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lunedì 5 febbraio 2024

LA BELLEZZA ovvero il respiro dell'anima universale di Ugo Arioti (n1)

 

 


Buongiorno, oggi cominciamo un percorso culturale che ci può condurre ad una vetta altissima e trascendentale, tanto da far venir le vertigini: la bellezza. La nostra vita è un viaggio che ci porta verso di lei, ma spesso rifuggiamo dal nostro destino preferendo a questa luce il buio che ci nasconde. Dire Bellezza è parlare del divino che è in noi. I Popoli che hanno respirato lo scambio culturale tra Africa Asia ed Europa le hanno dato diversi nomi, ma lo strumento dell'antichità classica che serviva a raggiungere il traguardo erano le "MUSE". Era l'Arte, la Gioia, la vita e il rispetto della sua essenza. Cose che oggi sono andate perse. Brancoliamo nel buio e viviamo nella menzogna, Ma torniamo sul tracciato, le Muse! Le Muse (in greco antico: Μοῦσαι, -ῶν?; in latino: Mūsae, -ārum) sono nove divinità femminili della religione greca. Erano tutte sorelle, in quanto figlie di Zeus e di Mnemosine (la "Memoria") e la loro guida era Apollo. L'importanza delle muse era elevata: esse rappresentavano l'ideale supremo dell'Arte, intesa come verità del "Tutto" ovvero l'«eterna magnificenza del divino». E cos'è il Divino se non l'esistenza e il sogno della libertà dell'anima di interagire con le altre galassie dell'Universo, con la loro musica,  la loro geometria, la loro matematica. Il segreto dell'Universo: la bellezza. Dobbiamo ritornare ad essere guerrieri della Luce e uscire dal buio delle nostre anime avvelenate da finti miti di progresso e di potere, effimeri quanto il respiro di una candela.

 

domenica 9 aprile 2017

Concetto della metafisica di Platone  (Appunti di viaggio   N° 1 di  Ugo Arioti)


La metafisica di Platone  (Appunti di viaggio   N° 1 di  Ugo Arioti)

Concetto della metafisica di Platone. La principale novità della filosofia platonica consiste nella scoperta di una realtà superiore al mondo sensibile, vale a dire una dimensione soprafisica (o metafisica) dell’essere


La principale novità della filosofia platonica consiste nella scoperta di una realtà superiore al mondo sensibile, vale a dire una dimensione soprafisica (o metafisica) dell'essere. - Il piano soprasensibile dell'essere è costituito dal mondo delle idee. Le idee platoniche non sono semplici concetti materiali, ma sono “entità” o “essenze” che sussistono in sé e per sé in un sistema gerarchico ben organizzato, e che costituiscono il vero essere. Vorrei farvi riflettere, infatti, sul “Pensiero” che muove, come dice Dante “Il Sole e l’altre Stelle”!, questo è un sistema preesistente all’uomo e sta a lui scoprire le leggi (il pensiero che lo muove) che lo ordina gerarchicamente per costruire questo meccanismo “infinito”! Ma, se questo ci appare comprensibile, è del tutto insufficiente per spiegare il concetto della metafisica platonica. Ricominciamo: La gerarchia di cui parla Platone si spinge oltre, entra nel campo metafisico ponendo, dentro il recinto, al vertice del Mondo delle Idee, quella del Bene. Al livello più basso del Mondo delle Idee si trovano le entità matematiche, cioè i numeri e le figure geometriche. Attenzione: Idea è uguale a Forma interiore, essere, vero essere, essenze della cosa; non si tratta, quindi, di un concetto, di un pensiero. Bene è la Somma idea, Principio supremo e assoluto da cui tutto dipende. Bello è il Modo in cui il bene si manifesta Il dualismo ontologico (distinzione di 2 parti dell'essere), a cui corrisponde un dualismo gnoseologico (distinzione di due forme di conoscenza, una inerente il sensibile, l'altra inerente il mono delle idee), si riflette nella concezione dualistica dell'uomo: ? Anima ente affine al soprasensibile ? Corpo ente sensibile. La conoscenza, ergo, è Anamnesi, cioè ricordo di verità da sempre conosciute dall'anima e che riemergono di volta in volta nell'esperienza concreta. Platone presenta questa teoria della conoscenza in due modi: in modo mitico (le anime sono immortali e hanno contemplato le idee prima di scendere nei corpi) in modo dialettico (ogni uomo può apprenderla sé verità prima ignorate, per esempio i teoremi matematici). Platone parte dal Principio che la conoscenza è proporzionale all'essere: essere di grado massimo, perfettamente conoscibile; non-essere, assolutamente inconoscibile. Tra questi due estremi esiste una realtà intermedia che è il Mondo sensibile, misto in essere e non-essere perché soggetto al divenire, a cui corrisponde una conoscenza intermedia fra scienza e ignoranza, una conoscenza che non è vera e propria conoscenza e ha nome “Opinione”.


mercoledì 22 marzo 2017

Empatia e compassione sono sentimenti indissolubilmente connessi?

«Se saprai sorridere con chi sorride, piangere con chi soffre, allora, figlio mio, chi potrà contestarti il diritto di esigere una società migliore? Nessuno, perché tu stesso, con le tue mani, l’avrai creata!»
Tommaso Da Kempis


         Da qualche giorno sta impazzando nella rete un video che vanta già cinque milioni di visualizzazioni e altrettante numerose condivisioni. Devo ammettere di aver riscontrato una significativa ambiguità in quei tre minuti di visione e di aver avvertito molto fastidio, nonostante le immagini accattivanti, nel notare una denigrazione di quel sentimento chiamato compassione descritto in modo distorto. Il motivo di un simile fraintendimento riguardo uno dei più nobili sentimenti umani mi è oscuro.
Il video di cui parlo e che sarà noto sicuramente a molti di voi è quello realizzato da Brené Brown ed è da me riportato nell’introduzione del post.
Vengono sottolineate le differenze che intercorrono tra empatia e compassione, ridicolizzando e svuotando di significato quest’ultima, come se l’empatia non fosse minimamente connessa alla compassione.
         L’empatia e la compassione sono due sentimenti molto simili e con differenze quasi impercettibili.
            Li accomuna la capacità di immedesimarsi nell’altro, non necessariamente un amico o un essere appartenente alla stessa specie. Si tratta, infatti, di emozioni che solo gli esseri veramente nobili d’animo riescono a provare.
La parola compassione deriva dal latino “cum patior” (soffro con) e dal greco συμπἀθεια “sym patheia” (simpatia, provare emozioni con…). La compassione indica uno stato d’animo che s’interiorizza in un individuo portandolo a percepire emotivamente il dolore degli altri e spingendolo a prodigarsi per diminuirne l’intensità. La compassione implica, e la stessa etimologia della parola lo evidenzia, un coinvolgimento al dolore di un altro essere vivente. Si tratta di una profonda unione spirituale con una sofferenza a noi familiare, o talvolta sconosciuta, che cerchi di alleviare quel tormento che scuote l’animo altrui.
Sentimento elevatissimo che non tutti siamo in grado di provare e molto differente dalla pietà, di cui comunque non viene fatto nessun tiepido accenno nel video in questione.
La pietà, così come oggi viene intesa e distaccandosi dall’accezione originaria data a tale parola, trova le sue fondamenta nel timore, reca in sé una separazione dall’altro ed è sovente accompagnata da una sensazione di sollievo che può tradursi in una frase che suona pressappoco così: «Fortuna che non è successo a me!» Oppure in coloro che credono nell’esistenza di un’entità superiore in grado di decidere in che modo “distribuire” la sofferenza, si assiste non di rado ad una preghiera rivolta a tale entità che conceda loro la grazia di non essere sottoposti ad una simile disgrazia.
Ma nel video in questione, come ho già messo in risalto prima, la contrapposizione tra empatia e pietà non viene nemmeno contemplata.
Ma cosa significa veramente empatia e cosa la distingue dalla compassione?
                 Empatia è anch’essa una parola che deriva dal greco “εμπαθεια” (en, “dentro”, e pathos, “affetto o sentimento”) ed il significato appare identico a quello di compassione. Gli antichi greci usavano tale termine per indicare la relazione emotiva e partecipativa che univa l’autore-cantore al suo pubblico.
Con il passare del tempo l’accezione della parola empatia viene ampliata a sentimenti non limitati alla mera comprensione del dolore, ma anche alla capacità di gioire insieme all’altro.
Ma ciò che di “nuovo” gli studiosi moderni hanno introdotto nell’uso della parola empatia è quella grandezza di soffermarsi ad ascoltare e di spersonalizzarsi, ovvero di lasciar da parte ogni giudizio personale ed entrare nel mondo interiore dell’altro senza alcun preconcetto.
Eppure anche nella compassione non si fa alcun cenno sull’eventuale giudizio morale che scaturisce dalla comprensione del dolore altrui e la fusione con l’altro è implicita nello stesso termine.
Persino nella corrente filosofica sofista si leggono dei passi in cui viene ben espresso il significato di compassione:
« la poesia nelle sue varie forme io la ritengo e la chiamo un discorso con metro, e chi l’ascolta è invaso da un brivido di spavento, da una compassione che strappa le lacrime, da una struggente brama di dolore, e l’anima patisce, per effetto delle parole, un suo proprio patimento, a sentir fortune e sfortune di fatti e di persone straniere.» (Gorgia)
            Alcuni studiosi sostengono che la differenza tra compassione ed empatia risieda principalmente nell’istintività della prima e nella razionalità della seconda.
Secondo tali ricercatori l’empatia non può nemmeno essere considerato un sentimento, ma un atteggiamento mentale razionale in virtù del quale siamo in grado di poter comprendere le necessità e le emozioni altrui senza alcun coinvolgimento emotivo e quindi molto proficuo nelle relazioni professionali. Se un medico si lasciasse coinvolgere emotivamente dalla sofferenza dei suoi pazienti non riuscirebbe più a condurre una vita normale e verrebbe schiacciato da un simile fardello. Ma questo aspetto nel video in questione non viene assolutamente trattato; viene addirittura derisa la persona compassionevole, rappresentata da una capra, che nell’immaginario collettivo rimanda ad uno degli animali più stupidi.
 Salta agli occhi di tutti la superficialità della capra in questione; sembra voglia liberarsi frettolosamente della persona che chiede aiuto, non cerca nemmeno di soffermarsi un attimo ad ascoltare e cerca di trovare il lato positivo della questione sottoposta con risposte “confortanti” che non riuscirebbero a risollevare nemmeno una piuma.
Indubbiamente di fronte a certi dolori è impossibile trovare le parole giuste per consolare la persona sofferente ed il compassionevole tende a lenire quei sentimenti lancinanti che attanagliano l’individuo sprofondato nel buio. E non è di certo facile trovare un modo per farlo sentire meglio, quindi l’attenzione dev’essere indirizzata fondamentalmente all’ascolto, una capacità molto rara e che dovrebbe essere insegnata agli egocentrici o a coloro che vanno sempre di fretta per scelta o per i ritmi frenetici imposti dalla società moderna.
Molte sono le riflessioni che riguardano tale argomento, ma di certo non trovo illuminante quel video che sta dilagando a macchia d’olio e che ridicolizza ciò che viene chiamato compassione (symphaty in inglese) dalla ormai nota signora Brown.
Ho invece trovato un video che non utilizza alcun cartone, dura qualche minuto in più rispetto a “La forza dell’empatia” e induce riflessioni molte più profonde rispetto al popolare video che ha invaso il web.
                   Secondo il mio punto di vista, nel momento in cui si riesce ad empatizzare si comincia a provare compassione. I due stati d’animo non possono essere separati, se non dalla differenza di gioire insieme agli altri o trovare delle risposte consolatorie; è più facile comprendere il dolore altrui che gioire di un suo momento di grazia, soprattutto se la persona in questione conduce una vita frustrante e tende ad invidiare gli altri.
              Così affermava Friedrich Nietzsche: «Le nature compassionevoli, soccorrevoli nella disgrazia in ogni momento, sono di rado quelle che partecipano insieme alle gioie altrui: nella felicità degli altri esse non hanno niente da fare, sono superflue, non si sentono in possesso sella loro superiorità e mostrano perciò facilmente disappunto.»
               L’essere in grado di guardare oltre il nostro vissuto e di ascoltare veramente l’altro racchiude una fusione tra empatia e compassione che ci condurrà ad entrare in armonia con l’universo liberandoci da quella forma di insano egoismo che nel nostro piccolo contribuirà a sanare il mondo. Vorrei anche aggiungere che accorgersi dei sentimenti dell’altro non significa semplicemente concentrarsi sulle parole che dice, ma andare oltre quel contenuto e saper leggere il silenzio. Un’impresa poco facile che implica una sensibilità non comune a tutti. Se fosse così diffusa non ci troveremo di certo dinnanzi ad un mondo così rintanato nell’egoismo e nella sopraffazione. Bisogna farsene una ragione: non tutti sono in grado di sentire veramente l’altro.
Di seguito il video riguardante l’ascolto empatico ed alcune citazioni sull’empatia e la compassione.
Per riflettere insieme e comprendere che l’argomento trattato non può essere riassunto in pochi minuti o con un semplice post. E soprattutto per sottolineare ancora una volta che sono molte, e spesso discordanti, le opinioni sull’empatia.
                 Quando sei nella sventura e cerchi compassione dal prossimo, gli porgi una parte del tuo cuore. Ti ringrazierà, se ha buon cuore; se ha il cuore duro, ti disprezzerà. Kahlil Gibran
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L’uomo non troverà la pace interiore finché non imparerà ad estendere la sua compassione a tutti gli esseri viventi. Albert Schweitzer
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Un animo grande è superiore all’ingiuria, all’ingiustizia, al dolore, al dileggio; e sarebbe invulnerabile, se non soffrisse per compassione. Jean de La Bruyère
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La compassione è la più importante e forse l’unica legge di vita dell’umanità intera. Fëdor Dostoevskij
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Quest’uomo che t’indigna, o nacque da una razza diversa dalla tua o è un tuo fratello smarrito. In ognuno di tali casi, non merita la tua compassione? Jean Rostand
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La civiltà dell’empatia è alle porte. Stiamo rapidamente estendendo il nostro abbraccio empatico all’intera umanità e a tutte le forme di vita che abitano il pianeta. Ma la nostra corsa verso una connessione empatica universale è anche una corsa contro un rullo compressore entropico in progressiva accelerazione, sotto forma di cambiamento climatico e proliferazione delle armi di distruzione di massa. Riusciremo ad acquisire una coscienza biosferica e un’empatia globale in tempo utile per evitare il collasso planetario? Jeremy Rifkin
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Beato chi può dire a se stesso: io ho asciugato una lacrima. Giuseppe Giusti
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L’empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo può ricevere in dono.
Charles Darwin
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Il mio io totale, la mia intera individualità, la mia entità, la quale è unica come lo sono le mie impronte digitali, non può mai essere pienamente compresa, neppure per via empatica, perché non vi sono due esseri umani identici.
Erich Fromm

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La coscienza empatica si fonda sulla consapevolezza che gli altri, come noi, sono esseri unici e mortali. Se empatizziamo con un altro è perché riconosciamo la sua natura fragile e finita, la sua vulnerabilità e la sua sola e unica vita; proviamo la sua solitudine esistenziale, la sua sofferenza personale e la sua lotta per esistere e svilupparsi come se fossero le nostre. Il nostro abbraccio empatico è il nostro modo di solidarizzare con l’altro e celebrare la sua vita.
Jeremy Rifkin
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Quelli che riescono a mettersi nei panni altrui, quelli che riescono a capire come la pensano gli altri, non dovranno mai preoccuparsi per quello che il futuro ha in serbo per loro. Owen D.Young
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Empatia è metterti nei panni degli altri per poter sentire quello che essi provano. Se fai soffrire qualcuno, empatia è soffrire insieme a lui. Malcolm
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L’empatia è un processo che ci consente di «metterci nei panni dell’altro» per capire veramente, oltre al contenuto formale del messaggio, il suo stato d’animo e i suoi sentimenti. L’empatia facilita la comprensione del significato personale, soggettivo delle parole dell’altro, più che il loro contenuto logico- formale. Essa costituisce un particolare modo di comunicare nel quale il ricevente mette in secondo piano la propria maniera di sperimentare la realtà per cercare di lasciare risuonare in se stesso le esperienze e percezioni dell’interlocutore. Michele Capurso
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Nell’ascolto empatico bisogna essere in grado di allentare le difese e di rinunciare a parte delle nostre certezze. Da una parte è necessario sostenere l’emotività altrui e dall’altra evitare di proiettare sull’altro i nostri sentimenti, paure o desideri che siano.
Carla Curina Cucchi e Maurizio Grassi
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Se la salute è la cosa piú importante che si possa – e che ci si possa – augurare, è anche perché essa ci consente di non rischiare d’incorrere in uno dei piú sgradevoli effetti collaterali della malattia: essere costretti, in momenti di particolare debolezza e vulnerabilità, ad avere a che fare con medici, chirurghi, dentisti, psichiatri e con tutti quegli operatori della salute che, in genere, mostrano una disponibilità e una capacità di comprensione empatica non molto dissimili da quelle di un perito delle assicurazioni o di un esattore delle tasse. Giovanni Soriano
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Compassione e pietà sono assai differenti. Mentre la compassione riflette l’anelito del cuore a immedesimarsi e soffrire con l’altro, la pietà è una serie controllata di pensieri intesi ad assicurarci il distacco da chi soffre. Paul C. Roud
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L’empatia si sarebbe sviluppata perché mettersi nei panni dell’altro per sapere cosa pensa e come reagirebbe costituisce un importante fattore di sopravvivenza in un mondo in cui l’uomo è in continua competizione con gli altri uomini.
Geoffrey Miller
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Quando noi consideriamo una realtà animata (animale o umana) da un punto di vista o da uno schema di riferimento puramente esterno, senza sforzarci di capirla dall’interno per via empatica, noi la riduciamo allo stato di oggetto.
Carl Rogers
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La più alta espressione dell’empatia è nell’accettare e non giudicare. Carl Rogers
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Se sei in conflitto con un’altra persona, la prima cosa che dovresti fare è cercare di capirla a fondo. Guardare in profondità ti farà vedere la sua sofferenza e allora non avrai più voglia di farle del male, di punirla o di farla soffrire, ma accetterai così com’è e cercherai di aiutarla. E’ così che la comprensione contribuisce a rendere possibile l’amore. A sua volta l’amore aiuta la comprensione ad approfondirsi: quando provi simpatia o affetto per qualcuno, sei in una posizione per capirlo o capirla. Se invece non hai alcuna empatia per quella persona, se non l’accetti, non avrai alcuna possibilità di capirla. Thich Nhat Hanh
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Empatia significa comprendere immedesimandosi nell’altro e dedicandosi a lui con calore. Anselm Grün
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Chiunque è incline a piangere con l’infelice; ma il morso del dolore non gli penetra fino nell’infinito; così, per mostrare di gioire con chi è felice, sforza il suo volto che fa resistenza al sorriso. Eschilo
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Ciò per cui la gente viene ammirata e apprezzata in comunità sono le loro qualità gentili: il loro senso di umorismo e il tempismo, la loro capacità di ascoltare, il loro coraggio e l’onestà, la loro capacità di empatia. Morgan Scott Peck
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 Chi sa capire tutto è molto infelice. Maksim Gor’kij
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Non passione ci vuole, ma compassione, capacità cioè di estrarre dall’altro la radice prima del suo dolore e di farla propria senza esitazione. Fëdor Dostoevskij
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La compassione non è una relazione tra il guaritore ed il ferito. È un rapporto tra eguali. Solo quando conosciamo la nostra stessa oscurità possiamo essere presenti nel buio degli altri. La compassione diventa reale quando riconosciamo la nostra comune umanità. Pema Chödrö
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L’amore è compassione, e più si ama, più si prova compassione. Miguel de Unamuno
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Tutto quello che voglio è raggiungere e toccare un altro essere umano, non solo con le mani, ma con il cuore.
Tahereh Mafi
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Non disprezzare la sensibilità di nessuno. La sensibilità di ciascuno è la sua genialità. Charles Baudelaire
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Il monumento di un grande uomo non è di granito o marmo o bronzo. Consiste nella sua bontà, le sue opere, il suo amore e la sua compassione. Alfred Armand Montapert
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L’amore autentico è sempre compassione; e ogni amore che non sia compassione è egoismo. Arthur Schopenhauer
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Soltanto dopo essere scesi negli abissi del Dolore riusciamo a comprendere la complessità che essere umani comporta, a provare compassione per tutte le altre creature viventi che soffrono, a rendere onore al coraggio…e a donare comprensione, gentilezza e compagnia a coloro che ne hanno bisogno. Pam Brown
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Il cosiddetto mondo spazio-temporale, questo in cui ci troviamo, può addirittura non esistere: può essere soltanto un’illusione; ma è assolutamente innegabile che in esso tutti soffriamo. Per cui la compassione verso gli altri, tutti gli altri, dagli insetti agli elefanti, da Einstein a Fiorino il mio cane amato che è morto, non è soltanto un’esigenza del cuore, ma un’ineluttabile legge della logica: ci troviamo tutti nello stesso inferno. Carlo Coccioli
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Per poter sostenere uno stile di vita che esclude gli altri, o per potersi entusiasmare con questo ideale egoistico, si è sviluppata una globalizzazione dell’indifferenza. Quasi senza accorgercene, diventiamo incapaci di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri, non piangiamo più davanti al dramma degli altri né ci interessa curarci di loro, come se tutto fosse una responsabilità a noi estranea che non ci compete. Papa Francesco
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È solo con il vero amore e la compassione che possiamo cominciare a riparare ciò che è rotto nel mondo. Sono queste due cose benedette che possono cominciare a guarire i cuori spezzati. Steve Maraboli
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La compassione si basa sull’empatia, che, a sua volta, richiede l’attenzione agli altri. Daniel Goleman
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Essere capiti vuol dire essere presi e accettati per quello che siamo. Natalia Ginzburg
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Se ciò che io dico risuona in te, è semplicemente perché siamo entrambi rami di uno stesso albero. William Butler Yeats
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La compassione, insegna Freud, non è qualcosa di innato. La compassione è una “diga psichica” che deve essere costruita pian piano per permettere ad ogni essere umano di opporsi alla crudeltà. È solo grazie alla compassione che ci si può immedesimare negli altri – in coloro che soffrono, che sono fragili, che hanno bisogno del nostro aiuto – per poi agire di conseguenza. Ma se quando siamo piccoli nessuno ci insegna la compassione, come possiamo poi provarla e combattere le pulsioni di crudeltà che pure caratterizzano la natura umana? Michela Marzano
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La compassione è la risposta spontanea dell’amore; la pietà l’involontario riflesso della paura. Paul C. Roud
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Quanto è possibile capire il dolore, l’amore di un altro? Fino a che punto possiamo capire coloro che vivono tra dolori, frustrazioni e angosce più profonde delle nostre? Se capire significa mettersi al posto di colui che è diverso da noi, i ricchi e i dominatori del mondo hanno mai potuto capire milioni di miseri emarginati? Orhan Pamuk
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Questa fu la mia scrupolosità: fui sempre consapevole nel camminare avanti e indietro, al punto ch’ero sempre colmo di compassione perfino per una goccia d’acqua, attento a non ferire alcuna delle minuscole creature annidate tra le fessure del terreno. Tale era la mia scrupolosità. Buddha
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Non c’è nulla di più pesante della compassione. Nemmeno il nostro proprio dolore è così pesante come un dolore che si prova con un altro, verso un altro, al posto di un altro, moltiplicato dall’immaginazione, prolungato in centinaia di echi.
Milan Kundera
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In tutti i tempi gli uomini più profondi hanno avuto compassione degli animali, proprio perché essi soffrono della vita, ma non hanno la forza di rivolgere la punta del dolore contro se stessi e di comprendere metafisicamente la loro esistenza; il vedere il dolore senza senso suscita anzi ribellione nel più profondo dell’anima. Friedrich Nietzsche
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Bisogna ascoltare nel silenzio, in modo da comprendere quelli che tacciono. Ernst Stankvoski
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La compassione è quasi un’abnegazione che l’uomo fa di se stesso, quasi un sacrifizio che l’uomo fa del suo proprio egoismo. Giacomo Leopardi
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Il progresso del senso morale non sarà compiuto fino a quando non allargheremo la nostra compassione ai popoli di tutte le razze, poi alle persone prive di intelligenza, agli storpi, agli individui che non hanno un ruolo ben definito nella società. E infine ai membri di tutte le specie. Charles Darwin
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N.B. Le immagini e i video sono stati reperiti nel web e quindi considerati di pubblico dominio

martedì 3 novembre 2015

Spinoza: “Etica” e “Trattato teologico-politico”

Spinoza: “Etica” e “Trattato teologico-politico”

A cura di 
 
Vita e opere
Baruch de Spinoza nasce ad Amsterdam nel 1632 in una famiglia ebraica emigrata dal Portogallo a causa delle persecuzioni religiose. Baruch studia presso la scuola della comunità della città olandese, affiancando alla sua formazione lo studio del latino, grazie soprattutto al maestro gesuita Francisus van den Enden (1602-1674): si avvicina così ad autori quali Virgilio, Orazio, Cicerone, Seneca, Tacito,Sallustio, Petronio e Marziale. Tra i suoi interessi filosofici principali, si possono indicare la filosofia scolastica e gli autori come Bacone e Cartesio, che rimane un punto di riferimento fondamentale (ed assieme al quale Spinoza è ritenuto oggi uno dei padri del moderno razionalismo).
Il 27 luglio del 1656 accade l’evento determinante della vita di Spinoza: la comunità ebraica di Amsterdam pronuncia solennemente contro il filosofo un atto di scomunica (in ebraico, cherem), probabilmente connesso all’eterodossia del pensiero spinoziano (riassunta nella sua formula Deus sive natura) e alla sua interpretazione filologica della Bibbia. Spinoza si ritira quindi prima presso Leida e poi nei dintorni de L’Aia, dove si guadagna da vivere come ottico e tornitore di lenti. Rifiutata una cattedra presso l’Università di Heidelberg - sia per rifiuto della mondanità che per mantenere la propria libertà intellettuale - Spinoza si spegne nel febbraio del 1677.
L’unica opera pubblicata da Spinoza in vita e a proprio nome sono i Principi della filosofia cartesiana del 1661, cui s’aggiungono i Pensieri metafisici, che approfondiscono i punti di vicinanza e di separazione col pensiero cartesiano. Opera giovanile è il Breve trattato su Dio, l’uomo e la felicità, prima perduto e poi ritrovato verso la metà del XIX secolo e in cui Spinoza anticipa alcune linee-guida dell’Ethica ordine geometrico demonstrata, nota anche come Etica. A partire dai primi anni sessanta Spinoza lavora congiuntamente all’Etica e al Trattato teologico-politico (in latino Tractatus theologico-politicus), che sarà pubblicato anonimo nel 1670 e che costituirà il suo “manifesto” sulla libertà religiosa e di pensiero(e varrà imediatamente condannato dalle autorità religiose cattoliche e protestanti). L’Etica, terminata nel 1674 ma circolata solo in forma manoscritta per evitare nuove condanne, viene pubblicata postuma nel 1677 ad opera dell’amico Jan Rieuswertsz.
 
La filosofia di Spinoza: L’Etica e il Trattato teologico-politico
 
Il “Deus sive Natura” e il determinismo
Il punto cardine della filosofia spinoziana, che si configura come una sintesi tra la metafisica tradizionale e i nuovi orizzonti della Rivoluzione scientifica secentesca, è l’identificazione di carattere panteistico di Dio e natura (Deus sive natura secondo la sua celebre formula nell’Etica) e la concezione di Dio come ordine geometrico del mondo, per cui Dio si identifica, da un punto di vista immanente, con la razionalità dell’universo, che è organizzato in modo ridgidamente deterministico.
Spinoza quindi, rifiutando la visione antropomorfa biblico-cristiana della divinità e impostando una interpretazione del testo sacro basata sull’indagine filologica, individua il compito della filosofia nelcondurre l’uomo alla “somma beatitudine”, ovvero all’identificazione della propria volontà con la necessità universale di Dio.
Il panteismo, il concetto di sostanza, l’esistenza di Dio
Spinoza interpreta esplicitamente la filosofia come via per ottenere la serenità e la beatitudine dell’esistenza: allora anche la sua etica sarà in ultima analisi finalizzata a un’ars vivendi. L’Etica è appunto strutturata secondo un percorso che va dalla dimostrazione dell’esistenza di Dio (prima parte) alla teoria della conoscenza (seconda parte), fino alla teoria degli affetti umani (terzo libro) e agli ultimi due libri, che analizzano i  motivi per cui l’uomo è schiavo delle passioni (quarto libro) e indicano la via per conquistare la vera libertà.
L’Ethica ordine geometrico demonstrata si presenta come un’enciclopedia che tratta i vari problemi filosofici con particolare attenzione nei confronti dell’etica; il suo procedimento è di tipo deduttivo e dipana le spiegazioni secondo definizioni, teoremi e dimostrazioni, cui si aggiungono gli “scolii”, ovvero dei brevi commenti o precisazioni aggiuntive, anche in merito alle obiezioni degli oppositori. L’intero sistema di pensiero metafisico viene desunto da Spinoza dal concetto di sostanza, termine con il quale intende:
ciò che è in sé e per sé si concepisce, vale a dire ciò il cui concetto non ha bisogno del concetto di un’altra cosa da cui debba essere formato 1
Si tratta quindi di una realtà autosufficiente e autosussistente che coincide con la divinità e presenta i seguenti attributi:
- è increata, essendo causa di sé;
- è eterna, poiché l’esistenza le è costitutiva;
- è infinita, poiché illimitata;
- è unica, e quindi indivisibile.
Spinoza fa derivare da questi attributi due prove dell’esistenza di Dio, quella ontologica, o “a priori”, secondo la quale “pensare a Dio significa pensare ad una realtà che avendo in sé la propria ragion d’essere non può non esistere” 2, e quella a posteriori, per cui, riflettendo sull’esistenza delle cose, si desume che “le cose o esistono per virtù propria o per mezzo di un ente necessario che avendo in sé la causa del proprio essere è pure la causa degli esseri contingenti” 3.
Il Dio di Spinoza coincide quindi con il mondo o, meglio, con la Natura, unica realtà che tutto comprende e nulla lascia al di fuori di sé. Le sue qualità strutturali sono gli attributi, e quindi una quantità infinita di dimensioni, tra le quali l’uomo può conoscere solamente l’estensione, o materia, e ilpensiero, o coscienza. Estensione e pensiero sono completamente eterogenei e di conseguenza non possono influenzarsi a vicenda: pertanto non vi sarà mai un corpo causa di un’idea o un’idea causa di un corpo. Nonostante questo è pur vero che a moti corporei corrispondono idee e viceversa, poiché il corpo è l’aspetto esteriore della mente e la mente l’aspetto esteriore del corpo. Si tratta quindi di un ordine inteso come rapporto tra diversi aspetti di un unica struttura unitaria, in cui pensiero ed estensione non sono sostanze differenti ma attributi di un’unica Sostanza, di una medesima realtà.
Gli attributi sono poi costituiti a loro volta da modi, ovverossia da concretizzazioni particolari; queste conretizzazioni possono essere infinite, se sono proprietà strutturali di un attributo, oppure particolari, se coincidono con i singoli corpi o le singole idee. Spinoza suddivide così la Natura al suo interno inNatura naturans (o “natura naturante”), intesa come causa primigenia dell’universo (quindi Dio e i suoi attributi), e Natura naturata (o “natura naturata”), intesa come l’insieme dei suoi stessi effetti. È qui evidente che entrambi gli aspetti sono due facce della stessa medaglia, ovvero l’ordine geometrico dell’universo.
 
La teoria dei gradi di conoscenza
La via alla “somma beatitudine” implica per Spinoza la definzione di una teoria della conoscenza, al cui vertice starà la contemplazione filosofica del Dio-Natura. Questo stato di conoscenza totalizzante si raggiunge mediante alcuni gradi successivi: la percezione sensibile, o immaginazione (come quando ci basiamo sulle opinioni “per sentito dire” o “sull’esperienza vaga”); la ragione dimostrativa; la scienza intuitiva delle cose e l’amore di Dio.
- La percezione sensibile o immaginazione è quella conoscenza di primo grado che coglie la realtà in maniera parziale. Si tratta della conoscenza pre-scientifica, che non connette causalmente le realtà ma le percepisce isolatamente ed è quindi errata per la sua inadeguatezza e confusione nel rappresentare le cose. A questo momento corrisponde, dal punto di vista etico, la schiavitù delle passioni, da cui l’uomo, non avendo ancora compreso le leggi che lo governano, si lascia tiranneggiare.
- Le idee comuni fanno invece parte di quella conoscenza di secondo grado che si basa sulla ragione e che conseguentemente fa uso delle idee chiare e distinte espresse dalla scienza. La ragione dimostrativa spinoziana connette gli enti e gli oggetti secondo rapporti causali e necessariamente ordinati. Il suo corrispettivo etico è la vita secondo virtù, in cui l’uomo padroneggia consapevolmente la propria condotta sociale.
- La scienza intuitiva, che rappresenta l’ultimo gradino della conoscenza, si fonda sull’intellettoe coincide con la metafisica stessa della filosofia spinoziana, ossia l’intuizione dell’Uno nel molteplice e del molteplice nell’Uno. La mente supera così le limitazioni del finito e dell’immaginazione, per interpretare il molteplice alla luce dell’intelletto come qualcosa di unitario, necessario ed eterno. L’amore intellettuale di Dio sarà così la conoscenza dell’ordine necessario, che costituisce la sostanza stessa della divinità.
 
Le passioni e la libertà umana
Centro dell’etica spinoziana è la tesi della naturalità dell’uomo, che, in opposizione all’antropologia filosofica tradizionale, sottopone la specie umana alle leggi dell’universo al pari di tutte le altre specie animali, senza quindi costituirne un’eccezione. Non essendo più una creatura privilegiata, l’uomo è sottoposto a quelle regole dell’universo che sono uniche e identiche per tutte le cose; alla base della morale, c’è per Spinoza quella che viene definita “conoscenza adeguata”, ovvero quella conoscenza che, implicando l’idea di Dio, supera la sensibilità e l’immaginazione (che sono forme di conoscenza fallaci e parziali), giunge alle proprietà oggettive dei corpi, e non al modo e alle maniere in cui noi li percepiamo.
Ogni comportamento umano deriva poi, nell’etica spinoziana, da uno sforzo di autoconservazione, oconatus, che ne costituisce l’essenza. Se riferito alla mente si parla di Volontà, se riferito al corpo di Appetito, che può essere cosciente o incosciente. Quando l’Appetito è cosciente diventa Cupidità, da cui seguono la Letizia, che si verifica nel caso di affezione causata dal passaggio da una perfezione minore a una maggiore, e la Tristezza, connessa invece al passaggio da una perfezione superiore a una inferiore. Le passioni, o effetti secondari, derivano da questi affetti primari, da cui muovono anche Bene e Male, identificati da Spinoza in senso relativo come ciò che giova e ciò che non giova al conatusdi autoconservazione.
Lo sforzo di autoconservazione è la comune legge di comportamento degli esseri viventi e si compie nella ricerca dell’utile individuale. Non è quindi possibile sfuggire al determinismo naturale neanche per quanto riguarda la realizzazione personale; nonostante ciò, Spinoza riesce a conciliare libertà e determinismo. In virtù della ragione, l’uomo può manovrare lo sforzo di autoconservazione con idee chiare e atti consapevoli. Quindi, posto che l’azione umana è sempre diretta all’utile, la scelta consiste nel valutare se agire per esso in modo istintivo o in modo razionale secondo una virtù intesa come sforzo di autoconservazione cosciente. Quella spinoziana è insomma un’idea di libertà inserita in ogni caso in un contesto deterministico. La ricerca dell’utile, in ogni caso, è sempre sociale e collettiva, infatti per natura l’uomo secondo ragione sarà sempre spinto all’unione e alla socialità.
Secondo Spinoza, infatti, i beni ricercati comunemente dall’uomo sono vani e lo sono per tre motivi:
- non colmano i bisogni profondi dell’animo;
- sono transeunti ed esteriori;
- generano inquietudine e incatenano la mente, più che apportare benefici.
Spinoza non condanna questa tipologia di beni in sé, ma la loro assolutizzazione, che porta ciascuno di noi a scambiarli per il bene sommo della sua vita. In contrapposizione a questi ordini, l’unico bene che per il filosofo è in grado di curare le inquietudini dell’animo è il metatemporale e il metafinito, che dà una serenità ferma e sicura. Infinito ed eterno si identificano quindi con il Cosmo e la serenità suprema con l’unione di mente e natura.
Per quanto concerne le passioni e l’autocontrollo umano di esse, Spinoza chiarisce da subito che esse non vanno condannate né represse, ma comprese al pari di qualunque altra proprietà umana secondouna geometria delle emozioni mirata a individuare le leggi che regolano la struttura emotiva dell’uomo. L’obiettivo è quello di identificare e rendere predominanti gli affetti e le emozioni positive, al cui vertice sta la condizione di beatitudine e l’amore intellettuale di Dio (amor Dei intellectualis).
 
Stato e religione
Spinoza, in coerenza con gli assunti dell’Etica, espone la sua teoria dello Stato nel Trattato teologico-politico. La visione spinoziana parte dal concetto di stato di natura, nel quale il diritto coincide e dipende dalla potenza. Ovviamente un diritto di forza implica la guerra di tutti contro tutti (come ipotizzato nel Leviatano di Hobbes) e il diritto naturale di ciascuno è reso fittizio da quello degli altri. L’associazione sgorga così dallo stesso diritto di natura, che per la sua conformazione spinge gli uomini a una socialità reciproca finalizzata alla sopravvivenza. L’associazione determina quindi un diritto più forte appartenente a un organo superiore che viene chiamato Governo e con la cui azione può sorgere il diritto comune.
Il diritto dello Stato limita il potere individuale senza annullare il diritto naturale; infatti l’unica differenza che intercorre tra stato di natura e stato associativo è che in quest’ultimo c’è una garanzia di sicurezza (originata proprio dalla cessione del diritto soggettivo al diritto comune) che però non implica l’assenza di una facoltà di giudizio individuale. Il limite di azione dello Stato è dettato dalle leggi, a cui il cittadino si sottomette secondo ragione. Bisogna infatti sottolineare che - a differenza dell’assolutismo di Thomas Hobbes - il filosofo olandese concepisce lo Stato come finalizzato a garantire anzitutto la libertà dei cittadini, con particolare riferimento per la libertà d’espressione e di critica: uno stato tirannico avrà meno possibilità di sopravvivere di uno stato che persegue questi principi di utilità.
Strettamente connesso alla teoria politica spinoziana è il suo concetto di fede, definito sempre nelTrattato teologico-politico e frutto dell’interpretazione filologia della Bibbia che causò a Spinoza non pochi problemi con le autorità. Nell’ipotesi del filosofo, il testo sacro insegna precetti di virtù in merito alla vita pratica, ma non trasmette insegnamenti di verità, rifiutando così sia i precetti dell’auctoritasortodossa sia le posizioni di chi interpreta filosoficamente la Bibbia con la pretesa di rintracciarvi razionalmente un significato recondito. Per tale via, la fede in SPinoza deve basarsi su pochi concetti fondamentali (il primo è ovviamente l’esistenza di Dio, dimostrata nell’Etica) ed ha una finalità squisitamente pratica: l’obbedienza. Fede e filosofia non possono quindi ostacolarsi tra loro, perché si occupano di ambiti diversi (appunto, l’obbedienza e al ricerca della verità), e quindi non ha nemmeno senso porre limiti alla libera speculazione filosofica o alla libertà di pensiero.
1 In tal senso, l’idea spinoziana di “sostanza” porta ancora più in là l’identificazione cartesiana di tre sostanze, e cioè Dio, la res cogitans e la res extensa. Per Spinoza, la sostanza è ciò che è del tutto necessario ed autosufficiente, e solo Dio può avere tali attributi.
2 N. Abbagnano e G. Fornero, Filosofi e filosofie nella storia, Torino, Paravia, 1992, p. 222.
3 Ibidem.