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martedì 5 settembre 2017

Scoperte a Creta impronte di forma umana risalenti a 5,7 milioni di anni fa

Simili a quelle dell'uomo moderno in un periodo in cui, si pensava, che gli 'ominini' fossero isolati in Africa con piedi ancora da scimmie. Una scoperta che potrebbe mettere in discussione il racconto sull'evoluzione dei nostri antenati


QUALCUNO camminò su una spiaggia di quella che è ora l'isola greca di Creta, 5,7 milioni di anni fa, e le sue impronte si sono miracolosamente conservate come orme fossili, giungendo fino a noi. Ma qualcosa non quadra sia nella loro forma (troppo simile a quella dell'uomo moderno) e nel luogo in cui sono state lasciate. Insomma si tratta delle orme sbagliate nel momento e nel posto sbagliato. La scoperta fatta da un professore dell'Istituto geologico della Polonia, Gerard D. Gierlinski, potrebbe minare alcuni capisaldi dell'evoluzione della nostra specie.

Troppo simili a un piede umano. Cinque dita e un calcagno, è bastato questo a far trasecolare il paleontologo polacco e il suo collega Grzegorz Niedzwiedzki, seconda firma dello studio, pubblicato su Proceedings of the Geologists' Association. Le orme rinvenute vicino alla località di Trachilos, nella zona occidentale dell'isola, sembrano più recenti di qualsiasi altra specie vissuta nello stesso periodo e anche molto dopo.

 Addirittura "l'Ardipithecus ramidus, 4,4 milioni di anni fa, ritrovato in Etiopia, il più lontano degli ominini (sottofamiglia degli ominidi) conosciuti grazie a fossili abbastanza completi, ha un piede simile a quello di una scimmia", scrivono i ricercatori. Cioè con quattro dita e un alluce che sporge verso l'esterno. Le orme ritrovate a Creta sembrano quindi essere molto più in avanti nell'evoluzione anche se più antiche di un milione e 300.000 anni. Un'anomalia per la quale gli studiosi non hanno spiegazione.

Le origini dell'uomo in Africa. Quello che sappiamo finora della storia della nostra specie colloca i nostri antenati, gli ominini, solo in Africa almeno fino a 1,8 milioni di anni fa. Non si avevano tracce di fossili prima di questo periodo nel continente europeo. Eppure questo individuo dall'andatura bipede si è fatto una passeggiata lì dove non ce lo saremmo mai aspettato.

All'epoca Creta era unita al continente, ma lo scenario era ancora più diverso. Le tracce di alghe trovate sopra e sotto queste orme hanno infatti permesso di datarle con buona approssimazione. Questo esemplare sarebbe vissuto nel pieno del cosiddetto “evento del Messiniano” o “crisi di salinità del Messiniano”. Avvenne tra i sei e 5,4 milioni di anni fa quando lo stretto di Gibilterra si chiuse e la maggior parte del Mediterraneo evaporò, sparendo. Questo potrebbe spiegare una possibile 'migrazione'. Ma che dire della loro forma?

Le più antiche orme simili alle nostre sono state ritrovate a Laetoli, in Tanzania, e furono lasciate circa 3,7 milioni di anni fa da Australopitechi. E fino ad almeno un paio di milioni di anni dopo, si pensava, gli ominini non avrebbero mai lasciato l'Africa.

Ma proprio quest'anno un altro gruppo di ricercatori ha ipotizzato che frammenti di mandibola e denti ritrovati in Grecia e in Bulgaria, vecchi di 7,2 milioni di anni, appartenuti a dei primati, fossero da attribuire proprio a degli ominini. Questi elementi insieme potrebbero mettere in discussione buona parte del racconto dell'evoluzione dei nostri antenati, che potrebbero essersi allontanati dall'Africa molto prima di quanto pensassimo. E introduce un altro mistero, le orme di Trachilos sono forse la testimonianza che un'altra linea evolutiva si sia sviluppata lontana dall'Africa?

domenica 14 settembre 2014

scheda sugli uomini che hanno fatto la storia dell'arte nel vecchio continente: Hieronimus Bosch

Hieronymus Bosh, pittore fiammingo, crea le sue opere tra il '400 ed il '500. 
Vive il passaggio dal tardo Medioevo al Rinascimento e nei suoi quadri è ben espressa la drammaticità dell'uomo impaurito dai grandi cambiamenti.
I suoi quadri etico-religiosi sono molto enigmatici e nascondono spesso simbologie  ancora oggi ambito di ricerca di molti studiosi.ù
In tutte le sue opere trova posto la follia umana ben rappresentata da situazioni ed ambientazioni irreali tra il fantastico ed il grottesco.
Le molte simbologie religiose, astrologiche, alchemiche ed ermetiche che si alternano nei suoi quadri dalle tinte gotiche e naif, lo vedono precursore del simbolismo ermetico-alchemico.
I suoi quadri sono ricchi di particolari ed in queste rappresentazioni caotiche c'è in realtà un messaggio di ricerca dell'armonia attraverso l'esperienza degli opposti che, dalla confusione di una mente rozza formano la mente nobilitata.
E' chiaro il fondamento alchemico della trasmutazione dei metalli in oro...
  Tra le sue opere più conosciute troviamo:
 - Il giardino delle delizie (il mio preferito!)
 - Il concerto nell'uovo (opera smarrita e riprodotta)
 - I 7 peccati capitali;
 - Trittico del Carro di fieno;
 - La Nave dei folli
 - Estrazione della pietra della follia e tanti altri ancora 

Di tutti i suoi capolavori, quello che prediliggo, perchè vedo in questo quadro una lettura dell'universo umnao e di quello del sogno onirico delle particelle cosmiche che compon.gono questo immenso e indecifrabile, ancora per noi, mosaico dell'Universo e della vita. si tratta del giardino delle delizie che ho potuto ammirare nella splendida cornice del "Prado" di Madrid.

Il Giardino delle delizie (o Il Millennio[1]) è un trittico a olio su tavola (220x389 cm) diHieronymus Bosch, databile 1480-1490 circa e conservato nel Museo del Prado diMadrid.
Di datazione incerta, è ritenuto il capolavoro e l'opera più ambiziosa dell'artista[2]. In nessun altro lavoro Bosch raggiunse un tale livello di complessità, sia per i significati simbolici che per la vivida immaginazione espositiva[3]. L'opera rappresenta numerose scene bibliche e ha probabilmente lo scopo di descrivere la storia dell'umanità attraverso la dottrina cristiana medievale[4].
È formata da un pannello centrale di forma pressoché quadrata al quale sono accostate due ali rettangolari richiudibili su di esso; una volta piegate, mostrano una rappresentazione della Terra durante la Creazione. Le tre scene del trittico aperto sono probabilmente da analizzare in ordine cronologico da sinistra verso destra, per quanto non vi sia la certezza di questa lettura. Il pannello di sinistra rappresenta Dio quale perno dell'incontro tra Adamo ed Eva; quello centrale è una vasta veduta fantastica di figure nude, animali immaginari, frutti di grandi dimensioni e formazioni rocciose; quello di destra è invece una visione dell'Inferno e rappresenta i tormenti della dannazione.
Gli studiosi hanno spesso interpretato l'opera come un ammonimento agli uomini per quanto riguarda i pericoli delle tentazioni della vita[5]; nonostante ciò, l'intricato mescolarsi di figure simboliche, in particolare nel pannello centrale, ha portato nel corso dei secoli a numerose e differenti interpretazioni[6] e ancora ci si divide tra chi crede che il pannello centrale contenga un insegnamento morale per l'uomo e chi lo considera una veduta del paradiso perduto.

Stiamo costruendo un quadro di abstract relativi ad un pittore o scultore per creare una serie di articoli correlati e che mettono a nudo diverse prospettive artistiche e umane, spero che questo esperimento vi sia gradito, REDAZIONE SECEM

martedì 16 aprile 2013

Iperrealismo: la mostra degli uomini giganti di Mueck

In mostra alla Fondazione Cartier di Parigi opere dello scultore australiano Ron Mueck. Le creazioni ripropongono la forma umana, spesso ritratta in momenti intimi e isolati. Dal suo esordio l'artista ha spesso fatto discutere per le sue opere che rappresentano uomini, anziani, neonati e bambini con la tecnica dell’iperrealismo (Olycom)
 
 
Chi salverà questa barca alla deriva nell'universo?
 
 
Secem arte
 
 

mercoledì 14 novembre 2012

Disorder, l'arte che fa rumore


Disorder, l'arte che fa rumore

Un ricco mix di fotografia, pittura, teatro e performance, non a caso battezzato Disorder, va in scena alla Fabbrica del Vapore di Milano dal 14 novembre al 14 dicembre 2012. Trenta talenti under 30 selezionati dall'Associazione internazionale per la Biennale dei giovani artisti di Europa e Mediterraneo (BJCEM) saranno in città per presentare i loro lavori e parteciperanno a laboratori di creazione partecipata con artisti locali e studenti. Qualche anticipazione? Un megafono che cinque volte al giorno diffonde la preghiera di un muezzin in codice morse e una mappa del mondo che i visitatori potranno ricomporre mescolando e riposizionando i singoli Stati. Il progetto è molto complesso, oltre all'appuntamento milanese prevede un evento di presentazione a Torino (durante The Others, 9-11 novembre) e un follow up a Marsiglia. Per saperne di più basta seguire il blog di Disorder - di Mario Pellizzari
a cura di Daniela la Brocca

giovedì 6 settembre 2012

La bella addormentata di Marco Bellocchio



Il regista è in gara a Venezia con il film ispirato al caso di Eluana Englaro.
«Non è un film pro o contro l'eutanasia. Sono rimasto molto colpito dalle parole della nipote del Cardinal Martini» M. B.

Sono tre storie intrecciate sul fine-vita. Dalla storia di Englaro vista attraverso l'occhio di un senatore di Forza Italia a quella di una donna tossico-dipendente, Bellocchio s'interroga sull'amore e la morte senza prendere posizione ma portando in scena tutti gli argomenti possibili. Coraggioso tentativo di aprire un dibattito concreto e non “consumistico” su un tema così delicato. Lo segnaliamo, quindi, perché rompe un muro di silenzio che succede al clamore di un azione sproporzionata e fatta su calcoli speculativi, politico-religiosi, che nulla hanno avuto a che fare col Dolore del padre di Eluana per la perdita dell’amata figlia e con la drammatica decisione di staccare la spina lasciandola andare verso la sua destinazione finale. Facile argomentare che la vita va difesa fino all’ultimo e che nessuno ha diritto di spegnere la macchina che sospende l’essere umano sulla soglia della morte dichiarata solennemente. Ma quale vita? Cosa resta dell’anima e del cuore e dei sentimenti di una persona in quello stadio che sembra sospeso tra l’essere e il non essere, ma che di fatto è già un passaggio obbligato. Oggi, con la tecnologia che abbiamo, potremmo far vivere, teoricamente, per altri duecento anni un essere umano in uno stato “vegetale” ( uso un termine già utilizzato anche se non mi piace, perché anche i vegetali hanno un anima e una vita affettiva, mentre un essere umano in quello stadio è solo un meccanismo che resta immobile nel limbo della morte dei sentimenti e dell’esistere) solo che il ritorno non c’è da questo Paese del Nulla, purtroppo.
Non vogliamo, ne possiamo, avere l’arroganza di suggerire un modello, anche perché non esistono modelli assimilabili, ogni individuo è un caso a se, ma soltanto segnalare l’importanza di un serio e non partigiano tavolo di dibattito su questo delicatissimo tema.
Ugo Arioti

venerdì 22 giugno 2012

HELMUT NEWTON (1920-2004)


HELMUT  NEWTON
La vita con il suo occhio magico
Helmut Neustädter (in arte Newton) , naque a Berlino nel 1920, figlio di genitori entrambi ebrei, cresciuto nella buona borghesia Berlinese degli anni '20-'30. Frequenta il Werner von Trotschke Gymnasium e la Scuola Americana a Berlino. Interessato alla fotografia fin da piccolo, lavora con la fotografa tedesca Else Simon, conosciuta come Yva. A seguito delle leggi razziali lascia la Germania nel 1938 imbarcandosi a Trieste sul piroscafo "Il Conte Rosso" rifugiandosi a Singapore e lavorando come fotografo per il Straits Times. Prende servizio nell'esercito australiano durante la Seconda guerra mondiale, dal 1940 al 1945.  Il 13 maggio 1948 sposa l'attrice australiana June Browne nota come fotografa con lo pseudonimo di "Alice Springs". Dopo la guerra lavora come fotografo freelance producendo scatti di moda e lavorando con riviste come Playboy. Dalla fine degli anni cinquanta in poi si concentra sulla fotografia di moda. Si stabilisce a Parigi nel 1961 e intraprende una carriera come fotografo di moda professionista. I suoi scatti appaiono su varie riviste tra cui i magazine di moda Vogue, L'Uomo Vogue, Harper's Bazaar, Elle , GQ, Vanity Fair, Max e Marie Claire. Il suo particolare stile è caratterizzato dall'erotismo patinato, a volte con tratti sado-masochistici e feticistici. Un attacco di cuore nel 1970 rallenta la sua produzione ma aumenta la sua fama, in particolare con la serie "Big Nudes" del 1980 che segna la vetta del suo stile erotico-urbano, sostenuto con un'eccellente tecnica fotografica. Crea inoltre molti ritratti e altri studi fotografici e incomincia a lavorare per Chanel, Gianni Versace, Blumarine, Yves Saint Laurent, Borbonese e Dolce & Gabbana. Nel 1984 insieme a Peter Max realizza il video dei Missing Persons Surrender your Heart.  Nell'ottobre 2003 dona una collezione di foto alla fondazione Preußischer Kulturbesitz a Berlino. È attualmente esposta al Museo della Fotografia (Museum für Fotografie) vicino alla Bahnhof Zoologischer Garten, la stazione ferroviaria dello zoo di Berlino. In seguito vive a Monte Carlo e Los Angeles. Muore a Los Angeles, il 23 gennaio 2004, in un incidente stradale a Hollywood quando la sua macchina si schianta su un muro del famoso Chateau Marmont, l'hotel sul Sunset Boulevard che era stata per anni la sua residenza quando abitava nella California del Sud. Le sue spoglie sono state poste a Berlino nel cimitero ebraico di Friedenau, la sua tomba è collocata a qualche metro da quella di Marlene Dietrich.
Un uomo che ha sempre amato le donne e la loro carica espressiva, ma che spesso ci ha fatto conoscere il lato interiore e voyeuristico della ragione umana nella solitudine di spazi occupati da figure gigantesche. Ha rappresentato un epoca ed è andato al di là della sua essenza culturale per sdoganare tabù e regressioni mentali dell’Occidente che  pensava, dopo la vittoria militare nella seconda guerra mondiale, di poter colonizzare il Mondo con le sue paranoie freudiane e  i suoi film musicali, mentre si apre, nel suo interiore abitacolo esistenziale come un anticorpo, il muro del pianto con il blues e l’hard rok che sgretolano i sogni di successo e si confondono con il Neo capitalismo aggressivo e complice di tutte le Mafie. Helmut Newton, ebreo quasi universale e non ortodosso, come recita il suo vero cognome che tradotto significa abitante della città nuova, è un precursore. Un uomo che apre in un momento magico per l’Arte e la Letteratura mondiale alla contaminazione essenzialista dei popoli primitivi con una semplicità e una coerenza che spesso viene sottovalutata rispetto all’icona che superficialmente avvertiamo di lui.
Cominciamo con lui un cammino nell’Arte Fotografica contemporanea del XIX Secolo.
Ugo Arioti


sabato 16 giugno 2012

ARCHITETTURA E FILOSOFIA

ARCHITETTURA E FILOSOFIA
di Ugo Arioti
fa parte di una serie di scritti di prima del XXI Secolo era il XX quasi XXI

1.1 Chi conserva l’anima nel bagno razionalista non può godere del mare, della natura libera, del bacio del sole.
Lui costruirà una rete modulare per dividere il sole in quartini ed erediterà le macerie delle guerre per farsi spazio, allontanando il mare.
L’Amministrazione Pubblica della nostra città (Palermo, si è proprio Lei, la signora punica sdraiata all'ombra della santuzza), che come tutti ben sanno, per ora è molto impegnata, date le vicine elezioni, su problemi dell’ecologia e di territorio, ha deciso di fare della zona compresa tra la Via Alloro (ex), la Via Butera, la Magione e Via Garibaldi (fu ferito), un parco nazionale; vi si potranno ammirare moltissime specie in aumento progressivo di Rattus Palermitanus Cornutus fra gli animali e di Ortica Disgraziatas, fra le piante.

1.2 IL SOGNO E LA MEMORIA
L’uomo è il padrone del mostro.
Mi occuperò di un argomento vecchio come tutti gli altri che conoscete già; la vostra paura del buio, come la mia, ha per molti versi lo stesso segno, ci differenziano le sfumature. Per semplicità basta un manichino dipinto in una galleria buia, per parlare di mostruosità e paura. Ma dov’è il mostro? È una bestia rara? Siamo noi.
Come lo preferite, lo possiamo costruire grande e grosso, come King Kong; cova dentro di noi e nel buio delle nostre case di pietra, scava la nostra anima fino a farne emergere ogni mostruosità più morbosamente nascosta alla luce.

1.3 LA TRASGRESSIONE

C’era una volta il Rinascimento, dicono, e proprio allora i pittori riuscirono ad impadronirsi della profondità, e chiusi nella gabbia prospettica, scoprirono contemporaneamente che era facile riempirla di mostri, deformando il quadro con le stesse leggi della prospettiva.
Ci sono forse dei momenti in cui si ricorda che il linguaggio sul mondo non è il mondo, che tutto ciò che vediamo potrebbe essere diverso, che tutto ciò che possiamo descrivere sia diverso, che non c’è nessun ordine a priori nelle cose.

1.4 METAMORFOSI
Nasconditi dietro di me, mimetizzati col cielo, cambia forma per piacere a Lei. La mimesi è tua, uomo!
La forma, la materia, il suolo sono argomenti fertili per la tua voglia di mimetizzarti nel tuo abito di memorie, quelle da ricordare.
Così hai cominciato a cambiare l’ambiente che ti circondava per dare un senso al tuo pudore.

1.5 METAMORFOSI “B”
Uscire dalla tua città di pietra per entrare nell’irreale, per scoprire nuove sensazioni represse prima.
Metamorfosi perché vuoi che il tutto si trasformi e ti appaia, come in un sogno, una realtà nuova che possa dare fine alla città costruita dall’uomo-mostro, pronto sempre a decidere sulle sorti dell’umanità; pigro e ormai lontano dal sogno.
Metamorfosi perché il sorprendente, il fantastico è il desiderio di tutti, ma da molti conosciuto solo inconsciamente.

1.6 L’AMBIGUITA’ DEL SORPRENDENTE
Quante volte ti è capitato di passare per una strada e notare qualcosa che ti sembra di avere già visto, e ti ritornano alla mente una serie di immagini, quasi come se avessi vissuto un’altra vita. Questi stimoli, alla fine, ti portano a scoprire nuove cose, nuove immagini, anche se non concrete, ma non riesci a metterle insieme finché poi ti ritrovi intorno le solite cose.
Interesse alle superfici e poi alle forme e poi ancora ai colori di qualcosa che ti appare sul paesaggio e che colpisce la tua immaginazione. Poi improvvisamente ed in conseguenza ecco la curiosità di scoprire al di là quello che immagini e quello che non immagini.
I tuoi pensieri sono annullati ed il sorprendente ti appare come stimolo alla tua mente.
É probabile vedere dietro la tenda, in una luce soffusa, mentre fermo sei ad aspettare l’autobus; è sicuramente una donna bellissima e ti sta guardando, non aspetta altro che i tuoi baci; infine passa l’autobus e tu lo prendi, sfuggendo il tuo sogno d’amore per consumarti nuovamente nelle tue cose di sempre.
É probabile! É probabile che l’interesse che suscitano in te queste superfici sia inconsciamente sollecitato dal desiderio di conoscere ciò che è “dietro” non si riconosce, piuttosto che quello che appare fuori!

1.7 IL NON SPESSORE E LA TRASPARENZA
Le solite cose, proprio quelle che ti circondano nella tua vita di uomo normale, che quasi per costrizione ti opprimono, ti soffocano nella loro pesantezza più assoluta; ed allora la voglia di mutare queste cose, e poi tendendole, creando delle cose sottili, leggere, dove ci guardi quello che vuoi e non vedi più grigiore. Una forma qualsiasi, plasmata, ambigua nel suo insieme e nella sua consistenza fragile dà l’idea di quel che si vuole dire; ma è sempre la tua immaginazione una forma fragile facilmente valicabile e per questo quasi trasparente, sintomo di freschezza, semplicità, leggerezza. Cosa è per te una tenda, una scena di teatro di posa?
Vorrei darti un suggerimento per evitare che i tuoi occhi trasmettono alla tua mente il “pathos” della scena; forse dietro non c’è quello che tu pensi ora, con la tua Semplicità di fumetto sorpassato. La luce ti inganna, fratello! Mette in risalto le ombre, le ingigantisce, ti tira brutti scherzi, rendendosi complice della tua coscienza sporca.
Amico, distruggi lo spessore che ti impedisce di giungere alla verità, l’ostacolo più difficile nasconde l’insidia e la ipocrisia organizzata per mangiarti il fegato, scegli la trasparenza e non avere paura delle ombre.
Vorrei costruire per te una scena, e tu sai, la scena è senza spessore, e farti partecipe delle ombre del giorno, prova anche tu a radere al suolo la memoria di pietra!

1.8 LA NEBBIA
Un insieme di linee curve, di cerchi che si concatenano e tutte insieme concorrono nella creazione di un paesaggio nuovo; da lontano, in una prospettiva diversa, poi pian piano ti avvicini e scopri dei particolari, alcuni ben studiati, altri trasformati dalla natura, e insieme cambia la trasparenza; puoi persino penetrare quella struttura e nel penetrarla noti altre immagini slegate che poi sta a te ricostruire.
Prova in ogni modo, costruirai la tua immagine. Trasmettila agli altri, ma sappi che tutto questo per te adesso è nebbia.
Sognare, e sognare ancora, fino al punto di pensare di avere certe situazioni e ti sembra quasi reale la maniera con la quale si svolgono i fatti, vedi cose mai viste…eppure le vedi. É un intreccio di creazioni ondeggianti, quasi fumanti e sfumate; non riesci a percepire quello che effettivamente il sogno emana con i suoi colori e le sue immagini folgoranti che cambiano, tu lo sai, secondo quello che hai provato o che provi in quell’istante e che ti viene quasi tramandato.
Non sai dove puoi arrivare e quando ti svegli, anche se riesci a spiegarti in parte le sensazioni provate, hai quasi dimenticato del tutto il sogno, ti resta soltanto l’illusione.
Ecco di fronte a te la realtà.
Viaggiare attraverso i ricordi spesso ti porta in una stanza piena di nebbia, e corri, come un bambino, alla ricerca di una sicurezza. Ma non trovi la mano di tua madre.
Io sarò per te nebbia e ti avvolgerò per non farti vedere il tempo che, complice degli specchi, ti ha fatto invecchiare; quel bambino di ieri oggi è un lercio cadavere coperto di stracci e fetido come terra, intriso di morte. Ho costruito un tempio per il tuo oblio, e tu non lo vedrai quando sarai al suo interno, ti coprirà di nebbia.

1.9 LA LUCE
L’uomo vive e riesce a percepire la vita: il trascorrere del tempo. Mettendosi in rapporto con le cose, gli oggetti che lo circondano e le sue facoltà, fra cui il tatto, l’udito, la vista e fattori esterni, fra cui la luce, che per lui diventa sicurezza nel poter definire quella cosa, poterle dare una forma, una catalogazione, per poi ritornare in te, nel ricordare quella cosa, nel confrontarla con le altre, nell’immaginarla diversa; ecco cos’è la luce; la vita per l’uomo. Che sensazione meravigliosa quella di vivere in un luogo che al tuo apparire ti offre, quasi per incanto, perché percepita, la libertà di muoverti spontaneamente, quasi conoscessi già quei luoghi.
Ma ti accorgi che non è soltanto questa la ragione del tuo star bene; sono gli accostamenti, le fusioni continue delle immagini, che danno armonia all’insieme.
Ti accorgi che armonia è luce. Quel qualcosa che dà senso a tutto il nostro vivere. La tua sicurezza, la tua spavalderia, la tua amica, nel bene e nel male. (Controllarla non sarà per te solo una funzione intellettuale, ma anche sensoriale).
Hai mai pensato che la luce ti può anche ingannare, sorprendere, accecare, e può cambiare il colore della tua maschera? La mia città senza mura ti darà lo “Shock” della luce, potresti finire per odiarla, se non hai il coraggio di renderti conto della tua imbecillità.

martedì 22 maggio 2012

ARTE CONTEMPORANEA: FOTOGRAFIA (1)


  


Viviamo un tempo e un modello di società che distrugge e divide gli individui. Esasperata nelle sue dinamiche epidermiche e bloccata nei suoi meccanismi sociali di sviluppo. Priva di ETICA e di REGOLE VOLANO che permettono un reale dibattito culturale e politico utile a tutti. La scelta del modello consumistico ha sfinito le capacità di operare per il bene comune ed ha esaltato, mantenendolo nel rango stesso di una merce, “l’individuo perfettamente allineato e coperto”. Capita a tutti noi, sempre più spesso, di ritrovarci spiazzati dalla nostra “Ragione d’essere” ed esiliati nei pianeti paralleli del” mi ricordo che prima …”( frase che mette in evidenza la mancanza di riferimenti chiari e precisi nel mondo che viviamo). Il fenomeno che io chiamo “frastuono di fondo”, la velocità della comunicazione contemporanea, mette la sordina ai problemi della gente e della collettività solidale che forma una Nazione, un Popolo, una Città, una Famiglia, facendo venir fuori solo uno strato epidermico che deve essere sempre, a dispetto di ogni diversità e specialità, uguale e formale. La Televisione e i Midia si sono sostituiti al dialogo in famiglia intorno al desco e dei confronti in piazza e nelle associazioni, partiti o strutture di confronto sociale. La Politica, infatti, oggi si auto referenzia creando di fatto una Casta privilegiata a cui tutti, anche quelli che non posseggono qualità diplomatiche e dialogative si presentano con una faccia stampata su un muro, uguale a tante altre facce che non dicono e non esprimono niente altro che un icona insignificante. 


Tutto pur di apparire, anche solo qualche minuto, in uno schermo, in un giornale, in uno show! E allora tutto diventa pretesto per fare spettacolo e lo spettacolo, volgare, della vita messa in piazza per farne dileggio e pettegolezzo diventa l’unica piazza disponibile per tutti e il salotto di casa è il salotto di una tal trasmissione in cui sono uomini contro donne, ragazzi contro ragazze, vecchi contro vecchi e il legante comune è solo l’apparire. Così finisce anche il dialogo tra le generazioni che serviva per trasmettere sentimenti, idee, azioni, modelli, culture, tradizioni, e sperimentazioni. I vecchi sono vecchi e i giovani vivono un delirio di onnipotenza che li rende vulnerabili e fragili come non mai. La reazione dei nostri giovani, quella più generalmente diffusa, allora è quella di creare delle tribù di uguali per sentirsi meno soli. Ma il vuoto interiore non si può riempire solo con immagini e allora diventa imperativo cercare di appartenere a un gruppo ben definiti, da un sms, da una maglietta o da un anello al naso o dal fumo. La paura della diversità li rende schiavi dei GRANDI FRATELLI, DELLE ISOLE DEI VIP, DEI PETTEGOLEZZI che diventano delle vere e proprie armi e scatenano infine i fenomeni più deteriori che una società umana possa avere: razzismo e fascismo o oltranzismo e fondamentalismo(tutte matrici controrivoluzionarie e facilmente soggette ai poteri occulti che gestiscono in nome e per conto del GRANDE CAPITALE FINANZIARIO STATICO le democrazie pseudo socialdemocratiche nate dopo la seconda guerra mondiale). Allora l’arte diventa ipop, cioè metti la tua firma su qualsiasi muro, serve per far vedere che esisto come gruppo e il rischio fa parte del gioco oppure nichilismo; le figure dei poeti nel nulla e della pubblicità. E la cultura, cioè la costruzione di un modello sociale ed economico che sfrutta le potenzialità di ognuno di noi …. Solo un mercato di vacche. In questo quadro devastato dalle crisi riorganizzate ciclicamente ad uso e consumo del grande Capitale Statico, dove l’uomo è un numero e si misura a soldi e presenze in TV, la fotografia di artisti contemporanei pesca le sue drammatiche visioni ed i suoi incubi che sono i nostri. Artisti che ci danno il senso di quanto ci stiamo allontanando da una socialità positiva e corretta e corriamo verso un campo minato dove chi resta in piedi non è il migliore, ma solo il più fortunato: Forrest Gump!

Ugo Arioti
                                                                              
                                                                                 









Anche questa è storia.
UA







venerdì 24 febbraio 2012

Mediterraneo

L’ombelico del Mondo: Mediterraneo.

Nel novembre del 2001 organizzai a Partinico, per l’amministrazione comunale, con la partecipazione di grandi scienziati del pensiero umano come il Ch.mo prof. Aurelio Rigoli, inventore dell’Etnostoria e allievo del Cocchiara che riorganizzò la collezione e gli scritti del Pitrè, il Prof. Francesco Silvestri fondatore della prima scuola di Ecologia Culturale Italiana, il Prof. Vincenzo Porcasi, docente di Diritto del commercio internazionale e tanti altri, una giornata di lavori che aveva come traccia di lavoro: il disegno etnostorico del territorio. Da architetto e da studioso dell’antropizzazione e della storia evolutiva dei popoli, chiamai a raccolta nella grande sala del “ Gianì”, architetti, antropologi e ricercatori dei Beni Culturali perché credevo e credo profondamente in due cose:
1)      Viviamo in un luogo magnifico che è il vero ombelico del Mondo Classico;
2)     Calpestiamo continuamente il nostro passato e distruggiamo e facciamo distruggere e razziare dagli altri un patrimonio immenso la cui sola “manutenzione” e “conservazione” unita alla sua rappresentazione e divulgazione basterebbe a creare centinaia di migliaia di posti di lavoro.
Venerdì 24 febbraio 2012 Accademia delle Scienze Estere Palermo, organizzata dalla “Ruggero II°”, la conferenza di Mimmo Macaluso, medico e archeologo marino, dal tema:La storia in fondo al Mare. Piacevole e entusiasta, coinvolgente, descrizione e racconto di una passione che ha portato il nostro a scoprire che immensa ricchezza di storia umana è il Canale di Sicilia e il Mare Mediterraneo, crocevia di popoli e di culture antichissime. Aggiungerei la vera Atlantide è il Mar Mediterraneo e la Sicilia!
E tutta questa immensa ricchezza oggi è alla mercé di ricchi speculatori e squallidi ladri di “tombe” marine americani, inglesi, russi: PIRATI.  Purtroppo sono pirati tecnologicamente forti che strappano tesori al mare e li trafugano impunemente. Contro questi corsari l’associazione di Mimmo Macaluso ha condotto e continua a portare avanti una campagna difensiva e di cooperazione culturale per arrivare a una politica di protezione e salvaguardia di questi Beni Culturali, Storici del Mediterraneo.
Nel 1997 Mimmo Macaluso partecipa, nell’ambito del IV Forum sull’Eredità Culturale del Mediterraneo, alla stesura della “RISOLUZIONE DI MALTA”. Vi trascriviamo il suo intervento che potete anche leggere sul sito di Mimmo: www.divermac.it.
Malta, IV Forum Sull'Eredità Marittima del Mediterraneo
  14 ottobre 1997
  Intervento di D.Macaluso

  Egregio Dr. Espinosa Rodriguez, nel momento in cui ho appreso che era in fase di programmazione il IV Forum sull'Eredità Culturale del Mediterraneo, ho intuito che si trattava dell'occasione migliore per poter rivolgere un accorato appello ai rappresentanti dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, affinché con una forte azione comune, evitino che si ripeta quel che è accaduto la scorsa estate: un saccheggio di reperti archeologici, effettuato con l'ausilio di un sommergibile nucleare. Il Mediterraneo è custode di innumerevoli testimonianze, prezioso giacimento di vestigia che possono aiutare a fare Storia. Ogni relitto è la straordinaria occasione, di potere studiare gli aspetti più diversi del contesto temporale in cui si è manifestato l'evento che ha determinato l'affondamento di una nave. Trovare un relitto e pianificarne lo studio, è avere la possibilità di visitare una pezzo di mondo remoto e di trarne numerosissime informazioni, al di là del recupero della ceramica di bordo. Un antico relitto non è soltanto un “dispenser” di anfore: bisogna dissociare e sfatare il binomio ed il luogo comune relitto=anfore. Analizzando correttamente i resti di un'antica imbarcazione, si possono ottenere reperti e informazioni ancora più interessanti delle anfore, come notizie sulla vita di bordo, sull'architettura navale e sulla tecnica di costruzione, sulla natura e destinazione delle merci trasportate, sulle tecniche e gli strumenti di navigazione e sull'eventuale armamento di bordo. Per ottenere questo, nell'approccio ad un relitto bisogna ricorrere a procedure razionali, che prevedono il rilevamento del sito sommerso, la sua registrazione fotografica, l'eventuale sua elaborazione computerizzata e quindi lo scavo secondo i criteri del metodo stratigrafico. L'archeologo che si accinge a fare questo, ha un'enorme responsabilità, poiché lo scavo è una procedura traumatica ed irreversibile. Tutto questo può essere una novità per il profano, ma non può essere ignorato da uno scienziato nel momento in cui si trova davanti ad un antico relitto. Ecco perché è gravissimo quel che è successo nel Mediterraneo, un saccheggio di reperti archeologici, nel corso di una missione definita scientifica. L'operazione nasceva infatti da un progetto comune tra  la National Geographic Society, l'istituto per le esplorazioni di Mystic nel Connecticut e sotto l'ègida del governo americano, che metteva a disposizione del geologo Robert Ballard, famoso per aver ritrovato i relitti della corazzata tedesca Bismarck e del transatlantico Titanic, il sommergibile della Marina Militare degli Stati Uniti "Nuclear Research-1"; il tutto con la direzione scientifica dell'archeologa Anna Marguerite Mac Cann. A bordo del sommergibile, anche un altro archeologo inglese, Jonatan Adams, che in una foto pubblicata dal The Times, compare accanto a Ballard, mentre osserva attraverso i monitors l'abilità con cui il braccio meccanico del R.O.V. Jason, recupera reperti. Forse il termine "saccheggio" potrebbe risultare forte, eccessivo, ma non riesco a trovare definizioni più soft per lo scempio perpetrato ai danni non di uno ma di circa otto relitti, mediante quel braccio articolato , che annaspando tra  delicatissimi sedimenti,  stravolgeva ogni sequenza stratigrafica per recuperare morbosamente oltre cento reperti. Il fatto che si agisse su relitti giacenti ad oltre 800 metri di profondità è ancora più grave, in quanto sono stati danneggiati siti archeologici che si erano eccezionalmente conservati grazie all'alta profondità: a quasi mille metri di profondità l'azione ossidante dell'ossigeno è pressoché nulla. Ma a chi appartenevano i reperti sottratti in quelle che Ballard ha definito acque internazionali? Nel corso della Terza Conferenza delle Nazioni Unite sulla nuova regolamentazione del Diritto del Mare, durante la quale nel 1982 veniva ratificata la cosiddetta Convenzione di Montego Bay, si stabilivano nuove regole.
Il limite delle acque territoriali è fissato a 12 miglia dalla costa ma a 24 miglia, viene fissato un altro importante limite, quello della “Zona Contigua Marittima”.
 Accanto alle tradizionali “Acque Interne e Territoriali”, sottoposte al controllo ed al potere dello Stato costiero ed al “Mare Libero”, è stata definita una “Area Internazionale” che inizia a duecento miglia dalla costa (art149). La Convenzione considera beni culturali, oggetti storici risalenti a cento cinquant'anni fa. La Montego Bay regolamenta anche la ricerca scientifica e tutela sia i Paesi costieri che quelli che non hanno sbocco sul mare o ne sono lontani. Nel pianificare una ricerca, anche sulla piattaforma continentale, bisogna avere il consenso dello Stato costiero, che non lo negherà, se la richiesta proviene da un organismo scientifico qualificato. Non bisogna infine trascurare che il Mediterraneo è considerato dalla Convenzione un “mare chiuso o semichiuso” (art. 122), cioè circondato da diversi Stati costieri. Secondo l'art. 123, gli Stati che vi si affacciano, dovrebbero coordinare le loro politiche di ricerca scientifica, mentre quelli esterni, devono fare richiesta di ricerca motivata e precisa ad uno stato costiero, che può partecipare alla spedizione con propri scienziati. Bastava dunque che gli organizzatori della spedizione, avessero chiesto l'autorizzazione all'Italia o alla Tunisia, perché tutto sarebbe stato legale. Il fatto è che la missione, da quel che hanno mostrato le immagini, non era di semplice mappatura, ma di prelievo di reperti e l'articolo 253 recita che lo Stato costiero può chiedere la sospensione della ricerca, se il richiedente non adempie a quanto specificato nella richiesta.
Non è dunque una giustificazione asserire che il tutto sia svolto in acque internazionali, poiché gli oggetti sommersi in questa area, devono essere considerati patrimonio dell'umanità e sono sottoposti al controllo di un'Autorità Internazionale, che ha il compito di tutelarli. Per conto di quale Autorità Internazionale Robert Ballard prelevava materiale archeologico? Quale Autorità Internazionale avrebbe consentito l'uso indiscriminato del braccio articolato per saccheggiare il sito? Quale Autorità Internazionale custodirà i reperti asportati?
 Se tali quesiti non hanno una risposta, Ballard ha probabilmente violato l'art. 149 della Convenzione che dice: “tutti gli oggetti di carattere archeologico o storico trovati entro le 200 miglia sono conservati o ceduti nell'interesse dell'umanità intera, tenuto conto in particolare dei diritti preferenziali dello Stato o del Paese d'origine, o dello Stato d'origine culturale, o ancora dello Stato d'origine storica o archeologica”. Da qui la mia mobilitazione in una serie di iniziative, quali la segnalazione della sottrazione di beni culturali indirizzata al Parlamento Regionale e Nazionale dell'Italia ed agli organi di stampa. Da qui la mia presenza in questa sede, per invitarVi a riflettere su una vicenda che colpisce per la mancanza di etica e per l'arroganza: di fronte ad una  sofisticatissima tecnologia che permettere all'uomo di raggiungere ed operare a mille metri di profondità, chi può controllare il rispetto dei limiti e delle regole delle convenzioni internazionali? Chi può evitare questa sorta di imperialismo archeologico? Probabilmente soltanto le Nazioni Unite, che dovrebbero vigilare attivamente sul rispetto delle leggi, ma soprattutto gli Stati Costieri del Mediterraneo, che dovrebbero attenersi al già citato articolo 123, coordinando le loro politiche di ricerca scientifica. E' questo l'appello che sommessamente rivolgo ai Rappresentanti di questi Stati.

La seconda Risoluzione di Malta:
Adottata dai partecipanti al "IV Forum sull'Eredità Marittima del Mediterraneo" tenutosi a Malta dal 12 al 14 novembre 1997.
Si riafferma che le risorse culturali giacenti in superficie e nei fondali del Mediterraneo oltre le acque territoriali, ai confini tra gli Stati, costituiscono un eccezionale giacimento di interesse culturale, scientifico ed educativo.
Si riconosce che l'alta tecnologia è diventata accessibile e che questa viene usata per localizzare e danneggiare queste risorse culturali, come è apparso recentemente e manifestato attraverso i media internazionali.
Si nota che gli strumenti legali nazionali ed internazionali sono ancora inadeguati a salvaguardare queste risorse da simili danneggiamenti.
I partecipanti al forum  esigono d'urgenza che i competenti organismi nazionali ed internazionali, in particolare l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) ed il Congresso Internazionale dei Musei Marittimi (ICMM), prendano immediati provvedimenti per la creazione dei necessari strumenti legali per assicurare che queste risorse culturali vengano protette e studino accordi per effettuare ricerche scientifiche accettabili e sostenibili, in modo da garantire che queste risorse siano tramandate intatte alle generazioni future.

Ecco perché dovremmo pensare a disegnare il futuro etnostorico del nostro territorio e a sviluppare e salvaguardare dai ladri di identità culturali questo immenso patrimonio che la Sicilia e il Mediterraneo hanno conservato per i nostri figli e per il loro avvenire. Aggiungo che senza coscienza di quello che siamo stati non abbiamo futuro e prospettiva ….

Ugo Arioti