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mercoledì 8 marzo 2017

la notizia del LOTTO MARZO : ''Licenziata perché ho chiesto un contratto''


"Lotto Marzo", la denuncia della fisioterapista: ''Licenziata perché ho chiesto un contratto''

A Roma, di fronte alla sede della Regione Lazio, si tiene una delle manifestazioni per lo sciopero in occasione della Festa delle Donne. Al presidio partecipano, tra le altre, anche le lavoratrici dell'Istituto Riabilitativo Villa Delle Querce di Nemi. Una di loro racconta la sua storia: "Per 19 anni ho fatto la fisioterapista nella struttura avendo una finta partita Iva. Avevo tutti i doveri del dipendente, ma senza alcun diritto. In gravidanza ho lavorato fino all'ottavo mese in mezzo alle onde elettromagnetiche". A seguito anche di un decreto della regione Lazio (con cui la struttura è convenzionata), a febbraio la donna e altre due colleghe chiedono la stabilizzazione, ma in risposta il loro rapporto di lavoro viene interrotto. "In una lettera ci è stato scritto che avremmo dovuto dichiarare prima la volontà di essere stabilizzate, come se la colpa del licenziamento fosse nostra - prosegue la fisioterapista - ma noi mille volte abbiamo chiesto un incontro con il proprietario dell'azienda senza mai essere ricevute". In piazza sono presenti anche diverse altre lavoratrici di Villa Nemi, che denunciano come i vertici dell'istituto abbiano ostacolato la partecipazione delle dipendenti allo sciopero, cambiando i turni o cancellando i riposi

giovedì 7 gennaio 2016

Amare non è sinonimo di picchiare

Amare non è sinonimo di picchiare
 
Non sapeva cosa significasse l'amore. Aveva forse sei anni, sette, o giù di lì. Non sapeva cosa fosse, ma era curioso di saperlo.
-Mamma cos'è l'amore?-.
-Quando due stanno insieme- disse la madre mentre lavava i piatti. Lo disse con un tono quasi frettoloso, giusto perché suo figlio chiudesse la bocca. Il bambino se ne andò soddisfatto, tuttavia. Per tutto il giorno guardò il mondo come se fosse pieno d'amore: tutte le persone sedute a fianco nel tram, spalla a spalla al bancone di un bar per un caffè, a salire insieme una scala, ad entrare in una porta. Sembravano tutti innamorati e il bambino sorrideva.
Poi una sera i cartoni animati avevano finito di divertirsi in tv e il bambino scese dalla sua cameretta a dare la buonanotte a mamma e papà. Ma quando scese giù in cucina, c'era solo un gran frastuono. Si affacciò furtivo e vide suo padre sbraitare gesticolando fortemente. Tra una parola e l'altra poi lo vedeva tirare degli schiaffi sul viso della madre che piangeva a dirotto. Il bambino pianse e scappò in stanza disperato. La mamma si accorse del piccolo e ancora in lacrime e piena di lividi lo seguì in stanza. La porta della cameretta era chiusa e si sentivano i suoi singhiozzi di sottofondo. La madre allora si rassettò, cercando di asciugarsi le lacrime e aprì piano la porta cigolante. Nel buio della cameretta, tra mille giochi in disordine il piccolo continuava a piangere e mugugnare.
-Ehi piccolo, perché piangi?-.
Il bambino si girò di scatto con gli occhioni gonfi.
-Perché mamma sei una bugiarda. Quello non è amore-.

sabato 21 novembre 2015

25 Novembre giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne


Donne, violenza e cultura patriarcale: superare il dolore è possibile
 

Il 25 novembre è la giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, celebrata in Italia dal 2005 e solo da centri antiviolenza e case-rifugio. Poca visibilità per una ricorrenza che ha un compito importante: ricordarci che solo col giusto sostegno - affettivo ed economico - si può dare una speranza alle vittime

di SARA FICOCELLI

E' difficile misurare il dolore. E' difficile stabilire quanto pesa, quanto dura, quanto il suo odore - che è quello della paura - possa essere nauseabondo per chi se lo porta addosso. Ognuno vive la sofferenza in modo diverso. Uno schiaffo può imprimersi nella mente per anni, un livido può non scomparire mai. Per capire a fondo il fenomeno della violenza di genere, perpetrata ovunque nel mondo sulle donne unicamente perché donne, tuttavia, bisogna farlo. Bisogna dare una misura al dolore. Con i numeri, con le cifre, con le testimonianze delle vittime. Perché è solo così che, negli ultimi anni, i centri antiviolenza di tutto il mondo sono riusciti a sensibilizzare la gente: dati alla mano.

La 
giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, il 25 novembre, è stata istituita dalle Nazioni Unite nel 1999 ma in Italia viene celebrata solo dal 2005. La ricorrenza serve a mettere da parte, per un giorno, i numeri, invitando la società civile a toccare con mano il problema della violenza di genere e della cultura patriarcale leggendo libri, guardando film, partecipando a dibattiti, a mostre e a eventi a tema. Perché nessun problema culturale può essere davvero risolto se non viene compreso e interiorizzato nel profondo. Se non desta sdegno, commozione, empatia.

Una su tre ha subìto violenza. Nel 2013, in Italia, si sono registrati 179 casi di femminicidio, sette su dieci all'interno del contesto familiare o affettivo. Secondo
 l'ultima indagine Istat 2015, il 31,5% delle italiane ha subìto violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita e sono quindi 6 milioni e 788mila le donne che portano nella mente e sul corpo i segni della violenza. Una su tre.

Stesse percentuali a livello mondiale. Secondo l'
Organizzazione mondiale della sanità, nel mondo il 35% delle donne ha subito una violenza domestica o sessuale nel corso della propria vita, e il dato è talmente allarmante che l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) considera la violenza contro le donne una delle prime cause di morte o invalidità permanente per la popolazione femminile. Il 42% di coloro che hanno subìto violenze fisiche o sessuali da uomini con cui avevano avuto una relazione intima ha riportato gravi danni alla salute. E ancora, il 38% degli omicidi di donne nel mondo vengono commessi da un partner intimo. Ma il femminicidio è solo la punta dell'iceberg.

"Quando una donna subisce violenza - spiega Flavia Bustreo, vice direttore generale del settore Salute della famiglia, delle donne e dei bambini presso l'Oms - le ripercussioni sulla salute con cui dovrà fare i conti negli anni successivi sono molteplici perché non si corrono rischi solo dal punto di vista fisico, ma anche da quello della salute mentale, per non parlare del fatto che aumenta drasticamente il rischio di contrarre infezioni come l'Hiv. Sono tanti i Paesi del mondo, dalla Tanzania al Bangladesh al Perù, in cui il primo rapporto sessuale di una donna avviene forzatamente. Uno dei fattori su cui dobbiamo fare leva in tutto il mondo, Italia compresa, è l'educazione già in tenera età, facendo sì che i servizi sanitari siano equipaggiati per rispondere alla violenza con cure socio-sanitarie adeguate".

Disparità su tutti i fronti. "Nel nostro Paese non abbiamo ancora raggiunto la parità - spiega Simona Lanzoni, vice presidente di 
Fondazione Pangea Onlus, componente del gruppo per il monitoraggio dell'applicazione della convenzione di Istanbul (Grevio) - né abbiamo sconfitto la violenza. Un esempio per tutti in ambito lavorativo è il fatto che le donne subiscono ancora il "gender pay gap": a parità di responsabilità lavorative, ricevono uno stipendio inferiore rispetto a quello di un uomo. Meno reddito equivale a una inferiore capacità di consumo e di acquisto di beni durevoli, di proprietà, di accesso al credito. Chi subisce violenza e non ha autonomia economica dal compagno, difficilmente riuscirà a liberarsi da una relazione violenta, soprattutto se ci sono figli. Avere un reddito, un lavoro, è una delle condizioni fondamentali per rendersi autonome dalla violenza, per ricominciare a vivere libere e dignitosamente".

Mancanza di fondi e di coordinamento. A una situazione di per sé già difficile si aggiunge il problema della mancanza di fondi a favore delle associazioni femminili, che si occupano di sostenere le vittime e aiutarle a uscire dalla violenza. I centri antiviolenza sono motori, chiavi di cambiamento di una cultura che ancora genera e giustifica la violenza. "Non si può contrastare la violenza maschile - spiega Titti Carrano, presidente 
D. i. Re "Donne in Rete contro la violenza" - senza centri antiviolenza composti da donne, non istituzionali. I finanziamenti sono fondamentali ma è il ruolo politico, culturale e trasformativo dei centri la cosa davvero importante".

La situazione di povertà tuttavia porta questi centri a sopravvivere a stento, costringendo talvolta le operatrici a non poter lavorare come si deve. "Mancano politiche e azioni locali, sia regionali che nazionali, coordinate tra loro sui territori in cooperazione con i centri antiviolenza e le associazioni per i diritti, le forze dell'ordine, i pronto soccorso, i servizi sociali, le scuole. L'austerità in cui versa il Paese di certo non aiuta a realizzare queste sinergie. C'è mancanza di fondi a tutti i livelli, comprese le risorse per le associazioni femminili che si occupano di sostenere le vittime e aiutarle a uscire dalla violenza. Una situazione di povertà che porta a non assicurare le misure necessarie e dovute nel tempo, ovunque sul territorio italiano, come richiesto dalla Convenzione  di Istanbul", continua Lanzoni.

"Noi della rete nazionale de centri antiviolenza - spiega Carrano - abbiamo lavorato in questi mesi a una prima raccolta indipendente di dati sul finanziamento ai 74 centri antiviolenza che costituiscono la nostra rete. In sole sei Regioni è avvenuto un confronto o un reciproco scambio di informazioni fra l'ente locale e le associazioni, eppure è evidente che si tratta di un confronto indispensabile per impostare coerentemente la spesa. Nella stragrande maggioranza delle Regioni, ad oggi novembre 2015 i finanziamenti non sono ancora stati spesi e talvolta non si è provveduto neppure all'impegno delle risorse. Molti uffici regionali preposti a questo compito non hanno sufficiente competenza in materia, e quindi tendono a distribuire le risorse a fruitori non specializzati, senza alcuna esperienza di lavoro sulla violenza contro le donne. Manca completamente una valutazione delle priorità in termini di vantaggio per le donne che subiscono violenza. Una valutazione del genere non può essere fatta senza ascoltare il parere e cercare il consiglio dei centri e delle case che operano già da anni sui territori, e quindi conoscono bene le fragilità e i punti di forza del sistema".

L'autofinanziamento come unica soluzione. Per autofinanziarsi e portare avanti sia la battaglia culturale che i progetti di aiuto alle donne maltrattate, le associazioni italiane si sono ingegnate in tutti i modi possibili negli ultimi anni, e hanno trasformato il 25 novembre in una carrellata di eventi a tema finalizzati alla sensiblizzazione e alla raccolta fondi. Quest'anno si va dalla campagna 
#ConLeDonneXLeDonne, a sostegno dell'associazione nazionale D. i. Re "Donne in Rete contro la violenza", a quella rivolta agli uomini#inbarbaallaviolenza - uomini orgogliosi di metterci la faccia di Fondazione Pangea, al WeWorld Film Festival di Milano, rassegna cinematografica interamente dedicata ai diritti femminili, fino a mostre e spettacoli di teatro, come quello organizzato a Napoli, "Il silenzio delle Stelle", il cui ricavato andrà al Telefono Rosa della città partenopea. Per dare un contributo alla causa è dunque importante partecipare almeno a uno di questi eventi: un piccolo gesto che però può significare molto per chi lavora ogni giorno per convincere una donna a denunciare un marito violento.

Un'accellenza italiana: il festival "La violenza illustrata". In Italia c'è anche un evento di eccezione a livello mondiale, un festival dedicato al tema degli abusi, nato nel 2006 grazie alla 
Casa delle donne per non subire violenza di Bologna. La Violenza Illustrata è l'unico evento del panorama internazionale interamente dedicato alla giornata mondiale contro la violenza sulle donne e quest'anno, partendo dalle illustrazioni di Arianna Vairo e dalla rielaborazione di un famoso titolo di Adrienne Rich, Rinate di donna, parlerà del legame che unisce il pensiero femminista e la pratica dei centri antiviolenza, raccontando la relazione che dal femminismo ha portato ai centri antiviolenza, e il rapporto che per sempre lega una donna vittima di violenza alla donna che la accoglie e la sostiene. Perché è difficile quantificare il dolore, ma con il giusto sostegno è sicuramente possibile superarlo, e ricominciare a vivere.

domenica 19 ottobre 2014

MURALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

MURALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE


Non occorrono immagini,  resta il dolore, la ferita a raccontare silenziosamente di un abuso che non ha senso, ragione, giustificazione …. Assolutamente gratuito e oltremodo offensivo della dignità “divina” di ogni essere umano.
Così, senza immagini che il nostro cinismo sputa nell'oblio e che offendono occhi innocenti, abbiamo creato questo muro virtuale per ricordarci e ricordare che la violenza sulle donne è un abominio assurdo e uccide pure chi la fa, questo schifo gli resterà sempre addosso e il suo odore acre di morte lo accompagnerà per tutta l’esistenza.

In questo “MURALES” scrivono e possono scrivere tutti.
“Ci sono dolori che non si possono dimenticare.
Li teniamo chiusi a chiave,
barricati,
nelle nostre stanze buie del cuore.
Sono lì
muti
inermi.
A volte si svegliano inspiegabilmente.
E cominciano ad urlare.
E’ allora che li senti
con tutta la violenza 
degli schiaffi in pieno volto
che questa vita ci regala.
Bisognerebbe imparare a cogliere solo il meglio.
A ricordare la mano e non lo schiaffo.
E accarezzarla nei pensieri
E aprire quelle stanze buie
e lasciare entrare il sole.
Bisognerebbe… 
A volte però,
il cielo piove.
”
—  Gemma.blogger

“Viviamo in un mondo in cui ci nascondiamo per fare l’amore, mentre la violenza e l’odio si diffondono alla luce del sole.”
—  John Lennon
“Fate l’amore invece di impugnare quel coltello,
la violenza è stata sempre il metodo di chi non ha cervello.
”
—  Adoro-le-ragazze-timide blogger

Stiamo tutti remando sulla stessa barca. La violenza e la miopia sembrano dominare il nostro mondo. Abbiamo bisogno di remare in armonia, di abbandonare l’astio, la rabbia, la paura e l’orgoglio, di avere il coraggio di fare la cosa giusta, di amarci e rispettarci reciprocamente, di vedere e apprezzare la bellezza innata e la dignità di ciascuno, perché siamo tutti anime, tutti della stessa sostanza.
Ponyo blogger
Stop femminicidio
Jakub Schikaneder “Murder in the House”
« Il Femminicidio coinvolge regole restrittive, politiche predatorie e modi alienanti di vivere che, insieme, costituiscono l’oppressione di genere, e la loro realizzazione radicale porta all’eliminazione simbolico e concreta delle donne ed al controllo del resto.Il femminicidio (…) richiede complicità e consenso accettando molteplici principi concatenati: interpretando il danno per le donne come se non fosse tale, tergiversando su cause e motivazioni e negando le sue conseguenze. Tutto questo viene fatto per sottrarre la dannosa violenza contro le donne alle sanzioni etiche, giuridiche e giudiziarie che incorniciano altre forme di violenza (…) e lasciare le donne senza ragione, senza parola e senza essere in grado di rimuovere tale violenza. »




mercoledì 24 ottobre 2012

Amara riflessione dopo l'ennesima violenza su una giovane donna


Mi chiedo se si può morire a vent’anni per un incidente di percorso in una relazione amorosa, per una relazione che non è quella desiderata, voluta, cresciuta e sognata, da una giovane ragazza. La risposta unica possibile è: NO. Ma cosa arma, nell’assoluto vuoto di Famiglia, società e scuola la mano dell’assassino, incapace di uno scrupolo di coscienza? Quale è il male oscuro che depriva del bene più sacro una giovane donna? Il maschilismo? No, questa è delinquenza allo stato puro, che nasce da una società malata di narcisismo e di superficialità. Niente ha più un valore, nemmeno la vita. È questo sistema di bugie e di immagini che si sovrappongono a una cultura costruttiva e la disintegrano lasciando solo un fondo di cinismo e di egotismo che porta i giovani a non sapere più quale è il vero valore delle cose che ci circondano. Il Mondo intorno a noi è solo un degradante spettacolo di ignominiose e abusive violazioni del contratto sociale che ci lega e ci fa comunità. Ognuno di noi è solo con la sua vanità. I giovani sono lasciati allo stato brado ad annoiarsi senza prospettive in un gorgo di magliette griffate e droga, di soldi spesi inutilmente e d elargiti da genitori che non sanno dare un valore e un argine alle richieste dei loro ragazzi e non sanno. Altresì, dare un criterio di saggezza comune a questi ragazzi che hanno paura di se stessi e che sono tanto più pericolosi quanto più ignoranti e superficiali. Questo modello di società che sta distruggendo ogni organismo sociale crea violenza senza ritorno e cresce all’interno di questa società individualista ammalata di noia. Cresce la paura e la cultura della morte. Cresce perché è il sistema consumistico che ne propaga le velenose radici aeree. Bisogna rifondare la società su basi di non violenza e dialogo, quello che manca oggi, sostituito da folle di tifosi di qualcosa non ben definita, ma di bandiera. Non c’è confronto generazionale, si parla di rottamazione, come se le persone fossero cose numerate. Prodotti del MERCATO GLOBALE. Il Mercato Globale che distrugge ogni cultura e appiattisce tutto sul piano dell’inutile profitto e della speculazione. Chiedetevi chi è più forte in questo campo e vi risponderete: LE MAFIE.