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venerdì 12 agosto 2016

Quei figli più poveri dei padri, gli anni Duemila come il Dopoguerra

Quei figli più poveri dei padri, gli anni Duemila come il Dopoguerra

 

La quasi totalità delle famiglie ha redditi inferiori rispetto alle generazioni precedenti. In un rapporto di McKinsey il record negativo del'Italia. Un trend che riguarda il 70 per cento della popolazione nell'Occidente sviluppato


L’ultimo decennio ha sconvolto l’ordine economico: i figli sono più poveri dei genitori, e forse destinati a rimanerlo. Non era mai accaduto dal Dopoguerra fino al passaggio del Millennio. L’Italia si distingue, fra tutti i paesi avanzati, come quello in cui questo ribaltamento generazionale è più dirompente.

L'impoverimento generalizzato e l'inversione delle aspettative sono i fenomeni documentati nell'ultimo Rapporto McKinsey. Il titolo è "Poorer than their parents? A new perspective on income inequality" (Più poveri dei genitori? Una nuova prospettiva sull'ineguaglianza dei redditi). Il fenomeno è di massa e praticamente senza eccezioni nel mondo sviluppato. Contribuisce a spiegare - secondo lo stesso Rapporto McKinsey - il disagio sociale che alimenta populismi di ogni colore, da Brexit a Donald Trump. Per effetto dell'impoverimento e dello shock generazionale, una quota crescente di cittadini non credono più ai benefici dell'economia di mercato, della globalizzazione, del libero scambio.

Lo studio di McKinsey ha preso in esame le 25 economie più ricche del pianeta. C'è dentro tutto l'Occidente più il Giappone. In quest'area il disastro si compie nella decade compresa fra il 2005 e il 2014: c'è dentro la grande crisi del 2008, ma in realtà il trend era cominciato prima. Fra il 65% e il 70% della popolazione si ritrova al termine del decennio con redditi fermi o addirittura in calo rispetto al punto di partenza. Il problema affligge tra 540 e 580 milioni di persone, una platea immensa. Non era mai accaduto nulla di simile nei 60 anni precedenti, cioè dalla fine della Seconda guerra mondiale. Tra il 1993 e il 2005, per esempio, solo una minuscola frazione della popolazione (2%) aveva subito un arretramento nelle condizioni di vita. Ora l'impoverimento è un tema che riguarda la maggioranza. L'Italia si distingue per il primato negativo. È in assoluto il paese più colpito: il 97% delle famiglie italiane al termine di questi dieci anni è ferma al punto di partenza o si ritrova con un reddito diminuito. Al secondo posto arrivano gli Stati Uniti dove stagnazione o arretramento colpiscono l'81%. Seguono Inghilterra e Francia. Sta decisamente meglio la Svezia, dove solo una minoranza del 20% soffre di questa sindrome. Ciò che fa la differenza alla fine è l'intervento pubblico. Il modello scandinavo ha ancora qualcosa da insegnarci. In Italia, guardando ai risultati di questa indagine, non vi è traccia di politiche sociali che riducano le diseguaglianze o compensino la crisi del reddito familiare.

L'altra conclusione del Rapporto McKinsey riguarda i giovani: la prima generazione, da molto tempo, che sta peggio dei genitori. "I lavoratori giovani e quelli meno istruiti - si legge nel Rapporto - sono colpiti più duramente. Rischiano di finire la loro vita più poveri dei loro padri e delle loro madri". Questa generazione ne è consapevole, l'indagine lo conferma: ha introiettato lo sconvolgimento delle aspettative.

Lo studio non si limita a tracciare un quadro desolante, vi aggiunge delle distinzioni cruciali per capire come uscirne. Il caso della Svezia viene additato come un'eccezione positiva per le politiche economiche dei governi e gli interventi sul mercato del lavoro che hanno contrastato con successo il trend generale. "Lo Stato in Svezia si è mosso per mantenere i posti di lavoro, e così per la maggioranza della popolazione alla fine del decennio i redditi disponibili erano cresciuti per quasi tutti". Perfino l'iperliberista America, però, ha fatto qualcosa per contrastare le tendenze di mercato. Riducendo la pressione fiscale sulle famiglie e aumentando i sussidi di welfare, gli Stati Uniti hanno agito per compensare l'impoverimento con qualche successo. In Italia, una volta incorporati gli effetti delle politiche fiscali e del welfare, il risultato finale è ancora peggiore: si passa dal 97% al 100%, quindi la totalità delle famiglie sta peggio in termini di reddito disponibile.

Se lasciata a se stessa, l'economia non curerà l'impoverimento neppure se dovesse ricominciare a crescere: "Perfino se dovessimo ritrovare l'alta crescita del passato, dal 30% al 40% della popolazione non godrà di un aumento dei redditi". E se invece dovesse prolungarsi la crescita debole dell'ultimo decennio, dal 70% all'80% delle famiglie nei paesi avanzati continuerà ad avere redditi fermi o in diminuzione.

giovedì 21 aprile 2016

Problemi di crescita umana 1 - Etica della vita


Le ragazze e i ragazzi soffrono l'indifferenza, l'incertezza , la solitudine. Ma,  anche gli adulti sono deboli e immaturi...
.... parlando di un suo racconto:

"Io credo che il motivo comune dei miei personaggi sia l'incertezza nella vita ma soprattutto nei sentimenti, laddove anche gli adulti oscillano come pendoli. Rivalità tra colleghi e amicizie fragili, rapporti umani basati sulla convenienza. Le madri hanno atteggiamenti dispotici o permissivi o addirittura violenti. In questo romanzo, poi, manca di proposito la figura paterna. Volevo rappresentare ragazzi senza autorità e adulti autoritari ma solo per finta (incazzati e arroganti). Per paradosso, chi mostra un'identità viene escluso o ghettizzato. L'eccentricità di Manuel ad esempio è l'altra faccia della medaglia della singolare e relegata, quasi ghettizzata, professoressa Caccamo. Un personaggio romantico da un lato, una bugiarda di professione dall'altro".
Ugo Arioti
 

Bullismo, bulimia, diversità. I personaggi sembrano girare in tondo senza scopo. Perché una storia di antieroi?


"A mio avviso due sono i sensi in cui si può intendere l'antieroe. Opposto o contrario alla figura eroica. Ci sono antieroi che contengono elementi eroici ma in senso opposto: ad esempio i malvagi dei fumetti di supereroi sono eroi anch'essi, ma in un contesto criminale. L'antieroismo che rappresento io invece è l'esatta mancanza di attributi eroici, l'elogio della mediocrità. Tenendo presente che tutta la vicenda si svolge in un giorno, trovavo irrealistico che i personaggi più deboli si trasformassero in persone vincenti da un momento all'altro. Nella realtà non tutte le persone grasse e stigmatizzate per il loro peso dimagriscono così come le persone diverse non smettono i panni che le rendono bizzarre secondo il gusto comune per essere apprezzate. Ci sono persone che non trovano il riscatto nella trasformazione, ma nell'affermazione della propria vera indole a dispetto delle malelingue. In questa storia ci sono almeno un paio di persone che sfidano tutto e tutti. Certo, gli esiti sono incerti: ma sono loro i veri eroi".

Eva Clesis

martedì 10 giugno 2014

Fecondazione, la Consulta: "Divieto eterologa limita la libertà della coppia"


La Corte Costituzionale pubblica le motivazioni della sentenza dello scorso aprile che ha smontato la Legge 40: "Avere figli è espressione della fondamentale libertà di autodeterminarsi. L'illegittimità della vecchia norma, che generava discriminazioni in base alla capacità economica, non provoca alcun vuoto normativo". Chiesto un "limite" alle donazioni

ROMA - Il divieto per le coppie sterili di ricorrere all'eterologa è privo di adeguato fondamento costituzionale e "la scelta di tale coppia di diventare genitori e di formare una famiglia che abbia dei figli" è "espressione della fondamentale e generale libertà di autodeterminarsi". Lo dice la sentenza 162/2014 della Consulta, depositata oggi, che spiega le motivazioni della decisione dello scorso 9 aprile in cui è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo il divieto di fecondazione eterologa imposto dalla legge 40. Senza contare che con la vecchia legge, continua la sentenza, molte coppie sterili, non potendo fare l'eterologa in Italia, si sono rivolte a centri esteri e questo produce "un ingiustificato, diverso trattamento delle coppie affette dalla più grave patologia, in base alla capacità economica".
"Nessun vuoto normativo". "La determinazione di avere o meno un figlio, anche per la coppia assolutamente sterile o infertile", spiega la Consulta, "concernendo la sfera più intima ed intangibile della persona umana, non può che essere incoercibile, qualora non vulneri altri valori costituzionali" e ciò anche quando sia necessario ricorrere all'eterologa. E poi: "L'illegittimità della norma che vietava la fecondazione eterologa", ossia praticata con gameti provenienti da un donatore, "non provoca alcun vuoto normativo". Una risposta, tra le righe, anche al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che all'indomani della sentenza aveva annunciato una nuova legislazione per "evitare il caos".
"Solo in caso di sterilità assoluta". Tuttavia, tiene a precisare la Corte, la bocciatura del divieto di fecondazione eterologa sancita nell'aprile scorso va riferita "esclusivamente" al caso in cui "sia stata accertata l'esistenza di una patologia che sia causa irreversibile di sterilità o di infertilità assolute". Tali "circostanze" devono "essere documentate da atto medico e da questo certificate". Il ricorso alla fecondazione eterologa "non diversamente da quella di tipo omologo, deve, inoltre, osservare i principi di gradualità e del consenso informato", si legge nella sentenza.
Limite alle donazioni. "In relazione al numero delle donazioni", aggiungono le motivazioni della sentenza, "è possibile un aggiornamento delle Linee guida, eventualmente anche alla luce delle discipline stabilite in altri Paesi europei (quali, ad esempio, la Francia e il Regno Unito), ma tenendo conto dell'esigenza di consentirle entro un limite ragionevolmente ridotto".
Una legge smontata pezzo per pezzo. In 10 anni la legge 40 che regola la procreazione medicalmente assistita in Italia ha già visto per 28 volte l'intervento dei tribunali (con 19 "bocciature") e la "riscrittura" di alcune sue parti con sentenza della Corte Costituzionale. Sono quattro i "pilastri" della legge sulla fecondazione in vitro già abbattuti dai giudici: il divieto di produzione di più di tre embrioni, l'obbligo di impianto contemporaneo di tutti gli embrioni prodotti, su cui è intervenuta appunto la Consulta nel 2009, e il divieto di diagnosi preimpianto fino ad arrivare al divieto, ora cancellato, di fecondazione eterologa.

La speranza di novemila coppie. Sarebbero già circa 9000 le coppie italiane infertili che vorrebbero poter avere un figlio con la fecondazione e ci sarebbero già 11 coppie pronte a donare i propri gameti (gli ovociti). Secondo le stime, nel nostro Paese i bambini nati da fecondazione eterologa - prima che questa fosse vietata con la legge 40 del 2004  - sono qualche migliaio. Ogni anno, sono circa 2.500-2.700 le coppie italiane che si recano all'estero per poter effettuare un intervento di fecondazione eterologa, stima l'Osservatorio sul turismo procreativo.

lunedì 30 settembre 2013

Lettera di Dario Fo a Guido Barilla

Dario Fo non ha bisogno ne di presentazioni ne di spiegazioni, pubblichiamo questa lettera perché, oltre all'invito a partecipare a una raccolta di firme che noi riteniamo giusta, porta con se un piccolo vademecum di quelli che sono i valori, anzi IL VALORE, fondanti della FAMIGLIA. Quindi un manifesto ETICO sulla Famiglia e il Valore che porta in se.
 
Ugo Arioti
 
 
"Caro Guido Barilla,

Ricordo i primi spot televisivi di Barilla, a cui ho partecipato non solo come attore ma anche come autore dei testi e della sceneggiatura nonché del montaggio. Ebbero un enorme successo e, in quel tempo, ho avuto anche l'occasione di conoscere Pietro, vostro padre.

Una persona piena di creatività ed intelligenza, appassionato d'arte e di cultura.

In quegli spot abbiamo raccontato di prodotti che sono diventati simbolo dell'Italia e degli italiani tutti, nelle nostre case e nel mondo. La pasta soprattutto è sinonimo d'Italia, di casa e di famiglia. Per tutti.

Ecco: oggi il nostro Paese è fatto di tante famiglie unite solo dall'amore delle persone che ne fanno parte. Amore che non è in grado di discriminare, che non ha confini: e l'amore, in tutto il mondo, può nascere tra un uomo e una donna, due donne, due uomini. 

Sull'amore si fonda una famiglia, quella che la vostra azienda racconta nella sua comunicazione. Sull'amore si fonda una casa. 

Alla domanda sul perché la sua azienda non faccia spot pubblicitari con famiglie gay, lei ha risposto: "Non farei mai uno spot con una famiglia omosessuale. Noi abbiamo un concetto differente rispetto alla famiglia gay. Per noi il concetto di famiglia sacrale rimane un valore fondamentale dell'azienda". Poi, in seguito alle polemiche che si sono scatenate, ha specificato: “Volevo semplicemente sottolineare la centralità del ruolo della donna all'interno della famiglia”. E ancora: “Ho il massimo rispetto per qualunque persona, senza distinzione alcuna. Ho il massimo rispetto per i gay e per la libertà di espressione di chiunque. Ho anche detto e ribadisco che rispetto i matrimoni tra gay. Barilla nelle sue pubblicità rappresenta la famiglia perché questa accoglie chiunque e da sempre si identifica con la nostra marca”

Ecco, Guido. La sua azienda rappresenta l'Italia: nel nostro Paese e in tutto il mondo. Un'Italia che è fatta anche di coppie di fatto, di famiglie allargate, di famiglie con genitori omosessuali e transgender.

Ecco perché le chiedo di cogliere questa occasione e di ritornare allo spirito di quegli spot degli anni '50 dove io stesso interpretavo uno spaccato della società in profondo mutamento. Ecco perché le chiedo di uscire dalla dimensione delle polemiche e farsi ambasciatore della libertà di espressione di tutti.

Mi appello a lei, caro Guido, perchè ha modo di ridare all'Italia di oggi la possibilità di rispecchiarsi nuovamente in uno dei suoi simboli e alla sua azienda di diventare ambasciatore di integrazione e voce del presente. E chiedo quindi che lo faccia con le prossime campagne pubblicitarie del gruppo Barilla, dove la famiglia potrà finalmente essere rappresentata nelle sue infinite e meravigliose forme di questi nostri tempi.

Come ho già scritto: "Buttiamoci con la testa sotto il getto del lavandino e facciamo capire ai briganti che qui siamo ancora in molti in grado di dimostrare di far parte di un contesto di uomini e donne libere e pensanti".

DARIO FO