venerdì 30 marzo 2012

L'avvento del fascismo in Sicilia e la spaccatura democratici-liberali nel blocco di potere siciliano


Storia della Sicilia ( piccoli tasselli) a cura della redazione Secem


Sicilia libera! Al sorgere del fascismo la classe agraria siciliana si spacca. L'ala «democratica» di Finocchiaro Aprile come alternativa provò a cavalcare la tigre della protesta sicilianista.

All’interno degli agrari siciliani si verifica, allora, una netta spaccatura. Infatti, l’ala "democratica", facente capo ad Andrea Finocchiaro Aprile, che comprendeva anche il barone Lucio Tasca, Calogero Vizzini e numerosi latifondisti e notabili, come alternativa ad una alleanza col fascismo provò a cavalcare la tigre della protesta sicilianista contro lo Stato accentratore. L’ala "liberale", invece, che faceva capo a Vittorio Emanuele Orlando, decise di provare a utilizzare il fascismo contro il "pericolo rosso", nell’intento di costringerlo a una trattativa informale con i titolari dei grandi interessi siciliani, che si sarebbe dovuta concludere col riconoscimento e la tutela di quella specie di autonomia di fatto del sistema di potere isolano, alla quale già i precedenti governi, da Giolitti in poi, si erano adattati.

Benito Mussolini, inizialmente incerto sull’atteggiamento da tenere nei confronti della mafia, appena consolidato il regime, decise che il fascismo non poteva tollerare la presenza di altri poteri. Inviò, quindi, nell’isola il prefetto Cesari Mori, nominato comandante supremo di tutte le istituzioni statali in quella Regione. Chi era quest’uomo, che, nell’arco di pochi anni, sarebbe passato alla storia come "il prefetto di ferro"? Nacque a Pavia il 1° gennaio 1872, ma subito dopo fu abbandonato sulla "ruota" del brefotrofio cittadino. Rimase lì fino all’età di sette anni, quando venne riconosciuto dai suoi genitori, l’ing. Felice Mori e la moglie Rachele Pizzamiglio.

Nel 1898 vinse il concorso in Polizia, dove iniziò una carriera brillante. Dal 1904 al 1914 fu commissario di polizia a Castelvetrano, in provincia di Trapani, nel 1916 a Palermo e dal maggio 1924 all’autunno 1925 prefetto di Trapani. In quegli anni, quindi, Mori ebbe modo di conoscere bene sia la mafia che il brigantaggio e la differenza notevole che esisteva tra i due fenomeni.

La decisione di Mussolini di mandarlo a Palermo con pieni poteri provocò il passaggio all’opposizione di Vittorio Emanuele Orlando e dei suoi "amici". Nella sua nuova avventura siciliana, iniziata nell’ottobre 1925, Cesare Mori mise a frutto le sue precedenti esperienze, iniziando l’attacco al brigantaggio con l’assedio di Ganci, roccaforte di pericolose e feroci bande armate, che in poche settimane riuscì ad assicurare alla giustizia. Poi attaccò con decisione la mafia, procedendo alle famose "retate", sulla base di "schede" monografiche - messe a punto dalle prefetture - sui vari comuni ad alta densità mafiosa della Sicilia occidentale. L’obiettivo dichiarato fu quello di dare attuazione alla famosa «Ordinanza per ristabilire la sicurezza pubblica nelle campagne», da lui emanata il 5 gennaio 1925. L’ordinanza, scrive ancora Marino, "imponeva ai proprietari terrieri di licenziare tutti i guardiani e i collaboratori, i campieri, i sovrastanti e i curatoli che risultassero in qualche modo compromessi con la legge e di non nominarne altri in futuro senza l’autorizzazione degli organi di polizia; intimava di rifiutare il pagamento di taglie o di tributi in genere richiesti dalla mafia e di ricorrere per la tutela della sicurezza propria e dei propri averi soltanto agli organi statali di difesa sociale; imponeva a tutti una costante reperibilità, prevedendo l’arresto per chiunque fosse stato sorpreso in atteggiamento sospetto fuori dai luoghi abitati del proprio Comune o anche nell’abitato se di notte".

Per Mori cominciò una stagione di trionfi e la sua fama varcò subito i confini nazionali, anche perché imparò a curare molto bene la sua immagine e a tenere stretti rapporti con la stampa.

Ergo MUSSOLINI «LICENZIA» MORI CON UN TELEGRAMMA
(Il fascismo non tollera altri poteri)

Redazione Secem

giovedì 29 marzo 2012

Cercare un nuovo modello di sviluppo ecologico e culturale

Stiamo attraversando un corridoio lungo  e penoso, devastante: una  crisi del sistema capitalistico-speculativo post consumistico. A che serve questa guerra di cifre che butta nella depressione popoli e fa inginocchiare a sua mestà il POTERE ECONOMICO (le Banche) le nazioni? Serve al sistema per distruggere le costruzioni reali e sovrapporre all'economia "vera", quella fatta da idee, pensiero e azione dedicata a realizzare utilità e arte, cultura e musica, matematica e astronavi ...  i vertici delle cupole mafiose che detengono il Potere nel Mondo: LE BANCHE e GLI SPECULATORI. Nessuna meraviglia o imbarazzo nel verificare che per glorificare questi nuovi Dei muoiono migliaia, milioni di persone, che le famiglie si rompano, che la gente si da fuoco davanti agli sportelli del FISCO, che quando si chiedono sacrifici, chissà perchè, si chiedono sempre a quelli che stanno peggio e non a chi ha portato sulle sue mani il vento della CRISI e se ne è fatto complice, o a chi ha di più, a chi specula sulle necessità, sul pane, sul cibo, sulla benzina... NO questi sono galantuomini che vanno protetti dal GOVERNO, naturalmente. Come i mafiosi che hanno derubato, a suon di omicidi, onesti cittadini e hanno portato i loro soldi all'estero e che con lo SCUDO e le carezze dell'attuale Governo ora godono dei loro "disonesti frutti". Fermiamoci un attimo a riflettere su questo sistema e su questo modello sociale, forse è tempo di cercare nuove strade che siano sostenibili ed etiche. Una nuova economia Etica basata non sul Profitto, ma sulla capacità di rendere lo sviluppo organico ai bisogni di tutti,  sviluppare una cultura ecologica e solidale, e soprattutto spazio alla creatività e ai giovani che sono l'unico vero patrimonio di una NAZIONE CIVILE E DEMOCRATICA.
Ugo Arioti

lunedì 26 marzo 2012

la bellezza della diversità (1)

Con questa rubrica, semplice nel suo impianto, ma significativa, vogliamo richiamare la vostra attenzione sulla varietà e la diversità di colori, espressioni, forme, quindi culture e di razze che vivono su questo magnifico Pianeta che dovremmo cercare di comprendere e amare per vivere in equilibrio con il nostro Universo Vitale, con la forza che crea la vita. Contro ogni forma di razzismo e di ignoranza culturale con gioia e con curiosità guardiamo a questa ricchezza. Per rappresentare meglio questo universo di colori e di fantasia e creatività da salvaguardare comincieremo delle foto di bambini di tutto il Mondo che con i loro giochi animano e fanno gioia.
                      (foto Tommaso saccarola Perù)
                     (foto Tommaso saccarola Mozambico)
                           (Filippine un bimbo gioca tra i rifiuti in un fiume)
n° 1-26/03/12
Daniela La Brocca


venerdì 23 marzo 2012

Portare via un figlio alla mamma o al papà

La problematica dei matrimoni che naufragano portandosi dietro una scia di bugie e coinvolgendo i figli è cosa, purtroppo, tristemente diffusa. Viviamo in un epoca di egoismi che si incontrano e si scontrano e spesso il mastice che unisce due persone in matrimonio è la bugia di uno nei confronti dell'altro. Nessuno o quasi nessuno, quando affronta questo importantissimo passo, pensa  che l'unione porta con se la necessaria capacità di costruire insieme una vita, per se e per chi nascerà  in questa "casa comune". Argomento di vita coniugale da mettere sempre in conto, oggi, è quello della separazione e del divorzio. Quando avviene in una coppia senza figli, tra due adulti  la separazione è un fatto, pur doloroso, che avviene tra soggetti adulti in grado di prendersi le proprie responsabilità . Quando in un matrimonio regolare due coniugi decidono di procreare non stiamo parlando più di una questione che sta tutta nel rapporto tra i due patner, ma investe tutta la società. Tanto è che c'è una corposa legislazione a tutela dei figli che sono i più indifesi e si trovano ad essere alla mercè dei due contendenti e delle loro intenzioni. La discussione a questo punto non è più così semplice e dovrebbe essere affrontata, nei salotti televisivi che di questi casi dolorosi fanno "farina", in maniera intellettualmente corretta. Non si può far passare il rapimento da parte di un conige del figlio per un atto di cuore, senza spiegare le ragioni che hanno portato a questo atto estremo. Ma in una società che fa di tutto speculazione e non si cura di avere una etica sostenibile e condivisibile esporre le proprie opinioni senza curarsi delle ragioni sociali e culturali degli altri, oggetti di produzione non esseri umani, è legittimo e vantaggioso. Questo porta ad una considerazione sul " SERVIZIO PUBBLICO" che dovrebbe essere l'asse di equilibrio etico-culturale sociale che non si deve comportare come una televisione privata che, pur di fare audiens, distorce le informazioni e fa credere che rubare i figli, anche in presenza di una biennale causa legale che, alla fine del dibattimento, lo assegna ad uno dei due genitori è leggittimo.  ETICA DEI MIDIA E DEL SERVIZIO PUBBLICO, come diceva il grande Giorgio Gaber:" la libertà non è uno spazio libero libertà è partecipazione...." e non possiamo ricostruire un Paese senza che ci siano dei Principi Etici che uniscono e rendono solidale una Società.  Per questo crediamo che debba esserci un Autority di salvaguardia che impedisca a tutte le TV private e pubbliche di parlare di questi problemi senza una adeguata preparazione e senza che il conduttore possa alterare fatti o elementi di giudizio consolidati e certi.
Ugo Arioti

martedì 20 marzo 2012

L'Italia oggi... di Ugo Arioti

L'Italia di oggi è un Paese che, al di là delle divisioni politiche, etniche, religiose e campanilistiche, è lacerato dal verme della corruzione e della "controcorruzione", dalla mafia e dall'antimafia, dal razzismo e dall'antirrazzismo. Insomma è un Paese che esce da un ventennio disgraziato in cui l'unica cosa che hanno saputo fare i Governi, in special modo quelli del "cavaliere", è stata quella di creare spaccature e tifoserie sfruttando e svuotando, ogni giorno di più, di significati e di principi lo STATO ITALIANO. Non era successo neanche quando, sotto attacco terrorista (BR), le istituzioni avevano trovato la forza di reagire al terrorismo insieme alle associazioni civili e ai sindacati per difendere l'unità che fa di un territorio una Nazione, di tanta gente un POPOLO. Anche di fronte alle mafie si è trovata un unità di intenti che ha sconfitto il quadro eversivo e il tentativo di svuotare di senso il voto degli italiani. Anni bui abbiamo attraversato, con chiari e scuri, con Eroi e traditori, ma con una sola casa del popolo italiano. Pur nella stagione di "Gladio", della Prima Repubblica che tentava di innovarsi, mentre la corruzione dilagava, l'idea che l'Italia di Mazzini e Garibaldi era sempre l'Italia di tutti gli italiani, dall'Isola dei conigli fino alle vette candide delle Alpi, faceva si che si sviluppasse una forte coesione sociale che produceva gli anticorpi necessari a fermare le epidemie devastanti che minano ogni democrazia (non dobbiamo scordare che la nostra Democrazia è relativamente giovane). Oggi quegli anticorpi che si univano nel momento del bisogno sono diventati, essi stessi, malattie croniche. Spaccano l'Italia in mille rivoli di Anti e Contro distruggendo qualsiasi cosa e snaturando il senso di tante giuste rivendicazioni e lotte sociali per l'emancipazione o per lo sviluppo economico. In questo clima esasperato e malato è naufragata un intera classe politica. Alla fine il "cavaliere" come il comandante Schettino si è fatto calre fuori dalla nave e se ne è fregato di quello che aveva comportato restare al comando senza saper governare. Ha pensato piuttosto a salvarsi lui e a passare il testimone a qualcuno che gli coprisse la ritirata. Questo è successo. Ora abbiamo un premier serio e rispettato che ha l'ingrato compito di risollevare la nave arenata e rimetterla in condizioni di navigare, tutelando il suo "benefattore" e le Banche, la vera piaga del sistema economico italiano. Si trova ad agire in un Italia spezzata in due o tre o quattro a seconda dei privilegi di casta e senza un organica solidarietà sociale che anni di berlusconismo hanno ammazzato e che ora si invoca come se questa potesse servire adesso a far bere agli italiani, quelli onesti, perchè i furbi sono già al sicuro con il cavaliere nella scialuppa calata in mare, l'amara medicina del risanamento economico senza una vera giustizia e equità sociale. Non è così che si lavora per l'Italia e non è un Governo Tecnico, per quanto autorevole, che può realizzare un nuovo clima di giustizia ed equità sociale. Se lo volesse fare Monti dovrebbe togliere ad EQUITALIA e alle BANCHE ITALIANE i privilegi che hanno permesso loro di impoverire ancora di più e senza limiti o possibilità di censure gli ITALIANI. Ma questo, statene sicuri, Monti non lo farà mai. Perchè? Perchè è un tecnico di parte e non un politico eletto dal popolo italiano.
Ugo Arioti

lunedì 12 marzo 2012

SCUOLA DI ECOLOGIA CULTURALE EURO MEDITERRANEA: STORIA DI UN CANCRO: “EQUITALIA” parte prima

SCUOLA DI ECOLOGIA CULTURALE EURO MEDITERRANEA: STORIA DI UN CANCRO: “EQUITALIA” parte prima: L’Italia è il paese dei controllori( oggi detti Auditman, forse dal latino audire e dall’italiano mangiare!?!), ma allora perché qu...

STORIA DI UN CANCRO: “EQUITALIA” parte prima



L’Italia è il paese dei controllori( oggi detti Auditman, forse dal latino audire e dall’italiano mangiare!?!), ma allora perché questo grande buco nelle Entrate senza che nessuno sentisse il bisogno di controllare le spese? Si trattava di un inizio di cancro economico, un neo. Ma questo neo nel tempo ha cambiato diverse volte colore fino a diventare di un marrone così intenso da doversi tappare il naso.
Come nasce questo “cancro”? Nasce con la conversione in Legge del Dlgs 30 settembre 2005  del Governo Berlusconi. Tre autorevoli autori: papi Silvio, Tremonti( famoso il detto popolare: l’Italia è un paese bagnato da tre mari e prosciugato da Tremonti) e Castelli( il guardasigilli e figurine della Panini, padane naturalmente)!
La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della Repubblica hanno
approvato;

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

                              Promulga

la seguente legge:
                               Art. 1.

    1.  Il decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, recante misure di
contrasto  all'evasione  fiscale  e  disposizioni  urgenti in materia
tributaria e finanziaria, e' convertito in legge con le modificazioni
riportate in allegato alla presente legge.
    2.  La  presente  legge  entra  in  vigore il giorno successivo a
quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
    La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato.

      Data a Roma, addi' 2 dicembre 2005

                               CIAMPI


                              Berlusconi,  Presidente  del  Consiglio
                              dei Ministri

                              Tremonti,   Ministro   dell'economia  e
                              delle finanze

Visto, il Guardasigilli: Castelli

Una storia tutta italiana! Per meglio dire Forza Italiana! Per fermare l’emorragia di entrate e le spese pazze di un governo di commercianti e rigattieri si crea un organismo nocivo che distruggerà l’Italia fino a creare nel suo corpo ancora vivo metastasi di proporzioni bibliche.
Oggi il cancro “EQUITALIA” (somiglia molto a FORZA ITALIA! Mah!?) ha la disponibilità assoluta delle tasche degli onesti cittadini italiani e può, senza alcun avvertimento o contradditorio, sequestrare i loro beni e venderli all’asta per recuperare quanto “DOVUTO”(forse). Badate bene agli ONESTI e non ai DISONESTI e ai FURBETTI del quartierino che hanno spopolato durante il quindicennio del Papi Silvio. Pensate, i capitali disonestamente esportati o occultati al Fisco, per legge del governo Berlusconi, hanno, ancora oggi, diritto a uno SCUDO PROTETTIVO contro il Cancro, mentre gli onesti cittadini che hanno difficoltà e vivono di un solo stipendio dovendo pagare tasse che non si capisce perché si paghino, visto che i servizi che dovrebbero rendere utili non esistono, e mantenere agli studi vita natural durante i loro figli che non sono fortunati e non sono disonesti o mafiosi o come … non sono SCUDATI!
Pensate ancora che il Cavaliere ha di fatto cancellato il delitto di FALSO IN BILANCIO, sempre per gli onesti, ovviamente!!!
Questo grande piccolo uomo oggi fa un passo indietro per salvarsi il culo e trattare la resa con un mostro che è nato dalla sua fervida e creativa squadra di governo! Monti gli copre la ritirata e lui torna a casa per rimettere in ordine i suoi sghei e i suoi peccati di gola (gola profonda)!
Così questo neo è diventato un cancro con metastasi in tutta la penisola e le isole italiane e mentre la “barca della concordia” affonda e muoiono gli innocenti, il capitano coraggioso scappa e si mette in salvo!
Ma cos’è Equitalia?  Equitalia è la società per azioni, a totale capitale pubblico (51% in mano all’Agenzia delle entrate e 49% all’Inps), incaricata dell’esercizio dell’attività di riscossione nazionale dei tributi e contributi.
Ma è un bene o un male per il contribuente italiano ( parliamo di chi paga le tasse, è a reddito fisso e non esporta capitali all’estero, naturalmente)?
E’ un costo ed un pericolo per il contribuente: la creazione di questo ente porta in sé un aumento della pressione fiscale, infatti essendo a capitale pubblico ha un costo di gestione (più enti più costi). Se avrà un attivo di bilancio saranno i cittadini con le loro tasse ad averlo realizzato, se avrà un passivo saranno i cittadini con le loro tasse a doverlo risanare. La proprietà è di due “agenzie” pubbliche che, per quanto attiene alle loro riscossioni, sono in esemplare conflitto d’interessi.
Ma allora a che serve EQUITALIA?
Diceva un comico fatevi la domanda e datevi la risposta!
(continua)
Ugo Arioti


sabato 10 marzo 2012

SCUOLA DI ECOLOGIA CULTURALE EURO MEDITERRANEA: Da: Il Barone del Trifoglio ( romanzo di Ugo Ariot...

SCUOLA DI ECOLOGIA CULTURALE EURO MEDITERRANEA: Da: Il Barone del Trifoglio ( romanzo di Ugo Ariot...: In una scatola di ciliegio antica, il barone Federico, conservava i ricordi del tempo che fu, da quando cominciò la storia della fotograf...

SCUOLA DI ECOLOGIA CULTURALE EURO MEDITERRANEA: Charles Hank Bukowski

SCUOLA DI ECOLOGIA CULTURALE EURO MEDITERRANEA: Charles Hank Bukowski: Charles Hank Bukowski E in qualche modo riuscirai a superare i giorni vuoti e i giorni pieni e i giorni noiosi e i giorni detestabili ...

SCUOLA DI ECOLOGIA CULTURALE EURO MEDITERRANEA: La Fabbrica dei "maccaruni" di Ugo Arioti

SCUOLA DI ECOLOGIA CULTURALE EURO MEDITERRANEA: La Fabbrica dei "maccaruni" di Ugo Arioti: L'origine della parola maccheroni risale dalla parola siciliana "maccaruni" che vuole dire "trasformare la pasta con la forza". Nei ...

SCUOLA DI ECOLOGIA CULTURALE EURO MEDITERRANEA: Anche a Palermo il brunch in Via Nicolò Gallo in u...

SCUOLA DI ECOLOGIA CULTURALE EURO MEDITERRANEA: Anche a Palermo il brunch in Via Nicolò Gallo in u...: Anche a Palermo il brunch in Via Nicolò Gallo in una strada vicino al Politeama. Passeggiando per Palermo lancia un diario palermitano  d...

giovedì 8 marzo 2012

MODELLI DI INTERSCAMBIO CULTURALE (Appunti dal Diario della SECEM) Daniela La Brocca

Abbiamo pensato di fare la cosa giusta recuperando pezzi della storia di questa A.C. SECEM nata nel 2008 a Marsala. questo è un primo estratto di interventi e scritti realizzati nel 2008 durante la settimana dell'Interscambio culturale " L'ELZEVIRO 2008" realizzata a Petrosino (TP) dalla Scuola di Ecologia Culturale Euro Mediterranea - Daniela La Brocca.

CONVEGNO DELL’ELZEVIRO 2008 - L’ETICA GLOBALE CONDIVISA E I MODELLI DI INTERSCAMBIO CULTURALE NELL’AREA EURO MEDITERRANEA-LUNEDI' 28 APRILE 2008 AL BAGLIO BASILE (Petrosino prov. di Trapani) LA SECEM HA REALIZZATO IL PRIMO CONVEGNO DELL'ELZEVIRO
RELATORI: Sen. Habib Mastouri della Repubblica Tunisina, Padre Antonino Raspanti Preside Facoltà Teologica Siciliana, il Ch. mo Prof. Aurelio Rigoli ( presidente Centro Internazionale Etnostoria), il Prof. Francesco Silvestri fondatore Prima scuola di Ecologia Culturale, il Prof. Vincenzo Porcasi dell'Università di Trieste, il prof. Liborio Furco dell'Università di Trapani, la Prof.ssa Maria Pia Pellegrino della FIDAPA di Marsala, la Dott.ssa Antonella Genna della FIDAPA di Marsala, l'arch. Ugo Arioti della Scuola Ecologia Culturale Euro Mediterranea e il Dott. Biagio Valenti Sindaco di Petrosino.
Ugo Arioti : Bisogna costruire un nuovo, solidale e concreto, partenariato tra le due sponde del Canale di Sicilia per riscoprire le radici comuni e creare una cultura di pace euro mediterranea- Un ponte tra Sicilia e Tunisia.
la Scuola di Ecologia Culturale Euro Mediterranea (SECEM) ha questo carattere nel suo stesso scopo fin dalla prima idea che ha costruito l’Associazione Culturale.
 “Abito in una città il cui nome, di origine araba, significa Porto di … , viaggio in una Sicilia che in tutti i suoi luoghi ricorda le grandi trasformazioni agrarie ed architettoniche arabe e ho il privilegio di godere del tratto comune di due culture che hanno lasciato un segno nelle nostre coscienze e che io amo unificare in un solo titolo quello della Madre Arabo-Normanna, come dire Il Mediterraneo e la Mittel-Europa insieme. Sono siciliano e per questa ragione anche arabo ed europeo”.
La Tunisia di oggi è nata dalla visione laica e personale di un giovane avvocato, Bourguiba, sotto la sua presidenza, dagli anni ’60 in poi, si avvia ad un vasto piano di riforme destinate a innescare la sovranità nazionale e a modernizzare la società tunisina, attraverso la diffusione dell'insegnamento e la promulgazione del (Codice dello statuto personale). Con il nuovo codice venne molto ridimensionato il potere dei capi religiosi, pur restando l'Islam la religione di Stato (il presidente della Repubblica deve essere di religione musulmana). Le donne ebbero accesso ad uno status assolutamente inusitato per il mondo arabo (divieto della poligamia, sostituzione del divorzio al ripudio, legalizzazione dell'aborto). Tunisi diventa per l'Europa e l’Occidente uno stato moderato e laico che può svolgere un importante ruolo di mediatore nel mondo arabo. Dalla traccia dei miei ricordi torno al 1988 quando andai per la prima volta in Tunisia. Aeroporto di Tunisi dove si usavano ancora grossi schermi di lamiera ondulata per evitare che qualche pilota distratto potesse oltrepassare il limite della pista e finire dentro la hall dell’aerostazione. L’impatto con la realtà vissuta da chi va per svolgere una attività di rilievo dei luoghi, verifica di fattibilità e programmazione di interventi per la realizzazioni di alberghi in Nord-Africa, materia che presuppone anche il contatto con la classe burocratica e amministrativa del Paese, è quello di una strana e lenta visione della vita, come se questa fosse stata stralciata per parti e poi riassemblata come la moquette dell’Hotel International sul corso Bourguiba dove presi alloggio, in maniera imprecisa, tale da lasciare squarci di sottopavimentazione a nudo. Fino a quel momento la mia visione dei tunisini e della Tunisia era quella filtrata dai miei ricordi scolastici. L’Emirato arabo e la stagione di incrocio nell’anima della Sicilia e dei siciliani della cultura e del patrimonio culturale, scientifico, ingegneristico e architettonico arabo con la spada dei Conti normanni e poi con lo splendore dell’impero federiciano. L’altra faccia di questa mia scolastica riconoscenza del tema è sempre stata immersa, per mimesi stilistica, nelle stesse tonalità e tecniche di rappresentazione usate da un grande siciliano, Leonardo Sciascia, nel suo magnifico: Consiglio d’Egitto, dove il contrasto tra l’ombra buia della menzogna in cui si svolge la Storia diviene la luce razionale delle idee. Dai ricordi e dai frammenti alla verità di una nazione che, pur giovane e immaginata nel mediato modello occidentale cullato dal giovane Bourguiba al quale si allinea Ben Ali, Il Consiglio occidentale dell’Alta Africa libera, è sempre, in radice, uno Stato orgoglioso e cosciente del suo, pur debole, ma importante per la carica laica che comprende, primato all’interno nel mondo arabo e nel contesto Euro-Mediterraneo. Il mio cammino all’interno del mondo arabo in Tunisia ha avuto anche tappe di grande importanza simbolica e di scambio culturale con rappresentanti di un ceto imprenditoriale, ancora legato al modus agendi degli uomini di fede islamica, commercianti e ospitali, ma gelosi e attentissimi al comportamento amicale dell’ospite. La mia patria siciliana è intrusa con l’intimismo arabo e quindi la costante comportamentale della gente nordafricana non è per me un difetto problematico, anzi un patrimonio genetico comune, una fratellanza attiva e ancora viva. Oggi, ho l’immagine di due realtà, se guardo alla Tunisia e al suo popolo. Una è quella di un Paese che è orgoglioso delle sue radici, che progressivamente si sta conquistando un ruolo nel dialogo interreligioso e intermediterraneo, l’altra è quella degli emigrati. Penso a città come Mazara del Vallo, la città siciliana della pesca e delle flotte tra le più grandi del mediterraneo, dove si parla la lingua araba nei quartieri del centro storico, anche se l’integrazione socio politica di questi pescatori, commercianti e lavoratori non è la stessa delle maestranze arabe che nel 1100 costituivano il patrimonio stesso della Cultura Materiale della Sicilia. Oggi i problemi del confronto sono gravati da un filo antistorico che frammenta e mortifica il dialogo tra queste due sponde. Nel mezzo chi ha bisogno di lavorare “E’ titolo più grande di gloria uccidere la guerra con il dialogo, anziché uccidere gli uomini con la spada, e procurare o mantenere la pace con la pace e non già con la guerra”: Sant’Agostino lettera 229. I caratteri comuni delle genti del mediterraneo e la millenarista cultura dei popoli che si affacciano sul mare nostrum dovrebbe essere il punto di partenza per la realizzazione, sulla base di un Etica comune e condivisa, di una scuola di pensiero ecologica e democratica che porti la Tunisia, come la Sicilia e gli altri paesi di questa culla di civiltà a realizzare un progresso sostenibile e più profondo che si possa sviluppare nel segno della pace. L’Italia e la Sicilia in particolare hanno un importante ruolo nel consolidamento del partenariato euro mediterraneo per la necessità di instaurare nel bacino del Mediterraneo un'era di pace e sicurezza, fondata sulla solidarietà economica, umana e politica. E’ sotto gli occhi di tutti un sensibile aumento della consistenza e della varietà della cooperazione bilaterale Italo -Tunisina. L’Italia è il secondo partner della Tunisia per gli scambi commerciali e per il flusso degli investimenti. Un contributo dell'Italia e della Sicilia per la modernizzazione della Tunisia si porrebbe in un ambito forte e solidale e potrebbe conoscere nuove frontiere. Per il popolo e il Governo Tunisino - l'Italia rappresenta la principale soglia d'accesso all'Unione Europea. Un percorso da consolidare, nel quale la Sicilia può avere un ruolo fondamentale. Gli Operatori culturali ed economici delle due sponde del Canale di Sicilia potranno svolgere, con la loro sensibilità ed i loro consigli, una preziosa opera di orientamento. Il partenariato siculo tunisino trae la sua forza dalla Storia, basato su di una lunga storia comune e rispetto reciproco ed appare come il migliore strumento per il raggiungimento di quel dialogo interculturale fondamentale per creare un ambito di pace capace di dare impulso e vitalità al dibattito interculturale e intereligioso che sta alla base di una pace solida e di uno sviluppo armonico delle culture delle due sponde del canale di Sicilia, baricentro dell’area Euro Mediterranea. In questo partenariato culturale tra i paesi dell’area mediterranea si inserisce con ragione la “SCUOLA DI ECOLOGIA CULTURALE EURO MEDITERRANEA”
L'ETICA CONDIVISA NEL MARE NOSTRUM, CULLA DI TUTTE LE CIVILTA' MODERNE (il senso della SCUOLA DI ECOLOGIA CULTURALE EURO MEDITERRANEA  ( prof. Liborio Furco)
Etica Condivisa è, in senso lato, una provocazione e un limite non limite del discorso. Serve creare dei ponti sulle comunanze e sulle necessità dei popoli attuando una governances possibile, trovando sovrapposizioni tra i valori comuni delle tre grandi religioni monoteistiche. Le radici comuni ci sono e sono nella FILOSOFIA GRECA. E' in questo incontro e non egemonizzazione dell'una sull'altra, il seme di un confronto razionale ed sinceramente e genuinamente etico sugli scambi possibili che rendono l’area euro mediterranea non solo un AREA DI LIBERO SCAMBIO ECONOMICO, ma soprattutto CULTURALEQuesto è il senso della SCUOLA DI ECOLOGIA CULTURALE EURO MEDITERRANEA.


8 marzo 2012


Auguri alle donne perché non sia solo una festa ma l’inizio del Pensiero Ecoculturale Universale  ( Secem redazione - Ugo Arioti)
Le donne sono come i camaleonti. Dove si posano prendono colore.
( Alberto Moravia)
L'uomo non sarà mai quello che sarà una donna.
(Jean Jacques Rousseau)
Tutti i ragionamenti degli uomini non valgono un sentimento della donna.
(Voltaire)
L'uomo ama con il cervello, la donna pensa con il cuore.
(Michel E. de Montaigne )
Chiunque è come la luna, e ha una parte che non viene mai mostrata a nessuno.
(Mark Twain)
Una bella donna non è colei di cui si lodano le gambe o le braccia, ma quella il cui aspetto complessivo è di tale bellezza da togliere la possibilità di ammirare le singole parti.
(Seneca)
Le donne sono straordinarie con la loro mania di far dormire gli altri nel modo in cui loro gli rifanno il letto.
(Samuel Beckett)
Le donne sono fatte per essere amate non per essere comprese.
(Oscar Wilde)
La vita di una donna è la storia di tanti sentimenti.
(Washington Irving)
Quanto altro ancora, ma in fine basta solo dire che è la culla della vita … Auguri ecoculturali da tutti noi della Scuola di Ecologia Culturale Euro Mediterranea! 

venerdì 2 marzo 2012

SCUOLA DI ECOLOGIA CULTURALE EURO MEDITERRANEA: Da: Il Barone del Trifoglio ( romanzo di Ugo Ariot...

SCUOLA DI ECOLOGIA CULTURALE EURO MEDITERRANEA: Da: Il Barone del Trifoglio ( romanzo di Ugo Ariot...: In una scatola di ciliegio antica, il barone Federico, conservava i ricordi del tempo che fu, da quando cominciò la storia della fotograf...

Da: Il Barone del Trifoglio ( romanzo di Ugo Arioti @1995)

In una scatola di ciliegio antica, il barone Federico, conservava i ricordi del tempo che fu, da quando cominciò la storia della fotografia e, prima ancora, dal dagherrotipo.
Frugando fra quelle vecchie e sbiadite immagini si poteva trovare una vecchia fotografia, scatto giovanile di un amico di gioventù di Federico, in cui era ritratta tutta la compagnia del Trifoglio con al centro, davanti, la famiglia baronale.
Lo sfondo della foto era l’ingresso della azienda rurale, l’arco e il muro coperto da buganvillee verdi con fiori di un rosso sgargiante.
Don Stefano Malvagno e i suoi uomini avevano costruito in meno di mezzora, perché la foto venisse bene e nessuno potesse essere impallato, due lunghe pedane di legno dove si stava in piedi.
Davanti a tutti, seduti nelle sedie di legno, i familiari del Barone; al centro Donna Anna, alla sua sinistra Federico e a destra Franca; don Stefano ebbe l’onore di stare in piedi dietro la Baronessa madre, con tutti gli anziani a fianco; dietro, nel primo gradino, le donne con i bambini in braccio e dietro ancora, nell’ultima fila, gli uomini.
Don Stefano ne aveva una copia, che custodiva religiosamente, e mostrava ai suoi ospiti o per Pasqua o per Natale.
Il vecchio fattore ricordava con nostalgia quel tempo della sua giovinezza e diceva:
-          U Baruni era un bravu cristianu e ogni duminica faceva veniri du paisi a Don Luigi, u parrinu da matrici, pi fari missa n’ta cappidduzza chi c’è nto bagghiu. Un ci stavamu dintra tutti, ma ascutavamu i sacramenti fino a fora, nto chanu davanti a chesa. Un mancava nuddu, mai una vota. Na dda chiesuzza si vattiavanu i picciriddi, si facevano a prima comunioni, a cresima, quarchi vota … Si ci piaceva a so Eminenza. Mi ci maritavu macari eo cu me muggheri. Eranu avutri tempi …”

giovedì 1 marzo 2012

Charles Hank Bukowski

Charles Hank Bukowski
E in qualche modo riuscirai a superare i giorni vuoti
e i giorni pieni e i giorni noiosi e i giorni detestabili
e i giorni straordinari, tutti così piacevoli
e così deludenti perché noi siamo tutti così simili
e così diversi.