sabato 25 luglio 2015

Quant'è bella giovinezza.....

 
"Quant'è bella giovinezza
che si fugge tuttavia!
Chi vuol essere lieto, sia:
di doman non c'è certezza."
Quante volte abbiamo ripetuto, per scherzo o per raccontare la vita, questi versi di Lorenzo de Medici incipit del Trionfo di Bacco e Arianna? Magari, li abbiamo destinati al racconto della vita per i nostri figli, con il senso che è giusto divertirsi e rinnovare, rivoluzionare, il proprio spirito finché si è giovani. Ecco il punto, la gioventù come periodo di scoperta e di creatività, di gioco e di crescita, di sollazzo e di inventività. Ma, Lorenzo, parla di amore per la vita "che si fugge tuttavia!" e di Bacco e Arianna che non devono sprecare il loro tempo "giovane". Il sesso e i piaceri, per il poeta, sono collocati in questo tempo della gioventù e vanno presi con gaiezza e senza indugi. La condizione giovanile, pretende, essere bevuta velocemente e bene e fino in fondo, altrimenti resterà solo il rimorso. Lorenzo vive in una società in cui la gioventù è, per certi versi, irretita dalle regole e sventola una bandiera di libertà che vale solo per le classi più elevate e, aggiungo, agita il vessillo della vita e dei suoi piaceri perché vuole sfuggire da un Mondo di campanili e agguati che coniuga, troppo spesso, quei versi in disputa e guerra, in congiura e morte. Il suo quindi, più che ai giovani è un canto rivolto alla "bellezza" che deve riprendere il sopravvento e guarire dalla morte il Mondo. Oggi, la gioventù, non ha quelle condizioni, dopo la Rivoluzione sessuale e la liberazione del pensiero dal binomio uomo donna, vive le sue libertà con assoluta incoscienza e impunità, parliamo della parte di Mondo dove non governano gli integralismi "finto religiosi" e le dittature "piccole" hanno imposto il fucile ai fiori e la morte all'amore e al sesso. Eppure, in una società più giovane e più liberata da regole comportamentali ancora resta il ricordo di un tempo Felix che è, paradossalmente, avvolto e irretito, da una nebbia di "noia". Ergo, meglio liberare la mente dalle paranoie della costruzione di una vita e vivere il tempo che fugge, tuttavia, che restare ancorati a un attesa che è solo un paradosso, incresciosamente velenoso, della libertà che è data dall'arroganza e dal delirio di onnipotenza che dilania il petto delle giovani generazioni. E' giusto pensare a costruire, certo, ma è giusto, anche, dare valore a tutto quello che è scoperta di se stessi, del proprio essere e del corpo, con il gioco, la fantasia e l'amore che, per sua Natura, è sempre giovane.
"Quant'è bella giovinezza
che si fugge tuttavia!
Chi vuol essere lieto, sia:
di doman non c'è certezza."
 
Ugo Arioti

giovedì 16 luglio 2015

Lucia Borsellino «va fatta fuori. Come suo padre» ordina Tutino a Crocetta


E questo idiota, uso una parola dolce, ancora è a Palazzo D'Orleans e il PD cerca di puntellarlo.... in che schifo siamo? Ha una banda di malfattori intorno, a cominciare dai ladri e dai protetti, fino agli incapaci e ai delinquenti puri, lui che si autoproclamava il Presidente della Sicilia e dell'ANTIMAFIA ... non ci sono parole di esecrazione che bastano, ma soprattutto come diceva M.L.King non abbiamo paura dei MAFIOSI ma della gente per bene che vede tutto questo e tace, anzi cerca di sostenere ancora un Presidente ignobile, vigliacco, falso e mafioso... che ha distrutto con i suoi compari burocrati e assessori quello che ancora funzionava in un apparato in cui oggi nessuno ha più la voglia e la possibilità di spendersi per tirere su le sorti della nostra Regione. E chi lo fa? Se ci guardiamo intorno ci sono gli sgherri del Presidente che impediscono qualsiasi gesto di generosità e di altruismo....
Ugo Arioti
 
Il medico di Crocetta al telefono: la Borsellino va fatta fuori come suo padre. Solidarietà di Renzi e Mattarella, il governatore si autosospende

Intercettazione shock rivelata dall'Espresso. La frase di Tutino, primario dell'ospedale di Palermo Villa Sofia, arrestato pochi giorni fa. Il presidente siciliano si difende: "Non ho sentito, forse ero in una zona d'ombra"

di EMANUELE LAURIA e ANTONIO FRASCHILLA

Lucia Borsellino «va fatta fuori. Come suo padre». Ovvero come Paolo Borsellino, il giudice assassinato il 19 luglio 1992. Le parole, di impatto potentissimo, sarebbero state intercettate pochi mesi fa. A pronunciarle –secondo quanto rivela l’Espresso in un’anticipazione- non sarebbe stato un capomafia, ma il medico personale di Crocetta: Matteo Tutino, primario dell’ospedale palermitano Villa Sofia, arrestato nei giorni scorsi per truffa, falso e peculato. All’altro capo del telefono c’è proprio il governatore della Sicilia Rosario Crocetta, che – a quanto riferisce l’Espresso - ascolta e tace. Nessuna reazione di fronte a quel commento macabro nei confronti dell’assessore della sua giunta, scelto come simbolo di legalità in un settore da sempre culla di interessi mafiosi. Nei giorni scorsi le voci di una intercettazione shock erano circolate con insistenza, giungendo all’orecchio della stessa Borsellino, che si è dimessa dal ruolo di assessore alla Salute all’indomani dell’arresto di Tutino. Dicendo, in un'intervista a Repubblica, che in dissenso nei riguardi dell'antimafia di facciata non avrebbe partecipato alle cerimonie per la commemorazione della strage di via d'Amelio.
Crocetta nega di aver sentito ma poi si autosospende. Ma Crocetta dice di non aver mai sentito quella frase: "Giuro di non averla mai udita, forse ero in viaggio, in autostrada, in una zona d'ombra. Ma se l'avessi sentita davvero avrei reagito come un dannato, avrei tolto la parola a Tutino. Lui parlava male della Borsellino, è vero, ma ripeto non l'ho sentito dire quella frase. Purtroppo - conclude il presidente - siamo tutti vittime delle telefonate altrui".  Ma nel giro di poche ore Crocetta viene travolto dalle polemiche e decide: "Mi auto-sospendo immediatamente da presidente della Regione". Nominato come reggente il nuovo assessore alla Sanità Baldo Gucciardi, designato pochi giorni fa proprio al posto della Borsellino. "Sto inviando una richiesta alla Procura di Palermo per avere un incontro con lo scopo di verificare la portata dell'intercettazione che riguarda Tutino", ha aggiunto il governatore. Per quanto riguarda eventuali dimissioni, Crocetta afferma: "Prenderò la decisione finale nel giro di pochi giorni, dopo gli accertamenti". "Non sono legato alla poltrona, ribadisco la mia estraneità a questa vicenda - sottolinea - Ma quanto sta accadendo è più grave di un attentato fisico. Non intendo mettere la Sicilia nella condizione di subire attacchi, non faccio pagare prezzi al popolo siciliano. Ma di questa vicenda sono solo una vittima".
Il commento gelido dell'ex assessore. Lucia Borsellino commenta la frase ai microfoni del Gr di Rai Sicilia: "Mi sento intimamente offesa e provo un senso di vergogna per loro". Sulla giustificazione data da Crocetta ha risposto glaciale: "Non spetta a me fare commenti al riguardo".
Il fratello del giudice. Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo e punto di riferimento del movimento "Agende Rosse" attacca: "Quelle intercettazioni tra il medico di Crocetta e lo stesso Presidente in cui Matteo Tutino dice che bisognerebbe fare fuori mia nipote Lucia sono semplicemente gravissime, incredibili e vergognose".  "Lui non dice che bisogna farla fuori dall'assessorato ma che bisogna farla fuori come suo padre - dice Salvatore Borsellino - e siccome mi risulta che suo padre è stato ucciso in maniera particolare, è gravissimo. E non perché l'abbia detto Tutino ma perché il presidente Crocetta non l'ha mai reso noto, né ha estromesso Tutino dal suo entourage. Io chiederò conto a Crocetta di questo". Quando viene a sapere che Crocetta sostiene di non avere mai sentito quella frase, replica: "Vuol dire che è stato colpito da una sordità improvvisa e temporanea...". "Fare fuori Lucia come suo padre significa solo una cosa- dice - e trovo assurdo che Crocetta non ne abbia tratto le necessarie conseguenze. Gliene chiederò conto".
La telefonata di Matteo Renzi e di Mattarella. La giunta Crocetta, già in difficoltà per le dimissioni di tre suoi assessori, traballa come non mai. Anche il premier Matteo Renzi, stamattina, ha telefonato a Lucia Borsellino per esprimerle solidarietà. Un gesto che, com'è evidente, ha anche un valore politico, visto che uno dei due interlocutori della conversazione incriminata sarebbe stato Crocetta. Ovvero un presidente della Regione del Pd. Fonti di Palazzo Chigi sottolineano che la chiamata a Lucia Borsellino è stata "la prima telefonata della giornata del premier". Al termine delle sue udienze del mattino anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, venuto a conoscenza delle notizie provenienti dalla Sicilia, ha telefonato a Lucia Borsellino per esprimerle "la sua solidarietà".
La chiama anche Alfano. Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, ha chiamato Lucia Borsellino per esprimerle "sdegno, affettuosa vicinanza e solidarietà per quelle parole che pesano in modo gravissimo e incancellabile sulla coscienza di chi le ha pronunciate". Il ministro Alfano auspica che sia vero quanto affermato dal Presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, e cioè che non ha sentito la "irripetibile frase pronunciata dal suo medico" sull'ex assessore alla Sanità.
Il Pd chiede le dimissioni. Il sottosegretario Davide Faraone non ha dubbi: "Inevitabili dimissioni Crocetta e nuove elezioni. Quelle parole su Lucia Borsellino una vergogna inaccettabile". Nel Pd si apre il fronte che porta alle dimissioni del governatore.  
Il nuovo assessore: "licenziare Tutino". Il neo assessore alla Salute Baldo Gucciardi, intanto, chiede il licenziamento di Tutino:  "Pur nell'assoluto rispetto delle indagini dell'autorità giudiziaria, è di tutta evidenza che le parole pronunciate dal dottor Tutino e riportate oggi da organi di stampa lo rendono, fra l'altro, incompatibile con qualsiasi rapporto giuridico e professionale con un'Azienda sanitaria pubblica. Il direttore generale dell'Azienda Villa Sofia-Cervello svolga le tempestive verifiche del caso - dice Gucciardi - e ponga immediatamente in essere i provvedimenti consequenziali".

domenica 12 luglio 2015

sabato 11 luglio 2015

CROCCHETTA CHI ERA COSTUI?

"Crocetta chi era costui?" dirà il Don abbondio di turno, quando questo pagliaccio tragicomico che sa solo esternare, senza capire quello che dice, andrà a riempire le pagine dell'ei fu! Questo inutile orpello, questa "bandiera di cannavazzo", questo dignitario dell'inutile e del masaniellismo, dovrà, gioco forza, questione di tempo, andare via e scomparire nel libro degli oscuri quaraquaquà di palazzo D'Orleans. Intanto, mano alle statistiche, perchè nel libro dei primati, quello sulla distruzione di un intero corpo amministrativo e di un completo appiattimento sui LADRI D'ORLEANS, le AUTORITA' del pifferaio magico e i Dirigenti Generali ormai generalizzati e riformati e usati come rifiuti da smaltire, questo è un GUINESS che spetta al nostro CARNEADE. Auguri Crocchetta, tanti hanno creduto, per un perverso sentimento razzista mal celato, che un gay fosse sempre un Leonardo. Oggi sappiamo, ed è una grande rivelazione, che anche tra di loro ci sono gli illuminati e quelli, come il nostro cialtrone gelese, allo SCURO, orbi precisi! Auguri siciliani, resistete altri due anni che questo NEANCHE LE BOMBE LO SCOLLANO DALLA SEDIA CHE NON GLI DARà MAI PIù NEMMENO UN UBRIACO sordo muto e cieco!
ALSO SPRACHE ZARATHUSTRA....

mercoledì 1 luglio 2015

LA TROIKA VUOLE FARE IL COLPO DI STATO IN GRECIA E STA FINANZIANDO TUTTI I SUOI LECCACULO GRECI E ITALIANI

Siamo veramente convinti del fatto che l'economia reale e la vita della gente sia un VALORE per le multinazionali finanziarie, per le Banche e la fantomatica commissione europea guidata da un truffatore acclarato? Aristoltele o Pericle, citava qualcuno per darsi un tono, e aggiungeva noi in Italia, per fortuna, siamo fuori da queste turbolenze. FALSO. Noi siamo allineati e coperti con quelli che ci chiedono il sangue, abbiamo un debito pubblico vertiginoso e una disoccupazione da paura. Una famiglia su tre è sull'orlo della povertà e sentiamo questo buffone, non eletto e illegittimo, che si abbottona la giacchettina da scemo del paese e dice che siamo fuori dalla linea di fuoco. Le cose sono due o ha bevuto molto e ha preso psicofarmaci forti o è un imbecille prezzolato dalle Banche e dai poteri forti. Paradossalmente, quando un Leader di un Paese sovrano, dovrebbe essere così, da la parola al popolo perché è la Gente che deve affrontare una difficile circostanza e i politici sono eletti dal popolo e non dalle Banche come vorrebbe il FMI, tutti dovremmo salutare questo gesto come il segno che la volontà del Popolo è sopra ogni cosa e Tsipras ha detto che se la Grecia non vuole questo tipo di lotta contro gli SPECULATORI E GLI AFFAMATORI TEDESCHI CHE NON VOGLIONO NEMMENO PAGARE IL LORO DEBITO DI GUERRA, lui si dimetterà e saranno altri a gestire questa fase, come è giusto che sia (figuratevi in Italia se fanno un passo indietro quando falliscono, vedi Crocetta in Sicilia). Allora, ha ancora un senso la parola DEMOCRAZIA? In Italia ormai è solo un simulacro vuoto dietro il quale organizzano e gestiscono tutto gli oligarchi asserviti alle Banche. Ricordate quanti REFERENDUM abbiamo votato e ricordate quanti ne hanno successivamente INVALIDATO, tutti. Vogliamo dare lezioni di democrazia ad Alexīs Tsipras? Noi che abbiamo un parlamento e un presidente del consiglio ILLEGITTIMI. Non votati da nessuno e che sfornano bugie e numeri come fossero arachidi tostate. Impariamo ad essere un popolo e cacciamo tutti gli usurpatori. Riprendiamoci la sovranità popolare e poi guardiamo ad un EUROPA che se vuole esistere DEVE ESSERE UN EUROPA DEI POPOLI E NON DELLA MONETA. BANCHE QUINTA MAFIA.

martedì 30 giugno 2015

L’EUROPA RINUNCI ALLE PAURE E TORNI A SOGNARE


L’EUROPA RINUNCI ALLE PAURE E TORNI A SOGNARE

La scorsa settimana Obama ha vinto due partite giudiziarie importantissime che incorniciano la strategia politica del presidente americano in una visione più ampia che abbraccia anche la sfera dei diritti personali.

Le sentenze della Corte Suprema degli Stati Uniti ammettono, una, l'estensione del riconoscimento delle nozze gay in tutti gli Stati della federazione e, l'altra - ancor più storica - la legittimità dei sussidi federali per consentire anche ai redditi più bassi l'accesso a una polizza sanitaria in tutti i paesi.

La ripresa economica, in sostanza, deve andare di pari passo con l'accelerazione nel riconoscimento dei diritti civili e sociali.

Qualche repubblicano ha minacciato azioni forti, soprattutto contro il primo dei provvedimenti, che può fare breccia negli animi della parte più conservatrice del paese. E' il caso del Ministro della giustizia del Texas, Ken Paxton, che ha deciso diriconoscere ai funzionari locali che saranno chiamati a trascrivere le nozze gay la possibilità di esercitare l'obiezione di coscienza per motivi religiosi.

Ma sono ipotesi destinate a restare isolate perché i funzionari rischiano la denuncia se rifiutano di celebrare matrimoni gay che ormai hanno il valore di diritto costituzionale.

Gli Stati Uniti danno in questa fase una lezione alla vecchia Europa, dove non solo la crisi resta un dato di fatto, ma aumentano le paure e si mettono sempre più in discussione i diritti fondamentali.

L'Europa non insegue più sogni di progresso. L'allarme economico è stato lanciato qualche giorno fa dal Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco che senza giri di parole ha parlato di stagnazione sia per l'Italia che per l'Europa, per le quali serviranno ancora degli anni prima di tornare ai livelli produttivi del 2008.

Intanto crescono le paure.

Il dramma dei migranti stenta a essere affrontato dalla giusta prospettiva. Ciò che emerge giorno dopo giorno è una totale assenza di responsabilità nell'affrontare l'emergenza, ma anche una mancanza di visione umanitaria del fenomeno. L'esito delle elezioni in Danimarca ne è una diretta conseguenza, come i dibattiti apocalittici che si susseguono di paese in paese. Compresa l'Italia, dove la frontiera è una ferita e il fenomeno viene approcciato con il macabro gusto del business. Un quadro che lascia spazio a un'arretratezza di pensiero che mette in discussione premesse che per un paese europeo dovrebbero essere assiomi: il dovere dell'accoglienza e il diritto a essere felici altrove.

In questi spazi trovano voce le minacce del governatore della Lombardia Roberto Maroni, pronto a togliere fondi finanziari regionali alle amministrazioni locali che si mostrano non semplicemente solidali con i migranti, ma capaci di dare risposte, in attesa che ad altri livelli si studino piani risolutivi. Sempre la Lega, per voce del suo segretario Salvini, invoca stati di polizia, buttando benzina sul fuoco delle paure.

E più le paure crescono, più è forte l'immobilismo. L'Europa, l'Italia, sono come bambini bloccati dal terrore nel buio, un terrore che si alimenta dell'incapacità di muovere un passo verso una via di luce.

E così si affonda nell'oscurità di discussioni inutili a risolvere i problemi. Ne è un esempio il primo atto del neo sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che ha messo all'indice i libri a disposizione di insegnanti ed educatori delle scuole dell'infanzia della città lagunare, nell'ambito di un progetto sull'integrazione e sulle diverse forme di famiglia. Tra quei libri ci sono storie illustrate da Altan, l'autore della Pimpa, che raccontano di famiglie con due mamme o due papà o storie di famiglie "allargate". Quella di Brugnaro non è solo la negazione di un diritto di espressione, ma un modo per spostare l'attenzione dei cittadini su altro e alimentarne le paure.

Sta succedendo anche in Turchia, dove i risultati delle ultime politiche, che hanno premiato il Partito Democratico dei Popoli dando speranza ai movimenti progressisti e democratici del paese, si schiantano contro il muso duro della politica di Erdogan, che al dialogo preferisce la repressione. È successo di nuovo durante il gay pride di domenica a Istanbul, con la polizia che ha impedito ai manifestanti di riunirsi in piazza Taksim, luogo storico delle proteste pubbliche, aprendo gli idranti e sparando proiettili di gomma sulla folla.

Quel che è certo, è che l'Europa non uscirà dalla crisi se non troverà il coraggio di riprendersi il ruolo di incubatore del progresso.

Redazione - Silvia Savi

 

giovedì 18 giugno 2015

La Fiumara d'Arte in restauro

 
E' nata trentun anni fa, la Fiumara d'Arte, con le sue opere contemporanee inserite nel paesaggio ha costituito una nuova modalità di porre in relazione l'ambiente con il gesto creativo, per volontà di Antonio Presti: adesso per le opere monumentali è giunto il momento del recupero, per sette delle otto istallazioni firmate da alcuni tra i più grandi artisti contemporanei, che recavano i visibili danni prodotto dal tempo e dagli agenti atmosferici. Tra le prime ad essere recuperate, “La Finestra sul Mare” di Tano Festa, “La materia poteva non esserci” di Pietro Consagra e “Una curva gettata alle spalle del tempo” di Paolo Schiavocampo.
Il progetto di restauro, finanziato con fondi europei, dovrà essere concluso in autunno, ma già da questi mesi sono più visibili gli interventi che stanno riportando alla luce le sculture, consolidate, restaurate, ripristinate nelle parti mancanti. "Fiumara d’Arte è un’opera viva, non una mummia – dice Antonio Presti – E’ giusto rileggere ogni opera e documentarne soprattutto la contemporaneità. La semina spirituale della Bellezza vuole come raccolto sempre una nuova semina da consegnare alle generazioni future".
Si parla infatti di conservazione per un’opera d’arte storicizzata (opere di Tano Festa, Piero Dorazio, Piero Consagra); e si uniscono conservazione e trasformazione se l’artista è ancora vivente (come nel caso di Paolo Schiavocampo, Mauro Staccioli o Italo Lanfredini) . In accordo con l’Accademia di Belle Arti di Palermo, l’apertura di campus didattici e laboratori sul posto. delle stesse opere. I fondi assegnati al Consorzio Intercomunale Valle dell’Halaesa per il restauro e l’implementazione di Fiumara d’Arte – di cui fanno parte i comuni di Castel di Lucio, Mistretta, Motta d’Affermo, Pettineo, Santo Stefano di Camastra e Tusa - provengono da un PO FERS 2007-2013, per un importo di circa 1 milione e 650 mila euro che diventano 2 milioni e 300 mila con i costi di progettazione, consulenze artistiche, espropri, produzione pubblicazioni scientifiche, attività di divulgazione e promozione; ad aggiudicarsi i lavori è stata la RE.CO.GE s.r.l. di Paternò.
L'unica opera che non sarà restaurata, è la “Stanza di barca d'oro” dell'artista giapponese Hidetoshi Nagasawa, camera ipogea chiusa per cento anni, per volontà dell'artista. Le altre opere oggetto del restauro sono “Energia mediterranea” di Antonio Di Palma, a Motta d'Affermo, il “Labirinto di Arianna”di Italo Lanfredini, a Castel di Lucio, “Arethusa”, pareti in ceramica della caserma dei Carabinieri di Castel di Lucio, opera di Piero Dorazio e Graziano Marini. “Piramide – 38º parallelo”dello scultore Mauro Staccioli, realizzata da pochi anni, è l’unica scultura a non aver bisogno di restauro, ma solo della sistemazione degli spazi attorno
(Paola Nicita)

mercoledì 17 giugno 2015

troppi suicidi e troppa violenza ... è questa la generazione bruciata?


Mi chiedo se si può morire a vent’anni per un incidente di percorso in una relazione amorosa, per una relazione che non è quella desiderata, voluta, cresciuta e sognata, da una giovane ragazza. La risposta unica possibile è: NO. Ma cosa arma, nell’assoluto vuoto di Famiglia, società e scuola la mano dell’assassino, incapace di uno scrupolo di coscienza? Quale è il male oscuro che depriva del bene più sacro una giovane donna? Il maschilismo? No, questa è delinquenza allo stato puro, che nasce da una società malata di narcisismo e di superficialità. Niente ha più un valore, nemmeno la vita. È questo sistema di bugie e di immagini che si sovrappongono a una cultura costruttiva e la disintegrano lasciando solo un fondo di cinismo e di egotismo che porta i giovani a non sapere più quale è il vero valore delle cose che ci circondano. Il Mondo intorno a noi è solo un degradante spettacolo di ignominiose e abusive violazioni del contratto sociale che ci lega e ci fa comunità. Ognuno di noi è solo con la sua vanità. I giovani sono lasciati allo stato brado ad annoiarsi senza prospettive in un gorgo di magliette griffate e droga, di soldi spesi inutilmente, elargiti da genitori che non sanno dare un valore e un argine alle richieste dei loro ragazzi. Altresì, dare un criterio di saggezza comune a questi ragazzi che hanno paura di se stessi e che sono tanto più pericolosi quanto più ignoranti e superficiali non è facile. Questo modello di società che sta distruggendo ogni organismo sociale crea violenza senza ritorno e, la prepotenza, cresce all’interno di questa società individualista ammalata di noia. Cresce la paura e la cultura della morte. Cresce perché è il sistema consumistico che ne propaga le velenose radici aeree. Bisogna rifondare la società su basi di non violenza e dialogo, quello che manca oggi, sostituito da folle di tifosi di qualcosa non ben definita, ma di bandiera. Non c’è confronto generazionale, si parla di rottamazione, come se le persone fossero cose numerate. Prodotti del MERCATO GLOBALE. Il Mercato Globale che distrugge ogni cultura e appiattisce tutto sul piano dell’inutile profitto e della speculazione. Chiedetevi chi è più forte in questo campo e vi risponderete: LE MAFIE.
Ugo Arioti

domenica 14 giugno 2015

"La solitudine dei ragazzi del '92 saltati tutti in aria"


Giuseppe Schillaci: "La solitudine dei ragazzi del '92 saltati tutti in aria"

Ne "L'età definitiva" l'autore analizza il peso delle stragi di mafia: "Come se un nostro gemello fosse rimasto tra quelle macerie"

di ELEONORA LOMBARDO   ( da repubblica.it - Palermo)

E' cresciuto a Brancaccio e di quella periferia cittadina fatta di identità territoriali, della bellezza sfacciata del castello di Maredolce e delle sue superfetazioni edilizie, del ponte dell'Ammiraglio sui resti stanchi e paludosi del fiume Oreto, ha fatto le linee guida della sua poetica per raccontare Palermo e la generazione " colpevole". Oggi vive a Parigi, è regista di documentari, pronto al debutto con il primo lungometraggio "di finzione" ed è al suo secondo romanzo.

Dopo "L'anno delle ceneri", mitopoiesi della Palermo all'inizio del Novecento, Giuseppe Schillaci torna in libreria con "L'età definitiva", edito da Liberaria, racconto della deflagrazione generazionale nel 1992. Domandandogli cosa ne pensa dei suoi concittadini della sua stessa età, Pif, Davide Enia, Alessandro D'Avenia, Corrado Fortuna che hanno affrontato nei loro lavori lo stesso tema, risponde: "Esiste sicuramente una generazione biografica che sta facendo i conti con il 1992, in quell'anno siamo saltati tutti in aria, ma non mi riconosco in nessuna comunità creativa. Usiamo dispositivi narrativi e linguaggi troppo diversi. Non mi interessa raccontare la separazione tra bene e male dopo i fatti del 1992, quello che mi appassiona come uomo è la lotta tra me e me che da quel momento si è innescata. Siamo stati e siamo, in diversa misura, tutti colpevoli".

E' per rappresentare questa dicotomia interiore che nel suo ultimo libro il protagonista ha un gemello che muore proprio nel 1992?
"Assolutamente sì, dopo il 1992 è come se tutti avessimo avuto un gemello che è rimasto in quell'anno. Ne "L'età definitiva" mi interessava mettere a fuoco la sensazione di solitudine cominciata in quel maggio e l'incapacità di stare al mondo che ne è stata conseguenza. Il libro racconta di un tempo che inizia poco prima del '92 e finisce nel 2001, che è l'anno di Genova, e c'è un'idea di tempo ciclico, di eventi che ritornano. Se nel mio primo romanzo avevo raccontato la Palermo mitica, vicina all'infanzia dei miei genitori, in questo ho voluto raccontare la mia di infanzia ".

Che infanzia è stata la sua a Palermo?
"Sono cresciuto a Settecannoli, i miei erano quella borghesia nascente che negli anni '80 ha preso casa nei palazzoni di Corso dei Mille. Si faceva tutto a piedi e si giocava per strada. Noi eravamo " quelli dei palazzi", eravamo "i buoni", e ce la dovevamo vedere con "quelli delle case basse", che rappresentavano "i cattivi". Poche possibilità di commistione, anche se nel nostro gruppo ricordo che entrò uno delle case basse. Noi eravamo i figli della classe media emergente, loro della bassa manovalanza della mafia. Le esplorazioni giravano intorno a Maredolce, "il castello occupato", luogo di fascino perturbante, perché si capiva che era totalmente illecito. Al liceo poi sono andato al Don Bosco, in via Libertà. Arrivarci era un viaggio, ma proprio arrivando lì dalla periferia ti era subito chiaro che tutta Palermo era periferia. Io ero sempre l'espressione della classe media, solo in questo caso mescolato ai figli dei mafiosi "di alto bordo"".

Quando ha deciso di andare via da Palermo?
"Sarei voluto andare via già finito il liceo, ma per una questione economica ho aspettato ancora due anni e a 20 sono andato a finire l'università a Bologna. Ero iscritto in Scienze della Comunicazione, appassionato di semiotica, e allora Bologna era il massimo. Credo che la mia generazione sia l'ultima cresciuta con il valore dell'istruzione, espressione edonista della cultura, quella di studiare per scegliere il lavoro che ti piace"

In cosa era diversa per un universitario Bologna da Palermo?
"A Bologna al bar si parlava di politica, di cosa si poteva fare e non fare, di come collettivamente si poteva cercare un'azione comune. C'era una cultura civica, i problemi non erano mai espressi con un sotteso sentimento del "tiriamo a campare" che spesso avevo anche io avallato a Palermo ".

Quando ha capito che la sua strada sarebbe stata prima il cinema e poi la narrativa?
"Ho cominciato scrivendo racconti, proprio raccontando quell'andare al massacro a Genova, la disgregazione dell'amalgama di intenti che avevamo costruito. Poi mi sono trasferito a Roma e ho lavorato come assistente alla regia. Ho cominciato a fare tutti i set che arrivavano a Palermo, Wenders, Turturro, "Il dolce e l'amaro" di Porporati. E poi ho scritto "L'anno delle ceneri"".

"Apolitcs now" è il documentario, vincitore dell'"Italian Docs Online" nel quale racconta la campagna elettorale per le elezioni a sindaco di Palermo del 2012 vinte poi da Orlando. Qual era l'idea?
"Raccontare il grottesco, la
 confusione, non solo palermitana ma italiana. L'idea che basta darsi una spolverata e tutto torna nuovo, e la politica del miracolo sempre valida in questa città" .

E adesso?
"Sto lavorando a un film, una co-produzione Italia Francia. Si chiama "Hotel Patria" ed è girato fra la Sicilia e il sud della Francia: vorrei concludere il mio racconto sul perturbante perfettamente rappresentato dalle atmosfere palermitane ".

 

 

 

venerdì 12 giugno 2015

racconti in pillole - la ragazza della porta accanto Ugo Arioti @2003


La ragazza della porta accanto
 
Spiaggia quasi deserta, di maggio. Giornata di fuoco e mare smeraldino e luccicante, quasi piatto. Tovaglie stese per sdraiarsi sull’arenile. Maurizio ha invitato Vanessa, l’amica della porta accanto, a trascorrere la giornata al mare e poi, sottinteso, si torna a casa a mangiare e … posano la borsa e si lasciano il costume per stendersi al sole. Lui, per rompere il ghiaccio, le mostra una foto su un giornalaccio che ha portato per riscaldare il “dopo” e le chiede, per darsi un contegno da uno che è superiore a queste cose, cosa ne pensa.

-Cosa penso di un uomo che nella foto che mostra a una donna mette il suo cazzetto? Ti interessa saperlo? Capisco che per te deve essere la soluzione finale … il verbo dal quale vieni!-

- Vanessa, smettila. Volevo solo provocarti … - arrancò  Maurizio.

Lei rideva, ma teneva stretta la morsa sui suoi sensi di colpa, sui suoi tabù eretico-cattolici e sui suoi tentennamenti d’uomo. Lo irrideva e lo teneva in pugno.

-Le cose che ti immagini di me non hanno niente a che vedere con me, sono solo costruzioni tue … morbose e squallide. Io sono una donna. Tutta donna e non solo le tette o la bocca o il culo o … -

- Basta, smettila. Mi fai sentire un verme.-

La spiaggia vuota, il caldo afoso di un fine maggio tropicale incombeva sulle loro bucce umane arroventate, abbronzate e aromatizzate al caffè.

-No, non immagino, accetto qualunque cosa da te e non ho pregiudizi non chiedo niente né a te né a nessun altro vorrei solo conoscerti per quello che sei anche se fossi un assassino o uno sfigato o... – gridò da leonessa, mentre Maurizio si copriva gli occhi accecati dal sole, per cercar di seguire la “tarantata”!

- Sei solo un uomo che vuole scoparsi una bella figa e io sono quella!Ma te la devi meritare … porco!- lo ammonì, girandogli intorno per cercare il punto debole dove colpirlo.

- Appartieni a quel tipo di persone che se non parlano o fanno riferimento a se stesse, non riescono a respirare!- tentò, per rompere il cerchio, Maurizio.

 - Prova tu, a respirare bene con una trombetta in ... ti piace?! No. Ora devi solo guardare e non toccare. Solo immaginare quello che potresti …. Caro il mio coglione perbenista!-

Si tolse il reggiseno e diede  respiro a due grossi animali bianchi a pera con due chiodi carnosi e duri al centro! Eccitata e fremente si piazzò sopra di lui. Maurizio, che non aveva avuto mai problemi con le altre donne, si bloccò, paralizzato, impotente e stava per piangere.

Partirono due ceffoni che lo centrarono in viso facendo saltare tutte le sue protezioni e, infine, l’uomo uscì dal guscio e si lasciò possedere da lei.

giovedì 11 giugno 2015

Piazza Politeama cambia aspetto e sarà il passante ferroviario a disegnare un nuovo asset dei trasporti urbani ...ma in sfregio ai cittadini


È rivolta dei cittadini dopo il taglio dei ficus di piazza Castelnuovo. Residenti, associazioni, attivisti sono pronti a procedere contro l’amministrazione comunale: “Ci sentiamo traditi – dice Gabriella Pucci, ambientalista del comitato dei cittadini per Palermo più verde e più pulita – Non ci sono altre parole. Abbiamo incontrato l’assessore comunale al Verde Francesco Raimondo soltanto qualche giorno fa e non si è mai parlato di questo scempio. Ma solo delle palme da spostare altrove. Siamo pronti a presentare un esposto”. Di tradimento parla anche il Wwf: “Mi rifaccio alla dichiarazione dell’assessore Raimondo che avrebbe fatto tutto il possibile per salvare le palme – dice Pietro Ciulla, presidente del Wwf Palermo. Ma in quel caso non si è fatto alcun accenno agli altri alberi della piazza. Si era parlato di palme e abbiamo preso atto che l’assessore si era impegnato per il salvataggio e il reimpianto. Adesso ci sentiamo traditi e in un vicolo cieco. Uno a cuor leggero non può dire di bloccare i lavori, anche perché un fermo del cantiere costa tantissimo e sappiamo che c’è gente che fa il tifo per bloccare i lavori per speculare. Ma al tempo stesso ci vuole una riunione chiarificatrice con l’assessore e con l’impresa. Il committente deve conoscere alla lettera il progetto. A meno che l’impresa fa delle cose non previste e sarebbe una cosa davvero grave”.