Potrebbe sembrare demagogia spicciola, però non lo è
affatto in una terra affamata di lavoro e con i giovani che emigrano a
frotte. Non lo è in una regione in cui il 50% degli elettori non va più a
votare nemmeno se li preghi in ginocchio. Non lo è lì dove vige la
regola devastante che se un rappresentante del popolo fa bene o male è
uguale, tanto viene rieletto comunque.
Mi spiego, facendo un ragionamento terra terra. Che
cosa accadrebbe se un dipendente pubblico o privato non andasse
ripetutamente al lavoro? Nulla se in congedo ritualmente autorizzato o
in malattia debitamente documentata (con trattenute sullo stipendio o
sul salario). Esaurite le ferie e in buona salute, deve andare a
faticare con il sudore della fronte, di biblica memoria, sennò è assente
ingiustificato con pesanti conseguenze economiche e giuridiche,
addirittura il possibile licenziamento.
Tutto ciò non succede nel parlamento più antico del mondo,
l'Assemblea Regionale Siciliana, che dati alla mano non è solo assai
antico ma pure assai improduttivo, da molto tempo infatti non approva
una legge. Per carità, spesso quando l'ha fatto ha combinato veri e
propri strafalcioni con riforme pasticciate, abortite e con
provvedimenti legislativi sovente impugnati (prima dal Commissario dello
Stato adesso da Palazzo Chigi), però almeno stavano lì a discutere e
votare.
Al di là delle stucchevoli, e ormai inutili,
disquisizioni sulla reale composizione e consistenza della maggioranza e
sui balletti di responsabilità tra maggioranza e opposizioni,
ultimamente Sala d'Ercole ha offerto uno scenario surreale con il
presidente dell'Ars, Giovanni Ardizzone, assiso sconsolato sull'alto
seggio a ripetere di sentirsi ostaggio degli assenti e a implorare la
presenza dei deputati regionali, esternando il suo avvilimento a un'aula
a ranghi ridottissimi.
Ma dei signori onorevoli senza rossore in faccia non
c'è traccia, assolutamente sordi ad ogni appello, tranquilli in altre
faccende affaccendati perché tanto dalle loro tasche non cadrà un euro, o
pochi spiccioli, mantenendo intatte le laute indennità di cui godono,
senza alcuna conseguenza giuridica - per esempio la decadenza - per
l'ostinata e perdurante latitanza. No, lo ribadiamo, non è demagogia
spicciola affermare che si tratta di un vero schiaffo a chi non si può
permettere siffatta sfrontata "elasticità" in ufficio, a scuola, in
negozio, in fabbrica, in cantiere, a chi non ha un'occupazione e a chi
avendola arriva bocconi alla terza settimana del mese.
No, non è demagogia, è un richiamo a un minimo senso del pudore
verso gli elettori e di rispetto della carica pubblica ricoperta.
Rimane inteso che all'improvviso potremmo assistere a qualche seduta
d'aula affollata con scorrerie da una norma e all'altra per inserire
emendamenti vari a scopi eminentemente elettorali, squallori
crepuscolari cui siamo abituati.
In un Paese normale quasi nessuno di costoro sarebbe
riconfermato, spediti a casa senza complimenti. Da noi non è così e non
per colpa dei marziani ma nostra. In buona parte, al netto della
riduzione dei seggi da 90 a 70, li rivedremo comodamente alloggiati nei
Palazzi del potere siciliano pronti a comportarsi, nei prossimi cinque
anni, esattamente allo stesso modo. Forse qualche riflessione, prima di
entrare nella cabina elettorale il 5 novembre prossimo, la dovremmo
finalmente maturare. Lamentarsi dopo sarebbe troppo tardi... demagogico.
Pippo Russo
La scuola di ecologia Culturale è un luogo di scambio di esperienze e di costruzione di tecniche democratiche e pacifiche per lo sviluppo sostenibile delle società umane e si muove per realizzare iniziative (prevalentemente in partnership) per l’educazione dei giovani (la scuola del territorio e uno dei partner naturali della scuola) e lo sviluppo di un capitale umano di eccellenza che dovrà essere protagonista dello sviluppo culturale ed economico delle società e dei popoli Euro Mediterranei.
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mercoledì 13 settembre 2017
venerdì 16 giugno 2017
'Caro Giuseppe Graviano ti scrivo'
PALERMO
'Caro Giuseppe Graviano ti scrivo'
PALERMO - “Ti presento i miei figli e ti mando le foto”,
così scriveva una donna a Giuseppe Graviano. E il capomafia di
Brancaccio raccontava della missiva, compiaciuto e commosso com'era, al
suo compagno di passeggiata, il camorrista Umberto Adinolfi.
'Caro Giuseppe Graviano ti scrivo'
La donna e il rispetto per il boss
di Riccardo Lo Verso da livesicilia.it
PALERMO - “Ti presento i miei figli e ti mando le foto”,
così scriveva una donna a Giuseppe Graviano. E il capomafia di
Brancaccio raccontava della missiva, compiaciuto e commosso com'era, al
suo compagno di passeggiata, il camorrista Umberto Adinolfi.
Nei nastri magnetici delle intercettazioni nel carcere di Ascoli
Piceno, eseguite dalla Direzione investigativa antimafia di Palermo, è rimasta impressa una storia di mafia, tradimenti e rispetto. Il rispetto che una giovane donna nutriva per il capomafia.
Uno dei protagonisti della vicenda è un carissimo amico di Graviano,
"più buono del pane", condannato all'ergastolo. Lo hanno arrestato nel
1995, pochi mesi dopo che analoga sorte era toccata al boss. Qualche
anno fa la moglie ha lasciato l'amico di Graviano. È andata via da
Palermo con un pentito, a sua volta abbandonato dalla compagna che non
lo ha seguito nella scelta di cambiare città, imposta dal programma di
protezione.
Il pentito e l'ex moglie dell'ergastolano si sono rifatti una vita.
Per un periodo la donna che ha scritto a Graviano ha seguito la madre.
Alla fine, però, ha deciso di tornare a Palermo per vivere con i parenti
del padre.
L'ultimo capitolo della storia è di un anno fa, quando Graviano ha ricevuto una cartolina in carcere:
“Caro Giuseppe, ciao. Come stai? Tu non mi conosci ed io non conosco te
- Graviano ha riferito ad Adinolfi il contenuto della missiva - quando
si tratta di carcerati che a me stanno nel cuore... in particolare tu...
ti volevo informare che sono diventata mamma... ti mando la foto... te
li presento”.
“Ho preso carta e penna e gli rispondo - ha spiegato Graviano al suo compagno di socialità - gli ho detto... ti ringrazio, ti auguro il bene...".
Poche righe per mostrare rispetto al capomafia detenuto. Poche righe
per marcare la distanza dalla scelta della madre di troncare il
matrimonio con il padre per scappare con un pentito lontano da Palermo.
mercoledì 5 aprile 2017
Spiagge più belle d'Italia: la Sicilia in testa con lo Zingaro e il Plemmirio
Spiagge più belle d'Italia: la Sicilia in testa con lo Zingaro e il Plemmirio
La porzione di litorale siracusano, area marina protetta fa il pieno di riconoscimenti
La Sicilia in testa tra le 15 spiagge più
belle d’Italia del 2017 secondo Skyscanner , sito leader mondiale nella
ricerca viaggi che ogni anno stila una classifica delle migliori spiagge
italiane, prendendo in considerazione diversi fattori, fra cui la
pulizia delle spiagge, lo stato delle acque, l'unicità del paesaggio
circostante e, non ultimo anche i suggerimenti dei viaggiatori che
utilizzano il sito. Al primo posto la spiaggia della Riserva dello
Zingaro mentre al quarto posto spicca la spiaggia del Plemmirio, a
Siracusa, seguita dalle Eolie. La spiaggia aretusea è raggiungibile solo
a piedi dallo sbocco n.34 dell'Area marina protetta del Plemmirio.
Il sito così giustifica il riconoscimento siracusano: “Giace della
Sicania al golfo avanti un’isoletta che a Plemmirio ondoso è posta
incontro, e dagli antichi è detta per nome Ortigia. Le magiche onde
della Sicilia sono esaltate dai versi del grande Virgilio, che
nell'Eneide parla di questa meraviglia naturale a pochi chilometri da
Siracusa. Stiamo parlando dell'Area Marina Protetta del Plemmirio, il
paradiso dei subacquei dove è possibile tuffarsi nel blu cobalto e
scoprire un mondo sottomarino unico. Qui si trovano le spiagge più belle
della costa, una su tutte quella libera dello Sbocco 34, un punto
strategico per fare snorkeling e diving. Questa che è la spiaggia più
amata dai bagnanti è raggiungibile in macchina, fino al parcheggio
gratuito sulla scogliera. Poi si scende a piedi... con non poca fatica
ma tanta soddisfazione”.
"Non possiamo che essere orgogliosi dell’inserimento dell’Area marina
protetta del Plemmirio tra le spiagge più belle d’Italia – commentano
Sebastiano Romano e Rosalba Rizza, rispettivamente presidente e
direttore dell’oasi marina siracusana – la natura è stata con noi molto
generosa e noi abbiamo l’onore, ma anche l’onere, di proteggere la
bellezza di questo splendido tratto di costa. Un lavoro che non è sempre
facile perché ci troviamo ogni giorno di fronte a mille difficoltà di
ogni genere in questa delicata mission istituzionale.Già il sito per
viaggiatori Tripadvisor ci ha premiati con l’eccellenza, e inoltre per
il 2017 ci siamo aggiudicati l’Oscar Ecoturismo 2017, promosso e
assegnato da Federparchi e Legambiente, e rivolto a Parchi nazionali,
regionali e alle Aree marine
protette che si siano distinti per interventi propri o di associazioni e
privati operanti nel Parco e volti a migliorare l’eco-compatibilità
dell’offerta turistica. In quel caso, ad essere selezionate nell’intero
panorama nazionale, sono state solo due aree marine e il Plemmirio ha
quindi rappresentato il mare protetto siciliano per “gli interventi a
favore dell’accessibilità degli sbocchi a mare alle persone diversamente
abili”.
mercoledì 15 marzo 2017
Crocetta occupa più poltrone possibili in attesa delle elezioni di ottobre
Ben Abdelaali presidente dell'Ircac
Sanità, scelti i dirigenti generali
PALERMO - Alla fine è arrivata la fumata bianca. Dopo mesi di tensioni e polemiche soprattutto interne alla stessa giunta, il governo Crocetta ha nominato il nuovo presidente di Ircac. E il nome era lungamente annunciato: si tratta di Sami Ben Abdelaali, consulente personale di Crocetta. Tunisino d'origine, ma siciliano d'adozione, Ben Abdelaali è tra i più fidati collaboratori del governatore, che lo ha scelto per curare anche diversi eventi relativi al rapporto tra la Sicilia e i Paesi stranieri, soprattutto dell'area Nordafricana. Ben Abdelaali ha rivestito anche un ruolo importante anche in occasione dell'ultimo Expo di Milano, nel contesto del Cluster Biomediterraneo, di cui la Regione siciliana era capofila.
Ma la giunta riunita oggi ha formalizzato altre nomine molto importanti. Sono quelle dell'assessorato alla Sanità dove da qualche settimana, da quando cioè l'ex dirigente generale Gaetano Chiaro è stato nominato a capo della Segreteria tecnica del presidente Crocetta, il dirigente Ignazio Tozzo “regge” entrambi i dipartimenti. Tozzo, oggi, ha acquisito la titolarità del dipartimento della Programmazione sanitaria che reggeva ad interim dopo il “trasferimento” di Chiaro. A capo dell'altro dipartimento della Sanità, cioè il Dasoe, è andato invece Rino Giglione, ex dirigente generale all'Urbanistica. La guida di quest'ultimo dipartimento, invece, è andata all'ex assessore all'Agricoltura Rosaria Barresi, oggi dirigente generale sempre nello stesso assessorato, che riceve l'interim.
“Lo sport preferito dal presidente della Regione Rosario Crocetta continua ad essere quello di occupare poltrone a tutti i livelli, collocando in posizioni di potere i componenti del suo cerchio magico, che diverranno a loro volta i candidati, alle prossime regionali, del movimento Riparte Sicilia. La nomina a presidente di Ircac di Sami Ben Abdelaali è l’ennesima prova di questa naturale attitudine dell’inquilino di Palazzo d’Orleans. Un progetto che si consuma sotto gli occhi del Partito Democratico, che continua a sostenere l’esecutivo peggiore che la Sicilia abbia visto. Di tutto questo, di una gestione sconsiderata della cosa pubblica, Crocetta e il Pd dovranno rispondere ad ottobre agli elettori”, così l’onorevole Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia all’Ars.
sabato 4 febbraio 2017
Palermo, lutto per la cultura E' morto Nino Buttitta
PALERMO - E' morto a Palermo l'antropologo Nino
Buttitta, studioso delle tradizioni popolari siciliane. Era nato a
Bagheria 84 anni fa. Figlio del poeta dialettale Ignazio Buttitta a cui è
intestata una Fondazione, aveva avuto anche un'esperienza parlamentare
come deputato nazionale (tra il 1992 e il 1994) e segretario regionale
del Psi. Era stato docente di antropologia culturale, preside della
facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Palermo, presidente
dei corsi di laurea in Beni demo-etno-antropologici. Anche il figlio
Ignazio e la moglie Elsa Guggino sono antropologi e docenti
universitari. Nei suoi studi Buttitta si è occupato soprattutto dei
percorsi simbolici della cultura popolare siciliana. Oltre che delle
arti figurative e dei miti, ha scritto libri sulla Pasqua e sulle feste
natalizie in Sicilia. I suoi saggi sono apparsi anche su riviste
culturali e alcuni pubblicati all'estero. Buttitta era stato anche
consulente e autore delle case editrici Sellerio, Flaccovio e Palumbo e
ideatore e direttore di varie collane e riviste culturali tra cui "Uomo
& cultura", nonché presidente del Centro studi linguistici e
filologici siciliani e della Scuola di Scienze umane. Protagonista a
lungo della vita culturale siciliana, Buttitta era stato amico di Renato
Guttuso e di Enzo Sellerio.
"Con Nino Buttitta scompare una delle figure più rappresentative della cultura siciliana. Fine antropologo di fama internazionale e maestro per diverse generazioni di allievi, è stato un grande e appassionato studioso delle tradizioni popolari siciliane". Lo afferma in una nota il presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone. "Proprio di recente aveva curato, per conto della Fondazione Federico II, i testi e il coordinamento scientifico della guida turistica 'Il cammino della passione', dedicata a 4 itinerari religiosi che si - aggiunge - svolgono in Sicilia durante la settimana santa. E proprio nell'occasione della presentazione del volume mi aveva colpito il giovanile ed emozionante entusiasmo con il quale raccontava la pluralità dei simboli e dei riti che caratterizzano le cerimonie della Pasqua nell'Isola. Per la Sicilia è una grande perdita. Alla sua famiglia vanno le condoglianze mie personali e dell'intera Assemblea regionale siciliana".(ANSA).
"Con profonda tristezza ho appreso della morte del professor Nino Buttitta, uomo simbolo della cultura siciliana e della capacità di coniugare con grande passione e umanità l'impegno culturale con quella politico e sociale. Palermo e la Sicilia perdono oggi una figura straordinaria, che con il suo amore per la cultura ha ispirato tantissimi giovani e appassionati." Lo ha detto il sindaco Leoluca Orlando nel rendere omaggio oggi presso la Camera ardente a Nino Buttitta, l'antropologo e studioso di tradizioni popolari, scomparso ieri.
"Apprendo con dolore della scomparsa del grande antropologo Nino Buttitta. Co lui perdiamo un pilastro della cultura italiana nel mondo. Esprimendo il cordoglio della cultura della città, sono vicino al dolore dei familiari e di chi gli è stato umanamente vicino". Lo ha detto l'assessore alla Cultura, Andrea Cusumano.
"Con Nino Buttitta scompare una delle figure più rappresentative della cultura siciliana. Fine antropologo di fama internazionale e maestro per diverse generazioni di allievi, è stato un grande e appassionato studioso delle tradizioni popolari siciliane". Lo afferma in una nota il presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone. "Proprio di recente aveva curato, per conto della Fondazione Federico II, i testi e il coordinamento scientifico della guida turistica 'Il cammino della passione', dedicata a 4 itinerari religiosi che si - aggiunge - svolgono in Sicilia durante la settimana santa. E proprio nell'occasione della presentazione del volume mi aveva colpito il giovanile ed emozionante entusiasmo con il quale raccontava la pluralità dei simboli e dei riti che caratterizzano le cerimonie della Pasqua nell'Isola. Per la Sicilia è una grande perdita. Alla sua famiglia vanno le condoglianze mie personali e dell'intera Assemblea regionale siciliana".(ANSA).
"Con profonda tristezza ho appreso della morte del professor Nino Buttitta, uomo simbolo della cultura siciliana e della capacità di coniugare con grande passione e umanità l'impegno culturale con quella politico e sociale. Palermo e la Sicilia perdono oggi una figura straordinaria, che con il suo amore per la cultura ha ispirato tantissimi giovani e appassionati." Lo ha detto il sindaco Leoluca Orlando nel rendere omaggio oggi presso la Camera ardente a Nino Buttitta, l'antropologo e studioso di tradizioni popolari, scomparso ieri.
"Apprendo con dolore della scomparsa del grande antropologo Nino Buttitta. Co lui perdiamo un pilastro della cultura italiana nel mondo. Esprimendo il cordoglio della cultura della città, sono vicino al dolore dei familiari e di chi gli è stato umanamente vicino". Lo ha detto l'assessore alla Cultura, Andrea Cusumano.
martedì 3 gennaio 2017
Le previsioni per il 2017
Crocetta, la Ztl e le previsioni comico satiriche del 2017
Come
ogni anno, giochiamo a prevedere cosa accadrà in Sicilia nel 2017. E'
satira, certo, ma alle volte... Buon divertimento e buon anno!
PALERMO – Come potrebbero mai cominciare l'anno nuovo i lettori di Livesicilia senza le consuete previsioni per l'anno che verrà? Come da tradizione, abbiamo incrociato antichi vaticini sumeri, oroscopo di Paolo Fox e pronostici del Polpo Paul. Sconsigliando la lettura a un pubblico facilmente impressionabile, precisiamo che queste previsioni non contengono olio di palma.
Gennaio
Leoluca Orlando istituisce a sorpresa la Ztl su viale Regione siciliana. Giusto Catania arruola sessanta nocchieri per trasportare in barca gli automobilisti da via Messina Marine a Sferracavallo.
Tensione a Palazzo d'Orleans. Crocetta caccia via un signore sconosciuto da una riunione di giunta accusandolo di essere una spia di Faraone. Ma era l'assessore Vermiglio e lui non se lo ricordava.
Zamparini: imminente la vendita del Palermo a una cordata vietnamita.
Febbraio
Faraone attacca il governo Crocetta per i suoi fallimenti. E ottiene altri due assessori in giunta.
Primo raduno nazionale dei Professionisti dell'antimafia dal titolo: “Espelliamo i professionisti dell'antimafia”.
Crocetta nomina Nelli Scilabra vescovo di Gela. Papa Francesco non batte ciglio: “Chi sono io per giudicare?”, commenta il Pontefice mentre aspetta Bob Dylan in Vaticano. Ma Bob Dylan non si presenta.
Marzo
A Palermo si indaga sulle firme delle giustificazioni della scuola elementare di Riccardo Nuti.
Lampedusa, il dottore Bartolo dà la vista a due ciechi nati.
Il ministro degli Esteri Alfano parla in inglese all'Assemblea delle Nazioni Unite e per una serie di equivoci lessicali rischia di fare esplodere la Terza guerra mondiale. L'emergenza rientra grazie all'intervento di John Peter Sloan.
Al botteghino sbanca il nuovo film di Pif, “Pasqua col Boss”, raffinata e graffiante commedia sulla mafia ispirata ai cinepanettoni.
Aprile
Processo Trattativa, i pm di Palermo chiamano a sorpresa come testimone l'ex sottosegretario del Partito d'Azione Cavalier Avvocato Gerolamo Bellotti Bon, di anni 104. Ma il teste decede per l'emozione ricevendo l'atto di citazione.
Zamparini: imminente la vendita del Palermo a Kim Jong-Un.
Crocetta nomina Nelli Scilabra regina d'Inghilterra. Proteste dell'ambasciatore britannico.
Maggio
Amministrative a Palermo. Orlando batte Ferrandelli sul filo e per festeggiare pedonalizza tutta la città per quaranta giorni.
Cade il governo Gentiloni. Si va al voto anticipato. Ala lancia la campagna social “Adotta un verdiniano, sta bene su tutto come il nero”.
Partono le Parlamentarie dei 5 stelle. Stringenti i requisiti richiesti: non fare parte dei servizi segreti e/o della Spectre; sapere apporre firme leggibili; credere nelle scie chimiche e/o nei protocolli dei Savi di Sion e/o negli extraterrestri nascosti all'Area 51 e/o nel Mostro di Loch Ness; o-ne-stà!
Giugno
Il più votato alle Parlamentarie è il nipote più piccolo di Cancelleri. Commenta ogni giorno sul blog di Beppe e sa a memoria tutta l'autobiografia di Dibba. Ma ha 12 anni e pare pertanto non sia candidabile. I grillini gridano al complotto.
Non c'è pace nell'Udc siciliana. Alla vigilia del voto si consuma un'altra scissione. Gianpiero D si separa da 'Alia e reclama anche l'apostrofo. La questione finisce davanti ai probiviri.
Il Movimento 5 Stelle vince le elezioni politiche. Lo spread sale a 56mila punti. Mattarella conferisce l'incarico a Nino Di Matteo. Che già che c'è gli chiede se sa qualcosa della Trattativa.
Luglio
All'arena sbanca il nuovo film di Pif, “Sicilia Cosc to Cosc”, raffinata e graffiante commedia sulla mafia ispirata ai road movie americani.
Zamparini annuncia: imminente la vendita del Palermo a un signore di Militello Rosmarino che ha fatto 13 al Totocalcio nel 1988 e ha ancora dei risparmi alle Poste.
Ultimatum di Faraone a Crocetta: pronti a uscire dalla giunta se non si cambia passo. Parte rimpasto lampo: ai renziani tutti e dodici gli assessorati.
Agosto
Con una circolare Crocetta nomina Nelli Scilabra arcivescovo di Canterbury. La Chiesa Anglicana accoglie la notizia con sorpresa.
Primarie del centrodestra per la scelta del candidato alla presidenza della Regione. Vince con il 90 per cento Totò Cuffaro. La consultazione viene omologata.
Settembre
Nel Pd qualcuno si accorge che tra un mese si vota per le Regionali. Sgomento nel partito. Raciti convoca una direzione per scoprire chi minchia è che lo sapeva e non lo ha detto prima a nessuno.
Primarie on line dei grillini per il candidato alla presidenza della Regione. Per un bug nella piattaforma on line vince Totò Cardinale. Ma essendo stato pubblicato in automatico il risultato sul blog di Beppe Grillo esso assurge a dogma ed è pertanto incontestabile.
Orlando estende la Ztl a tutta l'area metropolitana di Palermo. E invia Giusto Catania alla testa di due legioni per piegare alcune sacche di resistenza a San Giuseppe Jato.
Ottobre
Il Pd fissa le primarie per la scelta del candidato presidente della Regione il 31 ottobre. Purtroppo le Regionali si celebrano il 29 senza candidato del Pd.
Totò Cardinale è il primo governatore grillino della Sicilia.
Il governo pentastellato di Roma decide l'uscita dell'Italia dall'euro e il ritorno al baratto.
Novembre
Crocetta trova lavoro come nuovo giudice di X Factor. E porta con sé Lumia come concorrente.
Il ministro delle Infrastrutture Fedez inaugura con i sindaci Orlando e Bianco la nuova linea del tram Pollaci-Librino che collega Palermo a Catania costruita sulla ex autostrada A19.
Dicembre
In tv spopola la nuova serie di Pif “Mamma ho perso l'appello”, raffinata e graffiante commedia a puntate sulla mafia ispirata ai classici per l'infanzia natalizi con una spruzzata di legal thriller.
Beppe Lumia vince X Factor con l'inedito “Sviluppo e legalità”.
Con decreto legge il governo pentastellato di Roma abroga la magistratura giudicante delegandone le funzioni al Fatto quotidiano.
Un dirigibile attraversa i cieli della Sicilia con lo striscione “Siete su scherzi a parte”. Per fortuna.
atira dell'anno che arriva
mercoledì 26 agosto 2015
Ritardi, errori e
cause perse
Come Crocetta ha buttato oltre un miliardo
Come Crocetta ha buttato oltre un miliardo
La lentezza nella spesa dei Fondi Pac farà tornare a Roma 273 milioni
per il 2015 e 800 milioni nel triennio. Persi anche i soldi destinati ai Beni
culturali, mentre incombono sulla Regione mega ricorsi. Nella Formazione le
sentenze del Tar costeranno 62 milioni.
di Accursio
Sabella (livesicilia.it)

I fondi Pac tornati a Roma
I primi giorni di aprile il direttore generale dell'Agenzia per la Coesione Territoriale Maria Ludovica Agrò scrive al presidente della Regione Crocetta, al suo capo di gabinetto Giulio Guagliano e alle Autorità di gestione per la programmazione del Fondo sociale europeo e del Fondo per lo sviluppo rurale. Come abbiamo raccontato in un numero del mensile S del maggio scorso, nella nota del dirigente dello Stato si fa riferimento alla “individuazione delle risorse Pac oggetto della riprogrammazione”. In pratica si parla dei soldi che il governo centrale “sottrarrà” alla Sicilia, in ritardo per la spesa dei Fondi del Piano di azione e coesione. Il governo Renzi, con la legge di stabilità ha deciso infatti di assegnare tre miliardi e mezzo alle aziende per contribuire gli sgravi contributivi per assunzioni a tempo indeterminato. Per reperire quei soldi, l'esecutivo centrale ha deciso di utilizzare le somme “non ancora impegnate alla data del 30 settembre 2014”. E il ritardo della Regione è enorme.
Degli oltre due miliardi destinati alla Sicilia, infatti, al 30 settembre del 2014 non era stato speso più di 1,6 miliardi di euro. Ma lo Stato all'Isola farà uno sconto, salvaguardando una fetta dei finanziamenti in qualche modo impegnati entro la fine dell'anno solare o quelli per i quali era stato avviato l'iter. Così, solo per il 2015, la cifra che la Sicilia è riuscita a farsi scappare ammonta a 273 milioni. Di questi, ben 112 milioni erano quelli destinati al “Piano giovani”.
Ma il “danno” per i siciliani non si limita a quei 273 milioni. E non riguarda solo il 2015. Altri 66 milioni sono stati persi per quanto riguarda il 2016, 307 milioni per il 2017 e oltre 153 milioni per il 2018. Un totale di 800 milioni di euro. Destinati, tra le altre cose, anche alle infrastrutture siciliane (tra gli interventi previsti anche quelli destinati al completamento dell'autostrada Siracusa-Gela), all'ammodernamento dell'Isola (compresa la diffusione della banda larga), alle scuole e agli asili nido.
Addio ai soldi per i beni culturali
Ma non solo fondi Pac. Due giorni fa il quotidiano Repubblica dà la notizia della perdita di 22 milioni di euro che l'Europa aveva destinato al recupero di alcuni importanti siti culturali siciliani. L'assessore Antonino Purpura si è difeso: l'assessorato ai beni culturali, nonostante gli oltre 3 mila dipendenti, manca di "tecnici", e necessiterebbe di esterni, mentre quei progetti sarebbero stati ereditati dal precedente assessore Maria Rita Sgarlata (che smentisce questa affermazione, attaccando Purpura) in condizioni critiche e già in grave ritardo. A prescindere dalle responsabilità, però, i soldi sono tornati indietro con un decreto del governo centrale. E adesso anche i privati che avevano investito in quei progetti si preparano a far piovere sull'assessorato i ricorsi.
Una situazione che, per certi aspetti, è simile a quella che deriva da un recente sentenza della Corte Costituzionale. La Consulta, pronunciandosi su un ricorso avanzato da un gruppo di aziende che si occupano della gestione di siti culturali e museali, ha ritenuto “illegittima” la revoca, da parte del governo Crocetta, di un mega-bando voluto dall'esecutivo di Raffaele Lombardo. Gare per i “servizi aggiuntivi” nei musei, bandite nel 2010 e aggiudicate già nel 2012. Per milioni di euro. Ma il governo Crocetta alla fine del 2013 ha deciso di fermare tutto: quelle gare, secondo il presidente, erano viziate dall'assenza di una norma sugli appalti: quella che imponeva l'obbligo del “conto corrente dedicato”. Una norma regionale approvata due anni prima che, secondo Crocetta, doveva rappresentare un argine alla possibile infiltrazione di Cosa nostra e della criminalità organizzata in quel settore. Una scelta seguita dall'intenzione, manifestata dal governatore, di inviare i tanti precari siciliani nei siti culturali dell'Isola. Ma per la Corte costituzionale, la revoca di quelle gare è illegittima. Per un anno e mezzo, così, alcune tra le più grandi società che si occupano di cultura in Sicilia e in Italia sono rimaste “al palo” nonostante avessero vinto un bando pubblico. E adesso sono pronte a presentare al governo Crocetta una richiesta di risarcimento milionario. Persino difficile da quantificare.
Le cause perse nella Formazione
E il governo dovrà sborsare ancora un bel po' di milioni a causa degli interventi apparentemente “moralizzatori” operati nel settore della Formazione professionale. Perché nel frattempo sul governo Crocetta continuano a piovere sentenze dei tribunali amministrativi sfavorevoli all'amministrazione regionale. Se tutto andrà male, la Regione sarà costretta a reperire altri 62 milioni di euro. Dei 339 milioni del “Piano giovani”, la maggior parte (310 milioni) riguarda il finanziamento dei corsi ex Avviso 20, oltre che dei tirocini formativi dei ragazzi. Ma quella voce, scrive il governo regionale in una recente delibera, va modificata. “Le diverse pendenze giudiziarie – si legge infatti - potrebbero portare a un maggiore fabbisogno finanziario di euro 62,7 milioni e a una rideterminazione complessiva di 372,7 milioni di euro”. Dove e come verranno recuperati questi soldi, invece, non è molto chiaro. Intanto, come detto, le sentenze continuano a dare torto al governo Crocetta. Solo l'ultima, quella che ha dato ragione al Cefop sulla cessione al Cerf costerà alla Sicilia circa 32 milioni di euro. Altri 16 milioni andranno invece restituiti a enti inizialmente privati dell'accreditamento, poi restituito dai giudici amministrativi. E altri 14 milioni “ballano” per cause ancora pendenti.
La rinuncia ai contenziosi
Un quadro desolante. Al quale va aggiunto ovviamente il caso più eclatante. Era il giugno del 2014 e il governatore si recava al Ministero dell'Economia accompagnato dall'allora assessore Roberto Agnello (che sarebbe rimasto in giunta appena sei mesi da quel momento) per firmare un accordo con lo Stato che avrebbe “salvato” i conti della Regione. “La Regione si impegna a ritirare, entro il 30 giugno 2014, - questo il testo dell'accordo - tutti i ricorsi contro lo Stato pendenti dinnanzi alle diverse giurisdizioni relativi alle impugnative di leggi o di atti conseguenziali in materia di finanza pubblica, promossi prima del presente accordo, o, comunque, a rinunciare per gli anni 2014-2017 agli effetti positivi sia in termini di saldo netto da finanziare che in termini di indebitamento netto che dovessero derivare da eventuali pronunce di accoglimento”. Una decisione che ha consentito di reperire circa 530 milioni (ancora da incassare interamente, tra l'altro), ma che si è subito tradotta in un autogol. La Corte costituzionale, infatti, con una sentenza depositata il 17 aprile ha riconosciuto alla Sicilia (e alle altre Regioni a Statuto speciale che avevano avanzato un analogo ricorso) il diritto a incassare le entrate relative alle accise sull'energia. Somme che invece, dal 2012, col decreto “Cresci Italia” il governo romano aveva avocato a sé. Per un totale, in questo caso, di 235 milioni annui per le Regioni interessate. La quota annuale spettante alla Sicilia si aggirava intorno ai 73 milioni di euro, da moltiplicare per sei anni. Entrate legittime, alle quali il governo ha già deciso di rinunciare. Insieme a quelle che eventualmente scaturiranno da nuove pronunce favorevoli all'Isola. Un lusso che la Sicilia dei ritardi, degli errori e degli strafalcioni non può permettersi.
mercoledì 4 giugno 2014
Sicilia senza lavoro
Non si fa che parlare di rivoluzione, antimafia e legalità nel Palazzo di "cristallo" che fu dei principi D'Orleans e oggi del Presidente Crocetta. Ci sarebbe da dire che i proverbi non sbagliano mai, c'è ne uno che dice: Mentre il medico studia il malato muore.
Sicilia senza lavoro
Istat: 38 mila posti sfumati
Istat: 38 mila posti sfumati
Secondo
l'Istat, gli occupati nell'isola sono 1 milione 307 mila (erano 1.345 nel primo
trimestre del 2013), il tasso di disoccupazione è aumentato di 2,5 punti
percentuali in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
PALERMO- Non si ferma l'emorragia di posti di lavoro in
Sicilia, dove, nel primo trimestre di quest'anno rispetto allo stesso periodo
del 2013, sono andati in fumo 38 mila posti di lavoro, cresce il numero dei
disoccupati (23,2%) e quello delle persone in cerca di occupazione (+ 44 mila).
E' il quadro che emerge dal rapporto dell'Istat su occupati e disoccupati nel
primo trimestre 2014. Stando ai dati dell'Istituto di statistica, da gennaio a
marzo di quest'anno, gli occupati nell'isola sono 1 milione 307 mila (erano
1.345 nel primo trimestre del 2013), il tasso di disoccupazione è aumentato di
2,5 punti percentuali in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: è
pari al 23,2% (era il 20,7%) contro una media del Mezzogiorno del 21,7%. Peggio
fanno solo Calabria (25,4%) e Campania (23,5%).
giovedì 20 marzo 2014
lunedì 17 febbraio 2014
Il dirigente scrive alla Regione ( da Livesicilia.it)
La lettera
Il dirigente scrive alla Regione:
"Per favore, fatemi lavorare"
"Per favore, fatemi lavorare"
Sabato
15 Febbraio 2014 - 18:12 di Accursio Sabella
Articolo letto 6.456 volte
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Ugo
Arioti, uno dei 1.800 dirigenti regionali racconta la propria storia, al limite
del paradosso: "Sono parcheggiato all'assessorato Famiglia. Non ho alcun
incarico. Ho risposto a tutti gli atti di interpello. Ma si preferisce
scegliere gli 'amici".
PALERMO - Quindici pagine di curriculum per chiedere alla Regione:
“Per favore, fatemi lavorare”. Un dirigente regionale
scrive al nostro giornale. Ha appena letto la notizia che riporta l'avviso
pubblicato dall'amministrazione alla ricerca di esperti esterni nel settore dei
trasporti. Ma Ugo Arioti, dirigente del dipartimento Famiglia, racconta: “Ho
risposto a tutti gli atti di interpello, ho scritto per ricevere un incarico. E
invece, resto parcheggiato qui in assessorato”.
“Credo – scrive il dirigente alla nostra redazione - che in una
fase come questa, in cui c'è un gran bisogno che l'apparato amministrativo
regionale funzioni per rilanciare e seguire, direi anche accompagnare, lo sviluppo
socio-economico regionale, non ci si possa permettere di mettere in posteggio
centinaia di dirigenti che hanno sempre svolto la loro attività istituzionale
con il massimo impegno e con la consapevolezza del ruolo svolto, impermeabili a
qualsiasi compromesso per fare carriera. Io – racconta Arioti - nel 1991 sono
entrato in Regione e ho sempre fatto quello che era possibile e impossibile,
talvolta, fare con quello che l'amministrazione mi metteva a disposizione in
risorse umane e attrezzature. Ho sviluppato programmi e software ancora oggi in
uso e faccio parte della "società degli innovatori della P.A."”.
Ma alla Regione, a quanto pare, le competenze del dirigente,
ripercorse in un chilometrico curriculum vitae, non servono. “Questa
guida politica della Regione – spiega sempre il dirigente - non solo è sorda e
cieca alla meritocrazia e preferisce 'l'amico', ma è del tutto priva di
coscienza organizzativa e di organizzazione del lavoro. Così non va avanti una
Regione a Statuto Speciale e, cosa ahimè più grave, si lasciano ampi spazi di
manovra alle speculazioni mafiose e al qualunquismo”.
La lettera al nostro giornale, a dire il vero, è solo l'ultimo
“passo” compiuto dal dirigente, che pochi giorni fa aveva
inviato una chiarissima, seppur pacata, richiesta a Gianni Silvia, capo di
gabinetto del presidente della Regione Crocetta. “Mi chiamo Ugo Arioti e faccio
parte della dirigenza della Regione Siciliana, in atto mi trovo senza contratto
o proposta di contratto presso il Dipartimento della Famiglia”. Così inizia la
nota inviata a Silvia. “Non ho ricevuto – prosegue - alcuna indicazione in
merito alla decisione di affidare ad interim l'Unità di Staff di cui ero
responsabile (UMC Unità di staff n°2 - Famiglia) e, pur avendo risposto a tutti
gli atti di interpello possibili, ancora oggi, mi trovo, con grave danno per
l'amministrazione, posteggiato presso il dipartimento Famiglia dal quale le sto
scrivendo e dal quale non ho ricevuto, nonostante la mia richiesta, anche
formale, nessuna indicazione o incarico altro”.
Il dirigente sta lì, quindi. Parcheggiato. Nonostante non ne abbia alcuna voglia. E nonostante avesse risposto a tutti i tentativi con i quali la Regione ha cercato professionalità interne all'amministrazione stessa. “La mia inattività – prosegue Arioti - è improduttività per l'apparato amministrativo. Non volendo entrare nel merito delle responsabilità del Centro di Responsabilità al quale appartengo e avendo sempre dato il mio contributo all'organizzazione e allo sviluppo delle attività istituzionali affidatemi, Le chiedo, di grazia, di leggere il mio curriculum e ove Ella lo ritenesse opportuno e utile, di affidarmi un incarico permettendomi di dare il mio modesto contributo allo svolgimento delle attività istituzionali. Non le sto chiedendo – prosegue Arioti - di rivestire incarichi più remunerativi del mio, perché mi rimetto alla sua visione e alle istanze utili e importanti che l'amministrazione può affidare ad un architetto e che Ella certamente meglio di me ha la capacità di stabilire e organizzare”. Come dire, in una frase, “cara Regione, per favore, fammi lavorare”.
Il dirigente sta lì, quindi. Parcheggiato. Nonostante non ne abbia alcuna voglia. E nonostante avesse risposto a tutti i tentativi con i quali la Regione ha cercato professionalità interne all'amministrazione stessa. “La mia inattività – prosegue Arioti - è improduttività per l'apparato amministrativo. Non volendo entrare nel merito delle responsabilità del Centro di Responsabilità al quale appartengo e avendo sempre dato il mio contributo all'organizzazione e allo sviluppo delle attività istituzionali affidatemi, Le chiedo, di grazia, di leggere il mio curriculum e ove Ella lo ritenesse opportuno e utile, di affidarmi un incarico permettendomi di dare il mio modesto contributo allo svolgimento delle attività istituzionali. Non le sto chiedendo – prosegue Arioti - di rivestire incarichi più remunerativi del mio, perché mi rimetto alla sua visione e alle istanze utili e importanti che l'amministrazione può affidare ad un architetto e che Ella certamente meglio di me ha la capacità di stabilire e organizzare”. Come dire, in una frase, “cara Regione, per favore, fammi lavorare”.
Aggiungo solo una cosa: Mio nonno, buon anima mi ripeteva sempre: Il Pesce puzza dalla testa.
Se non ci organizziamo per fare argine a questa marea di fango i nostri figli non avranno altra speranza che espatriare.
Ugo Arioti
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