venerdì 28 agosto 2015

Racconto della domenica - un sogno (Ugo Arioti)


Il senso negativo, la tristezza e le paranoie, del mio essere, trapassando e vagliando tutte le stagioni trascorse e le lune passate, imperversa nel mio cranio squassato da una sola domanda, che si esprime, in maniera primitiva, con un solo :perché a me?

Cado in catalessi. Entro in un sogno già aperto, non capisco. Infine, una voce. Il cancelliere del tribunale di Palermo, lo riconosco dall’accento. È Alfredo, il mio testimone di nozze. Era la mia preistoria. Viene verso di me, è lui.

-Pinuzzu, vorrei raccontarti la storia di una donna che fruga dolorosamente nell’intimo suo; ho idea che sia … anzi lo è, se vogliamo vederla così, altrimenti no, ma potrebbe essere … un enigma. Comunque io credo che sia una vicenda vera, anche se non ne sono proprio sicuro. Vedi è come se fosse passato troppo tempo e un tempo di dolore, forse, tanto che ora non so più cosa raccontare se non quello che ho raccattato qua e la nella mia memoria sconnessa e piena di ragionamenti contorti e strani! Tu mi capisci? Pinuzzu mio, ero un leone e ora sono un vitello o un gatto o un cane, non lo so più! Non so se sono carne o pesce, lupo o pecora … mah? -

-Chi te l’ha raccontata?- gli chiedo, senza staccare lo sguardo dalle sue mani, che tracciano, in sinergia con le parole, grandi segni, come orbite di pianeti o di comete o di corna passate o di chissà cosa.

 -Attenti c’è qualcuno che ci ascolta?-  ci avvisa, improvvisamente, la voce calda e profonda di “Mariuzza mia” (ex mia!).

Le pagine logorate di un diario, le frasi cancellate alla fine dai raggi della luna che appaiono davanti a me, invece, mi raccontano di un'altra donna. Mistero. Romanticismo, chissà? L’unica cosa che mi sembra reale è che ho … “vabbè”, ma che ve lo dico a fare? Accadrà anche a voi, quando nel sogno immaginate una donna sensuale e bellissima nuda …
Ma non era una donna, no è un “ermafrodita” lacerato che intreccia una storia di solitudine estrema, viaggi nello spirito e nei luoghi, distacco da sé e riconciliazione. Stavo leggendo La creatura di sabbia di Ben Jelloun! Quella che sta in un universo di confine nel quale la parola, come la sabbia, si modifica continuamente in base agli accadimenti e ai sussulti che attraversano il suo mondo interiore. Una parola che è poesia, ma anche urlo di rabbia contro l’emarginazione. Anche le forme sono in perenne mutamento: quelle fisiche della protagonista, che a poco a poco si riappropria del sé; e quelle della vicenda, che da oniriche diventano reali. L’urgenza del fatto si confonde con una fiaba da Mille e una notte, ed io mi ritrovo col mio … spirito affranto e il mio “amico” in fiamme, sul gozzo di Caronte. Attraverso un velo scuro e vedo lei. Cerco di afferrarla, mi sforzo. Mi sveglio. Sono tutto sudato. Che ore sono? Oh. Cazzo, le due di notte!

mercoledì 26 agosto 2015


Ritardi, errori e cause perse
Come Crocetta ha buttato oltre un miliardo

La lentezza nella spesa dei Fondi Pac farà tornare a Roma 273 milioni per il 2015 e 800 milioni nel triennio. Persi anche i soldi destinati ai Beni culturali, mentre incombono sulla Regione mega ricorsi. Nella Formazione le sentenze del Tar costeranno 62 milioni.

 


di Accursio Sabella (livesicilia.it)



 PALERMO - Più di un miliardo in fumo. Tra ritardi ed errori. Paradossi e strafalcioni amministrativi. Soldi buttati tra rinunce e cause perse. Fondi Pac, somme per i beni culturali, per le strade, per la Formazione, per l'ammodernamento dell'Isola. Il governo Crocetta, in poco meno di un anno e mezzo è riuscito a farsi soffiare più di un miliardo. Che i siciliani non vedranno più. Nei mesi in cui si parla di tagli e sacrifici. Di trasferimenti necessari a chiudere un bilancio complicatissimo. Mentre si butta la croce sulla burocrazia regionale. Mentre si parla, dopo tre anni di legislatura, di spostamenti e trasferimenti che risolveranno finalmente i problemi. Mentre lo stesso presidente minimizza i disastri di un governo che ha cambiato in questi tre anni 37 assessori e ne prepara a nominare un altro. E ha compiuto ripetuti valzer di dirigenti generali. Rendendo gli assessorati immobili, incapaci di spendere e programmare. Condannati a vivere “alla giornata”, in attesa del nuovo avvicendamento, della nuova nomina.

I fondi Pac tornati a Roma

I primi giorni di aprile il direttore generale dell'Agenzia per la Coesione Territoriale Maria Ludovica Agrò scrive al presidente della Regione Crocetta, al suo capo di gabinetto Giulio Guagliano e alle Autorità di gestione per la programmazione del Fondo sociale europeo e del Fondo per lo sviluppo rurale. Come abbiamo raccontato in un numero del mensile S del maggio scorso, nella nota del dirigente dello Stato si fa riferimento alla “individuazione delle risorse Pac oggetto della riprogrammazione”. In pratica si parla dei soldi che il governo centrale “sottrarrà” alla Sicilia, in ritardo per la spesa dei Fondi del Piano di azione e coesione. Il governo Renzi, con la legge di stabilità ha deciso infatti di assegnare tre miliardi e mezzo alle aziende per contribuire gli sgravi contributivi per assunzioni a tempo indeterminato. Per reperire quei soldi, l'esecutivo centrale ha deciso di utilizzare le somme “non ancora impegnate alla data del 30 settembre 2014”. E il ritardo della Regione è enorme.

Degli oltre due miliardi destinati alla Sicilia, infatti, al 30 settembre del 2014 non era stato speso più di 1,6 miliardi di euro. Ma lo Stato all'Isola farà uno sconto, salvaguardando una fetta dei finanziamenti in qualche modo impegnati entro la fine dell'anno solare o quelli per i quali era stato avviato l'iter. Così, solo per il 2015, la cifra che la Sicilia è riuscita a farsi scappare ammonta a 273 milioni. Di questi, ben 112 milioni erano quelli destinati al “Piano giovani”.

Ma il “danno” per i siciliani non si limita a quei 273 milioni. E non riguarda solo il 2015. Altri 66 milioni sono stati persi per quanto riguarda il 2016, 307 milioni per il 2017 e oltre 153 milioni per il 2018. Un totale di 800 milioni di euro. Destinati, tra le altre cose, anche alle infrastrutture siciliane (tra gli interventi previsti anche quelli destinati al completamento dell'autostrada Siracusa-Gela), all'ammodernamento dell'Isola (compresa la diffusione della banda larga), alle scuole e agli asili nido.

Addio ai soldi per i beni culturali

Ma non solo fondi Pac. Due giorni fa il quotidiano Repubblica dà la notizia della perdita di 22 milioni di euro che l'Europa aveva destinato al recupero di alcuni importanti siti culturali siciliani. L'assessore Antonino Purpura si è difeso: l'assessorato ai beni culturali, nonostante gli oltre 3 mila dipendenti, manca di "tecnici", e necessiterebbe di esterni, mentre quei progetti sarebbero stati ereditati dal precedente assessore Maria Rita Sgarlata (che smentisce questa affermazione, attaccando Purpura) in condizioni critiche e già in grave ritardo. A prescindere dalle responsabilità, però, i soldi sono tornati indietro con un decreto del governo centrale. E adesso anche i privati che avevano investito in quei progetti si preparano a far piovere sull'assessorato i ricorsi.

Una situazione che, per certi aspetti, è simile a quella che deriva da un recente sentenza della Corte Costituzionale. La Consulta, pronunciandosi su un ricorso avanzato da un gruppo di aziende che si occupano della gestione di siti culturali e museali, ha ritenuto “illegittima” la revoca, da parte del governo Crocetta, di un mega-bando voluto dall'esecutivo di Raffaele Lombardo. Gare per i “servizi aggiuntivi” nei musei, bandite nel 2010 e aggiudicate già nel 2012. Per milioni di euro. Ma il governo Crocetta alla fine del 2013 ha deciso di fermare tutto: quelle gare, secondo il presidente, erano viziate dall'assenza di una norma sugli appalti: quella che imponeva l'obbligo del “conto corrente dedicato”. Una norma regionale approvata due anni prima che, secondo Crocetta, doveva rappresentare un argine alla possibile infiltrazione di Cosa nostra e della criminalità organizzata in quel settore. Una scelta seguita dall'intenzione, manifestata dal governatore, di inviare i tanti precari siciliani nei siti culturali dell'Isola. Ma per la Corte costituzionale, la revoca di quelle gare è illegittima. Per un anno e mezzo, così, alcune tra le più grandi società che si occupano di cultura in Sicilia e in Italia sono rimaste “al palo” nonostante avessero vinto un bando pubblico. E adesso sono pronte a presentare al governo Crocetta una richiesta di risarcimento milionario. Persino difficile da quantificare.

Le cause perse nella Formazione

E il governo dovrà sborsare ancora un bel po' di milioni a causa degli interventi apparentemente “moralizzatori” operati nel settore della Formazione professionale. Perché nel frattempo sul governo Crocetta continuano a piovere sentenze dei tribunali amministrativi sfavorevoli all'amministrazione regionale. Se tutto andrà male, la Regione sarà costretta a reperire altri 62 milioni di euro. Dei 339 milioni del “Piano giovani”, la maggior parte (310 milioni) riguarda il finanziamento dei corsi ex Avviso 20, oltre che dei tirocini formativi dei ragazzi. Ma quella voce, scrive il governo regionale in una recente delibera, va modificata. “Le diverse pendenze giudiziarie – si legge infatti - potrebbero portare a un maggiore fabbisogno finanziario di euro 62,7 milioni e a una rideterminazione complessiva di 372,7 milioni di euro”. Dove e come verranno recuperati questi soldi, invece, non è molto chiaro. Intanto, come detto, le sentenze continuano a dare torto al governo Crocetta. Solo l'ultima, quella che ha dato ragione al Cefop sulla cessione al Cerf costerà alla Sicilia circa 32 milioni di euro. Altri 16 milioni andranno invece restituiti a enti inizialmente privati dell'accreditamento, poi restituito dai giudici amministrativi. E altri 14 milioni “ballano” per cause ancora pendenti.

La rinuncia ai contenziosi

Un quadro desolante. Al quale va aggiunto ovviamente il caso più eclatante. Era il giugno del 2014 e il governatore si recava al Ministero dell'Economia accompagnato dall'allora assessore Roberto Agnello (che sarebbe rimasto in giunta appena sei mesi da quel momento) per firmare un accordo con lo Stato che avrebbe “salvato” i conti della Regione. “La Regione si impegna a ritirare, entro il 30 giugno 2014, - questo il testo dell'accordo - tutti i ricorsi contro lo Stato pendenti dinnanzi alle diverse giurisdizioni relativi alle impugnative di leggi o di atti conseguenziali in materia di finanza pubblica, promossi prima del presente accordo, o, comunque, a rinunciare per gli anni 2014-2017 agli effetti positivi sia in termini di saldo netto da finanziare che in termini di indebitamento netto che dovessero derivare da eventuali pronunce di accoglimento”. Una decisione che ha consentito di reperire circa 530 milioni (ancora da incassare interamente, tra l'altro), ma che si è subito tradotta in un autogol. La Corte costituzionale, infatti, con una sentenza depositata il 17 aprile ha riconosciuto alla Sicilia (e alle altre Regioni a Statuto speciale che avevano avanzato un analogo ricorso) il diritto a incassare le entrate relative alle accise sull'energia. Somme che invece, dal 2012, col decreto “Cresci Italia” il governo romano aveva avocato a sé. Per un totale, in questo caso, di 235 milioni annui per le Regioni interessate. La quota annuale spettante alla Sicilia si aggirava intorno ai 73 milioni di euro, da moltiplicare per sei anni. Entrate legittime, alle quali il governo ha già deciso di rinunciare. Insieme a quelle che eventualmente scaturiranno da nuove pronunce favorevoli all'Isola. Un lusso che la Sicilia dei ritardi, degli errori e degli strafalcioni non può permettersi. 

lunedì 24 agosto 2015

CHI HA PAURA DELLE PIETRE?


CHI HA PAURA DELLE PIETRE?

CINQUE giorni dopo aver decapitato su una piazza pubblica di Palmira Khaled al Asaad, 81 anni, uno dei massimi esperti siriani di antichità ed ex direttore del sito archeologico locale, l'Is ha distrutto uno dei principali templi dell'antica perla nel deserto siriano. E' quello di Baal Shamin, a poche decine di metri dal teatro romano della città, dove la Stato islamico aveva inscenato alcune esecuzioni pubbliche. Anche questa volta a riferirlo è l'ong Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), che cita alcuni residenti della città in fuga dalla furia assassina dei jihadisti. Il santuario di Baal Shamin (Il signore del Cielo) è del secondo secolo dopo Cristo ed è dedicato ad una divinità assimilabile a Mercurio. Per il direttore generale dell'Unesco Irina Bokova la distruzione è pari a un "crimine di guerra" e i "responsabili devono rendere conto delle loro azioni". La logica, tragica e invereconda, di questa setta di ladri dell’anima, partoriti dai giochi dei servizi segreti americani, come la devastante campagna in Iraq e in Libia e il fallimentare intervento in Afganistan, è quella di incutere terrore e spaventare gli UOMINI VERI. Non ci sono riusciti con Khaled (81 anni) e non potranno mai riuscirci con gli UOMINI VERI. Ma l’Occidente, l’impero americano, si sta sgretolando e loro sono figli del disastro, lo portano nell’animo e moriranno anche loro con la fine del capitalismo speculativo che devasta e distrugge il mondo. Questo Kalhed lo sapeva e lo ha scritto a noi con la sua morte … SONO I PAZZI SANGUINARI DELL’IS CHE HANNO PAURA PURE DELLE PIETRE, perché la Storia li ha già condannati.

Ugo Arioti

domenica 23 agosto 2015

The Guinnes Bar (Da Il Cielo D'Irlanda di Ugo Arioti@2014) - racconti estivi


The Guinnes Bar

Dublino è una città che galleggia sul cielo, calma all’apparenza ma inquietante per la sua effervescenza.

Un mio amico, che anni fa aveva partecipato, nella capitale dell’Eire, a una manifestazione per la promozione dei vini da pasto siciliani, mi aveva raccontato un sacco di balle sugli irlandesi bigotti e sulle ragazze locali, a dir suo, insignificanti. Io trovo bellissime, lo dico in senso estetico, quelle belle ragazze ricce, rosse e con due smeraldi d’occhi. Se fossi un uomo mi intricherebbero parecchio, ma, Giorgio Di Bella, questo ragazzo siciliano, enologo e, a tempo perso, segretario della Pro loco di Malavannera, non è mai stato, almeno per me, credibile;  era un tipo strano, inquietante, oscuro, non lo mai visto ridere in compagnia. Dublino è una città viva con una scia minacciosa e lunghissima di bar e pub dove si può bere fino a notte fonda. Joyce, un irlandese doc, nel suo “Ulisse”, racconta e ammonisce sul modo di evitare tutti i pub di questa città che fluttua sull’alcool! Povero Joyce, i suoi personaggi amano bere birra. In effetti se vai in centro c’è una concentrazione di pub che fa paura. Pablo Escobar, uno che ho conosciuto all’aeroporto, al mio arrivo, parlando un po’ mentre aspettavo i bagagli, oltre al suo numero di cellulare e al suo indirizzo di casa, mi ha raccomandato di evitare accuratamente le zone turistiche, troppo care. Così, ci siamo guardate negli occhi, io e Nancine, la francesina che deve fare il colloquio dopo di me, abbiamo deciso, stasera, di uscire e ci siamo fermati al Guinnes bar, a bere, naturalmente, una lunghissima Guinnes!

Il Guinnes è in st James’s gate a due passi dal nostro confine per l’avvenire! Che sballo, siamo dentro l’arpa d’oro e respiriamo il soffio delle sue bollicine.

I muri sembrano piovuti da un medioevo arcano e misterioso, i cancelli neri e i ponti scuri che attraversano le case cieche con gli archi murati e i tubi e i camini.

Un distinto signore, un incrocio tra un ragioniere milanese e un testimone di Geova, con giacca e cravatta, borsa di pelle, capelli e barba rossi e mezzo sigaro inglese in bocca, scende da una di quelle carrozzelle trainate da un cavallo che mi ricordano tanto la mia città, solo che qua non sono nere, e viene verso di noi. In un inglese siculo-francese gli chiediamo dove possiamo bere una birra e lui abbozza un mezzo sorriso, ci sfotte, indicando il gate della Guinnes. Dovevamo proprio dimostrare di essere turiste!

< Vous craignez pour l'entrevue d'emploi de demain …oh mi scusa tu …. volevo chiedere a te …> 
esordì la graziosa francesina, un po imbarazzata.
< Aucune crainte!> le risposi velocemente per farla rilassare. <Nessuna paura!>
< Scusa mio italiano … boh, boh, …>
< Non ti preoccupare, io ti capisco bene! Parla pure in francese se vuoi!> 
Così ci addentrammo nei meandri delle cose personali e lei si aprì come un ostrica succulenta 
e invitante che nasconde al suo predatore un retrogusto duro e pericoloso. Tutto scioglieva la Guinness, pure la lingua e  l’espressione!

giovedì 20 agosto 2015

Per un Etica della Speranza (Jürgen Moltmann)


Jürgen Moltmann

Per un’etica della speranza

 
Solo una breve presentazione del lungo percorso di un grande teologo. Jürgen Moltmann è conosciuto in tutto il mondo come il teologo della speranza.

Nato presso Amburgo, la grande città anseatica della Germania, nel1926, ha fatto in tempo a essere arruolato nella Wehrmacht a 17 anni, e a trascorrere dopo la guerra sul fronte olandese tre anni di internamento,1945-1948, in campi di prigionia, come prigioniero di guerra (POW = PrisonerofWar) degli inglesi, prima in Belgio, poi in Scozia, e successivamente nell'Inghilterra centrale, nel Norton Camp presso Mansfield nel Nottinghamshire.

Proveniente da una famiglia protestante laica, proprio dietro il filospinato del campo di prigionia ha scoperto la fede in Cristo, leggendo i Salmi di lamentazione dell' Antico Testamento, in particolare il Salmo 39, e poi il vangelo di Marco, in particolare il racconto della passione (un cappellano del campo aveva distribuito ai prigionieri di guerra la Bibbia). Scrive nell'Autobiografia, in riferimento a questa esperienza di prigionia: «Ho ripreso il coraggio di vivere e, lentamente ma con sicurezza, mi ha preso una grande esperienza di risurrezione nel "vasto spazio" di Dio». Ritornato dalla prigionia nel 1948, opta per la teologia (invece che per matematica e fisica), che insegnerà nelle università di Bonn e Tubinga, avendo qui come colleghi: il filosofo Bloch e i teologi Küng e Ratzinger, per citare i più noti.

L'opera, che lo ha fatto conoscere in campo internazionale, è Teologia della speranza del 1964, arrivata in traduzione italiana presso l'Editrice Queriniana nel 1970, vincendo in Italia il  Premio internazionale di letteratura "Isola d'Elba" 1971. Il libro non è semplicemente una trattazione teologica della speranza, che lo scrittore francese Péguy ha dichiarato «la piccola» tra le virtù, ma è una vigorosa e innovativa rilettura del cristianesimo in chiave di futuro e di speranza.

L'opera ha avuto un seguito in altre scritture, tra cui spicca Il Dio crocifisso del 1972, dove il teologo della speranza svolge una impressionante teologia della croce, che mette a tema la  solidarietà del Dio trinitario con l'umanità e con la sua storia di sofferenza, che ha in Auschwitz una cifra conturbante per la Germania e per l'Europa. La speranza cristiana viene, così, ben distinta dall'ottimismo, e viene prospettata come speranza «creativa» in un orizzonte di futuro, ma insieme come speranza «avveduta» della violenza del male nel mondo. Essa si fa concreta nella resistenza contro il male, e nelle azioni della speranza, nell'esperimento della speranza, cui è chiamata la comunità cristiana. Un teologo nordamericano dava conto di queste opere moltmanniane in un articolo dal titolo espressivo «Il tempo invade la cattedrale».

Dopo il ciclo della teologia della speranza - che si può collocare negli anni Sessanta e Settanta – Jürgen Moltmann ha intrapreso, a partire dagli anni Ottanta, un progetto di Contributi sistematici alla teologia in una serie di 8 volumi, da poco conchiusa, come teologia dialogica. La

teologia dialogica di Moltmann si sviluppa in comunione ecumenica con le teologie delle chiese cristiane e pensa ecumenicamente tutti i grandi temi e le grandi parole della tradizione cristiana (Moltmann ha scritto: «Chi nonpensa ecumenicamente è eretico»). Questa teologia dialogica ha le sue coordinate di riferimento, oltreché nella Scrittura come fonte cristiana anche nella comune speranza nel Regno, come orizzonte di riflessione, quale trova espressione nella letteratura, nella filosofia, nelle religioni. Si potrebbe caratterizzare la teologia di Moltmann come "Passione per il

Regno".

Tra gli incontri decisivi, che lo hanno condotto in questa direzione,viene ricordato il teologo olandese riformato Arnold van Ruler di Utrecht, che proponeva una "teologia dell'apostolato" con le categorie dell'esodo e del regno di Dio, e si esprimeva così: «Sento il profumo di una rosa e sento il profumo del regno di Dio». Scrive Moltmann: «Mi lanciai sul "regno di Dio", senza sapere che questo tema del futuro mi avrebbe tenuto con il fiato sospeso per una vita intera».

Tra questi 8 volumi della serie dei Contributi merita particolare segnalazione la suggestiva opera Dio nella creazione del 1985, dove il teologo sostiene che di fronte alla crisi ecologica ci sono delle correzioni da apportare anche in campo teologico. In ambito cristiano si era infatti tacitamente conclusa una spartizione di competenze: la natura è stata abbandonata alla scienza e alla tecnologia, e la teologia si era riservata la storia, che interpreta come storia di salvezza. Ma, così, la teologia non ha reso culturalmente operante la fede nella creazione. Da qui la necessità di «raffreddare la storia», cioè di passare dall' antropomorfismo della culturamoderna al teocentrismo cosmologico biblico: l'uomo e la sua storia vanno inseriti all'interno del più vasto «eco-sistema Terra». In questa sua trattazione Moltmann svolge le linee di una Dottrina ecologica della creazione. L'eco di quella trattazione si trova anche nella Lectio di Catanzaro-Messina, dove la scienza appella all'integrazione della sapienza.

Ma si deve anche ricordare un altro volume Lo spirito della vita (1991), e il più breve e bellissimo testo La fonte della vita (1997), che possono essere considerati come un punto d'arrivo del suo pensiero. LoSpirito Santo è presentato come la forza della vita nuova, vita per il corpo e per l'anima, per lo spirito e per i sensi, per il tempo e per l'eternità. Una teologia della speranza, dunque, che si sviluppa in una teologia della vita nella pluralità delle sue dimensioni.

La lectio magistralis si ispira al suo nuovo libro, Etica della speranza (Queriniana 2011).

Scrive nella Prefazione della nuova opera: «Mi rivolgo alla cristianità per fare proposte pratiche in seno a orizzonti pieni di speranza. Essa cerca di inculcare un éthos riguardante la vita messa in pericolo, la terra minacciata e la giustizia negata». Ma non è il nostro tempo, tempo di crisi? Moltmann avverte fin dall'inizio: «Un'etica della paura vede le crisi, un' etica della speranza riconosce le possibilità insite nelle crisi ( ... ). L’"euristica della paura" suscita la responsabilità per il presente», e cita un verso dell'inno intitolato Patmos del poeta Hölderlin, che lo accompagna da sempre nelle sue riflessioni: «Ma dov'è il pericolo, cresce anche ciò che salva».

L'opera inizia con un interessante capitolo teoretico sull'escatologia, in quanto «ogni etica cristiana è influenzata da una escatologia presupposta». Moltmann sintetizza la sua posizione, argomentata in molte opere, come escatologia in dimensioni messianiche, dove il futuro escatologico rimane futuro, ma viene anticipato nel presente: «L'etica del regno di Dio è un'etica della sequela, e l'etica della sequela di Gesù è un'etica dell'anticipazione del suo futuro». Etica della speranza come etica messianica, come etica trasformativa: «Un'etica della speranza vede il  futuro nella luce della risurrezione di Cristo. La ragione da essa presupposta e utilizzata è il sapere trasformativo. Essa introduce all'azione trasformativa per anticipare più che si può la nuova  creazione di tutte le cose, che Dio ha promesso e inaugurato in Cristo».

Rosino Gibellini

lunedì 17 agosto 2015

Palermo: il problema del canile comunale - società civile


Canile comunale: protesta a oltranza contro l'assessore

Non si placano le polemiche intorno alla gestione del canile municipale di via Tiro a Segno, a Palermo. Da stamattina un presidio a oltranza, dalle 9 alle 20, è stato organizzato dinanzi i cancelli della struttura da cittadini e associazioni animaliste

Non si placano le polemiche intorno alla gestione del canile municipale di via Tiro a Segno, a Palermo. Da stamattina un presidio a oltranza, dalle 9 alle 20, è stato organizzato dinanzi i cancelli della struttura da cittadini e associazioni animaliste dopo il dietrofront dell'assessore comunale ai Diritti degli animali Francesco Maria Raimondo che ha affidato nuovamente all'associazione Agada di Trabia il trasferimento degli animali. "Non ci muoveremo di qui neanche di notte e non ce ne andremo fino a quando non troveremo una soluzione - ha detto all'Adnkronos Fiammetta Carmona, della Lida sezione Palermo - Pretendiamo di essere coinvolti in tutte le decisione che riguardano il canile. Conosciamo le problematiche relative alla gestione e al sovraffollamento ma la soluzione non può essere il trasferimento dei cani a tutti i costi, senza sapere che fine faranno". Sul banco degli imputati è ancora l'associazione Agada contro cui da tempo gli animalisti puntano il dito, evidenziando anomalie nell'affidamento degli animali. A inizio agosto, l'assessore aveva firmato una direttiva che imponeva lo stop ai trasferimenti, salvo poi revocarla la settimana scorsa. "Vogliamo chiarezza sulle autorizzazioni. Fino a ieri l'assessore ha detto che non c'erano e oggi si è rimangiato tutto: c'è qualcosa che puzza - prosegue Carmona - Se i trasferimenti avvengono in maniera pulita e trasparente, siamodisposti a discutere e supportare le autorità competenti. Alcuni trasferimenti sono stati fatti l'anno scorso e non ci siamo opposti, ma ovviamente quando sappiamo che c'è una situazione poco chiara non possiamo rimanere con le mani in mano". Un piccolo presidio della Lida si trova anche dinanzi la clinica veterinaria di viale Strasburgo dove sono ricoverati alcuni dei cani del canile di Palermo e "da cui - conclude - temiamo possono essere portati via".

martedì 4 agosto 2015

Forestale del servizio anticendio arrestato mentre appicca il fuoco


Nessuno, mai, sino ad oggi ha sospettato che la dove esiste un esercito di guardie forestali, amministrativi, tecnici, direttori generali e pezzi di apparato della regione Sicilia, qualche operaio stagionale potesse fare una cosa del genere....mai.... Ma è Crocetta che deve andare a spegnere i fuochi, se sapesse fare almeno questo....
Ugo Arioti

Un operaio in servizio alla riserva naturale di Vendicari scoperto in flagranza mentre tentava di dare fuoco al bosco. Crocetta: "Va licenziato subito"

Un operaio stagionale della squadra antincendi boschivi è stato arrestato mentre appiccava le fiamme nella riserva di Vendicari. Giovanni Conforto, 47 anni di Noto, è stato arrestato in flagranza con l'accusa di incendio boschivo con l'aggravante di essere in zona di riserva. Gli uomini del Nucleo operativo provinciale del Corpo forestale di Siracusa, coordinati dal commissario superiore Angelo Rabbito, hanno effettuato il controllo di una squadra. Il capoturno ha segnalato l'assenza di un operaio per motivi di famiglia. In località Sichilli, in zona B della riserva, gli agenti hanno notato un automobile ed un uomo chino a terra con l'accendino in mano che appiccava il fuoco. Conforto, l'operaio addetto allo spegnimento incendi che mancava all'appello, si è accorto di essere stato scoperto ed è fuggito in macchina ma è stato bloccato. "L'operaio è stato bloccato dopo un inseguimento di circa quattro chilometri che si è concluso sulla Provinciale Noto-Pachino. In tasca - ha riferito Angelo Rabbito, comandante del Nucleo Provinciale del Corpo Forestale - aveva un accendino".

Sul caso è intervenuto il presidente della Regione, Rosario Crocetta: "Sono veramente esterrefatto e indignato di fronte all'episodio che ha determinato l'arresto dell'operaio stagionale della squadra antincendi boschivi, Giovanni Conforto, che è stato arrestato mentre appiccava le fiamme nella riserva di Vendicari - scrive il governatore in una nota -
L'operaio va licenziato immediatamente, è infatti inammissibile che chi deve tutelare il nostro patrimonio boschivo, lo danneggi. E il licenziamento deve essere immediato, per fare comprendere che su queste cose non ci possono essere sconti per nessuno". Il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, ha inviato una nota al direttore della Funzione Pubblica e al direttore del Corpo Forestale "perché prendano i provvedimenti disciplinari di competenza".

Da Repubblica.it - Palermo

domenica 2 agosto 2015

Il bello il brutto il Presidente ........ Crocetta

Il bello, il brutto, il cretino è un film del 1967, diretto dal regista Giovanni Grimaldi. Il film è la parodia de Il buono, il brutto, il cattivo, diretto da Sergio Leone. Gli interpreti sono mitici, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Con la parodia delle parole e le smorfie di Ciccio tutto finiva in un pasticcio!  Ah, quante spensierate risate! Allora, riportiamo ad oggi, alla cronaca politica della Sicilia la commedia e cerchiamo i protagonisti. Il bello, naturalmente, il medico del Presidente, il dottor Tutino, il brutto Baccei che ne combina di tutti i colori per disastrare sempre più la finanza regionale, e, d'altra parte, per questo è stato mandato in Sicilia dal piccolo Duce. Infine, il cretino, l'utile idiota che non è ne carne ne pesce: il Presidente, il Governatore il Masaniello siciliano che il PD ha pescato nelle acque torbide di Gela e ne ha fatto un simbolo di cera. Capirete, con questa calura, la cera si è sciolta ed è rimasto nudo lo stoppino. Il disastro è servito. Noi siciliani paghiamo per lui e per tutta la sua banda (i 40 ladroni) Tanti soldi inutili, mentre se riducessimo a quello che veramente valgono questi tizi e i ladri che loro proteggono, presto fatto recupereremmo, seduta stante, tre o quattro milioni di euro, immediatamente. Soldi buoni per dare ossigeno all'Isola, alle imprese, alla persone tutte della Sicilia degli ONESTI. Non lo vogliono più nemmeno quelli che hanno avuto, nella loro famiglia, eroi dell'antimafia vera, quella combattuta sul campo e non sbandierata come un gagliardetto da un Presidente che non vale il piombo di una sola cartuccia economica e che viaggia con auto blindata e scorta. LA DEMOCRAZIA è STATA ASSASSINATA DA QUESTI BELLI, BRUTTI e CRETINI e non venitemi a dire che i soldi non ci sono, DOBBIAMO DIRE GRAZIE ALL'AUTORITA' DI GESTIONE DEI PROGETTI COFINANZIATI DALLA UE se dovremmo restituire 2 miliardi di euri alla Comunità europea, al Segretario della Regione che è ancora al suo posto e che ha rubato (Sentenza definitiva) più di 1,5 milioni di euri. E, qualche scienziato, di ultimo letto del Presiniente ci dice che la strada finanziata dai Grillini e voluta dall'amministrazione di Catavuturo è solo una pista da sci, ma lui nella vita ne ha fatto mai di cose così o è l'ennesimo ladrone della banda Crocetta?
.................. aspettando che i siciliani onesti si mettano in movimento per spazzare via questo sistema CORROTTO E CORRUTTIVO che mangia  i nostri soldi e le vite dei nostri figli!
 
Ugo Arioti