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martedì 10 novembre 2015

Il teatro Politeama Garibaldi in Piazza Castelnuovo alle spalle di Ruggero Settimo


Il teatro Politeama Garibaldi in Piazza Castelnuovo alle spalle di Ruggero Settimo  

“Felicissima Palermo! Città ricca di Storia e Arte e teatri! Cca ci suunu jardini ca profumanu d’ammuri e d’Eternu e ci sunnu cristiani boni e critiani tinti, ma tutti sunnu vistuti a festa nna sta città ca sta nto centro du Munnu!” Don Giuseppe, un mio antenato, luogotenente e amministratore del Marchese di Rudinì, lo diceva sempre al suo amico francese Simon D’Orleans, passeggiando per via Emerico Amari in direzione di piazza Castelnuovo. A un tratto fermò il calesse si alzò in piedi sul cocchio e indicò all’amico la grande struttura che si ergeva davanti a loro. “Vedi Simon, è qui che appari nella mente di Giuseppe Damiani Almeyda, architetto palermitanissimo, l’immagine epica, con le sue raffinate linee di un bellissimo Teatro situato sulla Piazza Ruggero Settimo … “.

Il problema era che ieri come oggi, il comune non aveva tutti i fondi per costruirlo e che qualcuno aveva già messo le mani avanti e lo voleva come centro commerciale piuttosto che luogo dedicato al teatro. Ma la spinta risorgimentale e massonica del nuovo corso garibaldino impose alla città di innalzare un monumento al nuovo che avanzava con le sue aspettative e i suoi voli pindarici. Fu proprio il Marchese di Starabba che fece feconda l’impresa!

“Buongiorno ingegnere, sono Carlo Galland, l’idea di fare un teatro nel cuore della città nuova, mi piace! Noi siamo impegnati nel sostenere l’arte e la cultura in questa città e non verremo meno a questo nostro principio ora che ci sono i disegni e il piano d’arte dell’architetto Damiani. Penso che lo potremmo chiamare: Politeama! Uno spazio di cultura per il teatro e le arti.”

Nel 1869 e 1870 sorgono dei problemi tra il Municipio e l’impresa Galland, ma si decide di proseguire l'opera, eliminando tutti i lavori di abbellimento. Il cantiere inoltre era stato chiuso per qualche tempo per fare delle verifiche sulle condizioni statiche dell’edificio. Essendo stato trovato tutto a perfetta regola d’arte fu riaperto e si proseguì con i lavori. Il teatro era stato progettato come teatro diurno all’aperto, ma fu in un secondo tempo deciso di realizzare una copertura. Nel giugno 1874 fu inaugurato anche se incompleto e ancora privo di copertura, la prima rappresentazione fu I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini. Quest'ultima, considerata per l'epoca opera di grande ingegneria, venne realizzata in metallo dalla Fonderia Oretea nel novembre del 1877. Gli ultimi lavori, di abbellimento, furono realizzati nel 1891 in occasione della grande Esposizione Nazionale che si teneva quell’anno a Palermo. L’inizio del nuovo secolo della tecnologia nella capitale normanna, vide sorgere, sul frontale del tempio costruito dall’impresa Galland, una serie di eroi bronzei di fattura pregevole opera dello scultore Civiletti.

Cavalli e cavalieri, una piccola armata a difesa del Politeama Garibaldi! Sono ancora la, sul frontale del tempio immaginato da una collettività creativa e feconda! Penso che difendono lo spazio della vita dedicato all’uomo nella sua interezza (in corporis Spiritu).

 

Ugo Arioti

martedì 26 maggio 2015

Palermo oh Palermo di daniela la Brocca e Ugo Arioti (selex 01)

La città, capitale del Regno di Sicilia normanno, vista con le foto ... oggi
Lasciamo al lettore ogni possibile commento.







 
Riconoscete questi posti, raccontateli a tutta la community!
 
Ugo Arioti e Daniela La Brocca
 

lunedì 13 aprile 2015

TEMPI DI EXPO - L'Esposizione universale di palermo 1891 - 1892

Vi presentiamo una scheda fotografica, in tempi di EXPO, di una delle prime esposizioni universali. A quel tempo la Sicilia era all'avanguardia nell'arte, nell'architettura e nelle nuove tecnologie .... proprio così.

Daniela la Brocca






giovedì 20 marzo 2014

Mosaico Palermitano: Giuseppe Maria Jurato


Giuseppe Maria Jurato, giudice della Gran Corte Civile e il suo splendido Palazzo in Via Maqueda vicino ai Quattro Canti ( aspirazione di un ricco borghese a diventare nobile!)

 (foto 1980)

Si tratta di palazzo Jurato (oggi più conosciuto come palazzo del marchese Rudinì che ne fu proprietario in seguito). Anche se si tratta in tutto e per tutto di un palazzo aristocratico non fu un nobile ad edificarlo, bensì don Giuseppe Maria Jurato, giudice della Gran Corte Civile. Alta borghesia quindi, ma pur sempre soltanto borghesia. Sia economicamente che professionalmente era un uomo arrivato, ma si doleva di non appartenere ad una famiglia nobile, poiché in pieno settecento erano gli aristocratici che contavano davvero, i cui status symbol erano anche i sontuosi palazzi palermitani dove si gareggiava in lusso e sfarzosi ricevimenti. E poichè Jurato di soldi ne aveva tanti decise di costruirsi un palazzo tutto suo, nel cuore della città, da ostentare a quella nobiltà con la puzza sotto il naso. Acquistò un corpo di case ai quattro canti e si mise al lavoro. Di fronte sorgeva inoltre il palazzo che il ricchissimo Giuseppe Merendino aveva costruito da poco e per una sorta di gara si richiamarono i migliori artisti e artigiani per la definizione della nuova dimora. Una volta terminato mise sul portone di ingresso una scritta latina: "remis et non velis" (coi remi e non con le vele). Allusione provocatoria a Giuseppe Merendino che aveva edificato la propria dimora con tanta larghezza di mezzi. Inoltre scrisse Ioseph M. Iurato, patritii panormitani suorum ad usum MDCCLV (Per uso di Giuseppe M. Iurato, patrizio palermitano e dei suoi 1755). Che si ammettessero pure vele e remi ma che Giuseppe Jurato si autoproclamasse patrizio palermitano non andò giù ai nobili palermitani che da allora cominciarono un'impietosa opera di "sfottimento", come diremmo oggi, con cartelli più o meno anonimi e altro. Alla fine il povero Maria Jurato si vide costretto ad eliminare le scritte incriminate continuando comunque a godersi il suo bel palazzo. Questo passò all'inizio dell'ottocento agli Starrabba marchesi di Rudinì. Nelle tragiche giornate della rivolta del "Sette e mezzo"(per la durata in giorni della rivolta) Antonio Starrabba, marchese di Rudinì, sindaco della città si vide devastare il palazzo per aver tentato di fronteggiare il popolo. Il palazzo, dopo lungo degrado venne restaurato nel 1979 dal Comune di Palermo che lo destinava ad uffici, funzione che mantiene ancora oggi. L'interno è una successione di sale splendidamente affrescate. Bellissimo lo scalone in pietra grigia. Nonostante il palazzo sia in ottime condizioni internamente, all'esterno sarebbe necessario un bel restauro.
  
  
 
 
Monumento funerario di Giuseppe Maria Jurato, giudice della Gran Corte Civile, nella Chiesa dei Cruciferi in Via Maqueda a Palermo.
Ugo Arioti

 

 

martedì 11 giugno 2013

Acquarello palermitano: il teatro Politeama Garibaldi in Piazza Castelnuovo alle spalle di Ruggero Settimo


Acquarello palermitano: il teatro Politeama Garibaldi in Piazza Castelnuovo alle spalle di Ruggero Settimo   di Ugo Arioti

 
“Felicissima Palermo! Città ricca di Storia e Arte e teatri! Cca ci suunu jardini ca profumanu d’ammuri e d’Eternu e ci sunnu cristiani boni e critiani tinti, ma tutti sunnu vistuti a festa nna sta città ca sta nto centro du Munnu!” Don Giuseppe, un mio antenato, luogotenente e amministratore del Marchese di Rudinì, lo raccontava al suo amico francese Simon D’Orleans, passeggiando per via Emerico Amari in direzione di piazza Castelnuovo. A un tratto fermò il calesse si alzò in piedi sul cocchio e indicò all’amico la grande struttura che si ergeva davanti a loro. “Vedi Simon, è qui che appari nella mente di Giuseppe Damiani Almeyda, architetto palermitanissimo, l’immagine epica, con le sue raffinate linee di un bellissimo Teatro situato sulla Piazza Ruggero Settimo … Il problema era che ieri come oggi, il comune non aveva tutti i fondi per costruirlo e che qualcuno aveva già messo le mani avanti e lo voleva come centro commerciale piuttosto che luogo dedicato al teatro. Ma la spinta risorgimentale e massonica del nuovo corso garibaldino impose alla città di innalzare un monumento al nuovo che avanzava con le sue aspettative e i suoi voli pindarici. Fu proprio il Marchese di Starabba che fece feconda l’impresa!

“Buongiorno ingegnere, sono Carlo Galland, l’idea di fare un teatro nel cuore della città nuova, mi piace! Noi siamo impegnati nel sostenere l’arte e la cultura in questa città e non verremo meno a questo nostro principio ora che ci sono i disegni e il piano d’arte dell’architetto Damiani. Penso che lo potremmo chiamare: Politeama! Uno spazio di cultura per il teatro e le arti.”

Nel 1869 e 1870 sorgono dei problemi tra il Municipio e l’impresa Galland, ma si decide di proseguire l'opera, eliminando tutti i lavori di abbellimento. Il cantiere inoltre era stato chiuso per qualche tempo per fare delle verifiche sulle condizioni statiche dell’edificio. Essendo stato trovato tutto a perfetta regola d’arte fu riaperto e si proseguì con i lavori. Il teatro era stato progettato come teatro diurno all’aperto, ma fu in un secondo tempo deciso di realizzare una copertura. Nel giugno 1874 fu inaugurato anche se incompleto e ancora privo di copertura, la prima rappresentazione fu I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini. Quest'ultima, considerata per l'epoca opera di grande ingegneria, venne realizzata in metallo dalla Fonderia Oretea nel novembre del 1877. Gli ultimi lavori, di abbellimento, furono realizzati nel 1891 in occasione della grande Esposizione Nazionale che si teneva quell’anno a Palermo. L’inizio del nuovo secolo della tecnologia nella capitale normanna, vide sorgere, sul frontale del tempio costruito dall’impresa Galland, una serie di eroi bronzei di fattura pregevole opera dello scultore Civiletti.

Cavalli e cavalieri, una piccola armata a difesa del Politeama Garibaldi! Sono ancora la, sul frontale del tempio immaginato da una collettività immaginifica e feconda! Penso che difendono lo spazio della vita dedicato all’uomo nella sua interezza (in corporis Spiritu).

 


martedì 19 giugno 2012

Storia dei luoghi palermitani: Mondello dal 1895 al 1956

Alla fine del XIX Secolo chi si avventurava verso la spiaggia di Mondello, sobborgo di pescatori, sorto intorno a due torri antiche di protezione della costa dai pirati saraceni, doveva anche attraversare un tratto di palude, superare le canne e finalmente godere del mare spendido e della sabbia finissima e dorata di Mondello. Abbiamo ricostruito con alcune foto d'epoca il periodo che va dal 1895 al 1956, anno in cui venne costruito l'Hotel Palace che, con la stabilimento balneare "Liberty", completa il quadro centrale della grande spiaggia dei palermitani oggi anche passeggiata cult e uscita enogastronomica.
Mondello appare sullo sfondo a destra dello Stbilimento su palafitte lignee del 1895 - Pustorino/Terrasi
Siamo nel 1915 e questa è la spiaggia con le cabine in legno e tela.
 Lo stabilimento balneare "Liberty"  (foto del 1930)
1956 - Da questa foto si possono osservare il Charleston(Stab. balneare) e l'Hotel Palace
Secem



venerdì 25 maggio 2012

Palermo antica oggi (1)

Con questa rubrica iniziamo un percorso ricognitivo sui Beni Storici e Artistici della città di Palermo. Città del primo Parlamento europeo e capitale del Regno di Sicilia che, sotto Guglielmo II, divenne il primo vero Stato Moderno. Un centro storico che era anche una tra le più grandi città del tempo antico con 250.000 abitanti intramenia.  
La cominciamo da oggi che Palermo ha come sindaco il paladino della primavera palermitana che diede impulso con l'Ufficio del Centro Storico e i bandi sulla ricostruzione alla rinascita della città antica. speriamo che ancora oggi sia artefice di questa azione che oltre a valere una grande riabilitazione del tessuto degradato è un importante contributo alla sviluppo socio economico di Palermo e di tutta la Sicilia.
Il primo edificio di "Palermo antica oggi" che prendiamo in considerazione, proprio perchè in questi giorni sono stati riportati allo splendore antico i grandi affreschi sui soffitti e gli stucchi, è la Chiesa di San Giuseppe dei teatini crocivia geometrico della città storica (quattro canti di città in asse tra mare e monte il Cassaro e Monte Pellegrino e Bagheria la grande ortogonale di Via Maqueda).
Le opere di restauro costate 400mila euro sono state progettate, sotto l'egida e la supervisione della Soprintendenza BBCCAA di Palermo, dall'ing. Giovanni di Fisco collaborato in fase progettuale dall'ing. Comparetto e per i restauri da Mauro Sebastianelli, e sono state dirette dall'arch. Lina Bellanca.
La Chiesa fu costruita nel luogo dove sorgeva l'antica Chiesa di "Sant'Elia alla Porta Giudaica", accanto ad una colonia di Ebrei, chiesa donata dalla "nobile Maestranza dei Falegnami" ai Chierici Regolari "Teatini", questi ultimi fecero costruire una nuova  Chiesa, dedicata a S. Giuseppe, in stile barocco, imponente e ricca secondo una tradizione propria dell'Ordine Teatino: "Sia povera la cella, sobrio il vitto, ma ricca la chiesa". La costruzione ha avuto inizio il 6 gennaio del 1612 con la posa della prima pietra benedetta dal Cardinale giammettino Doria, ed è stata ultimata nel 1645. La Chiesa è stata consacrata il 23 maggio del 1667 da Mons. Giuseppe Cicala, "Teatino" Vescovo di Mazzara. L’imponente e superba costruzione della chiesa si  affaccia  su  uno  dei  quattro  cantoni  della Piazza Vigliena. formata dalla Via Maqueda e dalla Via Vittorio Emanuele (anticamente il Cassaro). L’architetto GIACOMO BESIO laico teatino riprodusse a Palermo i tesori d’arte che dopo la metà del cinquecento erano fioriti nella sua città natale(Genova) e seppe unire in forme nuove ed eleganti la fastosità del barocco genovese agli elementi tipici del barocco romano. Per molti secoli questa chiesa è stata crocivia del Potere e dei movimenti storico-religiosi a Palermo. 
Ugo Arioti