venerdì 29 marzo 2013

Un Re è morto, W Enzo!

Un Re è morto, W Enzo!

Un Re della musica e del teatro popolare italiano, “medico imperfetto”, Enzo Jannacci, stimato cardiologo e Re del cabaret e del pop Jazz italiano, musicista e inventore di poesia e teatro popolare che ha permeato di se e della sua disincantata visione mirabolante, ma reale della vita, il dopoguerra italiano fino a oggi, ci ha salutato dalla sua Milano sotto la nebbia. E ora? Ora, Ci vuole orecchio, Messico e nuvole, Vengo anch’io no tu no, Quelli che, Vincenzina e la fabbrica, Angelina, Ho visto un Re …  Gaber, Fo, Jannacci, Celentano, De Andrè, Cochi e Renato, Lina Wertmuller, e tanti grandi ancora sono stati testimoni e partecipi della tua arte e della tua partecipata ironia dei mali comuni, della vita della gente che non fa la storia e dei Re che scendendo dal loro livello e piangono da Re. Eravate due corsari, tu e Giorgio, e ora vi ritroverete lassù a suonare per gli angeli la vostra melanconica umanità che cerca la libertà e viene schiacciata dalla potenza dei Re di oggi: le Fabbriche e le Banche. Arrivederci Enzo, come vorrei che fossimo tutti così imperfetti!
Ugo Arioti

mercoledì 27 marzo 2013

La realtà per i filosofi e per i fisici - retorica

Ho letto e ve lo consiglio per la sua visione e per la sua capacità di tentare un approcio che ci possa far capire come pensiamo e come conosciamo la realtà attraverso il "dibattito" (o se vogliamo la retorica filosofica) un articolo su Caos Management 2007 di Roberto Vacca che ci riporta al tema della realtà per i filosofi e i fisici. A quello che è in estrema ratio il modo di vedere e cercare di capire il meccanismo stesso dell'evoluzione umana attraverso la speculazione intellettuale. C'è un passaggio del testo che mi ha colpito favorevolmente, anzi lo condivido, dove Roberto Vacca, nel raccontare di un articolo letto in gioventu, un articolo su Kant, dice e conferma a distanza di tempo che il rileggerlo, ancora oggi, gli procura la stessa insoddisfazione che gli procurò la prima volta che tentò di capirlo. In buona sostanza la retorica del dire superficialmente e velocemente o in maniera astrusa e impenetrabile o peggio ancora capovolgendo il senso delle cose che un altro ha detto genera confusione e disaffezione al tema principale, senza chiarire niente. Vedete come la retorica, il sistema e l'etica, sono una chiave importante per comprendere il Mondo in cui viviamo e navigarci dentro facendo anche noi un passo avanti!

Ugo Arioti

La realtà per i filosofi e per i fisici
(Consolatio Philosopiae)
di Roberto Vacca

Alcuni filosofi stanno dibattendo su come pensiamo e conosciamo la realtà. È problema vitale, ma non si può dire niente di sensato al proposito senza aver studiato fisica. Quando avevo 17 anni lessi l’articolo Kant scritto da P. Carabellese sull’Enciclopedia Italiana. Era interessante, ma difficile: lo lessi varie volte senza trarne giovamento. Lo rileggo ora e confermo la mia insoddisfazione. Se i termini non vengono definiti, si parla attorno alle cose, ma non si dice niente. Lo conferma la seguente citazione di quel testo: “Per Kant il compito della ragione è: mostrare con la propria esigenza di assolutezza che l’oggettività non si esaurisce nei determinati oggetti che l’intelletto costituisce o scopre nel campo del fenomeno sentito nello spazio e vissuto nel tempo. --- La cosa in sé, espressione pura di realtà dell’oggetto, è pur esigenza del pensiero, senza la quale il conoscere umano si disperderebbe in un’inconcludente relatività.”
Trovai nella Critica della Ragion Pura, pagine ben più  chiare e tradussi in italiano i passi sull’impossibilità di dimostrare l’esistenza di Dio. Erano applicazioni corrette della logica di Aristotele, ma non avevano rapporto con altri concetti, che si trovano nell’opera, e che sono avulsi dalla realtà come “il principio trascendentale a priori del giudizio riflettente che conduce al concetto di spiritualità conoscitiva soggettiva”.
Ora E. Severino (in La Lettura, supplemento al Corriere della Sera, 16/9/2012) lamenta che nelle discussioni correnti sul nuovo realismo nessuno citi Giovanni Gentile, la cui filosofia sarebbe «un potente alleato della tecnica» perché avrebbe mostrato “che il pensiero per essere vero, non ha bisogno e non deve corrispondere ad alcuna cosa esterna.   ---- «per sapere se l’intelletto corrisponda alla cosa, intesa come “esterna” alla rappresentazione che l’intelletto ne ha, è necessario che il pensiero confronti la rappresentazione dell’intelletto con la cosa; la quale, quindi, in quanto in tale confronto viene ad essere conosciuta, non è “esterna” al pensiero, ma gli è “interna”. »
Mettere fra virgolette “esterna” e “interna” non serve a definire meglio questi aggettivi. La tecnica, poi, che non è esente da difetti (come ogni prodotto umano) non ha bisogno di allearsi a filosofie fatte di parole, specie se di esse non siano date definizioni chiare (formali).
I fisici non parlano di pensare a o percepire oggetti, corpi, processi, fenomeni. Non si limitano a guardarli: li osservano e trovano modi per misurarli. Le misure fatte da operatori diversi coincidono – entro i limiti degli errori che vengono valutati. Quando si riesce ad analizzare anche matematicamente rapporti di causa-effetto, si possono prevedere eventi futuri e calcolare accuratamente i risultati di esperimenti ancora mai eseguiti. Questi successi sono preclusi a chi pensa alla realtà e cerca di conoscerla per similitudini o metafore.
Anche in passato taluno tentò di rivalutare Giovanni Gentile. Il suo pensiero profondo avrebbe dovuto far dimenticare che fu membro del Gran Consiglio del Fascismo e ministro della repubblica di Salò.
Invece non va rivalutato perché il suo pensiero era irrilevante, i suoi testi insensati. Ecco la prova: nel 1927 Paolo Vita-Finzi pubblicò un'Antologia Apocrifa, in cui la parodia di Gentile diceva fra l'altro:
“L'Io dirà: "Io o sono Io o sono non-Io" trovandosi nella curiosa alternativa di affermarsi negandosi (come non-Io) o di negarsi affermandosi (come Io). Se l'Io è Io si afferma: ma non è più Io per questa sua vuota identità, che è la negazione dell'essenza processuale dell'Io, la quale importa un differenziamento. Viceversa, se è non-Io, esso si nega; ma appunto negandosi riesce ad attuare la sua essenza. Qui dunque l'affermazione pura e semplice, o affermazione dell'identico, è negazione: e la vera affermazione efficace e positiva si opera attraverso la negazione. L'affermazione pertanto, che la disgiunzione garantisce nell'autonoema per quantità, qualità e modalità, è affermazione che è negazione; non è tesi, ma autotesi e quindi divenire, dialettismo.”
Frasi insensate – e seguaci di Gentile si adontarono che il maestro fosse ridicolizzato: “Le frasi della parodia erano scempiaggini. Mai il Maestro le avrebbe dette.”  Invece il pezzo (4 pagine). "è autentico copiato tale e quale senza mutare una virgola” da  Gentile G. - Sistema di logica come teoria del conoscere. I filosofi moderni non parlano di autonoema o non-Io. Gentile danneggiò la cultura. Fu ministro fascista dell’Educazione Nazionale e fece una cattiva riforma.



Non rivalutiamo autori che dicono niente e scrivono oscuro. Primo Levi disse: scrivere per non essere capiti è un artificio repressivo, noto alle chiese e tipico della nostra classe politica. La cultura non deve essere fatta di parole vuote. Deve aderire alla realtà.
Taluno sostiene che dopo Gentile anche Heidegger scoprì che andava criticata la concezione metafisica della verità, ma anche questo filosofo scriveva oscuro. Io sono d’accordo con Karl Popper  su questo e su molti altri argomenti. Dopo una sua conferenza a Roma nel Maggio 1984, chiesero a Popper cosa pensasse di Heidegger. Rispose:
"Era un nazista, cosa che si può perdonare a chiunque, ma non a un filosofo. Dopo la  guerra, interrogato sul suo nazismo, Heidegger disse che Hitler lo aveva deluso. Rifiutò di spiegarsi meglio.  Concludo che Hitler  lo deluse solo perché aveva perso la guerra. Io non parlo di Heidegger.”
Da anni ormai abbiamo capito che la filosofia non può essere fatta solo di proposizioni che sembrino avere forse un vago senso comune. Oltre mezzo secolo fa Bertrand Russell argomentò (My Philosphical Development, 1959) che per fare filosofia occorre studiare: fisica teorica e sperimentale, fisiologia della percezione, linguistica e logica matematica. Quest’ultima disciplina ha le basi nella logica di Aristotele, poi costruita in modo imponente dai logici medioevali e da quelli moderni. La logica di Boole ha trovato applicazione efficace e universale nella teoria della commutazione, alla base del progetto dei computer. Non ha senso discutere con chi parli ancora di logica dialettica [tesi, antitesi e sintesi] e neghi o ignori il principio di non contraddizione. Questo si applica a proposizioni che possano essere solo vere o false – tertium non datur [1]: “E’ falsa la proposizione che affermi simultaneamente  e nello stesso senso la verità di una proposizione  e del suo inverso.” I pensatori che non lo accettano o non lo capiscono non possono essere presi sul serio. Non ha senso invocare la libertà di opinione. Non neghiamo ai filosofi il diritto di discutere fra loro. Se, però, sono divorziati dalla realtà e non sono aggiornati, abbiamo ragione a non ascoltarli.
Fra loro esiste spesso una omertà furbesca. La evidenziò nel 1996 il fisico Alan Sokal, in un lavoro [Transgressing the Boundaries, Towards a Transformative Hermeneutics of Quantum Gravity] in cui asseriva (in malafede) che la realtà fisica è una costruzione mentale condizionata da fattori sociali: "un dogma imposto dall'egemonia post-illuministica delle visioni intellettuali occidentali". Non parlava delle teorie sulla realtà fisica, ma dellarealtà stessa. La rivista "Social Text" della Duke University lo prese sul serio e lo pubblicò senza commento. Non evocò critiche da altri accademici. Quei sedicenti intellettuali dimostrarono di non capire se le idee loro, o di altri, abbiano alcun senso o legame coi fatti. Ecco alcune citazioni dal testo di Sokal:
"Le speculazioni psicoanalitiche di Lacan sono confermate da recenti sviluppi della teoria quantistica dei campi." "L'assioma dell'uguaglianza nella teoria matematica degli insiemi è analogo al concetto omonimo affermato dal movimento femminista". "La scienza "postmoderna" ha abolito il concetto di realtà oggettiva".
Qualunque studente di matematica o fisica avrebbe capito subito che il testo era folle e inconsistente. Poi Sokal raccontò la storia in altro articolo sulla rivista Linguafranca denunciando l’assenza di rigore intellettuale di quegli universitari.
Metto, dunque, Sokal insieme a Pareto e Popper nella schiera dei benemeriti che ci difendono dagli impostori. Sono tanti - combattiamoli.

Note
(1) Esistono  anche logiche in cui si definiscono non solo 3, ma infiniti valori diversi da “vero” e “falso”, come la logica fuzzy (“sfocata” - che ammette ogni valore corrispondente a un numero decimale compreso fra 0 (falso) e 1 (vero). Trova applicazione nella teoria delle decisioni e dei rischi.
Io pubblicai nel1959  un lavoro sulla logica a 3 valori [“A 3-valued system of logic and its application to base 3 digital circuits”]. Quel “tertium” che davo aveva applicazione nei circuiti di computer – non  significato filosofico

martedì 26 marzo 2013

FANTASMI A PALERMO


Leggo, su Live Sicilia un articolo che mi riporta alla mente tante storie di fantasmi e apparizioni strane sentite bazzicando i quartieri antichi della città. Questa apparizione è quella di una suora al Capo, uno dei mercati popolari di Palermo. Il titolo recita: Chi è quella suora sul campanile? Il mistero del fantasma di Palermo ed è datato 26 Marzo 2013 ( riportato dalla giornalista Monica Panzica)
Il fantasma di una suora si affaccia sul campanile di una chiesa, a Palermo. Al calar della sera è un'aria di stupore, mistero e curiosità quella che si respira al Capo, nel cuore della città: al mercato non si parla d'altro e, tra sacro e profano, tutti vogliono vedere coi propri occhi quella sagoma. Live Sicilia ha inquadrato con le proprie telecamere ciò che su quel campanile sembra apparire. Si tratta soltanto di suggestione o di un fenomeno sovrannaturale?”
Questo titolo di Live Sicilia mi riporta alla mente tante storie o leggende metropolitane sui fantasmi a Palermo come quella del Tribunale e quella del fantasma del palcoscenico del teatro Massimo.
Il Fantasma del tribunale

Una donna apparve a un carabiniere che era di ronda al Tribunale, era il dicembre del 2011. Il testimone, un giovane carabiniere che prestava servizio all’interno del tribunale di Palermo, riferì che erano all’incirca del tre di notte e lui stava facendo il suo giro per le stanze del piano terra del tribunale di Palermo. Sembrava una notte come tante, tranquilla e senza intoppi. I corridoi del piano terra si susseguivano monotoni e sempre uguali. Finché il giovane carabiniere la vide. Una figura. Una donna vestita di bianco. Con un vistoso foulard rosso intorno al collo, che risaltava ulteriormente in contrasto con il candore dell’abito. Reggeva sotto il braccio un fascicolo, voluminoso. Vagava per il corridoio, apparentemente senza meta. In una zone del tribunale dove non sono presenti vie d’uscita. Il carabiniere si riprese dalla sorpresa. Provò ad avvicinarsi alla figura, convinta che la donna fosse semplicemente rimasta chiusa dentro, senza che nessuno se ne accorgesse. Il ragazzo fece qualche passo avanti. Ne fece pochi. La figura sparì all’improvviso, davanti ai suoi occhi. Il giorno dopo, il carabiniere fece rapporto. Controfirmato da altri due militari, è il racconto di quanto il giovane vide quella notte. Vennero condotte le opportune ricerche. E non furono riscontrati segni di effrazione. Gli investigatori hanno chiuso il caso ipotizzando una svista. Plausibilmente, c’era qualcosa che poteva assomigliare a una figura umana, come si può leggere della dichiarazione ufficiale. Resta solo il racconto di quel giovane carabiniere. E il fascicolo che il fantasma reggeva sottobraccio non è più stato ritrovato.
Il fantasma del Teatro Massimo
E c’è la storia del fantasma del Teatro Massimo, un'altra suora che recita la sua parte sul palcoscenico del Grande teatro palermitano. Il fantasma di una suora. Una donna di bassa statura, poco più di un’ombra. Compare dietro le quinte, sul palcoscenico. Oppure nei sotterranei del teatro, dove si odono rumori e voci sinistre. Vuole la leggenda che il teatro sia stato costruito al posto della chiesa e del monastero delle Stimmate. Qui era sepolta la suora. La sua tomba fu involontariamente profanata. Il suo fantasma si ostina ad abitare in quel luogo.
Sono solo alcune delle migliaia di storie dette e raccontate o scritte e testimoniate dalla gente che ha visto le “apparizioni”. C’è la storia dell’ultimo rampollo degli Altavilla che Enrico VI fece castrare e gettare in un antro della torre Pisana, ancora oggi se ne sente il lamento. In massima parte si tratta di fantasmi dolorosi, cioè che hanno subito un torto che non permette loro di riposare in Pace. C’è un vastissimo florilegio di narrazioni che finiscono per far diventare anche i fantasmi abitanti di questa magnifica città che si perde nella notte dei sogni antichi. Anche per questo la sua umanità ci copre e ci da comprensione. Nello stesso tempo dovrebbe farci comprendere quanto importante sia la nostra comunità e la sua cultura e storia e dovrebbe farci sentire più Popolo di quello che siamo, troppo chiusi nei nostri fantasmi diurni senza riuscire ad ascoltare le voci di una città che dietro le pietre e i cumuli di immondizia che ammassiamo senza sosta è viva!
Ugo Arioti





lunedì 25 marzo 2013

TAV IL BINARIO ITALIANO NATO MORTO

TAV IL BINARIO ITALIANO NATO MORTO

Pensavamo che i NO TAV fossero dei montanari deficienti che non volevano far progredire la nostra Nazione, tanti lo pensavano e lo pensano ancora imbevuti e immersi nei pantani mediatici delle grandi testate giornalistiche "pubbliche" gestite dai vecchi volponi della Casta politico-partitica. Spesso abbiamo pensato che fosse un fatto romantico, sentimentale a voler fermare questo CORRIDOIO AD ALTA VELOCITA’. Scopriamo invece che si tratta di un BINARIO MORTO ITALIANO. Ma per realizzarlo si stanno devastando e tagliando vallate e campi e boschi e pascoli. Si stanno offendendo intere popolazioni e non si dice mai la VERITA’ su questa INUTILE OPERA.
CI CHIEDIAMO PERCHE’ L’ITALIA E’ IL PAESE DELLE OPERE INUTILI E COSTOSE, PERCHE’ SI VUOLE FARE IL PONTE SULLO STRETTO E LA TAV, COMPRARE AEREI CHE NON POSSONO VOLARE QUANDO C’E’ TEMPESTA E COSTRUIRE AUTOSTRADE DOVE NON CE ALCUN BISOGNO ….
Ugo Arioti
Il binario morto dell'Italia - A. De Benedetti e L. Rastello

Le uniche due linee al mondo a alta velocità in attivo sono la Tokyo-Osaka e la Parigi-Lione, tutte le altre linee resto sono in perdita.
Tanto è che su grandissime parti del cosiddetto Corridoio 5 l’alta velocità non è neanche prevista, per esempio dopo Brescia non è previsto niente, non c’è neanche un progetto provvisorio per raggiungere il Veneto, che il progetto di alta velocità sul Friuli è miseramente fallito e controllato, addirittura che il collegamento legato al corridoio 5 con la Slovenia è stato interrotto per ragioni diplomatiche e non verrà ripreso, nel dicembre 2011 è partito l’ultimo treno da Trieste in direzione Lubiana.
Il corridoio 5
Luca Rastello: Buongiorno a tutti gli amici del blog di Beppe Grillo, io sono Luca Rastello, Giornalista.
Andrea De Benedetti: Io sono Andrea De Benedetti, giornalista free lance, traduttore e insegnante.
Luca Rastello: Insieme abbiamo fatto un viaggio molto strano, ci sembrava una idea banale e invece è stato una fonte di sorpresa e di scoperte veramente imprevedibili. Sulla linea di terra che dovrebbe nei sogni dei fautori dell’alta velocità collegare Lisbona a Kyev, quello che è stato chiamato nel 1996 corridoio 5 e oggi corridoio Mediterraneo, costituisce un po’ il mito di fondazione e di giustificazione di tutti le grandi previsioni di investimenti sulle infrastrutture ad alta velocità.
Andrea De Benedetti: Questo è un viaggio che nessuno aveva mai fatto e soprattutto è un argomento di cui non si è mai dibattuto nelle eterne discussioni sulla opportunità o meno di realizzare la Torino-Lione.
Ora se è vero che la Torino-Lione, come recita lo slogan che ci infliggono da almeno 15 anni i fautori del Tav, è un semplice segmento di questo progetto più ampio, ma sembra incredibile che nessuno fino all’anno scorso si fosse mai preoccupato di andare a vedere come stavano effettivamente le cose nel resto d’Europa. Se questi lavori procedevano o meno, se esistevano già dei progetti esecutivi o meno, se la popolazione locale era d’accordo o meno con la realizzazione di questa opera.
Noi lo abbiamo fatto, siamo stati i primi e abbiamo scoperto una serie di cose di cui qua in Italia si è assolutamente all’oscuro.
Luca Rastello: Il metodo è consistito semplicemente nel prendere sul serio le parole dei sostenitori, trasmesse in mille modi e da mille vettori. L' idea che esistesse un grande progetto di cui un solo tassello, quello italiano, non fosse realizzato e che noi fossimo l’intoppo a questo grande progetto.
Lo slogan era che l’Europa è pronta, solo noi la stiamo facendo aspettare, quindi siamo andati a vedere che cosa era questo grande progetto, come si articolava e come si strutturava. Con nostra grande sorpresa, come diceva lui, non lo avevano ancora fatto; noi pensavamo fosse una banalità e invece abbiamo scoperto, non solo che il grande progetto non c’è, ma anche dove c’è viene interpretato in modo molto diverso da come siamo abituati qui da noi.
Andrea De Benedetti:Il vero protagonista di questo viaggio non siamo tanto noi, quanto il pacchetto di caffè che abbiam trasportato da Lisbona a Kyev, pacchetto di caffè che è stata sicuramente la prima merce a compiere questo tragitto e verisimilmente sarà anche l’ultima
Luca Rastello: Posso dire che è stata una operazione spudoratamente "sì Tav", perché un argomento di chi è contrario alla realizzazione della linea è anche che nessuna merce ha mai viaggiato da Lisbona a Kyev, adesso quella merce c’è, il nostro caffè l’ha fatto!
Andrea De Benedetti:Sì, esatto, noi abbiamo dimostrato il contrario, anche se con un campione commerciale abbastanza esiguo…
Luca Rastello: E che ne ha tratto peraltro danni, perché è arrivato massacrato…
Andrea De Benedetti:Sì, è arrivato un po’ smunto, un po’ consunto, un po’ patito, effettivamente, a Kyev, tanto che poi appena arrivati a destinazione lo abbiamo dovuto immediatamente consumare, perché sarebbe diventato tossico, immagino, da lì a pochi giorni…
Luca Rastello: Sì, anche perché è impossibile bere un caffè buono a Kyev se non te lo porti…
Andrea De Benedetti:Tornando a noi, abbiamo fatto questo viaggio nell’idea di ripercorrere l’itinerario, che dovranno compiere nei voti dell’unione europea, le merci da qui a 20/25/30 anni.
Luca Rastello: Non si capisce bene, perché poi queste previsioni sono sempre abbastanza campate per aria, certamente sempre troppo ottimistiche rispetto poi alla realtà dei fatti che si incarica sempre di smentirle.
Luca Rastello: Ammesso che possa essere considerato ottimistico sostenere che dobbiamo sborsare miliardi adesso, per trarne guadagni nel 2073, perché poi sembra una barzelletta, ma è quello che dice il rapporto del ministro Passera, il governo italiano e l’Unione Europea, cioè che questa opera diventerà redditiva tra 60 anni, alla faccia dei piani quinquennali di Giuseppe Stalin, qui facciamo a piani sessantennali.
Andrea De Benedetti:Ecco, noi naturalmente eravamo convinti che con l’alta velocità un pacchetto di caffè potesse arrivare da Lisbona a Kyev in non più di 48 ore, salvo scoprire strada facendo che di segmenti a alta velocità su questo tragitto ce ne sono 3 o 4, non di più, per il resto i treni viaggiano a velocità media, bassa o bassissima.
Luca Rastello: E che anche quei segmenti non riguardano minimamente le merci, per come ci hanno spiegato esperti in contratti lungo il cammino intervistati dopo il viaggio di logistica, ma anche personaggi come il Presidente della Camera di Commercio di Algeciras, che è una delle persone più interessate al trasporto merci sull’asse di cui parliamo, le merci non possono e non devono essere trasportate ad alta velocità, in primo luogo per ragioni di sicurezza, ma anche di costo, oltre i 90 km/h un trasporto ferroviario di merci comporta una usura dei materiali, rotaie, etc., che incide sui prezzi delle merci trasportate fino a espellerle dal mercato, una merce che viaggia a più di 90 km/h è una merce che costa trasporto per funzionare su qualunque mercato, quindi è una merce che si divora da sola.
Come ci ha detto il Presidente della Camera di Commercio il sistema più efficace di trasporto merci al mondo è quello americano, che ha un limite di velocità massimo di 70 km/h quindi la storia dell’alta velocità per le merci è una favola! Secondo Carlos Fenoy, che è uno dei personaggi che abbiamo intervistato, ma anche secondo Sergio Bologna, che è il massimo esperto di logistica italiana, si può arrivare a pensare a 80 km/h, massimo 90, dopo di questo il trasporto di merci diventa il contrario della redditività.
Il terzo binario
Andrea De Benedetti: Non solo, aggiungiamo il fatto che è impensabile far viaggiare le merci i passeggeri a alta velocità e le merci a velocità media, perché si creerebbero degli ingorghi, intasamenti, memorabili. Sarebbe un suicidio logistico imperdonabile.
Luca Rastello: Oltretutto tutti gli investimenti sono sulle tratte e non sugli snodi, un paradosso abbastanza delicato, ma che può essere riassunto con un esempio ed è quello che si può immaginare pensando a una autostrada velocissima con una sola porta di uscita, tutto quello che si guadagna in velocità sulla tratta si perde nella coda mostruosa che si viene a creare per l’intasamento del casello e purtroppo la politica che si sta facendo là dove si parla di tratte a alta velocità non prevede nulla sugli snodi! Se vogliamo parlare di merci un esempio può essere il terminal di Orbassano, i terminal intermodali dove queste merci vengono scaricate, i magazzini dove le merci vengono stoccate, che non sono organizzate per una logistica agile e efficiente, l’organizzazione stessa nelle aziende di trasporto, i problemi logistici non sono legati, come dice, peraltro, Sergio Bologna a un maggiore investimento nell’hardware, cioè nelle grandi opere e nel grande cemento, ma a un adeguamento, dovrebbero essere legati a adeguamento del software.
Andrea De Benedetti:Sì, e da questo punto di vista siamo ancora abbastanza in alto mare, se è vero che più del 50% dei camion e dei tir che vediamo circolare sulle nostre strade, hanno i cassoni completamente vuoti, quindi evidentemente forse sarebbe il caso di iniziare a lavorare prima su una maggiore resa dal punto di vista dell’efficienza piuttosto che invece sulla progettazione di grandi opere costosissime e che in futuro potrebbero non servire più.
Luca Rastello: Sì può dire senza paura di esagerare che la merce più trasportata d’Europa è l’aria, in questi cassoni vuoti, e anche che la seconda sono previsioni gonfiate!
Quanto all’organizzazione efficiente della logistica, noi per esempio la abbiamo scoperta vergognandoci anche un po’ di noi stessi in una maniera molto buffa, alla stazione di Ronda, parlando con il capostazione, che ci illustrava l’adeguamento per le tratte internazionali del corridoio internazionale di cui noi ci stavamo occupando, lui ci diceva introdurremo un terzo carril, una terza rotaia, e noi questa terza rotaia lo sentivamo come un terzo binario, continuavamo a non capire, a dire ma come per l’alta velocità mettete un terzo binario, ma noi ne vediamo uno solo, dove sta il secondo? E lui dice no no, ce ne sono due, sennò come farebbero a treni a viaggiare, e noi continuavamo a non capire! E lui allora dice va bene, ve lo spiego con un disegno, preso carta, matita e pazienza, disegnò la prima rotaia, la seconda rotaia, per farci capire bene fece le traversine, e poi mise un terzo filo in mezzo ai primi due, facendoci capire che era un problema di scartamento, i treni spagnoli hanno uno scartamento diverso, per farli viaggiare senza dovere cambiare il convoglio era necessario adeguare in qualche modo la rotaia, ma su una sola linea, binario, sarebbero passati sia i treni a scartamento spagnolo che quelli a scartamento europeo, non solo, ma nelle due direzioni, e quello era il progetto di alta velocità, che si stava realizzando senza grandi colossi infrastrutturali, senza cemento, senza strade asfaltate di supporto.
E quando noi chiedemmo a questo signore, sì, ma scusate, nelle due direzioni come fanno i treni a incrociarsi? E lui disse basta fare un piano di viaggi adeguato e gli incroci avvengono nelle stazioni, e questa è l’idea dell’efficienza organizzativa.
Andrea De Benedetti: Quanto all’alta velocità vera e propria, che abbiamo appurato essere destinata soltanto al trasporto passeggeri, ecco l’alta velocità è un business che sicuramente accontenta gli appetiti dei cittadini che si sentono proiettati nella modernità se vedono arrivare nelle stazioni dei loro paesini questi bellissimi treni nuovi e affusolati, che promettono velocità supersoniche, però si è rivelata alla prova dei fatti un business in drammatica perdita, il caso della Spagna è emblematico, la Spagna è il secondo paese al mondo per chilometri a alta velocità, per i passeggeri, oltre due mila, superata soltanto dalla Cina, ecco, alla delle cause principali della crisi in cui versa attualmente l’economia spagnola oltre alla bolla immobiliare, è data dagli investimenti fuori misura nell’alta velocità passeggeri, che unisce città minuscole, come Guadalajara, Segovia, Toledo, e in compenso non garantisce un collegamento, al momento, ancora tra Barcellona e la Francia, tanto per dirne una. Le uniche due linee al mondo a alta velocità in attivo sono la Tokyo Osaka e la Parigi Lione, tutto il resto sono in perdita, anche questo è un elemento su cui varrebbe la pena fare delle riflessioni ulteriore.
Luca Rastello:Tanto è che su grandissime parti del cosiddetto Corridoio 5 l’alta velocità non è neanche prevista, infatti non poche sorprese ci hanno aspettato in viaggio, per esempio scoprire che(forse verrà realizzata nei prossimi anni tra Tratta tra Milano e Brescia)dopo Brescia non è previsto niente, non c’è neanche un progetto provvisorio per raggiungere il Veneto, che il progetto di alta velocità sul Friuli è miseramente fallito e controllato, addirittura che il collegamento legato al Corridoio 5 con la Slovenia è stato interrotto per ragioni diplomatiche e non verrà ripreso nel dicembre 2011, è partito l’ultimo treno da Trieste in direzione Lubiana, adesso si va con delle corriere e peraltro bisogna fare due cambi per raggiungere Lubiana, non c’è più il treno in quella parte lì.
Abbiamo scoperto che l’Ungheria preferisce usare, nella piena legalità, per fare un esempio, gli investimenti europei per il corridoio 5 nella realizzazione di autostrade, e che il governo ungherese ha detto se noi dobbiamo avere degli scampi con l’Europa occidentale ci interessano scambi di informazioni, autostrade internazionali che ci interessano sono telematiche, non linee ferroviarie e di asfalto.
Che gli unici investimenti ferroviari in tutta quella parte d’Europa sono fatti sull’asse nord – sud, per collegare il mare Egeo e Adriatico, con le economie ricche tedesche e austriache e poi dei paesi baltici, e non sull’asse est-ovest, abbiamo scoperto che in Ucraina è stata realizzata l’alta velocità, è stata presentata in occasione dei campionati europei di calcio e che semplicemente si è scelto di battezzare alta velocità delle linee ferroviarie che hanno una velocità massima di 140 km/h e una media di 108 km/h, è bastato con un gioco di parole nominarle per creare l’alta velocità ucraina. Abbiamo scoperto un’altra cosa: che in molti paesi d'Europa si stanno attrezzando con un tipo di convoglio, di materiale rotabile, come dicono i ferrovieri, che si produceva in Italia, che è il Pendolino, fatto dalle officine a Sevigliano, un treno a altissima tecnologia che permette grandi velocità sulle linee ferroviarie tradizionali, mentre Slovenia, Germania, Austria, Ungheria si attrezzano per comprare il Pendolino e farlo viaggiare sulle linee tradizionali, noi stiamo dismettendo il Pendolino per costruire grandi e ciclopiche imprese faraoniche, nuove ferrovie, in alcuni tratti, perché per esempio come abbiamo scoperto con grande sorpresa attraversare Torino sarà tutt’altro che banale, perché l’unico progetto esistente taglia in due la falda idropotabile della città,toglie l’acqua da bere a un milione di abitanti, quindi di fatto non è realizzabile e che l’attraversamento dello snodo di Vicenza è considerato talmente delicato e difficile che la rete ferroviaria italiana non ha nessuna intenzione di investire nella realizzazione di una linea ad alta velocità in quella tratta lì, tant' è che gli industriali del vicentino hanno cercato di organizzarsi da soli per farsela, il progetto non è andato in porto, ma di fatto non è prevista un'alta velocità neanche in quel tratto della pianura padana, figuriamoci nelle pianure ucraine.
Andrea De Benedetti:Del resto parlando della questione cui accennava poco fa Luca delle autostrade telematiche il Dott. Shumate Presidente della autostrada ferroviaria Alpina che dovrebbe permettere il trasporto dei rimorchi, dei Tir, sui treni collegando l’Italia alla Francia, ecco lui riconosceva per primo che i costi della realizzazione del tunnel tra la Val di Susa e la Valle della Maurienne, sono equivalenti a quelli necessari per coprire tutta l’Italia con il cablaggio a fibra ottica e quando noi abbiamo fatto notare che come dire forse questo momento della storia dell’umanità sono un pochino più urgenti e più impellenti le opere che riguardano il trasporto di informazioni, piuttosto che quelle che riguardano il trasporto merci, lui ci ha risposto con una frase sibillina, dipende da che idea si ha di futuro.
Ecco, questa idea di futuro sottesa all’idea del Tav, dell’alta velocità, è un' idea di futuro a nostro avviso quanto meno poco creativa, poco fantasiosa…
Luca Rastello: È una idea di futuro abbastanza novecentesca, legata alle materie prime che sono trasportate da grandi ferrovie per grandi tratte spaziali, per servire grandi imprese che creano produzione pesante, mi pare che non sia lo scenario di sviluppo che si sta configurando adesso… questo viaggio lo abbiamo raccontato tutto in un libro, che per combinazione abbiamo qu (ride, ndr), che esce da Chiarelettere ed è il racconto del viaggio e di come noi abbiamo preso sul serio tutti gli argomenti dei sostenitori del Corridoio 5, la necessità dell’alta velocità delle merci, per andarli a verificare nei luoghi. E di tutte le sorprese che nel corso di questa verifica abbiamo avuto. E di tutte le posizioni dei nostri interlocutori, più interessanti e articolate di quanto ci aspettassimo.
Andrea De Benedetti:È un libro di viaggio, è un libro di inchiesta giornalistica e volendo è anche una sorta di piccola guida turistica, orario ferroviario persino.
Luca Rastello: Anche, e poi è anche la rivendicazione di un diritto che è un po’ negato dai progetti di viabilità di cui si parla oggi, cioè di viaggiare davvero, di deviare, di fermarsi, di improvvisare, di attraversare campagne che non siano ridotte semplicemente alla pura ragione economica del trasporto merci, campagne come diceva un sociologo francese dove invece di mucche si vedono bistecche che stanno pascolando.


Il Cancro Equitalia, partorito dalla mente di Berlusconi e Tremonti

LA NOTIZIA AGGHIACCIANTE:


Dal 1 maggio il tasso degli interessi di mora applicato da Equitalia aumenterà del 15% passando dal 4,55% al 5,22% e mettendo sempre più in crisi le famiglie indebitate
Lo denunciano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef: “Una vera assurdità – attaccano – che cade proprio in un momento drammatico per le famiglie italiane che, in molti casi, si trovano in estrema difficoltà anche nel far fronte alle spese più elementari. Non bastava l’aumento dei prezzi e delle tariffe, non bastava la caduta verticale del potere di acquisto (-14,1% dal 2008) e non bastava neanche l’incredibile livello raggiunto dalla pressione fiscale nel nostro Paese (con aumenti solo nel 2013 di +421 euro). Ora anche Equitalia da un ulteriore contributo per accrescere la preoccupazione e lo stato di vera e propria esasperazione in cui si trovano le famiglie”. La società di riscossione secondo Federconsumatori e Adusbef “ancora una volta, vuole fare cassa (per conto dell’Agenzia delle Entrate) con metodi prepotenti ed arroganti”. “Piuttosto che pensare ad aumentare i tassi di mora, Equitalia dovrebbe dare la priorità ad una decisa riorganizzazione della struttura, migliorando i pessimi rapporti con il pubblico. È impensabile – attaccano Trefiletti e Lannutti – che un cittadino debba trascorrere giornate intere in coda per richiedere informazioni o attivare le procedure di contestazione o rateizzazione delle cartelle esattoriali. Per questo, tali aumenti devono essere scongiurati con ogni mezzo e, in caso Equitalia non desse risposte adeguate, le nostre Associazioni avvieranno tutte le iniziative necessarie per tutelare le famiglie”.

Non la vogliamo nemmeno commentare questa notizia perchè è assurda, Equitalia è uno spreco di denaro pubblico per impoverire la Gente e per arricchire solo i suoi VERTICI, esattori strozzini e con un potere illimitato e senza freni.

DEVE ESSERE ABOLITA E I SUOI VERTICI MESSI IN CARCERE, insieme ai loro padri Berlusoni e Tremonti. Con i loro stipendi d'oro si possono risanare anche i conti di tanta gente che è in difficoltà e migliorare la vita di tutti!

Redazione Secem

domenica 24 marzo 2013

Miljana Cunta e la retorica dell'Eros

Gorazd Kocijancic, fine intellettuale slavo, ci presenta la visione poetica dell'Eros della poetessa Miljana Cunta, con la sua grande esperienza dei paesaggi e della retorica dell'Eros che diventa sorgente della stessa ragione dell'essere e nello stesso tempo affermazione della vita sul panorama universale della sua stessa essenza, il motore che spinge sempre il vento dell'esistenza totale. I suoi versi sono miele e fiele, dolce e amaro, sono la rappresentazione di un bisogno primordiale che muove il nostro Io intorno alle sue stesse ragioni epistemiologiche. La presentazione dell'intellettuale è un saggio sull'Eros, mi ha colpito per la sua profondità introspettiva e la sua capacità di affondare la sua parola nella carne dell'esistere e dell'essere forma e ragione dell'Universo. (Ugo Arioti)

 
Miljana Cunta, giovane autrice slovena, dopo aver diretto dal 2006 al 2009 il programma del Festival Internazionale di Letteratura di Vilenica, ha riscosso un notevole successo di pubblico e critica con la sua prima raccolta, Za pol neba (Per metà del cielo), edita nel 2010 da Študentska Založba di Lubiana. L’occasione di conoscerla è data dalla pubblicazione di Per metà del cielo in edizione italiana, da parte di Thauma Edizioni, nella traduzione di Michele Obit, volume da cui viene proposto anche un frammento dell’introduzione a cura di un altro finissimo intellettuale sloveno, Gorazd Kocijančič. (ft)

***
 Presentazione di Gorazd Kocijančič :

Possiamo trovare una parola con la quale contrassegnare il linguaggio poetico di questo paradossale, pluridirezionale, metamorfosato eros? Chiamiamola delicatezza. Le parole in tutta la propria disciplinarità si spezzano come desiderio, sono riservate e timide, tuttavia leggendo percepiamo che questa cautela nel contatto con le cose e nella conservazione delle esperienze non è determinata solo dal suo tema centrale, la fragilità dell’amore (di quale?), ma nei punti più profondi si spinge sino al mistero elusivo che dal linguaggio esige un riflessivo ripiegamento in sé. In ciò la delicatezza di parola diventa inaspettatamente contestatrice: si contrappone allo zeitgeist letterario degli ultimi decenni, al suo rendere con parole sempre gli stessi dogmi nichilistici e le loro installazioni linguistiche. A volte il meno è più, a volte è vero il contrario. Non si tratta semplicemente, tuttavia, di resistenza metafisica. Per qualcosa del genere la vera poesia è sempre troppo debole – e troppo forte. Per il fatto che l’unico «è» diventa del tutto personale, solo-essenziale, ipostatico, l’iniziale constellazione platonica nella poetica contestatrice, che la ispira, si trasfigura sostanzialmente. L’eros qui non è più una forza cosmica, nemmeno qualcosa di materialmente compreso «divino» che entrerebbe nel nostro mondo. Come passione ambivalente ha il proprio luogo solo nella lingua – ed è per questo immune per tutte le decostruzioni dello sfondo metafisico della poetica. Questa poesia erotica non si sofferma mai sul tentativo di articolazione del modo di sentire e neanche sulle strategie linguistiche che potrebbero modellare la poesia in qualcosa di generico, in uno specchio nel quale il lettore si potrebbe riconoscere, ma ponderatamente stimola proprio con la sua individuale differenza. L’erotico «è» penetra nel lettore e lo inquieta con il suo essere radicalmente estraneo, con la sua specificità ontologica. Ciò che contraddistingue la genuina poesia erotica – indipendentemente da tutte le strategie di straniamento del «soggetto lirico» – è esattamente la testimonianza dell’essere ipostatico, totalmente personalizzato. E questo, nella raccolta, non manca. Leggendo, in me l’eros estraneo penetra come l’unico. Non mi erotizza quello generico, il riconoscimento della propria esperienza, ma il radicale altro desiderio che è diventato misterioso. Con altre parole: l’accettazione della testimonianza dell’erotico ha una cornice etica, per quanto con êthos comprendiamo proprio il paradossale inter-esse per l’«è» estraneo, che è legato al dolore per la perdita del proprio.
In noi cinici, però, vi è abbastanza êthos per poter accogliere in sé questa eccessiva ed ambivalente brama?
(Dall’Introduzione di Gorazd Kocijančič)

Alcune poesie:

L’albero
L’albero nel nostro giardino
al mattino ha figliato un sasso.
L’intero giorno vi stiamo sotto ed aspettiamo
risposte.
L’albero tace un tempo illimitato
quando è provocato, lo sappiamo,
per questo facciamo in modo che tutto sia
come ieri, quando nel giardino cadevano mele.
Stendiamo la biancheria e rivoltiamo la terra,
piantiamo pomodori nelle fosse dei ravanelli,
congetturiamo sul tempo,
contiamo i baci del sole.
Ma l’albero tace.
Tutto il giorno
l’albero
tace.
Vecchi incanutiti, ceniamo
alla sua ombra di sasso,
con le orecchie irsute allunghiamo
il collo indurito verso la cima
della sua vegetazione, giust’appena
sotto il cielo attendiamo
che dica quale magia lo possiede
o se gli fa male.
La casa è polvere,
l’erbaccia uccide il giardino,
gli arti prosciugati si ricordano del contatto,
c’è solo l’albero.
L’albero, possente sino al cielo,
innalza il suo vigore
e sceglie
le parole.


Pensieri di carne
Le ossa si spezzano
quando entro in te.
Nell’aspirare si frantuma l’inspirare.
Dove, amore, si lacerano le membra,
come i fiori
mi raccogli per le lenzuola del crepuscolo:
un ventre, perché tu possa placare la fronte,
due mani, perché possa domare lo sguardo,
tre dita per il silenzio
e quattro occhi per il sogno.
Quando t’addormenti nelle piaghe del desiderio
sono leggera come il respiro.
Pensieri di carne,
spezzati in gola,
nel sogno cantano un lamento
per l’assenza.

Il Valzer del moscerino ... nella stoppa!

Come balla Bersani con i lupi? Balla da solo o ha trovato compagnia? Stretto tra Porcellum e Berlusconellum, che tenta di rientrare in gioco, con il cerino in mano che gli ha dato Napolitano va a caccia di "liberi pensatori". Vorremmo, per favore, metterci tutti insieme a pregare per quest'anima in pena?! Ha già perso un importante occasione per mettere i 5 stelle in condizione di avere responsabilità importanti in Parlamento e ora va a caccia nella steppa siberiana di galline padovane di quelle marroniane? E' veramente triste vedere quest'uomo che brancola nel buio colpendo l'aria col bastone e sbagliando sempre bersaglio. Ha fatto il suo tempo perchè viene da una logica sbagliata, la logica del Partito dei buoni, ma quando mai il PD è stato il partito dei "buoni cittadini", di quelli, per intenderci, che risolvono il conflitto di interessi, che mettono davanti al denaro i diritti dei cittadini e che combattono contro un idea di stato capitalistico basato sulla FORZA E SUL POTERE DELLA FINANZA SPECULATIVA? La cosa più nobile che questo Sant'uomo ha fatto è stata quella di promuovere una Legge che permettesse a tutti il diritto di recesso da contratti di servizio che strangolavano gli utenti e non era possibile, se non con penali, dismettere! Bravo, provaci ancora Pier Luigi! 

Zaratustra Siculo

Gli otto punti e mezzo (si vince a sette e mezzo perciò Pier Luigi è già in "palazzo"!)

 

Lavoro, diritti, ambiente, istruzione e costi della politica

1) Fuori dalla gabbia dell'austerità.
Il Governo italiano si fa protagonista attivo di una correzione delle politiche europee di stabilità. Una correzione irrinunciabile dato che dopo 5 anni di austerità e di svalutazione del lavoro i debiti pubblici aumentano ovunque nell'eurozona. Si tratta di conciliare la disciplina di bilancio con investimenti pubblici produttivi e di ottenere maggiore elasticità negli obiettivi di medio termine della finanza pubblica. L'avvitamento fra austerità e recessione mette a rischio la democrazia rappresentativa e le leve della governabilità. L'aggiustamento di debito e deficit sono obiettivi di medio termine. L'immediata emergenza sta nell'economia reale e nell'occupazione.



2) Misure urgenti sul fronte sociale e del lavoro.

- Pagamenti della Pubblica Amministrazione alle imprese con emissione di titoli del tesoro dedicati e potenziamento a trecentosessanta gradi degli strumenti di Cassa Depositi e Prestiti per la finanza d'impresa.

- Allentamento del Patto di stabilità degli Enti locali per rafforzare gli sportelli sociali e per un piano di piccole opere a cominciare da scuole e strutture sanitarie.

- Programma per la banda larga e lo sviluppo dell'ICT.

- Riduzione del costo del lavoro stabile per eliminare i vantaggi di costo del lavoro precario e superamento degli automatismi della legge Fornero.

- Salario o compenso minimo per chi non ha copertura contrattuale.

- Avvio della universalizzazione delle indennità di disoccupazione e introduzione di un reddito minimo d'inserimento.

- Salvaguardia esodati.

- Avvio della spending review con il sistema delle autonomie e definizione di piani di riorganizzazione di ogni Pubblica Amministrazione.

- Riduzione e redistribuzione dell'IMU secondo le proposte già avanzate dal PD.

- Misure per la tracciabilità e la fedeltà fiscale, blocco dei condoni e rivisitazione delle procedure di Equitalia.

Ciascun intervento sugli investimenti e il lavoro sarà rafforzato al Sud, anche in coordinamento con i fondi comunitari.


3) Riforma della politica e della vita pubblica.

- Norme costituzionali per il dimezzamento dei Parlamentari e per la cancellazione in Costituzione delle Province.

- Revisione degli emolumenti di Parlamentari e Consiglieri Regionali con riferimento al trattamento economico dei Sindaci
 - Norme per il disboscamento di società pubbliche e miste pubblico-private.

- Riduzione costi della burocrazia con revisione dei compensi per doppie funzioni e incarichi professionali.

- Legge sui Partiti con riferimento alla democrazia interna, ai codici etici, all'accesso alle candidature e al finanziamento.

- Legge elettorale con riproposizione della proposta PD sul doppio turno di collegio.


4) Voltare pagina sulla giustizia e sull'equità.

- Legge sulla corruzione, sulla revisione della prescrizione, sul reato di autoriciclaggio.

- Norme efficaci sul falso in bilancio, sul voto di scambio e sul voto di scambio mafioso.

- Nuove norme sulle frodi fiscali.


5) Legge sui conflitti di interesse, sull'incandidabilità, l'ineleggibilità e sui doppi incarichi.

Le norme sui conflitti di interesse si propongono sulla falsariga del progetto approvato dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera nella XV legislatura che ha ispirato la proposta Elia-Onida-Cheli-Bassanini.


6) Economia verde e sviluppo sostenibile.

- Estensione del 55% per le ristrutturazioni edilizie a fini di efficienza energetica.

- Programma pubblico-privato per la riqualificazione del costruito e norme a favore del recupero delle aree dismesse e degradate e contro il consumo del suolo.

- Piano bonifiche.

- Piano per lo sviluppo delle smart grid.

- Rivisitazione e ottimizzazione del ciclo rifiuti (da costo a risorsa economica). Conferenza nazionale in autunno.


7) Prime norme sui diritti.

- Norme sull'acquisizione della cittadinanza per chi nasc, cresce e studia in Italia.

- Norme sulle unioni civili di coppie omosessuali secondo i principi della legge tedesca che fa discendere effetti analoghi a quelli discendenti dal matrimonio e regola in modo specifico le responsabilità genitoriali.
- Legge sul femminicidio

8) Istruzione e ricerca.

- Contrasto all'abbandono scolastico e potenziamento del diritto allo studio con risorse nazionali e comunitarie.

- Adeguamento e messa in sicurezza delle strutture scolastiche nel programma per le piccole opere.

- Organico funzionale stabile, piano per esaurimento graduatorie dei precari della scuola e reclutamento dei ricercatori.


venerdì 22 marzo 2013

Retorica del pacifismo e della nonviolenza


" Il pacifismo può esser dannoso perché fa confusione tra due sentimenti di ripugnanza: la ripugnanza a uccidere e quella a morire. La prima è onorevole, ma debolissima; la seconda, quasi inconfessabile, è molto forte; la loro mescolanza crea un movente di grande energia, che non è inibito dalla vergogna, e in cui agisce soltanto la seconda ripugnanza. I pacifisti francesi degli ultimi anni provavano ripugnanza soltanto a morire, non già ad uccidere, altrimenti, nel luglio del 1940, non si sarebbero precipitati a collaborare con la Germania.
Coloro che sono deboli davanti alla paura della morte, devono esser oggetto di compassione, perché ogni essere umano, se non è vittima del fanatismo, è di tanto in tanto vittima di questa debolezza; ma se fanno della loro debolezza un'opinione da propagandare, diventano dei criminali, e allora è necessario e facile disonorarli."
Simone Weil
Troppo spesso usiamo vocaboli e parliamo, meglio sproloquiamo, di pacifismo e di nonviolenza, vocabolo di recente introduzione nella lingua italiana, per coprirci il volto e non guardare oltre l’ostacolo della costruzione sociale e dell’organizzazione militare della difesa e della guerra. Siamo tutti pacifisti e non violenti, ma lo siamo perché abbiamo ripugnanza a uccidere o perché abbiamo paura di morire? Il tema è delicato e controverso e non lo si può scindere dal costume culturale di un sistema politico sociale, che sia quello capitalistico populistico pseudo comunista come quello della Cina o quello capitalistico finanziario speculativo del “Mondo Occidentale”, ogni consorzio di Nazioni o Potenze si basa sull’applicazione della violenza per stabilire confini precisi per la sua “ PACE INTERNA”.
Ma che cosa significa pacifismo?
Il termine "pacifismo" è stato introdotto nella lingua italiana nel 1908 e significa "teoria politica che rifiuta la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie fra gli Stati"; deriva dal francese "pacifisme". Altre definizioni di "pacifismo" sono: "Movimento, tendenza di chi mira a risolvere le vertenze fra gli Stati non con la guerra ma con trattative o arbitrati internazionali"; "Movimento internazionale che tende a mantenere la pace tra i popoli". Quindi il Pacifismo è una "Dottrina che propone l'abolizione della guerra"o un "Movimento ispirato all'idea di bandire la guerra come strumento per la soluzione delle vertenze internazionali".
E la Non violenza?
L’esempio più forte e più vicino, forse, che abbiamo è Gandhi, che sosteneva: "La mia fede nella nonviolenza è una forza estremamente attiva. Non lascia posto alla viltà e neppure alla debolezza. Vi è speranza che il violento diventi un giorno nonviolento, ma per il vile non ve n'è alcuna. Perciò ho detto più volte che se non sappiamo difendere noi stessi, le nostre donne e i nostri luoghi di culto con la forza della sofferenza, vale a dire con la nonviolenza, dobbiamo almeno, se siamo uomini, essere capaci di difendere tutto questo combattendo.""Rischierei mille volte la violenza piuttosto che la distruzione di tutto un popolo."
E qua si innesca ancora una possibilità di essere violenti per qualcosa che sia veramente importante e di vitale esigenza per un Popolo e si condanna la viltà che porta gli uomini a servire i potenti e i prepotenti piuttosto che difendere con forme di non violenza i propri confini etico-morali.
Il dubbio che innescano questi grandi pensatori è che non può esistere un Mondo in cui per ”quieto vivere” non difendiamo i valori di PACE e NON VIOLENZA, ma per far ciò dobbiamo avere un cuore veramente puro e non dobbiamo cedere al ricatto della paura di morire. I miei antenati, cavalieri crociati, quando andavano in Terra Santa a scannare i saraceni per riappropriarsi del Tempio, dicevano che andavano a portare la PACE sulle rive del fiume sacro ( il giordano). La guerra per la pace? Eticamente scorretto. Ma una cosa era importante per loro: la buona morte! Combattenti fino all’ultima goccia di sangue per i loro credo e le loro idee costruirono uno strumento di potere ancora oggi presente e, se non utilizzato per fini di casta o di setta o personali, universale antiviolento che usa ogni strumento di guerra per mantenere la pace. Una contraddizione in termini? Certo!
Il discorso sul pacifismo è vecchio come l’umanità, sta nell’equilibrio stesso tra la vita e la morte e corre dentro le nostre forze e debolezze, come un sentimento che ha una radice chiara, ma che è sempre sul filo di una spada!
Vogliamo tornare a parlare di Pacifismo e di non violenza e lo faremo, non è un discorso retorico sofista fatto di slogan, ma di marca dialettica. Crediamo in queste cose, ma al contempo, ne comprendiamo i rischi e le ambiguità. È un percorso non facile che richiede una assoluta onestà intellettuale e spirituale, ma la sua stessa forza è figlia di bisogni materiali dell’essere umano e perciò soggetta, come dice Simon Weil alla nostra paura di morire piuttosto che a quella “ ripugnanza a uccidere”.
Ugo Arioti

Le guerriere “ FEMEN” affrontano il Mondo a seno nudo


Sasha Shevchenko(24 anni), una giovane donna laureata in economia all'università di Kiev ha tatuato sul décolleté “studia, studia, studia”, una frase di Lenin, per lei il suo personale grande filosofo di riferimento; è la fondatrice del gruppo o del movimento, a seconda dei casi, degli episodi o delle storie “continue” che si considerano rispetto alle loro azioni di guerriglia pacifista d’avanguardia, delle FEMEN, fondata in Ucraina nel 2008 a Kiev. Oggi, dopo cinque anni di intensa ed evidente attività, riunisce attiviste ovunque: Germania, Olanda, Italia, Brasile, Stati Uniti, Messico, Tunisia, Canada e Francia dove, all'interno di un atelier di Parigi, si è ormai spostato il quartier generale. A Parigi, infatti, in quell’appartamento atelier vive la quarta leader del movimento Inna Shevchenko. Come i movimenti di ultima generazione, movimenti internauti, fanno le loro riunioni su Facebook o Skype per decidere e organizzare le loro azioni, basate principalmente sull’iconografia femminista del seno nudo e del corpo ricoperto di scritte. Per loro è stato coniato un nuovo vocabolo: “sexestremiste”! Le “sexestremiste” non sono solo donne che si denudano, no, seguono attività sportive atte a superare ostacoli e a correre gridando contemporaneamente i loro slogan. Sono delle atlete! Le più esperte di loro guidano le azioni più eclatanti e “pericolose”. Sono ragazze, al contrario di quanto viene detto su di loro, che hanno una preparazione fisica e, da non trascurare, psicologica tale da consentire loro di mostrarsi seminude in strada in occasioni ufficiali e spesso ostili ai loro comportamenti, senza per questo sentirsi vulnerabili. Personalmente, ammiro il coraggio e la forza espressiva di queste donne. Si tratta di un movimento femminista, ma più che femminista io direi di un vero e proprio movimento di liberazione della donna dai legami e dalle imposizioni di culture e religioni che le relegano all’ultimo posto della scala sociale, fingendo poi una falsa equiparazione sociale e spingendole verso le vetrine e i lavori d’ubbidienza e di servizio sociale, considerando sempre la supremazia del maschio. Anche nel vecchio continente sopravvive, tra le mimesi democratiche del potere finanziario che gestisce le pseudo democrazie europee, un sentimento di rivalsa e di subordinazione del genere. Sopravvive nei fatti anche “ l’Onore del maschio” e il Potere al maschile che, comunque sia subordina la donna ad una cultura che non è la sua. Le “ FEMEN”, ancora, tendono a mettere alla berlina i Poteri vecchi, secolarizzati e ipocriti del Mondo. Un azione che ha dei meriti e delle grandi sviste, proprie di un movimento che proprio perché tale ha in se tante anime pur combattendo la stessa “guerra”. Ad oggi sembra prevalere una logica unica, ma c’è sempre il rischio di contaminazioni e di imbarbarimenti. I movimenti, d’altra  parte, devono servire  a stimolare con le loro provocazioni la società a migliorarsi e a ricostruirsi su basi migliori e più giuste, non si esaurisce in se stesso, altrimenti è solo provocazione e immagine. Lo stimolo che danno queste ragazze oggi è forte e speriamo che spinga ad alimentare un vero dibattito sociale per la parità di genere e per la difesa dei più deboli. Mi illudo? Come diceva il nostro Alessandro Manzoni nella sua poesia dedicata a Napoleone “ 5 Maggio”: Ai posteri l’ardua sentenza!

Ugo Arioti

giovedì 21 marzo 2013

Ciao Pitruzzu

Correvo sempre da ragazzino. Correre era la mia vita. Ogni scusa, come " vai a comprare il pane" o "vai dal fruttivendolo e compra..." erano come il richiamo della foresta! Al liceo, con tanti altri e con i fratelli Selvaggio mi forgiavo sui 3000 siepi, correndo sui viali laterali alla strada d'asfalto che si incunea dentro il Parco della Favorita, nella mia fantastica Palermo. Inutile aggiungere che " Pitruzzu" era il mio mito! E così mi piace ricordarlo. Ciao Pietro, ora metti ancora tutta la tua cocciutaggine dentro quelle leve e corri più veloce della luce!
Ugo Arioti

mercoledì 20 marzo 2013

VACANZE MARZIANE!


Chissà quale impressione avrebbe il famoso marziano che la penna ingegnosa di Ennio Flaiano aveva fatto sbarcare a Roma, se arrivasse veramente nella capitale in questi giorni. Non solo per la sede vacante del Vaticano, ma per la vacanza, ben più grave, della Repubblica.
di Paolo Bagnoli

La Repubblica italiana! Dopo il voto, non si capisce a quale ragione di fondo si ispiri, al di là delle formule e dichiarazioni di rito. Già quale ragione? La ragione politica, con il disastroso governo Monti è stata, almeno momentaneamente, messa in larga parentesi. Quanto a quella normale, che dà, o dovrebbe dare, senso alle cose non riusciamo a riscontrarla.
    I dati sono quelli che sono: Bersani è il “vincitore-perdente” delle elezioni che sono state trionfate da Grillo. E quasi vinte, sul piano politico, da Berlusconi il quale, piaccia o non piaccia – e i motivi per non piacere sono, naturalmente, prevalenti – non si può dire che sul piano elettorale abbia perso del tutto il confronto. Il giaguaro non è stato smacchiato e, se ci fosse stata ancora una settimana di campagna elettorale, forse avrebbe anche potuto prevalere. Meno male che almeno questo pericolo è stato scongiurato.
    Come la situazione possa evolversi nessuno lo sa, ma molti elementi chiari sono sul tavolo. Quello che colpisce di più è lo smarrimento dell’intera classe politica di fronte a Grillo. A vedere dalle cronache sembra aleggiare quasi un senso di paura. Nessuno ha il coraggio di dire che un leader che si veste da uomo ragno è semplicemente ridicolo? Comunque sia, il leader di un movimento che ha preso così tanti voti e conquistato tanti seggi parlamentari ha il dovere di relazionarsi con l’opinione pubblica in modo serio. In fondo Grillo è l’espressione di quell’endemico futurismo intellettuale così italicamente radicato. Non sarà certo la bonomia di Bersani – la richiesta di mettersi intorno a un tavolo ammonendo che se si va a casa anche loro vanno a casa – a ridare senso alle cose. Loro, pur di mandare a casa gli altri, sembrano ben disposti a tornarci convinti come sono che tanto poi ritorneranno nel Palazzo più forti di prima.
    Beppe Grillo è un uomo intelligente e, come quasi tutti i capipopolo da piazza, non ha nulla di politico. Ha giocato e continua a giocare sull’antropologia; punta a dimostrare di essere, lui e i suoi – anche se tra i suoi qualche non pieno convincimento sulla rigidità del capo si coglie – sarebbero fatti di una pasta completamente diversa da quella di cui sono tutti gli altri. Certo questi ultimi, va detto, non sono di una buona pasta altrimenti il Paese non si sarebbe ridotto in queste condizioni. Crediamo che la chiave vera del successo grillino risieda in ciò. Il comportamento da uomo in fuga, e camuffato, produce, al momento, una risonanza assai grande a Grillo e suscita ulteriore curiosità e notorietà. Più lui scappa via, più gli corrono dietro.
    Intendiamoci, anche Mario Monti non ha mai smesso di segnalare la propria diversa antropologia rispetto al resto della politica (grazie alla quale ha governato, e assai male, per ben quattordici mesi). In politica marcare la diversità è normale; i comunisti avevano fatto della loro addirittura un fattore storico di assoluta supremazia morale. Ma ogni forza politica ha sempre teso a marcare il proprio "diverso modo di essere" e ciò che non permetteva a tale diversità di proclamarsi antropologica era il comune “spirito repubblicano” che, forse ci sbagliamo, sembra essersi perduto. Anche la Repubblica, come il Vaticano, appare una sede vacante. Di cosa? Di politica. Di quella vera, naturalmente.