In questa bacheca posizioniamo stralci o notizie che non passano sui Quotidiani "IMPORTANTI" che si occupano solo di un truffatore come Berlusconi che dovrebbe essere dietro le sbarre da tempo e che invece si permette, solo in Italia questo è possibile, di dettare le sue condizioni .....NOI CERCHIAMO COSE CHE ALTRI PASSANO, SE LE PASSANO, in ultimissima. Redazione Secem
La scuola di ecologia Culturale è un luogo di scambio di esperienze e di costruzione di tecniche democratiche e pacifiche per lo sviluppo sostenibile delle società umane e si muove per realizzare iniziative (prevalentemente in partnership) per l’educazione dei giovani (la scuola del territorio e uno dei partner naturali della scuola) e lo sviluppo di un capitale umano di eccellenza che dovrà essere protagonista dello sviluppo culturale ed economico delle società e dei popoli Euro Mediterranei.
sabato 28 settembre 2013
giovedì 26 settembre 2013
Tratta delle persone, kick-off meeting del progetto europeo coordinato da Cittalia
Al via il progetto No Tratta con il kick-off meeting organizzato da Cittalia, che avrà luogo lunedì 30 a Roma presso la sede della Fondazione ricerche dell’Anci. Il progetto punta a rafforzare le azioni di contrasto alla tratta di essere umani, in particolare tra rifugiati e richiedenti asilo, grazie ad un migliore coordinamento tra i diversi attori coinvolti e lo scambio di buone prassi. Alla riunione operativa che avvia le attività del progetto coordinato da Cittalia parteciperanno i partner del progetto, Gruppo Abele e Associazione On the Road, per definire i dettagli operativi e dare il via ai lavori riguardanti l'analisi e ricerca (Azione 1) e l'impostazione della metodologia per la formazione degli operatori (Azione 2).
No Tratta inizierà con un’azione di ricerca sul tema della relazione tra tratta e protezione internazionale in diverse regioni italiane ed europee, con l’obiettivo di studiare il fenomeno della tratta e ad analizzarne la percezione da parte di alcuni territori campione che hanno strutturato dei coordinamenti regionali sull’asilo. Al termine dell’azione saranno elaborati un rapporto di ricerca e un position paper sul tema e sarà avviata una piattaforma di monitoraggio sull’incidenza del fenomeno della tratta tra rifugiati e richiedenti asilo.
Allo stesso tempo sarà imposta la metodologia formativa per gli operatori dei settori della tratta e dello Sprar, che nella seconda fase del progetto prenderanno parte a undici sessioni di formazione aperte anche ad autorità di polizia, operatori socio-sanitari, Commissioni territoriali e Prefetture.
Il progetto, co-finanziato dal programma Prevenzione e lotta contro il crimine della DG Affari interni della Commissione europea, durerà due anni e vede tra i partner associati anche il Ministero dell’Interno – Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità e il Centro Interdipartimentale per i Diritti dell’uomo e dei popoli dell’Università di Padova.
No Tratta inizierà con un’azione di ricerca sul tema della relazione tra tratta e protezione internazionale in diverse regioni italiane ed europee, con l’obiettivo di studiare il fenomeno della tratta e ad analizzarne la percezione da parte di alcuni territori campione che hanno strutturato dei coordinamenti regionali sull’asilo. Al termine dell’azione saranno elaborati un rapporto di ricerca e un position paper sul tema e sarà avviata una piattaforma di monitoraggio sull’incidenza del fenomeno della tratta tra rifugiati e richiedenti asilo.
Allo stesso tempo sarà imposta la metodologia formativa per gli operatori dei settori della tratta e dello Sprar, che nella seconda fase del progetto prenderanno parte a undici sessioni di formazione aperte anche ad autorità di polizia, operatori socio-sanitari, Commissioni territoriali e Prefetture.
Il progetto, co-finanziato dal programma Prevenzione e lotta contro il crimine della DG Affari interni della Commissione europea, durerà due anni e vede tra i partner associati anche il Ministero dell’Interno – Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità e il Centro Interdipartimentale per i Diritti dell’uomo e dei popoli dell’Università di Padova.
Cittalia
Per favore staccate la spina al Presidente
Politica, un termine abusato ma desueto per i suoi principi ispiratori e la sua funzione logica all'interno di una società democratica. In Sicilia siamo al buio totale sul termine che è diventato sinonimo di carrierismo e demagogia. Il politico non è più il mediatore tra le esigenze del popolo che lo ha eletto e quelle delle altre componenti sociali, ma un "capobanda" che pensa solo al suo interesse personale. Accade così che un Presidente della Regione venga eletto con una manciata di voti e che, spergiuro per vocazione, vada gridando ai quattro venti che è la bandiera della RIVOLUZIONE. Bandiera forse lo è, ma, dal suo esile bagaglio di voti appena sufficiente a metterlo nello scranno di Governatore e di sceriffo della Sicilia, grida troppo e agisce male e senza un PROGETTO COMPLESSIVO DI SVILUPPO ECONOMICO E SOCIALE. Da colpi alla macchina amministrativa ancora funzionante e mette scompiglio senza, per altro, cambiare lo status quo di ostaggio della burocrazia di palazzo. Ergo appare, grida, fa gossip, ma di POLITICA assolutamente 0. Rilascia interviste e lancia anatemi, blocca l'apparato amministrativo e lo smembra senza un progetto di ricostruzione funzionale a un qualche obiettivo chiaro e importante per il POPOLO SICILIANO. Grida a chi, sbagliando, gli ha dato questa opportunità di governo, che ora, capito bene il personaggio corre ai ripari, di volere solo poltrone, ma lui non fa altro da quando è Presidente che distribuire incarichi ai "SUOI AMICI" togliendoli, se è il caso, anche ai leggittimi incaricati. Insomma abbiamo gridato al peggio per il governo Lombardo, ma come dice il proverbio al PEGGIO NON C'E' MAI FINE. Speriamo solo che tutti i partiti ancora vivi e seri e il movimento 5 stelle capiscano che è ora di staccare la spina a Rosario, prima che faccia danni irreparabili per la Sicilia che non è messa bene e che rischia di perdere anche quel poco che faticosamente la gente operosa aveva costruito.
Redazione
martedì 24 settembre 2013
Il crollo del muro di Berlino
Il
crollo del muro di Berlino
I mali dell’Europa e dell’Italia,
dicono alcuni, hanno origine da quella fredda giornata novembrina del 1989,
quando ci fu la riunificazione delle due Germanie. Altri più attenti alle
effemeridi e alle traiettorie delle comete dicono che è colpa degli
extraterrestri, altri, ancora, che ci sono troppi agenti cinesi in incognito
che stanno preparando l’invasione gialla. Insomma ognuno ha una sua risposta “fantastica”
al degrado socio – culturale del vecchio continente e dell’Italia. La crisi
attuale, l’ennesima programmata e consumata del sistema capitalistico, invece,
è la causa del degrado sociale e della scomposizione del tessuto delle nazioni
che sono state degradate al minimo contrattuale di “condomini”. L’Economia, in
questo caso i Potentati Economici multinazionali e le Banche, sono i principali
“pupari” della rete commerciale mondiale e gestiscono i governi. La gente, il
famoso “popolo sovrano” è solo una merce da trattare secondo gli interessi del
grande capitale. La Germania, locomotiva d’Europa, impone le regole di
occupazione economica della Bundesbank, socia di molti Establishment e Asset
finanziari internazionali, all’Europa più debole, trattando le persone come
fossero solo numeri di un conto corrente senza anima. E nel nostro “ Bel Paese”?
Continuiamo a dare la colpa al muro di Berlino, agli extraterrestri? Siamo al
disastro. Politici corrotti o senza idee che mutuano il verbo del Capitale
multinazionale secondo il vademecum del Mercato globale, tralasciando i diritti
del popolo e salvaguardando, in buona sostanza, solo la loro poltrona ( LA
CASTA – PD-PDL, oggi PD + Forza Italia 2 e loro satelliti). In questa
situazione non ci resta che piangere, citando il bellissimo film di Troisi e
Benigni, ed aspettare che crolli un altro muro ….. quello della MAFIA
FINANZIARIA CAPITALISTA, che sta uccidendo o svuotando di significato le
democrazie, ancora presenti, nel mondo, svendendole ipocritamente per trenta
denari.
Redazione
martedì 17 settembre 2013
Irish coffee
L'Irish coffee ( romanzo dei sentimenti, Ugo Arioti)
L'Irish coffee, il caffè irlandese, è un caffè caldo, zuccherato,
corretto con whiskey
e con uno strato di panna
sulla superficie. Buono, da far venire l’acquolina in bocca! Viene servito preriscaldando
il bicchiere, mettendoci il caffè
corretto e zuccherato ed aggiungendovi per ultima la panna, leggermente
montata. Io lo preferisco con la noce
moscata o la cannella. Mi ricorda un periodo felice della mia gioventù
trascorso a Dublino. Io nera come la pece, di capelli e di occhi, in mezzo a
tante giovani irlandesi con i capelli rosso fuoco e gli occhi verdi. L’unica
cosa che ci accomunava erano i ricci voluttuosi e “monelli”! Come dire dal
profondo Sud mediterraneo allo sconfinato spazio turchese e bianco del Nord le
donne sono sempre una forza della Natura che incarna la Terra e sconfina nel cielo.
Rouge et Noire! Ricordo che quando arrivai a Dublino,
spaesata e atterrita dal nuovo mondo che mi aspettava, ma anche decisa a
conquistarne la mia parte, mi chiamò Virginia, la mia amica del cuore. Lei,
troppo legata ai riti familiari della nostra terra, era con la mente insieme a
me ma, allo stesso tempo, ancorata materialmente al suo fidanzato e alla sua
famiglia irrigidita, come un vecchio dagherrotipo, nella routine matriarcale. Avevo
appena buttato la mia vita sul letto di quella stanzetta in Rialto Street, a
due passi dal Saint James’s Hospital, dove mi ero procurata la possibilità di
un colloquio di lavoro, quando squillò il mio cellulare. Avevo preso una scheda
alla Stazione di Dublino, irlandese, per risparmiare e c’era una sola persona
che aveva ricevuto da me, oltre a mia madre, un sms col nuovo numero: Virginia.
< Pronto Franci,
come stai? Come è Dublino? Stai in centro o in periferia? Che novità mi
racconti? Dimmi, dimmi …> Mi assalì con tutta la sua voglia di unire il
corpo alla mente e volare insieme a me nel cielo d’Irlanda!
<E’ una piacevole
novità Dublino!> < Tutto qua? Non c’è altro che ti attrae, che ti tiene
legata a quest’isola del mare del Nord? Ai suoi luoghi, ai suoi abitanti, alle
sue tradizioni?> <Si!> le risposi, cercando di prender fiato per
regalarle una manciata di sogni e di sorellanza! < Cosa, racconta,
dimmi!> < San Patrizio, che storia commovente. Ah! C’è anche l’Irish
coffee! Gli unici ragazzi che ho incontrato oggi sono tutti migranti e quasi
tutti spagnoli e siciliani! È una terra senza confini col cielo, anzi direi che
è pascolo e cielo!> < Brava, mi piace. Vedi che hai tanti colori nella
tua tavolozza, ma … il cuore? Raccontami qualcosa sai che sono avida di
sensazioni e sentimenti! Dai farfallina mia, dai!> < Tesoro, non ti pare troppo presto per
queste faccende?> < Ma che presto e presto, devi uscire, vai in centro,
in qualche pub o locale e incontrerai tanti occhi che ti inseguono … Vai,
preparati ed esci. Non vorrai restare a casa dopo tutto questo viaggio? Non fare
la “lagnusa”! Ci sentiamo domattina
alle sette! Ti voglio un bene dell’anima farfallina mia. Ciao, a domani!>
Quella telefonata è rimasta scolpita nel mio cuore per
sempre.
..........................................
lunedì 16 settembre 2013
LE CASE DI TERRA (1) Architettura sostenibile e ambientale contemporanea
IPOGEI
CONTEMPORANEI – Architettura Ugo Arioti
LE CASE DI TERRA (1)
- Definizione -
« La casa di terra è un edificio flessibile che
può essere adattato
ai desideri di ciascun proprietario, per rispondere così
alle esigenze
di individualità, costruzione conforme alle norme ambientali e
coscienza energetica. » |
(M. Edelhart, Das Erdhaus: Handbuch für Architekten und Bauherren
(la
casa di terra: manuale per architetti e committenti), Vienna 1983,
pag.9)
|
DEFINIZIONE
TECNICA:
Le
strutture, concepite come volte "integrali", possono essere
prefabbricate in rigidi pezzi singoli oppure possono essere realizzate con
procedimenti di stampaggio ad iniezione su reti metalliche. Le volte in calcestruzzo
a proiezione consentono forme libere ed organiche che garantiscono ambienti
ricchi di luce. Il procedimento di stampaggio ad iniezione è stato impiegato
per la prima volta all’inizio del XX secolo. Il naturalista statunitense Carl
Akeley, nel 1911, brevettò uno strumento con cui era possibile spruzzare cemento
a grani fini. La tecnica del calcestruzzo a proiezione viene impiegata
principalmente nelle opere di fondazione e nella costruzione di tunnel, mentre
nelle costruzioni in superficie viene impiegata sostanzialmente negli
interventi di risanamento del calcestruzzo. Pioniere dell’uso della tecnica del
calcestruzzo a proiezione nelle costruzioni in superficie è stato Friedrich
Kiesler con il suo progetto Unendliches Haus ("casa infinita").
Ad usare nuovamente questo procedimento e ad ottimizzarlo è stato l’architetto
svizzero Peter Vetsch che con l’ausilio di questa tecnica ha costruito oltre 40
costruzioni di questo tipo. Con questa tecnica, il calcestruzzo a proiezione
viene applicato su una rete metallica stirata a maglie strette saldata su armature
portanti. Queste vengono piegate e formate in base alla forma della casa
prevista. All’esterno, sulla volta, viene spruzzato uno strato spesso 20 cm di
schiuma rigida di poliuretano, isolante termico. Sopra viene posata una stuoia e
la struttura viene ricoperta con uno strato di terra da 50 cm a 3 metri. Le
pareti interne di una casa di terra sono dotate di un intonaco argilloso.
Questo consente un equilibrio di umidità ideale; esso, infine, viene verniciato
con tinte a calce naturali.
(continua)
giovedì 12 settembre 2013
LA STORIA CONTEMPORANEA DOCUMENTATA : Nunca mas, mai più
Nunca mas,
mai più.
Il senatore socialista italo-cileno
Fausto Longo a 40 anni dal Golpe militare contro il presidente Salvador Allende
di Fausto
Guilherme Longo
*)
Santiago
del Cile, 11.9.1973 – Palazzo della Moneda
sotto l’attacco dei militari golpisti
Sono quaranta gli anni trascorsi
dall’abbattimento violento del governo democratico di Salvador Allende e
dall’inizio della lunga notte della democrazia cilena.
Ricordiamo tutte le migliaia di
persone uccise, scomparse, gli operai e gli intellettuali, le donne, gli uomini,
i ragazzi come i fratelli Lorca della Gioventù socialista, uccisi mentre
operavano in clandestinità, il dirigente del sindacato dei pubblici
dipendenti Tucapel Jmenez. La Cut di Figueroa e di Calderon che aveva un
milione di iscritto nel 1972, decimata scientificamente in tutti i suoi
gruppi dirigenti. Una violenza cieca , di massa e
selettiva, che prima il cardinale Raul Silva e la Vicaria di solidarietà nel
’77 e poi, via via, con più incisività, le forze politiche democratiche, in
diversi modi, hanno combattuto nell’interno del paese, sostenuti dalla
organizzazione dei cileni in esilio e dai democratici di tutto il mondo. Oggi
il presidente Allende è ancora con i cileni. I valori della giustizia sociale e
della libertà, la lotta alle ingiustizie e alle insopportabili diseguaglianze
sociali è ancora l’obiettivo più importante per cambiamenti
strutturali della società cilena, che Michelle Bachelet sostiene nella sua
campagna elettorale per la presidenza della Repubblica.
Il Presidente Allende è stato il miglior
presidente del Cile incarnando il sogno di una generazione e rappresentando il
meglio della sinistra cilena e di tutta l’America Latina. Lo ha ricordato
Lagos e lo ha riconosciuto l’antico dirigente dei comunisti cileni,
Corvalan, che, intervistato tempo fa, ha ricordato come Allende
“demonstrò una consecuencia politica incommensurabile”. Allende presidente si
batté per quegli obiettivi per i quali da dirigente socialista si era
impegnato percorrendo tutto il Cile, per suscitarne il consenso. L e ricchezze
minerarie, rame in primo luogo, le imprese elettriche, la radiofonia la
metallurgia, l’industria tessile, le banche il commercio, la riforma agraria..
Se oggi la Codelco, la società del rame è ancora in parte cilena. Se con le sue
vendite lo Stato seguita oggi ad equilibrare il bilancio statale è
merito di Allende che si è opposto alla rapina in atto da parte di aziende
straniere come suo merito è la riforma agraria. I 5.223 mila ettari
espropriati a proprietari improduttivi dal governo Allende, i 3.500 mila ettari
espropriati dal governo Frei hanno posto fine, allora, al latifondo, dando il
passo alla moderna agricoltura cilena. L’essersi opposto alle mire del governo
statunitense fino al sacrificio della propria morte rappresenta un
esempio di amor patrio e di fedeltà alla Costituzione ed ai principi a
base della sua vita politica che non sarà mai dimenticato.
Santiago
del Cile, 5.9.1970 – Un’immagine del
“Discurso triunfal” di Salvador Allende
No hay manana sin ayer, non c’è l’oggi
senza lo ieri. E’ vero. E’ per questo che in questi giorni anche in
Italia si perseguono i delitti che furono organizzati, in associazione
fra loro, da parte delle dittature sudamericane con il “Piano Condor”.
I crimini contro
l'umanità non vanno amnistiati né possono essere prescritti. Dieci anno or sono
l’Agrupacion de familiares de detenidos desaparecidos del Cile,
scriveva in un suo documento:
“La verità e
la giustizia come concetti integrali sono una domanda permanente,
irrinunziabile e di azione continua fintanto che non si conosca la verità
rispetto a ciò che è accaduto ai nostri familiari, che non se ne recuperino i
resti e che siano penalmente sanzionati coloro che risultino responsabili di
questi crimini giuridicamente da riconoscere come delitti di lesa umanità e
pertanto non amnistiabili ed imprescrittibili, in coerenza con le normative
internazionali cui i singoli stati sono tenuti ad ottemperare”.
A dieci anni da
quella denuncia molto c’è ancora da fare perché giustizia e verità si
possano fino in fondo riaffermare . L a società cilena non può rimuovere una
questione basilare per una vera riconciliazione fra tutti i cileni e per
finalmente costruire un futuro da tutti condiviso.
Il Sudamerica è
profondamente cambiato e la democrazia ha fatto arretrare le dittature militari
e non.
Un Sudamerica
democratico e prospero è possibile all’insegna della collaborazione paritaria e
della fratellanza fra i popoli. A 40 anni dal golpe cileno Il monito
permanente, rivolto a tutti resta ancora il grido “Nunca mas”.
*) Fausto Guilherme Longo è senatore
della Repubblica (PSI-Autonomie), eletto nella Circoscrizione estero,
Ripartizione America Meridionale
PALERMO: MINACCE AL SINDACO ORLANDO
Lettera alla Redazione firmata Zorro
“PALERMO - Ieri una lettera di minacce, oggi uno striscione
di insulti contro il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. C'è tensione a Palazzo delle
Aquile. Lo si intuisce dai silenzi con cui vengono accolte le domande del
cronista. Nessuna conferma, nessuna smentita. Le indagini sono affidate a
polizia e carabinieri …..”
Bisognerebbe fare una analisi
più approfondita, ma chi è palermitano sa, che le due sindacature di Cammarata,
che utilizzava anche gli impiegati comunali per farsi pulire e tenere a posto
la barca, hanno, quelle si, devastato una Palermo che stava rialzando la testa.
Certo questo è successo, anche, perché, per la sua vanagloria, Orlando non
volle fare più il Sindaco e si lanciò verso Roma. Così finì la “Primavera palermitana”. IL
BERLUSCONISMO=MAFIOSITA', oramai storicamente inchiodato dai processi e
assodato alla luce dell'ultima sentenza
su Dell'Utri, che conferma il patto scellerato tra i capomafia e Berlusconi, ha
ricondotto questa città a una CULTURA MAFIOSA che è peggio della presenza della
delinquenza organizzata, più difficile da combattere e debellare. Oggi,
purtroppo, abbiamo politici di secondo ordine che non sanno nemmeno da dove
cominciare o che fanno editti e confusione, quella che piuttosto che distruggere
aiuta la delinquenza. Le MINACCE, GLI INSULTI e GLI ATTI INTIMIDATORI e IL
VANDALISMO TERRORISTA , quant’anche scritti e fatti da mano a cui scivolavano
dalla penna le “N”, non è comunque accettabile in una società che si vuol
chiamare civile e va CONDANNATO senza se e senza ma! L'IGNORANZA è LA MIGLIORE
AMICA DELLA DELINQUENZA E DEL MALAFFARE. Riflette Gente, riflettete.
Riceviamo e pubblichiamo
Redazione Secem
lunedì 9 settembre 2013
L’ars oratoria di oggi: web e mass media.
L’ars oratoria di oggi: web e mass media.
Scritto da Roberta Martucci, mercoledì, 10 ott 2012
<!– google_ad_section_start –>L’importanza del comunicare, come azione che fa da veicolo a messaggi e da intermediazione tra persone, l’importanza di esprimere quei messaggi con carisma e captatio benevolentiae, un’azione persuasiva e accattivante, è cosa nota sin dalla antichità. Così facevano gli oratori, che della loro capacità di comunicare agli altri, fecero un’arte, che sulla comunicazione (puramente orale, una sorta di one man show di altri tempi) hanno basato le loro campagne politiche. Così hanno sempre fatto i nostri (e quelli degli altri) politici. Mai come in politica tutto sembra ruotare sull’invio di un messaggio che deve essre capito, ma soprattutto deve essere convincente (per l’elettore) e vincente (per il politico). La persuasione della retorica come metalinguaggio.
La nascita dell’Oratoria politica così come la conosciamo oggi è da fare risalire ai tempi della Rivoluzione Francese di Robespierre e si è sempre fatta più elaborata e vincente, appunto. Ricordiamo i “discorsi al caminetto” di Roosvelt, in questo senso. E se prima c’erano i pulpiti sui quali salire per diffondere i proprio messaggi, poi si è passati a immettere questi messaggi politici in qualsiasi canale fosse a disposizione, come fu la radio per Roosvelt. E poi sono diventate la televisione, e infine tutti i mass media. I politici ne hanno capito la forza, l’impatto audio-visivo che offrono e soprattutto ne hanno captato l’onnipresenza, che permette loro di essere sempre lì, quando necessario.
Anche in questo, gli Stati Uniti sono i primi, i più invasivi e sulla forza dei mezzi di comunicazione di massa, basano quasi tutta la loro campagna politica. I mass media creano quella che è stata definita una agenda-setting, stabilendo e prioritizzando i pensieri dell’utente. I politici sono tra i primi a sfruttare questa agenda, discutendo di qualsivoglia tema e influenzando il cittadino sulla importanza di questa.
Ricordiamo il famoso dibattito tra Nixon e Kennedy nel 1960, che passò in televisione e fu uno degli eventi più seguiti all’epoca, e che dà una idea di come la televisione veicoli i messaggi ma non solo. Kennedy mostrò un atteggiamento rilassato e deciso, anche se a livello oratorio non si differenziò molto da Nixon, eppure ebbe la meglio, e fu considerato il vincitore di quell’importantte round. Il dibattito diede a Kennedy parecchio vantaggio sul rivale nell’essere eletto: la presenza dei due nel tubo catodico ha aiutato gli elettori a convincersi su uno piuttosto che sull’altro. Questo momento pilitico è ritenuto da molti come il decisivo della svolta che vede la TV diventare un mezzo di comunicazione impiegato nella diffusione dei messaggi politici.
I dibattiti politici e le campagne politiche oggi vanno però oltre la televisione: oggi c’è di più, molto di più. Ci sono i social network. C’è Facebook. C’è Twitter.
I politici si affacciano su queste piattaforme sociali come individui che impersonano il loro programma politico, attraverso la loro individualità (che li rende accessibili e vicini agli occhi dei loro elettri) si propongono sui social network e diffondono i loro messaggi politici. La accessibilità a cui accennato è quella stessa che nella rete è diventato il punto di forza della politica. Il personaggio politico di rappresentanza non è più impettito ed impostato su un pulpito, nè inscatolato in una televisione che non ci permette di interagire con lui, ma è lì tra i nostri contatti Facebook o Twitter. Vediamo il suo profilo e instauriamo quella interazione che lo rende più simile a noi, più uomo e meno personaggio. La diffusione stessa del messaggio politico, diventa più veloce, nella rete. Si diffonde rapida e nei canali che il web propone si dirama in varie direzioni, favorendo il politico e il suo partito.
Anche se una ricerca recente ha dimostrato che in Italia c’è una certa diffidenza per quanto riguarda l’uso dei blog. Il motivo principale di questo è sato individuato nella paura di essere criticati troppo apertamente e personalmente.
Alcuni blog esistenti di politici nostrani hanno infatti un carattere di comunicazione unilaterale, dove non è possibile lasciare messaggi e commenti. Ma questo non è quello che Internet dovrebbe fare, ed infatti questa non è stata riconosciuta dagli esperti come una strategia vincente.
Una ricerca di Stefano Epifani, professore di Scienze della Comunicazione, ha riportato che c’è ancora, in Italia, una grande percentuale di politici che trascure i social network: il 46% non aggiorna il proprio profilo Facebook dal 2009. E i commenti vengono ignorati. La ricerca ha dimostrato che c’è una scarsa interazione con gli elettori, ancora e su un livello abbastanza generico.
Con il tempo, e con le prossime elezioni americane, avremo modo di ossevare in maniera più approfondita il ruolo dei mass media e del web nelle campagne politiche, e come si evolve il nuovo corso dell’ antica ars oratoria.

La nascita dell’Oratoria politica così come la conosciamo oggi è da fare risalire ai tempi della Rivoluzione Francese di Robespierre e si è sempre fatta più elaborata e vincente, appunto. Ricordiamo i “discorsi al caminetto” di Roosvelt, in questo senso. E se prima c’erano i pulpiti sui quali salire per diffondere i proprio messaggi, poi si è passati a immettere questi messaggi politici in qualsiasi canale fosse a disposizione, come fu la radio per Roosvelt. E poi sono diventate la televisione, e infine tutti i mass media. I politici ne hanno capito la forza, l’impatto audio-visivo che offrono e soprattutto ne hanno captato l’onnipresenza, che permette loro di essere sempre lì, quando necessario.
Anche in questo, gli Stati Uniti sono i primi, i più invasivi e sulla forza dei mezzi di comunicazione di massa, basano quasi tutta la loro campagna politica. I mass media creano quella che è stata definita una agenda-setting, stabilendo e prioritizzando i pensieri dell’utente. I politici sono tra i primi a sfruttare questa agenda, discutendo di qualsivoglia tema e influenzando il cittadino sulla importanza di questa.
Ricordiamo il famoso dibattito tra Nixon e Kennedy nel 1960, che passò in televisione e fu uno degli eventi più seguiti all’epoca, e che dà una idea di come la televisione veicoli i messaggi ma non solo. Kennedy mostrò un atteggiamento rilassato e deciso, anche se a livello oratorio non si differenziò molto da Nixon, eppure ebbe la meglio, e fu considerato il vincitore di quell’importantte round. Il dibattito diede a Kennedy parecchio vantaggio sul rivale nell’essere eletto: la presenza dei due nel tubo catodico ha aiutato gli elettori a convincersi su uno piuttosto che sull’altro. Questo momento pilitico è ritenuto da molti come il decisivo della svolta che vede la TV diventare un mezzo di comunicazione impiegato nella diffusione dei messaggi politici.
I dibattiti politici e le campagne politiche oggi vanno però oltre la televisione: oggi c’è di più, molto di più. Ci sono i social network. C’è Facebook. C’è Twitter.
I politici si affacciano su queste piattaforme sociali come individui che impersonano il loro programma politico, attraverso la loro individualità (che li rende accessibili e vicini agli occhi dei loro elettri) si propongono sui social network e diffondono i loro messaggi politici. La accessibilità a cui accennato è quella stessa che nella rete è diventato il punto di forza della politica. Il personaggio politico di rappresentanza non è più impettito ed impostato su un pulpito, nè inscatolato in una televisione che non ci permette di interagire con lui, ma è lì tra i nostri contatti Facebook o Twitter. Vediamo il suo profilo e instauriamo quella interazione che lo rende più simile a noi, più uomo e meno personaggio. La diffusione stessa del messaggio politico, diventa più veloce, nella rete. Si diffonde rapida e nei canali che il web propone si dirama in varie direzioni, favorendo il politico e il suo partito.
Anche se una ricerca recente ha dimostrato che in Italia c’è una certa diffidenza per quanto riguarda l’uso dei blog. Il motivo principale di questo è sato individuato nella paura di essere criticati troppo apertamente e personalmente.
Alcuni blog esistenti di politici nostrani hanno infatti un carattere di comunicazione unilaterale, dove non è possibile lasciare messaggi e commenti. Ma questo non è quello che Internet dovrebbe fare, ed infatti questa non è stata riconosciuta dagli esperti come una strategia vincente.
Una ricerca di Stefano Epifani, professore di Scienze della Comunicazione, ha riportato che c’è ancora, in Italia, una grande percentuale di politici che trascure i social network: il 46% non aggiorna il proprio profilo Facebook dal 2009. E i commenti vengono ignorati. La ricerca ha dimostrato che c’è una scarsa interazione con gli elettori, ancora e su un livello abbastanza generico.
Con il tempo, e con le prossime elezioni americane, avremo modo di ossevare in maniera più approfondita il ruolo dei mass media e del web nelle campagne politiche, e come si evolve il nuovo corso dell’ antica ars oratoria.
Roberta Martucci Schiavi web writer freelance per twago, piattaforma per esperti online.
giovedì 5 settembre 2013
La Dante Alighieri di Sant'Agostino, in
provincia di Ferrara
Emilia: primo anno
scolastico completo per la scuola energia autonoma post-terremoto
Primo edificio
pubblico e scolastico in Italia che produce più energia di quanto ne consuma
Al via il primo
anno scolastico completo per la prima scuola italiana che produce più energia
di quanta ne consuma. Ed è un successo della ricostruzione dell'Emilia
post-terremoto. È bastato meno di un anno per la riapertura della scuola media
di Sant’Agostino, in provincia di Ferrara, distrutta dal terremoto del maggio
2012. Ma la velocità nel completamento della costruzione non è l’unico aspetto
straordinario di questo edificio, che può vantare diversi primati.
DUE PRIMATI - È infatti il primo edificio pubblico e scolastico
Energy Più in Italia, che significa che la scuola produce più energia di quella
che consuma. Il secondo primato riguarda la sua classe energetica: per la prima
volta nel nostro Paese è stata infatti assegnata la classificazione ClimAbita
per l’altissima efficienza energetica (superiore alla classe A).
EFFICIENZA ENERGETICA - La costruzione è stata affidata
all’azienda di costruzioni altoatesina Wolf Haus, specializzata in costruzioni
all’avanguardia sia a livello energetico, sia per i sistemi di sicurezza
sismica (i test sono stati condotti dall’Istituto europeo per la ricerca
sismica su un modello di quattro piani). Costruita in soli due mesi e mezzo, la
scuola Dante Alighieri rappresenta il massimo dell'efficienza energetica nel
rispetto dell'ambiente, con tutti i benefici che ne derivano. I costi di
gestione possono infatti diventare una voce di attivo della scuola da usare per
il finanziamento di attività extrascolastiche o il sostegno di progetti rivolti
alle famiglie degli studenti.
IN LEGNO - L'edificio occupa una superficie di 2.300 metri
quadrati ed è un prefabbricato in legno e ospita nove aule, cinque laboratori,
una biblioteca, una sala proiezioni, una mensa, uffici amministrativi e una
palestra: la struttura intera necessita un fabbisogno energetico di 29,6 kWh/m²
all’anno. Ogni ambiente ha pareti e soffitto isolati termicamente, l’impianto
fotovoltaico fornisce energia elettrica e viene usato anche per il
riscaldamento a pavimento e per l’impianto di riciclo dell’aria che garantisce
la salubrità dell’aria; le tinte dei muri interni sono state studiate per
favorire la concentrazione degli studenti; ogni aula e la palestra sono
disposte in modo da ottenere più luce naturale possibile. Infine il giardino
della scuola ospita un orto da utilizzare come laboratorio verde.
(5 settembre 2013 |
10:37 dal Corriere.it)
domenica 1 settembre 2013
Editoriale di settembre
Settembre, andiamo. È tempo di
migrare …
“Settembre, andiamo. È tempo di migrare.”cantava il Vate, Gabriele D’annunzio,
pensando ai suoi pastori abruzzesi. Noi di migranti ne riceviamo a barcate e
non dall’Adriatico selvaggio che verde è come i pascoli dei monti, ma dal
sangue delle guerre fratricide che devasta il Medio Oriente e l’Africa. Sovente
sento ripetere che non dobbiamo farli entrare in Italia dalla Sicilia o dalle
punte più a Sud del Meridione, certo, facile a dirsi per chi, nonostante la
crisi economica ha ancora un tetto sopra la testa. Questa gente non ha il
piacere di scappare dalla propria terra per venire a visitare l’Italia e l’Europa
ricca di tesori artistici e culturali, no. Fuggono dall’orrore di un tempo di
sangue scandito dal gas nervino e dalla droga, dalle mafie e dagli interessi economici
di quei popoli che non li vogliono accogliere. Mi si dirà “ noi li salviamo dal
mare, mentre altri non fanno nemmeno questo”( vedi Malta e poi muori … una
vecchia canzone già sentita e risentita). È vero! Nel popolo siciliano,
bastardo di tutti gli altri popoli del Mondo, e figlio di mille serpenti e di
mille lupi, c’è ancora, per fortuna, il senso della solidarietà civile e della
vicinanza a chi ha più bisogno. Mi chiedo: perché nessuno capisce che siamo tutti
sulla stessa barca e che questa non va rattoppata solo quando ci sono interessi
strategici ( Afganistan) o economici ( IRAQ). In alcuni casi si trovano le
parole giuste per sancire un azione di polizia e di umanitaria sorveglianza
armata che è sovradimensionata rispetto alla malattia da curare, mentre la
gente, che non vorrebbe migrare e perdere le sue certezze e le sue tradizioni
deve scappare dalla montagne della Nubia, infestate di terroristi e mercanti di
morte, dal Sudan, dalla Siria, dalla Libia, dalla Palestina sempre più
soffocata dal gendarme Israele, e da un infinità di altre guerre dimenticate. Milioni
di bambini muoiono di fame ogni giorno e nessuno fa guerra agli affamatori, a
chi non si occupa degli ultimi, ma pensa solo allo sfruttamento. Parlo di
prostituzione minorile, come di lavoro e di guerra( i soldati bambini). Scusate
se dico che questo Mondo non mi piace. Non mi piace perché non “abbiamo” rispetto
per chi è diverso da noi. Abbiamo scordato che, anche noi, abbiamo fatto, in
tempi bui e difficili di ricostruzione post bellica, i viaggi con la valigia di
cartone verso quella lucina che si vedeva lontana … L’accoglienza è un dovere
non un optional. È giusto, questo si, che si controllino i flussi di
delinquenti, che approfittando del bisogno degli oppressi, varcano il confine. È
sacrosanto. Ma smettiamola, per piacere, di gridare che qui non c’è posto per
nessuno, quando abbiamo noi e non loro, sbranato e distrutto un Paese con la
CORRUZIONE, L’EVASIONE FISCALE, LA FRODE, l’ABUSIVISMO etc etc. Ora sono loro
la causa dei nostri mali atavici? Quei poveracci che muoiono come mosche nel
canale di Sicilia nella speranza di poter far ricominciare a vivere i loro figli?
Noi che non riconosciamo nemmeno, ancora oggi, il diritto di cittadinanza a chi
nasce nel nostro Bel Paese?
Buon settembre a tutti, Ugo
Arioti
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