lunedì 30 settembre 2013

Lettera di Dario Fo a Guido Barilla

Dario Fo non ha bisogno ne di presentazioni ne di spiegazioni, pubblichiamo questa lettera perché, oltre all'invito a partecipare a una raccolta di firme che noi riteniamo giusta, porta con se un piccolo vademecum di quelli che sono i valori, anzi IL VALORE, fondanti della FAMIGLIA. Quindi un manifesto ETICO sulla Famiglia e il Valore che porta in se.
 
Ugo Arioti
 
 
"Caro Guido Barilla,

Ricordo i primi spot televisivi di Barilla, a cui ho partecipato non solo come attore ma anche come autore dei testi e della sceneggiatura nonché del montaggio. Ebbero un enorme successo e, in quel tempo, ho avuto anche l'occasione di conoscere Pietro, vostro padre.

Una persona piena di creatività ed intelligenza, appassionato d'arte e di cultura.

In quegli spot abbiamo raccontato di prodotti che sono diventati simbolo dell'Italia e degli italiani tutti, nelle nostre case e nel mondo. La pasta soprattutto è sinonimo d'Italia, di casa e di famiglia. Per tutti.

Ecco: oggi il nostro Paese è fatto di tante famiglie unite solo dall'amore delle persone che ne fanno parte. Amore che non è in grado di discriminare, che non ha confini: e l'amore, in tutto il mondo, può nascere tra un uomo e una donna, due donne, due uomini. 

Sull'amore si fonda una famiglia, quella che la vostra azienda racconta nella sua comunicazione. Sull'amore si fonda una casa. 

Alla domanda sul perché la sua azienda non faccia spot pubblicitari con famiglie gay, lei ha risposto: "Non farei mai uno spot con una famiglia omosessuale. Noi abbiamo un concetto differente rispetto alla famiglia gay. Per noi il concetto di famiglia sacrale rimane un valore fondamentale dell'azienda". Poi, in seguito alle polemiche che si sono scatenate, ha specificato: “Volevo semplicemente sottolineare la centralità del ruolo della donna all'interno della famiglia”. E ancora: “Ho il massimo rispetto per qualunque persona, senza distinzione alcuna. Ho il massimo rispetto per i gay e per la libertà di espressione di chiunque. Ho anche detto e ribadisco che rispetto i matrimoni tra gay. Barilla nelle sue pubblicità rappresenta la famiglia perché questa accoglie chiunque e da sempre si identifica con la nostra marca”

Ecco, Guido. La sua azienda rappresenta l'Italia: nel nostro Paese e in tutto il mondo. Un'Italia che è fatta anche di coppie di fatto, di famiglie allargate, di famiglie con genitori omosessuali e transgender.

Ecco perché le chiedo di cogliere questa occasione e di ritornare allo spirito di quegli spot degli anni '50 dove io stesso interpretavo uno spaccato della società in profondo mutamento. Ecco perché le chiedo di uscire dalla dimensione delle polemiche e farsi ambasciatore della libertà di espressione di tutti.

Mi appello a lei, caro Guido, perchè ha modo di ridare all'Italia di oggi la possibilità di rispecchiarsi nuovamente in uno dei suoi simboli e alla sua azienda di diventare ambasciatore di integrazione e voce del presente. E chiedo quindi che lo faccia con le prossime campagne pubblicitarie del gruppo Barilla, dove la famiglia potrà finalmente essere rappresentata nelle sue infinite e meravigliose forme di questi nostri tempi.

Come ho già scritto: "Buttiamoci con la testa sotto il getto del lavandino e facciamo capire ai briganti che qui siamo ancora in molti in grado di dimostrare di far parte di un contesto di uomini e donne libere e pensanti".

DARIO FO

sabato 28 settembre 2013

BACHECA DELLE NOTIZIE IMPORTANTI DI FINE SETTEMBRE SECEMNEWS

In questa bacheca posizioniamo stralci o notizie che non passano sui Quotidiani "IMPORTANTI" che si occupano solo di un truffatore come Berlusconi che dovrebbe essere dietro le sbarre da tempo e che invece si permette, solo in Italia questo è possibile, di dettare le sue condizioni .....NOI CERCHIAMO COSE CHE ALTRI PASSANO, SE LE PASSANO, in ultimissima. Redazione Secem
 


 

giovedì 26 settembre 2013

Tratta delle persone, kick-off meeting del progetto europeo coordinato da Cittalia

Al via il progetto No Tratta con il kick-off meeting organizzato da Cittalia, che avrà luogo lunedì 30 a Roma presso la sede della Fondazione ricerche dell’Anci. Il progetto punta a rafforzare le azioni di contrasto alla tratta di essere umani, in particolare tra rifugiati e richiedenti asilo, grazie ad un migliore coordinamento tra i diversi attori coinvolti e lo scambio di buone prassi. Alla riunione operativa che avvia le attività del progetto coordinato da Cittalia parteciperanno i partner del progetto, Gruppo Abele e Associazione On the Road, per definire i dettagli operativi e dare il via ai lavori riguardanti l'analisi e ricerca (Azione 1) e l'impostazione della metodologia per la formazione degli operatori (Azione 2).
No Tratta inizierà con un’azione di ricerca sul tema della relazione tra tratta e protezione internazionale in diverse regioni italiane ed europee, con l’obiettivo di studiare il fenomeno della tratta e ad analizzarne la percezione da parte di alcuni territori campione che hanno strutturato dei coordinamenti regionali sull’asilo. Al termine dell’azione saranno elaborati un rapporto di ricerca e un position paper sul tema e sarà avviata una piattaforma di monitoraggio sull’incidenza del fenomeno della tratta tra rifugiati e richiedenti asilo.
Allo stesso tempo sarà imposta la metodologia formativa per gli operatori dei settori della tratta e dello Sprar, che nella seconda fase del progetto prenderanno parte a undici sessioni di formazione aperte anche ad autorità di polizia, operatori socio-sanitari, Commissioni territoriali e Prefetture.
Il progetto, co-finanziato dal programma Prevenzione e lotta contro il crimine della DG Affari interni della Commissione europea, durerà due anni e vede tra i partner associati anche il Ministero dell’Interno – Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità e il Centro Interdipartimentale per i Diritti dell’uomo e dei popoli dell’Università di Padova.
 
Cittalia

Per favore staccate la spina al Presidente

 
Politica, un termine abusato ma desueto per i suoi principi ispiratori e la sua funzione logica all'interno di una società democratica. In Sicilia siamo al buio totale sul termine che è diventato sinonimo di carrierismo e demagogia. Il politico non è più il mediatore tra le esigenze del popolo che lo ha eletto e quelle delle altre componenti sociali, ma un "capobanda" che pensa solo al suo interesse personale. Accade così che un Presidente della Regione venga eletto con una manciata di voti e che, spergiuro per vocazione, vada gridando ai quattro venti che è la bandiera della RIVOLUZIONE. Bandiera forse lo è, ma, dal suo esile  bagaglio di voti appena sufficiente a metterlo nello scranno di Governatore e di sceriffo della Sicilia, grida troppo e agisce male e senza un PROGETTO COMPLESSIVO DI SVILUPPO ECONOMICO E SOCIALE. Da colpi alla macchina amministrativa ancora funzionante e mette   scompiglio senza, per altro, cambiare lo status quo di ostaggio della burocrazia di palazzo. Ergo appare, grida, fa gossip, ma di POLITICA assolutamente 0. Rilascia interviste e lancia anatemi, blocca l'apparato amministrativo e lo smembra senza un progetto di ricostruzione funzionale a un qualche obiettivo chiaro e importante per il POPOLO SICILIANO. Grida a chi, sbagliando, gli ha dato questa opportunità di governo, che ora, capito bene il personaggio corre ai ripari, di volere solo poltrone, ma lui non fa altro da quando è Presidente che distribuire incarichi ai "SUOI AMICI" togliendoli, se è il caso, anche ai leggittimi incaricati. Insomma abbiamo gridato al peggio per il governo Lombardo, ma come dice il proverbio al PEGGIO NON C'E' MAI FINE. Speriamo solo che tutti i partiti ancora vivi e seri e il movimento 5 stelle capiscano che è ora di staccare la spina a Rosario, prima che faccia danni irreparabili per la Sicilia che non è messa bene e che rischia di perdere anche quel poco che faticosamente la gente operosa aveva costruito.
 
Redazione 

martedì 24 settembre 2013

Il crollo del muro di Berlino


Il crollo del muro di Berlino

I mali dell’Europa e dell’Italia, dicono alcuni, hanno origine da quella fredda giornata novembrina del 1989, quando ci fu la riunificazione delle due Germanie. Altri più attenti alle effemeridi e alle traiettorie delle comete dicono che è colpa degli extraterrestri, altri, ancora, che ci sono troppi agenti cinesi in incognito che stanno preparando l’invasione gialla. Insomma ognuno ha una sua risposta “fantastica” al degrado socio – culturale del vecchio continente e dell’Italia. La crisi attuale, l’ennesima programmata e consumata del sistema capitalistico, invece, è la causa del degrado sociale e della scomposizione del tessuto delle nazioni che sono state degradate al minimo contrattuale di “condomini”. L’Economia, in questo caso i Potentati Economici multinazionali e le Banche, sono i principali “pupari” della rete commerciale mondiale e gestiscono i governi. La gente, il famoso “popolo sovrano” è solo una merce da trattare secondo gli interessi del grande capitale. La Germania, locomotiva d’Europa, impone le regole di occupazione economica della Bundesbank, socia di molti Establishment e Asset finanziari internazionali, all’Europa più debole, trattando le persone come fossero solo numeri di un conto corrente senza anima. E nel nostro “ Bel Paese”? Continuiamo a dare la colpa al muro di Berlino, agli extraterrestri? Siamo al disastro. Politici corrotti o senza idee che mutuano il verbo del Capitale multinazionale secondo il vademecum del Mercato globale, tralasciando i diritti del popolo e salvaguardando, in buona sostanza, solo la loro poltrona ( LA CASTA – PD-PDL, oggi PD + Forza Italia 2 e loro satelliti). In questa situazione non ci resta che piangere, citando il bellissimo film di Troisi e Benigni, ed aspettare che crolli un altro muro ….. quello della MAFIA FINANZIARIA CAPITALISTA, che sta uccidendo o svuotando di significato le democrazie, ancora presenti, nel mondo, svendendole ipocritamente per trenta denari.

Redazione

martedì 17 settembre 2013

Irish coffee


 

L'Irish coffee                                                                           ( romanzo dei sentimenti, Ugo Arioti)

 

L'Irish coffee, il caffè irlandese, è un caffè caldo, zuccherato, corretto con whiskey e con uno strato di panna sulla superficie. Buono, da far venire l’acquolina in bocca! Viene servito preriscaldando il bicchiere, mettendoci il caffè corretto e zuccherato ed aggiungendovi per ultima la panna, leggermente montata. Io lo preferisco con la noce moscata o la cannella. Mi ricorda un periodo felice della mia gioventù trascorso a Dublino. Io nera come la pece, di capelli e di occhi, in mezzo a tante giovani irlandesi con i capelli rosso fuoco e gli occhi verdi. L’unica cosa che ci accomunava erano i ricci voluttuosi e “monelli”! Come dire dal profondo Sud mediterraneo allo sconfinato spazio turchese e bianco del Nord le donne sono sempre una forza della Natura che incarna la Terra e sconfina nel cielo. Rouge et Noire! Ricordo che quando arrivai a Dublino, spaesata e atterrita dal nuovo mondo che mi aspettava, ma anche decisa a conquistarne la mia parte, mi chiamò Virginia, la mia amica del cuore. Lei, troppo legata ai riti familiari della nostra terra, era con la mente insieme a me ma, allo stesso tempo, ancorata materialmente al suo fidanzato e alla sua famiglia irrigidita, come un vecchio dagherrotipo, nella routine matriarcale. Avevo appena buttato la mia vita sul letto di quella stanzetta in Rialto Street, a due passi dal Saint James’s Hospital, dove mi ero procurata la possibilità di un colloquio di lavoro, quando squillò il mio cellulare. Avevo preso una scheda alla Stazione di Dublino, irlandese, per risparmiare e c’era una sola persona che aveva ricevuto da me, oltre a mia madre, un sms col nuovo numero: Virginia.
< Pronto Franci, come stai? Come è Dublino? Stai in centro o in periferia? Che novità mi racconti? Dimmi, dimmi …> Mi assalì con tutta la sua voglia di unire il corpo alla mente e volare insieme a me nel cielo d’Irlanda!
<E’ una piacevole novità Dublino!> < Tutto qua? Non c’è altro che ti attrae, che ti tiene legata a quest’isola del mare del Nord? Ai suoi luoghi, ai suoi abitanti, alle sue tradizioni?> <Si!> le risposi, cercando di prender fiato per regalarle una manciata di sogni e di sorellanza! < Cosa, racconta, dimmi!> < San Patrizio, che storia commovente. Ah! C’è anche l’Irish coffee! Gli unici ragazzi che ho incontrato oggi sono tutti migranti e quasi tutti spagnoli e siciliani! È una terra senza confini col cielo, anzi direi che è pascolo e cielo!> < Brava, mi piace. Vedi che hai tanti colori nella tua tavolozza, ma … il cuore? Raccontami qualcosa sai che sono avida di sensazioni e sentimenti! Dai farfallina mia, dai!>  < Tesoro, non ti pare troppo presto per queste faccende?> < Ma che presto e presto, devi uscire, vai in centro, in qualche pub o locale e incontrerai tanti occhi che ti inseguono … Vai, preparati ed esci. Non vorrai restare a casa dopo tutto questo viaggio? Non fare la “lagnusa”! Ci sentiamo domattina alle sette! Ti voglio un bene dell’anima farfallina mia. Ciao, a domani!>

Quella telefonata è rimasta scolpita nel mio cuore per sempre.
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lunedì 16 settembre 2013

LE CASE DI TERRA (1) Architettura sostenibile e ambientale contemporanea


IPOGEI CONTEMPORANEI – Architettura           Ugo Arioti

LE CASE DI TERRA    (1)       - Definizione -

« La casa di terra è un edificio flessibile che può essere adattato
ai desideri di ciascun proprietario, per rispondere così alle esigenze
di individualità, costruzione conforme alle norme ambientali e  

coscienza energetica. »
(M. Edelhart, Das Erdhaus: Handbuch für Architekten und Bauherren
(la casa di terra: manuale per architetti e committenti), Vienna 1983, pag.9)

DEFINIZIONE TECNICA:

Le strutture, concepite come volte "integrali", possono essere prefabbricate in rigidi pezzi singoli oppure possono essere realizzate con procedimenti di stampaggio ad iniezione su reti metalliche. Le volte in calcestruzzo a proiezione consentono forme libere ed organiche che garantiscono ambienti ricchi di luce. Il procedimento di stampaggio ad iniezione è stato impiegato per la prima volta all’inizio del XX secolo. Il naturalista statunitense Carl Akeley, nel 1911, brevettò uno strumento con cui era possibile spruzzare cemento a grani fini. La tecnica del calcestruzzo a proiezione viene impiegata principalmente nelle opere di fondazione e nella costruzione di tunnel, mentre nelle costruzioni in superficie viene impiegata sostanzialmente negli interventi di risanamento del calcestruzzo. Pioniere dell’uso della tecnica del calcestruzzo a proiezione nelle costruzioni in superficie è stato Friedrich Kiesler con il suo progetto Unendliches Haus ("casa infinita"). Ad usare nuovamente questo procedimento e ad ottimizzarlo è stato l’architetto svizzero Peter Vetsch che con l’ausilio di questa tecnica ha costruito oltre 40 costruzioni di questo tipo. Con questa tecnica, il calcestruzzo a proiezione viene applicato su una rete metallica stirata a maglie strette saldata su armature portanti. Queste vengono piegate e formate in base alla forma della casa prevista. All’esterno, sulla volta, viene spruzzato uno strato spesso 20 cm di schiuma rigida di poliuretano, isolante termico. Sopra viene posata una stuoia e la struttura viene ricoperta con uno strato di terra da 50 cm a 3 metri. Le pareti interne di una casa di terra sono dotate di un intonaco argilloso. Questo consente un equilibrio di umidità ideale; esso, infine, viene verniciato con tinte a calce naturali.

(continua)

giovedì 12 settembre 2013

LA STORIA CONTEMPORANEA DOCUMENTATA : Nunca mas, mai più


 

Nunca mas, mai più.

 Il senatore socialista italo-cileno Fausto Longo a 40 anni dal Golpe militare contro il presidente Salvador Allende di Fausto Guilherme Longo *)

Santiago del Cile, 11.9.1973 – Palazzo della Moneda sotto l’attacco dei militari golpisti
 

Sono quaranta gli anni trascorsi dall’abbattimento violento del governo democratico di Salvador Allende e dall’inizio della lunga notte della democrazia cilena.

    Ricordiamo tutte le migliaia  di persone uccise, scomparse, gli operai e gli intellettuali, le donne, gli uomini, i ragazzi come i fratelli Lorca della Gioventù socialista, uccisi mentre operavano in clandestinità, il dirigente del sindacato dei pubblici  dipendenti Tucapel Jmenez. La Cut di Figueroa e di Calderon che aveva un milione di iscritto nel 1972, decimata  scientificamente in tutti i suoi gruppi dirigenti. Una violenza cieca , di massa e selettiva, che prima il cardinale Raul Silva e la Vicaria di solidarietà nel ’77 e poi, via via, con più incisività, le forze politiche democratiche, in diversi modi, hanno combattuto nell’interno del paese, sostenuti dalla organizzazione dei cileni in esilio e dai democratici di tutto il mondo. Oggi il presidente Allende è ancora con i cileni. I valori della giustizia sociale e della libertà, la lotta alle ingiustizie e alle insopportabili diseguaglianze sociali  è ancora l’obiettivo più importante   per cambiamenti strutturali della società cilena, che Michelle Bachelet sostiene nella sua campagna  elettorale per la presidenza della Repubblica.

    Il Presidente Allende è stato il miglior presidente del Cile incarnando il sogno di una generazione e rappresentando il meglio della sinistra cilena e di tutta l’America Latina. Lo ha  ricordato Lagos e lo ha riconosciuto l’antico dirigente dei comunisti cileni, Corvalan,  che, intervistato tempo fa, ha ricordato come Allende “demonstrò una consecuencia politica incommensurabile”. Allende presidente si batté  per quegli obiettivi per i quali da dirigente socialista si era impegnato percorrendo tutto il Cile, per suscitarne il consenso. L e ricchezze minerarie, rame in primo luogo, le imprese elettriche, la radiofonia la metallurgia, l’industria tessile, le banche il commercio, la riforma agraria.. Se oggi la Codelco, la società del rame è ancora in parte cilena. Se con le sue vendite  lo Stato seguita oggi ad equilibrare il bilancio statale  è merito di Allende che si è opposto alla rapina in atto da parte di aziende straniere  come suo merito è la riforma agraria. I 5.223 mila ettari espropriati a proprietari improduttivi dal governo Allende, i 3.500 mila ettari espropriati dal governo Frei hanno posto fine, allora, al latifondo, dando il passo alla moderna agricoltura cilena. L’essersi opposto alle mire del governo statunitense  fino al sacrificio della propria morte rappresenta un esempio di amor patrio e di fedeltà alla Costituzione  ed ai principi a base della sua vita politica che non sarà mai dimenticato.

 
Santiago del Cile, 5.9.1970 – Un’immagine del “Discurso triunfal” di Salvador Allende
 
No hay manana sin ayer, non c’è l’oggi senza  lo ieri. E’ vero. E’ per questo che in questi giorni anche in Italia si perseguono i delitti che furono organizzati,  in associazione fra loro, da parte delle dittature sudamericane  con il “Piano Condor”.

    I crimini contro l'umanità non vanno amnistiati né possono essere prescritti. Dieci anno or sono l’Agrupacion de familiares de detenidos desaparecidos del Cile,  scriveva in un suo documento:

     “La verità e la giustizia come concetti integrali sono una domanda permanente, irrinunziabile e di azione continua fintanto che non si conosca la verità rispetto a ciò che è accaduto ai nostri familiari, che non se ne recuperino i resti e che siano penalmente sanzionati coloro che risultino responsabili di questi crimini giuridicamente da riconoscere come delitti di lesa umanità e pertanto non amnistiabili ed imprescrittibili, in coerenza con le normative internazionali cui i singoli stati sono tenuti ad ottemperare”.

    A dieci anni da quella denuncia  molto c’è ancora da fare perché giustizia e verità si possano fino in fondo riaffermare . L a società cilena non può rimuovere una questione basilare per una vera riconciliazione fra tutti i cileni e per finalmente costruire un futuro da tutti condiviso.

    Il Sudamerica è profondamente cambiato e la democrazia ha fatto arretrare le dittature militari e non.

    Un Sudamerica democratico e prospero è possibile all’insegna della collaborazione paritaria e della fratellanza fra i popoli. A 40 anni dal golpe cileno Il monito permanente, rivolto a tutti  resta ancora il grido “Nunca mas”.

*) Fausto Guilherme Longo è senatore della Repubblica (PSI-Autonomie), eletto nella Circoscrizione estero, Ripartizione America Meridionale


 

 

 

PALERMO: MINACCE AL SINDACO ORLANDO


Lettera alla Redazione firmata Zorro
 

“PALERMO - Ieri una lettera di minacce, oggi uno striscione di insulti contro il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. C'è tensione a Palazzo delle Aquile. Lo si intuisce dai silenzi con cui vengono accolte le domande del cronista. Nessuna conferma, nessuna smentita. Le indagini sono affidate a polizia e carabinieri …..”



Bisognerebbe fare una analisi più approfondita, ma chi è palermitano sa, che le due sindacature di Cammarata, che utilizzava anche gli impiegati comunali per farsi pulire e tenere a posto la barca, hanno, quelle si, devastato una Palermo che stava rialzando la testa. Certo questo è successo, anche, perché, per la sua vanagloria, Orlando non volle fare più il Sindaco e si lanciò verso Roma. Così finì la “Primavera palermitana”. IL BERLUSCONISMO=MAFIOSITA', oramai storicamente inchiodato dai processi e assodato  alla luce dell'ultima sentenza su Dell'Utri, che conferma il patto scellerato tra i capomafia e Berlusconi, ha ricondotto questa città a una CULTURA MAFIOSA che è peggio della presenza della delinquenza organizzata, più difficile da combattere e debellare. Oggi, purtroppo, abbiamo politici di secondo ordine che non sanno nemmeno da dove cominciare o che fanno editti e confusione, quella che piuttosto che distruggere aiuta la delinquenza. Le MINACCE, GLI INSULTI e GLI ATTI INTIMIDATORI e IL VANDALISMO TERRORISTA , quant’anche scritti e fatti da mano a cui scivolavano dalla penna le “N”, non è comunque accettabile in una società che si vuol chiamare civile e va CONDANNATO senza se e senza ma! L'IGNORANZA è LA MIGLIORE AMICA DELLA DELINQUENZA E DEL MALAFFARE. Riflette Gente, riflettete.

Riceviamo e pubblichiamo

Redazione Secem

lunedì 9 settembre 2013

L’ars oratoria di oggi: web e mass media.

L’ars oratoria di oggi: web e mass media.
Scritto da , mercoledì, 10 ott 2012
<!– google_ad_section_start –>L’importanza del comunicare, come azione che fa da veicolo a messaggi e da intermediazione tra persone, l’importanza di esprimere quei messaggi con carisma e captatio benevolentiae, un’azione persuasiva e accattivante, è cosa nota sin dalla antichità. Così facevano gli oratori, che della loro capacità di comunicare agli altri, fecero un’arte, che sulla comunicazione (puramente orale, una sorta di one man show di altri tempi) hanno basato le loro campagne politiche. Così hanno sempre fatto i nostri (e quelli degli altri) politici. Mai come in politica tutto sembra ruotare sull’invio di un messaggio che deve essre capito, ma soprattutto deve essere convincente (per l’elettore) e vincente (per il politico). La persuasione della retorica come metalinguaggio.
La nascita dell’Oratoria politica così come la conosciamo oggi è da fare risalire ai tempi della Rivoluzione Francese di Robespierre e si è sempre fatta più elaborata e vincente, appunto. Ricordiamo i “discorsi al caminetto” di Roosvelt, in questo senso. E se prima c’erano i pulpiti sui quali salire per diffondere i proprio messaggi, poi si è passati a immettere questi messaggi politici in qualsiasi canale fosse a disposizione, come fu la radio per Roosvelt. E poi sono diventate la televisione, e infine tutti i mass media. I politici ne hanno capito la forza, l’impatto audio-visivo che offrono e soprattutto ne hanno captato l’onnipresenza, che permette loro di essere sempre lì, quando necessario.
Anche in questo, gli Stati Uniti sono i primi, i più invasivi e sulla forza dei mezzi di comunicazione di massa, basano quasi tutta la loro campagna politica. I mass media creano quella che è stata definita una agenda-setting, stabilendo e prioritizzando i pensieri dell’utente. I politici sono tra i primi a sfruttare questa agenda, discutendo di qualsivoglia tema e influenzando il cittadino sulla importanza di questa.
Ricordiamo il famoso dibattito tra Nixon e Kennedy nel 1960, che passò in televisione e fu uno degli eventi più seguiti all’epoca, e che dà una idea di come la televisione veicoli i messaggi ma non solo. Kennedy mostrò un atteggiamento rilassato e deciso, anche se a livello oratorio non si differenziò molto da Nixon, eppure ebbe la meglio, e fu considerato il vincitore di quell’importantte round. Il dibattito diede a Kennedy parecchio vantaggio sul rivale nell’essere eletto: la presenza dei due nel tubo catodico ha aiutato gli elettori a convincersi su uno piuttosto che sull’altro. Questo momento pilitico è ritenuto da molti come il decisivo della svolta che vede la TV diventare un mezzo di comunicazione impiegato nella diffusione dei messaggi politici.
I dibattiti politici e le campagne politiche oggi vanno però oltre la televisione: oggi c’è di più, molto di più. Ci sono i social network. C’è Facebook. C’è Twitter.
I politici si affacciano su queste piattaforme sociali come individui che impersonano il loro programma politico, attraverso la loro individualità (che li rende accessibili e vicini agli occhi dei loro elettri) si propongono sui social network e diffondono i loro messaggi politici. La accessibilità a cui accennato è quella stessa che nella rete è diventato il punto di forza della politica. Il personaggio politico di rappresentanza non è più impettito ed impostato su un pulpito, nè inscatolato in una televisione che non ci permette di interagire con lui, ma è lì tra i nostri contatti Facebook o Twitter. Vediamo il suo profilo e instauriamo quella interazione che lo rende più simile a noi, più uomo e meno personaggio. La diffusione stessa del messaggio politico, diventa più veloce, nella rete. Si diffonde rapida e nei canali che il web propone si dirama in varie direzioni, favorendo il politico e il suo partito.
Anche se una ricerca recente ha dimostrato che in Italia c’è una certa diffidenza per quanto riguarda l’uso dei blog. Il motivo principale di questo è sato individuato nella paura di essere criticati troppo apertamente e personalmente.
Alcuni blog esistenti di politici nostrani hanno infatti un carattere di comunicazione unilaterale, dove non è possibile lasciare messaggi e commenti. Ma questo non è quello che Internet dovrebbe fare, ed infatti questa non è stata riconosciuta dagli esperti come una strategia vincente.
Una ricerca di Stefano Epifani, professore di Scienze della Comunicazione, ha riportato che c’è ancora, in Italia, una grande percentuale di politici che trascure i social network: il 46% non aggiorna il proprio profilo Facebook dal 2009. E i commenti vengono ignorati. La ricerca ha dimostrato che c’è una scarsa interazione con gli elettori, ancora e su un livello abbastanza generico.
Con il tempo, e con le prossime elezioni americane, avremo modo di ossevare in maniera più approfondita il ruolo dei mass media e del web nelle campagne politiche, e come si evolve il nuovo corso dell’ antica ars oratoria.

Roberta Martucci Schiavi web writer freelance per twago, piattaforma per esperti online.

giovedì 5 settembre 2013


La Dante Alighieri di Sant'Agostino, in provincia di Ferrara

Emilia: primo anno scolastico completo per la scuola energia autonoma post-terremoto

Primo edificio pubblico e scolastico in Italia che produce più energia di quanto ne consuma

 


 

Al via il primo anno scolastico completo per la prima scuola italiana che produce più energia di quanta ne consuma. Ed è un successo della ricostruzione dell'Emilia post-terremoto. È bastato meno di un anno per la riapertura della scuola media di Sant’Agostino, in provincia di Ferrara, distrutta dal terremoto del maggio 2012. Ma la velocità nel completamento della costruzione non è l’unico aspetto straordinario di questo edificio, che può vantare diversi primati.

 

DUE PRIMATI - È infatti il primo edificio pubblico e scolastico Energy Più in Italia, che significa che la scuola produce più energia di quella che consuma. Il secondo primato riguarda la sua classe energetica: per la prima volta nel nostro Paese è stata infatti assegnata la classificazione ClimAbita per l’altissima efficienza energetica (superiore alla classe A).

EFFICIENZA ENERGETICA - La costruzione è stata affidata all’azienda di costruzioni altoatesina Wolf Haus, specializzata in costruzioni all’avanguardia sia a livello energetico, sia per i sistemi di sicurezza sismica (i test sono stati condotti dall’Istituto europeo per la ricerca sismica su un modello di quattro piani). Costruita in soli due mesi e mezzo, la scuola Dante Alighieri rappresenta il massimo dell'efficienza energetica nel rispetto dell'ambiente, con tutti i benefici che ne derivano. I costi di gestione possono infatti diventare una voce di attivo della scuola da usare per il finanziamento di attività extrascolastiche o il sostegno di progetti rivolti alle famiglie degli studenti.

IN LEGNO - L'edificio occupa una superficie di 2.300 metri quadrati ed è un prefabbricato in legno e ospita nove aule, cinque laboratori, una biblioteca, una sala proiezioni, una mensa, uffici amministrativi e una palestra: la struttura intera necessita un fabbisogno energetico di 29,6 kWh/m² all’anno. Ogni ambiente ha pareti e soffitto isolati termicamente, l’impianto fotovoltaico fornisce energia elettrica e viene usato anche per il riscaldamento a pavimento e per l’impianto di riciclo dell’aria che garantisce la salubrità dell’aria; le tinte dei muri interni sono state studiate per favorire la concentrazione degli studenti; ogni aula e la palestra sono disposte in modo da ottenere più luce naturale possibile. Infine il giardino della scuola ospita un orto da utilizzare come laboratorio verde.

(5 settembre 2013 | 10:37  dal Corriere.it)

domenica 1 settembre 2013

Editoriale di settembre


Settembre, andiamo. È tempo di migrare …

Settembre, andiamo. È tempo di migrare.”cantava il Vate, Gabriele D’annunzio, pensando ai suoi pastori abruzzesi. Noi di migranti ne riceviamo a barcate e non dall’Adriatico selvaggio che verde è come i pascoli dei monti, ma dal sangue delle guerre fratricide che devasta il Medio Oriente e l’Africa. Sovente sento ripetere che non dobbiamo farli entrare in Italia dalla Sicilia o dalle punte più a Sud del Meridione, certo, facile a dirsi per chi, nonostante la crisi economica ha ancora un tetto sopra la testa. Questa gente non ha il piacere di scappare dalla propria terra per venire a visitare l’Italia e l’Europa ricca di tesori artistici e culturali, no. Fuggono dall’orrore di un tempo di sangue scandito dal gas nervino e dalla droga, dalle mafie e dagli interessi economici di quei popoli che non li vogliono accogliere. Mi si dirà “ noi li salviamo dal mare, mentre altri non fanno nemmeno questo”( vedi Malta e poi muori … una vecchia canzone già sentita e risentita). È vero! Nel popolo siciliano, bastardo di tutti gli altri popoli del Mondo, e figlio di mille serpenti e di mille lupi, c’è ancora, per fortuna, il senso della solidarietà civile e della vicinanza a chi ha più bisogno. Mi chiedo: perché nessuno capisce che siamo tutti sulla stessa barca e che questa non va rattoppata solo quando ci sono interessi strategici ( Afganistan) o economici ( IRAQ). In alcuni casi si trovano le parole giuste per sancire un azione di polizia e di umanitaria sorveglianza armata che è sovradimensionata rispetto alla malattia da curare, mentre la gente, che non vorrebbe migrare e perdere le sue certezze e le sue tradizioni deve scappare dalla montagne della Nubia, infestate di terroristi e mercanti di morte, dal Sudan, dalla Siria, dalla Libia, dalla Palestina sempre più soffocata dal gendarme Israele, e da un infinità di altre guerre dimenticate. Milioni di bambini muoiono di fame ogni giorno e nessuno fa guerra agli affamatori, a chi non si occupa degli ultimi, ma pensa solo allo sfruttamento. Parlo di prostituzione minorile, come di lavoro e di guerra( i soldati bambini). Scusate se dico che questo Mondo non mi piace. Non mi piace perché non “abbiamo” rispetto per chi è diverso da noi. Abbiamo scordato che, anche noi, abbiamo fatto, in tempi bui e difficili di ricostruzione post bellica, i viaggi con la valigia di cartone verso quella lucina che si vedeva lontana … L’accoglienza è un dovere non un optional. È giusto, questo si, che si controllino i flussi di delinquenti, che approfittando del bisogno degli oppressi, varcano il confine. È sacrosanto. Ma smettiamola, per piacere, di gridare che qui non c’è posto per nessuno, quando abbiamo noi e non loro, sbranato e distrutto un Paese con la CORRUZIONE, L’EVASIONE FISCALE, LA FRODE, l’ABUSIVISMO etc etc. Ora sono loro la causa dei nostri mali atavici? Quei poveracci che muoiono come mosche nel canale di Sicilia nella speranza di poter far ricominciare a vivere i loro figli? Noi che non riconosciamo nemmeno, ancora oggi, il diritto di cittadinanza a chi nasce nel nostro Bel Paese?

Buon settembre a tutti, Ugo Arioti