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sabato 19 marzo 2016

Il Progetto EPISTEME - Teatro Identità

Il progetto "EPISTEME - Teatro identità o Teatro delle Identità", muove i suoi primi passi nel laboratorio culturale della Biblioteca di Etnostoria a Palermo, nel Plesso storico di Palazzo Steri alla Marina. Il capo progetto è anche il Direttore della Biblioteca della Fondazione "Professore Aurelio Rigoli - Centro Internazionale di Etnostoria" e si propone, quindi, attraverso un attento studio e una approfondita ricerca, di mettere a nudo le fondamenta dell'identità teatrale palermitana, naturalmente, da più punti di vista (Etnostoria).
IL PROGETTO IN SINTESI:
Attraverso le vie dell’anima si ricompone il paesaggio del Mondo nel quale scorriamo come gli attori di un film. Tutto, allora, è noi e noi siamo la parte del teatro del Mondo che va in scena oggi, il passato dobbiamo conoscerlo, viviamo il presente il futuro possiamo solo immaginarlo con le ali di Icaro.
Il luogo esiste perché lo viviamo, lo rendiamo palcoscenico e platea di un corso immaginario e immaginato che compone la Storia umana.
Siamo il limite tra quella realtà che costruiamo ogni giorno e il sogno.
“Sul crinale del giorno/ le pietre parlano al sole/ il sole riflette il loro lamento:/segnano con sputi di colore riti e DNA./E l’uomo trova ragioni.” (Francesco Silvestri da Il volo di Icaro, la mia terra)
In questo teatro del Mondo, noi, bambini curiosi, scendiamo e giochiamo per ritrovare e per lasciare, per vivere e per sognare la storia, le visioni e i sogni della vita, attraverso questo grande caleidoscopio che è la parola e il gesto: teatro.
Da palermitano e siciliano, orgoglioso di vivere in una Terra di fuoco e di mare dove il segno dell’uomo è più forte e il dramma si fa presto tragedia, vivo la mia terra come il luogo dei teatri, dove anche la morte va in scena e vuole la sua parte e i decollati, i disgraziati, i condannati, ritornano a recitare preci e raccomandazioni presso l’altare di Dio per chi regala loro una preghiera. Il sogno  sconfina con la vita che conosciamo e si fa teatro.
Lo vogliamo raccontare con tre percorsi:
1-      L’epistemologia
2-      Le visioni
3-      L’arte
Il primo percorso, che è quello che da il titolo al Programma cerca, ragiona, scava, per rintracciare e segnare il senso, l’etimologia e i significati reali e sognati del teatro.
Epistème (dal greco ἐπιστήμη, composto dalla preposizione epì-, cioè «su», + il verbo ἵστημι, histemi, che significa «stare», «porre», «stabilire»: quindi, «che si tiene su da sé») è un termine che indica la conoscenza certa e incontrovertibile delle cause e degli effetti del divenire, ovvero quel sapere che si stabilisce su fondamenta certe, al di sopra di ogni possibilità di dubbio attorno alle ragioni degli accadimenti.”
 Lo useremo come "scienza" o "conoscenza", affermando il termine epistemologia inteso come lo studio storico e metodologico del teatro e del popolo che lo ha costruito.
Il  secondo cammino “Visioni del teatro” è l’anello che tiene insieme territorio, popolo, arte e vita. L’interprete, attore o regista, arricchisce il genius loci con la sua rete di sentimenti e passioni, con le sue maschere e le sue facce nuove e antiche allo stesso tempo. Così, nasce il teatro, dalle strade, dalle voci, dalle improvvisazioni e dalle storie raccontate, dalle tradizioni tramandate, dai riti, dalle processioni. tutto questo per noi si contestualizza nella nostra città metropolita e cosmopolita: Palermo, città e teatro, musa e medusa, luogo dell’anima e del respiro classico, culla al centro del Mediterraneo, crogiolo di culture, religioni e tradizioni, ambito sempre al di sopra dei propri mezzi, confine tra la mera realtà e l’immaginifico e solenne sogno di una capitale. Qui nacque la prima Nazione europea moderna, sotto Guglielmo il buono, multietnica, multi religiosa, con un Parlamento che mediava tra il Re e le parti sociali. In questa città il respiro mediterraneo della Cultura è particolare per la sensibilità di chi lo sa ascoltare e globalmente umano, qua anche i morti parlano e le anime dei condannati intercedono presso Dio per un pugno di preghiere in loro favore (unica). Poesia! L’incontro di queste componenti è la traccia del nostro viaggio a ritroso verso la nascita, raccontando il tragitto e quello che poi i nostri figli potranno continuare o modificare.
Città poesia, territorio scritto e dipinto, forgiato e distrutto, crepuscolare e pasquale! E la poesia non è più inchiodata a un foglio, ma è arnese dell’Arte. È, essa stessa, parte del viaggio e del teatro della vita. Teatro della vita e dell’Arte!
Tutto rinasce dalle tradizioni popolari. Noi, figli del Pitrè e di Salomone Marino, oggi ne conosciamo, grazie a loro, le potenzialità e le sue viscerali interconnessioni. Come un ex voto, immagine e scritto, devozione e ringraziamento, scena e teatro, rito e scaramanzia. Tutto vive nell’uomo e l’uomo vive in tutto.
Il terzo percorso “ L’Arte” è il contesto e le facce in divenire di questo dialogo mai interrotto tra attore e spettatore. Tutto quello che è imperfetto è Arte e vive intorno e dentro il Teatro. Oggi le avanguardie del 900 ci hanno consegnato, con le loro installazioni e le loro provocazioni, un mondo che guarda la realtà attraverso la poesia e la colloca nel suo ambito umano e territoriale spostato nell’utopia di un vivere troppo leggero per essere banalizzato da guerre e tirannie. Potete uccidere il corpo, la città, le sue genti, ma non il pensiero forte dell’anima. Quello nemmeno tagliando gole o sgozzando animali innocenti si può fermare. Nessuno ferma la vita e l’Arte è la testimonianza di questo. Vive intorno e dentro e si esprime in tante forme. Tutte hanno dignità e potenza di descrivere l’uomo.




Quando il mare non c’era (Francesco Silvestri)
Non c’era il male né il bene.
Eppure io c’ero.
Di me quel principio che principio non era.
Quando il mare non c’era
Non c’era la conoscenza né la virtù.
Eppure c’eravamo noi:
gusci molli
reti di cristalli che galleggiano
in regole in movimento.
 
C’eravamo noi all’inizio dei punti interrogativi
sbattuti dalla casualità
alla ricerca di coniugazioni.
Quando il mare non c’era
C’era il profumo di assoluto
Il segno dell’iperbole
Una strada da inventare



martedì 17 dicembre 2013

Il Presepe sul sale al Baglio Basile - Natale 2013 – Petrosino (TP) Evento dell'Associazione con la proprietà del Baglio Basile Hotel


Il  Presepe sul sale al Baglio Basile  - Natale 2013 – Petrosino (TP)




L’avventura della realizzazione del Presepe sul sale, intorno al grande tronco d’ulivo, nella Hall dell’albergo è iniziata alla fine di Novembre del 2013. La riflessione sull’idea di addobbare per le feste di Natale l’area di ingresso dell’albergo ci aveva portato a pensare alle nostre tradizioni, quindi al Presepe. Così ho immediatamente raccolto la storia del Presepe nell’Isola, storia che dal seicento ad oggi vede quattro scuole operare nelle tre valli della trinacria secondo classi di pensiero specifiche e con l’utilizzo delle materie prime prodotte nei territori: genius loci.

“A Palermo e nel siracusano, dove l'apicoltura è molto diffusa, fin dal XVI Secolo si usa la cera per modellare statuine di Gesù Bambino e poi interi presepi. Nel '800 sono rinomati i "cerari" siracusani che producono presepi interi o Bambinelli dall'espressione gioiosa o dormienti, recanti nelle mani un agnellino, un fiore o un frutto e immersi in un tripudio di fiori di carta e lustrini colorati dentro teche di vetro (scarabattole). A Trapani per la fattura dei presepi si utilizzano materiali nobili e soprattutto il corallo, da solo, come in epoca rinascimentale, o insieme all'avorio, alla madreperla, all'osso, all'alabastro e alle conchiglie, nel periodo barocco e rococò, quando alla composizione centrale della Natività fanno corona architetture in stile d'epoca dove si rappresentano scene fantasiose e simboliche. A Caltagirone, città produttrice di ceramiche fin dal '500, i presepi sono realizzati in terracotta e rappresentano come cornice alla Natività, scene di vita contadina e pastorale animate da personaggi tipici di quella civiltà come il pastore che dorme, lo zampognaro, il venditore di ricotta o il cacciatore. Più in genere nell'intero territorio isolano ebbe grande diffusione a partire dal '600, il presepe costruito con la tecnica usata nella produzione di statue d'altare: statuine in legno rivestite di stoffe immerse in un bagno di colla per renderle rigide e dai colori brillanti.” [1]

Il luogo era stato, precedentemente, immaginato e trasformato in un quadro simbolico che lega la struttura al territorio nel quale è inserita e dal quale trae la sua linfa vitale. Quindi l’ulivo, elemento che oltre all’olio e alle olive, è figlio della Madre Terra, legato a riti pagani poi cristianizzati e riuniti nel verbo unico della Solidarietà, della Famiglie e della Pace e il Sale, riferimento ad una storia, quella delle lagune marsalesi e trapanesi dove il Sale è lavoro, forma e sostanza. Sale che serve sia per conservare e per insaporire i cibi che per creare icone artistiche e pennellate di bianco nel territorio al confine tra terra, mare e cielo. Un quadro ambientale storicizzato dai fenici ai nostri giorni. Questi elementi sono diventati i cardini del progetto Presepe sul sale al Baglio Basile di Petrosino. In primo luogo abbiamo immaginato, proprio sotto il grande tronco, immersa nel sale come i mulini delle saline, ma con un duplice significato simbolico che la lega alla cultura del territorio la casa – stalla col pavimento fatto di paglia, la domus divina e umana che accolse il bambin Gesù. L’albero diventa madre e tutore di questa collinetta di sale che degrada verso l’ingresso della Hall come un cumulo nelle saline e che è contornata di tegole, le stesse che vengono utilizzate per proteggere il sale. A questo punto bisognava fare la scelta delle figure che “vivono” dentro al Presepe. Si poteva immaginare di legarlo alla tradizione trapanese e arricchirlo con personaggi di corallo e avorio, ma questa scelta non rappresentava il territorio petrosileno, perché sviluppata in una serie di artigiani e intarsiatori che hanno ragion d’essere nella città di Trapani, porto e zona di scambi ai piedi del Monte Cofano da dove Erice gettava il suo sguardo ad occidente. Potevamo pensare al legno e alla stoffa o alla cera, ma quello che maggiormente ci spingeva era l’idea di una nuova forma, di una nuova iconografia del Natale cristiano rivista in forma semplice e più fresca, non tradizionale e immane. Qualcosa che fosse arte e che fosse essa stessa simbolica di un territorio che è vigna, è uliveto, è cave di pietra. Siamo tra Trapani, Marsala e Mazara del Vallo in un ambiente agreste che vive di piccoli piani o bagli, di ampi orizzonti e di piccole cose domestiche e ancestrali.

Riassumendo, il Presepe sul sale al Baglio Basile deve essere unico, semplice ma nello stesso tempo deve ricordarci la fragilità dell’esistenza, la materia di cui sono fatti i nostri sogni ( la terra) e il colore( l’azzurro del manto della Madonna) che indica l’emozione di vivere. Cose che vogliamo trasmettere a tutti quelli che ospiteremo e che arriveranno in questo periodo a ritemprarsi nell’Oasi del Baglio, tra un comodo letto, un cibo tradizionale pieno di gioia e un icona della pace e della Famiglia che sta immersa nel bianco accecante del sale sotto il tronco di un ulivo saraceno, ancora un simbolo di quella culla di civiltà che è il Mare Mediterraneo.

Questa idea portante ci ha fatto trascorrere, io e la mia compagna di vita Daniela, attraverso un ingorgo di presepi e di figure della natività in ceramica. Ma il pensiero era sempre rivolto al modus semplice e immediato che volevamo dare alla scena principe della Natività. È così che siamo approdati, seguendo un consiglio di Daniela, all’officina d’arte di Emilio Angelini a Palermo, un ceramista, un artista, un uomo senza cravatta e con le mani sporche di terra che mi ha accolto arricciando il naso. – Presepe?-

Mi ha chiesto come se non mi rendessi conto delle sue creazioni, donne e uomini che nascono in un tubo colorato e intenso di fragranze di gelsomino e fiori di campo (la semplicità). – Non ho mai pensato a fare presepi io. - mi rimanda, pensando forse che le sue forme spiritose e allegre fossero altro rispetto a quello che avevamo in mente noi. Allora tento un approccio diretto e gli chiedo se lui ha mai fatto con queste forme un Presepe, una rappresentazione della natività o la madonna, Gesù … ?- Non ho mai pensato a questo, è sempre stato fuori della mia “vita artistica”, ma, per essere sincero … - E qua che lo volevo. – L’anno scorso è passata dalla mia officina una simpatica coppia di coniugi toscani che ha realizzato un Museo del Presepe che riunisce scene e rappresentazioni provenienti da tutto il Mondo e mi ha fatto la sua stessa richiesta. Così, per la prima volta mi sono cimentato in questo tema. Di quell’avventura m’è rimasta traccia in una madonna con il bambino in braccio … eccola.- - Splendida!- era proprio quello che stavamo cercando. Terracotta ammantata di cielo con uno sguardo fragile ed eterno, fresco e allegro, materno e rassicurante. A questo punto gli racconto quello che dovremmo realizzare e cominciamo a ragionare sulle forme e ci accordiamo sull’unicità della rappresentazione Sacra. Punto fermo, oltre alla raggiunta freschezza e semplicità delle forme, le tradizioni popolari siciliane che vedono il bambinello al centro del campo tra il bue, l’asino e Maria e Giuseppe. In quella rappresentazione che si trova in Toscana il bambino è in piedi, nella nostra è nella mangiatoia. Parte così, in questo Natale duemilatredici, l’avventura del presepe sul sale al Baglio Basile che racconterà la famiglia attraverso la famiglia Licata a tutti quelli che ospiteranno e a tutti quelli che vorranno vederla per augurare a tutti un Santo Natale e una Natività di Pace e Solidarietà tra gli uomini con l’augurio di Michele  Licata, dei suoi figli, di sua moglie e di tutti noi che ci sentiamo parte di questa Grande Famiglia nel Santo Natale!

 


Ugo e Daniela Arioti

NB: Il "bambinello", Gesù, viene posto nella mangiatoia la vigilia di Natale



[1] Vedi post del 02_12_2013 di Ugo Arioti :L’Arte del Presepe in Sicilia ( www.secemmars.blogspot.com)

venerdì 14 giugno 2013

Governo riveda decisione sui caccia F35 -appello condiviso dalla Scuola di Ecologia Culturale


F35, appello da don Ciotti a Saviano:
"Governo riveda decisione sui caccia"

Entro la fine del mese si discuterà in Aula la mozione che impegna l'esecutivo a rivedere la partecipazione italiana al progetto dei cacciabombardieri di nuova generazione. Anche per sollecitare la Camera a votarla nasce una petizione che ha già le firme, tra gli altri, di Umberto Veronesi, Gad Lerner, Alex Zanotelli

Costi altissimi in giorni di crisi, tempi tecnici sempre più incerti. Tutto per acquisire "uno strumento militare in grado di portare ordigni nucleari: un caccia il cui uso mal si concilia con la nostra Costituzione". La campagna "Taglia le ali alle armi", contro l'acquisto da parte del governo italiano dei cacciabombardieri F35, entra in una nuova fase e si sposta anche dentro le istituzioni. Oltre centocinquanta parlamentari e numerosi esponenti della società civile si sono mossi con l'obiettivo comune di spingere il governo a ripensare la partecipazione italiana al progetto F35, a partire dal numero di esemplari da ordinare. "Si tratta di impedire l'ennesimo e gigantesco spreco di denaro pubblico", ripetono i responsabili della campagna.

Non sarà una campagna facile. A parte tutte le alte gerarchie delle forze armate, lo stesso ministero della Difesa, Mario Mauro, definisce "inderogabile" l'acquisto dei caccia, mentre a 'legare' l'Italia ai partner del progetto vi sono vincoli di natura politica e persino contrattuale. Dall'altra parte, però, c'è un'opinione pubblica sempre più sensibile al tema ed al paradosso di destinare una somma vicina ai 90 miliardi alle armi proprio quando non ci sono risorse minime per il lavoro, la scuola o la sanità. E dunque la società civile si mobilita.

L'appello. Sottoscritto tra gli altri da Ascanio Celestini, Luigi Ciotti, Riccardo Iacona, Chiara Ingrao, Gad Lerner, Savino Pezzotta, Roberto Saviano, Cecilia

Strada, Umberto Veronesi ed Alex Zanotelli, l'appello rivolto alla Camera dei deputati chiede l'immediata cancellazione della partecipazione italiana al programma degli F-35. Perché "spendere 14 miliardi di euro per comprare (e oltre 50 miliardi per l'intera vita del programma) un aereo con funzioni d'attacco, capace di trasportare ordigni nucleari, mentre non si trovano risorse per il lavoro, la scuola, la salute e la giustizia sociale è una scelta incomprensibile che il governo deve rivedere".

Per questo, scrivono i firmatari dell'appello, "chiediamo a tutti i deputati di sostenere tutte le iniziative parlamentari tese a fermare il programma degli F35 e a ridurre le spese militari a favore del lavoro, dei giovani, del welfare e delle misure contro l'impoverimento dell'Italia e degli italiani".

COME FIRMARE L'APPELLO


La mozione.
La prima di queste iniziative arriverà alla Camera nei prossimi giorni. Si tratta di una mozione firmata da 158 parlamentari del Pd, di Sel e del MoVimento Cinque Stelle. Nel testo si legge: "Il programma dell'F35 è diventato un progetto dal costo elevato a fronte di prestazioni peraltro incerte e non corrispondente alle esigenze difensive del nostro Paese, con ricadute industriali e occupazionali molto lontane dalle aspettative". La richiesta dei deputati è di destinare i fondi stanziati per il caccia all'edilizia scolastica e alla messa in sicurezza del territorio. Perché "in una scuola su tre (su due al Sud) mancano i certificati di sicurezza. Migliaia di edifici stanno su territori a rischio sismico o idrogeologico". E non si tratta solo "dell'intonaco che cade, dell'infiltrazione d'acqua, dell'umidità: lo stato dell'edilizia scolastica nel nostro Paese è drammatico, al punto che in alcune città le amministrazioni si trovano nel dilemma se aprire una scuola non a norma o lasciare a casa i bambini".

La domanda a Epifani e l'impegno della Cgil. Intanto i promotori della campagna "Taglia le ali alle armi" rivolgono una richiesta anche al segretario del Partito democratico, Guglielmo Epifani. Si parte da una premessa: "Sempre più esponenti del Pd - da Pippo Civati a Fausto Raciti - sono contrari all'acquisto degli F35". Quindi, "ci domandiamo come mai, a questo punto, dal segretario del partito non venga una parola definitiva sulla questione". Inoltre, si tratterebbe di "onorare la promessa fatta in campagna elettorale da Pierluigi Bersani". Sul fronte del no all'acquisto è schierata la Cgil: "Per reperire le risorse per i giovani, il lavoro, la crescita, è opportuno andare a tagliare laddove non si taglia mai. Anche nei capitoli di spesa degli F35 e in generale per le missioni militari".

14 giugno 2013
 


 

domenica 26 maggio 2013

BASTA COL FEMMINICIDIO, BASTA CON LA SOCIETA' DELLA VIOLENZA


Fabiana uccisa dal fidanzato perché si era rifiutata d’avere un rapporto sessuale con lui. Le ha dato fuoco nonostante lei supplicasse di non farlo …. Ma dove viviamo, in che secolo viviamo? In che Paese viviamo? Siamo nel Paese del bunga bunga! Del Premier che fa prostituire minorenni per il suo piacere e di politici che si comportano come LADRI di coscienze e di principi morali. Stiamo dando voce ad una grande campagna contro il FEMMINICIDIO e un ragazzo, uno studente di 17 anni ammazza a sangue freddo e senza alcuno scrupolo di coscienza una ragazzina di 16 anni perché non è consenziente con i suoi sfoghi testosteronici? Ma dove è cresciuto e in che famiglia e in che società l’ASSASSINO? È da folli, non c’è altra retorica giustificazione del fatto.  Vogliamo continuare ad alimentare questa cultura mafiosa? Pare di si. Ormai in Italia siamo tornati indietro di secoli, siamo alla penisola dei “pappa” dei Consoli della Finanza creativa e dei politici che si vestono da "Fonzie"
per accattivarsi non so quali frange di elettorato. E in questo paese “cattolico” per convenienza e per ragioni non meglio definite dalla Storia ufficiale si porta agli altari un martire della mafia Don Pino Puglisi e si raccolgono intorno ai sacerdoti poche migliaia di persone, più curiosi che professanti. Dove stiamo andando? Cosa potrà mai fermare questo inesorabile declino?
“L'ha bruciata quando ancora era viva. D.M., 17 anni, ha ammesso di aver prima accoltellato Fabiana e poi di averla cosparsa di benzina e quindi, mentre lei pregava di non farlo, le ha dato fuoco.” In quale videogame aveva potuto vedere e imparare questa scena di cinica follia? Quale avvenire ha lui, la sua generazione e la società in cui vive, la nostra. Martin Luther King diceva sempre non ho paura dei DISONESTI, dei DELINQUENTI, ma del SILENZIO DEGLI ONESTI. Vediamo allora se da questa allucinante storia la Calabria e l’Italia sapranno trarre la forza per far sentire UNA VOCE ONESTA SU TUTTE: VOGLIAMO UNA SOCIETA’ DI UGUALI E LIBERA DALLA VIOLENZA.

lunedì 6 maggio 2013

Il bacio del Potere, se ne va l'ultimo discusso potente d'Italia

 
Non si possono coprire gli occhi e far finta di non sapere quello che si nasconde dietro l'immagine del gobbo d'Italia, il massone e potente Giulio Andreotti. Oggi, all'età di 94 anni, si è spento e con lui si è trascinato un periodo storico a tinte fosche e con rilievi anche importanti che aveva visto l'Italia e il popolo italiano come soccombenti alla sua trama di potere e alla sua capacità di gestire anche l'ultimo grande processo della storia del nostro Paese: il suo.
Secem

domenica 5 maggio 2013

EQUITALIA L'ESATTORIA FUORILEGGE DELLO STATO ITALIANO

IL TAR DEL LAZIO SCHIANTA EQUITALIA: LE CARTELLE SONO TUTTE NULLE! (E NON E' UNO SCHERZO)

domenica 5 maggio 2013

«Le cartelle di Equitalia e gli avvisi delle Agenzie delle Entrate sono tutti nulli. Ciò deriva da una importante sentenza del TAR Lazio. Il Tribunale amministrativo ha stabilito che, all’interno delle Agenzie delle Entrate, gran parte del personale che firma gli accertamenti non ha i requisiti di “dirigente”. La conseguenza è che tali atti sono nulli e, con essi, anche le successive cartelle EQUITALIA.>>


Secem

È morta Agnese Borsellino


 
Si è spenta Agnese Piraino Leto, moglie di Paolo Borsellino, assassinato dalla mafia il 19 luglio del 1992. A darne notizia il fratello del magistrato, Salvatore, con un post su Facebook: "E' morta Agnese. E' andata a raggiungere Paolo. Adesso saprà la verità sulla sua morte". La ricordiamo nel desiderio di ripensare a una storia importante Agnese e Paolo un uomo e una donna, due eroi popolari che non dovranno mai sparire dai nostri migliori ricordi.
Secem

lunedì 29 aprile 2013

Sdrammatizziamo?

Il Paese sta attraversando uno dei periodi più bui della sua giovane Democrazia Costituzionale. La Casta partitocratica ha pepetuato se stessa dando al Paese un governo che ricompone la DEMOCRAZIA CRISTIANA rivisitata e peggiorata, ora non resta altro che nominare il cavaliere senatore a vita o, in alternativa serial killeriana, fare dimettere il vecchio e stanco Napolitano e nominare per editto e non per votazione la Repubblica Presidenziale Italiana (di Forza Italia) con capo dello stato Berlusconi. La sinistra diessina è morta nell'abbraccio mortale con la componente democristiana andreottiana e "dei furbetti del quartierino". Ora Gasparri potrà sicuramente essere nominato gran cavaliere con merito, per la sua ignoranza abbissale, e la Gelmini ministro delle dispari opportunità, mentre la Garfagna, beh con la Minetti a capo del cerimoniale del Presidente. Sul Corriere della Sera Giannelli ha apposto la sua solita ironica vignetta, ci sembra rispecchi quello che sta succedendo. Allora? Allora cosa? Sdrammatizziamo? Boh?
 
Secem ironia
 

venerdì 1 marzo 2013

Il liquidatore Monti ha lavorato per distruggere la sovranità popolare


Il liquidatore Monti ha lavorato per distruggere la sovranità popolare

La politica italiana, il cui provincialismo rispetto ai temi economici rasenta l’analfabetismo, è una messinscena da Teatro delle Cere. Si piega al volere delle Banche e delle agenzie di rating senza offrire un solo ideale modello di sviluppo che metta la politica nel verso della Democrazia reale e non nel verso dell’impotenza strutturale e del giogo speculativo. È fatta da una classe, CASTA, che riserva e sa riservare solo ricette di salasso al popolo sovrano mentre copre i buchi delle IMPRESE BANCARIE( MAFIA FINANZIARIA INTERNAZIONALE) che speculano sul destino della stessa democrazia italiana e mondiale e gestiscono, anche in nero, i nostri soldi chiedendoci il risarcimento per averli usati e polverizzati o messi in operazioni fallimentari che dovevano servire a finanziare armi e veleni in un'altra parte del Mondo. Dire, allora, che il governo Monti ha fallito non è vero, ha lavorato per le Banche e per i tedeschi che gli danno da vivere, anche fregandosene degli italiani, che, come tutti i popoli del Mondo, vengono considerati da questi “Soldati della Finanza Speculativa devastante” solo merci da sfruttare fino in fondo, senza lasciare scampo a nessuno. Cosa gli e ne può fregare del fatto che il potere di acquisto è diminuito e che la Gente non arriva a fine mese per pagare l’IMU, l’importante è che la paghi e che questi soldi possano ritornare nella macchina speculativa finanziaria del RICICLAGGIO a favore di chi ha finanziato le perdite fino ad oggi di tutti i governicchi europei: le banche tedesche! Faccio un passo indietro e vado alla data che, per me, rappresenta la sospensione della democrazia in Italia. Ricordate quando il 16 novembre 2011 Monti giurò sulla Costituzione di «esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione», giurò il falso. Quel giorno Monti era ancora consulente internazionale della Goldman Sachs, la più grande e potente banca d’affari al mondo; membro del Consiglio Direttivo del «club Bilderberg», il salotto più esclusivo dei potenti della finanza e dell’economia nel mondo; presidente del gruppo europeo della «Commissione Trilaterale»;membro del «Comitato consultivo di alto livello per l’Europa»di Moody’s, una delle tre maggiori agenzie di rating al mondo. Soltanto 9 giorni dopo, il 24 novembre, con un dispaccio dell’Ansa delle 11.36 dal titolo«Monti lascia la Bocconi e altri incarichi», abbiamo appreso che «Monti ha lasciato poi tutti gli incarichi che ha come consulente Goldman Sachs, presidente europeo della Trilaterale e nel comitato direttivo Bildelberg». E’ del tutto manifesto che l’interesse nazionale dell’Italia non coincide, ma confligge, con quello delle istituzioni finanziarie globalizzate che hanno creato il cancro dei titoli derivati tossici, che ammontano a 787mila miliardi di dollari pari a 12 volte il Pil mondiale, il cui interesse è di riciclare questo denaro virtuale mettendo le mani sull’economia reale e sulle imprese che producono beni e servizi. Oggi stiamo assistendo alla perpetrazione del crimine della spogliazione totale della sovranità dell’Italia. Lo hanno già fatto con la Grecia, il cui popolo è allo stremo, e stanno lavorando il Portogallo e la Spagna. Stanno vincolando qualsiasi governo a sottomettersi alle imposizioni del Trattato europeo di stabilità finanziaria. Ma quale stabilità finanziaria? La conseguenza è che si sta perpetrando il criminoso disegno della trasformazione di uno Stato ricco in una popolazione povera e di imprese creditrici in imprenditori di falliti. Allora? Quindi c'è ancora bisogno di Surrealismo, soprattutto oggi, un momento in cui la realtà cinica, barbara ed assurda della Speculazione finanziaria ha rovesciato ogni principio di realtà! Bisogna ripartire dai principi dialettici della democrazia sanciti nella nostra carta costituzionale e ridare ai cittadini e non alla “CASTA POLITICA VECCHIA E GENOFLESSA AGLI SPECULATORI FINANZIARI”, il potere di cambiare MODELLO DI DEMOCRAZIA E DI STATO DEMOCRATICO, sostenuto solo da un ECONOMIA REALE, dove le Banche non facciano pagare gabelle solo per tenere i soldi dei cittadini e siano imprese come tutte le altre, altrimenti corriamo il rischio di risvegliarci in un deserto dove anche per respirare e sopravvivere dobbiamo pagare una tassa a “MOLOK”!

Redazione Secem

giovedì 14 febbraio 2013

BALLIAMO PER DIRE NO ALLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE

Dobbiamo unirci in coro e dire grazie a tutte le nostre donne e non solo nel giorno di san Valentino, ma ogni giorno, perché sono loro che con la loro forza e la loro tenacia tengono in piedi l’UMANITA’. Offendere, umiliare, maltrattare una donna è spesso una cosa che accade nel silenzio di tanti che non parlano e delle stesse vittime che non si ribellano a questa IGNOBILE VIGLIACCHERIA. W LE DONNE e W LA VITA!
SECEM

La notizia:
La grande danza delle donne contro la violenza. Nel giorno di San Valentino, magliette rosse per ricordare le ferite inflitte a chi non può difendersi. Non solo in Italia, ma anche in tutta l'Europa, negli Stati Uniti, in India, Afghanistan, in Angola, milioni di persone partecipano a un ballo collettivo contro ogni tipo di prevaricazione. Un modo per dire 'Basta!' a stupri e femminicidio con il flash mob mondiale One Billion Rising.
Le adesioni sono milioni in tutto il Mondo, oltre 200 paesi e 5.000 associazioni, hanno partecipato a questa campagna fatta di canti, flash mob, marce e danze. Persone scese nelle piazze, seguendo la coreografia Break the Chain. L'iniziativa è stata lanciata da Eve Ensler, l'autrice dei Monologhi della vagina per ricordare che non si può restare indifferenti al fatto che un miliardo di donne, una su tre in tutto il mondo, è stata vittime di violenza almeno una volta nella vita.
A Roma, in piazza di Spagna, il simbolo della giornata è un guanto bianco sporco di sangue, un indumento rosso e la bandiera dell'Italia. A ritmo di tamburi la scalinata di Trinità dei Monti si è riempita di persone. Un flash mob organizzato dall'associazione Hands off Women che aderisce cosi' al flash mob mondiale One Billion Rising. Un ritmo 'liberatorio' che e' partito dall'obelisco di Trinità dei Monti per arrivare in piazza di Spagna al grido di "Basta la violenza  sulle donne! Donne, donne, donne! L'Italia danza contro la violenza! Viva le donne e gli uomini che le sanno trattare bene". Numerose le persone scese per strada anche a piazza del Popolo, al Colosseo, vicino all'Arco di Costantino, per marciare per il One Billion Rising.
In mille a Napoli dove il flash mob è stato dedicato a Giuseppina Di Fraia, ultima vittima della violenza, morta proprio nel giorno di San Valentino.
Circa cinquecento persone si sono radunate invece a piazza Verdi, a Palermo, per danzare contro la violenza sulle donne sulle note di Break The Chain. A Bologna oltre un migliaio di donne si sono radunate in piazza a San Francesco per partecipare a un corteo nel cuore della città, canti e magliette rosse anche nel cuore di Firenze.

venerdì 28 dicembre 2012

BUON 2013 - EDITORIALE DI FINE 2012


Cari amici e lettori,
siamo alla fine di questo dodicesimo anno del terzo millennio e al consuntivo di un anno che ha portato molte strane primavere a insanguinare l'Africa, l'Asia e gran parte dell'Occidente, il lato dove il Sole muore
Molte rivoluzioni e risultati importanti. La gente sceglie il suo destino; la grande rivoluzione di questo terzo millennio è la COMUNICAZIONE. Attraversa spazi immensi, collega e mette in rete le energie. Pensare che quando è stata pensata era uno strumento in mano ai militari, oggi li perseguita e li costringe a una scelta di campo decisa. Noi, nel nostro piccolo stivale e nelle isole del Mare della Civilità Classica, abbiamo visto il degrado massimo della morale etica e politica di una Casta formata in vent'anni di dittatura mediatica costruita per distruggere lo Stato Sociale e le Conquiste di libertà dei lavoratori a favore di pochi ricchissimi nabbabi che non hanno ne MORALE ne REGOLE condivisibili. 
Ora ci tocca un liquidatore che con i soldi pubblici sta salvando le BANCHE che lo hanno fatto arricchire. 
Staremo ancora a guardare? 
Non lo so, ma so di certo che, purtroppo, aumentano i femminicidi, la delinquenza, le truffe organizzate dalle Multinazionali ed è cresciuta una forza evasiva che si chiama ECONOMIA VIRTUALE, capace solo di fare speculazione sulla pelle della Gente che lavora REALMENTE e produce ECONOMIA REALE. 
La condizione femminile e delle " parti deboli dell'umanità" non ha fatto grandi passi avanti. Una cultura maschilista e omofobica ancora stringe in radicalismi e razzismi diversi, ma sempre delinquenziali, in una morsa i più deboli e le donne che, sopportano, nella maggior parte del Mondo una condizione subalterna al Potere che resiste in tutte le culture e religioni.
La lotta deve continuare per una vera condizione di parità umana, paritaria e condivisa.
La nostra giovane democrazia sta affrontando la sfida peggiore degli ultimi cinquant'anni e deve rinnovarsi rimettendo al centro LA COSTITUZIONE ITALIANA pensata dai padri della Democrazia Reale  e non VIRTUALE. per quanto ci riguarda, nel nostro ancora più piccolo, abbiamo cercato di mettere insieme tutte le voci di questo Mondo che ha una grande voglia di RINASCITA. Ci siamo con il nostro blog che nei primi undici mesi di attività ha superato i seimila e seicento accessi, grazie a tutti. Cercheremo di essere sempre presenti e di potervi dare uno sguardo più ampio e  multiculturale, nello spirito della Scuola di Ecologia Culturale. 
Buon anno a tutti NOI da Ugo, Daniela e tutti i collaboratori che ci danno gratuitamente il loro prezioso contributo di idee che sono l'oro del Mondo!
Al 2013! AUGURI E UN GRANDE, GRANDISSIMO ABBRACCIO D'AMORE FRATERNO!!!!!!!

venerdì 30 marzo 2012

L'avvento del fascismo in Sicilia e la spaccatura democratici-liberali nel blocco di potere siciliano


Storia della Sicilia ( piccoli tasselli) a cura della redazione Secem


Sicilia libera! Al sorgere del fascismo la classe agraria siciliana si spacca. L'ala «democratica» di Finocchiaro Aprile come alternativa provò a cavalcare la tigre della protesta sicilianista.

All’interno degli agrari siciliani si verifica, allora, una netta spaccatura. Infatti, l’ala "democratica", facente capo ad Andrea Finocchiaro Aprile, che comprendeva anche il barone Lucio Tasca, Calogero Vizzini e numerosi latifondisti e notabili, come alternativa ad una alleanza col fascismo provò a cavalcare la tigre della protesta sicilianista contro lo Stato accentratore. L’ala "liberale", invece, che faceva capo a Vittorio Emanuele Orlando, decise di provare a utilizzare il fascismo contro il "pericolo rosso", nell’intento di costringerlo a una trattativa informale con i titolari dei grandi interessi siciliani, che si sarebbe dovuta concludere col riconoscimento e la tutela di quella specie di autonomia di fatto del sistema di potere isolano, alla quale già i precedenti governi, da Giolitti in poi, si erano adattati.

Benito Mussolini, inizialmente incerto sull’atteggiamento da tenere nei confronti della mafia, appena consolidato il regime, decise che il fascismo non poteva tollerare la presenza di altri poteri. Inviò, quindi, nell’isola il prefetto Cesari Mori, nominato comandante supremo di tutte le istituzioni statali in quella Regione. Chi era quest’uomo, che, nell’arco di pochi anni, sarebbe passato alla storia come "il prefetto di ferro"? Nacque a Pavia il 1° gennaio 1872, ma subito dopo fu abbandonato sulla "ruota" del brefotrofio cittadino. Rimase lì fino all’età di sette anni, quando venne riconosciuto dai suoi genitori, l’ing. Felice Mori e la moglie Rachele Pizzamiglio.

Nel 1898 vinse il concorso in Polizia, dove iniziò una carriera brillante. Dal 1904 al 1914 fu commissario di polizia a Castelvetrano, in provincia di Trapani, nel 1916 a Palermo e dal maggio 1924 all’autunno 1925 prefetto di Trapani. In quegli anni, quindi, Mori ebbe modo di conoscere bene sia la mafia che il brigantaggio e la differenza notevole che esisteva tra i due fenomeni.

La decisione di Mussolini di mandarlo a Palermo con pieni poteri provocò il passaggio all’opposizione di Vittorio Emanuele Orlando e dei suoi "amici". Nella sua nuova avventura siciliana, iniziata nell’ottobre 1925, Cesare Mori mise a frutto le sue precedenti esperienze, iniziando l’attacco al brigantaggio con l’assedio di Ganci, roccaforte di pericolose e feroci bande armate, che in poche settimane riuscì ad assicurare alla giustizia. Poi attaccò con decisione la mafia, procedendo alle famose "retate", sulla base di "schede" monografiche - messe a punto dalle prefetture - sui vari comuni ad alta densità mafiosa della Sicilia occidentale. L’obiettivo dichiarato fu quello di dare attuazione alla famosa «Ordinanza per ristabilire la sicurezza pubblica nelle campagne», da lui emanata il 5 gennaio 1925. L’ordinanza, scrive ancora Marino, "imponeva ai proprietari terrieri di licenziare tutti i guardiani e i collaboratori, i campieri, i sovrastanti e i curatoli che risultassero in qualche modo compromessi con la legge e di non nominarne altri in futuro senza l’autorizzazione degli organi di polizia; intimava di rifiutare il pagamento di taglie o di tributi in genere richiesti dalla mafia e di ricorrere per la tutela della sicurezza propria e dei propri averi soltanto agli organi statali di difesa sociale; imponeva a tutti una costante reperibilità, prevedendo l’arresto per chiunque fosse stato sorpreso in atteggiamento sospetto fuori dai luoghi abitati del proprio Comune o anche nell’abitato se di notte".

Per Mori cominciò una stagione di trionfi e la sua fama varcò subito i confini nazionali, anche perché imparò a curare molto bene la sua immagine e a tenere stretti rapporti con la stampa.

Ergo MUSSOLINI «LICENZIA» MORI CON UN TELEGRAMMA
(Il fascismo non tollera altri poteri)

Redazione Secem

giovedì 8 marzo 2012

MODELLI DI INTERSCAMBIO CULTURALE (Appunti dal Diario della SECEM) Daniela La Brocca

Abbiamo pensato di fare la cosa giusta recuperando pezzi della storia di questa A.C. SECEM nata nel 2008 a Marsala. questo è un primo estratto di interventi e scritti realizzati nel 2008 durante la settimana dell'Interscambio culturale " L'ELZEVIRO 2008" realizzata a Petrosino (TP) dalla Scuola di Ecologia Culturale Euro Mediterranea - Daniela La Brocca.

CONVEGNO DELL’ELZEVIRO 2008 - L’ETICA GLOBALE CONDIVISA E I MODELLI DI INTERSCAMBIO CULTURALE NELL’AREA EURO MEDITERRANEA-LUNEDI' 28 APRILE 2008 AL BAGLIO BASILE (Petrosino prov. di Trapani) LA SECEM HA REALIZZATO IL PRIMO CONVEGNO DELL'ELZEVIRO
RELATORI: Sen. Habib Mastouri della Repubblica Tunisina, Padre Antonino Raspanti Preside Facoltà Teologica Siciliana, il Ch. mo Prof. Aurelio Rigoli ( presidente Centro Internazionale Etnostoria), il Prof. Francesco Silvestri fondatore Prima scuola di Ecologia Culturale, il Prof. Vincenzo Porcasi dell'Università di Trieste, il prof. Liborio Furco dell'Università di Trapani, la Prof.ssa Maria Pia Pellegrino della FIDAPA di Marsala, la Dott.ssa Antonella Genna della FIDAPA di Marsala, l'arch. Ugo Arioti della Scuola Ecologia Culturale Euro Mediterranea e il Dott. Biagio Valenti Sindaco di Petrosino.
Ugo Arioti : Bisogna costruire un nuovo, solidale e concreto, partenariato tra le due sponde del Canale di Sicilia per riscoprire le radici comuni e creare una cultura di pace euro mediterranea- Un ponte tra Sicilia e Tunisia.
la Scuola di Ecologia Culturale Euro Mediterranea (SECEM) ha questo carattere nel suo stesso scopo fin dalla prima idea che ha costruito l’Associazione Culturale.
 “Abito in una città il cui nome, di origine araba, significa Porto di … , viaggio in una Sicilia che in tutti i suoi luoghi ricorda le grandi trasformazioni agrarie ed architettoniche arabe e ho il privilegio di godere del tratto comune di due culture che hanno lasciato un segno nelle nostre coscienze e che io amo unificare in un solo titolo quello della Madre Arabo-Normanna, come dire Il Mediterraneo e la Mittel-Europa insieme. Sono siciliano e per questa ragione anche arabo ed europeo”.
La Tunisia di oggi è nata dalla visione laica e personale di un giovane avvocato, Bourguiba, sotto la sua presidenza, dagli anni ’60 in poi, si avvia ad un vasto piano di riforme destinate a innescare la sovranità nazionale e a modernizzare la società tunisina, attraverso la diffusione dell'insegnamento e la promulgazione del (Codice dello statuto personale). Con il nuovo codice venne molto ridimensionato il potere dei capi religiosi, pur restando l'Islam la religione di Stato (il presidente della Repubblica deve essere di religione musulmana). Le donne ebbero accesso ad uno status assolutamente inusitato per il mondo arabo (divieto della poligamia, sostituzione del divorzio al ripudio, legalizzazione dell'aborto). Tunisi diventa per l'Europa e l’Occidente uno stato moderato e laico che può svolgere un importante ruolo di mediatore nel mondo arabo. Dalla traccia dei miei ricordi torno al 1988 quando andai per la prima volta in Tunisia. Aeroporto di Tunisi dove si usavano ancora grossi schermi di lamiera ondulata per evitare che qualche pilota distratto potesse oltrepassare il limite della pista e finire dentro la hall dell’aerostazione. L’impatto con la realtà vissuta da chi va per svolgere una attività di rilievo dei luoghi, verifica di fattibilità e programmazione di interventi per la realizzazioni di alberghi in Nord-Africa, materia che presuppone anche il contatto con la classe burocratica e amministrativa del Paese, è quello di una strana e lenta visione della vita, come se questa fosse stata stralciata per parti e poi riassemblata come la moquette dell’Hotel International sul corso Bourguiba dove presi alloggio, in maniera imprecisa, tale da lasciare squarci di sottopavimentazione a nudo. Fino a quel momento la mia visione dei tunisini e della Tunisia era quella filtrata dai miei ricordi scolastici. L’Emirato arabo e la stagione di incrocio nell’anima della Sicilia e dei siciliani della cultura e del patrimonio culturale, scientifico, ingegneristico e architettonico arabo con la spada dei Conti normanni e poi con lo splendore dell’impero federiciano. L’altra faccia di questa mia scolastica riconoscenza del tema è sempre stata immersa, per mimesi stilistica, nelle stesse tonalità e tecniche di rappresentazione usate da un grande siciliano, Leonardo Sciascia, nel suo magnifico: Consiglio d’Egitto, dove il contrasto tra l’ombra buia della menzogna in cui si svolge la Storia diviene la luce razionale delle idee. Dai ricordi e dai frammenti alla verità di una nazione che, pur giovane e immaginata nel mediato modello occidentale cullato dal giovane Bourguiba al quale si allinea Ben Ali, Il Consiglio occidentale dell’Alta Africa libera, è sempre, in radice, uno Stato orgoglioso e cosciente del suo, pur debole, ma importante per la carica laica che comprende, primato all’interno nel mondo arabo e nel contesto Euro-Mediterraneo. Il mio cammino all’interno del mondo arabo in Tunisia ha avuto anche tappe di grande importanza simbolica e di scambio culturale con rappresentanti di un ceto imprenditoriale, ancora legato al modus agendi degli uomini di fede islamica, commercianti e ospitali, ma gelosi e attentissimi al comportamento amicale dell’ospite. La mia patria siciliana è intrusa con l’intimismo arabo e quindi la costante comportamentale della gente nordafricana non è per me un difetto problematico, anzi un patrimonio genetico comune, una fratellanza attiva e ancora viva. Oggi, ho l’immagine di due realtà, se guardo alla Tunisia e al suo popolo. Una è quella di un Paese che è orgoglioso delle sue radici, che progressivamente si sta conquistando un ruolo nel dialogo interreligioso e intermediterraneo, l’altra è quella degli emigrati. Penso a città come Mazara del Vallo, la città siciliana della pesca e delle flotte tra le più grandi del mediterraneo, dove si parla la lingua araba nei quartieri del centro storico, anche se l’integrazione socio politica di questi pescatori, commercianti e lavoratori non è la stessa delle maestranze arabe che nel 1100 costituivano il patrimonio stesso della Cultura Materiale della Sicilia. Oggi i problemi del confronto sono gravati da un filo antistorico che frammenta e mortifica il dialogo tra queste due sponde. Nel mezzo chi ha bisogno di lavorare “E’ titolo più grande di gloria uccidere la guerra con il dialogo, anziché uccidere gli uomini con la spada, e procurare o mantenere la pace con la pace e non già con la guerra”: Sant’Agostino lettera 229. I caratteri comuni delle genti del mediterraneo e la millenarista cultura dei popoli che si affacciano sul mare nostrum dovrebbe essere il punto di partenza per la realizzazione, sulla base di un Etica comune e condivisa, di una scuola di pensiero ecologica e democratica che porti la Tunisia, come la Sicilia e gli altri paesi di questa culla di civiltà a realizzare un progresso sostenibile e più profondo che si possa sviluppare nel segno della pace. L’Italia e la Sicilia in particolare hanno un importante ruolo nel consolidamento del partenariato euro mediterraneo per la necessità di instaurare nel bacino del Mediterraneo un'era di pace e sicurezza, fondata sulla solidarietà economica, umana e politica. E’ sotto gli occhi di tutti un sensibile aumento della consistenza e della varietà della cooperazione bilaterale Italo -Tunisina. L’Italia è il secondo partner della Tunisia per gli scambi commerciali e per il flusso degli investimenti. Un contributo dell'Italia e della Sicilia per la modernizzazione della Tunisia si porrebbe in un ambito forte e solidale e potrebbe conoscere nuove frontiere. Per il popolo e il Governo Tunisino - l'Italia rappresenta la principale soglia d'accesso all'Unione Europea. Un percorso da consolidare, nel quale la Sicilia può avere un ruolo fondamentale. Gli Operatori culturali ed economici delle due sponde del Canale di Sicilia potranno svolgere, con la loro sensibilità ed i loro consigli, una preziosa opera di orientamento. Il partenariato siculo tunisino trae la sua forza dalla Storia, basato su di una lunga storia comune e rispetto reciproco ed appare come il migliore strumento per il raggiungimento di quel dialogo interculturale fondamentale per creare un ambito di pace capace di dare impulso e vitalità al dibattito interculturale e intereligioso che sta alla base di una pace solida e di uno sviluppo armonico delle culture delle due sponde del canale di Sicilia, baricentro dell’area Euro Mediterranea. In questo partenariato culturale tra i paesi dell’area mediterranea si inserisce con ragione la “SCUOLA DI ECOLOGIA CULTURALE EURO MEDITERRANEA”
L'ETICA CONDIVISA NEL MARE NOSTRUM, CULLA DI TUTTE LE CIVILTA' MODERNE (il senso della SCUOLA DI ECOLOGIA CULTURALE EURO MEDITERRANEA  ( prof. Liborio Furco)
Etica Condivisa è, in senso lato, una provocazione e un limite non limite del discorso. Serve creare dei ponti sulle comunanze e sulle necessità dei popoli attuando una governances possibile, trovando sovrapposizioni tra i valori comuni delle tre grandi religioni monoteistiche. Le radici comuni ci sono e sono nella FILOSOFIA GRECA. E' in questo incontro e non egemonizzazione dell'una sull'altra, il seme di un confronto razionale ed sinceramente e genuinamente etico sugli scambi possibili che rendono l’area euro mediterranea non solo un AREA DI LIBERO SCAMBIO ECONOMICO, ma soprattutto CULTURALEQuesto è il senso della SCUOLA DI ECOLOGIA CULTURALE EURO MEDITERRANEA.