lunedì 13 ottobre 2014

Una Costituzione per la Rete, ecco la bozza punto per punto

Presentata a Montecitorio la Carta dei diritti di Internet della commissione Boldrini guidata dal giurista Stefano Rodotà. Quattordici articoli incentrati sui diritti della cittadinanza in rete e un filo conduttore: i diritti della persona devono prevalere sui profitti
di ARTURO DI CORINTO

IL PIU' è fatto, la Carta dei diritti di Internet messa a punto dalla omonima Commissione voluta dalla presidente della Camera Laura Boldrini, è pronta. Quattordici articoli che spaziano dal diritto all'accesso all'educazione passando per la neutralità della rete, la privacy e l'oblio. Cifra unificante è la tutela dei diritti della persona perché, come già aveva dichiarato la presidente della Camera a Repubblica, non è vero che Internet possa essere assimilata agli altri media. Proprio per questa attenzione ai diritti - e qui si nota il contributo di Stefano Rodotà, presidente della Commissione - la "Carta" è stata presentata in diretta streaming e in tre lingue ai partecipanti della riunione dei Parlamenti dei paesi Ue e del Parlamento europeo nella plenaria sui diritti fondamentali presso la Camera dei Deputati in programma oggi e domani.

La proposta della Commissione dal 27 ottobre sarà oggetto di unaconsultazione pubblica, ma fin da subito sono sollecitati i contributi di singoli e realtà collettive, non solo italiane, per meglio definirla. E aggiungiamo, soprattutto in relazione ad alcune mancanze evidenti nel testo che, ad esempio, non affronta i temi dell'accesso alla cultura e alla conoscenza, dei diritti di autori e fruitori delle opere creative online, dello status della comunicazione e della ricerca scientifica, dei diritti del lavoro digitale in rete. A parte questo, la "Carta" è un piccolo capolavoro di sintesi e chiarezza - tranne forse per l'ultimo articolo -, ben strutturata, universale nella portata e densa di significati. Allora Vediamo come è fatta, articolo per articolo.

BOZZA DI DICHIARAZIONE DEI DIRITTI IN INTERNET (PDF)

1. RICONOSCIMENTO E GARANZIA DEI DIRITTI
Sono garantiti in Internet i diritti fondamentali di ogni persona riconosciuti dai documenti internazionali, dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, dalle costituzioni e dalle leggi. 
Tali diritti devono essere interpretati in modo da assicurarne l'effettività nella dimensione della rete. 
Il riconoscimento dei diritti in Internet deve essere fondato sul pieno rispetto della dignità, della libertà, dell'eguaglianza e della diversità di ogni persona, che costituiscono i principi in base ai quali si effettua il bilanciamento con altri diritti.


Articolo della migliore scuola: contemperare i diritti assumendo come principio guida l'universalità di leggi di ordine superiore riconosciute a livello europeo e internazionale.

2. DIRITTO DI ACCESSO
Ogni persona ha eguale diritto di accedere a Internet in condizioni di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e aggiornate che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale.
Il diritto fondamentale di accesso a Internet deve essere assicurato nei suoi presupposti sostanziali e non solo come possibilità di collegamento alla Rete.
L'accesso comprende la libertà di scelta per quanto riguarda sistemi operativi, software e applicazioni.
L'effettiva tutela del diritto di accesso esige adeguati interventi pubblici per il superamento di ogni forma di divario digitale  -  culturale, infrastrutturale, economico  -  con particolare riferimento all'accessibilità delle persone con disabilità.


L'intervento qui riguarda il ruolo delle istituzioni nel ridurre il divario tra gli "information rich" e gli "information poor" in maniera fattuale, a cominciare dalle dotazioni per connettersi in rete fino al superamento delle sperequazioni esistenti tra uomini e donne, normodotati e diversamente abili, ricchi e poveri, alfabetizzati e non alfabetizzati. L'accesso alla rete equivale all'accesso al sapere e quindi al lavoro ed è precondizione per l'esercizio di altri diritti come quello alla partecipazione democratica.

3. NEUTRALITA' DELLA RETE
Ogni persona ha il diritto che i dati che trasmette e riceve in Internet non subiscano discriminazioni, restrizioni o interferenze in relazione al mittente, ricevente, tipo o contenuto dei dati, dispositivo utilizzato, applicazioni o, in generale, legittime scelte delle persone.
La neutralità della Rete, fissa e mobile, e il diritto di accesso sono condizioni necessarie per l'effettività dei diritti fondamentali della persona. Garantiscono il mantenimento della capacità generativa di Internet anche in riferimento alla produzione di innovazione. Assicurano ai messaggi e alle loro applicazioni di viaggiare online senza discriminazioni per i loro contenuti e per le loro funzioni.


La net neutrality è il vero campo di battaglia per una Internet paritaria e inclusiva che rispetti il principio secondo cui "tutti i bit sono nati uguali". Essa è un freno al tentativo degli oligopoli delle telecomunicazioni di creare corsie preferenziali per chi paga di più e uno stop ai governi che potrebbero voler ispezionare i dati in rete per decidere chi passa, quando e con quale priorità. La negazione di questo principio è il cavallo di troia di ogni tipo di censura. Manca un riferimento ai diritti delle imprese che affrontano l'onere dell'innovazione delle infrastrutture di rete al contrario degli Over The Top (Google, FB, Amazon, etc.) che le sfruttano. 

4. TUTELA DEI DATI PERSONALI
Ogni persona ha diritto alla protezione dei dati che la riguardano, per garantire il rispetto della sua dignità, identità e riservatezza.
I dati personali sono quelli che consentono di risalire all'identità di una persona e comprendono anche i dati identificativi dei dispositivi e le loro ulteriori elaborazioni, come quelle legate alla produzione di profili.
I dati devono essere trattati rispettando i principi di necessità, finalità, pertinenza, proporzionalità e, in ogni caso, prevale il diritto di ogni persona all'autodeterminazione informativa.
I dati possono essere raccolti e trattati solo con il consenso effettivamente informato della persona interessata o in base a altro fondamento legittimo previsto dalla legge. Il consenso è in via di principio revocabile. Per il trattamento di dati sensibili la legge può prevedere che il consenso della persona interessata debba essere accompagnato da specifiche autorizzazioni.
Il consenso non può costituire una base legale per il trattamento quando vi sia un significativo squilibrio di potere tra la persona interessata e il soggetto che effettua il trattamento.
Sono vietati l'accesso e il trattamento dei dati personali con finalità anche indirettamente discriminatorie.

Su questo i Garanti della Privacy italiani che si sono succeduti, hanno detto già tutto. Importante il tema dell'"opt-in" cioè del consenso, revocabile, precedentemente dato ad ogni forma di trattamento dei propri dati personali (telefoni, indirizzi, dati economici e professionali) e di quelli sensibili come le condizioni di salute e l'orientamento sessuale, filosofico, politico e religioso. Di importanza capitale il principio dell'autodeterminazione informativa, cioè la decisione di quali aspetti della propria vita rendere conoscibili a terzi. Nel caso di una asimmetria di potere il soggetto forte deve fare un passo indietro. Non è presente nessuna ipotesi sulla gradazione del livello di privacy o "intimacy" gestibile dall'individuo.

5. DIRITTO ALL'AUTODETERMINAZIONE INFORMATIVA
Ogni persona ha diritto di accedere ai propri dati, quale che sia il soggetto che li detiene e il luogo dove sono conservati, per chiederne l'integrazione, la rettifica, la cancellazione secondo le modalità previste dalla legge. Ogni persona ha diritto di conoscere le modalità tecniche di trattamento dei dati che la riguardano.
Le raccolte di massa di dati personali possono essere effettuate solo nel rispetto dei principi e dei diritti fondamentali.
La conservazione dei dati deve essere limitata al tempo necessario, tenendo conto del principio di finalità e del diritto all'autodeterminazione della persona interessata.


La legge italiana sulla privacy già lo prevede, e tuttavia viene ribadita la "proprietà dei dati personali" e il divieto alle raccolta massiva di dati. Richiamo più che evidente allo scandalo Datagate svelato da Edward Snowden, e alla sorveglianza massiva da parte di agenzie governative e "imprenditori dei dati" - come le agenzie di direct marketing e perfino i social network e i motori di ricerca - che ne fanno commercio e/o li cedono ai governi ai fini di sorveglianza e controllo senza avvisarne i titolari. 

6. INVIOLABILITÀ DEI SISTEMI E DOMICILI INFORMATICI
Senza l'autorizzazione dell'autorità giudiziaria, nei soli casi e modi previsti dalla legge, è vietato l'accesso ai dati della persona che si trovino su dispositivi personali, su elaboratori remoti accessibili tramite credenziali da qualsiasi elaboratore connesso a Internet o simultaneamente su dispositivi personali e, in copia, su elaboratori remoti, nonché l'intercettazione di qualsiasi forma di comunicazione elettronica.


Richiamo chiaro e senza possibilità di fraintendimento alla necessità dell'autorizzazione della magistratura per ogni tipo di indagine effettuata sulla "vita dentro lo schermo". Una tutela importante per chi esercita il diritto/dovere all'informazione, alla critica, alla satira, alla condivisione di dati, informazioni e conoscenze, che talvolta si è cercato di limitare a favore dei diritti di proprietà, per esempio considerando lecito da parte di soggetti privati violare la privacy dei cittadini per tutelare il diritto alla proprietà intellettuale.

7. TRATTAMENTI AUTOMATIZZATI
Nessun atto, provvedimento giudiziario o amministrativo, decisione comunque destinata ad incidere in maniera significativa nella sfera delle persone possono essere fondati unicamente su un trattamento automatizzato di dati personali volto a definire il profilo o la personalità dell'interessato.

Il sè digitale non può precedere il sè reale. L'articolo rinvia al rischio di manipolazione, degrado e inattualità dei dati informatici che ci definiscono come buoni o cattivi cittadini, consumatori, lavoratori, vicini di casa, e da una loro collazione parziale e artificiosa che possa pregiudicare il diritto alla dignità e libertà della persona, all'accesso al welfare e alle cure, alla giusta difesa e a un equo processo.

8. DIRITTO ALL'IDENTITÀ
Ogni persona ha diritto alla rappresentazione integrale e aggiornata della propria identità.
La sua definizione riguarda la libera costruzione della personalità e non può essere sottratta all'intervento e alla conoscenza dell'interessato.
L'uso di algoritmi e di tecniche probabilistiche deve essere portato a conoscenza delle persone interessate, che in ogni caso possono opporsi alla costruzione e alla diffusione di profili che le riguardano.
Ogni persona ha diritto di fornire solo i dati strettamente necessari per l'adempimento di obblighi previsti dalla legge, per la fornitura di beni e servizi, per l'accesso alle piattaforme che operano in Internet.
La definizione di un'identità in Internet da parte dell'amministrazione pubblica deve essere accompagnata da adeguate garanzie.

L'articolo potrebbe essere fuso coi precedenti visto che riguarda il diritto ad essere lasciati in pace, all'autodeterminazione informativa, al corretto trattamento automatizzato dei dati personali e all'inviolabilità di sistemi e domicili informatici, e ne costituisce uno dei presupposti.

9. ANONIMATO
Ogni persona può comunicare elettronicamente in forma anonima per esercitare le libertà civili e politiche senza subire discriminazioni o censure.
Limitazioni possono essere previste solo quando siano giustificate dall'esigenza di tutelare un interesse pubblico e risultino necessarie, proporzionate, fondate sulla legge e nel rispetto dei caratteri propri di una società democratica.
Nei casi previsti dalla legge e con provvedimento motivato dell'autorità giudiziaria l'autore di una comunicazione può essere identificato quando sia necessario per garantire la dignità e i diritti di altre persone.

Anche qui, considerato superiore l'interesse pubblico, viene enfatizzato il valore di una particolare declinazione della privacy. Per capirci: una donna che denuncia una violenza su un blog ha diritto a rimanere anonima se serve a evitare rappresaglie, lo stesso vale per chi denuncia i mafiosi o per i cooperanti in paesi autoritari. Potrebbe essere la base del riconoscimento alla protezione dei whistleblower, gli "spioni" che denunciano malaffare, corruzione, collusioni tra potere politico ed economico. 

10. DIRITTO ALL'OBLIO
Ogni persona ha diritto di ottenere la cancellazione dagli indici dei motori di ricerca dei dati che, per il loro contenuto o per il tempo trascorso dal momento della loro raccolta, non abbiano più rilevanza.
Il diritto all'oblio non può limitare la libertà di ricerca e il diritto dell'opinione pubblica a essere informata, che costituiscono condizioni necessarie per il funzionamento di una società democratica. Tale diritto può essere esercitato dalle persone note o alle quali sono affidate funzioni pubbliche solo se i dati che le riguardano non hanno alcun rilievo in relazione all'attività svolta o alle funzioni pubbliche esercitate.
Se la richiesta di cancellazione dagli indici dei motori di ricerca dei dati è stata accolta, chiunque ha diritto di conoscere tali casi e di impugnare la decisione davanti all'autorità giudiziaria per garantire l'interesse pubblico all'informazione.

Anche qui pare contemperato il diritto a essere dimenticati con il diritto alla storia e alla memoria. Con un'eccezione già esistente nelle leggi sulla privacy: non vale per i personaggi pubblici alla cui conoscibilità e coerenza i cittadini affidano il governo delle istituzioni collettive. Un'altra via praticabile è considerata quella della definizione di un"termine temporale" prima di poter esercitare il diritto all'oblio.

11. DIRITTI E GARANZIE DELLE PERSONE SULLE PIATTAFORME
I responsabili delle piattaforme digitali sono tenuti a comportarsi con lealtà e correttezza nei confronti di utenti, fornitori e concorrenti.
Ogni persona ha il diritto di ricevere informazioni chiare e semplificate sul funzionamento della piattaforma, a non veder modificate in modo arbitrario le condizioni contrattuali, a non subire comportamenti che possono determinare difficoltà o discriminazioni nell'accesso. Ogni persona deve in ogni caso essere informata del mutamento delle condizioni contrattuali. In questo caso ha diritto di interrompere il rapporto, di avere copia dei dati che la riguardano in forma interoperabile, di ottenere la cancellazione dalla piattaforma dei dati che la riguardano.
Le piattaforme che operano in Internet, qualora si presentino come servizi essenziali per la vita e l'attività delle persone, favoriscono, nel rispetto del principio di concorrenza, condizioni per una adeguata interoperabilità, in presenza di parità di condizioni contrattuali, delle loro principali tecnologie, funzioni e dati verso altre piattaforme.


Pare evidente il riferimento ai social network e ai motori di ricerca che oggi fungono da provider delle identità digitali e le cui condizioni d'uso conservano - nonostante i cambiamenti intervenuti nelle privacy policies - una forte asimmetria di potere dei fornitori rispetto ai contraenti. Oggi è difficile per un cittadino rifiutarsi di accettare la licenza d'uso di Facebook, come già accade per certe clausole bancarie e datoriali. La soluzione caldeggiata da molti riguarda l'equiparazione dell'uso dei social a quello del telefono come diritto universale.

12. SICUREZZA IN RETE
La sicurezza in rete deve essere garantita come interesse pubblico, attraverso l'integrità delle infrastrutture e la loro tutela da attacchi esterni, e come interesse delle singole persone.
Non sono ammesse limitazioni della libertà di manifestazione del pensiero; deve essere garantita la tutela della dignità delle persone da abusi connessi a comportamenti negativi, quali l'incitamento all'odio, alla discriminazione e alla violenza.


Qui si riecheggia il triste fenomeno dell'hate speech e degli hate crimes. I siti dell'odio che inneggiano alla discriminazione sessuale, razziale, religiosa o che sono veicoli di pregiudizio anti-ebreo, anti-rom, anti-arabo, anti-africano. L'articolo sottende anche la piaga del cyberbullismo e dello stalking in rete. Contempera il diritto alla libertà d'espressione con la tutela da comportamenti diffamatori e violenti (minacce e linciaggio mediatico) che dalla rete possono tracimare nel mondo fisico.

13. DIRITTO ALL'EDUCAZIONE
Ogni persona ha diritto di acquisire le capacità necessarie per utilizzare Internet in modo consapevole e attivo. La dimensione culturale ed educativa di Internet costituisce infatti elemento essenziale per garantire l'effettività del diritto di accesso e della tutela delle persone.
Le istituzioni pubbliche promuovono attività educative rivolte alle persone, al sistema scolastico e alle imprese, con specifico riferimento alla dimensione intergenerazionale.
Il diritto all'uso consapevole di Internet è fondamentale perché possano essere concretamente garantiti lo sviluppo di uguali possibilità di crescita individuale e collettiva; il riequilibrio democratico delle differenze di potere sulla Rete tra attori economici, istituzioni e cittadini; la prevenzione delle discriminazioni e dei comportamenti a rischio e di quelli lesivi delle libertà altrui.

Si potrebbe aggiungere: con l'obiettivo di favorire lo sviluppo del pensiero critico, la tutela e la promozione di valori, principi, codici e convenzioni minoritari nella società. Per un'educazione al rispetto delle diversità biologiche e culturali.

14. CRITERI PER IL GOVERNO DELLA RETE
Ogni persona ha diritto di vedere riconosciuti i propri diritti sia a livello nazionale che internazionale.
Internet richiede regole conformi alla sua dimensione universale e sovranazionale, volte alla piena attuazione dei principi e diritti prima indicati, per garantire il suo carattere aperto e democratico, impedire ogni forma di discriminazione e evitare che la sua disciplina dipenda dal potere esercitato da soggetti dotati di maggiore forza economica.
La costruzione di un sistema di regole deve tenere conto dei diversi livelli territoriali (sovranazionale, nazionale, regionale), delle opportunità offerte da forme di autoregolamentazione conformi ai principi indicati, della necessità di salvaguardare la capacità di innovazione, della molteplicità di soggetti che operano in Rete, promuovendone il coinvolgimento in forme che garantiscano la partecipazione diffusa di tutti gli interessati.
Le istituzioni pubbliche adottano strumenti adeguati per garantire questa forma di partecipazione.
In ogni caso, l'innovazione normativa in materia di Internet è sottoposta a valutazione di impatto sull'ecosistema digitale.
La gestione della Rete deve assicurare il rispetto del principio di trasparenza, la responsabilità delle decisioni, l'accessibilità alle informazioni pubbliche, la rappresentanza dei soggetti interessati.
L'accesso ed il riutilizzo dei dati generati e detenuti dal settore pubblico debbono essere garantiti e potenziati.
La costituzione di autorità nazionali e sovranazionali è indispensabile per garantire effettivamente il rispetto dei criteri indicati, anche attraverso una valutazione di conformità delle nuove norme ai principi di questa Dichiarazione.

L'articolo riassume quindici anni di dibattito in sede Onu sull'importanza di regole e principi condivisi per la governance "multiequal-stakeholder" della rete. Cioè, la necessità di un governo partecipato della gestione di Internet da parte di soggetti pubblici e privati, a ogni livello: infrastrutturale, tecnico, legale e contenutistico. Un approccio di cui l'Italia è pioniera, a dispetto della capacità dei suoi governi di riconoscerlo e sostenerlo.



domenica 12 ottobre 2014

L’Alluvione di Genova - puntata del 2014

L’Alluvione di Genova


Potremmo definirlo l’alluvione a puntate e dire che la Natura si sta accanendo contro i genovesi, ma non è la verità. In realtà è l’evento meteo che ha messo a nudo le criticità e le deficienze di un sistema di gestione del territorio che ha messo al primo posto la speculazione dimenticando la sicurezza e l’ecosistema.
La fragilità del territorio su cui insiste la città già dagli inizi del 900 veniva messa nel dimenticatoio a favore delle grandi piazze e delle infrastrutture che avrebbero poi dato il là all'espansione forsennata di Genova dopo la seconda guerra mondiale. Sono stati tombinati i fiumi, i torrenti brevi ed estremamente pericolosi che attraversavano l’area comunale. Gli spazi che questi avevano sono stati ridotti di 2 terzi.
Ma non basta parlare di fragilità del territorio e di ignoranza degli speculatori della “grande Genova”, no. A questa si sono aggiunte nel tempo altre disgrazie come la burocrazia e il TAR.
L’Italia è un paese dove si fermano cantieri di vitale importanza solo per discutere se la gara d’appalto è stata vinta da una ditta piuttosto che da un'altra e questo, naturalmente, lascia dietro di se il pensiero che ci sia una regia occulta che blocca per speculare o per interessi di parte o per corruttele.
Possono dire, come hanno detto, che invece il TAR ha fatto il suo dovere e dovremmo essere tutti d’accordo che l’attenzione che ha posto sulle gare d’appalto per la risistemazione dell’alveo di questi fiumi che scorrono nelle viscere di una città indifesa e impotente è stata attenzionata correttamente.
Ergo due anni e mezzo per capire cosa bisognava fare sono una inezia e un morto pure, colpa sua che si trovava nel bel mezzo della furia delle acque che riconquistano il loro spazio. No. Solo in Italia può succedere una cosa del genere. 35 milioni di euro stanziati e pronti a risolvere almeno in massima parte la criticità urbana sono ancora a marcire e nell'attesa la “natura matrigna” potrebbe ancora concedere un bis o si potrebbe arrivare alla seconda puntata. Tanto è chiaro che anche gli altri quattrini che il Capo del Governo ha, tempestivamente e munificentemente, messo per Genova ferita verranno stoppati da un qualsiasi tribunale amministrativo che per vederci chiaro ha bisogno di tempi biblici.
Mi viene da pensare a tanti soldi che la comunità europea mette a disposizione del Fondo Europeo  di Sviluppo Regionale e che per pastoie strane burocratiche e tribunalesche non si riescono a spendere. Quanta attenzione “interessata” in queste strutture di controllo!
Eppure, per salvaguardare i diritti di tutti basterebbe, eventualmente, calcolare il danno effettivo che avrebbe potuto arrecare, se verificate errate valutazioni dei commissari di gara, l’aggiudicazione mancata alla seconda ditta dell’elenco che classifica la gara in questione, senza bloccare l’avvio dei lavori, lo svolgimento e il collaudo delle opere.
Ancora la fragilità di un sistema di allerta che avrebbe dovuto raccogliere un ampia letteratura di eventi già successi a ripetizione per sviluppare il concetto fondamentale che è meglio un allerta che non sortisce poi, perché la natura di questi eventi è estremamente variabile, evidenti affermazioni, piuttosto che affidarsi alla buona stella dello sceriffo di turno. A Genova questi eventi accadono con un tempo di ritorno inferiore ai due anni. Questo è un fatto non trascurabile, mai.
Tutti questi, purtroppo, sono segnali di un Italia che affonda e sprofonda sotto i colpi di una speculazione indifferente al bene della collettività e di un Paese che dimentica se stesso. Non si può e non si deve nel 2014 morire d’alluvione in una grande città come Genova.
Unica nota “felice” in questo mare di melma trasportato dalla piena sono gli angeli del fango, i giovani, non solo anagraficamente, quelli che si sbracciano e senza polemiche e discussioni si mettono in gioco per rimettere in piedi la città. Perché oggi è il tempo dell’emergenza e poi verrà quello delle responsabilità e degli accertamenti limpidi e veloci per snellire e migliorare i sistemi di gestione del territorio.
Speriamo che si possano eseguire le opere necessarie a mettere in sicurezza i fiumi che per molti, molti chilometri, viaggiano su alvei ridotti a meno del 30% sotto le strade e le case di Genova, TAR permettendo!
Ugo Arioti


giovedì 2 ottobre 2014

Arsenij Aleksandrovič Tarkovskij (1907-1989) POESIE (1933-1936)

Rubrica: Poesia del Novecento


Arsenij Aleksandrovič Tarkovskij (1907-1989)  POESIE (1933-1936)

Arsenij Tarkovskij nasce nel 1907 ad Elizavetgrad (oggi Kirovograd) in Ucraina, e si dedica fin da giovane alla traduzione di numerosi poeti da svariate lingue (armeno, turkmeno, karakalpaco, georgiano, ebraico e arabo). Quanto questo assiduo esercizio di traduzione abbia influito sulla sua poesia è un problema aperto, ma certamente la frequentazione di una palestra stilistica così vasta ha avuto un peso rilevante nella elaborazione della peculiarissima aura di inattualità delle sue poesie e conforterà il poeta nei lunghissimi anni di silenzio cui sarà costretto. Il primo volume delle sue poesie vedrà la luce soltanto nel 1962, Pered snegom (Neve imminente, 1929-1940); nel 1969 esce Vestnik (Il messaggero 1966-1971); nel 1974 Sticotvorenija (Poesie); nel 1978 e nel 1979 escono rispettivamente Volsebnye gory (Le montagne incantate) e Zimnijden(Giornata d’inverno 1971-1979). Il 27 maggio 1989 muore a Mosca e viene sepolto a Peredelkino.
La culla
Ad Andrej T.*
Lei:
Passante, perché non dormi per tutta la notte,
perché ti trascini e ti trascini,
dici sempre le stesse cose
e non fai dormire il bambino?
Chi ti ascolta ancora?
Cosa hai da dividere con me?
Lui, come un bianco colombo, respira
nella culla fatta di corteccia di tiglio.
Lui:
Scende la sera, i campi diventano azzurri, la terra orfana.
Chi mi aiuta ad attingere l’acqua dal pozzo
profondo?
Non ho nulla, ho perduto tutto lungo il cammino.
Dico addio al giorno, incontro la stella. Dammi da bere.
Lei:
Dove c’è il pozzo, c’è l’acqua
ma il pozzo è lungo la strada.
Non posso darti da bere
ed abbandonare il bambino.
Ecco solleva le palpebre
ed il serale, latteo luppolo
avvolge, lambisce
e fa dondolare la culla.
Lui:
Aprimi la porta, fammi entrare, prendi da me quello che vuoi –
la luce della sera, un mestolo di acero, la piantaggine.
(1933)

E il buio e la vanità non sfioriranno
la rosa di giugno sulla finestra
e la via sarà luminosa
e il mondo sarà benedetto
e benedetta la mia vita
come lo fu tanti anni fa’.
Come tanti anni fa’ – quando
gli occhi appena aperti
non capivano come fare,
l’acqua piombò sull’erba
e, con essa, il primo temporale
già imparava a parlare.
In questo giorno io vidi la luce,
l’erba rumoreggiava al di là della finestra,
oscillando nelle boccette di vetro
e si fermò sulla soglia degli anni
con le ceste nelle mani ed in casa,
ridendo, entrò la fioraia…
La pioggia perpendicolare lavò l’erba
e dal basso la rondine prese il volo
e questo giorno fu il primo
tra quelli che, come per miracolo, in realtà
brillavano, come sfere, frantumandosi
nella rugiada su un petalo qualunque.
(1933)
 

mercoledì 1 ottobre 2014

CAOS DEMOCRATICO O DEMOCRAZIA NEL CAOS?

CAOS DEMOCRATICO O DEMOCRAZIA NEL CAOS?


Una bella domanda. La risposta non è facile, ma è lampante che questo tipo di società tecnocratica dove conta il denaro più dell’uomo è disumana e sconcertante.
Alla caduta del muro di Berlino, presi dall'euforia giovanile che viene a chi si appassiona alla LIBERTÀ’, gridammo: Evviva, ora l’Europa unita diventerà il bilanciere del Mondo e il vecchio continente, liberato dalle ideologie, sarà finalmente un oasi di PACE e di EQUILIBRIO.
Ma se guardiamo quei giorni, quando i Pink Floyd cantavano the wall, sembriamo tutti come figurine di un album sbiadito.
L’hanno chiamato globalizzazione, volevano dire, fine della gioia e della Democrazia e inizio della Dittatura delle Banche (la Finanza creativa, ma quando mai vendere il denaro è stata un operazione creativa in se) e delle Multinazionali che vendono arance a chi le arance le produce e automobili a chi non se le può permettere.
Un bel salto … nel vuoto. I media sono i GF che controllano con radar e con satelliti ogni nostro movimento e ogni nostra parola e siamo spiati anche quando facciamo l’amore. Perché? Perché così possono controllare l’umore delle masse inermi, con la cultura debole dei talk show!
L’unica cosa che non avevano previsto è che la grande rete informatica oltre a sviluppare gli organi di controllo e gestione (televisioni, link, social network e via discorrendo) sviluppa, anche, gli anticorpi e allarga le “masse critiche” che finiscono per uscire dal sistema e metterne in evidenza le debolezze e le nefandezze.
Abbiamo abbandonato il sistema della scuola peripatetica e positiva per creare masse di ignoranti e superficiali facilmente orientabili con un segnale vacuo e retorico, falso e inutile.
E c’è ancora qualcuno che dice che dobbiamo fare come il buon padre di famiglia che risparmia per i momenti più difficili, dobbiamo stringere la cinghia, dobbiamo fare sacrifici. Ma per chi e per che cosa dobbiamo fare questi sacrifici e dobbiamo affrontare “la CRISI” questo non è mai chiaro?
Dobbiamo sostenere le BANCHE e le MULTINAZIONALI che speculano e disintegrano quello che una Nazione di LAVORATORI e ARTIGIANI ha faticosamente rimesso in piedi dopo la seconda guerra mondiale. No, non è così, perché chi ha creato questa CRISI è sempre la stesso POTERE FALSO e INIQUO che ha abbandonato la gente per rifugiarsi nei castelli dell’alta finanza che decide se una Nazione è povera o è ricca e se è di serie B o C o, invece solo se a loro e ai poteri che li sostengono conviene, è di serie A, doppia A tripla A.
A loro non interessa la finanza reale, il lavoro, no speculano sul bisogno e sulla credulità della gente. Inventano nuove formule per schiacciare sempre più verso il basso chi lavora e sollevare i LADRI.
NON è CREDIBILE oggi una DEMOCRAZIA capitalistica, non lo è più. Perché l’uomo è diventato una MERCE.


sabato 27 settembre 2014

i racconti della domenica : Staiu jennu accattari u giurnali, ora tornu, Ginè!

Nel pomeriggio della domenica Tansichi, sgrassati i piatti e sistemata la cucina, indossa un vecchio paio di jeans e una maglietta con le maniche lunghe, rossa, regalo di Paolino Cilestra, che dietro le spalle porta scritto in bianco “TIENI PULITA PALERMO”, ed esce a fare quattro passi senza una meta precisa, tanto per camminare.
Magari vado a comprare il Corriere da Nico! Pensò.
Scese le scale come un monello, saltando i gradini a due  a due e si avviò per via Casa Professa e via Ponticello in Via Maqueda verso il Municipio passando davanti al negozio di abbigliamento di Jing, un cinese naturalizzato, terzo negozio a destra dopo la bottega di Giorgio Scarpavecchia, il ciabattino cieco.
Osserva, senza vederla per quello che è, la munnizza che lo circonda con amore, formidabile esempio di globalizzazione dell' assuefazione al la douleur de vivre”, e procede con gli occhi al cielo e la testa chissà dove.
Alla svolta su Via Maqueda incontra uno che vende galline nella Piazza del Carmine mescolandosi, per non farsi riconoscere dalle guardie che invece sanno tutto di lui e dei suoi parenti e amici sdilinquenti tutti, ai colori e ai sapori delle bancarelle del mercato.
Gnazio Zichitella che, oltre alle galline, dicono rubate, vende canarini al mercato nero, gli sorride e gli mostra una gabbietta piccola con un povero canarino disgraziato che stava portando presumibilmente a un cliente.
- Don Callo, ci u dugnu unu, ca si canta chistu canta puru chiddu suu macari e vossia cummina..!-
- Screanzato e villano, statti arrassu vasinnò ti fazzu mettiri ju a tia nta na aggitedda accussi nica comu a chista. Vigliacco mondo ... Vatinni … va!- rispose adirato e non poco Tansichi. Lui amava gli animali e non sopportava che si speculasse sulla loro “povera vita racchiusa in una gabbietta di dieci centimetri per dieci.
Il suo volto, sereno non appena uscito di casa, si rabbuiò. Guarda caso anche il cielo sin qui limpido e sgombro da nuvole appariva ora  striato da alcune “strisce di nuvole” che ingabbiavano la luce del Sole.
Nella mente di Callisto volavano voci e angosce vecchie e nuove e tanta rabbia per  quei farabutti che mercificavano ogni cosa viva senza averne rispetto.
E gli tornò in mente quello che diceva la sua Marì: non conoscono il valore di una vita … anche loro sono merci che si vendono per trenta denari …
Mentre rimuginava questi pensieri i suoi piedi, in piena autonomia dal cervello, o forse in diretta corrispondenza col cuore lo portarono verso Sant’Antonino.
Un piccolo negoziante indiano Abhisar,  un indiano del Kerala di origine siriana, ossequiosamente lo salutò.
- Signore Carlo io saluto con grande piacere! Fate passeggiata lunga?-
Tansic si fermò davanti a quel buco di putia, sciacquò via le sue brutte intenzioni e guardò con impegno l’indiano e sua moglie che preparavano cibi da asporto in quella che una volta doveva essere stata una bottega d’orafo o di ciabattino o chissà ché!
- Ti saluto Abbisar! Mi fai mezzo pollo?-
- Porta via o mando io a sua casa?-
- No, passo tra quindici minuti contati. Attraverso il vecchio ghetto ebraico e vado a comprare il giornale da Nico Bonasera, quello sposato con tua cugina. –
- Ah! Signor Nico partito … -
- Allora è inutile questa passeggiata per il giornale?-
- No. Anisha lavora certo che non come suo marito.-
- Buono a sapersi … quindi in edicola non c’è nessuno.-
- No. Scusa io volere dire che in giornaliera lavora sua moglie Anisha! Non brava come lui … ma quasi!- e fece un gesto col palmo della mano tipico palermitano( l’integrazione dei gesti!).
Altro che Ghetto ebraico, questo è diventato il ghetto indiano di Palermo, pensò Callisto, un passaggio di consegne avvenuto nel dopoguerra.
- Allora io vado a comprare il giornale e torno!-
- Come vuole Signor Carlo. Io quasi pronto!-
La città cambia ma nessuno intende rendersene conto. Cambia pelle e colore e si divide per zone, proprio come la capitale normanna dove c’erano più razze e religioni della Torre di Babele! E dove c’era un re saggio che lasciava ad ognuno il diritto di essere, nel rispetto degli altri, della sua religione e con i suoi usi e costumi.
-Bei tempi!- scappò di dire a Callisto mentre attraversava via Maqueda dove, tra qualche sparuto gruppo di giapponesi e tedeschi  turisti di ronda, il resto della popolazione aveva una carnagione che virava dall’olivastro fino al testa di moro.
Spiccava Tansic con il suo metro e settanta di statura e la sua pelle bianca come la Luna piena quando è molto vicina alla Terra.
- Dicete Don Callo?!- gli chiese Paolino Cilestra che era andato, anche lui a comprare il giornale.
- Si dice “che dite” non dicete … Paolino!-
- Scusate Don Callo mi sono imparpagliato!
- Ma che compri il Giornale di Sicilia?-
- Si è per via del fatto che nel Giornale di Sicilia, che io non leggo mai perché come dite voi è un giornalaccio da quattro soldi, c’è un articolo sull’omicidio di quella povera prostituta nigeriana.-
- Paolino quando ti vedo penso sempre a qualche disgrazia e tu puntualmente mi accontenti! Di che si tratta?-
- La prostituta nigeriana trovata morta ieri nei pressi del Monte di Pietà. Poveretta … nemmeno vent’anni!-
- Ma scusa la zona dei nigeriani non è quella vicino al Corso Tukory?-
- Vossia, lo dico sempre io, è troppo intelligente!-
- Amunì Paolino svuota il sacco! Sicuramente tu ne sai più di quell’imbratta fogli che ha scritto l’articolo!-
- Don Callo … Don Callo mi facissi leggiri u giurnali ca po ci sacciu a diri. Cca semu assai! – gli rispose il bidello tutto fare che per le sue doti magiche era soprannominato Cagliostro Due!
- Comu dici Tu!- si arrese Callisto, tanto sapeva che entro sera avrebbe avuto posto casa il rapporto completo sull’accaduto e le ipotesi di indagine.
Ormai era quella la sua vita. Quando qualcuno gli diceva che è sempre meglio farsi “quelli propri” e tirare a campare lui gli rispondeva che era un immortale ormai.

Sicuro, aveva superato i cinquanta anni e un amore devastante e tragico quindi la sua vita l’aveva fatta e niente poteva fargli più paura.

domenica 21 settembre 2014

UNIVERSO PROIBITO



Esiste, oltre al dominio dei sensi, una realtà con la quale dobbiamo fare i conti? Apparentemente banale, questa domanda è la domanda degli uomini, tutti gli uomini di ogni razza. Così hanno inventato le religioni. Non vogliamo indagare ora sulla parte storica o sulla reale funzione delle religioni, ma una cosa è certa: è una risposta alla domanda, che tutti ci poniamo, se esista oltre quello che percepiamo un impercepibile, un invisibile velo che ci separa da una realtà altra che trascende il Mondo fisico che pensiamo, perché ci viviamo, ci siamo immersi, quello "vero"?
C'è un "universo proibito"? 
Vogliamo aprire il dibattito sugli altri Mondi, sugli altri Universi, qualcuno li chiama paralleli, ma siamo sicuri che ci sia un filo che lega l'esistenza umana a questi mondi occulti? 
Qui, dovrebbe venirci in aiuto l'occultismo o le Scienze che studiano il Paranormale, ma chi di noi nella sua vita non ha avuto incontri, magari onirici, con questa altra realtà che ci circonda?
Non vogliamo fare una corte dei miracoli, ne un simposio scientifico, ma semplicemente viaggiare sulla letteratura e sui documenti che possono darci un idea, un sintomo, un indizio. Lo facciamo sperando di dare, in maniera etica e solidale, un contributo nostro che non ha alcuna pretesa di certezza, ma che rappresenta un cammino che tutti noi facciamo, anche inconsciamente.
Oggi, lo diciamo con le parole di uno scrittore, Dino Buzzati, per il libro "UNIVERSO PROIBITO" di un ricercatore abruzzese Leo Talamonti, che vi invitiamo a leggere:  "Non so se esistono altre opere che contengano un così sterminato numero di fatti strani, inquietanti, meravigliosi."
E' una prima finestra che apriamo, anzi che apriremo insieme a voi. Talamonti fa una rigorosa inchiesta sulla dimensione occulta della vita: magia, chiaroveggenza,fantasmi, sdoppiamenti, medianità. 
Vale la pena di trovare questo libro e leggerlo. Se non lo rintracciate, saremo noi a cominciare a leggerlo per piccole parti e a commentarlo, ci aspettiamo i vostri commenti.
grazie,
Ugo Arioti

Breve biografia dell'autore:
Ufficiale dell’aeronautica, Leo Talamonti abbandona la carriera militare negli anni cinquanta del XX secolo, per dedicarsi alla divulgazione scientifica[1]. Si occupa particolarmente di inchieste giornalistiche di una certa problematica psicologica e – soprattutto - deifenomeni paranormali.
Scrive saggi e articoli che appaiono in riviste e periodici italiani (L’elefanteSettimana Incom illustrataScienza e VitaOrizzonti) e stranieri (Planète, Fr.; Horizonte, Sp.)[2]. In particolare, conduce, sulla Settimana Incom illustrata, diretta da Lamberto Sechi, le rubriche:“Inchiesta ad occhi aperti sui fenomeni paranormali” (1961-62), “Viaggio alle frontiere della mente” (1962), “ Viaggio nella dimensione ignorata dell’universo” (1963-64)[1]. In tali rubriche, i lettori sono invitati a collaborare, mediante segnalazioni di eventi paranormali oggetto delle inchieste pubblicate e nei quali si sono trovati coinvolti. Ad ogni lettera segue un breve commento dell’autore. Il successo della rubrica è sorprendente[2].
Nel 1966, per il Gruppo Sugar, Talamonti pubblica il suo primo libro sull’argomento: Universo proibito. Una rigorosa inchiesta sulla dimensione insolita della vita: magia, chiaroveggenza, fantasmi, sdoppiamenti, medianità. Il libro diviene un cult per gli appassionati dell’occultismo e della parapsicologia. Nel 1969 è ripubblicato dalla Mondadori, che ne stampa varie edizioni; viene tradotto e pubblicato anche in Francia (1970), Spagna (1970), Germania (1970), Gran Bretagna (1974), Finlandia (1977) e Stati Uniti d’America (1977).
Avvicinatosi alla caratterologia già nel 1956, essendogli stato commissionato dalla Rai un lavoro intitolato “Presentazione alla caratterologia”[1], nel 1968 Talamonti pubblica “Guida al carattere”, che sarà tradotto e pubblicato anche in portoghese. L’anno dopo fa una fugace apparizione cinematografica nel film Colpo di stato, di Luciano Salce, recitando la parte del Presidente del Consiglio.
Nel settembre del 1972, Talamonti fonda e dirige per alcuni mesi la rivista “Scienza e ignoto”[2]. Nel 1974 pubblica “La mente senza frontiere, tradotto anche in Francia (1978) e Spagna (1976); nel 1975 esce: “Gente di frontiera”, pubblicato anche in Spagna (1978) e, nello stesso anno, “Parapsicologia della vita quotidiana”, nel quale raccoglie la corrispondenza più significativa intrattenuta con i lettori della Settimana Incom.
Tre anni dopo (1979) raccoglie in un libro i suoi studi sul mondo animale e vegetale, pubblicando “Parapsicologia e misteri del mondo animale: il libro delle piante intelligenti e degli animali-medium”. Pubblica il suo ultimo libro nel 1990“I protagonisti invisibili”.
Muore a Roma, dove si era trasferito da alcuni anni, nel 1998.

domenica 14 settembre 2014

scheda sugli uomini che hanno fatto la storia dell'arte nel vecchio continente: Hieronimus Bosch

Hieronymus Bosh, pittore fiammingo, crea le sue opere tra il '400 ed il '500. 
Vive il passaggio dal tardo Medioevo al Rinascimento e nei suoi quadri è ben espressa la drammaticità dell'uomo impaurito dai grandi cambiamenti.
I suoi quadri etico-religiosi sono molto enigmatici e nascondono spesso simbologie  ancora oggi ambito di ricerca di molti studiosi.ù
In tutte le sue opere trova posto la follia umana ben rappresentata da situazioni ed ambientazioni irreali tra il fantastico ed il grottesco.
Le molte simbologie religiose, astrologiche, alchemiche ed ermetiche che si alternano nei suoi quadri dalle tinte gotiche e naif, lo vedono precursore del simbolismo ermetico-alchemico.
I suoi quadri sono ricchi di particolari ed in queste rappresentazioni caotiche c'è in realtà un messaggio di ricerca dell'armonia attraverso l'esperienza degli opposti che, dalla confusione di una mente rozza formano la mente nobilitata.
E' chiaro il fondamento alchemico della trasmutazione dei metalli in oro...
  Tra le sue opere più conosciute troviamo:
 - Il giardino delle delizie (il mio preferito!)
 - Il concerto nell'uovo (opera smarrita e riprodotta)
 - I 7 peccati capitali;
 - Trittico del Carro di fieno;
 - La Nave dei folli
 - Estrazione della pietra della follia e tanti altri ancora 

Di tutti i suoi capolavori, quello che prediliggo, perchè vedo in questo quadro una lettura dell'universo umnao e di quello del sogno onirico delle particelle cosmiche che compon.gono questo immenso e indecifrabile, ancora per noi, mosaico dell'Universo e della vita. si tratta del giardino delle delizie che ho potuto ammirare nella splendida cornice del "Prado" di Madrid.

Il Giardino delle delizie (o Il Millennio[1]) è un trittico a olio su tavola (220x389 cm) diHieronymus Bosch, databile 1480-1490 circa e conservato nel Museo del Prado diMadrid.
Di datazione incerta, è ritenuto il capolavoro e l'opera più ambiziosa dell'artista[2]. In nessun altro lavoro Bosch raggiunse un tale livello di complessità, sia per i significati simbolici che per la vivida immaginazione espositiva[3]. L'opera rappresenta numerose scene bibliche e ha probabilmente lo scopo di descrivere la storia dell'umanità attraverso la dottrina cristiana medievale[4].
È formata da un pannello centrale di forma pressoché quadrata al quale sono accostate due ali rettangolari richiudibili su di esso; una volta piegate, mostrano una rappresentazione della Terra durante la Creazione. Le tre scene del trittico aperto sono probabilmente da analizzare in ordine cronologico da sinistra verso destra, per quanto non vi sia la certezza di questa lettura. Il pannello di sinistra rappresenta Dio quale perno dell'incontro tra Adamo ed Eva; quello centrale è una vasta veduta fantastica di figure nude, animali immaginari, frutti di grandi dimensioni e formazioni rocciose; quello di destra è invece una visione dell'Inferno e rappresenta i tormenti della dannazione.
Gli studiosi hanno spesso interpretato l'opera come un ammonimento agli uomini per quanto riguarda i pericoli delle tentazioni della vita[5]; nonostante ciò, l'intricato mescolarsi di figure simboliche, in particolare nel pannello centrale, ha portato nel corso dei secoli a numerose e differenti interpretazioni[6] e ancora ci si divide tra chi crede che il pannello centrale contenga un insegnamento morale per l'uomo e chi lo considera una veduta del paradiso perduto.

Stiamo costruendo un quadro di abstract relativi ad un pittore o scultore per creare una serie di articoli correlati e che mettono a nudo diverse prospettive artistiche e umane, spero che questo esperimento vi sia gradito, REDAZIONE SECEM