venerdì 29 aprile 2016

Il 29 aprile alla Vittorietti: "Coltivare l'Arte"



 
 
 
 
 
 
 
 




Una bellissima serata di cultura alla "Vittorietti", complesso Steri, con Francesco Silvestri, Emilio Angelini e Francesco Laterza. Un poeta, pittore, biologo Silvestri, che da un quarto di secolo ha iniziato un suo discorso artistico che si innesca nel filone dell'Arte Pop e dell'avanguardia espressivista che vede l'Arte come un estensione delle stesse radici dell'uomo e del tempo che vive, tutto in una frase decomposta e ricondotta a un reticolo organico dove il fruitore deve decostruire e ricostruire la sua esperienza visiva e sensoriale attraverso il suo stesso vissuto. Di lui, Giuseppe Carli, critico d'arte attento al contemporaneo, dice "che le sue tele esprimono, anche,  una componente musicale". Lo scultore, Emilio Angelini, palermitano, ha. per certi versi, con una sua propria natura interpretativa un Fil Rouge con Silvestri, che è rappresentata, nel suo caso,  da una gamma infinita di variazioni cromatiche e da una ricchezza di elementi (quasi barocca) che fa da contraltare ad elementi secchi, precisi, quasi infiniti. 
Sono due Sud artistici che navigano e vivono nella Cultura Classica e arabo normanna; la peculiarità di Angelini sta nei suoi modi di mostrarci una realtà dolorosa o felice, che porta il segno dei nostri tempi. I suoi fossili meccanici od organici ci guardano con sospetto e ci mostrano le ferite e le lacerazioni dell'uomo moderno. 
In fine, nel tempio delle Tradizioni popolari, dedicato a Giuseppe Pitrè e Salvatore Salomone Marino, si è parlato di "verbo di Dio" (I Verbi  sono delle composizioni poetiche, ovvero dei canti, che circolavano all’interno della vasta gamma delle preghiere paraliturgiche. una specie di credi popolari, di grande portata devozionale) una delle ultime opere di Francesco Laterza, ricercatore e studioso di tradizioni orali che si innesca bene nel filone iniziato dal Pitrè di cui quest'anno celebriamo il centenario dalla morte insieme all'altro illustre ricercatore delle tradizioni popolari che fu Salomone Marino. 
Si è aperto uno spazio di discussione, di tre ore e mezzo che ha visto un pubblico attento, seguire me, Ugo Arioti, che ho presentato la manifestazione, Francesco Silvestri ed Emilio Angelini che hanno parlato del "momento artistico che viviamo oggi" (Coltivare l'Arte), del critico Giuseppe Carli che ha attentamente analizzato e ricomposto il discorso e il percorso artistico dei due, il Professore Francesco Laterza, la professoressa Annamaria Amitrano, specialista di canti religiosi e preghiere, io, Ugo Arioti, che ho presentato il "verbo di Dio" di Laterza e il Prof. Aurelio Rigoli che ci ha illuminato con le sue parole sempre capaci di lasciare una traccia e una memoria costruttiva in ognuno di noi. La serata, speciale e bellissima, è stata organizzata da Daniela La Brocca, Presidente della SCUOLA DI ECOLOGIA CULTURALE, che ha creato in questo ambiente la caratteristica principale per renderlo vivo: l'accoglienza!
Un grazie, doveroso, al nostro pubblico che ha dimostrato che questa città ha voglia e desiderio di Cultura, quella vera e viva, quella vissuta.
 
Ugo Arioti
 
La mostra resterà aperta al pubblico, escluso le mattine e i giorni festivi per quindici giorni. Chi volesse vedere le opere e parlare con gli artisti può chiamare Daniela La Brocca 3477752726.
 
Daniela La Brocca

giovedì 21 aprile 2016

Problemi di crescita umana 1 - Etica della vita


Le ragazze e i ragazzi soffrono l'indifferenza, l'incertezza , la solitudine. Ma,  anche gli adulti sono deboli e immaturi...
.... parlando di un suo racconto:

"Io credo che il motivo comune dei miei personaggi sia l'incertezza nella vita ma soprattutto nei sentimenti, laddove anche gli adulti oscillano come pendoli. Rivalità tra colleghi e amicizie fragili, rapporti umani basati sulla convenienza. Le madri hanno atteggiamenti dispotici o permissivi o addirittura violenti. In questo romanzo, poi, manca di proposito la figura paterna. Volevo rappresentare ragazzi senza autorità e adulti autoritari ma solo per finta (incazzati e arroganti). Per paradosso, chi mostra un'identità viene escluso o ghettizzato. L'eccentricità di Manuel ad esempio è l'altra faccia della medaglia della singolare e relegata, quasi ghettizzata, professoressa Caccamo. Un personaggio romantico da un lato, una bugiarda di professione dall'altro".
Ugo Arioti
 

Bullismo, bulimia, diversità. I personaggi sembrano girare in tondo senza scopo. Perché una storia di antieroi?


"A mio avviso due sono i sensi in cui si può intendere l'antieroe. Opposto o contrario alla figura eroica. Ci sono antieroi che contengono elementi eroici ma in senso opposto: ad esempio i malvagi dei fumetti di supereroi sono eroi anch'essi, ma in un contesto criminale. L'antieroismo che rappresento io invece è l'esatta mancanza di attributi eroici, l'elogio della mediocrità. Tenendo presente che tutta la vicenda si svolge in un giorno, trovavo irrealistico che i personaggi più deboli si trasformassero in persone vincenti da un momento all'altro. Nella realtà non tutte le persone grasse e stigmatizzate per il loro peso dimagriscono così come le persone diverse non smettono i panni che le rendono bizzarre secondo il gusto comune per essere apprezzate. Ci sono persone che non trovano il riscatto nella trasformazione, ma nell'affermazione della propria vera indole a dispetto delle malelingue. In questa storia ci sono almeno un paio di persone che sfidano tutto e tutti. Certo, gli esiti sono incerti: ma sono loro i veri eroi".

Eva Clesis

martedì 19 aprile 2016

LAVORO e SOCIETA'

L’insostenibile logica della globalizzazione e delle multinazionali  (rubrica: lavoro e società)

Lavoro, precariato, salari, multinazionali e globalizzazione.

Credo che bisogna cominciare a capire il ruolo e le dinamiche assunte dal sistema capitalista nell’ultimo ventennio per comprendere il degrado morale e sociale nel quale tutti gli Stati dell’Occidente pseudo democratico stanno cadendo. Non esiste più la dignità umana, conta soltanto la politica delle Multinazionali della Finanza speculativa. La politica è stata relegata al ruolo di ammortizzatore delle tensioni sociali e tende verso dittature sempre più subdole. Non ci sono più diritti e le carte costituzionali sono solo stracci da cucina. Per creare un osservatorio del degrado e dell’insostenibile logica della globalizzazione abbiamo pensato di aprire a tutti coloro che vorranno dare un contributo questa rubrica: Lavoro e società. Potrà essere un punto di confronto e di crescita per tutti.

Ugo Arioti

Contributo di Paolo De Gregorio

la globalizzazione, accettata e condivisa quasi da tutti, arricchisce le imprese che hanno mano libera nelle proprie scelte di portare all’estero la propria produzione, rincorrendo le eterne e vecchie cose che interessano ai padroni: manodopera a basso costo e sottomessa, materie prime a prezzi bassi.

Chi ha fatto e fa le spese della dittatura del mercato sono i salariati, diventati tutti precari ed insicuri

Chi ha fatto e fa le spese della dittatura del mercato sono i salariati, diventati tutti precari ed insicuri ricattati da un mercato di riserva di immigrati pronti a prendere il loro posto, che danno il voto ai padroni della Lega cercando in tal modo di ottenere un occhio di riguardo per il futuro del loro lavoro.

Di fronte a questa situazione e alla assenza di un sindacato e di una sinistra, credo che l’unica strada percorribile sia quella di arrivare ad un sindacato unico dei lavoratori, autogestito da loro stessi, che chieda quella sicurezza di vivere dignitosamente, che deve essere data a tutti, superando l’istituto della cassa integrazione a scadenza, nella forma di un salario sociale per tutti i licenziati e i disoccupati, della entità del 50% di un salario medio.

In uno stato capitalista e con la economia globalizzata non si può parlare di lavoro come diritto in un mercato instabile ed evanescente e, per non essere condannati alla totale precarietà ed insicurezza, bisogna pretendere un contrappeso da ottenere con l’autogestione e la lotta dura.

In parole povere, se tu Stato non hai alcun potere sull’economia, che può fare quello che vuole, che rende i rapporti di lavoro instabili e precari, tu Stato devi prevedere un contrappeso finanziato dalla fiscalità generale che diventi salario sociale per tutti i disoccupati.

Deve diventare un diritto come la pensione sociale e nessuno in un paese democratico deve essere lasciato nella disperazione e nell’abbandono.

 

 

 

lunedì 18 aprile 2016

La dittatura è già in essere

 
La Storia dovrebbe insegnarci che è proprio in periodi di recessione e crisi del sistema che si presentano alla ribalta personaggi squallidi e assolutamente "ridicoli" che si fanno spazio a colpi di golpe e conquistano il Potere. Il nuovo Mussolini, come lui, viene da un partito di sinistra e sciorina bugie ed editti quasi hitleriani travestendoli con slogan come: la NAZIONE ITALIANA HAUN GRAN POTENZIALE o gli ITALIANI SONO STANCHI DI VOTARE e con L'Italia  vale e  vuole andare avanti superando le IDEOLOGIE (Il partito unico della Nazione). L'ultimo episodio: il Referendum del 17 Aprile 2016, sotto il Quorum di 20 punti. La mancanza di responsabilità e lo scarso attaccamento alla DEMOCRAZIA degli italiani ha dato spazio, ancora una volta, al di là del risultato sterilizzato, al personalismo di un Premier che si permette di indicare agli italiani che NON VOTARE è MEGLIO. Ora, a settembre si rivoterà per la COSTITUZIONE e sarà, ancora una volta, la MORTE DELLA DEBOLE ED ESANGUE DEMOCRAZIA ITALIANA: REQUIEM AETERNA!
Il golpe bianco di Napolitano e Renzi ha trasformato la terza Repubblica in Prima dittatura mediatica del III millennio. Non esiste più alcun argine democratico. L'imbecillità bersaniana ha consegnato nelle mani di uno sconfitto l'Italia e gli italiani stanno a guardare senza scuotere la testa.
 
La destra berlusconiana divisa in cento pezzi  e sconquassata dagli scandali si allea con Renzi (Patto del Nazareno) e viene assorbita. L'unica speranza sta nel Movimento 5 stelle, giovani e onesti, che si distinguono dall'ammasso politico di partiti antiquati e perfettamente allineati e coperti con i privilegi della CASTA. Mi viene in mente il titolo di un vecchio film di Ettore Scola:
Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa?
Nel nostro caso è la democrazia e la Costituzione italiana che dobbiamo ritrovare, più che per noi per i nostri figli.
Ugo Arioti

sabato 16 aprile 2016

Presentazione del romanzo di Aldo Occhipinti: Alida d'A Palermitanima



La cultura apre lo spazio della storia e delle tradizioni popolari, la Biblioteca Etnostorica (C.I.E.), grazie alla Scuola di Ecologia Culturale Euro Mediterranea (S.E.C.E.M.), ai nuovi autori che si distinguono, particolarmente, per l'amore e il rapporto intimo con il proprio territorio. Aldo Occhipinti è uno di questi, il suo legame con questa città, Palermo, vive in ogni respiro del suo lavoro Alida d'A Palermitanima in cui, magistralmente, l'autore, narra con sapienza e con polifonica espressività, dando corpo ai linguaggi di questa "Torre di Babele antica e felice" nelle diversità culturali e di età dei personaggi, il viaggio di una giovane donna verso la conoscenza e la sperimentazione di se stessa ... Viaggio che è anche scoperta della città come luogo dell'anima e teatro della vita che porta Alida ad uscire dalla sua Provincia chiusa nei suoi tabù (ipocrita e superficiale, sotto le mentite spoglie di conservatrice delle tradizioni) per andare nel luogo (Palermo e l'Università) che le permetterà di conquistare la sua strada, il suo percorso.
Un libro, in cui la passione dell'autore si unisce alla sua conoscenza per la sua città (Palermo) e per i luoghi che trasmettono la storia degli uomini.
Libro, costruito bene anche dal punto di vista grafico da Toni Saetta (Editore Qanat - Palermo), da leggere più volte e da tenere sempre vicino al ricordo di quello che siamo oggi e di come siamo arrivati ad esserlo.
Bravo Aldo e bella la storia, trattata con bellezza e limpidità espressiva. Lo aspettiamo per la sua prossima fatica e saremo felici di essere tra i primi a presentarlo!

Ugo Arioti - Direttore Biblioteca Etnostorica 

giovedì 14 aprile 2016

Renzo Piano, la bellezza ci rende migliori

Renzo Piano, la bellezza ci rende migliori

Architetto, leggerezza una mia fissa guardando porto di Genova



(ANSA) - ROMA - "La bellezza e' utile, non e' un'idea romantica, la pensano cosi' solo gli sciocchi. La bellezza aiuta a rendere la gente migliore e a cambiare il mondo. Non lo fa tutto insieme ne' una persona sola ma goccia a goccia". Cosi' Renzo Piano durante uno degli Incontri ravvicinati della Festa di Roma, in una conversazione con il direttore Antonio Monda, in una affollata Sala Petrassi.
Piano, che parlava in un luogo da lui stesso progettato, l'Auditorium Parco della Musica, ha raccontato il suo mestiere, la sua idea di architettura, le analogie con il cinema - "a cominciare dal fatto che sono due mestieri avventurosi e pericolosi" - e le sue origini. "Le radici sono il tuo vissuto, un terreno fertile straordinario. E tutta la vita continui a ripassare una storia che ti appartiene, basta non costruirci sopra castelli di retorica, autobiografie, basta insomma non pensarci, ma sapere che quel mondo local e' diventato il tuo universale, il tuo timbro, che non significa stile, che invece e' un'idea cretina, banale e commerciale. Io ad esempio sono nato e cresciuto a Genova e il mare e' sempre stato il mio orizzonte, la mia voglia di avventura e di scoperta. Forse da li' e dal porto di Genova, il mio porto dove tutto galleggia e vola, deriva la mia fissazione di leggerezza, di sfida della forza di gravita'". Nel corso della conversazione, cominciata con una sequenza di 'Zabriskie Point' di Antonioni, Piano ha mostrato alcune immagini di suoi lavori, tra cui lo studio per la realizzazione a Los Angeles del nuovo teatro europeo degli Academy Studios di Hollywood. (ANSA).

venerdì 8 aprile 2016

EVENTI EPISTEME 2016 - TEATRO IDENTITA' - Presentazione del libro: Alida d’A – Palermitanima


 

Nella splendida e storica cornice di Palazzo Steri alla Marina, nella Biblioteca Etnostorica “Vittorietti”, che raccoglie l’edizione nazionale degli scritti e delle ricerche di Giuseppe Pitrè e Salvatore Salomone Marino, Piazza Marina, 57

 

L’autore  Aldo Occhipinti,  l’editore Qanat, in collaborazione e con l’organizzazione di Daniela La Brocca, Presidente dell’A.C. “ Scuola di Ecologia culturale Euro Mediterranea”

 Hanno il piacere di invitarla

Alla presentazione del romanzo di Aldo Occhipinti:

 
Alida d’A – Palermitanima

 Che si terrà il giorno 15 Aprile 2016 alle ore 16,30  

 Presenterà il Direttore scientifico della Biblioteca Etnostorica arch. Ugo Arioti

Dialogheranno con l’autore:

1-    Giovanni Saverio Santangelo – Professore ordinario di Critica Letteraria e Letterature Comparate presso l’Università degli Studi di Palermo

2-    Laura Restuccia – Ricercatrice e insegnante di Critica Letteraria e Letterature Comparate presso l’Università degli Studi di Palermo

3-    Manuela Caruso – Psicologa

 
Al termine dell’evento, l’autore ringrazierà gli intervenuti

 



Una storia di giovani tutta attuale questo singolare romanzo proiettato in un’ottica femminile, nel cono di luce di Alida, una giovane studentessa universitaria, palermitana d’adozione, che intraprende un viaggio nell’Europa contemporanea. La vera protagonista del romanzo però non è Alida, ragazza moderna e spigliata, colta e un po’ spregiudicata.  Protagonista è la Sicilia (e segnatamente la sua capitale, Palermo), la Sicilia multiforme, orgogliosa e contraddittoria, arcaica e moderna, barbara e raffinata, museo transepocale a cielo aperto, presentata come eletto e ideale crocevia di molteplici destini individuali provenienti da mondi lontani e diversi.  Fra una descrizione storico-architettonica, una citazione artistica, una digressione letteraria, un dialogare diretto e irriverente, tagliente e disinibito e la cronaca di un viaggio nel Continente, si dipana questa vicenda, insieme diario sentimentale e Odissea minore, tutta giocata sulle antinomie fuga-ritorno, distacco-nostalgia, libertà-radici, nel dispiegarsi libero e casuale di una giovanile vitalità. Metafora filiale di cui la terra d’origine è l’imprescindibile centro di gravità, partenza e approdo, maliosa sirena che attira verso un “nostos” che, strada facendo, si rivela sempre più urgente.  

 
Quarta di copertina a cura di Luciano Domenighini

Chi è la protagonista, Alida o la città?
La viva emozione o la passione eterna? L’armonia o il contrasto? Dionisio o Apollo?
Si può godere d’immenso in ogni granello di banalità? Alida ha imparato a farlo, a Palermo?
Fragile quanto forte, ribelle ma remissiva, sicura di sé e scoraggiata, Alida è evasa dall’arida e soffocante aria di un paesello della provincia siciliana, per approdare, carica di nuove energie, nella grande città dell’Isola, regina incontrastata di contrasti, Palermo.
Aldilà degli studi universitari, Alida in città vuole realizzare i suoi sogni, esprimersi, trovare uno spazio, dare sfogo alle passioni, disegnare un’idea definita di se stessa, conoscere e sentirsi soddisfatta. Avventata e riflessiva, si riconosce nella tensione di estremi che sente pulsare attorno e dentro di sé.
In un dialogo di piccole e grandi cose fatto di rapidità e stasi, di luci e ombre, di storie e Storia, Alida dispiega, nei suoi intimi dissidi, il proprio percorso di vita, sotto gli occhi di tufo della città.

 

 Toni Saetta

 

 

 

giovedì 7 aprile 2016

Quest'anno cade il centenario della morte di Giuseppe Pitrè (Palermo 21/12/1841 - 10/04/1916)


Quest'anno cade il centenario della morte di Giuseppe Pitrè (Palermo 21/12/1841 - 10/04/1916)

Ricorre ad Aprile di quest'anno il centenario dalla morte dello studioso palermitano che sperimentò per primo la psicologia del popolo (demopsicologia), la scienza che studia le manifestazioni, le tradizioni e la cultura popolari. Ho avuto la fortuna di partecipare e seguire, quando "Palermo" e le sue Istituzioni politiche e amministrative, "animate" dal Professor Aurelio Rigoli, allievo del Cocchiara, già Preside della Facoltà di Lettere di Palermo, che studiò e raccolse l'immane e immensa opera del Pitrè, davano forma e vita al Premio Internazionale annuale "PITRE' e SALOMONE MARINO", che ha visto per decenni Palermo capitale  mondiale delle Tradizioni Popolari. Oggi, grazie al Professore Rigoli, esiste una Fondazione che si occupa, internazionalmente, di Cultura e Tradizioni Popolari: Il Centro Internazionale di Etnostoria. Nello splendido complesso di palazzo Steri alla Marina, sede del Rettorato è stata realizzata dal Centro Internazionale di Etnostoria, di cui Rigoli è Presidente, la Biblioteca Etnostorica "Vittorietti" che raccoglie saggi e raccolte provenienti da tutto il Mondo. Grazie alla stima e agli insegnamenti dell'amico Rigoli, dal gennaio di quest'anno sono stato nominato Direttore scientifico ed è stato stabilito un protocollo di intesa tra la Sua Fondazione e la nostra A.C. Scuola di Ecologia Culturale Euro Mediterranea( Presidente Daniela la Brocca), proprio nell'anno del centenario dalla morte dello scienziato palermitano, tra i più conosciuti nel Mondo, Giuseppe Pitrè.

Al Pitrè e a Salvatore Salomone Marino (morto nel 1916 – anche per lui centenario dalla morte), naturalmente, dedicheremo molti articoli e studi, aspettando con fiducia che Palermo si risvegli e celebri due dei suoi più grandi figli!

 

Ugo Arioti

 



 

Giuseppe Pitrè
 (Palermo 21/12/1841 - 10/04/1916)
CENNI BIOGRAFICI SU GIUSEPPE PITRE’
Studioso italiano del folclore e di tradizioni popolari.  Medico e scrittore scrisse i primi studi scientifici sulla cultura popolare  italiana  e  curò  le  prime raccolte di letteratura italiana orale, dando avvio a studi etnografici sul territorio italiano.  Fondatore  in Sicilia della  "demologia" da lui battezzata  "demopsicologia" (psicologia del popolo), ossia la scienza che studia le manifestazioni, le tradizioni e la cultura del popolo, che  insegnò  all'Università  di  Palermo.  A Giuseppe Pitrè, il più importante raccoglitore e studioso di tradizioni popolari, la Sicilia deve essere grata perché - come ha sottolineato Giuseppe Cocchiara, già preside della Facoltà di Lettere di Palermo  -  la sua  opera monumentale  resta  pietra  miliare  per  la ricchezza e la vastità di informazioni nel campo del folklore, in cui nessuno ha raccolto, come e quanto lui.
Egli anzi, nella seconda metà dell’Ottocento, ha tracciato la via ad altri come Salvatore Salomone Marino e accolto nel suo tempo consensi vivissimi tra cui quelli di Luigi Capuana, che trovò materiale per le fiabe nel suo repertorio, Giovanni Verga, che trasse anche ispirazione per le “tinte schiette” e particolari usanze del suo mondo di umili e perfino per argomenti specifici d’alcune novelle come Guerra di Santi, dalla preziosa documentazione a cui Pitrè lavorò tutta la vita.
Come il conterraneo Abate Meli, divenne medico di professione e venne, grazie ad essa, a contatto con i ceti più umili e col mondo dei marinai e dei contadini tra cui, spinto da passioni per gli studi storici e filologici, raccolse per primo i Canti popolari siciliani attinti anche dalla voce della madre che egli dice “era la mia Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane”, dedicandole appunto la sua prima opera.
Nel 1882 fondò l'Archivio per lo studio delle tradizioni popolari e nel 1894 pubblicò una fondamentale Bibliografia delle tradizioni popolari italiane.  
Alla sua memoria fu intitolato il Museo Antropologico Etnografico siciliano a Palermo che egli stesso aveva fondato. 
La sua Opera
Giuseppe Pitrè fu formidabile nel raccogliere e catalogare gli ultimi bagliori del mondo popolare siciliano e non solo. Prima che radio e televisione pareggiassero o quasi le differenze culturali. Come hanno ben notato gli studiosi di etnoantropologia Giuseppe Pitrè si accostò a quel mondo, che non era il su,o con sguardo di antropologo e con rispetto filiale.
La Sicilia, la sua storia, il popolo e i contadini  siciliani, i loro usi e costumi, i canti, i racconti, i proverbi, le feste e quant'altro proveniva da quel mondo fu messo sotto osservazione, ne furono tratte le corrispondenze e quindi le somiglianze o le evidenti differenze con le tradizioni di altri luoghi.
Tutta la ricerca fu eseguita da Giuseppe Pitrè e dai suoi collaboratori secondo i canoni degli studi demologici, cioè traendoli dalla viva realtà, dalla viva voce dei popolani e dei contadini.
Questa sua fatica confluì nei due volumi tra il ‘70 e il ’71 di quella Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane, pubblicata poi in venticinque volumi fra il 1871 e il 1913, comprendente nelle sue sezioni oltre ai canti, d’amore, di protesta, legati alle stagioni e culture, giochi, proverbi, filastrocche, fiabe, feste etc., anche medicina popolare, leggende, il costume nella famiglia, nella casa, nella vita del popolo siciliano, le pratiche tradizionali dell'agricoltura, le usanze religiose o superstiziose, tutte le manifestazioni della cultura orale siciliana e i racconti dei cantastorie.
Ma ci fu un limite nella selezione delle varie tradizioni, furono scartate quelle sconce, quelle sguaiate, quelle erotiche che pur erano un filone importante e fiorente nel panorama di tutte le tradizioni. Giuseppe Pitrè e tanti altri studiosi di tradizioni popolari italiani ebbero ripulsione a riportarle, come se la loro considerazione potesse nuocere a tutta l'impalcatura delle tradizioni popolari stesse, suonasse cioè come mancanza di rispetto verso la"patria" Sicilia o la "patria"di ogni singola regione.
Ci sono ancora nel cuore di Giuseppe Pitrè idee romantiche nei confronti delle tradizioni popolari, mentre nel  pensiero suo più lucido vi è una concezione evoluzionistica delle culture, nel senso che primitivo si contrappone a moderno come popolare a colto. Questo atteggiamento nei confronti delle tradizioni popolari viene dall'Europa e innanzitutto dai F.lli Grimm per i quali le fiabe erano "miti decaduti" provenienti dall'India preistorica degli Arii.  Questi due studiosi tedeschi intravidero nei racconti popolari "i frantumi di una antica religione della razza, custodita dai volghi, da far risorgere nel giorno glorioso in cui, cacciato Napoleone, si risvegliasse la coscienza germanica"(I. Calvino, Fiabe italiane, p.x). Con queste premesse era arduo raccogliere e pubblicare collezioni di raccolte di tradizione erotiche.
Ne sperimentò qualcosa il tedesco Federico Salamone Krauss, direttore di Anthropophyteia, rivista di tradizioni erotiche, che venne denunciato e tradotto avanti il Tribunale di Berlino(Raffaele Corso, Estratto dalla rivista di Antropologia, vol.XIX,Fasc.I-II). E' indubbio che Giuseppe Pitrè e il suo illustre collega Salvatore Salomone Marino raccolsero anche queste tradizioni, ma solo recentemente sono stati pubblicati gli indovinelli sconci del primo e i racconti faceti del secondo. 
In effetti le fiabe e i racconti popolari hanno interessato tutte le persone di tutte le età e di tutte le classi o ceti sociali, rozze, raffinate, colte e incolte. I racconti popolari, da millenni, circolano per le varie culture e sottoculture e qualche volta hanno trovato dei grandi interpreti-narratori.
Come sostiene il Cocchiara, l’opera del Pitrè presenta due aspetti, uno storico e l’altro poetico, rivelando “un’umanità viva e vibrante ”per cui egli era convinto che era giunto il tempo di studiare con amore e pazienza le memorie e le tradizioni, per custodirle.  Da questo nacque anche la creazione del Museo Etnografico, dove raccogliere tutti i materiali e gli oggetti pazientemente ricercati per la Sicilia, che come detto nell'introduzione, oggi porta il suo nome, ed è ospitato nella palazzina cinese, all’interno del Parco della Favorita a Palermo.
Nel 1890 fu chiamato ad insegnare demopsicologia (come lui era solito chiamare il folklore), quando già aveva acquistato fama e apprezzamenti nell’élite culturale del tempo. Già nel 1884 aveva, infatti, pubblicato la Bibliografia delle tradizioni popolari in Italia, intrattenendo rapporti con i più importanti studiosi specialmente della scuola toscana.
Instancabile studioso, innamorato della sua terra, scrisse anche Palermo cento e più anni fa, prezioso ed introvabile volume, e saggi su Meli, su Goethe a Palermo, sulla Divina Commedia, raccogliendo anche novelle popolari toscane.
La collaborazione con Salvatore Salomone Marino andò oltre, con Lui fondò nel 1880, dirigendola fino al 1906, la più importante rivista di studi sul folklore del tempo, "Archivio per lo studio delle tradizioni popolari", ed intrattenne una fitta corrispondenza con studiosi di tutto il mondo. Queste lettere sono oggi conservate in una sezione del museo etnografico di Palermo e ad esse continuano a rivolgere attenzione come fonti preziose gli studiosi contemporanei d'antropologia.
Per i suoi meriti e la sua fama fu nominato Senatore del Regno il 30 dicembre del 1914, quando anche in America venivano tradotte e pubblicate le sue opere per le Edizioni Crane, specialmente i proverbi e le fiabe, la cui radice comune a tanti popoli egli aveva esaltato rivendicando in una lettera ad Ernesto Monaci la loro ricchezza linguistica con queste parole: "Che bellezza, amico mio! Bisogna capire e sentire il dialetto siciliano per capire e sentire la squisitezza delle fiabe che sono riuscito a cogliere di bocca ad una tra le mie varie narratrici”.
Da sottolineare le  belle pagine dedicate alle storie dì Giufà (personaggio da lui inventato) e alle feste popolari siciliane, di cui piene di poesia sono quelle del Natale e dei Morti.
Dopo la morte del Pitrè (1916), per anni le collezioni rimasero inaccessibili al pubblico, fino a quando, nel 1935, Giuseppe Cocchiara riorganizzò e trasferì il museo in una delle dipendenze della Casina Cinese nel parco della Favorita.

 

martedì 5 aprile 2016

LA RESISTENZA DELL'IMPERO

 

LA RESISTENZA DELL'IMPERO
Sabato 9 aprile 2016
ore 19
Centro Culturale Kalliope – Massafra (Ta)
 
Sabato 9 Aprile alle ore 19 presso il Centro Culturale Kalliope di Massafra (vico de Notaristefani, 6) parteciperemo alla presentazione de “La Resistenza dell’Impero” (LietoColle 2016) di Michelangelo Zizzi.

All’incontro interverranno i critici Francesco Silvestri e Pasquale Lucio Losavio.

La lettura dei testi poetici sarà curata da Mauro Di Michele.


L’AUTORE
Michelangelo Zizzi è laureato in Filosofia e Medicina ed è fondatore e direttore di Fucine Letterarie. È inoltre fondatore di Scuola Pound, scuola di alta formazione poetica, e ha inventato il metodo di dinamica autopoietica ‘Sol Sol’, che consiste nella dissoluzione dei principi psico-proiettivi e nella coagulazione degli elementi immaginativi e fonetici della produzione poetica.
Ha pubblicato in poesia: La casa cantoniera (ne La Collana di Maurizio Cucchi, Stampa 2001); La primavera ermetica (Manni 2002); Del sangue occidentale (LietoColle 2005), La Resistenza dell’Impero (LietoColle 2016). In prosa romanzi con eteronimi.
In saggistica Il Sud e la Luna. Per una geografia dell’immaginario in Vittorio Bodini (Levante 1999); Autoritratto con monade. Fenomenologia della poesia in Girolamo Comi (Multimedia Pensa 2000); L’orfismo in Comi (Multimedia Pensa 2002); ha curato: La sposa Barocca (LietoColle 2010), A Sud del Sud dei Santi (LietoColle 2013).

domenica 3 aprile 2016

Bennett: l’ironia diventa sarcasmo

La satira e l'ironia usate come armi sociali di riequilibrio, è un vecchio gioco, ma val la pena di seguire i fiume per capire quali sono le sponde possibili, eticamente
Ugo Arioti

Bennett: l’ironia diventa sarcasmo


Tono inusuale per Alan Bennett in Il gioco del panin(Adelphi): in sei storie di donne tutto l’astio piccolo borghese dell’Inghilterra. Sembrano monologhi, sono sfoghi

di ISABELLA BOSSI FEDRIGOTTI
 
Alan Bennett, il prolifico scrittore teatrale inglese, autore di pièce e racconti dei quali si può dire che hanno fatto storia, come, per esempio, La pazzia di re Giorgio oppure, più recente, La sovrana lettrice, torna con una raccolta di monologhi creati per la televisione, intitolata Il gioco del panino (Adelphi, pp. 132, e 15) ma che non per questo si gustano meno nelle pagine di un libro. Ironia e leggerezza sono il segno che lo contraddistingue, che ogni volta ritroviamo nei suoi scritti, assieme a una conoscenza profonda non soltanto dell’animo ma anche delle abitudini, degli usi, dei modi di vivere, di parlare e di pensare dell’homo britannicus — che non è poi troppo diverso da quello italicus — appartenente a un po’ tutte le classi sociali, da quelle più modeste dei piccoli centri di provincia, da cui proviene egli stesso, fino a quelle alte, privilegiate, frequentatrici di salotti che, grazie ai suoi successi letterari, per certo gli si sono aperti.


Alan Bennett (Leeds, 1934)
In queste pagine composte vari anni fa ma pubblicate solo ora in Italia c’è qualcosa di diverso dalle altre sue, nel senso che all’abituale, sorridente lievità si affianca una traccia di amarezza che inevitabilmente trasforma in sarcasmo la sua abituale ironia. Protagonista dei monologhi è, infatti, il lato oscuro di quell’uomo britannico — e ovviamente anche della donna — che dietro l’apparente, ordinato perbenismo o la conclamata bonomia nasconde perfidia, imbroglio e perversione. Ma essendo in fondo Bennett un comprensivo amante dei suoi simili, non condanna mai veramente, ma al contrario, prova indulgenza un po’ per tutti, anche per i più cattivi.
I suoi monologhi si svolgono quasi sempre in un interno, ed è per lo più una donna che parla: seduta in una cucina, in un tinello, dietro la cassa di una bottega, vicino a un caminetto con fuoco finto. Non è giovane, spesso proprio vecchia, parla di un uomo naturalmente. Una volta è un marito che, reso invalido da un ictus, fa di tutto per indispettirla; fino a quando non arriva una giovane badante straniera che, misteriosamente (o forse neanche troppo), riesce a rimetterlo quasi in sesto. Un’altra volta è un anziano ed elegante pedicure che, passo dopo passo, la induce a certi giochi con i piedi che lei non aveva mai immaginato, ma che hanno l’effetto di far dire a chi la incontra: «Come stai bene, sei in grandissima forma». Forma — smagliante — probabilmente non dovuta soltanto al fatto che di calli non ne ha più.

Il gioco del panino (Adelphi, pp. 132, euro 15), traduzione di Mariagrazia Gini
Poi ne capita una (un’altra) che detesta il marito in quel modo assoluto delle vecchie coppie che si detestano. E nell’astio feroce include anche il suo cane, a causa dei peli che lascia sulla moquette che vorrebbe sempre perfettamente pulita. Lo odia per via del cane che perde i peli e abbaia sempre, per i vestiti imbrattati di sangue che porta a casa dal macello dove lavora, per gli stivali infangati con i quali mette piede in cucina: non per la ragione per la quale dovrebbe davvero odiarlo; e, soprattutto, temerlo.
Sei storie narrate con spietato humor, e collocate, questa volta, tutte quante in ambienti di piccola e piccolissima borghesia, in località tendenti allo squallido, tra vicini di casa sempre pronti a spiare, a immischiarsi, a litigare. E il tema di ciascun monologo è stato ispirato all’autore da un ricordo personale, da un incontro, da una conversazione, e poi rielaborato con la magia della sua scrittura. Alan Bennett lo spiega nel dettaglio in un’ampia prefazione di sua mano che si legge come se fosse un settimo monologo, lieve, questo, e spiritoso, privo dell’amarezza che caratterizza gli altri, e privo, soprattutto, dell’ombra fosca che avvolge alcuni.

 

sabato 2 aprile 2016

BEA + DIEGO in concerto

 

BEA + DIEGO in concerto
Domenica 3 aprile 2016
ore 22,00
New Magazine pub – Massafra (Ta)
 
BEA + DIEGO è il nuovo live che vede affiancati Diego Perrone e Bea Zanin. Un live elettropop in cui si avvicendano i brani dell’uno e dell’altra, senza soluzione di continuità. Due progetti solistici che si incontrano, con analogie sonore e linguistiche, e che concorrono alla costruzione di un unico spettacolo musicale. Voci, computer, drum-machine vintage e violoncello la fanno da padroni sostenendosi a vicenda. Una collaborazione che nasce in studio lavorando insieme al disco d’esordio di Bea Zanin, la cui uscita è prevista nell’autunno del 2016.
Il tour è accompagnato dall’uscita del primo singolo estratto dall’album “Pazzo di te”, con un videoclip realizzato dal regista Gabriele Ottino e con un featuring dello stesso Diego Perrone.

Diego Perrone, oltre ad essere da molti anni il vocalist di Caparezza, vanta collaborazioni con una miriade di progetti tra cui Niagara, Mambassa e The Art of Zapping, oltre ad aver fondato i Medusa e ad aver remixato tra gli altri brani di Bianco ed Erica Mou. Come solista ha pubblicato i due album “Dove finisce il colore delle fotografie lasciate al sole” (2012) e “Il disco che verrà” (2013).

Bea Zanin ha pubblicato il suo omonimo ep d’esordio ad ottobre 2014. Un lavoro che spazia dall’electro pop alla musica classica, di cui RockIt ha parlato così: “un ep gradevole e immediato, costellato di richiami alla musica classica e di tracce di derivazione orientale. Tra il serio e lo scanzonato, la musicista piemontese ci spiega la Torino alternativa, parla della gioventù da (non) buttare via, dei rapporti tra giovani uomini e giovani donne e persino di filosofia. E alla fine ci convince. In pieno”.
Il suo album d’esordio uscirà nell’autunno 2016. Ha collaborato come violoncellista con Daniele Celona, Luca Morino (Mau Mau), Bianco, Spaccamonti, Jack Jaselli, Mao Gurlino, Estel Luz e molti altri.


info 3358292572
ingresso libero

venerdì 1 aprile 2016

Editoriale di Aprile 2016

Viviamo in una società effimera e superficiale che non ascolta, appena appena sente, legge titoli e guarda foto, in maniera cinica e irrazionale, decontestualizzata e fuori da ogni circuito di elaborazione economico, sociale, culturale. Una società consumistica ed edonistica in cui tutto è niente e niente è tutto. Le notizie corrono velocissime da una parte all'altra del Mondo, ma noi le facciamo scorrere sul nostro monitor solo per modalità inutili alla nostra capacità di esserci e di avere un peso in una civiltà capitalista che ha smarrito il concetto di bene utile a tutti e sviluppa, esclusivamente, i principi dell'arricchimento speculativo distruggendo tutto ciò che è intorno a noi: l'ambiente, la vita, la Famiglia, le associazioni, le imprese. Tutto è riferito alla speculazione globale, alla devastazione culturale e al declino morale. "Nemo profeta in Patria", ergo, non voglio apparire come il Savonarola di turno.
Eppure, le vediamo ogni giorno le ingiustizie, i soprusi di un sistema parassita della DEMOCRAZIA, dove i colpi di Stato non sono più esterni, fatti da Principi o da ex gerarchi in rotta di collisione, Brigate rosse, gialle o verdi, ma interni, costruiti dall'apparato statale, da veri professionisti del crimine organizzato e diretto dalle Finanziarie multinazionali, dalle Banche. Noi siciliani, per esempio, abbiamo un cretino, che si crede Presidente antimafia della Regione Sicilia e invece è un piccolo ingranaggio del sistema mafioso che dice, a parole, di voler debellare. La sua sola presenza, come Presidente della Sicilia, garantisce la MAFIA, grazie all'incapacità sua e del suo staff di governare un sistema ormai al collasso con Super Burocrati che rubano lo stipendio e impiegati allo sbando, traghettati da un Dipartimento all'altro senza una logica e senza una programmazione e una regola. Ex Provincie che fluttuano con i loro apparati clientelari sulle spalle di una Regione esangue e senza idee, perché così deve essere e a garanzia di questo ci sono Dirigenti Generali asserviti al sistema "Monterosso" (condannata a risarcire 1,5 milioni di Euro e sempre sul trono di comando, protetta dal Presidente).
Ci sarà, ancora, uno sciopero contro Crocetta, per chiedergli di non aggravare ancora di più il danno e tornare alla zappa da cui viene, se ne è ancora capace.
Ma dov'è la Politica, con la "P" maiuscola?
Dov'è la dignità, la meritocrazia, l'antimafia, la democrazia? Ve lo dico io: nei cartoni animati di una volta!
 
Ugo Arioti