lunedì 13 novembre 2017

La solitudine fa sta male come un dolore fisico: ma sappiamo difenderci

L’ evoluzione ci spinge a creare nuove reti di amicizie o a recuperare quelle vecchie. Ma c’è anche chi ha bisogno d’aiuto per (ri)attivare le proprie capacità relazionali

di Danilo Di Diodoro


Tante seccature della vita quotidiana nascono dall’interazione con altre persone, ma uscire da queste rete di relazioni può portare a un situazione da tutti temuta: sentirsi soli. E il sentimento di solitudine fa stare male e può farci persino ammalare, a dimostrazione di quanto la nostra natura sia profondamente sociale. Una ricerca sugli effetti deleteri che la solitudine può avere sullo stato di salute è stata pubblicata da psichiatri e cardiologi tedeschi che hanno studiato oltre quindicimila persone, tra i 35 e i 74 anni, seguendole per cinque anni, durante i quali è stato tenuto sotto costante controllo il livello di salute psicofisica associato alla valutazione della presenza di un sentimento di solitudine. 
Depressione, ansia e fumo
«La solitudine crea significativi rischi in termini di salute mentale, sia per quanto riguarda la depressione, sia per quanto concerne il livello di ansia» affermano i ricercatori tedeschi, guidati dal professor Manfred Beutel del Department of Psychosomatic Medicine and Psychotherapy della Johannes Gutenberg University di Mainz. «La solitudine aumenta anche la probabilità di essere fumatori, un classico indicatore di uno stile di vita sbagliato. La ridotta qualità della salute mentale può poi essere causa di un maggior numero di visite dal medico, di ricoveri e di utilizzo di psicofarmaci. Presi nel loro complesso questi risultati danno un solido supporto alla convinzione che la solitudine dovrebbe essere considerata di per sé una significativa variabile di salute».
Stato emotivo soggettivo
Ma questo sentimento non è però semplicemente l’equivalente dello stare da soli, si tratta piuttosto di uno stato emotivo che riflette l’esperienza spiacevole del soffrire di isolamento sociale. Viceversa, se non esiste questo specifico stato emotivo, anche se si hanno pochi contatti sociali, non si producono effetti negativi sulla salute. Per la vera solitudine, insomma, deve esistere una discrepanza tra i nostri bisogni sociali e la loro possibilità di realizzazione nell’ambiente in cui ci si trova a vivere. Fortunatamente quando si percepisce davvero un doloroso senso di abbandono si attiva una spontanea ricerca di contatti sociali.
Ricerca spontanea di contatti
Secondo Pamela Qualter, della School of Psychology dell’University of Central Lancashire, autrice di uno studio su come evolve la solitudine nelle varie età della vita, proprio l’attivazione di questa spontanea ricerca di contatti fa sì che la vera e profonda solitudine sia spesso un’esperienza transitoria. L’evoluzione ci ha infatti portato a sviluppare una serie di meccanismi interiori che ci spingono a ricercare connessioni per vincere la sensazione di isolamento, un processo che è stato chiamato spinta alla riaffiliazione. Spiega la professoressa Qualter in un articolo pubblicato in Perspectives on Psychological Science: «Proprio come il dolore fisico è un segnale che si è evoluto per spingere una persona ad avviare azioni per minimizzare il danno al proprio corpo, così la solitudine motiva la persona a minimizzare il danno al proprio corpo sociale». È questa spinta alla riaffiliazione che motiva a rimettersi in gioco, a riallacciare vecchi contatti, a cercarne di nuovi.
Età diverse, bisogni diversi
Tutte le età della vita sono soggette al rischio di solitudine, ma le caratteristiche del rischio sono diverse con il passare degli anni. Se nella prima infanzia è la capacità di condividere le attività e i giochi a determinare la possibilità di stare nel gruppo dei pari, presto i bambini procedono verso più articolate esigenze dello stare insieme. «I piccoli passano dal semplice desiderio di stare fisicamente vicini gli uni agli altri al bisogno di un’amicizia più intima caratterizzata da una sensazione di “validazione di sé”, di reciproca comprensione, di possibilità di aprirsi con l’altro, di sentirsi in empatia » chiarisce Qualter. «Un’amicizia con maggiori aspettative si sviluppa poi durante l’adolescenza e fino alla prima gioventù, quando aumenta il bisogno di intimità. E se la “quantità” di amicizie può essere importante nel predire un senso di solitudine nell’infanzia, la “qualità” sembra contare di più nell’adolescenza». Attorno ai 14-16 anni il bisogno di stare con gli altri diventa ancora più complesso: c’è bisogno di amici intimi, ma anche di un intero gruppo di riferimento, finché la situazione diventa ancora più articolata con la necessità di relazioni amorose. Sensazioni di solitudine si possono provare per il malfunzionamento di ciascuno di questi aspetti della vita relazionale. Poi nella fase centrale della vita, almeno per chi non è rimasto single, è la qualità della relazione con il partner a definire soprattutto il rischio di sentirsi soli.
Il ruolo dei social network
«Infine negli anziani emergono altri specifici fattori di rischio per la solitudine — aggiunge la ricercatrice britannica —. Sono la possibile perdita del partner, il ridursi delle attività sociali a causa delle disabilità fisiche e della salute compromessa, l’eventuale condizione di fragilità del partner». Una curiosità: nella nostra epoca i social-network sono un antidoto efficace contro la solitudine? Si sarebbe portati istintivamente a dire che con tanti amici virtuali siamo meno soli, ma secondo David Sbarra, psicologo dell’University di Arizona, curatore di un numero della rivista Psychological Science sulla solitudine, finora non ci sono prove che l’amicizia virtuale abbia davvero effetti positivi su benessere psicologico e salute.
 

mercoledì 8 novembre 2017

Gli Impresentabili e il vizietto della destra retrò

Le elezioni del 5 novembre ci hanno consegnato un governo di gentaglia e vecchi fantasmi fascisti del trascorso triste ventennio.
Un Presidente, Nello Musumeci, che più fascio non si può, nemmeno col DIXAN, e una manica di impresentabili e figli poco più che adolescenti di impresentabili, che si protestano grandi attivisti politici, per il solo fatto che qualche annetto prima, nella pancia della madre scalciavano per far capire che sarebbero stati dei politicanti protesi verso una protesta che avrebbe avuto il suo giusto posto nel parlamento siciliano!
Ergo, la destra unita vince con il vecchio e becero cavaliere Berlusca, seppur ridotto al 15%, la dove godeva di maggioranze bulgare. e deve, questa destra lavata con PERLANA, ringraziare l'elettorato che ha scelto di non recarsi a votare, non credendo più nel teatrino politico e dopo cinque anni di devastazioni e bugie del PD e del Presiniente Crocchetta.
Aggiungiamo che, il buongiorno si vede dal mattino, già pronto per montare in sella e sgovernare la Sicilia per i prossimi cinque devastanti anni TraNello Musumpetra ha già perso un pezzo, un arrestato per frode fiscale, peccato sarebbe stato un Assessore all'Economia e Finanze perfetto se la Magistratura, questi rognosi, non lo avesse tradotto in Carcere....il primo dei non eletti, ringrazia, almeno fino a quando non lo arrestano ha un posto all'ARS!
Povera gente e poveri i nostri ragazzi, dovranno continuare ad emigrare per trovare un po' più di dignità con un lavoro e cercare di costruire un futuro possibile, meditate gente, meditate.

Also sprache Zaratustra (u siculo)

martedì 7 novembre 2017

Encelado, il suo oceano bollente ha miliardi di anni

Un nuovo studio fa luce sull'intensa attività geotermale che avrebbe riscaldato l'immenso oceano della luna di Saturno



NEL sottosuolo di Encelado, una delle lune più famose di Saturno, si nasconde un immenso oceano di acqua caldissima. Un oceano profondo decine di chilometri e che, secondo uno studio recente, è continuamente riscaldato da miliardi di anni. E’ questa la conclusione di un team internazionale che ha indagato sui fenomeni capaci di riscaldare un corpo così lontano dal Sole.

Il lavoro è in accordo con l’ipotesi più accreditata, cioè che il calore sia una conseguenza della forte interazione gravitazionale fra il satellite e Saturno. Assumendo che il nucleo di Encelado sia costituito da rocce porose e facilmente deformabili, gli scienziati hanno calcolato la temperatura e lo spessore dell’oceano, in accordo con quanto suggeriscono i dati raccolti dalla sonda Cassini prima del suo "tuffo" finale nelle nubi di Saturno. Lo studio, pubblicato su Nature Astronomy, fornisce un nuovo importante contributo per capire la natura dell'oceano sotterraneo di Encelado, fra i luoghi più promettenti dove cercare la vita nel Sistema Solare.

GEYSER SPAZIALI
La presenza di un oceano sotterraneo riempito da acqua caldissima è suggerita soprattutto dagli enormi geyser osservati dalla sonda Cassini nel corso della sua missione. Le immagini della sonda mostrano infatti dei giganteschi getti che partono dalla superficie del satellite e si estendono per centinaia di chilometri nello spazio. Analisi più dettagliate mostrano che questi geyser sono formati da vapor d’acqua  misto a sali e silicati, e ciò fa pensare che si siano formati dal passaggio di acqua caldissima attraverso vari strati di roccia.

Grazie alla sonda Cassini è stato possibile determinare anche la struttura delle regioni interne, mostrando che questo oceano si trova in profondità, sotto una crosta ghiacciata spessa circa 20 chilometri, che si assottiglia nei pressi del polo sud del satellite.

TUTTA COLPA DI SATURNO
Per produrre geyser come quelli osservati è necessaria la presenza di acqua in profondità a temperature di almeno 90 gradi. Per riscaldare l’oceano sotterraneo fino a queste temperature non basta l’energia prodotta dal decadimento degli elementi radioattivi presenti nel nucleo del satellite, pertanto gli scienziati hanno pensato a ipotesi alternative.  “Da dove Encelado prenda la potenza necessaria a rimanere attivo è sempre stato un po’ un mistero, ma ora abbiamo considerato in maggior dettagli come la struttura e la composizione del nucleo roccioso potrebbe giocare un ruolo chiave nel generare l’energia necessaria”, ha commentato Gael Choblet dell’Università francese di Nantes, primo autore dello studio.

Secondo il modello più accreditato infatti, Encelado sarebbe riscaldato dagli attriti interni generati dalle forze di marea esercitate da Saturno, che continuamente deformano il satellite nel corso della sua orbita.
NEL sottosuolo di Encelado, una delle lune più famose di Saturno, si nasconde un immenso oceano di acqua caldissima. Un oceano profondo decine di chilometri e che, secondo uno studio recente, è continuamente riscaldato da miliardi di anni. E’ questa la conclusione di un team internazionale che ha indagato sui fenomeni capaci di riscaldare un corpo così lontano dal Sole.

Il lavoro è in accordo con l’ipotesi più accreditata, cioè che il calore sia una conseguenza della forte interazione gravitazionale fra il satellite e Saturno. Assumendo che il nucleo di Encelado sia costituito da rocce porose e facilmente deformabili, gli scienziati hanno calcolato la temperatura e lo spessore dell’oceano, in accordo con quanto suggeriscono i dati raccolti dalla sonda Cassini prima del suo "tuffo" finale nelle nubi di Saturno. Lo studio, pubblicato su Nature Astronomy, fornisce un nuovo importante contributo per capire la natura dell'oceano sotterraneo di Encelado, fra i luoghi più promettenti dove cercare la vita nel Sistema Solare.



venerdì 3 novembre 2017

Giovani oggi

GIOVANI OGGI   
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Avviamo una rubrica sui Giovani d'oggi, sui loro diritti, necessità, bisogni e sul rapporto tra genitori e figli. I nostri ragazzi sono insoddisfatti, delusi, scontenti, disamorati, non hanno punti di riferimento e non conoscono, spesso, il valore della discussione e del confronto, parlano di tutto senza conoscere bene niente ... eppure, nella maggior parte dei casi hanno avuto molto di più di quello che ha avuto la generazione dei loro padri e delle loro madri.
Ugo Arioti

i bisogni-diritti

I bisogni-diritti fondamentali sono quelli di natura fisiologica e psicologica. Sono Bisogni presenti in ogni tipo di cultura e civiltà. E se restringiamo ancora l’obiettivo su questi bisogni-diritti, ci accorgiamo che alla base di tutto ci sta il bisogno di una figura paterna e materna, il bisogno di sentirsi presi sul serio, il bisogno di affetto.
Il bisogno di sentirsi valutati
I nostri ragazzi hanno bisogno di sentire che sono un valore per quello che sono, non per quello che fanno; che sono un valore per se stessi (stima di sé) e per gli altri (per i genitori almeno).
Le azioni che i figli compiono hanno bisogno di essere valutati oggettivamente: definite buone o cattive, giuste o ingiuste. E il giorno in cui ricevessero il premio nonostante che la loro azione non lo meriti, si convincerebbero di non essere capaci di fare azioni di valore.
Il bisogno di amare ed essere amati
I nostri ragazzi hanno bisogno di amare ed essere amati. Nell’intero arco della vita umana questo bisogno vuole essere soddisfatto in tutte le sue forme: dall’amore filiale all’amore materno e paterno, da quello amicale a quello sponsale. Dentro ogni persona c’è la capacità potenziale e l’esigenza di amore filiale, fraterno, coniugale, materno o paterno. Questo bisogno è necessario dall’infanzia alla vecchiaia. La salute e la felicità dipendono moltissimo dalla capacità e dalla possibilità di donare amore e rceverlo. I figli non possono essere soltanto soddisfatti dall’amore che si dà loro; hanno assolutamente bisogno anche di amare. Se non avranno questo duplice bisogno da soddisfare non saranno contenti, diventeranno trsti, reagiranno con maniere forti, con la fuga, la ribellione, la depressione, l’angoscia, la violenza, il furto. E soffriranno molto.


Redazione SECEM

mercoledì 1 novembre 2017

Editoriale.....dei morti

Salve, ci ritroviamo all'appuntamento con le solite tristi, speriamo NON INUTILI, elezioni regionali siciliane! Il PD, con Micari, il Preside che non ci crede, infatti non si è dimesso per far politica, non si sa mai!, vuole far scordare Crocetta, ma nemmeno con ORLANDO IN CAMPO può riuscire questa operazione estetica. Nello Musumeci, che si vanta di essere una persona sana e non invischiata con la mafia e i politici collusi, ne ha piene le schiere. Mi chiedo come si può, dire "sono una persona per bene" se vai a pranzo e a cena con questa gentaglia. Folklore? In realtà, sotto il cielo di Palermo, la nuova ARS, fatta di meno mangia franchi, e senza il guardasigilli della distruzione del patrimonio della Regione, il Presiniente Crocchetta, tutto cambia, affinché nulla cambi.
Le bandiere dell'Indipendenza sventolano, poche e malinconiche, nella loro splendida solitudine.  
Fava, vuole fare cento passi, ma speriamo si alzi per camminare e i Cinque stelle incalzano, senza pietà, chi ha rotto il patto con il Popolo. Populisti!
E i siciliani?
La domanda è: andranno a votare?
Uno zoccolo duro, il 30-40%, farà, comunque, il suo dovere. Educazione Civica e senso, irreale ormai, della Stato che sa solo vessare e non creare lavoro e sicurezza, le sole cose che interessano tutti indistintamente. Questo è triste, naturalmente, perché marca sempre di più la distanza tra un apparato politico incapace di riequilibrare l'asse della Giustizia e della Democrazia e la sua base. Solo i clienti e i leccaculo oggi vanno avanti e l'apparato burocratico regionale è paralizzato e castrato proprio da questi individui, Crocetta ha superato pure il paradossale e assurdo limite di 100 superburocrati inutili e dannosi dentro l'apparato.
Ricordo quando dovetti scrivere una lettera a livesicilia, perchè il Presiniente Crocchetta aveva messo un annuncio per cercare un architetto con provate doti professionali, (mi incazzai come una bestia, lo cerca fuori dalla Regione?) mentre la sua cara Bullara, figlia adottiva del suo cerchio magico, mi aveva messo in parcheggio per far posto ai suoi clienti, dopo tanti anni di assoluta dedizione al lavoro. Scaricai dal web uno dei miei curriculum (TUTTI LI POSSONO LEGGERE scrivendo: UGO ARIOTI ARCHITETTO), 50 pagine con fatti e non chiacchere e, a quel punto, il suo Capo di Gabinetto mi chiamò, solo per il clamore che ne era venuto fuori, per inviarmi alla Protezione Civile, come dire ti mando alla LEGIONE STRANIERA, ma sempre meglio per me che stare senza alcun incarico alle spalle della collettività. 
BISOGNEREBBE RIDISEGNARE TUTTA LA MACCHINA AMMINISTRATIVA E CACCIARE AUTORITA', SEGRETARI, ALTI BUROCRATI, arrivati a quei posti solo per CALCI NEL SEDERE. 
Il mio appello, comunque, è sempre: NON LASCIATE SCEGLIERE A POCHI QUELLO CHE E' IL VOSTRO FUTURO DESTINO, ANDATE A VOTARE, comunque la pensiate. 
NON DATE ALIBI AD UN ALTRO CROCETTA per distruggere quel poco che ci è rimasto e pensate ai vostri ragazzi che devono emigrare per trovare un onesto lavoro e un avvenire che qua, con i soliti gattopardi NON AVRANNO MAI. 
Meditate gente, meditate!
Ugo Arioti

venerdì 27 ottobre 2017

Annata ricca, massaru cuntentu - Pubblicato: 24 Ottobre 2017 Su Antimafia Duemila La campagna olearia in Sicilia di Salvo Vitale

E' il titolo di una famosa commedia di Nino Martoglio. E la campagna olearia di quest'anno, si può dire sin da adesso non un'annata ricca, ma eccellente, sia per la qualità che per la quantità di olio che si produce. Gli alberi sono stracarichi e, malgrado la siccità e lo scirocco, buona parte delle olive sono rimaste attaccate all'albero, chiaro segnale che l'oliva è "sinsera", cioé non ancora attaccata dalla mosca olearia. Si può solo notare che, nel rapporto qualità-quantità la buona qualità spesso perde qualcosa quando c'è una grande quantità, e la resa è minore, ma è un dettaglio occasionale.
Quello di stabilire come e quanto "ietta", l'oliva, ovvero la resa, è un calcolo che varia anche in rapporto ai paesi del circondario. Premesso che, nel rapporto peso-olio il peso delle olive è in chili, mentre quello dell'olio è in litri, e che c'è quindi una differenza che non viene calcolata, in diverse zone della Sicilia la media è fatta sulla base del "sacco di macina", che è di 33 chili: tre sacchi corrispondono a cento chili. Se cento chili di olio rendono in media 15 litri di olio, l'oliva "ietta" a cinque, cioé cinque litri per ogni sacco da 33 chili. Oggi più sbrigativamente ci si ferma alla percentuale di resa per ogni 100 chili. La resa si aggira dal 12 al 22% e dipende da molti fattori, essenzialmente dal grado di maturazione delle olive, dal tipo di oliva, dal tipo di terreno in cui cresce l'albero, dalla potatura, da eventuali irrigazioni, concimazioni, aratura e trattamenti di disinfestazione. Sono i comuni in cui esiste un'anagrafe dell'olio, e che si preoccupano di calcolare la quantità d'olio realizzata sommando quanto molito dai vari frantoi della zona.
Un buon olio si valuta dalla maggiore o minore intensità, lata da tre elementi fase, il fruttato ovvero il profumo, l'amaro e il piccante. C'è gente che giudica sbrigativamente in modo negativo un olio che pizzica il palato o brucia un po' la lingua, ma si tratta di inesperti che pretendono di sapere e ai quali si può vendere, con loro grande soddisfazione, un olio scarso e magari "miscatu", cioé con aggiunta di olio di semi o di olio vecchio.
Si tenga presente che il colore è del tutto ininfluente nel valutare la qualità, perché esso cambia costantemente, (olio verde chiaro, giallo, verde scuro, marrone ecc.)sia in rapporto alla luce che alla conservazione, che alla contrada di provenienza: anche la densità non è fondamentale: ci sono oli ben sedimentati, con la morca che, dopo qualche mese si deposita sul fondo e che bisogna togliere travasando, e oli che ancora presentano residui di molitura, che alcuni preferiscono mantenere.
Olive sane, molitura accurata e conservazione sono i tre elementi che qualificano l'olio: la conservazione è affidata anch'essa a tre elementi di base, l'aria, la luce e il calore. L'aria è nemica dell'olio, ne disperde il profumo e ne modifica il sapore: è preferibile conservare l'olio in bidoni d'acciaio che abbiano un rubinetto nella parte inferiore, in modo che, al momento del trasferimento in bottiglia non si introduca aria nel contenitore, ma è anche importante preservare l'olio al buio, lontano da fonti di luce e di calore, tenuto conto che la temperatura ideale non dovrebbe scendere sotto i cinque gradi nè andare oltre i 25.
Non ci inoltreremo su note tecniche legate alla presenza di polifenoli e alle varietà di alberi di olivi presenti: senza dubbio il re degli ulivi è il cerasuolo. Una nota merita anche il tipo di potatura:nel trapanese è tipica la potatuta bassa, in modo da facilitare la raccolta.
Un buon olio extravergine di oliva non deve avere più dello 0,8 di acidità e la qualità dell'olio va anche valutata sulla base di questo elemento, a partire dal tasso minimo, che è dello 0,2, cioé un olio leggerissimo che non dovrebbe causare disturbi di alcun tipo, ma solo vantaggi nutritivi e degustativi. L'olio vergine ha, come quello extravergine un grado di acidità valutabile dallo 0,8 a due gradi, il resto è da rettificare, cioé da affidare a macchinari che sono in grado di far diventare appetibile, colorato e profumato anche l'olio più "fitusu".
E allora, visto che abbiamo la fortuna di crescere in una terra in cui con l'olio ci si può fare il bagno, ci si può preparare a gustare quella che è una delle sette meraviglie della natura, la "muffuletta caura cunsata cu l'ogghiu appena nisciutu r'a macina". (schiacciata calda condita con olio appena uscito dal frantoio), magari con un pizzico di sale e pepe.

Bertirotti: l’ecologia culturale per sopravvivere alla globalizzazione

Docente di Psicologia Generale presso la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Genova e Visiting Professor di Antropologia della mente presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma, il prof. Alessandro Bertirotti è impegnato da anni sul tema della costruzione dell’etica nell’umanità. Intervistato da “Il Nodo di Gordio” ha illustrato i limiti e le prospettive della globalizzazione attraverso il concetto dell’ “ecologia culturale”.
Sono anni che il termine ecologia è entrato a far parte del lessico comune, almeno per quello che riguarda l’Occidente, ma vi sono diverse ottiche da cui affrontare la questione ambientale. A questo proposito, cos’è esattamente l’Ecologia Culturale?
L’Ecologia Culturale, ha in Julian Steward il suo teorizzatore che ci consente di capire la differenza di contenuti della disciplina rispetto all’ecologia umana e sociale. La differenza consiste nel fatto che Steward utilizza l’apparato epistemologico della disciplina per spiegare l’origine di tratti e modelli culturali particolari, che caratterizzano aree differenti, più che di dedurre principi generali applicabili a qualsiasi situazione culturale e ambientale. Ecco perché, nello stesso tempo, la disciplina si differenzia altresì dalle concezioni relativistiche e neoevoluzionistiche della storia della cultura, introducendol’importanza del ruolo dell’ambiente, inteso come variabile posta in relazione alla cultura.
Dunque, si può sostenere che questa disciplina introduce la cultura come elemento fondante il rapporto duale che si crea fra l’individuo e l’ambiente?
Sì, in effetti è proprio così, perché la disciplina cerca di accertare se gli adattamenti delle società umane ai loro ambienti richiedano modalità di comportamento particolari o se essi permettano una certa libertà per una gamma di possibili modelli comportamentali. Formulato in questo modo il problema,la teoria di questo approccio scientifico si differenzia anche dal “determinismo ambientale” e dalla teoria ad essa imparentata, ossia il “determinismo economico”. L’ecologia culturale focalizza la sua attenzione principalmente su quei tratti che l’analisi empirica mostra essere intimamente connessi con l’utilizzazione dell’ambiente secondo modalità culturalmente prescritte.
Ma da questo punto di vista, dovremmo avere allora anche un certa differenza di comportamenti umano nel caso si parli di cultura semplice oppure complessa?
E’ proprio così. I tratti ambientali rilevanti dipendono dalla cultura, e le culture più semplici hanno un rapporto più diretto con l’ambiente rispetto a quelle avanzate.In generale, il clima, la topografia, il suolo, l’idrografia, il manto vegetale e la fauna sono tratti decisivi, ma alcuni possono essere più importanti di altri.Per esempio, il distanziamento delle polle acquifere nel deserto può essere di importanza vitale per un popolo nomade di raccoglitori di semi, come il passaggio del pesce determineranno le abitudini delle tribù rivierasche e costiere. Ma il concetto cui occorre fare riferimento in un discorso riferito al rapporto Uomo-territorio è quello di regolarità, in questo caso dei ritmi ecologici. Da questa regolarità dipende la certezza del futuro che potrà caratterizzare un dato gruppo culturale.
Anche lo sfruttamento delle risorse prime diventa così un elemento culturalmente determinato?
Infatti, non è possibile, secondo la posizione teorica di Julian Steward, eliminare dall’analisi i modelli di comportamento per lo sfruttamento di un’area particolare, e per mezzo di una tecnologia particolare.
Alcuni modelli di sussistenza impongono limiti strettissimi al modo generale di vita della gente, mentre altri permettono una notevole libertà. Per esempio, la raccolta di prodotti vegetali selvatici viene svolta di solito dalle donne che lavorano da sole o in piccoli gruppi. Con la cooperazione non ci si guadagna nulla, anzi, in realtà le donne entrano in competizione l’una con l’altra. Le raccoglitrici di bacche, pertanto, tendono a suddividersi in piccoli gruppi a meno che le risorselocali siano molto abbondanti.
D’altro canto la caccia può essere un’impresa sia individuale che collettiva, e il carattere delle società di cacciatori è determinato tanto dai mezzi prescritti culturalmente per la caccia collettiva quanto dalla specie.Quando si impiegano accerchiamenti, incendio della sterpaglia, recinzioni, passaggi obbligati e altri metodi cooperativi, la preda, per singolo cacciatore, può essere molto maggiore di quella che un cacciatore isolato riuscirebbe ad accaparrarsi. Analogamente, se le circostanze lo permettono, la pesca può essere svolta da gruppi di uomini che si servono di sbarramenti, di chiuse, di trappole e di reti, ma anche da individui isolati. L’uso di queste tecniche più complesse e spesso di natura cooperativa dipende tuttavia non soltanto dalla storia culturale, cioè dalle invenzioni e dalla diffusione, che mette a disposizione questi metodi, bensì anche dall’ambiente, dalla sua flora e dalla sua fauna.
Dunque, secondo una prospettiva più vicina ai nostri giorni, anche la situazione economicasia macroscopica che (quelle) microscopica potrebbero essere meglio comprese alla luce di una Antropologia ecologicamente più orientata?
Direi di sì, senza ombra di dubbio, specialmente nell’era che stiamo vivendo, della mondializzazione, in cui il particolare, ossia il territorio all’interno del quale si vive la propria quotidianità, è sempre più in relazione costante, anche grazie alla tecnologia, al generale. Se, ad esempio, prestiamo attenzione a quello che sta accadendo in Europa, sia a livello economico che a livello di relazioni fra Stati membri, ci rendiamo conto che quello che manca è proprio la non considerazione del fattore umano, così come lo definiva il mio prof.re Gavino Musio. Considerare il concetto di appartenenza identico a quello di unione, così come è accaduto nel passaggio dalle monete nazionali ad una moneta unica, significa non aver compreso assolutamente che la percezione di una appartenenza non si fonda su scambi economici ma sulla presa di coscienza che i popoli sono culturalmente diversi tra di loro.
Per quanto riguarda l’Unione Europea non possiamo illuderci di poter realizzare, come è accaduto negli Stati Uniti d’America, gli Stati Uniti d’Europa.
Le circostanze sono del tutto diverse, antropologicamente parlando. Quando ben anche riuscissimo a realizzare una unione politica, economica e monetaria avremmo costruito una casa senza fondamenta e avremmo trascurato appunto l’importanza del fattore umano. Credere che una leadership possa costruirsi sulla forza economica, come accadeva in passato, prima della mondializzazione, significa in sostanza non capire che l’aspetto antropo-culturale supera di gran lunga ogni aspetto economico, specialmente nella costituzione di una unione di persone e non di monete.

mercoledì 25 ottobre 2017

Trovato un astrolabio delle navi di Vasco Da Gama



Trovato un astrolabio delle navi di Vasco Da Gama. "E' il più antico strumento di navigazione al mondo"
Recuperato al largo dell'Oman e datato fra il 1495 e il 1500. "Un oggetto rarissimo"
di GIACOMO TALIGNANI


QUANDO i sub l'hanno trovato sotto la sabbia nelle profondità del mare dell'Oman erano certi di aver scoperto qualcosa di prezioso, ma non certo di così raro. Quell'astrolabio, databile fra il 1495 e il 1500, è infatti il più antico strumento di navigazione del mondo. Il "disco", dal diametro di 17,5 cm, veniva utilizzato in passato per misurare l'altezza del sole durante i grandi viaggi esplorativi delle navi: questo reperto, scoperto nel 2014 dalla missione guidata da David Mearns, si crede appartenesse addirittura alla nave Esmeralda, una delle imbarcazioni della spedizione del celebre navigatore portoghese Vasco Da Gama, il primo a navigare dall'Europa all'India. 

QUANDO i sub l'hanno trovato sotto la sabbia nelle profondità del mare dell'Oman erano certi di aver scoperto qualcosa di prezioso, ma non certo di così raro. Quell'astrolabio, databile fra il 1495 e il 1500, è infatti il più antico strumento di navigazione del mondo. Il "disco", dal diametro di 17,5 cm, veniva utilizzato in passato per misurare l'altezza del sole durante i grandi viaggi esplorativi delle navi: questo reperto, scoperto nel 2014 dalla missione guidata da David Mearns, si crede appartenesse addirittura alla nave Esmeralda, una delle imbarcazioni della spedizione del celebre navigatore portoghese Vasco Da Gama, il primo a navigare dall'Europa all'India. 
L'Esmeralda naufragò durante una tempesta nell'Oceano indiano nel 1503 e al largo delle coste dell'Oman, tre anni fa, gli archeologi marini hanno recuperato circa 3000 differenti reperti, tra cui il prezioso astrolabio. "È davvero un grande privilegio trovare qualcosa di così raro, qualcosa di così storicamente importante e che sarà studiato dalla comunità archeologica" ha detto Mearns alla Bbc. Il disco, spesso poco meno di 2 millimetri, "aveva due emblemi significativi notati appena lo abbiamo recuperato" spiega.
Uno, subito riconosciuto, ero uno stemma portoghese mentre l'altro, analizzato in un secondo momento, era il simbolo personale di Dom Manuel I, re del Portogallo. Questo secondo stemma è stato fondamentale anche per datare l'oggetto intorno al 1500. Dopo anni di indagini sui reperti oggi il lavoro di scansione laser eseguito dall'Università di Warwick ha definitivamente decretato che il manufatto è realmente un astrolabio dell'epoca: grazie allo scanner sono state infatti individuate linee e tracce sul disco, separate di 5 gradi, che servivano per misurare l'altezza del Sole durante la navigazione e per determinare dunque la posizione della barca in mare. Secondo l'emittente britannica i ritrovamenti di astrolabi sono rarissimi, tanto che soltanto 108 "pezzi" sono stati finora recuperati e catalogati. Quest'ultimo sarebbe dunque i più antico fra gli astrolabi rinvenuti.
QUANDO i sub l'hanno trovato sotto la sabbia nelle profondità del mare dell'Oman erano certi di aver scoperto qualcosa di prezioso, ma non certo di così raro. Quell'astrolabio, databile fra il 1495 e il 1500, è infatti il più antico strumento di navigazione del mondo. Il "disco", dal diametro di 17,5 cm, veniva utilizzato in passato per misurare l'altezza del sole durante i grandi viaggi esplorativi delle navi: questo reperto, scoperto nel 2014 dalla missione guidata da David Mearns, si crede appartenesse addirittura alla nave Esmeralda, una delle imbarcazioni della spedizione del celebre navigatore portoghese Vasco Da Gama, il primo a navigare dall'Europa all'India. 
L'Esmeralda naufragò durante una tempesta nell'Oceano indiano nel 1503 e al largo delle coste dell'Oman, tre anni fa, gli archeologi marini hanno recuperato circa 3000 differenti reperti, tra cui il prezioso astrolabio. "È davvero un grande privilegio trovare qualcosa di così raro, qualcosa di così storicamente importante e che sarà studiato dalla comunità archeologica" ha detto Mearns alla Bbc. Il disco, spesso poco meno di 2 millimetri, "aveva due emblemi significativi notati appena lo abbiamo recuperato" spiega. 
Uno, subito riconosciuto, ero uno stemma portoghese mentre l'altro, analizzato in un secondo momento, era il simbolo personale di Dom Manuel I, re del Portogallo. Questo secondo stemma è stato fondamentale anche per datare l'oggetto intorno al 1500. Dopo anni di indagini sui reperti oggi il lavoro di scansione laser eseguito dall'Università di Warwick ha definitivamente decretato che il manufatto è realmente un astrolabio dell'epoca: grazie allo scanner sono state infatti individuate linee e tracce sul disco, separate di 5 gradi, che servivano per misurare l'altezza del Sole durante la navigazione e per determinare dunque la posizione della barca in mare. Secondo l'emittente britannica i ritrovamenti di astrolabi sono rarissimi, tanto che soltanto 108 "pezzi" sono stati finora recuperati e catalogati. Quest'ultimo sarebbe dunque i più antico fra gli astrolabi rinvenuti. 
"Sappiamo che doveva essere stato realizzato prima del 1502, perché fu allora che la nave lasciò Lisbona. E sappiamo che Dom Manuel non è diventato re fino al 1495: l'astrolabio non avrebbe mai portato l'emblema prima che venisse incoronato. Dunque, crediamo sia databile fra il 1495 e il 1500, anche se non sappiamo l'anno esatto. Ora - conclude entusiasta Mearns - speriamo di riuscire a trovarne altri".



lunedì 23 ottobre 2017

Racconti dalla Catalogna - Barbara Redini


Prima della crisi, l'Albert mi disse che Francisco Franco era morto nel suo letto.
In Italia, come in Germania, i simboli fascisti e nazisti sono un tabù. Puoi anche avere in casa una foto di Mussolini, ma te la tieni per te, in un tempio segreto dove l'amore per il duce trasmesso dal nonno sta ancora espiando tutti i peccati di violenza e orrore che avvenivano per imposizione del Duce.
In Spagna no. In Spagna il fascio è sugli stemmi della polizia nazionale, la famosa e violentissima Guardia Civil, che secondo me deve il nome alla sua funzione primaria, ovvero pestare i civili che disobbediscono alle istituzioni. Il loro motto recente riferendosi ai catalani è "a por ellos!". In italiano io direi "a caccia di quelli", laddove ellos siamo noi cittadini stanchi di essere ignorati e offesi, oltre che danneggiati.
Io, da italiana, ricordo da bambina gli scontri tra gli studenti. Destra contro sinistra. Fascisti contro comunisti. Cose seccanti, che lasciavano il segno sui muri delle scuole, segnate con le bombolette da graffiti insultanti. Cose da guerra ideologica, borghesi contro proletari. Perché in Italia il fascismo era borghese, a tutela del buon costume e dello status sociale, mentre la sinistra era per la parità di diritti e la lotta di classe. Ma in Spagna no. In Spagna il fascismo è una religione. Ancor meglio, il Fascismo è una religione di religiosi cattolico cristiani, fanatici della disciplina e dell'ordine delle cose. Ma non è borghese per forza. È fortemente legato alla Chiesa, è fanatico della bandiera e della patria, di sua maestà il Re, della nazione unica,lingua unica, potere centrale forte ed esaltazione della propria appartenenza alla sacra Spagna, la grande, la poderosa, con il suo flamenco e la corrida.
Il fanatismo fascista nazionalista spagnolo io lo vidi rappresentato in un taxi a Madrid. Un signore riccioluto e molto volgare che sembrava uscito da un film di Almodovar. Mai viste tante bandiere e tori di Osborne in vita mia. Ricordo che mi ero infastidita per gli sguardi di rimprovero che mi avevano lanciato in un bar, perché parlavo con il mio socio in catalano. Ma quando entrai in quel taxi, il castellano fu d'obbligo. Non posso generalizzare, ma un taxi nazionalista patriottico potrebbe provare il solito disprezzo per il catalano e intimarmi di smettere di abbaiare. Dovevo andare in aeroporto: non era il caso di rischiare.
Il PP lo votano in molti,in.Spagna, un po' meno in Catalogna, ma nel mio quartiere ce ne sono molti, di franchisti. Questi sono ricchi e perbenisti. Brave persone, ma meglio non discuterci a lungo, perché prima o poi ti molleranno qualche affermazione insostenibile sui giovani, sulle cose che vanno male, gli immigrati e l'indipendenza, come usano spesso fare i fascisti qui, farcendo di pregiudizi infondati argomenti sul catalano, che spesso non parlano, mentre io sì. Negli ultimi anni, il governo di Spagna è in mano al PP. Siamo fritti! Pensai, dopo le elezioni. Ed era vero, si sono fritti il Paese ed il cervello. Con la scusa della crisi, hanno tentato deliberatamente di reprimere la cultura catalana, a partire dallo statut, fino alla lingua, che a loro, come ho detto, sta antipatica.
Il Franchista, secondo me, ha qualche problema con il testosterone. Che sia uomo o donna (altri generi non ne ammettono, se non in segreto), hanno sempre voglia di dominare e imporre. Sono genitori all'antica, di quelli che "se non fai come ti dico io" usano la cinghia, o si fa come dicono o sono nerbate.
Ed è così che, per non avere nel programma politico alcuna possibilità di mediazione (altrimenti che franchista saresti?), per prevenire il voto al referendum illegale, ci vanno con la mano dura del Caudillo.
Il passo a un.ritorno della dittatura e brevissimo, anzi scusate,già è tornata, ve la presento, eccola qui: applicazione dell'articolo 155 in Catalogna, poi toccherà alla Navarra e in tutte le comunità autonome con governi che ai fascisti non piacciono.
Barbara Redini

Ipotesi di Legge sullo Ius Soli di MARCO POMAR - racconti brevi


- Questa ipotesi di legge sullo Ius Soli è una schifezza. Aiutiamoli a casa loro!
- Guarda che questa è casa loro. La legge rende giustizia a chi è nato qui.
- E allora facciamo che chi non parla correttamente italiano non può vivere in Italia.
- Ottimo. E tutti quelli che non sanno coniugare i verbi dove li mandiamo?
- Io non sono razzista, ma in Italia siamo già tanti.
- Forse non sai che la popolazione è calata, rispetto agli anni scorsi.
- Questi vengono qui a rubarci il lavoro!
- No, molti fanno lavori che gli italiani non vogliono più fare, e per di più vengono sfruttati ignobilmente.
- Vabbè, sono negri o no?
- Quello si. E facciamo che tu sei razzista?
- Vengono a violentare le nostre donne!
- Nostre? Nel senso che noi bianchi le possiamo violentare?
- Basta con questo buonismo!
- Eravamo un paese tollerante. Cosa ci è accaduto?
- Continuiamo così, accogliamo tutti.
- L’unica cosa sensata che hai detto finora.
- Loro si fanno saltare in aria, ci ammazzano nelle nostre strade e noi li accogliamo.
- Discorsi di cafè. Il titolo di questa discussione potrebbe essere “Allah al bar!”
- Buonista di merda.
- Fanculo. Vi condannerà la storia.
- Chi?
- La pizzeria Astoria. Conosci?

martedì 17 ottobre 2017

Editoriale del 17 Ottobre 2017 - la LIBERTA' non è uno SPAZIO LIBERO, LIBERTA' E' PARTECIPAZIONE. 

Anche noi, quest'anno, abbiamo abbassato la saracinesca del Blog per un mese. In questo mese sono successe tante cose, ma la più preoccupante è la deriva fascista che si sta innescando in Europa, dalla Germania alla Spagna e dalla Francia all'Italia. Questo, per quanto ci riguarda lo abbiamo vissuto anche durante una bellissima traversata dell'Andalusia che abbiamo fatto, grazie ai nostri amici di Granada, di Murcia, di Siviglia. Con l'occhio del cabballieros Don Chisciotte, sognato dal Cervantes, e le poesia di Garcia Lorca, fucilato da Franco come un ladro, mentre chi rubava la vita agli spagnoli era proprio lui il salamificato Franco, che la monarchia spagnola, per convenienza e per paura ha sempre sostenuto. 
In Francia, la deriva destrorsa, ha spodestato i partiti e ha posto sul podio più alto un qualunquista furbo, che darà linfa ad una destra di governo INVISIBILE, STRISCIANTE, VELENOSA.
In Germania, ormai succede troppo spesso, la destra estrema avanza e la Merkel sta cominciando a perdere pezzi.
In Italia, il patto scellerato tra Renzi e Berlusconi, con il rosatellum, consegnerà il Paese, nuovamente, nelle mani di una destra che ha distrutto tutto in vent'anni di potere e ora si appresta a dare il colpo di grazia alle esauste e imbelli schiere di lealisti e portaborse, pronti a vendersi al migliore acquirente.
E la SINISTRA?
E' una filosofia, un cantico, una canzone d'autore, un mito trascorso, un'idea antiquata, un modo di essere inusitato, una maniera sguaiata di vedere la vita....niente più che uno schermo di rancori e di errori che si scontrano nel più costoso esercito di farabutti della politica che mai sia esistito: il Parlamento italiano.
Non è, certamente, un momento buono per riaprire la nostra saracinesca, ma siamo nati LIBERI e sappiamo, come cantava il buon Gaber dei tempi migliori, che la LIBERTA' non è uno SPAZIO LIBERO, LIBERTA' E' PARTECIPAZIONE. 
E, cari amici, oggi la dobbiamo riconquistare....meditate gente, meditate!
Ugo Arioti