Visualizzazione post con etichetta Etica della bellezza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Etica della bellezza. Mostra tutti i post

venerdì 23 settembre 2016

Un cantiere lungo 150 anni da Gaudì ad oggi : La Sagrada Familia



Riprendono i lavori alla Sagrada Família, nome completo in catalano Temple Expiatori de la Sagrada Família (Tempio espiatorio della Sacra Famiglia), la maestosa basilica cattolica simbolo di Barcellona. Mesi fa si era  parlato del 2032 come data per la sua completa ristrutturazione e poi l'annuncio di un'ultimazione dei lavori per il 2026. In questi giorni riapre il cantiere del capolavoro dell'architetto spagnolo Antoni Gaudí, massimo esponente del modernismo catalano. Sarà un'ultima fase intensa di lavoro che durerà dieci anni, con l'obiettivo di ultimare l'edificio nel 2026 e sarà l’edificio più alto della capitale catalana, 172 metri, più basso soltanto del Montjuic, la collina che domina il mare e la città.
La Sagrada Familia avrà, così come aveva pensato nel progetto originario il suo ideatore, sei torri che circonderanno quella centrale, dedicata a Gesù Cristo. Come materiale per la costruzione verrà mantenuta la pietra e verranno utilizzati sistemi all’avanguardia. Secondo Jordi Faulí, il responsabile dei lavori, è il momento più importante dell’infinito cantiere della Sagrada Familia.
La basilica venne ideata come progetto iniziale nel 1882 sotto il regno di Alfonso XII di Spagna. L'edificio venne iniziato in stile neogotico ma quando Gaudí subentrò, come progettista dell'opera nel 1883, il progetto venne ripensato completamente. Per 40 anni Gaudí lavorò alla chiesa, dedicandovi interamente gli ultimi 15 anni. Papa Benedetto XVI ha consacrato la chiesa, non ancora conclusa, il 7 novembre 2010. La vastità delle proporzioni della basilica  e il suo stile la caratterizzano come uno dei principali simboli della città di Barcellona.

lunedì 19 settembre 2016

Riapre la biblioteca più antica del Mondo


Le donne continuano a rivestire un ruolo fondamentale nella storia della biblioteca di Al Qarawiyyin, a Fez, in Marocco. Fondata nell’859 da Fatima El Fihriya, figlia di un ricco mercante, Al Qarawiyyin è stata affidata recentemente ai restauri dell'architetto Aziza Chaouni, nata tra i vicoli dell'antica città marocchina. I lavori, avviati nel 2012 per volere del Ministero della Cultura, dovevano essere portati a termine entro l'estate 2016 ma si sono protratti di qualche mese: le autorità assicurano però che prima della fine dell'anno la biblioteca, nota per essere la più antica al mondo, potrà accogliere nuovamente tra le sue sale studiosi e visitatori. Per accedere alla biblioteca di Al Qarawiyyin - che ospita anche una moschea e un'università - si deve oltrepassare un'enorme porta di ferro dotata fin dall'antichità di quattro grossi lucchetti, ognuno dei quali si apre con una chiave differente. Al suo interno sono custoditi preziosissimi manoscritti, la cui integrità era stata messa a rischio negli ultimi secoli da polvere e umidità: due vere piaghe per testi che vantano centinaia di anni. Aziza Chaouni ha provveduto a dotare la struttura di un nuovo sistema fognario e di un sistema di canali sotterraneo in grado di drenare l'umidità. La biblioteca, inoltre, è ora dotata di un laboratorio all'avanguardia in grado di trattare, preservare e digitalizzare gli antichi testi. I  manoscritti più vecchi sono custoditi all'interno di una stanza speciale dotata di sensori che assicurano uno stretto controllo sulla temperatura interna; tra questi scritti il più antico è una copia del Corano risalente al nono secolo d.C. scritto su pelle di cammello nell'antica grafia cufica

mercoledì 18 maggio 2016

Il senso dell’arte e il compito dell’artista

Il senso dell’arte e il compito dell’artista
 
Noi siamo liberi. E ci rifiutarono
dove ci credevamo ben accolti.

R. M. Rilke, Sonetti a Orfeo 2, XXIII
 
     Ritengo che si possa essere d’accordo sul fatto che l’arte sia, innanzi tutto, una forma di comunicazione, oltre che un atto creativo, libero e liberante, che ci consente di esprimere noi stessi e di plasmare la realtà secondo un punto di vista personalissimo, perciò critico. Già Croce parlava in senso artistico di “un’intuizione che si fa espressione” , ma, certamente, critico vuol dire anche, in senso sartriano, “non neutrale” , cioè che prende posizione politica.
     La creazione artistica è, indubbiamente, una forma di linguaggio autonomo che interpreta e che conosce il mondo. Lontano dall’idea di un’arte meramente decorativa o mimetica, l’intellettuale esprime con il suo canone un punto di vista, un insieme di significati che lui stesso rinviene nella realtà.
     Anche quando l’arte è intimista, penso si possa parlare di angolo privilegiato della ricerca estetica che, senza mediazioni logico-deduttive, si fa specchio del mondo o, comunque, di un universo, di un cosmo in cui l’artista è l’artefice di una visione originale che lo avvicina al lettore nel momento del godimento del bello, nella fruizione dell’opera. Se così non fosse, non si realizzerebbe il fine principale dell’arte che è, come dicevo prima, quello di comunicare. Accade che il lettore trovi nel testo artistico, scritto o visivo o sonoro che sia, anche significati diversi da quelli che l’autore voleva intendere: ma ciò è sempre comunicazione, risveglio, tensione intellettuale ed etica, distacco e distanziamento dalla realtà, prospettivismo.
 
Rosaria Di Donato
 

giovedì 14 aprile 2016

Renzo Piano, la bellezza ci rende migliori

Renzo Piano, la bellezza ci rende migliori

Architetto, leggerezza una mia fissa guardando porto di Genova



(ANSA) - ROMA - "La bellezza e' utile, non e' un'idea romantica, la pensano cosi' solo gli sciocchi. La bellezza aiuta a rendere la gente migliore e a cambiare il mondo. Non lo fa tutto insieme ne' una persona sola ma goccia a goccia". Cosi' Renzo Piano durante uno degli Incontri ravvicinati della Festa di Roma, in una conversazione con il direttore Antonio Monda, in una affollata Sala Petrassi.
Piano, che parlava in un luogo da lui stesso progettato, l'Auditorium Parco della Musica, ha raccontato il suo mestiere, la sua idea di architettura, le analogie con il cinema - "a cominciare dal fatto che sono due mestieri avventurosi e pericolosi" - e le sue origini. "Le radici sono il tuo vissuto, un terreno fertile straordinario. E tutta la vita continui a ripassare una storia che ti appartiene, basta non costruirci sopra castelli di retorica, autobiografie, basta insomma non pensarci, ma sapere che quel mondo local e' diventato il tuo universale, il tuo timbro, che non significa stile, che invece e' un'idea cretina, banale e commerciale. Io ad esempio sono nato e cresciuto a Genova e il mare e' sempre stato il mio orizzonte, la mia voglia di avventura e di scoperta. Forse da li' e dal porto di Genova, il mio porto dove tutto galleggia e vola, deriva la mia fissazione di leggerezza, di sfida della forza di gravita'". Nel corso della conversazione, cominciata con una sequenza di 'Zabriskie Point' di Antonioni, Piano ha mostrato alcune immagini di suoi lavori, tra cui lo studio per la realizzazione a Los Angeles del nuovo teatro europeo degli Academy Studios di Hollywood. (ANSA).

sabato 5 marzo 2016

I pupi siciliani (armati)


I pupi siciliani (armati)
 


 

Pupi (dal latino pupus, i) sono le caratteristiche marionette armate del teatro epico popolare, venuto probabilmente dalla Spagna dell'epoca dello scrittore spagnolo Miguel de Cervantes Saavedra (El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha, più noto a noi come Don Chischiotte della Mancia), mosse da abili pupari, che diedero vita al teatro dei “pupi” a Napoli e a Roma, ma soprattutto, dalla prima metà dell’Ottocento, in Sicilia, dove raggiunse il suo massimo sviluppo. Ancora oggi, questo teatro è vivo nelle voci e nella forza di antichi e nuovi pupari che raccontano la tradizionale “Chanson de Roland” o che si evolvono verso nuove forme di rappresentazione sociale.

Con i pupi emergeva un’idea epica e drammatica del mondo a livello di cultura popolare, e affioravano conflitti e aspirazioni del “cuore paladino” della gente, unitamente alla questione dell’essere fedeli o infedeli, cristiani o pagani, dalla parte dell’Occidente o dell’Oriente, con gran tormento storico del Mediterraneo e, in particolare, della Sicilia, da sempre teatro di civiltà e di fedi religiose e politiche contrastanti.

Agli inizi del XIX secolo, quando l’interesse per il popolaresco e per le sue forme di vita spinse i dotti e la nuova classe borghese ad interessarsi di quello che si credeva fosse il vivaio più genuino delle patrie memorie, l’opra non fu più soltanto un semplice passatempo, ma una cosa molto più seria, quando cioè (scrive Ettore Li Gotti) "l’anima dei pupi divenne l’espressione dei sentimenti e delle aspirazioni di giustizia di una classe sociale". Lo stesso Pitrè ne raccoglie la storia e la inserisce nei suoi studi sulla cultura del popolo siciliano.

I contrasti, Bene e Buoni contro Male e malvagi, rende il teatro dei pupi un arena per manifestare consenso o dissenso in forme “reali”. Gli spettatori, un tempo, portavano con se uova marce o scarpe vecchie da tirare in faccia ai cattivi di turno per manifestare la loro intolleranza all'ingiustizia  che era prassi comune nella classe politica che governava (ieri come oggi) con arroganza e iniquità la cosa pubblica.

Il teatro diviene la sede della propaganda politica e della insurrezione popolare contro gli oppressori e, non è un caso che proprio nei teatri dei pupi  nasce e si diffonde il malanimo per i Borbone, ma non in quanto monarchi arroganti e iniqui, bensì come stranieri oppressori. Lo spirito di ribellione si muove all'interno di un ventre di popolo povero e malnutrito che aspira a migliorare le sue condizioni e per questo si allea con le classi borghesi più liberali (fra massoni) e con i “picciotti” delle campagne (la mafia), ciò permette a Garibaldi con la complicità della massoneria inglese di conquistare, con un pugno di uomini malvestiti e male armati, l'Isola e cacciare  borboni e compagnia briscola.

Non è da sottovalutare l'apporto dei cuntastorie allo sviluppo epico di questo teatro che ne acquisisce il “parlato” con le sue regole e le sue forme.  Si trattava quasi sempre di povera gente, che viveva alla giornata, e che non poteva permettersi di acquistare tutti gli attrezzi del mestiere per divenire puparo. Esso offriva, nelle sue rappresentazioni un comodo repertorio già in parte sceneggiato e dialogato.

Storicamente il cuntastorie era un narratore che non utilizzava alcuno strumento musicale (usato molto tempo dopo dai cantastorie), ma usava modulare la voce con una tecnica tutta particolare, con regole precise di tempo, ritmo ed esposizione orale che si tramandava di generazione in generazione. Non importava se era analfabeta o ignorante, la sua capacità era quella di apprendere e reinventare la vita usando forme epiche collaterali derivate da motivi storici quale lo scontro tra cristiani e pagani, dal ricordo cocente di lunghe lotte contro i pirati turchi, da un forte sentimento religioso che contrappone il trionfo del bene alla mortificazione del male.”

Il teatro dei pupi siciliani, nella seconda metà dell’ottocento, volendo mantenere la valenza epica, si è specializzato in questa direzione, ereditando tutto il patrimonio dei cuntastorie.

Nella prima metà dell’ 800 i marionettisti girovaghi, rafforzano il carattere professionale del loro lavoro. Nascono  due  scuole, quella palermitana e quella catanese. L'evidenza più forte è rappresentata dalle dimensioni del palcoscenico e dei pupi, quella più squisitamente tecnica dal repertorio e dalla movimentazione delle marionette armate.

mercoledì 17 febbraio 2016

Galleria collettiva contemporanea - nr 2016 NUMERO "0"

Apriamo una nuova rubrica, sempre nello stile sobrio e spartano che ci contraddistingue, per icone contemporanee dell'Arte, pitture. L'idea di parlare per quadri, conosciuti o non, con autori di un oggi estremo, ci ha portato a pensare che, come la poesia, la pittura sia la porta del "tutto Intero" (L'Universo) e che la sua nemesi non sia solo di tipo naturalistico e didascalico-descrittivo, ma, e qua sta la chiave, tracci un percorso che unisce le Arti e le trasmette in tutti i sensi che noi possediamo, conosciuti ed epidermici o inconsci e ancestrali. 
Il nostro concetto di contemporaneità, anche in funzione di quanto detto, non è restrittivo e non vincola la nostra indagine ad un tempo troppo vicino perché l'etica della bellezza non ha Spazio/Tempo, ma vive, esiste contemporaneamente alle nostre emozioni e memorie: é!
Ugo e Daniela

1 Identità e delirio: donna.
















  

domenica 10 gennaio 2016

‘Eppure quando guardo il cielo’

 
‘Eppure quando guardo il cielo’ , è una frase di Anna Frank scritta nel suo diario, nella pagina di sabato 15 luglio 1944...Dovremmo fare di questa frase la ricerca esistenziale della nostra vita, il nostro cammino verso la luce attraversando il ponte del sogno che vorrebbero, uomini senza fantasia, trasformare in una sorta di giostra degli orrori. NESSUNO PUO' CAMBIARE O COMPRARE LA FANTASIA ed è questa l'etica umana della risposta a qualsiasi inflizione e tortura che si camuffi sotto il nome di Stato, Religione, Regime, Cordone sanitario, Ordine pubblico, etc. etc....
"Eppure quando guardo il cielo"
sono la tua stella e mi sento vicino al tuo sogno.
Vorrei cantare e alzo le mie labbra
e sento
e ascolto
e copro col mio intelletto libero
musiche celesti
arrivano dal vento, cullate dalle nuvole.
Angeli che guardano il mio cuore
e lo illuminano d'amore.........
......ancora e sempre.
Niente può distruggere un anima
e il vento è amico del mare
nelle sere d'inverno che muore
nelle prime luci del cielo d'Aprile
e nelle tomaie dei
luccichii
per una sera d'agosto sotto il cielo
rosso del tramonto
dove appare
la vita della parola e l'amica
dell'uomo ingenuo
e sincero
che nell'inverno che finisce
scopre
la rinascita della primavera!
Così guardo sempre il cielo,
Anna....


(Ugo Arioti Omaggio ad Anna Frank)

giovedì 7 gennaio 2016

Amare non è sinonimo di picchiare

Amare non è sinonimo di picchiare
 
Non sapeva cosa significasse l'amore. Aveva forse sei anni, sette, o giù di lì. Non sapeva cosa fosse, ma era curioso di saperlo.
-Mamma cos'è l'amore?-.
-Quando due stanno insieme- disse la madre mentre lavava i piatti. Lo disse con un tono quasi frettoloso, giusto perché suo figlio chiudesse la bocca. Il bambino se ne andò soddisfatto, tuttavia. Per tutto il giorno guardò il mondo come se fosse pieno d'amore: tutte le persone sedute a fianco nel tram, spalla a spalla al bancone di un bar per un caffè, a salire insieme una scala, ad entrare in una porta. Sembravano tutti innamorati e il bambino sorrideva.
Poi una sera i cartoni animati avevano finito di divertirsi in tv e il bambino scese dalla sua cameretta a dare la buonanotte a mamma e papà. Ma quando scese giù in cucina, c'era solo un gran frastuono. Si affacciò furtivo e vide suo padre sbraitare gesticolando fortemente. Tra una parola e l'altra poi lo vedeva tirare degli schiaffi sul viso della madre che piangeva a dirotto. Il bambino pianse e scappò in stanza disperato. La mamma si accorse del piccolo e ancora in lacrime e piena di lividi lo seguì in stanza. La porta della cameretta era chiusa e si sentivano i suoi singhiozzi di sottofondo. La madre allora si rassettò, cercando di asciugarsi le lacrime e aprì piano la porta cigolante. Nel buio della cameretta, tra mille giochi in disordine il piccolo continuava a piangere e mugugnare.
-Ehi piccolo, perché piangi?-.
Il bambino si girò di scatto con gli occhioni gonfi.
-Perché mamma sei una bugiarda. Quello non è amore-.

sabato 26 dicembre 2015

EPISTEME 2016 - TEATRO IDENTITA'

Palermo, città del mito e della pazzia, nella sua identità teatrale e tragica si vuole svelare a tutti! Un viaggio al limite tra fantasia e ragione che non lascia respiro, nella capitale del Mediterraneo......


2016
NON MANCATE
PALERMO BIBBLIOTECA VITTORIETTI
COMPLESSO DELLO STERI
PIAZZA MARINA

mercoledì 21 ottobre 2015

Il Cretto di Burri finalmente completo trent'anni dopo


Il Cretto di Burri finalmente completo trent'anni dopo

 

Il 17 di ottobre è stato inaugurato il Grande Cretto di Gibellina, finalmente completo, trent’anni dopo l’avvio della sua realizzazione. L’opera forse più famosa di Alberto Burri ha trovato il suo completamento: nello scorso maggio si è, infatti, concluso il cantiere che ha portato a compimento il “Grande Cretto”, così come concepito e definito da Burri.

Il Cretto è il segno più importante della rinascita, nel segno dell'arte, di Gibellina distrutta dal terremoto del 1968. Numerosi artisti di chiara fama, in risposta all’appello di Ludovico Corrao, allora sindaco della città, aderirono con slancio per la fondazione della nuova Gibellina in altro luogo, con progetti di piazze, architetture e opere mo­numentali. Anche Burri, invitato nel 1981, decise di intervenire, scegliendo però di operare sui ruderi stessi della vecchia Gibel­lina. I resti della città vennero inglobati nel cemento riprendendo il vecchio assetto urbanistico. Il labirinto bianco coprì come un sudario le rovine del sisma, ricordando con le fenditure del Cretto l’evento distruttivo e offrendo alla comunità la dimensione simbolica di un nuovo inizio.
 
I lavori, avviati nel 1985 e interrotti nel 1989, coprirono circa 6 mila metri quadri  a fronte dei 8 mila previsti. In occasione del centenario della nascita di Burri, la Regione Sicilia, il Comune di Gibellina, la Fondazione Palaz­zo Albizzini Collezione Burri hanno deciso di completare questa grande opera, senza eguali nel panorama artistico internazionale. La seconda fase dei lavori prevede l’opera di restauro completo del Cretto, già finanziata e in attesa

 di imminente avvio. E’ intenzione delle Istituzioni preposte anche la realizzazione di una sede-presidio dell’importante opera-monumento, in cui sarà possibile sostare, assumere informazioni e pubblicazioni, nonché immagini e documenti sull’opera e la sua storia.

Un’adeguata segnaletica e altri servizi di comunicazione sono stati previsti nel progetto di qualificazione territoriale regionale strettamente inerente il “Grande Cretto”.

mercoledì 14 ottobre 2015

MEDART Il Mediterraneo culla delle culture raccontato dagli artisti


Il Mediterraneo raccontato dagli artisti è il tema della mostra che si è inaugurata in cinque luoghi diversi della città: al Museo Riso, capofila del progetto,all'Albergo dei poveri, alla Cappella dell'Incoronazione, a Palazzo Sant'Elia e a Palazzo delle aquile. Curata da Christine Macel, Bartomeu Marì e Marco Bazzini la mostra espone i lavori di ottanta artisti, da Carla Accardi a Pietro Consagra, da Loredana Longo ai fotografi Fosco Maraini e Nicola Scafidi, che declinano il racconto del Mediterraneo, tra mito, dramma, turismo e materie essenziali, come il cibo, l'argilla, i profumi. 









 

domenica 12 luglio 2015

giovedì 18 giugno 2015

La Fiumara d'Arte in restauro

 
E' nata trentun anni fa, la Fiumara d'Arte, con le sue opere contemporanee inserite nel paesaggio ha costituito una nuova modalità di porre in relazione l'ambiente con il gesto creativo, per volontà di Antonio Presti: adesso per le opere monumentali è giunto il momento del recupero, per sette delle otto istallazioni firmate da alcuni tra i più grandi artisti contemporanei, che recavano i visibili danni prodotto dal tempo e dagli agenti atmosferici. Tra le prime ad essere recuperate, “La Finestra sul Mare” di Tano Festa, “La materia poteva non esserci” di Pietro Consagra e “Una curva gettata alle spalle del tempo” di Paolo Schiavocampo.
Il progetto di restauro, finanziato con fondi europei, dovrà essere concluso in autunno, ma già da questi mesi sono più visibili gli interventi che stanno riportando alla luce le sculture, consolidate, restaurate, ripristinate nelle parti mancanti. "Fiumara d’Arte è un’opera viva, non una mummia – dice Antonio Presti – E’ giusto rileggere ogni opera e documentarne soprattutto la contemporaneità. La semina spirituale della Bellezza vuole come raccolto sempre una nuova semina da consegnare alle generazioni future".
Si parla infatti di conservazione per un’opera d’arte storicizzata (opere di Tano Festa, Piero Dorazio, Piero Consagra); e si uniscono conservazione e trasformazione se l’artista è ancora vivente (come nel caso di Paolo Schiavocampo, Mauro Staccioli o Italo Lanfredini) . In accordo con l’Accademia di Belle Arti di Palermo, l’apertura di campus didattici e laboratori sul posto. delle stesse opere. I fondi assegnati al Consorzio Intercomunale Valle dell’Halaesa per il restauro e l’implementazione di Fiumara d’Arte – di cui fanno parte i comuni di Castel di Lucio, Mistretta, Motta d’Affermo, Pettineo, Santo Stefano di Camastra e Tusa - provengono da un PO FERS 2007-2013, per un importo di circa 1 milione e 650 mila euro che diventano 2 milioni e 300 mila con i costi di progettazione, consulenze artistiche, espropri, produzione pubblicazioni scientifiche, attività di divulgazione e promozione; ad aggiudicarsi i lavori è stata la RE.CO.GE s.r.l. di Paternò.
L'unica opera che non sarà restaurata, è la “Stanza di barca d'oro” dell'artista giapponese Hidetoshi Nagasawa, camera ipogea chiusa per cento anni, per volontà dell'artista. Le altre opere oggetto del restauro sono “Energia mediterranea” di Antonio Di Palma, a Motta d'Affermo, il “Labirinto di Arianna”di Italo Lanfredini, a Castel di Lucio, “Arethusa”, pareti in ceramica della caserma dei Carabinieri di Castel di Lucio, opera di Piero Dorazio e Graziano Marini. “Piramide – 38º parallelo”dello scultore Mauro Staccioli, realizzata da pochi anni, è l’unica scultura a non aver bisogno di restauro, ma solo della sistemazione degli spazi attorno
(Paola Nicita)

domenica 16 novembre 2014

la bellezza della Natura (osservazione e icona) Argomento 2014

Salve amici lettori,
ho pensato al tema di quest'anno e ho raccolto alcune foto nel mare internettiano che mi sembrano andare in questa direzione e forse anche oltre. Ve le propongo senza commenti perché possiate essere voi a dare un idea e un emozione a quello che vi mostro, grazie
Daniela La Brocca