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domenica 4 dicembre 2022

 

Palermo, carte e fossili meccanici,

mostra in via D’Amelio di Emilio Angelini

(articolo di Ugo Arioti)


L’osservazione della persistenza nella storia della cultura di un’interferenza tra scrittura e immagine e lo studio di alcune esperienze significative della scena asemica/poetico-visiva italiana, mi aveva portato su una spiaggia come quella di Mendrisio (dove il mare è solo un lago), in un mondo utopico dove quest’interferenza ha ragione di esistere e di prosperare.

Pensavo che tutto fosse, ormai, relegato ai miei esercizi di pazienza durante lunghe, estenuanti ed inutili riunioni amministrative per monitorare i lentissimi movimenti delle poche e vecchie opere pubbliche siciliane, negli anni del mio travaglio lavorativo nell’Amministrazione.

Pensavo, stupidamente, che quegli schizzi e quelle frasi vuote dove disegno e poesia si incrociavano maldestramente fossero i soli prototipi della mia fantasticheria asemica.

La mia città? Palermo. Un’urbe dove tutto e possibile e il seme trascinato dal vento trova abbondanti orge di terra vegetale capace di far venir fuori dal cielo una pianta verde e forte come una palma o un ulivo.

Così, girando e cercando ho avuto l’occasione di conoscere un artista, un maestro ceramista e scultore palermitano che nelle sue sculture e nei suoi fossili meccanici mi trasmetteva l’idea sempre più forte di un’interferenza possente tra scrittura e immagine.

La conferma l’ho avuta proprio in questi giorni, esattamente il due di dicembre, visitando, in via D’Amelio, la mostra del maestro Emilio Angelini “CARTE” e “FOSSILI MECCANICI”.

I suoi pannelli, i fossili meccanici, colonne o palme dell’Oasi, poi, come una visione, una parete intasata quasi del tutto dalle sue carte acquarellate contenenti la scrittura asemica. In che meravigliosa città vivo! La ripartenza della ex “Mediterraneo”, in via D’Amelio è dedicata al lavoro dello scultore palermitano delle Monelle e dei fossili meccanici. Salvo Ferlito presenta quelle carte come grafica, ma è molto di più è poesia. È rappresentazione della forza espressiva del segno! Ti trascina dentro la narrazione dell’Angelini con una leggerezza immortale e infinita dove il mondo non ha bisogno di essere descritto con una sua immagine fotografica, ma con segni che penetrano la corteccia della natura umana per arrivare al suo cuore, all’essenza del racconto. Potresti immaginare dei lettori dell’anno tremila che ci osservano e gettano uno sguardo sulle nostre intime parole che non compongono discorsi compiuti, allineati e coperti, ma immagini dell’anima nostra in una pietra d’ambra. Grazie, Emilio. Mi hai spiegato che i sogni sono la vita e la vita è un’illusione fantastica!


 

mercoledì 12 aprile 2017

Evento ai Cantieri Culturali della Zisa

Ai Weiwei a Palermo con "Odissey"

Palermo vive giorni da capitale dell'arte contemporanea. Se la biennale Manifesta annuncia per il prossimo anno le date dal 15 di giugno al 4 di novembre, con i due giorni di preview mercoledì
13 e giovedì 14 giugno, lo spazio Zac dei Cantieri ospiterà il prossimo 23 aprile l'artista cinese Ai Weiwei. L'intera superficie del capannone, circa mille metri quadrati, saranno occupati dall'installazione "Odyssey", progetto di ricerca sui rifugiati e su campi profughi del mondo e promosso da Amnesty.

Nei giorni dell'inaugurazione della mostra Palermo ospiterà tra l'altro l'assemblea generale di Amnesty international.

giovedì 3 novembre 2016

Disegni e appunti raccolti lungo viaggio .....

Stai camminando sul ciglio di un burrone e vedi il bello e il brutto, il bene e il male, e sei pieno di emozioni e di sentimenti, positivi e negativi...prendi appunti, scrivi, immagini e sorridi (Ugo Arioti)...











lunedì 4 luglio 2016

Lago d'Iseo, ultima chiamata per The Floating Piers: un milione e mezzo di visitatori per Christo

Lago d'Iseo .... Christo

Impossibile allungare la vita dei pontili arancioni dell'artista bulgaro: la provvisorietà è proprio un tratto caratteristico delle sue opere. Il numero dei visitatori arrivati da ogni parte è stato più del doppio delle stime iniziali
Non ci sarà nessuna cerimonia di chiusura. Così come, del resto non c'era stata nessuna inaugurazione. Mancano poche ore alla fine di The Floating Piers, il sistema di pontili fluttuanti che l'artista bulgaro Christo ha montato sul lago d'Iseo regalando ai moltissimi visitatori la sensazione di camminare sulle acque, meglio se - come suggerito dallo stesso Christo - si è accettato di camminare a piedi nudi. Un gioco di parole che, naturalmente ha contribuito a rendere l'opera ultrapopolare sui siti, sui social, sulla stampa nazionale ed estera. 
Ma non è stato solo un successo virtuale quello di Christo. Un numero impressionante di persone, il doppio del previsto - il 29 giugno il tetto del milione di visitatori era già stato sfondato - sono partite in treno, in auto e hanno fatto file di ore sotto un solo feroce con l'ansia e la fretta di camminare sul lago, perché il tempo era poco: solo 16 giorni, dal 18 giugno al 3 luglio. Secondo le stime della prefettura di Brescia sono state, in media, centomila le persone al giorno che si sono messe in marcia. Il milione e trecento mila è stato superato nelle ore scorse, alcune stime parlano di un milione e mezzo di visitatori.

"La gente viene da ogni parte per camminare verso il nulla - diceva ammirato l'atista - Non per lo shopping, non per incontrare gli amici". Poi ammoniva: 
"Se non avete pazienza, non venite. L'attesa fa parte dell'esperienza". Così come la pioggia, il vento, il sole, la luce del giorno e il buio. Tanti hanno anche tifato affinché l'opera non venisse smontata, ma diventasse perenne o almeno, si è chiesto, l'artista allunghi la vita del suo capolavoro.
Ma le opere dell'artista bulgaro, esponente della land art, sono così: temporanee, accessibili a tutti e gratuite. Così è stato quando ha avvolto il Pont Neuf a Parigi o il Reichstag a Berlino. Nessuna deroga, neanche a parlarne. Che sarebbe stato un successo di pubblico, comunque, si era capito da subito. Il giorno della non-inaugurazione Sulzano (il paese da cui partono i Piers) scoppiava: "Il territorio è saturo, è sconsigliato intraprendere viaggi verso l'opera". Erano le 15 circa quando gli organizzatori hanno dovuto diramare l'avviso. L'opera aveva già fatto il tutto esaurito.
Per calcolare l'indotto economico è ancora presto, il bilancio verrà fatto nei prossimi giorni. L'opera è stata pagata in proprio da Christo stesso - 15 milioni la spesa finanziata vendendo i bozzetti e i modelli preparatori dell'opera - ma tutto il territorio ne ha beneficiato. Quando i pontili saranno definitivamente chiusi (nelle prime ore di domani verranno smontati i primi 20 metri di passerella in modo da renderla no più percorribile) ci sarà

 una conferenza stampa per fare "un bilancio dell'operazione" con il presidente della Regione, Roberto Maroni, e l'artista. L'impressione, comunque, è che l'arte può dare da mangiare. Ne è convito Christo che ha inseguito questo sogno per 40 anni, da quando nel 1970, insieme con la moglie Jeanne-Claude (che è morta nel 2009) aveva immaginato un'opera di questo tipo pensando di realizzarla prima in Argentina, poi in Giappone.

mercoledì 18 maggio 2016

Il senso dell’arte e il compito dell’artista

Il senso dell’arte e il compito dell’artista
 
Noi siamo liberi. E ci rifiutarono
dove ci credevamo ben accolti.

R. M. Rilke, Sonetti a Orfeo 2, XXIII
 
     Ritengo che si possa essere d’accordo sul fatto che l’arte sia, innanzi tutto, una forma di comunicazione, oltre che un atto creativo, libero e liberante, che ci consente di esprimere noi stessi e di plasmare la realtà secondo un punto di vista personalissimo, perciò critico. Già Croce parlava in senso artistico di “un’intuizione che si fa espressione” , ma, certamente, critico vuol dire anche, in senso sartriano, “non neutrale” , cioè che prende posizione politica.
     La creazione artistica è, indubbiamente, una forma di linguaggio autonomo che interpreta e che conosce il mondo. Lontano dall’idea di un’arte meramente decorativa o mimetica, l’intellettuale esprime con il suo canone un punto di vista, un insieme di significati che lui stesso rinviene nella realtà.
     Anche quando l’arte è intimista, penso si possa parlare di angolo privilegiato della ricerca estetica che, senza mediazioni logico-deduttive, si fa specchio del mondo o, comunque, di un universo, di un cosmo in cui l’artista è l’artefice di una visione originale che lo avvicina al lettore nel momento del godimento del bello, nella fruizione dell’opera. Se così non fosse, non si realizzerebbe il fine principale dell’arte che è, come dicevo prima, quello di comunicare. Accade che il lettore trovi nel testo artistico, scritto o visivo o sonoro che sia, anche significati diversi da quelli che l’autore voleva intendere: ma ciò è sempre comunicazione, risveglio, tensione intellettuale ed etica, distacco e distanziamento dalla realtà, prospettivismo.
 
Rosaria Di Donato
 

mercoledì 4 maggio 2016

la mostra "Coltivare l'Arte" alla Vittorietti dal 29 aprile

Alla vernice della mostra "Coltivare l'Arte", presentata da Ugo Arioti e Daniela La Brocca (Scuola di Ecologia Culturale Euro Mediterranea), abbiamo avuto evidente la necessità e il desiderio di parlare e vedere l'Arte che c'è intorno a noi. L'Arte non è decorazione, ma sentimento, vita, forza, pensiero, ragione. Attraverso l'Arte si esprimono le esigenze primarie e inconsce dell'essere umano. Gli artisti, presentati e dialoganti, con il direttore della biblioteca, Ugo Arioti, sono stati due: Francesco Silvestri ed Emilio Angelini. Un pittore, poeta, pensatore e innovatore e uno scultore, grafico, d'avanguardia. Silvestri pugliese, nato tra le gravine di Massafra (TA) e l'altro, Angelini, palermitano sui generis, secco esplicito mordente come i suoi fossili meccanici. Due Sud a confronto, lambito, il Genius loci, comprende la magna Grecia e la cultura classica, tagliata fino a trovare il bosone di Dio da Silvestri, e quella della multiculturale Palermo arabo - normanna che sembra volare dalle bocche e dalle ricchissime ceramiche e bronzi di Angelini. Certamente una visione artistica a 360 gradi che sviluppa i temi della contemporaneità e si ritrova nella domanda sempiterna: chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo. Nella piccola sala della Vittorietti,  ambito culturale dedicato alla tradizioni popolari e a Pitrè e Salomone Marino (di cui in questo 2016 cade il centenario dalla morte), nella stessa serata di inaugurazione della mostra, Ugo Arioti ha presentato il libro ricerca di Francesco Laterza: Verbo di Dio. Una attenta platea ha ascoltato per tutta la durata delle presentazioni, che hanno visto gli interventi eruditi e scientifici del Prof. Aurelio Rigoli e della Professoressa Annamaria Amitrano, ha visto dipanarsi il fil rouge che unisce i protagonisti di quest'evento, mostrando che le tradizioni popolari non sono "vecchie cartoline da collezionare", ma la materia, la forza e il pensiero che ci consente di creare contestualizzando il nostro lavoro, innovandolo senza tradire noi stessi. In questa operazione abbiamo avuto la fortuna di una presentazione critica importante delle tele e delle sculture fatta da Giuseppe Carli, attento lettore e narratore dell'Arte del Sud. Carli ci ha condotto, attraverso i quadri di Silvestri verso la sua radice più profonda: la musicalità. Ha scorto la scomposizione del pittore pugliese anche nelle forme coloratissime delle "monelle" di Emilio Angelini; ha tracciato un percorso artistico che ci ha narrato di un Sud creativo e dinamico che cresce, anche perché, aggiunge Ugo Arioti, il direttore della Vittorietti, ha profonde radici e si nutre di una immensa tradizione culturale tramandata oralmente, "ecco perché, aprire questi luoghi alla cultura narrata e vivente, piuttosto che lasciarli come sarcofagi di una cultura definita, serve a dare forza e linfa all'Arte, madre di vita" ha detto l'Arioti, presentando il libro di Francesco Laterza "Verbo di Dio" nell'ambito di questa mostra. Un altro filo rosso di storie raccolte e raccontate abilmente da Laterza che ci propone questo percorso attraverso i canti religiosi e le preghiere.
Sento, a questo punto, di dover fare un ringraziamento a tutti quelli che sono intervenuti e all'Editore Qanat di Palermo che ha creato insieme a noi le Cartoline della Scuola di Ecologia Culturale Euro Mediterranea per i due artisti presentati, è una forma di omaggio e di memoria che ci lega, anche questa, alle tradizioni popolari.
Daniela La Brocca

venerdì 29 aprile 2016

Il 29 aprile alla Vittorietti: "Coltivare l'Arte"



 
 
 
 
 
 
 
 




Una bellissima serata di cultura alla "Vittorietti", complesso Steri, con Francesco Silvestri, Emilio Angelini e Francesco Laterza. Un poeta, pittore, biologo Silvestri, che da un quarto di secolo ha iniziato un suo discorso artistico che si innesca nel filone dell'Arte Pop e dell'avanguardia espressivista che vede l'Arte come un estensione delle stesse radici dell'uomo e del tempo che vive, tutto in una frase decomposta e ricondotta a un reticolo organico dove il fruitore deve decostruire e ricostruire la sua esperienza visiva e sensoriale attraverso il suo stesso vissuto. Di lui, Giuseppe Carli, critico d'arte attento al contemporaneo, dice "che le sue tele esprimono, anche,  una componente musicale". Lo scultore, Emilio Angelini, palermitano, ha. per certi versi, con una sua propria natura interpretativa un Fil Rouge con Silvestri, che è rappresentata, nel suo caso,  da una gamma infinita di variazioni cromatiche e da una ricchezza di elementi (quasi barocca) che fa da contraltare ad elementi secchi, precisi, quasi infiniti. 
Sono due Sud artistici che navigano e vivono nella Cultura Classica e arabo normanna; la peculiarità di Angelini sta nei suoi modi di mostrarci una realtà dolorosa o felice, che porta il segno dei nostri tempi. I suoi fossili meccanici od organici ci guardano con sospetto e ci mostrano le ferite e le lacerazioni dell'uomo moderno. 
In fine, nel tempio delle Tradizioni popolari, dedicato a Giuseppe Pitrè e Salvatore Salomone Marino, si è parlato di "verbo di Dio" (I Verbi  sono delle composizioni poetiche, ovvero dei canti, che circolavano all’interno della vasta gamma delle preghiere paraliturgiche. una specie di credi popolari, di grande portata devozionale) una delle ultime opere di Francesco Laterza, ricercatore e studioso di tradizioni orali che si innesca bene nel filone iniziato dal Pitrè di cui quest'anno celebriamo il centenario dalla morte insieme all'altro illustre ricercatore delle tradizioni popolari che fu Salomone Marino. 
Si è aperto uno spazio di discussione, di tre ore e mezzo che ha visto un pubblico attento, seguire me, Ugo Arioti, che ho presentato la manifestazione, Francesco Silvestri ed Emilio Angelini che hanno parlato del "momento artistico che viviamo oggi" (Coltivare l'Arte), del critico Giuseppe Carli che ha attentamente analizzato e ricomposto il discorso e il percorso artistico dei due, il Professore Francesco Laterza, la professoressa Annamaria Amitrano, specialista di canti religiosi e preghiere, io, Ugo Arioti, che ho presentato il "verbo di Dio" di Laterza e il Prof. Aurelio Rigoli che ci ha illuminato con le sue parole sempre capaci di lasciare una traccia e una memoria costruttiva in ognuno di noi. La serata, speciale e bellissima, è stata organizzata da Daniela La Brocca, Presidente della SCUOLA DI ECOLOGIA CULTURALE, che ha creato in questo ambiente la caratteristica principale per renderlo vivo: l'accoglienza!
Un grazie, doveroso, al nostro pubblico che ha dimostrato che questa città ha voglia e desiderio di Cultura, quella vera e viva, quella vissuta.
 
Ugo Arioti
 
La mostra resterà aperta al pubblico, escluso le mattine e i giorni festivi per quindici giorni. Chi volesse vedere le opere e parlare con gli artisti può chiamare Daniela La Brocca 3477752726.
 
Daniela La Brocca

mercoledì 17 febbraio 2016

Galleria collettiva contemporanea - nr 2016 NUMERO "0"

Apriamo una nuova rubrica, sempre nello stile sobrio e spartano che ci contraddistingue, per icone contemporanee dell'Arte, pitture. L'idea di parlare per quadri, conosciuti o non, con autori di un oggi estremo, ci ha portato a pensare che, come la poesia, la pittura sia la porta del "tutto Intero" (L'Universo) e che la sua nemesi non sia solo di tipo naturalistico e didascalico-descrittivo, ma, e qua sta la chiave, tracci un percorso che unisce le Arti e le trasmette in tutti i sensi che noi possediamo, conosciuti ed epidermici o inconsci e ancestrali. 
Il nostro concetto di contemporaneità, anche in funzione di quanto detto, non è restrittivo e non vincola la nostra indagine ad un tempo troppo vicino perché l'etica della bellezza non ha Spazio/Tempo, ma vive, esiste contemporaneamente alle nostre emozioni e memorie: é!
Ugo e Daniela

1 Identità e delirio: donna.
















  

giovedì 17 dicembre 2015

Lutto nel mondo della Fotografia a Palermo

 

Lutto nel mondo della fotografia a Palermo, è morta Rita Cricchio

 
PALERMO. Lutto nel mondo della fotografia a Palermo. E’ morta questa notte Rita Cricchio, fotografa palermitana molto apprezzata nell'ambito della cultura siciliana. La Cricchio ha insegnato discipline pittoriche al Liceo Artistico e ha studiato decorazione alle Belle Arti di Palermo.
Rita Cricchio ha fotografato tanti personaggi celebri del mondo dello spettacolo e della cultura. Una mostra, infatti, è stata quella sui i “Primi piani dello spettacolo”, nella quale venivano ritratti attori di teatro e cantanti in scena a Palermo. Tra le foto scattate in scena quelle di Hanna Schygulla, Fabrizio De Andrè, Patty Pravo, Giorgio Albertazzi, Katia Ricciarelli.


mercoledì 21 ottobre 2015

Il Cretto di Burri finalmente completo trent'anni dopo


Il Cretto di Burri finalmente completo trent'anni dopo

 

Il 17 di ottobre è stato inaugurato il Grande Cretto di Gibellina, finalmente completo, trent’anni dopo l’avvio della sua realizzazione. L’opera forse più famosa di Alberto Burri ha trovato il suo completamento: nello scorso maggio si è, infatti, concluso il cantiere che ha portato a compimento il “Grande Cretto”, così come concepito e definito da Burri.

Il Cretto è il segno più importante della rinascita, nel segno dell'arte, di Gibellina distrutta dal terremoto del 1968. Numerosi artisti di chiara fama, in risposta all’appello di Ludovico Corrao, allora sindaco della città, aderirono con slancio per la fondazione della nuova Gibellina in altro luogo, con progetti di piazze, architetture e opere mo­numentali. Anche Burri, invitato nel 1981, decise di intervenire, scegliendo però di operare sui ruderi stessi della vecchia Gibel­lina. I resti della città vennero inglobati nel cemento riprendendo il vecchio assetto urbanistico. Il labirinto bianco coprì come un sudario le rovine del sisma, ricordando con le fenditure del Cretto l’evento distruttivo e offrendo alla comunità la dimensione simbolica di un nuovo inizio.
 
I lavori, avviati nel 1985 e interrotti nel 1989, coprirono circa 6 mila metri quadri  a fronte dei 8 mila previsti. In occasione del centenario della nascita di Burri, la Regione Sicilia, il Comune di Gibellina, la Fondazione Palaz­zo Albizzini Collezione Burri hanno deciso di completare questa grande opera, senza eguali nel panorama artistico internazionale. La seconda fase dei lavori prevede l’opera di restauro completo del Cretto, già finanziata e in attesa

 di imminente avvio. E’ intenzione delle Istituzioni preposte anche la realizzazione di una sede-presidio dell’importante opera-monumento, in cui sarà possibile sostare, assumere informazioni e pubblicazioni, nonché immagini e documenti sull’opera e la sua storia.

Un’adeguata segnaletica e altri servizi di comunicazione sono stati previsti nel progetto di qualificazione territoriale regionale strettamente inerente il “Grande Cretto”.

mercoledì 14 ottobre 2015

MEDART Il Mediterraneo culla delle culture raccontato dagli artisti


Il Mediterraneo raccontato dagli artisti è il tema della mostra che si è inaugurata in cinque luoghi diversi della città: al Museo Riso, capofila del progetto,all'Albergo dei poveri, alla Cappella dell'Incoronazione, a Palazzo Sant'Elia e a Palazzo delle aquile. Curata da Christine Macel, Bartomeu Marì e Marco Bazzini la mostra espone i lavori di ottanta artisti, da Carla Accardi a Pietro Consagra, da Loredana Longo ai fotografi Fosco Maraini e Nicola Scafidi, che declinano il racconto del Mediterraneo, tra mito, dramma, turismo e materie essenziali, come il cibo, l'argilla, i profumi. 









 

giovedì 18 giugno 2015

La Fiumara d'Arte in restauro

 
E' nata trentun anni fa, la Fiumara d'Arte, con le sue opere contemporanee inserite nel paesaggio ha costituito una nuova modalità di porre in relazione l'ambiente con il gesto creativo, per volontà di Antonio Presti: adesso per le opere monumentali è giunto il momento del recupero, per sette delle otto istallazioni firmate da alcuni tra i più grandi artisti contemporanei, che recavano i visibili danni prodotto dal tempo e dagli agenti atmosferici. Tra le prime ad essere recuperate, “La Finestra sul Mare” di Tano Festa, “La materia poteva non esserci” di Pietro Consagra e “Una curva gettata alle spalle del tempo” di Paolo Schiavocampo.
Il progetto di restauro, finanziato con fondi europei, dovrà essere concluso in autunno, ma già da questi mesi sono più visibili gli interventi che stanno riportando alla luce le sculture, consolidate, restaurate, ripristinate nelle parti mancanti. "Fiumara d’Arte è un’opera viva, non una mummia – dice Antonio Presti – E’ giusto rileggere ogni opera e documentarne soprattutto la contemporaneità. La semina spirituale della Bellezza vuole come raccolto sempre una nuova semina da consegnare alle generazioni future".
Si parla infatti di conservazione per un’opera d’arte storicizzata (opere di Tano Festa, Piero Dorazio, Piero Consagra); e si uniscono conservazione e trasformazione se l’artista è ancora vivente (come nel caso di Paolo Schiavocampo, Mauro Staccioli o Italo Lanfredini) . In accordo con l’Accademia di Belle Arti di Palermo, l’apertura di campus didattici e laboratori sul posto. delle stesse opere. I fondi assegnati al Consorzio Intercomunale Valle dell’Halaesa per il restauro e l’implementazione di Fiumara d’Arte – di cui fanno parte i comuni di Castel di Lucio, Mistretta, Motta d’Affermo, Pettineo, Santo Stefano di Camastra e Tusa - provengono da un PO FERS 2007-2013, per un importo di circa 1 milione e 650 mila euro che diventano 2 milioni e 300 mila con i costi di progettazione, consulenze artistiche, espropri, produzione pubblicazioni scientifiche, attività di divulgazione e promozione; ad aggiudicarsi i lavori è stata la RE.CO.GE s.r.l. di Paternò.
L'unica opera che non sarà restaurata, è la “Stanza di barca d'oro” dell'artista giapponese Hidetoshi Nagasawa, camera ipogea chiusa per cento anni, per volontà dell'artista. Le altre opere oggetto del restauro sono “Energia mediterranea” di Antonio Di Palma, a Motta d'Affermo, il “Labirinto di Arianna”di Italo Lanfredini, a Castel di Lucio, “Arethusa”, pareti in ceramica della caserma dei Carabinieri di Castel di Lucio, opera di Piero Dorazio e Graziano Marini. “Piramide – 38º parallelo”dello scultore Mauro Staccioli, realizzata da pochi anni, è l’unica scultura a non aver bisogno di restauro, ma solo della sistemazione degli spazi attorno
(Paola Nicita)

lunedì 23 febbraio 2015

Grandi artisti del nostro tempo: Jean Saudek fotografo


Cenni biografici su Jan Saudek fotografo

 


Figlio di un direttore di banca, di origine ebraica, Jan Saudek nasce a Praga, la sua famiglia viene deportata nel Campo di concentramento di Terezín, dove moriranno alcuni dei suoi fratelli.

Dopo la guerra comincia a dipingere e disegnare. Nel 1950 viene assunto presso una tipografia e dal 1954 al 1956 viene chiamato ad assolvere gli obblighi di leva. Nel 1958 sposa Marie, dalla quale avrà due figli: Samuel e David. Nel 1959 Marie gli regala la prima vera macchina fotografica, una Flexaret 6 x 6.

Nel 1963, ispirato dai lavori di Edward Steichen e dal catalogo della sua famosa esposizione a New York intitolata The Family of Man, decide di diventare un fotografo professionista.

Nel 1969 si reca per la prima volta negli USA, dove il curatore Hugh Edwards lo incoraggia a continuare nella sua professione di fotografo e all'università di Bloomington nell'Indiana inaugura la sua prima mostra personale.

Tornato a Praga, è costretto a lavorare in uno scantinato per evitare il controllo della polizia. Le sue prime fotografie erano stampate in bianco e nero o virate seppia. Verso la metà degli anni settanta, su pressione dei suoi clienti, prende la decisione di colorare ad acquerello le sue stampe in bianco e nero, dando vita ad uno stile particolare e riconoscibile.

I suoi temi principali sono l'erotismo e il corpo femminile, che Saudek carica di simboli religiosi e politici di corruzione e innocenza. Spesso raffigura scene oniriche, dipinte a mano, in cui figure nude o seminude vengono ritratte sullo sfondo di una parete dall'intonaco scrostato, che altro non è che la parete del suo scantinato. Altro tema ricorrente della fotografia di Saudek è l'evocazione dell'infanzia. Spesso Saudek ritrae lo stesso soggetto, nella stessa posa, a distanza di anni per descrivere il trascorrere del tempo.

Nel 1970 Saudek si separa dalla moglie Marie. La sua reputazione internazionale cresce sempre di più e molte sono le collaborazioni di prestigio e le esposizioni dei suoi lavori, ad Anversa, Bruxelles, Bonn, Losanna, Parigi, Chicago. Nel 1983 viene pubblicata la prima monografia su Saudek, "Il mondo di Jan Saudek", in lingua inglese, tedesca e francese.

Nel 1984, dopo anni di lavoro in una fabbrica, il governo comunista gli concede un permesso così che, libero dal vincolo del salario settimanale, dedica tutte le sue capacità e il suo tempo alla fotografia artistica.

Saudek vive e lavora tuttora a Praga. Suo fratello gemello Karel è un prestigioso fumettista e illustratore.

Alcuni lavori di Saudek sono entrati nella cultura popolare occidentale, riprodotti su poster e copertine di dischi.
 
Redazione Secem / Ugo Arioti

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