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mercoledì 4 giugno 2014

Sicilia senza lavoro

Non si fa che parlare di rivoluzione, antimafia e legalità nel Palazzo di "cristallo" che fu dei principi D'Orleans e oggi del Presidente Crocetta. Ci sarebbe da dire che i proverbi non sbagliano mai, c'è ne uno che dice: Mentre il medico studia il malato muore. 


Sicilia senza lavoro 
Istat: 38 mila posti sfumati

Secondo l'Istat, gli occupati nell'isola sono 1 milione 307 mila (erano 1.345 nel primo trimestre del 2013), il tasso di disoccupazione è aumentato di 2,5 punti percentuali in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

PALERMO- Non si ferma l'emorragia di posti di lavoro in Sicilia, dove, nel primo trimestre di quest'anno rispetto allo stesso periodo del 2013, sono andati in fumo 38 mila posti di lavoro, cresce il numero dei disoccupati (23,2%) e quello delle persone in cerca di occupazione (+ 44 mila). E' il quadro che emerge dal rapporto dell'Istat su occupati e disoccupati nel primo trimestre 2014. Stando ai dati dell'Istituto di statistica, da gennaio a marzo di quest'anno, gli occupati nell'isola sono 1 milione 307 mila (erano 1.345 nel primo trimestre del 2013), il tasso di disoccupazione è aumentato di 2,5 punti percentuali in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: è pari al 23,2% (era il 20,7%) contro una media del Mezzogiorno del 21,7%. Peggio fanno solo Calabria (25,4%) e Campania (23,5%).


mercoledì 1 maggio 2013

Portella della Ginestra: 1° maggio 2013


In questo primo maggio che sa di recessione e di dittatura delle Banche e della Finanza, in una Democrazia gestita dal nascente o rinascente partito unico ( PD+L=Nuova DC), con un capo del Governo Massone, nel ricordare una tremenda strage di Stato, si perché di questo si tratta, vorrei ricordare tutti quei morti mai ricordati che hanno difeso pagando con la vita i lavoratori e gli ultimi di questa terra nostra. Lo faccio con un pezzo di un mio amico, uno storico del movimento dei lavoratori e delle case del popolo di Partinico. Inutile dire che condividiamo il pensiero e la ragione di quello che è successo e che continua a succedere perpetuato da cerimonie inutili e sterili, dove i “ciarlatani del momento” si affannano a dire che bisogna alzare un velo sulle stragi di Stato, ma lo dicono soltanto nel giorno della memoria, scordando che tanti sindacalisti e lavoratori vennero in seguito trucidati per aver tenuto fede al loro impegno con la gente. Dove sono ora quei sindacati e quelle camere del lavoro?
Ugo Arioti
Portella della Ginestra: 1° maggio 2013
Non so quanto tempo ancora dovrà passare. Ma il tempo ormai non ha più né giorni né anni, e anche la ragione sembra non ...avere più senso. Sono trascorsi sessantasette anni dalla strage di Alia e dall’uccisione del sindacalista della Cgil Nicolò Azoti; sessantasei dalle stragi di Portella della Ginestra e di Partinico. Il tempo lontano di una guerra fatta con armi pesanti e bombe a mano. Contro i lavoratori, i loro rappresentanti. Simboli e realtà di una lotta per i diritti, perché i più deboli avessero un futuro.
Ma lo Stato, quello che noi chiamiamo Stato, fatto di uomini che ci governano, o che fanno le leggi o che dovrebbero acciuffare e punire i responsabili dei crimini, continua ad essere ignaro e lontano. Convitato di pietra, seduto sul suo scranno infernale, sordo e cieco. Macina tempo su tempo, generazioni di vittime alle quali tutto è sottratto, tranne il diritto di sperare, di credere ancora, per caparbia volontà di resistere fino all’ultimo.
I morti hanno lasciato a questo Moloch morti doppiamente vittime: di avere avuto i morti prima di loro senza giustizia e di essere morti loro, dopo, senza riconoscimento alcuno. Uccisi una seconda volta, quasi in un rito generazionale continuo. Tutto è accaduto e accade mentre Regioni e Stato finanziano false associazioni che con l’antimafia banchettano. Accumulano chiacchiere su chiacchiere, carriere su carriere, promesse su promesse, finzioni di memorie su storie della nostra carne cancellate. Cenere e nulla su nulla e cenere.
Ma io ho acceso una piccola fiamma e la coltivo di memorie, di storie, di fatti accaduti. Li consegno alle nuove generazioni perché sappiano. Perché coltivino il dubbio e abbiano occhi dove si possano vedere volare i sogni delle utopie concrete. Per continuare sempre a combattere, come fosse il primo giorno di una guerra lunga una vita intera.
Non andrò a Portella neanche quest’anno, per non assistere allo scempio dei morti per i quali nulla si è fatto; per non ascoltare l’assurdo silenzio su quegli altri morti che i giudici di Viterbo vollero legati ai primi, anche se assassinati un mese e mezzo dopo dentro le Camere del Lavoro, le sedi sindacali: mai menzionati, mai ricordati come se appartenessero a un altro pianeta. Non voglio più assistere alla retorica vuota, all’esibizione di ignoranza e tracotanza, all’uso strumentale dei morti, buoni solo per essere volgarmente divisi tra di loro come fautori di altri ideali, di altri valori. Non tollero più che i vivi continuino ad uccidere i morti.
Se essi si alzassero tutti insieme in una notte, quale spettacolo ci farebbero vedere! Sentiremmo le loro corazze e il rumore fatale delle loro armi mentre infuria la guerra ai vivi colpevoli di ignoranza e di oblio. E questa volta non perderebbero i morti.
GIUSEPPE CASARRUBEA

mercoledì 29 febbraio 2012

La Fabbrica dei "maccaruni" di Ugo Arioti



L'origine della parola maccheroni risale dalla parola siciliana "maccaruni" che vuole dire "trasformare la pasta con la forza". Nei metodi antichi di produzione della pasta, la forza significava la lavorazione dell'impasto con i piedi, spesso un processo per cui occorreva un giorno intero. Probabilmente, anche se il laganon greco, una specia di lasagna, era già conosciuta dalle popolazioni isolane dall'antichità, la vera introduzione in sicilia della " pasta trasformata con la forza" si deve agli invasori arabi. Infatti, negli scritti di Al Idrisi, un geografo Arabo, si trova che un prodotto a base di farina con forma di stringhe era prodotto a Palermo ( Idrisi geografo  arabo del XI Secolo).
Ai primi del novecento a Palermo l'artigianato della fabbricazione della pasta era molto sviluppato e botteghe e pastifici erano diffusi in tutta la città.
Il fotografo, un pioniere del documentarismo sociale, cattura questa scena di una fabbrica palermitana di maccheroni ai primi del secolo scorso, con l'esposizione all'aria della pasta e con i clienti e gli operai del pastificio. Nella commedia dell'arte possiamo ricordare Pullecenella ca magna maccaruna co Colombina bella soia, al museo di Capodimonte c'è una splendida statuina di porcellana bianca con bordature “azzolo” che raffigura Pulcinella e Colombina e alla base ci sta una zuppiera colma di maccheroni. chi non ricorda Totò e Peppino, che fanno incetta di maccheroni....anche in tasca e l'Albertone nazionale, sordi, che recita una delle sue parti più surreali proprio davanti a un piatto di maccheroni: Macaroni io ve distruggo!!

Ugo Arioti  ( Secem)