Pablo Neruda (poeta del mese)
Qui ti
amo...
Qui ti amo.
Negli oscuri pini si districa il vento.
Brilla la luna sulle acque erranti.
Trascorrono giorni uguali che s'inseguono.
La nebbia si scioglie in figure danzanti.
Un gabbiano d'argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela. Alte, alte, stelle.
O la croce nera di una nave.
Solo.
A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima.
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto.
Qui ti amo.
Qui ti amo e invano l'orizzonte ti nasconde.
Ti sto amando anche tra queste fredde cose.
A volte i miei baci vanno su quelle navi gravi,
che corrono per il mare verso dove non giungono.
Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore.
I moli sono più tristi quando attracca la sera.
La mia vita s'affatica invano affamata.
Amo ciò che non ho. Tu sei così distante.
La mia noia combatte coni lenti crepuscoli.
Ma la notte giunge e incomincia a cantarmi.
La luna fa girare la sua pellicola di sogno.
Le stelle più grandi mi guardano con i tuoi occhi.
E poiché io ti amo, i pini nel vento
vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie di filo metallico.
La scuola di ecologia Culturale è un luogo di scambio di esperienze e di costruzione di tecniche democratiche e pacifiche per lo sviluppo sostenibile delle società umane e si muove per realizzare iniziative (prevalentemente in partnership) per l’educazione dei giovani (la scuola del territorio e uno dei partner naturali della scuola) e lo sviluppo di un capitale umano di eccellenza che dovrà essere protagonista dello sviluppo culturale ed economico delle società e dei popoli Euro Mediterranei.
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giovedì 29 giugno 2017
domenica 2 aprile 2017
Ecocultura - Poesia e Letteratura : il mese dedicato a Giacomo Leopardi
Iniziamo, con questo mese di aprile 2017, una rassegna mensile dedicata a Poeti e Letterati che hanno rappresentato e continuano a essere dei punti cardinali del Pensiero umanistico e socio eco culturale. Questo mese lo dedichiamo a Giacomo Leopardi.
Ugo Arioti e Daniela La Brocca
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.
giovedì 26 gennaio 2017
POESIA E GIUSTIZIA
Ieri, leggendo Ezra Paund, cose su POESIA e GIUSTIZIA, mi veniva in mente che è l'organizzazione sociale che determina, infine, cosa è Giustizia e cosa è Democrazia e Libertà. Quando, come accade oggi, si entra in un periodo di declino, inevitabilmente i limiti e i principi fondanti di queste categorie affondano fino ad essere solo semplici riferimenti "storicizzati". Noi siamo la Giustizia e, se abbiamo il Potere, la deformiamo fino a farla assomigliare il più possibile ai nostri Pensieri, Voleri. Mi direte che siamo in democrazia e, perciò, uno solo non può modificare tutto. Vi rispondo: guardatevi intorno e dentro, dov'è la DEMOCRAZIA che ha la sua forza maggiore nel Popolo, oggi una CASTA oligarchica ci governa e modifica pure il voto popolare. Oggi i processi scattano ad orologeria e i Magistrati sono diventati legislatori. Ditemi se questa non è DECADENZA?
Allora, tornando a Ezra, vi ripropongo il mio post su facebook di ieri!
Ugo Arioti
Ezra Paund, come tutti i grandi che hanno la possibilità di vedere
oltre l'orizzonte, definisce, nel suo primo canto pisano cosa significa e
cosa è nel suo baricentro di forze: POESIA E GIUSTIZIA. Spesso non ci
facciamo caso, ma la poesia è il racconto di un male subito al quale si
da una rsposta in versi e in elegia e canti, dando forza alla Giustizia
del Popolo (non alla giustizia popolare, che volutamente scrivo
minuscola!)
Eccome arrendersi alla città dei Templi, delle religioni e dei maghi?
..............
"I surrender neither the empire nor the temples/ plural/ nor the Constitution nor yet the city of Dioce/ (...) To build the city of Dioce whose terraces are the colours of stars"
Eccome arrendersi alla città dei Templi, delle religioni e dei maghi?
..............
"I surrender neither the empire nor the temples/ plural/ nor the Constitution nor yet the city of Dioce/ (...) To build the city of Dioce whose terraces are the colours of stars"
Sono questi due versi tratti dal canto LXXIV (primo dei carmi pisani)
di Ezra Pound. In essi si condensa il senso politico del carme. Ma
determinare il senso politico del carme, significa in pari tempo
determinare il significato dell'atto poetico. Poichè la scaturigine del
canto è intemporale, stabilire una connessione essenziale tra poesia e
politica significa sollevare quest'ultima, dall'orizzonte contingente di
ciò che è meramente temporale, alla dimensione metafisica della
giustizia.
Ora, proprio in virtù di tale sua dimensione, la giustizia è necessariamante esposta alla contingenza catastrofica della storia. Essa cioè non può sottrarsi al rischio di darsi configurazione nell'unica sfera che abbia a disposizione per mostrarsi operativa ed efficace, la sfera incerta e per principio turbolenta dell'agire politico. Così, la giustizia diventa esigenza: esige che la politica si appelli ad essa come istanza non contingente, e perciò stesso metastorica.
Ma proprio in tal modo, essa mette il suo contenuto di verità a repentaglio.
Giusto, direte, ma non è così. Perchè, dal momento in cui quest'ultima s'impadronisce dello spirito di un'epoca, e pretende di riconoscere in un determinato regime politico la configurazione adeguata dell'idea, la politica è condotta al suo tracollo necessario.
Ma ciò che tracolla non è la giustizia, bensì la pretesa del regimi di incarnarla una volta per tutte sul piano della storia.
Vedete come è attuale Ezra? Stamo parlando di quello che succede intorno a noi!
Ma, attenzione, anche la Giustizia appartiene alla categoria umana e, anche questa pretesa è intimamente connessa alla logica dell'idea. Poichè la giustizia non sarebbe tale, se non pretendesse di orientare e ancor più di permeare l'ambito dell'agire umano....
Ora, proprio in virtù di tale sua dimensione, la giustizia è necessariamante esposta alla contingenza catastrofica della storia. Essa cioè non può sottrarsi al rischio di darsi configurazione nell'unica sfera che abbia a disposizione per mostrarsi operativa ed efficace, la sfera incerta e per principio turbolenta dell'agire politico. Così, la giustizia diventa esigenza: esige che la politica si appelli ad essa come istanza non contingente, e perciò stesso metastorica.
Ma proprio in tal modo, essa mette il suo contenuto di verità a repentaglio.
Giusto, direte, ma non è così. Perchè, dal momento in cui quest'ultima s'impadronisce dello spirito di un'epoca, e pretende di riconoscere in un determinato regime politico la configurazione adeguata dell'idea, la politica è condotta al suo tracollo necessario.
Ma ciò che tracolla non è la giustizia, bensì la pretesa del regimi di incarnarla una volta per tutte sul piano della storia.
Vedete come è attuale Ezra? Stamo parlando di quello che succede intorno a noi!
Ma, attenzione, anche la Giustizia appartiene alla categoria umana e, anche questa pretesa è intimamente connessa alla logica dell'idea. Poichè la giustizia non sarebbe tale, se non pretendesse di orientare e ancor più di permeare l'ambito dell'agire umano....
giovedì 2 ottobre 2014
Arsenij Aleksandrovič Tarkovskij (1907-1989) POESIE (1933-1936)
Rubrica: Poesia del Novecento
Arsenij Aleksandrovič Tarkovskij (1907-1989) POESIE (1933-1936)
Arsenij Tarkovskij nasce nel 1907 ad Elizavetgrad (oggi Kirovograd) in Ucraina, e si dedica fin da giovane alla traduzione di numerosi poeti da svariate lingue (armeno, turkmeno, karakalpaco, georgiano, ebraico e arabo). Quanto questo assiduo esercizio di traduzione abbia influito sulla sua poesia è un problema aperto, ma certamente la frequentazione di una palestra stilistica così vasta ha avuto un peso rilevante nella elaborazione della peculiarissima aura di inattualità delle sue poesie e conforterà il poeta nei lunghissimi anni di silenzio cui sarà costretto. Il primo volume delle sue poesie vedrà la luce soltanto nel 1962, Pered snegom (Neve imminente, 1929-1940); nel 1969 esce Vestnik (Il messaggero 1966-1971); nel 1974 Sticotvorenija (Poesie); nel 1978 e nel 1979 escono rispettivamente Volsebnye gory (Le montagne incantate) e Zimnijden(Giornata d’inverno 1971-1979). Il 27 maggio 1989 muore a Mosca e viene sepolto a Peredelkino.
La culla
Ad Andrej T.*
Lei:
Passante, perché non dormi per tutta la notte,
perché ti trascini e ti trascini,
dici sempre le stesse cose
e non fai dormire il bambino?
Chi ti ascolta ancora?
Cosa hai da dividere con me?
Lui, come un bianco colombo, respira
nella culla fatta di corteccia di tiglio.
perché ti trascini e ti trascini,
dici sempre le stesse cose
e non fai dormire il bambino?
Chi ti ascolta ancora?
Cosa hai da dividere con me?
Lui, come un bianco colombo, respira
nella culla fatta di corteccia di tiglio.
Lui:
Scende la sera, i campi diventano azzurri, la terra orfana.
Chi mi aiuta ad attingere l’acqua dal pozzo
profondo?
Non ho nulla, ho perduto tutto lungo il cammino.
Dico addio al giorno, incontro la stella. Dammi da bere.
Chi mi aiuta ad attingere l’acqua dal pozzo
profondo?
Non ho nulla, ho perduto tutto lungo il cammino.
Dico addio al giorno, incontro la stella. Dammi da bere.
Lei:
Dove c’è il pozzo, c’è l’acqua
ma il pozzo è lungo la strada.
Non posso darti da bere
ed abbandonare il bambino.
Ecco solleva le palpebre
ed il serale, latteo luppolo
avvolge, lambisce
e fa dondolare la culla.
ma il pozzo è lungo la strada.
Non posso darti da bere
ed abbandonare il bambino.
Ecco solleva le palpebre
ed il serale, latteo luppolo
avvolge, lambisce
e fa dondolare la culla.
Lui:
Aprimi la porta, fammi entrare, prendi da me quello che vuoi –
la luce della sera, un mestolo di acero, la piantaggine.
la luce della sera, un mestolo di acero, la piantaggine.
(1933)
E il buio e la vanità non sfioriranno
la rosa di giugno sulla finestra
e la via sarà luminosa
e il mondo sarà benedetto
e benedetta la mia vita
come lo fu tanti anni fa’.
la rosa di giugno sulla finestra
e la via sarà luminosa
e il mondo sarà benedetto
e benedetta la mia vita
come lo fu tanti anni fa’.
Come tanti anni fa’ – quando
gli occhi appena aperti
non capivano come fare,
l’acqua piombò sull’erba
e, con essa, il primo temporale
già imparava a parlare.
gli occhi appena aperti
non capivano come fare,
l’acqua piombò sull’erba
e, con essa, il primo temporale
già imparava a parlare.
In questo giorno io vidi la luce,
l’erba rumoreggiava al di là della finestra,
oscillando nelle boccette di vetro
e si fermò sulla soglia degli anni
con le ceste nelle mani ed in casa,
ridendo, entrò la fioraia…
l’erba rumoreggiava al di là della finestra,
oscillando nelle boccette di vetro
e si fermò sulla soglia degli anni
con le ceste nelle mani ed in casa,
ridendo, entrò la fioraia…
La pioggia perpendicolare lavò l’erba
e dal basso la rondine prese il volo
e questo giorno fu il primo
tra quelli che, come per miracolo, in realtà
brillavano, come sfere, frantumandosi
nella rugiada su un petalo qualunque.
e dal basso la rondine prese il volo
e questo giorno fu il primo
tra quelli che, come per miracolo, in realtà
brillavano, come sfere, frantumandosi
nella rugiada su un petalo qualunque.
(1933)
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