mercoledì 10 luglio 2013

UN CONTENITORE CHE SI CHIAMA DIPARTIMENTO REGIONALE DELLA PROGRAMMAZIONE


I PROGRAMMATORI SICILIANI STANNO TUTTI DENTRO UN CONTENITORE CHE SI CHIAMA DIPARTIMENTO REGIONALE DELLA PROGRAMMAZIONE

( Povero, voleva uscire dall'acqua ma l'hanno impallinato!)
 
Tra le peggiori cose che l’apparato burocratico regionale abbia potuto fare va ascritta la istituzione del DIPARTIMENTO DELLA PROGRAMMAZIONE. Programmazione, chi era costui? Si parla di Programmazione lineare? Basta trovare un algoritmo che risolva i problemi per andare avanti, o, invece, si tratta di rispolverare un vecchio concetto socialista di Programmazione quinquennale delle opere pubbliche necessarie ad assicurare un livello di infrastrutture tale da poter sostenere uno sviluppo economico e commerciale? Vado su Wikipedia e trovo alla voce programmazione quinquennale: Il piano quinquennale (in russo: "пятилетка", pjatiletka, quinquennio) è uno strumento di politica economica utilizzato nei regimi ad economia pianificata, ovvero nei Paesi socialisti o comunisti dove l'iniziativa economica è in larga parte gestita da enti pubblici (avranno letto solo queste due parole, penso!). Un piano quinquennale individua determinati obiettivi da raggiungere in un periodo di cinque anni nei vari settori dell'economia. Gli obiettivi consistono in una definita quantità fisica di beni che dovranno essere prodotti. Già mi sorgono alcune perplessità. Mi vengono dal fatto che l’Italia si trova da sempre nel Blocco capitalistico del Mondo Occidentale e non in una repubblica socialista come la ex Russia o la Cina. Allora? Che cosa c’entra tutto questo con il minuscolo Dipartimento della Programmazione della Regione Siciliana? Forse niente, anzi con la Programmazione non ha niente a che spartire, ma, qua viene il bello, è diventato nel tempo il centro del Potere della macchina amministrativa regionale dell’Isola! Mi sorge il sospetto che siamo mezzo comunisti e che la Sicilia è l’Isola della Programmazione, quella che fa vivere di sogni mai realizzati il popolo siciliano ormai senza più alcuna residua fiducia nelle Istituzioni politiche ampiamente corrotte e facinorose che si appaltano a vicenda l’apparato governativo blaterando di programmazione e di posti di lavoro mentre la gente cerca di sbarcare il lunario ogni mese e le imprese, le poche vere, chiudono per mancanza di ossigeno. Ma mentre tutto va a catafascio le grandi menti della Programmazione si riuniscono fanno i loro meeting ( li chiamano Comitati di Sorveglianza) succhiando risorse e cercando di far avanzare la spesa creando nuove regole e nuovi burocratismi che hanno dei nomi accattivanti come Jeremie o Jessica. Cioè prendono i quattrini dei cittadini a libro paga, non di quelli che pur avendo il panfilo e la villa a Lipari, Taormina o Lampedusa o Malta o che so io sono poveri in canna(bis), e li fanno gestire a una ramificazione della Banca Europea che fa un servizio inutile e costoso, come fosse la banca sotto casa vostra che per darvi un prestito di 10000 euri vi chiede se avete una casa di proprietà e ve la ipoteca ( è così che va avanti l’economia italiana, le banche, i partiti politici, le logge massoniche segrete, la mafia, la ndrangheta, la camorra, la sacra corona unita e via discorrendo con la benedizione dello IOR! Tutti centri clientelari che assumono i cretini che poi servono da schermo). Una volta c’erano i Concorsi pubblici ora ci sono schiere interminabili di precari che sanno tutto e non possono fare niente, ma va bene così all’apparato. Bloccare per governare. Illudere per avere i voti. Farsi i propri per arricchirsi. Ma torniamo al nostro Centro di Potere del Dipartimento della Programmazione. A che serve? A gestire i quattrini che ancora sgancia cospicuamente la Comunità europea. È la sede, niente poco di meno che dell’AUTORITA’ DI GESTIONE DEL P.O. FESR  SICILIA. Sei miliardi e spicci di euri per rilanciare l’economia siciliana. E qui la fantasia dei nostri programmatori non ha limiti. Il buon padre di famiglia avrebbe previsto di comprare i libri e i vestiti per i figli minori, una buona alimentazione per tutta la Famiglia e avrebbe cercato di far sviluppare le potenzialità PRESENTI con l’innovazione e la semplificazione dei processi produttivi. Poche semplici cose che parlano di AGRICOLTURA e di TURISMO, questa è la Sicilia ( uno scrigno dove sta il 30% quasi del patrimonio storico artistico culturale del “Mondo Classico”). Ma sarebbe troppo semplice e lineare. Allora si crea un Programma Operativo fatto da una miriade di Linee e sottolinee tracce e sottotracce, aiuti, regie e obbiettivi, colorati da Bacini e da PIT, PIST e altre diavolerie. Insomma una giungla di possibilità che stordisce e alimenta solo i lupi del tipo CIAPI o altri Enti e progettisti e gruppi occulti che infilano le mani  e fanno man bassa di quello che serve loro, con funzionari che si muovono tra il si deve e il si può e l’illecito e il lecito con una disinvoltura sbalorditiva, forse neanche loro conoscono il vero fine delle loro aggraziate danze e delle riunioni operative e dei comitati di sorveglianza e quant’altro. Controlli di primo livello di secondo livello, ispezioni, ispettorati tecnici, IGRUE, MEF, MAF ,MOF, tappete tippete e un biscotto. Nel Dipartimento della Programmazione troverete di tutto e di più! Entrate Signori e Signore, il divertimento è assicurato! Qua troverete il fior fiore dei funzionari e dei Dirigenti regionali, quelli con la puzza sotto il naso, che hanno supportato, perché di studiare e semplificare non se ne parla nemmeno a cannonate, come poetava il Belli “A questa roba son morti e sotterrati”, una politica europea fatta solo di REGOLE e di REGOLE, per di più, fatte per altre latitudini e non per la Sicilia che le ha sempre, grazie a questi illustri noti programmatori, supinamente accettato e subito. Ma non vi scoraggiate, volete venire in Sicilia a mettere su un azienda? Nessun problema! A Palermo quando si conosce una persona gli si fa una domanda e a questa sola domanda dovete rispondere: Ma tu a chi appartieni?

Buona lettura da Zaratustra

martedì 9 luglio 2013

Fondi Ue, Sicilia “commissariata”


‘Da domani un gruppo di lavoro misto, composto da rappresentanti della Regione e del Governo, avvierà un’attività di verifica con cui, entro il 31 luglio, dovranno essere calcolate le risorse che possono essere impegnate e quelle che dovranno essere rimodulate, per evitare il rischio di disimpegno dei fondi”.
Lo ha comunicato il ministro per la Coesione territoriale Carlo Trigilia dopo l’incontro avvenuto oggi a palazzo d’Orleans a Palermo con il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta.
Un incontro in tono pacato e collaborativo, aveva detto Trigilia entrando ed aveva confermato la possibilità di recuperare il tempo perduto anche uscendo da palazzo. Il ministro ha ribadito, inoltre, ”l’impegno costante a far si che tutti i fondi del programma 2007-2013 vengano spesi efficacemente, ma anche di migliorare il governo complessivo del nuovo ciclo 2014- 2020. Il tutto per non perdere un solo centesimo”.
Ma le dichiarazioni rese poco dopo, anche se pacate, di fatto rappresentano una sorta di “affiancamento” della Regione da parte dei tecnicio e non soltanto quelli, del Ministero della Coesione territoriale.
“C’e’ anche un problema sulla capacita di indirizzo e di organicità complessiva sull’uso di questi fondi. E’ una tema importante, dobbiamo assolutamente fare di tutto perché le disfunzioni del passato non si ripresentino più. Sono oddisfatto dell’incontro ma c’è la necessità di un cambiamento. Bisogna fare meglio evitando di concentrarsi su troppe misure come accaduto fin qui”.
Secondo Trigilia, “i fondi europei devono essere utilizzati in progetti ben strutturati in modo da rappresentare un trampolino di lancio per l’economia del Sud-Est della Sicilia e per il benessere sociale delle comunità”. “Dobbiamo impegnarci – ha concluso Trigilia – perché non si ripresentino le disfunzioni del passato”.
Getta acqua sul fuoco della possibile polemica il Presidente Crocetta che annuncia l’esistenza di un preciso cronoprogramma per il recupero del tempo perduto “Siamo impegnati su questo fronte fin dal nostro insediamento appena 8 mesi fa – ha detto al ministro – e abbiamo già avviato importanti attività di controllo e di impulso. Non intediamo pagare il prezzo di errori fatti da altri prima di noi”.
Ma le opposizioni in parlamento regionale, le stesse che su questo argomento hanno annunciato, la scorsa settimana, una mozione di censura al Presidente Crocetta, lo invitano, invece, a riferire dettagliatamente.
Da Crocetta, domani, ci aspettiamo notizie dettagliate: tempi, tipologie e modalità certe delle spese con i Fondi Comunitari – dice il Vicecapogruppo del PdL all’Ars, Marco Falcone – perché la road map stilata dalla giunta di Governo, nei giorni scorsi, sulle priorità degli interventi, mi ha lasciato molto perplesso. A ben guardarla appare molto riduttiva la programmazione d’interventi prioritari impegnando una quota dei Fondi inferiore ai 150 milioni di euro, sugli 800 da impegnare, a fronte delle tante emergenze dell’Isola”.
mav

lunedì 8 luglio 2013

Siamo animali o macchine?


 
Siamo animali o macchine?
nel verbo della tecnologia
pura pazzia
che apre al cuore impavido la via
stasera sul crepuscolo dei morti
saremo attenti
a rivedere i tuoi lembi di pelle
aprirsi
e la tua anima di teflan
e tungsteno, carbonio e nichel
comparire lieta
tra i circuiti stamapti
e le macchine miniaturizzate,
siamo macchine o animali?
 
ZARATUSTRA

sabato 6 luglio 2013

Da quale parte è la città dei Pazzi???


Da quale parte è la città dei Pazzi???

 


Atto unico di Ugo Arioti (2003)

 Voce narrante su video di disastri dell’uomo e degrado ambientale umano a partire da Hirochima ……

 Fratello, cosa è per te una tenda, una scena di teatro di posa?

 
Vorrei darti un suggerimento per evitare che i tuoi occhi trasmettano alla tua mente il “pathos” della scena; forse dietro non c’è quello che tu pensi ora, con la tua semplicità di fumetto sopravvissuto. La luce ti inganna, fratello! Mette in risalto le ombre, le enfatizza, ti tira brutti scherzi, rendendosi complice della tua coscienza sudicia.

Amico, distruggi lo spessore che ti impedisce di giungere alla verità, l’ostacolo più difficile nasconde l’insidia e la ipocrisia organizzata per mangiarti il fegato, scegli la trasparenza e non avere paura delle ombre.

 Vorrei costruire per te una scena, e tu sai, la scena è senza spessore, e farti partecipe delle ombre del giorno, prova anche tu a radere al suolo la memoria di pietra!

Prova in ogni modo, costruirai la tua immagine. Trasmettila agli altri, ma sappi che tutto questo per te adesso è nebbia.

Sognare, e sognare ancora, fino al punto di pensare di avere certe situazioni e ti sembra quasi reale la maniera con la quale si svolgono i fatti, vedi cose mai viste…eppure le vedi. É un intreccio di creazioni ondeggianti, quasi fumanti e sfumate; non riesci a percepire quello che effettivamente il sogno emana con i suoi colori e le sue immagini folgoranti che cambiano, tu lo sai, secondo quello che hai provato o che provi in quell’istante e che ti viene quasi tramandato.

Non sai dove puoi arrivare e quando ti svegli, anche se riesci a spiegarti in parte le sensazioni provate, hai quasi dimenticato del tutto il sogno, ti resta soltanto l’illusione.

Ecco di fronte a te la realtà.
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Viaggiare attraverso i ricordi spesso ti porta in una stanza piena di nebbia, e corri, come un bambino, alla ricerca di una sicurezza. Ma non trovi la mano di tua madre.

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Io sarò per te nebbia e ti avvolgerò per non farti vedere il tempo che, complice degli specchi, ti ha fatto invecchiare….

 Ho costruito un tempio per il tuo oblio e tu non lo vedrai se non quando troverai la strada che porta alla città dei pazzi …

 Guarda intorno a te e cerca la luce.

 Che sensazione meravigliosa quella di vivere in un luogo che al tuo apparire ti offre, quasi per incanto, perché riconosciuta, la libertà di muoverti spontaneamente, quasi conoscessi già quei luoghi.

Ci sei.

Ci vivi.

E intorno a te.

Personaggi di giorno e personaggi notturni, anime, desideri, astrazioni, sogni, tutto si muove intorno a te … la follia del sogno che rinnova la speranza di essere sempre capaci di superare il giorno e trovare ancora un’altra città dei pazzi.

Siediti e ascolta.
 
Ugo Arioti (Teatro sociale)

 

venerdì 5 luglio 2013

Jeff Jarvis: "L'informazione del futuro?


 

Il giornalista, blogger e scrittore, guru dell'open web, dipinge le sfide e gli scenari che aspettano il giornalismo online: "Sarà un servizio che mette fatto con strumenti diversi, il contenuto è solo un tassello" di SIMONE COSIMI

SI E' PRESENTATO a Roma, per il primo Big Tent tricolore organizzato da Google, inforcando proprio un bel paio di Google Glass. Sa già, insomma, cosa ci aspetta l'anno prossimo. D'altronde Jeff Jarvis è uno dei pochi addetti ai lavori che sono sempre stati un passo avanti nel capire le dinamiche della comunicazione. Fra i primi ad afferrare che tecnologia e new media hanno spostato per sempre i cardini del mestiere: dal contenuto singolo all'ecosistema dei contenuti e poi a quello delle relazioni. È da lì che bisogna ripartire per salvare l'informazione di qualità, scovare nuove strade. "Continuare a innovare, sempre". Guru dell'open web, giornalista - fra le altre cose fondatore di Entertainment Weekly, sunday editor e associate publisher del New York Daily News e columnist del Guardian - deus ex machina del popolarissimo blog BuzzMachine, scrittore (indimenticabile il suo What Would Google Do?) e professore alla Graduate School of journalism della City University della Grande Mela, racconta in un colloquio con Repubblica.it le sfide che aspettano l'universo dei contenuti online.

Qual è il modo per proteggere il giornalismo di qualità online, la strada per tutelarne credibilità e verifica delle fonti?


"Insegno entrepreneurial journalism a New York, quindi cerco proprio di fare questo, trasformare il giornalismo in modo che crei valore. Una delle più grandi sfide è proprio quella che riguarda i presupposti del nostro mestiere. Il che ha un sacco di implicazioni. Forse sono spesso andato troppo veloce, non so, ma è da sempre che mi interrogo sul vero significato della parola "contenuti". Se hai un figlio, si tratta di un contenuto. Se ti stai spostando da una città all'altra, si tratta altrettanto di un contenuto. Guardi un film? È un contenuto. Ma il giornalismo, allora, cos'è? Credo in realtà che si tratti di un servizio. Un servizio per informare le persone. E il singolo contenuto è solo uno degli strumenti con cui mettere in atto questa funzione. Ne abbiamo così tanti di nuovi strumenti per fare questo mestiere, strade inedite. Pensa alle piattaforme su cui dare alla gente la possibilità di condividere le proprie informazioni, le analisi, il data journalism, la tecnologia indossabile che può fornirci nuovi spunti. Anche pensare al mondo dell'informazione secondo lo scontro stampa/digitale è ormai roba passata. La tua domanda, comunque, rimane irrisolta. Non sono ancora sicuro di quale sia la risposta, ma ci sono molte opportunità: se guardiamo al lato economico di ciò che chiamiamo industria dei contenuti una cosa che dobbiamo mettere sotto la lente, e non sempre è facile farlo, è quella di cercare una nuova efficienza. Un quotidiano non deve veicolare ogni informazione a chiunque: può e deve fare business trasmettendo contenuti di un certo tipo. Si può specializzare, spacchettare i suoi temi, dando così più valore a ciò che scrive. Dal lato degli introiti ci sono possibilità. Dovremmo davvero imparare da Google: capisco che parlarne dopo lo scandalo dell'Nsa, che voi in Italia avete ribattezzato Datagate, sia controverso, ma è così. Quando comunichi felicemente le indicazioni su dove devi andare, i dati delle tue e-mail, usi il telefono come carta d0imbarco per l'aereo metti comunque in atto una transazione. E dove c'è una richiesta di contenuti c'è valore.


Un nuovo genere di transazione. Non pago sempre o solo con i soldi, pago con i miei dati.
"Esatto. È come se dicessi a Google "dammi più contenuti di valore in cambio". Ma attenzione: non ti stai vendendo a Google o a un altro motore di ricerca. C'è sempre una ragione dietro alle tue richieste e alle tue concessioni. Google ha capito che il contenuto è univoco, parla delle persone. Ed ha il meccanismo per capire cosa vuoi e cosa cerchi. Questo è il lato divertente della cosa: spesso non sai nemmeno tu cosa ti serve esattamente e Big G ci arriva prima. L'altro giorno ho letto un editoriale sul Guardian, diceva che l'Nsa ha realizzato che i contenuti valgono oro. Grande scoperta. Google lo sa da sempre, non dei media, semmai, non riusciamo spesso a capirlo fino in fondo. I contenuti possono essere l'inizio di una relazione con l'utente/lettore. Dobbiamo accettare la sfida e rivederci come artigiani dei contenuti. Quella è la strada".


Cosa ne pensa dello scenario italiano, dove queste dinamiche faticano a imporsi e il problema è spesso generazionale? La sua generazione, negli Stati Uniti, era già apripista, da noi è in corso una guerra civile fra vecchia e nuova scuola?


"Spero e credo che quasi tutti gli editori capiscano la lezione e facciano di più. E se anche ci sono difficoltà, devono per forza adattarsi al contesto. Sono obbligati a innovare. Per esempio, la banda larga in Italia potrebbe essere più diffusa, però ci sono un sacco di smartphone nelle tasche dei cittadini. Bene, forse c'è una sfida da poter far fruttare traslocando direttamente dal mondo web a quello mobile, saltando un passaggio. Anche noi dobbiamo cambiare: scriviamo articoli, raccontiamo storie che tanti anni fa sono nate per stare in una pagina. Oggi bisogna strutturarle in un modo diverso. Non solo scrivere una storia ma connettere più storie. Pensa negli Stati Uniti ad Andy Carvin, che si occupa di community online per la National Public Radio americana e che ha un enorme fiuto giornalistico e per i contenuti. Probabilmente non ha mai scritto un articolo in vita sua".


Film, musica, libri, arte: dobbiamo anche trovare un nuovo sistema di guardare al copyright in Rete.
"Credo che sia il caso, di nuovo, di concentrarsi su un punto. E cioè sul fatto che la manifattura dei contenuti crea valore. Non possiamo più metterci seduti intorno a un tavolo e cercare di proteggere con le unghie quel che abbiamo realizzato. Se il nostro business, e quello di chi realizza questi contenuti, si


trasforma nella difesa spasmodica di una piccola fetta, moriremo tutti. Dobbiamo tirare fuori dal cilindro nuovi modelli, proprio ciò che non sta succedendo nella maggior parte dei gruppi editoriali del mondo, che continuano a chiedere leggi e protezione del diritto d'autore alle amministrazioni statali. La difesa non è mai uno schema vincente per fare affari. È un modello in stile zoo, nel quale per tutelare una manciata di contenuti lasciamo morire tutto il resto".

giovedì 4 luglio 2013

LA CORRUZIONE IN ITALIA MALE DI SISTEMA


LA CORRUZIONE IN ITALIA MALE DI SISTEMA

 


1.      I RISCHI DELLA DISCREZIONALITA'

 

Esaminiamo alla luce degli studi e della pratica quotidiana come e perché l’Italia è uno dei Paesi in cui la CORRUZIONE è un male di sistema. Cominciamo dai rischi della discrezionalità. Molti degli scritti che abbiamo scelto sono degli anni 90, ma ci siamo accorti che il sistema, nonostante vari scossoni e magistrati attenti, purtroppo è sempre uguale. Ci resta la speranza che le giovani generazioni sappiano debellare questo male.

La discrezionalità è un'arma a doppio taglio in quanto, se conferita ad un soggetto onesto e valido, può portare grandissimi benefici, ma, nel caso in cui sia data a soggetti disonesti, inclini alla corruzione, o semplicemente non validi, può causare gravissimi danni.

Siccome è sempre in uso il detto "fidarsi è bene, non fidarsi è meglio", si è cercato, negli ultimi decenni, di regolamentare il più possibile gli atti amministrativi. Se questo, da un lato, può evitare speculazioni o errate interpretazioni delle norme, di contro può avere effetti perversi. La regolamentazione ha, infatti, la funzione di istruire i funzionari allo scopo di guidarne e coordinarne l'azione, e, allo stesso tempo, di prevenire la discrezionalità e quindi l'eventuale trattamento privilegiato di determinati cittadini.

La regolamentazione, in realtà, deriva da una mancanza di fiducia nei confronti del singolo funzionario. Ne conseguono lentezze ed inefficienze della macchina amministrativa che hanno l'effetto di danneggiare l'utente. Le continue proteste e lamentele di quest'ultimo fanno si che ai funzionari venga data la possibilità di prendere decisioni discrezionali e, siccome l'imparzialità assoluta non esiste, si darà luogo a delle distorsioni applicative della norma.

Il passo successivo verso la corruzione è molto breve e, nel giro di poco tempo, i provvedimenti dovuti vengono venduti dal funzionario il quale, forte del fatto che il tempo e le procedure d'attuazione si siano trasformati in risorsa scarsa, utilizza quest'ultime come sua proprietà privata. Il concetto di "corsia preferenziale" illustra bene il meccanismo:

"Ciò che il funzionario vende all'utente è il diritto di accesso ad una corsia preferenziale che gli permette di accedere alla decisone che lo interessa, superando senza ostacoli, anni, per dir così, di traffico, che tali son da considerare le pratiche da evadere che ingorgano la corsia ordinaria. L'effetto finale è la reintroduzione del privilegio e dell'ineguaglianza di trattamento che si volevano evitare con la regola rigida."

(Pizzorno A., 1992 p. 55)

 

Redazione Secem

mercoledì 3 luglio 2013

Editoriale di Luglio

Siamo in luglio, luglio del terzo millennio, in Sicilia. C'è un aria strana, la gente si lamenta del "Governo della Rivoluzione Crocettiana". Mi chiedo perchè? Sento gente che ci ha creduto dire: questo è come tutti gli altri. Serpeggia un malumore negli uffici dell'imperiale apparato burocratico regionale come nella strada. Ma questo è un segno dei tempi, quasi una moda. Si, ma prima era la strada a lanciare invettive contro la "Casta dei Regionali" ora le invettive(direttive e rotazioni che i soliti "tamarri" definiscono fumo negli occhi) vengono dalle stanze dei bottoni. Gerarchi sotto accusa. I burosauri che sanno solo fare e moltiplicare le regole sono alle prese con l'economia reale. Tanti soldi della Comunità europea e pochissime spese. Già una prima riduzione è stata fatta, già abbiamo consegnato a BEI e FEI ( Banca Europea) tanti soldini con una genialiata che si chiama Fondo a perdere Jeremie e Jessica ( dicono per metterli in cassaforte e non perderli, in realtà è per non perdere loro immediatamente la poltrona). Ma la rivoluzione dove è? Dove si trovano nuove idee e semplificazioni per gestire al meglio e far ripartire un economia asfittica dai primi del novecento? Aspettate e vedrete. Speriamo di non morire di inedia prima!
 
Redazione Secem

martedì 2 luglio 2013

Tarantola ballerina (tradizioni popolari)


Tarantola ballerina

Tante donne, la cui vita di fatica, segregazione e avvilimento trovava una via d’uscita in un morso doloroso di Tarantola, ma salvifico, inquietante, compensativo di tante dolorose microfratture. Quel morso che sospendeva la quotidianità, il tedio, lo sconforto, che significava una fuga in un “non luogo”, di trans, ecstasy, estraniazione.

Filippo D’Arpa nel 2001 scrive Tarantola ballerina, un giallo storico ambientato nella Sicilia del Settecento e incentrato sul personaggio di Giovanni Della Valle, capitano di polizia nobile ma illuminista

Le tarantole ballerine un tempo furono persone che rifiutarono il segno di omaggio a Gesù Cristo mentre, il giorno del Corpus Domini, passava la processione del sacramento. Trasformate in arge, vollero vendicarsi rendendo mortale il loro morso, ma Gesù Cristo mitigò le conseguenze di questa ritorsione: la loro puntura non avrebbe provocato la morte, ma il ballo e tre giorni di festa.

Le arge hanno un sesso, che è sempre femminile, hanno uno stato civile, una condizione sociale precisa e un paese di provenienza. Chi è posseduto balla e personifica ritualmente la sua argia particolare, con la sua particolare vicenda. (tradizione sarda)

TARANTA, ovvero di quell’animale simbolico e mitologico che con il suo pungiglione (oistròs greco) inietta un veleno.

Le prime testimonianze documentate e immagini del tarantismo pugliese risalgono al Medioevo; fra il ’600- 700 alcuni medici di scuola napoletana (cit. Baglivi, Serao, Epifanio Ferdinando), si interessarono alla sintomatologia del tarantismo, definendola come uno stato tossico derivante dalla puntura di un insetto o dal morso di un ragno o di un serpente, oppure considerandola come una forma di disordine psichico, dunque come malattia.
Solo nel 1959 lo studioso napoletano Ernesto De Martino, con un’equipe costituita da uno psichiatra, uno psicologo, un antropologo, un etnomusicologo, ed un assistente sociale, condurrà un’indagine sul campo intervistando diciannove tarantolati e giungendo alla conclusione che il tarantismo sia da definirsi come “simbolo mitico-rituale in cui confluiscono alcuni conflitti latenti dell’inconscio”.

La musica e la danza mettono in atto nei soggetti tarantati o tarantolati (non e’ un caso che si tratti soprattutto di donne), un meccanismo di catarsi, di liberazione, di rinascita. Inizialmente la terapia musicale viene svolta a domicilio da una piccola orchestra costituita da un violino, un tamburello, una chitarra. La rilevanza sociale di questi eventi e’ enorme.
I familiari delle “tarantolate” subiscono spesso con grande apprensione o vergogna queste manifestazioni. L’intera comunità ne diviene partecipe, contribuendo anche con offerte in denaro, indispensabili per il pagamento dei musicisti che “scazzichino” (stuzzichino) la taranta.
Solo in un secondo momento la Chiesa, volendo controllare questo tipo di processo, che poteva assumere, in alcuni frangenti, una dimensione eccessivamente violenta o volgare, cercherà di ricondurre tali usanze pagane e popolari sotto I’egidia di San Paolo.
Narra la legenda che il Santo, già scampato miracolosamente al morso di un serpente velenoso a Malta, giunto via mare nel Salento, ottenne ospitalità solo da un popolano di Galatina e, per ringraziarlo della sua generosità, gli trasmise la capacità di guarire la gente dai morsi di rettili o insetti. Alla sua morte tali proprietà taumaturgiche confluirono nell’acqua del pozzo della sua casa. Sappiamo da fonti certe, che su questa abitazione nel 1752 venne costruita dal Signore del posto, Don Nicola Vignola, una Cappella che fu consacrata nel 1793.

In questo modo le “tarantolate” per realizzare il rito dovevano recarsi ogni anno a Galatina in occasione della festa-processione del 29 Giugno in onore di San Paolo e le offerte venivano consegnate alla Chiesa, richiedendo “la grazia”, ovvero la guarigione ad opera del Santo.
Da questo momento in poi le “tarantolate” cominciarono ad essere appellate con il nome di “spose di San Paolo” e, in un certo senso, furono legittimate, in comportamenti ed esternazioni, dalla presenza e dalla protezione del Santo stesso.

Poiché non sempre era sufficiente realizzare il rito coreutico-musicale una sola volta, le “tarantate” erano costrette a ripetere periodicamente tale processo, e spesso tale periodicità era legata alla data della festa di San Paolo, che coincideva con I’epoca del raccolto estivo, in cui era presumibile che le donne fossero maggiormente esposte ai morsi del “ragno”.

Talvolta il rito veniva ripetuto più volte durante lo stesso anno.
I ritmi musicali erano veloci e le danze nervose, sgraziate, frenetiche; il giudice De Simone in un trattato del 1876 descrive addirittura 12 “muedi”, ovvero ritmi, diversi a seconda delle differenti tarante (ballerine, canterine, tristi, mute…).

 
A mi t’ha muzzicatu a bella la tarantola
E t’ha muzzicatu li pedi

Pedi cu pedi mo’ si ni veni
Mo’ si ni veni
Mo si ni va’
Chista è la tarantola

A mi t’ha muzzicatu o bella la tarantola
E m’ha muzzicatu la coscia

Coscia cu coscia mo mi si ‘ncoscia
Gamba cu gamba mi mi si n’ciamma
Pedi cu pedi mo si ni veni
Mo si ni veni mo si ni va
Chista è la tarantola

A mi t’ha muzzicatu a bella tarantola
E m’ha muzzicatu la panza

Panza cu panza mo mi s’avanza
Coscia cu coscia
Gamba cu gamba
Pedi cu pedi
Mo si ni veni
Mo si ni veni mo si ni va
Chista è la tarantola

A mi t’ha muzzicatu a bella tarantola
E m’ha muzzicatu lu pettu

giovedì 27 giugno 2013

Flashback ( Ugo Arioti)

I PARTE

1

 


Santa Margherita di Pula 8 agosto 1998, la stagione estiva è nel suo centro e all’Hotel della “Pinetina” si prepara una gran festa per la prima emittente regionale che inizia le sue trasmissioni satellitari.
Si fa un gran parlare dell’evento. Il grande capo delle emittenti sarde e il manager dell’associata daranno sulle terrazze del Bellavista una grande festa. L’eco parte da Teulada e si spande per tutta l’isola fino alla Maddalena.
- Sveglia mandroni, stasera ci divertiamo! Eia!- gridò Gavino Congiu all’amico per dargli l’alzata. Erano le cinque del pomeriggio.
Il cielo sopra Santa Margherita era di un turchese elettrico e rifletteva sulla spiaggia i raggi del Solleone. Francesco de Angelis, romano del testaccio, immerso ancora nel Mondo di Morfeo, tentennava e non voleva aprire gli occhi.
Era il suo ultimo giorno di vacanze in Sardegna e già sentiva il peso del ritorno agli studi. Diciannove anni e una t-shirt giallo-rossa ( i colori della sua A.S. Roma) era partito da Civitavecchia il pomeriggio del 24 luglio, con la madre, amica della signora Congiu, che da signorina faceva Rossini. Claudia Rossini in Congiu si era trasferita a Cagliari dopo le nozze. Con la madre di Francesco aveva condiviso oltre che l’amicizia e la vicinanza di casa anche le scuole fino al diploma. La loro amicizia era inossidabile: due sorelle. Spesso Claudia andava a Roma per lavoro o per lo shopping e andava a casa di Francesco e i De Angelis per Sant’Efisio o d’estate, più frequentemente, passavano almeno due settimane con gli amici in Sardegna, prima a Cagliari ora da qualche anno a Santa Margherita di Pula dove il Signor Giorgio ha una tabaccheria con annesso negozio di libri, dischi e souvenir.
Gavino e Francesco, entrambi figli unici, si sono sempre sentiti come fratelli. Condividono ora la passione per lo studio della medicina. Francesco vorrebbe poi specializzarsi in cardiologia, mentre Gavino vorrebbe fare lo “strizzacervelli”!
Gavino torna sui suoi passi per vedere se l’amico si è alzato.
“Il pelandrone dorme ancora!”
Francesco, invece, fa finta di dormire. Aspetta che l’amico si avvicini fino ad essere a portata di mano e quando, dopo averlo chiamato per l’ennesima volta quello si gira, lo afferra per la caviglia e lo fa cadere.
- Ma che stronzo! Eia, mi puoi rompere una gamba così. -
- Disse Mangiafuoco a Gambadilegno!- fu la risposta dell’amico.
- Scemo! Sei tutto scemo. Alzare  ti devi. Andiamo a mare con Nico e poi al negozio da mio padre a prendere gli inviti per la festa di stasera! Vedrai quante piccioccase e quante attricette ci saranno. Così la smetti di sognare … Datti una mossa!- e si svincolò come un anguilla dalla presa non troppo convinta di Francesco.
- Piccioccase? E che cosa sono caciotte di latte di capra fatte in casa!- ingiuriò scherzosamente.
- Lo sai bene cosa sono le piccioccase!- rispose veloce Gavino.
Armati di tovaglie da spiaggia e costume, mezzora più tardi, si avviarono in spiaggia per incontrarsi con gli altri amici e organizzarsi per la serata. Tutti uomini.
Francesco era melanconico per la fine della sua estate.
Milio Floris, il saggio della comitiva, ventitre anni infermiere di sala al “Regina Elena” di Cagliari, gli fece ricordare che l’estate è come il giorno e la notte, torna all’alba dopo il buio.
Non fece effetto, anzi.
- Milio, non sono triste. È che quindici giorni sono pochi per godere di questo mare … vi invidio! Voi potete godervelo tutto l’anno. –
- Allora, la finiamo con queste stupidaggini!- li interruppe Gavino.- Dobbiamo divertirci stasera si o no?-
- Fiumi di champagne e di donne!- sortì Luca Pisanu mettendo una mano sulla spalla di Tore Scano.
Cominciarono a farneticare e sognare le avventure che li avrebbero coinvolto e le donne fatali che li avrebbero afferrati per i capelli e condotto nelle loro alcove per violentarli e massacrarli di sesso senza freni, estremo!
Quando finirono di fare progetti e di stabilire tutte le misure della fortunata che avrebbero scelto come partner per un sogno quella sera, ad uno ad uno si alzarono dalla sabbia cocente e si lanciarono sul mare della “Pinetina” per rinfrescarsi le idee.
- Oh, ragazzi! Ci si vede qua alle otto e mezzo spaccate! Ok?- raccomandò Gavino agli amici prima di tornare a casa.
- Eia, Gavino. Io telefono a Bibi e Taddeo. Viene anche Bucianeddu! Lo chiamo?- aggiunse Milio.
- Certo! Non c’è problema. Ho dieci inviti.-
- E ragazze niente?- chiese Francesco.
- Non lo sai che non le fanno venire di sera da sole e se vengono poi le devi riaccompagnare a mezzanotte.-
- Come Cenerentola!- sorrise Tore.
- Beh, allora a stasera!- concluse Gavino che era il leader di questa compagnia di ventura.
La festa di Satellite – Sardegna, avrà luogo nel più esclusivo dei resort della costa sud. Ottanta cuochi e un esercito di camerieri serviranno al banchetto esclusivo, riservato a soli, si fa per dire, trecentocinquantasei invitati. Tutti rigorosamente selezionati tra i magnati dei Midia e del Cinema, oltre che politici e faccendieri, una perfetta simbiosi. Alla fine della grande cena di gala si aprirà la pista che porta fino alla spiaggia dove hanno allestito un parco in legno che si proietta con una piattaforma su palafitte anche in acqua e forma due grandi cerchi uniti da una passerella ad esse larga cinque metri. Un vero spettacolare palco dove si mescoleranno agli invitati di prima anche i commercianti e i notabili di Cagliari, Pula e dintorni. Giornalisti e troupe televisive non possono mancare all’evento dell’estate sarda. Un ambaradan di tecnici, carpentieri e scenografi ha costruito in meno di due giorni il Sogno di una notte di mezza estate a santa Margherita di Pula, sotto Capo Teulada!
Lo schow  va in onda dal satellite in tutto il Mondo, quello fornito di parabole e di decoder!

I guasti del sistema - 2


Cui prodest ( I guasti del sistema - 2)
 

Troppo spesso, nel normale corso della nostra vita, ci troviamo a combattere o, solamente, incappare  “capannelli chiusi”, dove la gente parla sottovoce con altri o si allontana per non fare sentire il discorso e soprattutto l’oggetto, il soggetto e il referente. Riservatezza? No. Si tratta di gestire un piccolo potere di organizzazione che va, quasi sempre, contro i Principi Generali Etici su cui si fonda una collettività umana. La piramide del potere che pone un orecchia universale e un occhio onnipresente su tutto e tutti si basa sul “SEGRETO”.  Ma il segreto che cosa è? È, dicono i fautori del sistema piramidale, una verità che non può essere esplicitata subito perché potrebbe nuocere a chi la dice a alla moltitudine che la subisce, ergo va posposta opportunamente. Qua mi viene un dubbio. Se si tratta di una verità, quanto pesa e quanto influisce non è importante più del contenuto e della sua stessa ragione? Evidentemente esistono verità e verità! L’esempio dell’annuncio doloroso non è sostenibile, per quanto doloroso sia è giusto che chi lo subisce ne venga a conoscenza e prenda le sue decisioni consapevolmente. Mi viene il dubbio, ancora, che si tratta di un sistema di verità che di verità hanno ben poco o niente, ma sono costruite opportunamente per sostenere le “caste predominanti”, in Italia quella politica che scavalca ogni Legge e ogni Diritto e persino la COSTITUZIONE. Così su queste costruzioni si basa il Potere di Polizia e si nutrono invidie, gelosie e campanilismi, razzismi, ideali religiosi e finti ideali morali. Insomma viviamo in un Mondo virtuale creato dal Potere a sua immagine e profitto. Ci sono segreti di Stato, militari, giudiziali, di setta, religione o di comando e tutti questi segreti li detengono alcuni “sacerdoti delle Verità occulte” che ne hanno il controllo e la manutenzione oltre che il potere di diffusione al momento giusto che è quello che loro decidono. Questa è la LIBERTA’ del Mondo degli uomini! È come il segreto dei templari che è stato alimentato ad arte fino a diventare un capo d’accusa e un termine che si legge in mille luoghi e che non si sa a cosa, veramente, porti. Generalmente sono tutti binari morti. Ma pensate a quante persone sono morte per questo “SEGRETO”. Ora mi chiedo: è possibile che ancora oggi nel terzo millennio dopo Cristo Re ci siano ancora segreti intangibili e società occulte che li alimentano col beneficio di un Potere basato sull’Odio e sull’individualismo e, soprattutto, sul DENARO? Cui prodest?

Ugo Arioti

domenica 23 giugno 2013

AMBIENTALISMO, FEMMINISMO, FETICISMO, CARRIERISMO .... etc

Per mia natura credo nella parità e nell'uguaglianza e fratellanza di ogni essere vivente, piante, animali di questa "pietra calda"(il nostro Pianeta) su cui per un magnifico " incidente" ho aperto gli occhi. Sono innamorato di questa Terra e della mia Sicilia, terra dei miei antenati mitteleuropei scesi in Sicilia con i normanni e i crociati. Sono, per scelta sentimentale e cerebrale, AMBIENTALISTA!  Solo che, nel tempo, conoscendo gli " ISMI" come ambientalismo, populismo, femminismo e tanti altri ho capito che questi movimenti sono composti da pochi idealisti sinceri e molti traffichini e speculatori che si possono abbinare ad un altro "ISMO": carrierismo! Quello che mi preoccupa maggiormente come siciliano, isolano e amante del mare è l'AMBIENTALISMO DI BANDIERA, diffusissimo in tutta la Regione Siciliana e alimentato da Sindaci e Presidenti che hanno realizzato le loro fortune seguendo l'onda creata da questo movimento pilotato ora su un oasi di ripopolamento ora su una spiaggia dove non deve crescere nemmeno un filo d'erba ora su una montagna sacra. Voi penserete che io sono uno che non vuole regole e distinzioni e non vuole che volenterosi ambientalisti dell'ultima ora salvino gli ultimi pezzi di questa bellissima isola in mezzo al Mediterraneo. No, vi assicuro che ero tra i tremila ragazzi che attraversando lo Zingaro hanno posto un argine ad una strada che avrebbe, quella si, devastato una costa di impareggiabile bellezza, macchia mediterranea esemplare e area naturalistica e naturale. Allora, direte voi, questa acredine verso gli AMBIENTALISTI, questi angeli del bene, questi benefattori. Il fatto è che se mettete sotto lente di ingrandimento questi ISMI SICILIANI potete vedere cose che non stanno certo dalla parte dell'UOMO e della NATURA, ma dalla parte del Potere e della Mafia. Movimenti usati per contrastare qualsiasi politica di sviluppo del turismo in Sicilia, unica e sola fonte di ricchezza che l'Isola ha ( 30%, quasi, dei beni storico culturali e ambientali del Mondo, vi sembra poco? E non parliamo del mare che la circonda dove ci sono ancora oggi tesori da ritrovare!) E bene, direte voi, tu vuoi che si costruisca dovunque e comunque? No, voglio che ci sia una discussione aperta tra chi vuole realizzare le cose e chi difende le ragioni del luogo e degli uomini senza pregiudizi o interpolazioni e infiltramenti di altre ragioni che non sono quelle dell'Ambiente. Si chiama ETICA AMBIENTALE e ne abbiamo già parlato in questo blog con articoli interessanti e altamente istruttivi. Non dobbiamo arrivare all'abbattimento, giusto e, anzi, tardivo, degli ECOMOSTRI come quello che deturpava la "scala dei turchi". Dobbiamo fare un piano di sviluppo che consenta di gestire e di valorizzare l'ambiente e di garantirne la sua sopravvivenza per i nostri figli. Noi siamo, questo si, responsabili di quello che la Natura ci offre. E' lei che ci ospita e ci nutre. Allora sviluppare attività che si impegnano a mantenere e tutelare l'ambiente, piuttosto che lasciarlo agli sciacalli che lo cannibalizzano con discariche abusive, vecchie automobili e carcasse di ogni genere è un fatto sicuramente etico e positivo a tutela del patrimonio di tutti. Occorre creare dei PARCHI AMBIENTALI che possono comprendere anche aree urbanizzate o da urbanizzare, ma tutto secondo una logica di tutela e manutenzione dell'Ambiente. Potremmo prendere a metro di paragone la Sardegna dove sono sorti interi interi inurbamenti turistici ( Porto cervo, Is Molas etc.), ma questo non è stato realizzato deturpando e devastando, ma, piuttosto, costituendo dei capisaldi di difesa ambientale.

Ugo Arioti