La scuola di ecologia Culturale è un luogo di scambio di esperienze e di costruzione di tecniche democratiche e pacifiche per lo sviluppo sostenibile delle società umane e si muove per realizzare iniziative (prevalentemente in partnership) per l’educazione dei giovani (la scuola del territorio e uno dei partner naturali della scuola) e lo sviluppo di un capitale umano di eccellenza che dovrà essere protagonista dello sviluppo culturale ed economico delle società e dei popoli Euro Mediterranei.
Un artista intelligente, un intellettuale raffinato e capace di tradurre in maschera gli antieroi del Secolo del boom economico, è partito per il Mondo dei più. Chissà se ritroverà la sua poltrona a pera e i suoi compagni di viaggio?
Ha inventato la maschera del perdente, dell'impiegato Fantozzi!, nel pieno del boom economico italiano ha catalizzato gli occhi di tutti su questo pover'uomo, disgraziato e oltremodo ossequioso nei confronti di un potere che sfrutta. Fantozzi, l'inaffidabile ragioniere che attraversa la vita di fallo in fallimento, però inaffondabile. Fantozzi, mai affondato!, sempre pronto ad avventurarsi in un nuovo tracollo....
Villaggio-Fantozzi, la maschera del secolo scorso che ieri era l'esasperazione e il caso, mentre oggi, purtroppo, rappresenta una gran parte della popolazione.
Villaggio-Fellini, Villaggio e il cinema italiano di impegno e di fantasia.
-Villaggio Paolo, presente?-
- Mah, vede.....siccome.....faccia un pò lei.......sì, come dice lei....-
PRESENTE SEMPRE, profeta di un Italia che va verso la sua morte.
E' morto il giurista Stefano Rodotà, una vita nelle battaglie per i diritti
Stefano Rodotà
Se n'è andato all'età di 84 anni un protagonista della nostra
vita pubblica e uno degli ultimi intellettuali di valore. Soprattutto,
fino alla fine, un uomo libero che si è speso con la passione civile di
un grande laico. La camera ardente verrà allestita a Montecitorio e sarà
aperta al pubblico domani (sabato) dalle 16 alle 20 e domenica dalle 10
alle 19
di CONCETTO VECCHIO
ROMA - "C'è un impoverimento
culturale che si fa sentire, la cattiva politica è figlia della cattiva
cultura", così Stefano Rodotà, morto oggi all'età di 84 anni, ammoniva
già nel 2000. Una frase che sintetizza l'impegno di una vita di un
protagonista della nostra vita pubblica che con passione inesausta ha
sempre cercato di far valere un punto di vista laico nei grandi temi del
nostro Paese. Difficile inquadrarlo con un'etichetta - giurista,
politico, riserva della Repubblica - ma anche complicato incasellarlo
dentro uno schieramento: è stato radicale, poi indipendente di sinistra,
infine movimentista senza casacca. Comunque sempre a sinistra. E' stato
un intellettuale di valore, uno degli ultimi in questo Paese sempre più
avaro di idee. Soprattutto, fino alla fine, è stato un uomo libero.
Era nato a Cosenza il 30 maggio del 1933, negli anni del fascismo. Il
padre, insegnante di matematica di origine albanese poi iscritto al
Partito d'azione insegnava alle medie, dava ripetizioni a Giacomo
Mancini, il futuro leader socialista; uno zio divenne segretario locale
della Dc. La politica, insieme allo studio, è sin da subito una passione
divorante. Nel 1953 approda a Roma per laurearsi in legge. Dice no a
un'offerta di Adriano Olivetti, che lo vorrebbe con sé ad Ivrea, e che
gli accrediterà comunque, come sostegno per i suoi studi, 300 mila lire
sul conto corrente. Prima dei quarant'anni è già ordinario, insegna
diritto civile alla Sapienza, ma l'impegno accademico è sempre
intrecciato con quello politico; milita nei Radicali, scrive sul "Mondo"
di Pannunzio - a 22 anni il primo articolo finisce in prima pagina -
dopo che da ragazzo aspettava ogni settimana impaziente l'uscita del
numero in edicola. E' Elena Croce, la figlia di Benedetto, nel cui
salotto conosce Klaus Mann e Adorno, a introdurlo. "Non c'è un giorno
nel quale non abbia preso un libro in mano", dirà. E' tra i primi
professori a scrivere regolarmente sui giornali, sin dai primi anni
Settanta, quando le tribune dei giornali erano scansate dagli
accademici. Con la nascita di Repubblica inizia un'importante
collaborazione con il nostro giornale.
ROMA - "C'è un impoverimento
culturale che si fa sentire, la cattiva politica è figlia della cattiva
cultura", così Stefano Rodotà, morto oggi all'età di 84 anni, ammoniva
già nel 2000. Una frase che sintetizza l'impegno di una vita di un
protagonista della nostra vita pubblica che con passione inesausta ha
sempre cercato di far valere un punto di vista laico nei grandi temi del
nostro Paese. Difficile inquadrarlo con un'etichetta - giurista,
politico, riserva della Repubblica - ma anche complicato incasellarlo
dentro uno schieramento: è stato radicale, poi indipendente di sinistra,
infine movimentista senza casacca. Comunque sempre a sinistra. E' stato
un intellettuale di valore, uno degli ultimi in questo Paese sempre più
avaro di idee. Soprattutto, fino alla fine, è stato un uomo libero.
Era nato a Cosenza il 30 maggio del 1933, negli anni del fascismo. Il
padre, insegnante di matematica di origine albanese poi iscritto al
Partito d'azione insegnava alle medie, dava ripetizioni a Giacomo
Mancini, il futuro leader socialista; uno zio divenne segretario locale
della Dc. La politica, insieme allo studio, è sin da subito una passione
divorante. Nel 1953 approda a Roma per laurearsi in legge. Dice no a
un'offerta di Adriano Olivetti, che lo vorrebbe con sé ad Ivrea, e che
gli accrediterà comunque, come sostegno per i suoi studi, 300 mila lire
sul conto corrente. Prima dei quarant'anni è già ordinario, insegna
diritto civile alla Sapienza, ma l'impegno accademico è sempre
intrecciato con quello politico; milita nei Radicali, scrive sul "Mondo"
di Pannunzio - a 22 anni il primo articolo finisce in prima pagina -
dopo che da ragazzo aspettava ogni settimana impaziente l'uscita del
numero in edicola. E' Elena Croce, la figlia di Benedetto, nel cui
salotto conosce Klaus Mann e Adorno, a introdurlo. "Non c'è un giorno
nel quale non abbia preso un libro in mano", dirà. E' tra i primi
professori a scrivere regolarmente sui giornali, sin dai primi anni
Settanta, quando le tribune dei giornali erano scansate dagli
accademici. Con la nascita di Repubblica inizia un'importante
collaborazione con il nostro giornale.
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Insegna
a Oxford, in Francia, in Germania, negli Stati Uniti, viaggia
incessantemente, l'altra sua passione è la buona cucina, da gourmet,
"l'investimento per una buona cena non va considerato di serie B
rispetto a un libro o a un disco", dirà.
Nel '79 entra in Parlamento, ma a sorpresa rifiuta l'offerta dei
radicali ("l'unico partito al quale sono mai stato iscritto"), e si
candida come indipendente di sinistra nelle liste del Pci. A Pannella,
che quell'anno aveva convinto Sciascia a candidarsi, preferisce
Berlinguer. Sono anni difficili, il terrorismo mette a dura prova la
tenuta delle istituzioni. Quando il Pci voterà a favore delle leggi
emergenziali di Cossiga, Rodotà si smarcherà. Vi rimarrà fino al 1993
quando si dimetterà, a sorpresa, dopo essere stato eletto vicepresidente
della Camera. Scrive: "La mia non è una ritirata, né un rifiuto
sull'aria "ingrata politica non avrai le mie ossa". I tempi sono così
pieni di politica che nessuno può tirarsene fuori con un gesto o una
parola". La Seconda Repubblica lo vede quindi fuori dal Palazzo, e con
più forza, con meno vincoli. Nel 1997, durante il primo governo Prodi,
diventa Garante della Privacy, "il signor Riservatezza", ruolo che regge
con equilibrio fino al 2005, in un momento storico in cui, grazie
all'esplosione della rete, ogni certezza sui dati personali sembra
saltata. Riceve 80 ricorsi al giorno. Interviene, guida, spiega con mano
ferma temi che aveva iniziato a studiare sin dai primi anni Settanta.
I temi di una vita sono i diritti, quelli individuali e sociali, perché
"è da quelli che si misura la qualità di una società". E poi la laicità
dello Stato, i valori della Costituzione, da far conoscere e da
preservare, il rapporto tra Stato e Chiesa, quello tra democrazia e
religione, la bioetica, la libertà di stampa. Su questi argomenti scrive
incessantemente, per anni, con prosa scabra, puntuale, "perché il
linguaggio è sempre rivelatore". Pungola la sinistra ogni volta che può,
"sui diritti è debole, quasi che la chiesa cattolica abbia il monopolio
delle questioni etiche". Il Paese oscilla tra grandi slanci riformatori
e repentini ripiegamenti, Rodotà si ritrova spesso in minoranza.
"Viviamo in uno stato di diritto, ma nessuno ci crede", commenterà un
giorno, amaro.
Con la sinistra dei partiti il suo rapporto
è complesso. Nell'89, dopo la Svolta di Occhetto, aderisce al Pds. Ne
diventa presidente, ma senza sentirsi mai pienamente a casa. E' un
irregolare. Sono gli anni di Tangentopoli, la sinistra sconta le sue
debolezze, avanza il berlusconismo, il paesaggio del Novecento, con le
sue certezze, frana di colpo. Il conflitto d'interessi di Berlusconi
diventa così il nuovo campo di battaglia dove misurare la forza della
democrazia repubblicana. Rodotà è in prima fila. Ne denuncia le storture
su questo giornale, ripetutamente. "Siamo alla rottura dei fondamenti
di un moderno Stato democratico", dirà dopo che Berlusconi avrà
incassato la sua prima fiducia, nell'aprile del 1994, intervistato da
Rina Gagliardi.
Rodotà in qualche modo è sempre stato moderno. A 80 anni si scopre star
del web. Parla ai giovani. Nel 2013 i Cinquestelle lo candidano alla
successione di Napolitano. Il tifo per lui "Ro-do-tà -Ro-do-tà", risuona
a Montecitorio, lo votano anche Sel e alcuni del Pd; poi Grillo, con un
atto volgare dei suoi, lo definirà "un ottuagenario miracolato della
rete". Viene rieletto Napolitano. Sposato da più di mezzo secolo con
Carla, collaboratrice di Repubblica, due figli, Carlo e Maria Laura, una
delle firme del giornalismo italiano, ha quindi attraversato questo
nostro tempo con una profonda curiosità e spirito civile. "Il mio
narcisismo l'ho consumato in tutte le cose che ho fatto. Ora mi sento
pacificato", disse tempo fa ad Antonio Gnoli. La sua voce, mai
accomodante, mancherà.
La camera ardente per Stefano Rodotà verrà allestita a Montecitorio e
sarà aperta al pubblico domani dalle 16 alle 20 e domenica dalle 10
alle 19.
PALERMO - E' morto a Palermo l'antropologo Nino
Buttitta, studioso delle tradizioni popolari siciliane. Era nato a
Bagheria 84 anni fa. Figlio del poeta dialettale Ignazio Buttitta a cui è
intestata una Fondazione, aveva avuto anche un'esperienza parlamentare
come deputato nazionale (tra il 1992 e il 1994) e segretario regionale
del Psi. Era stato docente di antropologia culturale, preside della
facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Palermo, presidente
dei corsi di laurea in Beni demo-etno-antropologici. Anche il figlio
Ignazio e la moglie Elsa Guggino sono antropologi e docenti
universitari. Nei suoi studi Buttitta si è occupato soprattutto dei
percorsi simbolici della cultura popolare siciliana. Oltre che delle
arti figurative e dei miti, ha scritto libri sulla Pasqua e sulle feste
natalizie in Sicilia. I suoi saggi sono apparsi anche su riviste
culturali e alcuni pubblicati all'estero. Buttitta era stato anche
consulente e autore delle case editrici Sellerio, Flaccovio e Palumbo e
ideatore e direttore di varie collane e riviste culturali tra cui "Uomo
& cultura", nonché presidente del Centro studi linguistici e
filologici siciliani e della Scuola di Scienze umane. Protagonista a
lungo della vita culturale siciliana, Buttitta era stato amico di Renato
Guttuso e di Enzo Sellerio.
"Con Nino Buttitta scompare una delle figure più rappresentative della cultura siciliana.
Fine antropologo di fama internazionale e maestro per diverse
generazioni di allievi, è stato un grande e appassionato studioso delle
tradizioni popolari siciliane". Lo afferma in una nota il presidente
dell'Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone. "Proprio di
recente aveva curato, per conto della Fondazione Federico II, i testi e
il coordinamento scientifico della guida turistica 'Il cammino della
passione', dedicata a 4 itinerari religiosi che si - aggiunge - svolgono
in Sicilia durante la settimana santa. E proprio nell'occasione della
presentazione del volume mi aveva colpito il giovanile ed emozionante
entusiasmo con il quale raccontava la pluralità dei simboli e dei riti
che caratterizzano le cerimonie della Pasqua nell'Isola. Per la Sicilia è
una grande perdita. Alla sua famiglia vanno le condoglianze mie
personali e dell'intera Assemblea regionale siciliana".(ANSA).
"Con profonda tristezza ho appreso della morte del professor Nino
Buttitta, uomo simbolo della cultura siciliana e della capacità di
coniugare con grande passione e umanità l'impegno culturale con quella
politico e sociale. Palermo e la Sicilia perdono oggi una figura
straordinaria, che con il suo amore per la cultura ha ispirato
tantissimi giovani e appassionati." Lo ha detto il sindaco Leoluca
Orlando nel rendere omaggio oggi presso la Camera ardente a Nino
Buttitta, l'antropologo e studioso di tradizioni popolari, scomparso
ieri.
"Apprendo con dolore della scomparsa del grande antropologo Nino
Buttitta. Co lui perdiamo un pilastro della cultura italiana nel mondo.
Esprimendo il cordoglio della cultura della città, sono vicino al dolore
dei familiari e di chi gli è stato umanamente vicino". Lo ha detto
l'assessore alla Cultura, Andrea Cusumano.
Il grande filosofo e sociologo
polacco è scomparso all'età di 91 anni. Tra i massimi intellettuali
contemporanei, era famoso per essere il teorico della "società liquida"
di ANTONELLO GUERRERA
E' morto oggi il filosofo e
sociologo polacco Zygmunt Bauman, all'età di 91 anni. La notizia è stata
data dal quotidiano Gazeta Wyborcza. Con la sua morte, se ne va uno dei
massimi intellettuali contemporanei, tra i più prolifici e attivi fino
agli ultimi momenti della sua vita.
La società liquida. Bauman, nato a Poznan in Polonia
nel 1925, viveva e insegnava da tempo a Leeds, in Inghilterra, ed era
noto in tutto il mondo per essere il teorico della postmodernità e della
cosiddetta "società liquida", che ha spiegato in uno specifico ciclo
della sua produzione saggistica, dall'"amore liquido" alla "vita
liquida". Per Bauman, infatti, il tessuto della società contemporanea,
sociale e politico, era "liquido", cioè sfuggente a ogni
categorizzazione del secolo scorso e quindi inafferrabile. Questo a
causa della globalizzazione, delle dinamiche consumistiche, del crollo
delle ideologie che nella postmodernità hanno causato uno spaesamento
dell'individuo e quindi la sua esposizione brutale alle spinte, ai
cambiamenti e alle "violenze" della società contemporanea
dell'incertezza, che spesso portano a omologazioni collettive immediate e
a volte inspiegabili per esorcizzare la "solitudine del cittadino
globale", come si chiama uno dei suoi lavori più celebri.
L'accoglienza e i migranti. Un altro tema fondamentale
del pensiero di Bauman, uno degli intellettuali più aperti al confronto
umano e all'interazione con la viva realtà, era il rapporto con
"l'altro" e dunque anche con lo straniero. Soprattutto durante le ultime
crisi migratorie che hanno coinvolto l'Europa dopo le primavere arabe e
la guerra civile in Siria, Bauman è stato sempre un intellettuale in
prima linea a favore dell'accoglienza dei profughi e dei migranti
scappati dall'orrore. Detestava la nuova Europa dei muri e del razzismo,
nuova perversione della società contemporanea spaventata dalla perdita
di un benessere fragile e anonimo e preda di un "demone della paura"
sempre più ingombrante. Fondamentale, in questo senso, è stato il suo
"Stranieri alle porte" (ed. Laterza). "Un giorno Lampedusa, un altro
Calais, l'altro ancora la Macedonia", notava in una recente intervista
a Repubblica. "Ieri l'Austria, oggi la Libia. Che 'notizie' ci
attendono domani? Ogni giorno incombe una nuova tragedia di rara
insensibilità e cecità morale. Sono tutti segnali: stiamo precipitando,
in maniera graduale ma inarrestabile, in una sorta di stanchezza della
catastrofe".
"La terra desolata". A questo proposito, Bauman
aggiungeva: "Questi migranti, non per scelta ma per atroce destino, ci
ricordano quanto vulnerabili siano le nostre vite e il nostro benessere.
Purtroppo è nell'istinto umano addossare la colpa alle vittime delle
sventure del mondo. E così, anche se siamo assolutamente impotenti a
imbrigliare queste estreme dinamiche della globalizzazione, ci riduciamo
a scaricare la nostra rabbia su quelli che arrivano, per alleviare la
nostra umiliante incapacità di resistere alla precarietà della nostra
società. E nel frattempo alcuni politici o aspiranti tali, il cui unico
pensiero sono i voti che prenderanno alle prossime elezioni, continuano a
speculare su queste ansie collettive, nonostante sappiano benissimo che
non potranno mai mantenere le loro promesse. Ma una cosa è certa:
costruire muri al posto di ponti e chiudersi in 'stanze insonorizzate'
non porterà ad altro che a una terra desolata, di separazione reciproca,
che aggraverà soltanto i problemi". Dalla Shoah al consumismo.
Di origini ebraiche, Bauman difatti si salvò dalla persecuzione nazista
scappando in Unione Sovietica nel 1939, dove si avvicinò all'ideologia
marxista. Dopo la guerra tornò in Polonia, dove studiò sociologia
all'Università di Varsavia laureandosi in pochi anni per poi trasferirsi
in Inghilterra, dove ha insegnato per decenni e formulato le
sue principali teorie sociologiche e filosofiche, come il rapporto tra
modernità e totalitarismo, con riferimento alla Shoah ("Modernità e
Olocausto", ed. Mulino), la critica al negazionismo e il passaggio
contemporaneo dalla "società dei produttori" alla "società dei
consumatori" che ha indebolito anche gioie e soddisfazioni, in una
realtà sempre più vacua. Sopravvissuto proprio all'Olocausto, Bauman nel
tempo non ha lesinato critiche
nei confronti del governo israeliano di Netanyahu e della politica
dell'occupazione di parte della Cisgiordania, mossa per Bauman suicida
per Israele e che, secondo l'intellettuale polacco, non avrebbe mai
portato alla pace in Medioriente.
In Italia. Una delle ultime apparizioni pubbliche in
Italia di Bauman è stata ad Assisi lo scorso settembre nell'ambito di un
incontro interreligioso per la pace organizzato dalla Comunità di
Sant'Egidio e dai frati della località umbra, dove tra l'altro era
presente anche Papa Francesco. Anche allora, Bauman parlò della
necessità del "dialogo" come la via per l'integrazione tra i popoli:
"Papa Francesco", ricordò, "dice che questo dialogo deve esser al centro
dell'educazione nelle nostre scuole, per dare strumenti per risolvere
conflitti in maniera diversa da come siamo abituati a fare".
La sfera pubblica. Bauman ha scritto frequentemente per
La Repubblica e l'Espresso, e ha accettato l'invito del festival "La
Repubblica delle Idee" a Napoli, dove nel 2014 ha tenuto un dialogo
pubblico con l'allora direttore di Repubblica Ezio Mauro. Proprio con
Ezio Mauro, Bauman ha scritto di recente "Babel" (edito da Laterza, come
la stragrande maggioranza dei suoi libri), un saggio-dialogo sulla
contemporaneità, la globalizzazione, la crisi della società e della
politica dei tempi nostri.
Aveva 87 anni. Pochi giorni fa il suo ultimo tweet: "Mi prendo un po' di riposo"
di DARIO PAPPALARDO
ROMA - Vittorio Sermonti,
morto questa mattina a 87 anni, aveva incontrato Dante Alighieri molto
presto, portandolo con sé come un destino. Aveva imparato ad ascoltare
la Divina Commedia da bambino: a dieci anni ascoltava già i canti da suo
padre, avvocato di fama di origine pisane. Era nato a Roma il 26
settembre 1929, sesto di sette fratelli, in una famiglia in cui si
respiravano la legge e la cultura. Suo padrino di battesimo era stato il
giurista Vittorio Emanuele Orlando. Ma a frequentare casa Sermonti
c’erano anche personaggi come Luigi Pirandello ed Enrico Cuccia. Dopo
gli studi classici, gli esami di latino con Ettore Paratore – compagno
di libri era stato Cesare Garboli – nel 1950 il ventenne Vittorio viene
assunto come funzionario del Terzo programma radiofonico. Inizia così un
altro rapporto che durerà tutta la vita, quello con la radio. Sermonti
individua presto le potenzialità della relazione tra scrittura e
parlato; la necessità di trovare una strada per far rivivere i classici
attraverso la voce. Negli anni Cinquanta, a Firenze, dove
intanto si trasferisce, entra nella redazione di Paragone, la rivista
del grande storico dell’arte Roberto Longhi. Dirà: “Ricordo
interminabili partite a bocce nella sua villa e conversazioni dove
parlava solo lui, con la sigaretta accesa, permanentemente incollata su
di un lato della bocca. Era geniale, un difetto che hanno in pochi”.
Sulla strada incrocia Pasolini, Gadda, Calvino, Parise, Bassani.
Pubblica romanzi: “La bambina Europa” (Sansoni, 1954), “Giorni
travestiti da giorni” (Feltrinelli, 1960); “Novella storica su come
Pierrot Badini sparasse le sue ultime cartucce” (Garzanti, 1968).
Dall’esperienza di vita a Praga, ricaverà “Il tempo fra cane e lupo”
(Bompiani, 1980). Si dedica all’insegnamento: al Liceo Tasso di Roma è
professore di latino e italiano, a metà degli anni Sessanta. Entra poi
nel mondo del teatro: dopo aver insegnato tecnica del verso teatrale
all’Accademia Nazionale d’arte drammatica, dirige il Centro Studi del
Teatro Stabile di Torino, dal 1975 al 1979. Collabora a vari giornali:
dall’Unità al Corriere della sera. Ma Dante resta la sua passione e la
divulgazione il suo obiettivo. Così nel 1986 propone alla Rai di
realizzare il suo progetto di letture integrali della Divina Commedia
per la radio. Coinvolge nell’impresa il critico Gianfranco Contini e
porta a termine le registrazioni di tutta l’opera – più volte replicata –
nel 1992. Dal chiuso dello studio di registrazione passa poi agli
eventi dal vivo. Migliaia di persone lo seguono a partire dal 1995 nella
basilica di San Francesco a Ravenna. Poi il tutto esaurito si sposta ai
Mercati di Traiano e al Pantheon di Roma, a Firenze in Santa Croce, a
Milano, a Bologna. E all’estero: Regno Unito, Argentina, Cile, Uruguay,
Israele Turchia.
Ma non si ferma solo a Dante (le letture sono pubblicate da Giunti in cd
e ebook), nel 2007 pubblica per Rizzoli “L’Eneide di Virgilio”; nel
2012 ha tradotto le “Metamorfosi” di Ovidio. Quest’anno era entrato
nella cinquina del Premio Strega con il libro autobiografico “Se
avessero” (Garzanti), in cui ha raccolto settant’anni di memorie e di
storia italiana a partire dal fascismo e dal dopoguerra. Dal suo matrimonio con Samaritana Rattazzi,
sono nati Maria, Pietro e Anna. Dal 1992 era sposato con la scrittrice e
poetessa Ludovica Ripa di Meana.
Su Twitter lunedì ha lasciato l’ultimo messaggio: “Cari amici, mi prendo
qualche giorno di riposo. I vostri commenti mi faranno compagnia”. Sono
già tantissimi.
Parlare
di Leonard Cohen è raccontare la Musica del '900. Più di un semplice
cantore o poeta, come Bob Dilan fu uno scrittore che con la musica ci
raccontava la Storia della Gente. Lo vogliamo ricordare in questo
"giorno orribilis" con l'annuncio dato dal suo Agente su FB:
"È
con profonda tristezza che diamo notizia della morte del poeta,
compositore e artista leggendario Leonard Cohen", ha scritto il suo
agente sulla pagina Facebook ufficiale. "Abbiamo perduto uno dei
visionari più profilici e rispettati del mondo della musica", ha
aggiunto indicando che la cerimonia funebre si svolgerà a Los Angeles in
una data ancora da stabilire. Soltanto pochi mesi fa - era la prima
settimana di agosto - Cohen aveva dovuto dire addio a Marianne Ihlen, la
donna incontrata negli anni Sessanta sull'isola greca di Hydra e che
gli aveva ispirato canzoni come So long, Marianne e Bird on wire: "Ti
ho sempre amata per la tua bellezza e per la tua saggezza - furono le
sue parole - ma non serve che io ti dica di più poiché lo sai già.
Adesso voglio solo augurarti buon viaggio. Addio vecchia amica, amore
infinito. Ci vediamo lungo la strada".
Aveva 94 anni. E' stato uno degli armonicisti più celebri della storia:
aveva suonato anche nella colonna sonora di 'Un uomo da marciapiede'
E' morto a 94 anni Toots Thielemans, uno
dei jazzisti più celebri del panorama internazionale. Leggendario
armonicista e chitarrista, Thielemans era nato a Bruxelles nel 1922. Il
musicista, che viveva a La Hulpe, si è spento nel sonno nell'ospedale
dove era ricoverato da un mese per i postumi di una caduta.
Theliemans aveva iniziato a suonare la fisarmonica a tre anni. Passò
all' armonica a bocca nel 1939. Due anni dopo ascoltò Django Reinhardt,
il grande chitarrista gitano, e comprò la sua prima chitarra. Scoprì
più tardi il be bop di Charlie Parker e volò per la prima volta negli
Stati Uniti nel 1947. Iniziò le sue collaborazioni straordinarie con
Benny Goodman, che lo scritturò per un tour in Europa. Dopo, gli
incontri ravvicinati a suon di swing divennero sempre più frequenti: con
la cantante Dinah Washington, con il pianista George Shearing dal 1953
al 1959, e poi come richiestissimo sessionman con Peggy Lee, Quincy
Jones, Paul Simon, Oscar Peterson e altre star di prima grandezza.
L'elenco delle sue collaborazione è comunque lunghissimo e comprende Ella Fitzgerald, Charlie Parker, Bill Evans, Gilberto Gil, Dizzy Gillespie, Pat Metheny e tanti altri. Il suo merito principale è aver portato nel jazz l'armonica cromatica, elevandola al rango degli altri strumenti.
"Toots" ha lasciato il segno anche nel cinema, contribuendo a molte colonne sonore, tra cui quella del cult movie Un uomo da marciapiede, Sugarland express e Getaway!. E uno dei più apprezzati modelli di armonica cromatica porta il suo nome: la "Toots" della Hohner.
Si è spenta a Villa
Sofia per un malore. Aveva 87 anni. Era stata senatrice con i Verdi
Dalle battaglie
contro il pizzo, al fronte antimafia: un impegno costante dopo l’uccisione del
marito. È morta ieri sera una delle donne che negli ultimi decenni hanno
segnato in modo forte la vita della città. Pina Maisano Grassi si è spenta a 87
anni: dopo un malore è stata ricoverata a Villa Sofia, ma i medici non hanno
potuta fare nulla. La donna è spirata ed accanto c’erano i figli Alice e
Davide. Pina Maisano Grassi era nata a Palermo nel settembre del 1928. La sua
formazione è stata interamente palermitana: ha studiato e si è laureata alla
facoltà di Architettura di Palermo. Nel 1956 sposò Libero Grassi, il commerciante
che venne ucciso nel 1991 per essersi ribellato al pizzo chiesto dagli esattori
di Cosa Nostra. Dopo la morte del marito ha portato avanti la sua battaglia
contro la mafia. È stata senatore alle Politiche del 1992 eletta tra le file
dei Verdi in un collegio in Piemonte. Sino a pochi giorni fa è stata impegnata
anche sul piano sociale come presidente onorario dell’associazione antiracket
Libero - futuro.
E' morto Marco Pannella: l'annuncio
a Radio Radicale
con il Requiem di Mozart
Nella
sua casa di via Panetteria, a pochi passi dal Quirinale, lo scorso 2 maggio
Pannella aveva soffiato 86 candeline tra gli amici che non lo hanno mai
abbandonato: in prima fila i due attivisti Matteo Angioli e Laura Harth. Ma
proprio dal quel giorno le sue condizioni si sono aggravate. Lottava con un
tumore al fegato e uno ai polmoni. Una
malattia di cui, per scelta, parlava pubblicamente. Come la sua compagna di
tante battaglie, Emma Bonino:"Mancherà
a tutti, penso persino ai suoi avversari. Molto amato ma poco riconosciuto nei
suoi meriti in questo paese che tanto gli deve", ha detto a Radio Radicale
l'ex ministro degli Esteri. "Credo che ora molti dovrebbero
riflettere, ora che non è più in vita, sui suoi meriti e la sua presenza nella
storia di questo Paese".
E' morto Paolo Poli, l'amico di tante sere televisive, io ragazzo; sere di fantasia in bianco e nero, prima del colore. Un ragazzino poeta che volava sulla scena e davanti ai nostri avidi occhi con una leggerezza e una accattivante visione fiabesca del Mondo!
Ciao Paolo, sono tutti li, oggi, a cercare di spartirsi la tua eredità culturale che non è di nessuno in particolare, ma di tutti noi che ti abbiamo seguito sempre con la gioia di bambini che vogliono e cercano la magia e la poesia per continuare il viaggio.
Così ti ricordo e ti penso, con un fantasioso vestito di scena e un cilindro o una parrucca, ma sempre col tuo cravattino, in doppio petto, col tuo sorriso e la tua gioviale maschera, mai corrotta o sporcata dal sistema.
E' morto Keith Emerson, stanotte una strana e densa cupola di stelle ha visto la fine di uno dei miti del mio tempo. Emerson lake & Palmer ... Non voglio sentire come e perché, sono parole inutili. Voglio un bel ricordo e riascoltare quelle musiche rock che prorompono dalle sue tastiere. Ciao Keith ...
Umberto Eco è morto evviva Umberto Eco, sicuramente ricordato per il nome della rosa, fu filosofo che nel weekend si dilettava, lo dice lui, a scrivere romanzi. Erudito e progressista semiologo e narratore, giornalista e saggista, insomma un intellettuale a tutto tondo. In questo spazio ho pensato di inserire, più che le tiritere ufficiali e i coccodrilli dei giornali IMPORTANTI il pensiero di alcuni amici su di lui, sul MAESTRO e di lui sul Mondo! Ugo Arioti di Marco Pomar che parla di Eco: Come spesso accade di un personaggio famoso e illustre, quando viene a mancare si ricorda una dichiarazione che ha fatto discutere, la frase a effetto che ha spaccato il famoso web. Nel caso di Umberto Eco, illustre semiologo e scrittore, si è tanto parlato, a sproposito e non, della sua frase riguardo i social network: “I social danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano al bar dopo un bicchiere di vino e ora hanno lo stesso diritto di parola dei Premi Nobel.” I commenti più involontariamente divertenti hanno implicitamente dato ragione a Eco, trasformando i corsivisti da salotto in tanti micheleserra de noantri. Eppure quella affermazione, proveniente da un personaggio mai banale, conteneva una semplificazione sacrosanta di una trasformazione radicale dei meccanismi di informazione ai nostri tempi. Una notizia una volta era tale per la fiducia implicita nei confronti di chi la diffondeva. Al netto di “I giornali scrivono un sacco di minchiate!” (commento da bar, per l’appunto), vi era una certa affidabilità nel leggere nero su bianco una cosa. Adesso basta pochissimo, per esempio scrivere di un delfino morto per colpa di turisti che volevano fare i selfie con lui, un paio di foto che non dimostrano nulla, qualche link improbabile, e una bella indignazione collettiva, per credere a una storia. Salvo ignorare che di bufala si trattava, visto che ci sono cascati decine di quotidiani on line e perfino il Tg2. Come quando condividiamo qualcosa con leggerezza, la richiesta di sangue per una bambina bisognosa che non esiste (“ma c’era scritto Non è una bufala!”), o la notizia che i gamberoni arrostiti fanno vivere più a lungo e i capelli corti sono sintomo di maggiore intelligenza. Si, professore, aveva ragione lei. I cretini sono tra noi e adesso coi social network hanno una bella tribuna. E però vuole mettere quanto è più facile riconoscerli adesso?
Una volta gli adulti evitavano le parolacce, se non all’osteria o in caserma, mentre i giovani le usavano per provocazione, e le scrivevano sulle pareti dei gabinetti della scuola. Oggi le nonne dicono “cazzo” invece di perdirindindina; i giovani potrebbero distinguersi dicendo perdirindindina, ma non sanno più che questa esclamazione esistesse. Che tipo di parolacce può usare oggi un giovane, per sentirsi appunto in polemica coi suoi genitori, quando i suoi genitori e i suoi nonni non gli lasciano più alcuno spazio per una inventiva scurrilità?
Avevo quindi ripreso una vecchia “Bustina”, consigliando ai giovani parole desuete ma efficaci come pistola dell’ostrega, papaciugo, imbolsito, crapapelata, piffero, marocchino, morlacco, badalucco, pischimpirola, tarabuso, balengu, piciu, cacasotto, malmostoso, lavativo, magnasapone, tonto, allocco, magnavongole, zanzibar, bidone, ciocco, bartolomeo, mona, tapiro, belinone, tamarro, burino, lucco, lingera, bernardo, lasagnone, vincenzo, babbiasso, saletabacchi, fregnone, lenza, scricchianespuli, cagone, giocondo, asinone, impiastro, ciarlatano, cecè, salame, testadirapa, farfallone, tanghero, cazzone, magnafregna, pulcinella, zozzone, scassapalle, mangiapaneatradimento, gonzo, bestione, buzzicone, cacacammisa, sfrappolato, puzzone, coatto, gandùla, brighella, pituano, pisquano, carampana, farlocco, flanellone, flippato, fricchettone, gabolista, gaglioffo, bietolone, e tanti altri termini bellissimi che lo spazio mi obbliga a tagliare.
Speriamo bene, per la riscoperta dell’idioma gentile.
Gennaio Rock, davanti
al suo disco testamento un popolo. Tutti i Mondi che lo hanno conosciuto lo
rimpiangono e noi terrestri, cuore del Mediterraneo pulsante al centro dell’Universo,
riconosciamo questa maschera talmente viva da sembrare anche un uomo. Era molto
di più. Ciao David, il cielo che ti ha inviato è tornato a riprenderti, ma tu
ci hai dato la tua fantasia in un delirio d’immenso infinito immane. questa è l'Eternità!
Riportiamo da "Repubblica" una notizia che ci ha colto di sorpresa. L'amico degli uomini liberi, un sincero e limpido democratico che ha speso la sua vita per spiegare le stragi di Stato in Sicilia perpetrate contro la camera del lavoro e i lavoratori è morto a soli 69 anni, ci uniamo al dolore della Famiglia e di tutti i cittadini di Partinico
Ugo Arioti
Morto Giuseppe Casarrubea, lo
storico di Giuliano che svelò gli intrighi di Stato
La sua ricostruzione della strage di Portella della
Ginestra gli costò un processo, nel quale venne assolto.
E' morto a 69 anni lo storico
Giuseppe Casarrubea, studioso di Salvatore Giuliano su cui ha pubblicato
diverse opere. Uno dei suoi libri più importanti, 'Portella della Ginestra.
Microstoria di una strage di Stato' fu oggetto di un processo, intentato
all'autore dal generale dei carabinieri Roberto Giallombardo. Nella sentenza
del processo Giallombardo-Casarrubea venne dichiarata la validità della sua
ricerca storiografica. Dopo aver scritto per Sellerio "Intellettuali e
potere in Sicilia" (1983), come ricercatore storico Casarrubea pubblicò il
saggio "Portella della Ginestra. Microstoria di una strage di Stato"
(Franco Angeli, 1997, giunto alla terza edizione), offrendo un'analisi
scientifica e penetrante (con dati inediti) della perversa dialettica che venne
a stabilirsi dopo la strage del 1° maggio 1947 tra potere politico-mafioso e
banditismo, apparati dello Stato e criminali incalliti, tutti interessati, in
vario modo e con vari scopi, a bloccare l'avanzata delle forze progressiste in
Italia, e quel processo di riforme che puntava alla rottura del sistema feudale
e del blocco agrario che lo sorreggeva.
Per l'editore Bompiani Casarrubea ha pubblicato "Storia segreta della
Sicilia" (2005) e con Mario J. Cereghino "Tango Connection"
(2007). Era il presidente dell'associazione "Non solo Portella" e
dirigeva a Partinico (Palermo) l'Archivio "G. Casarrubea", dedicato
alla memoria di suo padre, ricco di documenti angloamericani durante la seconda
guerra mondiale e gli anni '50 e sui servizi segreti. Nato a Partinico il 4
marzo 1946, è stato insegnante e preside della scuola media "G.B. Grassi
Privitera" a Partinico.
A parte i suoi studi di sociologia dell'educazione(tra di essi "L'educazione mafiosa", Sellerio,
1991; "Nella testa del serpente", La Meridiana, 1993), ha pubblicato:
"I fasci contadini e le origini delle sezioni socialiste della provincia
di Palermo (Flaccovio, 1978, 2 volumi); "Società e follia in Sicilia"
(Casamassima, 1988) e "Gabbie strette. L'educazione in terre di
mafia" (Sellerio, 1996). Ha collaborato con la rivista "Segno" e
con "Repubblica".
Un giorno triste per lo sport siciliano e italiano. E' morta Anna Rita Sidoti, la campionessa. Ha perso la sua ultima sfida contro un brutto male. Ma continuerà a correre, con il suo sorriso delicato e dolce anche tra gli angeli. Giancarlo Cancellieri la ricorda così: Correre è una delle sfide più democratiche che possa esistere, puoi affrontarla contando sulle tue sole forze, sui tuoi piedi e sul coraggio dei tuoi polmoni.Addio Annarita Sidoti, mi hai fatto sentire orgoglioso di essere siciliano!
Quando ero ragazzino il mio sogno era correre e, ogni qual volta mi capitava di fare una commissione per mia madre, la facevo correndo. Correre e Libertà, bellezza ed eleganza! Anna Rita possedeva tutte queste caratteristiche e la sua anima le possiederà in eterno , mentre un posto sarà sempre nella nostra mente, nel ricordo della campionessa sorridente e nel cuore, nel ricordo dell'atleta e della donna. Ugo Arioti
Come si fa a parlare di un fratello che muore, di un coetaneo, di un amico tanto vicino come Pino? Ho i brividi e non è retorica. Pino Daniele, il nero napoletano, l'uomo in blues, il contaminato e contaminatore, il figlio, il padre il consigliere umile e sincero! Come si fa? No, scusatemi, sarò e voglio essere, in questo caso, lasciatemelo fare, di parte e sono "arrabbiato" con la morte che ci ha tolto l'uomo, ma non ci ammazzerà mai, finché saremo pronti a testimoniarlo la sua MUSICA. La Musica non muore è il metro dell'Universo e la Donna in nero con la Falce non potrà mai niente su di lei. Pino, Napule è a voce de creature che sagghie chiano chiano e tu sai ca nun si sulu.... Ma poi quanno chiove l'acqua s'enfonne e va tanto l'aria sa da cagnà....na tazzulòella e cafè, sotto o balcone .....
E lontana se ne va a vita accussì ...........
Pino sei stato e sarai sempre la voce della nostra generazione, Pino for ever!
Parafrasando il Manzoni che dedica una poesia a Napoleone morto a Sant'Elena, potrei dire di Joè, del fratello che tutti quelli della mia generazione, rockettari o no, hanno portato dentro come un demone o un grillo parlante, "tre volte nella polvere tre volte sull'altar". Una vita spericolata senza mettere mai il piede sul freno. Un grande musicista che ha trascritto in musica il pensiero e le angoscie di una generazione. Sciorineranno le biografie per dar peso alle parole, ma noi, fratello Joe, vogliamo ricordarti come uno di noi e continuare a vivere quel tuo Rok rauco, duro, vero. Ciao Joe.
Ore 12 e 30 del 18 dicembre del 2014 il figlio Corrado dell’attrice da la
notizia della morte di Virna Lisi. Ha annunciato
che la morte è avvenuta nel sonno e che la nota attrice aveva scoperto di avere
un male incurabile solo un mese fa.
È morta Virna Lisi, l’attrice italiana
lascia un vuoto incolmabile nel cinema italiano. Aveva 78 anni ed era
attivissima ancora oggi, amata dal grande pubblico, Virna Lisi è l’unica
attrice che condivide con Margherita Buy il record di premi vinti ai “Nastri
d’Argento”, sei in tutto. In carriera ha anche vinto un “Prix d’interprétation
féminine” a Cannes, due David di Donatello per le interpretazione e due per la
carriera, di cui uno ricevuto nel 2009. Una
notizia che ha sconvolto tutti, dato che l’attrice era ancora nel
pieno delle sue attività. Nell’aprile 2014, dopo 12 anni di assenza, è tornata
sul set per “Latin lover” ultimo film della Comencini. Era impegnata in nuovi
progetti televisivi per Mediaset, come “È la mia famiglia”, le cui riprese
erano iniziate in autunno, mentre le riprese della quarta stagione della
serie “Il bello delle donne” si sarebbero dovute girare nei primi mesi del
2015.
Vorrei aggiungere tante cose e dire di lei, di ogni suo film che ho visto anche più volte, ma la cosa che ricordo di lei, principalmente, è la sua serietà professionale, è come si calava nei personaggi che interpretava e come li faceva vivere dlla sua luce, una luce naturale come la vita.
Mancherai a tutti noi, Virna, tua affezionata spettatrice e ammiratrice Daniela La Brocca
No. No. Questa è stata la mia prima reazione, leggendo su Facebook la fine di uno degli attori e uomini che io ho amato e che tante volte con il suo sorriso melanconico mi ha dato una speranza importante per continuare la mia strada.
E ora? Dove posso immaginarmelo un uomo che da piccolo marziano a grande eroe ha segnato tutti i passaggi della mia storia terrena e mi ha fatto sorridere delle debolezze e della morte. La farfalla che vola dalle sue mani e ricorda l'amata e il Mondo dall'aldilà con i suoi campi di anime e di fiori, ma, ancora, l'attimo fuggente e poi sopra a tutto un grido di battaglia di chi non si da mai per vinto anche in condizioni estreme come la guerra del Vietnam: Good Mornig Vietnam!
I suoi biografi, ora si scateneranno e cercheranno tutti i ritagli della sua vita per giustificarne una morte così triste per un essere umano. Io, invece, voglio continuare a pensarlo come un padre e ad amarlo come un figlio, rispettando il dolore di chi gli è stato più vicino.
Il respiro e l’afflato di un Continente del
Sud, del grande
Cuore e della massima Crudeltà, sta tutto nelle parole della
sorella ottantatreenne di Gabo:” Dobbiamo essere pronti
alla volontà di
Dio…”.
Come una favola, come una cronaca di un
fatto incontrovertibile e già rassegnato dal “Destino” si è spento sulla soglia
dei novant’anni, preludio ai cento, Gabriel Garcia Marquez, a Città del
Messico, la sua seconda patria; è volato nella macchina dei desideri verso un sorriso che vola sul Mondo. Gabo, ciao, ciao a te che insieme agli
altri Giganti
dell’America Latina hai costruito un immagine e una
Letteratura
grande e suggestiva che ha dato corpo all’anima