ma visto che, con la politic a monetaria recentemente inaugurata da Draghi, sono cresciute le aspettative di inflazione anche nell’Eurozona, la Cina ha rivolto la sua attenzione anche all’acquisizione di infrastrutture e di imprese europee, che mettono la sua economia maggiormente al riparo dalla svalutazione del cambio rispetto alla acquisizione dei titoli di Stato.
    Ma non solo. Infatti, con questa strategia la classe dirigente sembra voler dire all’Occidente: attenzione, se svalutate troppo le vostre valute e mettete in difficoltà la tenuta del fronte interno cinese, io a mia volta intervengo sulle vostre “utilities” dal momento che possiedo gli strumenti per esportare e introdurre il caos anche nella vostre società. Ad esempio rincarando i costi per l’energia e gli altri beni di prima necessità.