Visualizzazione post con etichetta Ecosistema universale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ecosistema universale. Mostra tutti i post

mercoledì 1 maggio 2024

L'Universo potrebbe essere un grande organismo

 

«L'Universo è un organismo vivente che si riproduce attraverso i buchi neri»: l'audace teoria di un fisico americano

diFlavio Vanetti

Lee Smolin è uno dei fondatori del Perimeter Institute for Theoretical Physics. La sua teoria immagina il cosmo come un unico organismo del quale noi facciamo parte

«L'Universo è organismo vivente che si riproduce attraverso i buchi neri»: l'audace teoria di un fisico americano

Immagine creata con Dall-E 3

E se stessimo sbagliando tutto da tempo, anzi da sempre, perché i segreti dell’universo risiedono più nella biologia anziché nella fisica? Ed è possibile considerare il cosmo come un’entità vivente, un unico organismo del quale noi facciamo parte? In questo caso galassie, buchi neri, stelle, quasar, nebulose pianeti, umani, animali e quant’altro rappresenterebbero i tessuti di un enorme essere vivente. Provate a fare uno sforzo di fantasia, forse riuscirete e immaginare, e magari a visualizzare, questo gigante (obiettivamente un po’ inquietante). Un «corpo» che nasce (col Big Bang) probabilmente da una realtà precedente, che cresce (grazie all’espansione) e che alla fine muore (quando l’entropia si sarà equilibrata).

A dirla tutta, non sono ipotesi nuovissime: già il filosofo greco Anassagora riteneva che esistesse una mente organizzatrice (il Nous) in grado di cancellare il caos originario. E dopo di lui, in questo solco, sono arrivati Platone, gli Stoici, Plotino e i seguaci del Neoplatonismo. Nei giorni scorsi il sito Universo 7p ha avuto l’idea (e il merito) di tornare sull’argomento riproponendo le tesi del fisico teorico statunitense Lee Smolin, convinto che l’Universo abbia già creato una famiglia di universi-figli, celati oltre l’orizzonte dei buchi neri. 

Ma chi è Lee Smolin? Classe 1955, nato a New York, è uno dei fondatori del Perimeter Institute for Theoretical Physics e ha dato notevoli contributi alla teoria quantistica della gravitazione e alla gravità quantistica a loop. Come ci ricorda Wikipedia, enciclopedia online, «la cosmologia e la teoria delle particelle elementari rientrano tra i suoi interessi predominanti assieme alla meccanica quantistica e alla biologia teorica». Venendo alla tesi dell’Universo-corpo, Smolin fa una premessa: «Le leggi di natura sono perfettamente sintonizzate, in modo che l’Universo possa ospitare la vita. Immaginiamo cosa succederebbe se queste regole cambiassimo anche solo leggermente: l’Universo non sarebbe più così ospitale. Resta un mistero il motivo per cui l’Universo è così accogliente nei confronti della biologia».

A giudizio di molti questo prova che non può non esistere un creatore che ha concepito il cosmo e l’ha costruito affinché fosse adatto alla vita umana. Smolin eccepisce e preferisce cercare risposte nella teoria dell’evoluzione. Biologia, dunque, non fisica. E nemmeno religione. «La selezione naturale spiega come strutture intricate della vita di sviluppano in modo progressivo. L’Universo potrebbe aver avuto degli antenati? Forse sì. Mentre si è evoluto, potrebbero esserci state variazioni casuali delle leggi e infine una selezione delle stesse, privilegiando quelle che introducevano le strutture più complesse. La “selezione naturale cosmologica” è la miglior risposta che ho fin qui trovato».

Ma perché questa teoria regga, è necessario presupporre un meccanismo per cui l’Universo si riproduce e subisce una mutazione come nella trasmissione del Dna. I buchi neri sono, secondo il ricercatore, il luogo in cui questo accade. In pratica, l’Universo è il germoglio di uno smisurato albero cosmico sempre in crescita. «Nel cosmo funziona come in biologia: esiste una popolazione di universi che generano una progenie attraverso i buchi neri», sottolinea non senza ricordare di aver identificato una particolare analogia tra l’albero genealogico cosmico e quello biologico. «Perché si formi un buco nero occorre una stella molto grande. Inoltre servono enormi nuvole di gas e di polveri fredde, in modo che queste sostanze si trasformino in monossido di carbonio. Quindi sono necessari sia il carbonio sia l’ossigeno, i due atomi essenziali per la formazione della vita. Questi due elementi sono presenti nell’universo in misura massiccia, perciò la spiegazione per cui il cosmo ospita la vita non è altro che un effetto collaterale della sua stessa fertilità in termini riproduttivi».

Le leggi della fisica, allora, servono a mantenere “fertile” il cosmo e questo organismo pienamente vivente potrebbe manifestarsi anche in altri luoghi, seppure su scale di grandezza per noi irriconoscibili. Probabilmente adesso vi domanderete qual è la visione di Lee Smolin circa l’Entità Superiore. La risposta è immaginabile. E la trovate sulla già citata Wikipedia: «Non c’è mai stato un Dio, non c’è mai stato nessun pilota che ha fatto il mondo imponendo un ordine al caos, rimanendone poi al di fuori ad osservare e a prescrivere. E Nietzsche è morto. Oggi anche lui è morto. L’eterno ritorno, la morte termica eterna non rappresentano più una minaccia: non verranno mai come non verrà mai il regno dei cieli. Il mondo ci sarà sempre, e sarà sempre diverso, più vario, più interessante, più vivo, ma sarà sempre il mondo nella sua complessità e incompletezza. Tutto l’Essere è nelle relazioni tra le cose reali, sensibili. Tutto ciò che abbiamo come legge naturale è un mondo che si è costruito da sé». Una tesi, non una certezza. Chiunque può regolarsi secondo le proprie convinzioni.

venerdì 24 febbraio 2017

Nasa, la Terra ha sette "sorelle": scoperto un nuovo sistema planetario

E' a 40 anni luce da noi. Il cuore è la stella nana rossa Trappist-1, i pianeti hanno temperatura tra 0 e 100 gradi e quindi c'è la possibilità di acqua allo stato liquido, che li rende di grandissimo interesse per la ricerca di vita nell'Universo




IMMAGINATE un lontano "cugino" del nostro Sistema Solare, popolato da pianeti grandi più o meno come la nostra Terra. Alcuni di questi mondi alieni potrebbero persino ospitare forme di vita, magari così evolute da viaggiare da un pianeta all'altro a bordo di sofisticate navette spaziali. Un'ambientazione che sembra essere uscita dalla penna di Isaac Asimov o di un altro autore di fantascienza. Ma ancora una volta la realtà supera la fantasia, e rende reali anche gli scenari più futuristici. Perché, alieni e navicelle a parte, questo sistema planetario esiste davvero, e si trova a meno di 40 anni luce da noi. Trappist-1, una stella nana rossa nella costellazione dell'Acquario, ha infatti un corteo di ben sette pianeti simili alla Terra. Un risultato attesissimo da giorni  dopo l'annuncio della Nasa di una imminente conferenza stampa sui pianeti 


Viaggio verso Trappist-1 e i suoi sette pianeti, forse simili alla Terra 


Il punto forse più importante della scoperta è che tre di queste "sette sorelle" della Terra si trovano nella cosiddetta fascia di abitabilità, e potrebbero quindi ospitare acqua allo stato liquido, ingrediente fondamentale per lo sviluppo della vita. Un sistema planetario da record, perché allo stesso tempo ospita il maggior numero di pianeti come la Terra e il maggior numero di pianeti nella zona abitabile. Il risultato, ottenuto da un team internazionale e pubblicato online su Nature, apre così scenari completamente nuovi nella ricerca degli esopianeti e della vita nell'Universo.

giovedì 21 luglio 2016

Scoperti 104 pianeti 'vicini di casa', quattro sono rocciosi



Scoperti 104 pianeti 'vicini di casa', quattro sono rocciosi


Due di questi nuovi mondi confermati sono poco più grandi della Terra e sarebbero nella fascia di abitabilità
di MATTEO MARINI
19 luglio 2016
La lista si allunga, ce ne sono altri 104, tanti sono i nuovi pianeti extrasolari confermati, che vanno ad aggiungersi agli altri 1.284 individuati da Kepler, un ''segugio'' degli esopianeti, in quella che può essere considerata una specie di sua “seconda vita”. Ma c'è di più, quattro di questi 'nuovi mondi' potrebbero essere rocciosi e due di questi, addirittura, potrebbero essere simili alla Terra.

Si tratta, va detto, di stime basate unicamente sulla posizione e la massa. Sia la composizione che la possibile presenza, per esempio, di acqua allo stato liquido, è ancora tutta da confermare e per farlo serviranno probabilmente anni. Le uniche cose che sappiamo è che questi due pianeti sono un po' più massicci del nostro, il 20% e il 50% in più della Terra, e orbitano la propria stella (K2-72) in quella che è definita come 'fascia abitabile', la Goldilocks zone, a circa 181 anni luce da noi.

La loro orbita è strettissima, più di quella di Mercurio. La stella madre però è molto più piccola e fredda del nostro Sole, una nana rossa, il tipo più comune nella nostra galassia, per questo “la possibilità che la vita possa nascere su un pianeta attorno a una stella di questo tipo non può essere esclusa” secondo Ian Crossfield, primo autore dello studio pubblicato sull'Astrophysical Journal .

I risultati riportati dal telescopio Nasa continuano a sorprendere soprattutto dopo che, nel 2013, un guasto a uno dei giroscopi ne ha compromesso la capacità di orientamento. Rimasto ''zoppo'', in qualche modo è stato sistemato nel 2014 dai tecnici dell'Agenzia spaziale che gli hanno dato così una seconda chance. Che sta sfruttando benissimo.

Le zone di cielo coperte da Kepler, che proprio dal 2014 si chiama K2, ribattezzato dopo la ripresa della missione, presentavano 197 nuovi possibili pianeti. Le osservazioni da terra grazie al North Gemini telescope e al W. M. Keck Observatory delle Hawaii, l'Automated Planet Finder dell'Università della California e infine l'Università dell'Arizona che ha utilizzato il Large Binocular Telescope (di Stati Uniti, Germania e Italia) hanno permesso di confermarne 104, tutti 'vicini di casa'. Il conto sale quindi a oltre 2.400 esopianeti scoperti da Kepler e K2 osservando la variazione di luminosità delle stelle, possibile indizio del transito da parte di un pianeta. Nessuno ha mai fatto meglio. E K2, dato per spacciato tre anni fa, continua a sorprendere.

mercoledì 18 marzo 2015

Il sole si sta spegnendo? Una nuova immagine della NASA mostra le zone di buio sulla superficie


Il sole si sta spegnendo? Una nuova immagine della NASA mostra le zone di buio sulla superficie (FOTO)

Ilaria Betti, L'Huffington Post

 


 

Il Sole si sta spegnendo? Una nuova immagine della NASA mostra due enormi zone d'ombra, situate vicino ai poli: ricoprirebbero quasi il 10% della superficie della stella, la più estesa mai registrata nella storia delle osservazioni solari. C'è da preoccuparsi? È la stessa NASA a spiegare di cosa si tratterebbe: "I cosiddetti 'buchi coronali' sono zone in cui la corona del sole è più scura, la temperatura più fredda delle aree circostanti e il plasma ha una minore densità. Posso creare tempeste solari in grado di influenzare anche la Terra". Il "vento solare" è costantemente emesso dal Sole, ma diventa più intenso quando compaiono i "buchi neri". Questo potrebbe costituire un pericolo per il nostro pianeta: le emissioni di particelle solari potrebbero essere letali. Fortunatamente, l'atmosfera funziona da scudo protettivo. Ciò a cui si può assistere, dunque, quando il Sole si "macchia" è un aumento delle aurore boreali.

Le dimensioni dei "buchi coronali" rimangono, però, impressionanti. Quello più grande è situato nel polo sud della stella e ricopre almeno l'8% della superficie totale del Sole, quasi 230 miliardi di km: ciò lo rende una delle aree più estese mai osservate dagli scienziati. Il più piccolo, invece, è situato nel polo opposto ed ha una forma più allungata: ricoprirebbe circa lo 0,16% della superficie solare.

Non è la prima volta che i buchi coronali fanno la loro comparsa: le prime immagini furono scattate dagli astronauti dello Skylab della NASA tra il 1973 e il 1974. Possono rimanere visibili per un lungo periodo di tempo, anche fino a 5 anni. Una vera "goduria" per gli studiosi, che possono effettuare le loro misurazioni. E uno spettacolo per chi si gusta le immagini, comodamente, dalla Terra.