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giovedì 5 aprile 2018

Vino, la Sicilia prima per investimenti nel biologico

Vino, la Sicilia prima per investimenti nel biologico

 

La regione quarta dopo Veneto, Puglia ed Emilia Romagna per produzione nello studio Unicredit. Boom dei Dop e Igp
La Sicilia è la prima regione per investimenti nel biologico con una superficie del 37,6 %  e un totale di 36935 ettari che supera in curva le altre regioni d'Italia. Ed è la quarta regione per produzione, dopo Veneto, Puglia ed Emilia Romagna. I vini DOP e IGP hanno raggiunto l'80% della produzione regionale. È quanto emerge da uno studio presentato oggi all'Orto Botanico, in occasione del forum Unicredit sulle performance delle aziende vitivinicole, durante il quale è stata presentata anche la XV edizione di Sicilia en Primeur in programma dal 3 al 7 maggio a Palermo.

Dati che premiano il lavoro di produttori e che segnano un miglioramento della qualità dato da un incremento delle certificazioni DOP.  Un report che conferma la strada intrapresa dalle aziende  che fanno parte di Assovini, come spiega Il presidente Alessio Planeta. "La crescita del valore del vino siciliano, certificato dal Report di Unicredit, è la conferma che la strada intrapresa dalle aziende di Assovini sta dando i propri frutti" - commenta Alessio Planeta, presidente di Assovini Sicilia. "La Sicilia del vino è sana, forte e credibile anche dal punto di vista finanziario: è una novità che significa il riconoscimento del modo nuovo di fare impresa avviato da anni dalle aziende Assovini. Ed è sicuramente una bella notizia.

La Sicilia del vino ha puntato il proprio export sui mercati giusti e ha ancora spazi enormi di crescita nel mondo". Alla conferenza, moderata da Nino Amadore del Sole24Ore,  erano presenti tra gli altri Salvatore Malandrino, Regional Manager Sicilia UniCredit, Edy Bandiera, neo assessore all'Agricoltura, Antonio Rallo, presidente del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia.

martedì 27 febbraio 2018

Senza il lavoro, con meno vita Ecco la poverissima Sicilia



PALERMO - La Sicilia è la regione con il più alto tasso di persone a rischio povertà in Europa: il 41,8%. Nell'isola un terzo dei giovani tra 15-24 anni (il 31,9%) non studia né lavora (Neet). Una bimba nata in Sicilia nel 2016 ha una speranza di vita di due-tre anni in meno di una bambina nata altrove. Anche rispetto al nord Italia: 83,8 anni a Palermo, 86,3 a Trento. Sono i dati di una ricerca sull'attuazione in Sicilia del Sia (Sostegno all'inclusione attiva), la misura contro la povertà adottata nel paese nel 2016 e che, da quest'anno, ha ceduto il passo al Rei (il Reddito d'inclusione). Quest'ultimo è la prima misura strutturale, non tampone, a essere stata adottata in Italia per fronteggiare le situazioni di marginalità sociale.

La ricerca è stata illustrata da Liliana Leone, direttrice del Cevas, il centro di studi sulle politiche pubbliche con sede a Roma. In Sicilia ha coinvolto 47 distretti sociosanitari su 55 scegliendo Palermo come il luogo di uno degli otto studi di caso svolti in Italia. I dati sono stati al centro del meeting "Contrastare la povertà per la crescita della Sicilia", organizzato a Palermo. Ad aprire i lavori, Rosanna Laplaca della segreteria regionale Cisl, che ha illustrato posizioni e rivendicazioni della Alleanza siciliana. "Il Rei - ha detto - è una grande sfida e assieme una grande opportunità. Perché punta ad affrontare il tema dell'esclusione sociale con un approccio strategico e in un'ottica complessiva che mette al centro la persona".(ANSA).

martedì 19 aprile 2016

LAVORO e SOCIETA'

L’insostenibile logica della globalizzazione e delle multinazionali  (rubrica: lavoro e società)

Lavoro, precariato, salari, multinazionali e globalizzazione.

Credo che bisogna cominciare a capire il ruolo e le dinamiche assunte dal sistema capitalista nell’ultimo ventennio per comprendere il degrado morale e sociale nel quale tutti gli Stati dell’Occidente pseudo democratico stanno cadendo. Non esiste più la dignità umana, conta soltanto la politica delle Multinazionali della Finanza speculativa. La politica è stata relegata al ruolo di ammortizzatore delle tensioni sociali e tende verso dittature sempre più subdole. Non ci sono più diritti e le carte costituzionali sono solo stracci da cucina. Per creare un osservatorio del degrado e dell’insostenibile logica della globalizzazione abbiamo pensato di aprire a tutti coloro che vorranno dare un contributo questa rubrica: Lavoro e società. Potrà essere un punto di confronto e di crescita per tutti.

Ugo Arioti

Contributo di Paolo De Gregorio

la globalizzazione, accettata e condivisa quasi da tutti, arricchisce le imprese che hanno mano libera nelle proprie scelte di portare all’estero la propria produzione, rincorrendo le eterne e vecchie cose che interessano ai padroni: manodopera a basso costo e sottomessa, materie prime a prezzi bassi.

Chi ha fatto e fa le spese della dittatura del mercato sono i salariati, diventati tutti precari ed insicuri

Chi ha fatto e fa le spese della dittatura del mercato sono i salariati, diventati tutti precari ed insicuri ricattati da un mercato di riserva di immigrati pronti a prendere il loro posto, che danno il voto ai padroni della Lega cercando in tal modo di ottenere un occhio di riguardo per il futuro del loro lavoro.

Di fronte a questa situazione e alla assenza di un sindacato e di una sinistra, credo che l’unica strada percorribile sia quella di arrivare ad un sindacato unico dei lavoratori, autogestito da loro stessi, che chieda quella sicurezza di vivere dignitosamente, che deve essere data a tutti, superando l’istituto della cassa integrazione a scadenza, nella forma di un salario sociale per tutti i licenziati e i disoccupati, della entità del 50% di un salario medio.

In uno stato capitalista e con la economia globalizzata non si può parlare di lavoro come diritto in un mercato instabile ed evanescente e, per non essere condannati alla totale precarietà ed insicurezza, bisogna pretendere un contrappeso da ottenere con l’autogestione e la lotta dura.

In parole povere, se tu Stato non hai alcun potere sull’economia, che può fare quello che vuole, che rende i rapporti di lavoro instabili e precari, tu Stato devi prevedere un contrappeso finanziato dalla fiscalità generale che diventi salario sociale per tutti i disoccupati.

Deve diventare un diritto come la pensione sociale e nessuno in un paese democratico deve essere lasciato nella disperazione e nell’abbandono.

 

 

 

venerdì 6 novembre 2015

Ripartire dalla cultura?

Ripartire dalla cultura?
 
Nel 2013, nonostante la crisi economica, 100 milioni di persone hanno visitato nel nostro paese un museo o un sito. Nel rilanciare il settore non si può che far tesoro di dati come questo. A patto di farlo con un minimo di organizzazione e di serietà.
 

di Stefano Landi
Presidente Sl&a Turismo e Territorio
 
Non è facile ricostruire la storia recente del turismo italiano, e soprattutto non è facile capacitarsi del perché, anche contro il senso comune, le cose vadano come vanno, perché le competenze siano così disorganiche, perché sia così difficile metterci mano in una logica di maggiore efficienza o quanto meno razionalità. Si sente spesso dire in giro che “il nostro futuro è nel turismo, e la cultura è il nostro il petrolio, ma non lo sappiamo sfruttare”. Un luogo comune che sempre più spesso si intreccia con le competenze del ministero per i Beni e le Attività culturali ed il Turismo, che il titolare Dario Franceschini ha definito “il più importante ministero economico italiano.
    La domanda che ci poniamo e a cui cerchiamo di rispondere con la ricerca “Turismo, vent’anni senza”: si può ripartire dalla cultura, per rilanciare il turismo? Proviamo a spiegarlo, ponendo in evidenza statistiche e numeri molto importanti e significativi. Secondo le ultime indagini ufficialmente disponibili, la motivazione culturaleinfluenzerebbe quasi il 40% dei turisti internazionali: nel 2013 in 48 milioni hanno visitato il nostro Paese. Abbiamo quindi 18 milioni di stranieri attratti dalla cultura. Tra i turisti italiani, invece, la motivazione culturale di vacanza in Italia “pesa” per il 24%, su un totale di 55 milioni di viaggiatori 2013, e quindi spiega 13 milioni di turisti domestici. I “turisti culturali” sono pertanto soprattutto stranieri.
    Considerando ancora le ultime indagini disponibili sui vacanzieri (italiani e stranieri in Italia) e in particolare i dati sulla permanenza media e la spesa, si arriva a stimare una spesa complessiva dei turisti culturali pari a 9,3 miliardi, di cui il 60% generata dai turisti stranieri: sono sempre loro, quindi, i più grandi “consumatori” di cultura in vacanza. Applicando i moltiplicatori settoriali diretti e indiretti della produzione dovuta alla domanda turistica si stima che il valore aggiunto generato dalla domanda turistica culturale ammonta a oltre 6,3 miliardi di euro, e l’occupazione sostenuta da questa domanda raggiunge e supera 186 mila unità di lavoro.
    In Italia, nel 2013, nonostante la crisi che ha falcidiato anche queste spese, 100 milioni di persone hanno “effettuato un consumo di bene culturale”, visitando un museo o un sito. Di questi circa 52 milioni erano italiani (70% residenti o escursionisti, 30% turisti pernottanti) e 47 milioni stranieri (42,2 milioni turisti pernottanti, 4,7 milioni invece escursionisti, come i crocieristi). Si valuta che gli italiani siano stati in netto calo, gli stranieri invece in crescita; ma non ci sono dati precisi, perché incredibilmente non vengono rilevati. Di nuovo si verifica che il principale gruppo di “paganti in biglietteria” è costituito dai turisti stranieri

domenica 22 marzo 2015

L’Economia etica e solidale

I nostri amici e lettori ci hanno più volte chiesto cos'è l'Economia Etica e Solidale, cercheremo con questo breve articolo di darvi più informazioni possibili, ma non ve le daremo in maniera tradizionale, con conti alla mano e budget o quadri di comparazione, ma così semplicemente in maniera discorsiva e, speriamo, anche più diretta.
Ugo Arioti e Daniela La Brocca
 
L’Economia etica e solidale
 
L’Economia etica e solidale è una economia artistica
che cerca non solo l’utile, ma anche l’armonioso e il bello.
Armonia delle forme e armonia di inserimento nell’ambiente.
E’ un’economia consapevole dell’energia che compenetra il mondo e tutte le forme e le sostanze.
E’ un’economia sensibile e rispettosa.
E’ un’economia dei rapporti, rapporti di rispetto verso gli esseri della natura, le sostanze, le persone.
E’ un’economia della varietà, della diversità e della qualità, non un’economia massificata ed uniformizzata.
Essa chiede alle persone il cammino evolutivo.
Non si accontenta dell’essere umano per come è ma a partire da come è e accettandolo come è anche con debolezze, difficoltà e problemi,
e con tutto il suo passato, comunque sia, lo stimola ad andare oltre il se stesso limitato verso il se stesso divino in evoluzione pieno di potenzialità unico
ed indispensabile nel creato.

L’Economia Etica e Solidale sfida l’individuo a credere pienamente in se stesso
ad esprimere pienamente se stesso nella libertà e nella pienezza della comunità, della condivisione, dell’indivisibilità dagli altri esseri, nella pienezza dell’appartenenza allo stesso corpo globale dell’umanità.
E’ un’economia della Solidarietà, Condivisione e Fratellanza.
E’ un’economia comunitaria fatta di cuori che imparano a comprendersi,
dialogare, accogliere, donare il meglio di sé.
Non è l’economia della guerra e della lotta di tutti contro tutti!
Non è l’economia della paura e della separazione.
Non è l’economia dell’indifferenza verso la morte, la sofferenza e la distruzione!
Non è l’economia del cieco tornaconto personale, dell’accumulo di ingenti beni e poteri nelle mani di pochi privilegiati voraci!
L’Economia Etica e Solidale è fatta da cuori che si accostano a cuori per creare insieme la nuova era di Pace.
Non è un’economia contro lo spirito imprenditoriale ma anzi essa aspira a fare di ognuno un imprenditore creativo, per il bene di tutti.
E’ un’economia che dà spazio all’iniziativa, al talento individuale, alla libertà di immaginare e creare il nuovo e di innescare costantemente evoluzione e sviluppo,
nel rispetto dell’ambiente.
Non è una economia contro la libera produzione e il libero mercato!
Ma i soggetti che producono e offrono le merci saranno sempre meno gli individui privati per il proprio tornaconto e sempre più le imprese sociali guidate e indirizzate dalle Associazioni economiche di settore che hanno dentro di sé contemporaneamente produttori distributori e consumatori del settore,
lavoratori e finanziatori e cioè tutti i soggetti dell’economia etica e popolare.
E’ un’economia che trasforma il “regime di concorrenza” in “regime di collaborazione” fra le imprese, che trasforma il benessere e l’accumulo per pochi,
-a fronte della povertà mondiale per molti in stabile benessere medio-alto per tutti, compatibilmente con le esigenze dell’ambiente e con le risorse disponibili,
e lasciando la libertà di poter vivere semplicemente e poveramente.
E’ un’economia in cui produttori e consumatori non si accordano più soltanto sulla compravendita delle merci ma anche su un insieme condiviso di valori
e su un modello condiviso di sviluppo.
E’ un’economia che porta in sé l’ecologia, l’agricoltura biologica, la finanza etica,
il consumo critico, il commercio equo e solidale, un’economia che cerca di portare in sé sia il positivo del “sistema liberista” che quello della contestazione a tale “sistema”.

L’Economia Etica e Solidale è un fronte di aziende e di soggetti collegati fra di loro
portatori di un nuovo modello di sviluppo, che è anche un nuovo modello interiore, di coscienza, pensiero e sentimento.
E’ un’economia innescata da una Comunità di persone che sono capaci di lavorare in modo etico, che ogni giorno danno il meglio di sé creativamente, gioiosamente, per esigenza interiore lasciandosi reciprocamente libertà di agire
e anche di sbagliare a vantaggio del bene di tutti.

martedì 28 ottobre 2014

Non c’è solo il sistema bancario

Non c’è solo il
sistema bancario
 

di Mario Lettieri, già Sottosegretario all'economia (governo Prodi)
e Paolo Raimondi, Economista
 
Alla recente conferenza di Napoli il governatore centrale Mario Draghi ha ribadito l’importanza delle tre operazioni di intervento finanziario della BCE a sostegno del sistema bancario. Si tratta del programma di acquisto di derivati abs, di acquisto di covered bond (obbligazioni bancarie garantite) e il programma LTRO (piani di rifinanziamento bancario a lungo termine).
    Come è noto la manovra sul tasso di interesse è ormai esaurita. Di conseguenza, ha aggiunto Draghi, con l’immissione di nuova liquidità il bilancio BCE dovrebbe risalire ai livelli del 2012 quando aveva raggiunto i 3.000 miliardi di euro circa. Il volume potenziale di nuovi acquisti sarebbe intorno a 1.000 miliardi di euro.
    Ancora una vota si tratta di interventi a favore del sistema bancario europeo che poi, bontà sua, dovrebbe o potrebbe trasformali in nuove linee di credito per le PMI e per nuovi investimenti.  Questo passaggio “obbligatorio” è giustificato dalla BCE per il fatto che in Europa l’80% del credito transita attraverso il sistema bancario.
    Secondo noi questo passaggio è invece necessario solo per la salute delle grandi banche, sempre esposte ai rischi di nuove crisi per avere continuato a mantenere certi comportamenti speculativi e poco virtuosi anche dopo il 2008.
    Un recente studio indica che a fine luglio 2014 le 100 banche europee più esposte ai rischi sistemici avevano insieme 810 miliardi di euro in titoli ad alto rischio. Soltanto 5 banche, con la Deutsche Bank in testa, ne detengono il 39%. Le banche di Francia e Gran Bretagna insieme ne detengono il 55%.
    Il 4 novembre prossimo la BCE inizierà ad attuare la vigilanza diretta sui 120 maggiori gruppi bancari dell’area dell’euro, che rappresentano oltre l’85% delle attività bancarie. Per l’occasione molto probabilmente occorreranno molte “pezze finanziarie” d’appoggio!
    Alla prova dei fatti i citati meccanismi finora non sono stati però capaci di mettere in moto una ripresa effettiva ne dell’economia ne della domanda aggregata. Infatti alla fine del 2013 i consumi privati erano del 2% inferiori a quelli del 2007 e gli investimenti privati erano sotto del 20%. Hanno retto soltanto le esportazioni.
    Nel frattempo per alcuni paesi europei il debito pubblico rischia davvero di diventare insostenibile. Nell’euro zona è in media il 95,5% del Pil. Qualora dovesse ancora aumentare esso sarebbe un fardello pesante che potrebbe frenare e ulteriormente bloccare la ripresa economica. Non si dimentichi che il pagamento degli interessi passivi sul debito sottrae notevoli risorse alle politiche economiche e sociali. Nel 2013 l’Italia ne ha pagato 95 miliardi di euro.
    In molte capitali europee però la ristrutturazione del debito pubblico è ancora un tabu in quanto è stata erroneamente e maliziosamente associata ad un presunto aiuto gratuito fatto dai Paesi sedicenti virtuosi a quelli cosiddetti spendaccioni.
    Noi riteniamo che in una tale situazione la BCE non abbia soltanto l’opzione di aiuto finanziario al sistema bancario. Essa potrebbe per esempio acquistare una parte del debito pubblico, sopra il limite del 60% del Pil indicato dai parametri di Maastricht, e tenerlo congelato al tasso di interesse zero, come indicato nel documento “Politically Acceptable Debt Restructuring in the Eurozone” preparato da economisti dell’International Center for Monetary and Banking Studies (ICMB) di Ginevra. La Bce sarebbe l’unica istituzione capace di mobilitare sufficienti risorse per una tale operazione. Se ad esempio lo si volesse fare per metà del debito pubblico europeo l’ammontare sarebbe di circa 4,5 trilioni di euro.
    La Bce dovrebbe prendere in prestito una simile cifra sui mercati finanziari in cambio di sue obbligazioni, oppure creare la liquidità interna necessaria per acquistare i debiti pubblici da ritirare. Ovviamente l’operazione, almeno inizialmente, sarebbe in perdita in quanto la BCE dovrebbe pagare gli interessi sui nuovi titoli emessi senza ricevere gli interessi dei vecchi titoli del debito pubblico dei vari Stati. 
    Non si genererebbe inflazione in quanto la BCE chiederebbe dei prestiti, oppure la liquidità creata ed usata per l’acquisto dei debiti sarebbe poi “sterilizzata” attraverso l’emissione di obbligazioni BCE. La BCE ha una sua forte credibilità sui mercati. 
    Per cui essa acquisterebbe parte del debito pubblico eccedente la quota del 60% in proporzione allo stock di partecipazione dei singoli Paesi europei al suo capitale. Essi ripagherebbero l’ammontare degli interessi per un periodo indefinito lasciando nelle casse della Banca centrale il profitto che spetterebbe loro dai proventi di signoraggio che la BCE annualmente dovrebbe distribuire agli Stati. Ciò potrebbe essere sufficiente se l’intereresse sulle nuove obbligazioni emesse dalla Banca centrale fosse contenuto.
    Molto probabilmente il costo complessivo di tale operazione della BCE non dovrebbe essere maggiore di quello che attualmente sostiene per finanziare il sistema bancario.
    In ogni caso i costi verrebbero progressivamente assorbiti anche attraverso la presumibile crescita economica prodotta dalla capacità delle economie di operare per lo sviluppo in modo meno condizionato dai debiti e dai mercati. La BCE dovrebbe mantenere l’autorità di imporre il vecchio pagamento degli interessi sul debito ad un Paese che intendesse continuare con la pratica del debito facile.
    Una simile operazione si combinerebbe perfettamente con il programma annunciato timidamente dal nuovo presidente della Commissione europea, Jean-Claude Junker, di lanciare investimenti pubblici in infrastrutture, modernizzazioni e nuove tecnologie per 300 miliardi di euro in un periodo di 3 anni.
    Finalmente i governi sarebbero meno dipendenti e pressati dai mercati finanziari mentre i settori dell’economia reale verrebbero stimolati da nuovi investimenti. 

giovedì 16 gennaio 2014

RAGIONE e RAGIONI


Ragione ha Francesco, il Vescovo di Roma e il Metropolita di Buenos Aires, quando invoca l'Unità, unendosi con ciò alle preghiere di Bartolomeo I. Il tempo si è fermato quando l'Europa perdette Costantino l'ultimo Augusto dell'Impero Romano.
Dopo ciò vieti nazionalismi e cruente dispute anche religiose, all'insegna della disistima che nasceva dall'assenza dell'ideologia del bene comune all'interno della Res Publica delle Genti Cristiane.
Ora l'efficace istanza dell'UNECE che riconosce la necessità di ritrovarsi nelle aree intere devastate dalla storia, ivi incluse le vicende che hanno portato alla nascita delle c.d. "primavere" arabe.
Mi vien che ridere alla luce del dibattito della scelta imposta all'Ucraina fra CIS - Federazione Russa e Unione Europea: come diceva il grande De Gaulle, l'Europa è una dagli Urali all'Irlanda.
In un mondo finanziariamente aperto è ovvio che molti operatori siano ancora affascinati dal mito europeo dell'antico impero, nonostante che con la guerra del 1914 sia cessato definitivamente; infatti, vengono e comprano tutto quanto attenga allo stile cioè ad un certo modo d'essere.
Ma sul piano interno, le reciproche mancanze di fiducia e l'incapacità di uscire dalle proprie miserie continuano a confermare le non Utopie di Diocleziano e di Giustiniano.
L'Utopia del gioco, deve riprendere dal basso e in maniera non violenta, attraverso quella coesione successiva alla Rivoluzione Francese che fu rappresentata dalle società mutualistiche ma non per questo anticapitalistiche, solo diverse.
E se per caso una grande Banca, figlia delle società mutualistiche, radicata anche in Italia, nella città dell'amor cortese: Parma, di Bevilacqua, portatrice del bel canto e attenta osservatrice dello spartachismo berlinese, e, conservatrice insieme del culto dei sapori fisici e metafisici, divenisse portatrice di un nuovo modo di intendere il social business di Yunus, ma anche di Benedetto dell'ora et labora.
Ora come allora, occorre ricominciare dalle cellule cioè dagli antichi mestieri: detenuti o religiose, contadini e cuochi, sellai e vignaioli, porcai e sarti.
E se per caso una fondazione, partendo dall'esperienza svizzera di quel nonno che disponendo di due nipoti, diversamente abili ( Oleg Cassini ) creasse una città di diversamente abili, capaci di essere, gli uguali, capace di star in piedi da sola, con l'ausilio degli psicologi, dei tecnici, degli informatici e dei satelliti.
Certo, operare nel settore primario significa usare i satelliti meteo per conoscere in tempo utile della siccità e della piovosità per aree produttive e per le diverse colture e gli opportuni allevamenti, anche da ristallo, di ogni specie di fauna più o meno protetta; e poi, se per caso la citata nuova fondazione, capitalizzasse le nuove cooperative sociali con denaro e con consulenza partecipativa, creando una rete di coproduttori capaci di riassumere le fila di un sistema senza confini, senza dimenticare che dalla fibra di cotone si ottiene il vestito o la maglia o la lingeria, ma anche il pane.
E se per caso la federazione emiliano - romagnola, impostata sulla filosofia del "win-win" della Brunoriana memoria, esportasse il modello verso l'austriacante Tirolo, la Slovenia e la Croazia, la Baviera e lo Jutland, la Palestina e la Siria, il Fezzan e il Daghestan, l'Utopia, forse, potrebbe riaprire i confini dell'antico impero.
Forte la lezione che viene dalla Persia, la bomba totale non può essere fabbricata perché così e scritto nella SHARIA, e così prescritto per tutti i figli di Abramo. E, allora l'esperienza del kolchoz e del kibbutz, del sovkoz e del kombinat, hanno di nuovo un senso, e, la sinfonia"pastorale" può di nuovo risuonare, magari con Radu Lupu al piano come solista.
L'errore fu nell'aver eletto l'operaio e gli intellettuali a motori unici della Rivoluzione.
E' dalla coesione sociale nella pluralità corale delle singole attitudini, capacità e competenze che emerse la vitalità barocca del "Free style", quasi come l'antico Principe di Palagonia, antenato di Dacia Maraini, provvide nella propria casa a dotarsi di specchi deformanti: acchè chiunque a Lui si presentasse divenisse come Lui deforme o diversamente bello.
E' la società della corresponsabilità onnicratica che Nomadelfia tentò e che Olivetti disegnò; è il Bazar di Teheran che erede di Ciro il Grande, composto di eguali, determina la caduta dello Scià e richiama Khomeini, e leggendo il testo di Ratisbona da subito plauso al discorso di Benedetto XVI.
Allora, partendo dai detenuti di Marassi o di Fossombrone, dalle terre incolte di Latina e di Cosenza, la " Fondazione" promuova la mescolanza di arti e mestieri, di tecnalità e di soluzioni, ridando un senso alla fatica di Prometeo e alla ricerca di Teseo, senza per questo determinare la caducità di Egeo e di Epimeteo.
La domanda vera ritorna rileggendo i motivi della guerra di Troja, l'Elena di Paride era vera o era solo un ectoplasma, poiché quella vera, seconda Penelope attendeva Menelao, l'improbabile, in un'isola egiziana, in attesa della caduta di Ilio. Da qui la nemesi dei Dori vendicatori e la nascita di Roma.
E se per caso, una fondazione capace di unire arti, mestieri, e, assistenza tecnica e ricerca e sperimentazione e innovazione desse vita a una, cento, mille, un milione di cooperative sociali (come disse sul declinare della vita Ugo La Malfa, se fossi giovane: organizzerei i disoccupati), non emergerebbe l'"ECCE HOMO" di Sant'Antonio a Palermo.
Infine, occorre ricordarsi che la democrazia è un sistema astrattamente definibile, in termini di partecipazione. In effetti solo i Soviet (assemblee) erano un modello di carattere onnicratico reale, tangibile e concreto; basti pensare al modello elettorale di cui è dibattito, per capire quanto la democrazia possa divergere per esempio per effetto del semplice premio di maggioranza, come affermava il grande filosofo del diritto Vittorio Frosini.
Dal tempo della prima Roma, le tribù in Occidente sono state sostituite dalle lobbies, ma nel resto del mondo, permangono, immodificate. Che fare? Fra individui e appartenenze tribali di vario tipo e misura.
Le appartenenze sono identità e dignità nel processo di crescita del soggetto; occorre sposare la non violenza di Gandhi, se si vuole il dialogo e il social business come metodo economico, al fine che la pancia e il cuore ripudino il fondamentalismo di qualsiasi natura, esso sia laico o religioso, sapendo, peraltro, che ambedue i termini sono sinonimi dentro gli "universalismi" di turno e che le grandi migrazioni che viviamo, sono un modo per fuggire dalle tribù, salvo a ricrearle poi altrove.
Vincenzo Porcasi

mercoledì 19 giugno 2013

I guasti del sistema (1)

 
Nel disegnare un Mondo globalizzato in cui l'unico metro di misura di ogni cosa, idea o prodotto è il denaro che viene movimentato e dove il Prodotto è fine a se stesso e non ai bisogni e alle necessità di una società sviluppata e democratica, il Capitale si è organizzato in due grosse masse critiche: L'economia reale e l'economia virtuale. Il perchè è presto detto, per canalizzare il denaro verso concentrazioni sempre più forti e autoreferenziate. Tutto ormai è attraversato dai nervi di questo sistema virtuale di FINANZA e POTERE. L'economia reale è rimasta nei sogni degli ultimi "romantici" e le vittime di questo schiacciamento sono le piccole imprese, gli artigiani e la gente comune che sopporta oneri e CRISI CICLICHE di SISTEMA che creano solo SPECULAZIONE e POVERTA' da un lato, quello debole e POTERE E RICCHEZZA dall'altro, aumentando sempre di più lo squilibrio tra ricchi e poveri ed eliminando a poco a poco il ceto medio, asse portante delle Nazioni post rivoluzione industriale. Il crollo del muro di Berlino, causa scatenante di una nuova dignità tedesca ed europea, oggi è lo spartiacque tra un ECONOMIA INDUSTRIALE REALE e un MONDO CHE VENDE LE PERSONE E LE COSE COME FOSSERO MERCI, quelle che non servono più, virtualmente, vengono eliminate ( i ceti intermedi). In questo modello la democrazia è solo una bandiera come tante all'esposizione del Dio Denaro. I mercanti sono entrati nel Tempio e lo gestiscono e i Governi sono ridotti a meri esecutori del POTERE FINANZIARIO: le Banche.
Questa premessa è necessaria per capire come si sia involuta anche la POLITICA e la BUROCRAZIA creando sacche di vessazione assoluta e margini di profitto piuttosto che la" FELICITA' DELLA GENTE"! In una prossima puntata entreremo nel merito della DEMOCRAZIA, della POLITICA e della BUROCRAZIA nell'era del Mercato Globale e cercheremo di capire come questi simboli di libertà e di gestione solidale e trasparente della "res pubblica" si siano trasformati in semplici AGENZIE DEL POTERE FINANZIARIO.
Redazione Secem

martedì 14 maggio 2013

Cantieri scuola: recupero di beni culturali in tempo di crisi

Cantieri scuola: recupero di beni culturali in tempo di crisi
 

Stiamo vivendo la peggiore crisi economica e produttiva dal dopoguerra ad oggi in Italia e tutti si preoccupano di tagliare spese e di “razionalizzare” i bilanci pieni di buchi come una forma di groviera. Io penso che la crisi, che vuol dire tempo del cambiamento, deve essere capitalizzata per migliorare le nostre potenzialità operative e culturali. Ho, per questa ragione, cominciato a guardarmi intorno e a ricercare e trasmettere, ruolo che l’Associazione ha nei suoi scopi fondanti, nuove soluzioni e progetti pilota per arrivare a mettere i piedi e la testa in movimento. Naturalmente il nostro primo pensiero va ai giovani e per questo la manifestazione che si è svolta a Vicenza il 16 aprile di quest’anno, nell'ambito della rassegna internazionale KOINÉ, il workshop "Cantieri scuola e laboratori didattici: esperienza formativa e possibilità concreta di recupero di beni culturali in tempo di crisi", che illustra ed analizza le potenzialità di un approccio al restauro che coniuga la formazione professionale sul campo con la necessità di operare con risorse oggi spesso limitate ci è parsa utile e significativa. Esperienze di cantieri-scuola recentemente promossi nel campo della salvaguardia e manutenzione dei monumenti per dare una formazione ai giovani. Il recupero di beni storici ed artistici può essere realizzato anche mediante “cantieri scuola” che permettano di rispondere alla sempre maggior richiesta di formazione di giovani “sul campo” e nel contempo di mantenere contenuti i costi di interventi altrimenti difficilmente realizzabili. L’intento prioritario dell’incontro è dare una risposta ai quesiti che spesso vengono posti da proprietari o amministratori di beni artistici ed architettonici sul tema, ed illustrare con casi ed esempi concreti la buona riuscita e fattibilità di queste esperienze. Saranno illustrate tutte le fasi necessarie alla realizzazione di questi interventi: dal progetto iniziale e successivo iter di autorizzazione degli enti di tutela, all’identificazione delle caratteristiche professionali delle persone di riferimento per la direzione tecnica, garanti dell’intervento, alla scelta sul territorio dell’ente formativo più idoneo a gestire l’attività, fino alle figure dei partecipanti all’iniziativa. Sarà inoltre affrontato un tema di importante attualità come l’emergenza terremoto in Emilia con la partecipazione della Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici dell’Emilia-Romagna: i primi interventi d’urgenza sui beni artistici resi possibili in tempi brevi da un accordo tra le istituzioni e le scuole di alta formazione.” Questo ci hanno raccontato gli operatori pubblici e privati presenti e ci sembra un buon punto di partenza.
Ugo Arioti

venerdì 8 marzo 2013

LA FELICITA' UMANA O QUELLA DELLE BANCHE?


In tutto ciò che si muove c’è vita, ma quello che non conosciamo e non controlliamo del tutto ci spaventa sempre. Ci spaventa il dopo l’esplosione, anche se siamo i primi a soffiare nel fuoco! Viviamo nell’attesa di un miglioramento che viene dall’esterno, che è altro rispetto a noi, ma abbiamo paura che poi questo trascini con se anche il nostro stile di vita e le nostre cose, accumulate nel tempo e conservate per i nostri discendenti, magari. Questo è lo stadio primo della morte. Conservare e trattenere.
Ricordo una anziana signora che alla veneranda età di sessant’anni ancora andava a pulire in alcuni stabili le scale per poter mantenere e mantenersi. La incontrai un giorno in un autobus, la signora saliva col suo vecchio pastrano verde un po’ consunto, ma pulito, e con la sua bell’immagine di donna lavoratrice, bel viso segnato dalle rughe dell’età e dal peso di un lavoro faticoso, sguardo aperto, solare, capelli grigi, non colorati, stanca e con un secchiello in mano dove stavano alcuni stracci. Nel retro dell’autobus, dove era salita e dove io già mi trovavo, in una fila di cinque posti ce ne era uno libero accanto ad una altrettanto bella signora ben vestita, racchiusa come una bomboniera di confetti d’epoca in pelliccia non sintetica, ben ostentata, ad occhio e croce avranno avuto la stessa età. La signora “ impellicciata” sedeva proprio vicino al posto vacante dove l’anziana lavoratrice stava per sedersi. Ricordo che mostrò segni di fastidio vedendo che quella povera donna stava per sedere accanto ad una signora come lei, ben vestita e a modo. Fu allora che dentro la popolana in pastrano verde scattò la molla della lingua e parlò con Dio, mentre sedeva e riposava le sue stanche ossa, dignitosa e seria come un filosofo con la sua scuola. “ Ah, Gesù, Gesù! Io non ti procuro altri guai! Non ho niente altro che me stessa e sono sempre pronta a partire per te, io non lascio guerre dietro di me, ma una scia di profumo …”  Compresi a chi si rivolgeva la donna, a tutti e alla sua vicina di posto, ma, al contempo, capì e mi restarono scolpite quelle parole: “non lascio guerre dietro di me, ma una scia di profumo”. Nessun bottino su cui eredi poco interessati in vita si reclamano vincitori, la signora con la pelliccia forse ne sa qualcosa e tanti di noi lo sanno, ma poi la delicatezza di quel “ ma una scia di profumo”, come per dire lascio tutto a posto, tipicamente femminile e materno. Un uomo muore dove capita e senza ordine, una donna prima mette tutto a posto e poi si addormenta. Lei dopo la sua partenza lasciava una scia di profumo, come dopo aver lavato sette piani di scala con un deodorante profumato o un essenza di zaghera. Quanta dignità! Quanta bellezza! Spesso, troppo spesso, ci infastidisce tutto quello che porta con se i segni della povertà, ma mi chiedo, quale è la vera povertà? C’è un piccolo grande uomo in Montevideo ( Uruguay)José Alberto "Pepe" Mujica Cordano Senatore della Repubblica e Presidente. Il suo mandato è iniziato il 1º marzo 2010.
Un uomo con un passato da guerrigliero ai tempi della dittatura, che è stato eletto come deputato, senatore ed infine tra il 2005 ed il 2008 ha ricoperto la carica di ministro "de Ganadería, Agricultura y Pesca". È stato il leader della corrente del Movimento di Partecipazione Popolare, settore maggioritario del Frente Amplio fino alle sue dimissioni avvenute il 24 maggio 2009. Il 30 novembre 2009 ha vinto le elezioni presidenziali.
Ma la cosa più importante è che questo uomo del Popolo, che riceve dallo stato uruguaiano un appannaggio di 12.000 dollari al mese per il suo lavoro alla guida del paese, ne dona circa il 90% a favore di Organizzazioni non governative ed a persone bisognose. La sua automobile è un Maggiolino degli anni '70. Vive in una piccola fattoria nella periferia di Montevideo. Il resto del suo stipendio è circa di 1.500 dollari; in un'intervista il presidente ha dichiarato: "Questi soldi mi devono bastare perché ci sono molti Uruguaiani che vivono con molto meno!"
Pepe dice:” Povero non è colui che ha poco, ma colui che desidera sempre di più”! Inutile aggiungere che era quello che la anziana, stanca, ma lucida, lavascale enunciava alla signora in pelliccia infastidita di doversi trovare seduta accanto una donna “povera”. Mi accorgo allora di un'altra brutta storia. Abbiamo dato in mano la nostra vita e quella dei nostri figli, prima a squali industriali che devastavano i territori, portando via dalle campagne la gente per costruire e nutrire le loro fabbriche dove la produzione e fine a se stessa e non è più come nell’umanesimo l’uomo al centro, ma il denaro e da qui attraverso al più scellerato patto liberista siamo arrivati alla dittatura della finanza. Sto correndo?
Dall’uomo che è misura ed è misurato e regolato in un ambiente universalmente amato e rispettato ad un uomo che non esiste più ne nella misura ne nel pensiero : un INFELICE.
Pescando nel grande laboratorio democratico di riscatto dalla povertà e dall’emarginazione che è, per me, oggi l’America latina penso ad uno slogan, che più che altro chiamerei una linea guida che viene proprio dal continente del compianto comandante Chavez, di Mujica, Lula: IL PRIMO ELEMENTO PER CREARE UN BUON AMBIENTE E UN VERO SVILUPPO ECONOMICO E’ LA FELICITA’ UMANA!
Resta da capire quale è il percorso per arrivare a questa Felicità.
Il Pontefice Emerito Benedetto XVI scrive in una sua enciclica: La carità è il dono più grande che Dio abbia dato agli uomini, è sua promessa e nostra speranza.  Sono consapevole degli sviamenti e degli svuotamenti di senso a cui la carità è andata e va incontro, con il conseguente rischio di fraintenderla, di estrometterla dal vissuto etico e, in ogni caso, di impedirne la corretta valorizzazione. In ambito sociale, giuridico, culturale, politico, economico, ossia nei contesti più esposti a tale pericolo, ne viene dichiarata facilmente l'irrilevanza a interpretare e a dirigere le responsabilità morali.
La via è la “caritas” cioè l’AMORE absoltum? In un mondo che vive di sofismi e di messaggi subliminali continui che separano la verità dall’amore? 
Ecco che immediatamente distinguo i ruoli e non posso credere che un compagno Presidente italiano come Giorgio Napolitano, persona intelligente, capace e con una storia bella alle spalle, sia quello che ha dato al banchiere Mario Monti in mano le redini dell’Italia, negando quello che “ Pepe” un altro Presidente, dall’altra parte del mondo, va predicando, la felicità umana, e la abbia barattato con la felicità del grande capitale finanziario speculativo mondiale e delle banche, oggi i veri e soli oppressori.

Ugo Arioti
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martedì 19 febbraio 2013

BISONGNA PROSEGUIRE SUL CAMMINO DELLE RIFORME, LO VUOLE L’EUROPA

BISONGNA PROSEGUIRE SUL CAMMINO DELLE RIFORME, LO VUOLE L’EUROPA?
Stiamo attraversando la peggiore crisi capitalistica degli ultimi cento anni. La cancelliera tedesca ripete in tutte le sue uscite pubbliche, in cui parla del destino dell’Europa, che bisogna che anche l’Italia prosegua sul cammino delle riforme intraprese. Ma di cosa stiamo parlando? L’Europa che non c’è, la Commissione europea, si barcamena tra editti e sanzioni e cerca di tirare acqua al mulino del più forte. Le BANCHE TEDESCHE hanno messo le mani sul debito sovrano di Portogallo, Irlanda, Spagna, Grecia e Italia. La Finanza internazionale strozza le ECONOMIE REALI e noi stiamo ancora aspettando i comandamenti dell’Europa? Ma dove si trova l’Europa? È una NAZIONE? È una FEDERAZIONE DI POPOLI che vuole avere un destino di crescita comune e di libertà comune e di culture da difendere? NO. È, soltanto, un serbatoio economico che il grande capitale internazionale globalizzato controllato dagli Ebrei americani e tedeschi e dai pirati inglesi, russi e giapponesi sta utilizzando per creare un NUOVO SUD EUROPA POVERO E SOTTOMESSO AL NORD EUROPA. È il fallimento della MONETA UNICA. Inutile in quanto non serve a garantire mezzo miliardo di persone che si trovano nell’AREA EURO, ma per creare un asse di comando delle BANCHE TEDESCHE e della FINANZA VIRTUALE sui popoli europei. Allora quale cammino bisogna proseguire? Bisogna fermare questo patto scellerato e invertire la rotta. L’EUROPA in primis deve essere l’EUROPA DEI POPOLI e DELLE CULTURE EURO MEDITERRANEE. Una culla di Civiltà e di Socialità avanzata che si occupa della GENTE prima che dei MERCATI! Che si preoccupi di far andare avanti l’ECONOMIA REALE piuttosto che quella VIRTUALE dei grandi Finanzieri che SPECULANO SULLA VITA DELLA GENTE. È ora di dire BASTA a questo stato di cose e mandar a casa tutti quelli che credono in un EUROPA MONETARIA. NON CI INTERESSA. NON è L’EUROPA DELLA GIUSTIZIA SOCIALE E DEL BENE COMUNE DI TUTTI I SUOI CITTADINI, ma un serbatoio di pesce per i trichechi e i leoni marini del circo della SPECULAZIONE. L’ITALIA è costretta a comprare aerei inutili e ordigni di guerra e a fare guerra anche se lo ordinano i potenti del Mondo tassando sempre di più quelli che sono al limite e che sono a reddito fisso controllato, ma LA COSTITUZIONE DICE A CHIARE LETTERE CHE L’ITALIA E’ CONTRO LA GUERRA! LA CARTA COSTITUZIONALE RECITA CHE OGNI ITALIANO HA DIRITTO AL LAVORO, ALLO STUDIO, ALLA SANITA’. Hanno mangiato, le destre europee e quella italiana sottomessa agli interessi di pochi, tutto LO STATO SOCIALE E I DIRITTI COSTITUZIONALI per cui i nostri nonni si sono battuti e sono morti per garantirci un futuro giusto e umano,e ora siamo in mano a un governo di esattori (tecnici) che, anziché cercare di fare una perequazione sociale e far pagare prima chi non ha mai pagato, mette le mani nelle tasche dei soliti noti e si accredita, così facendo, al  TAVOLO DI SOTTOGOVERNO DELL’EUROPA FINANZIARIA. Ci ammazzano per prendersi quelle briciole che la grande Finanza gli elargisce per mantenerli nei loro agi. NOI VOGLIAMO LA LIBERTA’ DI SCEGLIERE IL NOSTRO DESTINO E VOGLIAMO CHE SI AZZERI IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO, SPAGNOLO, GRECO, IRLANDESE, PORTOGHESE e si metta mano ad una COSTITUZIONE EUROPEA DEI POPOLI, poi, quando la Federazione Europea sarà una realtà sociale consolidata e forte capace di reggere il confronto con le MAFIE FINANZIARIE INTERNAZIONALI, potremmo avere una moneta forte legata all’ECONOMIA REALE e non alla speculazione. Occorre mettere tasse su chi specula e non su chi ogni giorno esce di casa per trovare il necessario per andare avanti. Ogni cittadino deve avere un MINIMO GARANTITO, che non è solo uno stipendio, ma è un pacchetto di SERVIZI SOCIALI INDISPENSABILI collegato ai diritti costituzionali. NOI VOGLIAMO L’EUROPA DELLA CULTURA, DELLA CIVILTA’, DELLA GIUSTIZIA SOCIALE CONTRO OGNI EUROPA DELLA SPECULAZIONE.
Ugo Arioti

giovedì 2 agosto 2012

ECONOMIA VIRTUALE O REALE?

Sono giorni di incertezza e di malessere per un cancro che ha metastasi in tutto il Mondo. L'economia, base e fermento attivo per la crescita di ogni Nazione, oggi è un gioco di numeri "virtuali". Niente ormai rappresenta l'Economia reale di un Paese. Qualcuno dirà che questo era già nei fatti fin dall'inizio della Rivoluzione Industriale. il Capitale organizzato in Stati Maggiori avrebbe a poco a poco e con frequenti crisi di sistema ( ricordiamo quella del 1929 in America) costruito un suo POTERE completando un sistema oligarchico finanziario mondiale chiamato ECONOMIA GLOBALE, dove l'uomo non è più un essere umano, ma un numero, un ingranaggio, una rotellina marginale. Prima il G7, poi il G8, il G20 e un giorno l'Ordine Mondiale della Finanza. E' vero, ma questo sistema che mette il "MERCATO" al di sopra della stessa Sovranità delle Nazioni e dei Popoli ha un imperatore o un Centro di Comando? Si, ha una testa di Piovra che sono le BANCHE e LA FINANZA VIRTUALE (borse). Sappiamo, meglio dire sapevamo, tutti che un terreno vale tot, se lo rassodo e lo coltivo vale tot+valore del coltivato, se ci costruisco una casa vale tot+valore del coltivato+valore della casa. Questo modello che sta alla base dell'evoluzione dell'uomo (coltivo, costruisco, commercio) è funzione delle capacità dell'imprenditore e dei lavoratori che lo collaborano. Questo era una volta, oggi non è più così. Oggi la logica commerciale e imprenditoriale, che un tempo si basava sulle capacità e sulle dotazioni naturali e intellettuali delle Nazioni, deve sottostare alla logica della GUERRA ECONOMICA MONDIALE DELLA FINANZA che spazza via governi e sistemi politici per sostituirli con la SVALUTAZIONE e lo SPREAD. Cioè si comprano i debiti di una Nazione e si controllano i suoi gangli vitali economici strozzandoli o allargandoli a secondo dell'utile che se ne ricava. La Democrazia è la prima vittima del sistema. La volontà popolare viene gestita stringendo la cinghia fino al massimo consentito e costringendo la gente a sacrifici e a mutilazioni continue delle conquiste socialdemocratiche che avevano infiammato il Secolo appena andato. Hanno scardinato l'Ordine sociale, la scuola pubblica, la stessa ETICA E GIUSTIZIA SOCIALE sono finite nel carnaio delle illusioni di libertà. TV spazzatura e arene mediatiche sostituiscono le istituzioni democratiche. Sale la disoccupazione e aumenta il divario tra chi ha troppo e chi non ha più niente. Occorre, allora, ricominciare ad essere partigiani della LIBERTA' REALE e della DEMOCRAZIA REALE e riprendere tutto quello che i nostri nonni e i nostri genitori avevano costruito con sacrifici, lotte e presidi. Primo fra tutti il DIRITTO AL LAVORO, sancito dalla Carta Costituzionale Italiana.
Ugo Arioti