giovedì 5 aprile 2018

Vino, la Sicilia prima per investimenti nel biologico

Vino, la Sicilia prima per investimenti nel biologico

 

La regione quarta dopo Veneto, Puglia ed Emilia Romagna per produzione nello studio Unicredit. Boom dei Dop e Igp
La Sicilia è la prima regione per investimenti nel biologico con una superficie del 37,6 %  e un totale di 36935 ettari che supera in curva le altre regioni d'Italia. Ed è la quarta regione per produzione, dopo Veneto, Puglia ed Emilia Romagna. I vini DOP e IGP hanno raggiunto l'80% della produzione regionale. È quanto emerge da uno studio presentato oggi all'Orto Botanico, in occasione del forum Unicredit sulle performance delle aziende vitivinicole, durante il quale è stata presentata anche la XV edizione di Sicilia en Primeur in programma dal 3 al 7 maggio a Palermo.

Dati che premiano il lavoro di produttori e che segnano un miglioramento della qualità dato da un incremento delle certificazioni DOP.  Un report che conferma la strada intrapresa dalle aziende  che fanno parte di Assovini, come spiega Il presidente Alessio Planeta. "La crescita del valore del vino siciliano, certificato dal Report di Unicredit, è la conferma che la strada intrapresa dalle aziende di Assovini sta dando i propri frutti" - commenta Alessio Planeta, presidente di Assovini Sicilia. "La Sicilia del vino è sana, forte e credibile anche dal punto di vista finanziario: è una novità che significa il riconoscimento del modo nuovo di fare impresa avviato da anni dalle aziende Assovini. Ed è sicuramente una bella notizia.

La Sicilia del vino ha puntato il proprio export sui mercati giusti e ha ancora spazi enormi di crescita nel mondo". Alla conferenza, moderata da Nino Amadore del Sole24Ore,  erano presenti tra gli altri Salvatore Malandrino, Regional Manager Sicilia UniCredit, Edy Bandiera, neo assessore all'Agricoltura, Antonio Rallo, presidente del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia.

venerdì 16 marzo 2018

Stefano Boeri è indagato per il Centro Polivalente di Norcia (ora sotto sequestro)


L'Italia è un Paese strano dove l'OSCURANTISMO e L'IGNORANZA, spesso, SI ERGONO A CENSORI DELLE ATTIVITA' UMANE, soprattutto quando queste sono GRATUITE e hanno un ENORME POTENZIALE SOCIALE, ARTISTICO e ARCHITETTONICO. Ho ancora in mente l'imbecille giudice che definì la FIUMARA D'ARTE, in Sicilia, OPERA ABUSIVA e arrivò, con il suo alto spirito d'ingegno, a ipotzzarne la RIMOZIONE. 
Oggi, in una zona martoriata da una serie di terremoti altri SOLONI DELLA GIUSTIZIA PRET A PORTER, mettono i sigilli e il marchio d'infamia a un opera architettonica che UNISCE LA GENTE e da a un paese distrutto la possibilità di RINASCERE.
Ugo Arioti

La Procura di Spoleto ha sequestrato il Centro Polivalente di Norcia, “Norcia 4.0”, progettato a titolo gratuito da Stefano Boeri Architetti e finanziato con i proventi della raccolta Un Aiuto Subito – Corriere della Sera e TG La7. E Stefano Boeri, insieme al sindaco Nicola Alemanno, è attualmente indagato, in quanto direttore dei lavori, nel procedimento che ha portato al sequestro.
Nel provvedimento si sostiene che la struttura, che si trova in un’area sottoposta a tutela paesaggistica perché all’interno del Parco dei Monti Sibillini, sia stata costruita “in assenza del necessario permesso” della Soprintendenza. In più, secondo la Procura, si tratterebbe di opera definitiva e non provvisoria, quindi in deroga alla normativa per la gestione dell’emergenza post-terremoto.

Mi chiedo: Un Giudice, un Tutore della Giustizia, non dovrebbe avere studi e sensibilità superiori alla norma per stabilire e decidere della VITA DELLA GENTE? Oppure è possibile che sia un cafone senza arte ne parte?

Ai posteri l'ardua sentenza! Forse, a qualche amico dei giudici di Spoleto il centro di Norcia non andava a genio!

mercoledì 28 febbraio 2018

Alfredino Gullotta, il giorno che non fece ritorno - Ugo Arioti - racconti brevi





Ci sono posti nel Mondo che non bisognerebbe mai penetrare. Luoghi fantastici e surreali, ipnotici. Questo non vale per chi ha l'anima dell'esploratore, lui varcherà la linea dell'orizzonte e non ascolterà alcun consiglio pur di arrivare al centro dell'universo che sta invadendo con la sua ingombrante presenza. Fu così, almeno dicono in tanti, che sparì in una bella giornata di primavera Alfredo Gullotta, detto lo scout. Partì verso le dieci e trenta dal suo rifugio sul lago di non so dove e oltrepassò il limite tra cielo e terra verso mezzo giorno, cadendo, ricordano gli unici testimoni che non videro mai niente: “fu verso le dodici o tredici, non ricordo, ma fu, ne sono quasi certo, dalle montagne della Luna piena, apparve una sagoma nera che si stagliò, prima, contro l'orizzonte e poi precipiò tra le acque della Gora e le nuvole della volta celeste”.
Cadde in un vortice di emozioni e di ricordi che accesero la sua anima come un fiammifero. È tutto qui.
Questo è il racconto brevissimo che abbiamo tratto dalle bocche di quei pochissimi mistificatori, mezzo ubriachi e mezzo sordi, che per 50 centesimi di dollaro sono disposti a raccontarti, anche, che lo videro ascendere al cielo e se gli dai un buon bicchiere di vodka possono anche raccontarti del carroccio trainato da buoi alati che scese dal blu per rapirlo. Storie di poco conto.
Resta il fatto che non sappiamo neanche se si chiamasse, veramente, Alfredo Gullotta, esploratore e solipsista?

martedì 27 febbraio 2018

Senza il lavoro, con meno vita Ecco la poverissima Sicilia



PALERMO - La Sicilia è la regione con il più alto tasso di persone a rischio povertà in Europa: il 41,8%. Nell'isola un terzo dei giovani tra 15-24 anni (il 31,9%) non studia né lavora (Neet). Una bimba nata in Sicilia nel 2016 ha una speranza di vita di due-tre anni in meno di una bambina nata altrove. Anche rispetto al nord Italia: 83,8 anni a Palermo, 86,3 a Trento. Sono i dati di una ricerca sull'attuazione in Sicilia del Sia (Sostegno all'inclusione attiva), la misura contro la povertà adottata nel paese nel 2016 e che, da quest'anno, ha ceduto il passo al Rei (il Reddito d'inclusione). Quest'ultimo è la prima misura strutturale, non tampone, a essere stata adottata in Italia per fronteggiare le situazioni di marginalità sociale.

La ricerca è stata illustrata da Liliana Leone, direttrice del Cevas, il centro di studi sulle politiche pubbliche con sede a Roma. In Sicilia ha coinvolto 47 distretti sociosanitari su 55 scegliendo Palermo come il luogo di uno degli otto studi di caso svolti in Italia. I dati sono stati al centro del meeting "Contrastare la povertà per la crescita della Sicilia", organizzato a Palermo. Ad aprire i lavori, Rosanna Laplaca della segreteria regionale Cisl, che ha illustrato posizioni e rivendicazioni della Alleanza siciliana. "Il Rei - ha detto - è una grande sfida e assieme una grande opportunità. Perché punta ad affrontare il tema dell'esclusione sociale con un approccio strategico e in un'ottica complessiva che mette al centro la persona".(ANSA).

mercoledì 14 febbraio 2018

Fra Dolcino e le donne penitenti - racconti dell'iperspazio Ugo Arioti


Paenitentiagite, quia appropinquabit regnum caelorum





-        Ma che vuole, non sono una verginella! Ma il brodo è buono?,... o non lo gradite? - rilanciò Norina del Bricco, avvenente e procace figlia del capo villaggio uscito con i suoi dal caseggiato per obbedire agli ammonimenti del frate e del suo luogotenente, niente più che un bizzarro essere carnascialesco, sempre affamato di sesso e di pane. Lei, era furba...e, gradiva le avances del predicatore “fricchettone”!

-        Paenitentiagite, quia appropinquabit regnum caelorum! - gridacchiò, selvaggiamente lui e si lanciò nell'amplesso.

-        Maestro...ohoho...- biascicò il confrate del “fricchettone” - Io pure..mgnam! -

-        Idiota, devi fare penitenza! - gli urlò il suo priore – Mettiti a guardia della casa! Altrimenti ti punisco come sai! -

-        Noh, noooh...- piaggnuccolò il malcapitato adepto e si accucciò sull'uscio, con un occhio alle scene erotiche e uno al mondo esterno.

In quella stanza le donne erano tre: la madre di Norina, lei e la sorella Tica, poco più che una ragazzina. L'apostolo dell'Apocalisse, ebbe un attimo di tentennamento, ma pensarono le donne a togliergli il dubbio, spogliandosi e offrendosi al desco vespertino,...per espiare i peccati. Fu così, che sciolsero i pensieri al duce e lo convinsero, ancor di più, che era nel giusto e quando si è nel giusto, non si sbaglia! Per la cura dell'anima bisognava,... e lui, abbisognava!, perchè era l'Angelo della Giustizia!

giovedì 8 febbraio 2018

'Ndrangheta, un racconto mancato

Ha dirompente forza militare e impareggiabile disponibilità economica, si muove con disinvoltura nella globalizzazione e cura ossessivamente le tradizioni, sa essere ciò di cui ciascun territorio ha bisogno e gode di trasversale consenso sociale. E poi, naturalmente, dispone di preziose relazioni ad alto livello, in Italia e Oltreoceano. Tasselli fondamentali ma non sufficienti. Per comprendere appieno l'immenso patrimonio di potere della 'Ndrangheta ne manca almeno un altro: il silenzio.
Nessuno la nomina, la conosce o la capisce davvero, la 'Ndrangheta. Al punto che  sbagliano persino a scriverla o a pronunciarla. La scrivono n'drangheta, la pronunciano andrangheta. Capita a giornalisti e politici, intellettuali e presentatori televisivi. Persino a chi di mafie si occupa per mestiere. Era così dieci o venti anni fa, è ancora così. Nonostante la 'Ndrangheta sia divenuta protagonista assoluta della scena mondiale.
Non una banale questione di forma, piuttosto il segno inequivocabile che mai è stata presa sul serio: l'hanno derubricata a questione di banditi e cafoni e confinata in fondo allo Stivale persino quando – nella stagione dei sequestri  – ha costretto il Paese a occuparsi di lei.
Probabilmente è accaduto perché la Calabria – e con lei la 'Ndrangheta – è rimasta a lungo coperta da un'ombra che le ha negato una rappresentazione di sé. È una regione piccola e poco popolosa, economicamente fragile e priva di tradizione informativa. Tutti elementi che l'hanno resa vittima di una sorta di patto non scritto per cui il Paese l'ha considerata una terra persa e quindi non meritevole di attenzione, racconto e investimenti. E quindi il luogo perfetto per le operazioni politiche o imprenditoriali più spregiudicate.
Ma c'è di più. La Calabria ha avuto – ha – una classe dirigente delegittimata dai fatti, spesso compromessa, incapace di affrontare le contraddizioni di una terra orgogliosa eppure rassegnata, rancorosa eppure capace di generosi gesti di accoglienza e cittadine e cittadini incapaci di decidere collettivamente del proprio futuro.
La 'Ndrangheta – mente raffinata e braccio violento – ne ha approfittato: ha scelto l'inabissamento, sfruttato la crisi di Cosa nostra, cavalcato le leggi del capitalismo, lo strabismo interessato delle classi dirigenti e la poca curiosità dei media ed è diventata la mafia più ricca e potente restando la più sconosciuta e impenetrabile.
Strano, e vero. Per verificarlo basti pensare a quanti nomi di boss, vittime innocenti, luoghi della 'Ndrangheta sono conosciuti oltre il Pollino. E poi ripetere questo banale esercizio con Cosa nostra o la camorra, persino con la mafia americana. Lo stesso discorso vale per la produzione culturale: c'è un filone importante (anche dal punto di vista dei numeri) che riguarda le mafie – siciliana e campana, statunitense o sudamericana – ma non ancora, non abbastanza della 'ndrangheta. Per almeno tre concause: per molto tempo non è esistito un mercato (i  recenti segnali di cambiamento non sempre sono premiati dal pubblico), non c'è ancora un sistema Calabria capace di sostenere gli sforzi creativi, i media italiani o internazionali non sono stati sinora abbastanza curiosi o interessati a vincere i pregiudizi.
Per questo hanno fallito il loro racconto persino un maestro del cinema come Luigi Comencini con il suo “Un ragazzo di Calabria” o, addirittura, la Bbc che a Reggio Calabria è divenuta famosa per il falso reportage degli Anni 90. Non ha cambiato le cose neppure l'enorme visibilità di alcuni magistrati.
Le eccezioni almeno sul piano della qualità naturalmente non sono mancate – l'opera di Corrado Alvaro e  “Il selvaggio di Santa Venere” di Saverio Strati, sicuramente lo straordinario “Africo” di Corrado Stajano, alcune altre opere letterarie e cinematografiche più recenti – ma c'è ancora un terreno sterminato da esplorare, e su cui misurarsi.
L'immaginario della Calabria e della 'Ndrangheta (magari anche dell'anti-'Ndrangheta) è tutto da costruire: è un tema di libertà e giustizia sociale e al contempo una sfida creativa e culturale, un'interessante prova produttiva. È una grande opportunità, che non andrà sprecata soltanto se si sceglierà di evitare le scorciatoie, di superare (anche da parte dei calabresi) resistenze e pregiudizi, di percorrere strade insicure, di accendere una luce sugli assetti perversi e per nulla tranquillizzanti del potere, di affrontare senza certezze le contraddizioni del Paese
Soltanto così il racconto della 'Ndrangheta – le sue storie inedite e spiazzanti, così silenziosamente presenti nelle dinamiche sociali, economiche e politiche oltre che nella vita concreta delle persone – avrà un valore artistico oltre che civile. Soltanto allora – usando gli occhi e le parole giuste – avremo compiuto il passo necessario alla lettura del nostro tempo: dire la 'Ndrangheta. Tag:

martedì 23 gennaio 2018

Luca Guadagnino, un palermitano in corsa per gli Oscar Il suo nuovo film ha ottenuto quattro candidature, tra cui quella per il premio più ambito



















Un palermitano alla corsa per gli Oscar. Luca Guadagnino, l'ex ragazzo del liceo scientifico Galilei, dopo la mezza delusione ai Golden Globe ha ottenuto quattro nomination all'Oscar per il suo film "'Chiamami col tuo nome" che in Italia esce il 25. Il film di Guadagnino (il cui titolo inglese è "Call me by your name") è stato nominato nelle categorie: miglior film, miglior attore principale (Timothée Chalamet), miglior canzone originale ("Mystery of love" di Sufjan Stevens), miglior sceneggiatura non originale (James Ivory). Per la statuetta più ambita, quella al miglior film, Guadagnino dovrà vedersela con 'Darkest Hour', 'Dunkirk', 'Get Out', 'Lady Bird', 'Phantom Thread', 'The Post', 'Three Billboards outside Ebbing, Mossouri' e 'The Shhape of Water', il film di Giullermo Del Toro che ha fatto man bassa di nomination con ben 12 candidature.

Guadagnino è nato a Palermo nel 1971, scuole medie all'Alberico
Gentili, prestissimo ha manifestato la sua cinefilia: frequentatore della videoteca di via Sammartino gestita da Franco Maresco, autore di una sorta di remake di "Full metal jacket" di Kubrick realizzato assieme a un gruppo di amici e poi a Roma, dopo una tesi di laurea su Jonathan Demme, ha cominciato a muovere i passi da regista fino a entrare nell'elite hollywoodiana. Due anni fa è tornato in Sicilia, a Pantelleria, per girare "A bigger splash".

martedì 16 gennaio 2018

Lo spazzino cosmico che rimuove i detriti spaziali dall’orbita della Terra

RemoveDebris è il primo sistema nato per collaudare varie tecnologie capaci di eliminare almeno i rottami più pericolosi. A marzo sulla Stazione spaziale

di Giovanni Caprara


«È ora di intervenire. Si sono già verificate collisioni tra spazzatura cosmica e satelliti, danneggiandoli. Perciò abbiamo concepito RemoveDebris, il primo sistema nato per collaudare varie tecnologie capaci di eliminare almeno i rottami più pericolosi». Guglielmo Aglietti, 52 anni, è il «papà» del veicolo cosmico che sarà portato sulla stazione Iss dalla navicella privata Dragon in marzo. Sulla Stazione spaziale internazionale, nei mesi successivi verrà liberato in orbita, per provare a risolvere il problema. Secondo la rete Usa Space Surveillance nello Spazio circolano 29 mila oggetti più grandi di 10 centimetri. La stessa stazione Iss deve spostare la sua traiettoria una o due volte l’anno per evitare scontri che metterebbero a rischio la vita degli astronauti. «Per fare pulizia servono tecnologie a basso costo, è quello che proviamo con RemoveDebris».

L’italiano che pulisce l’orbita della Terra dirige in Inghilterra il Surrey Space Center dell’Università del Surrey alla guida del consorzio di dieci partner europei che realizzano la missione. Tra questi la Surrey Satellite Technology, spin off della stessa università diventata leader mondiale dei piccoli satelliti (produce il 40% di quelli finora spediti nello spazio). Aglietti, uscito dal Politecnico di Milano, è approdato in Gran Bretagna dopo esperienze industriali e all’Agenzia spaziale europea.

Il test

Il satellite RemoveDebris lancerà un nanosatellite che poi imbriglierà in una rete aumentando così le sue dimensioni per facilitarne la caduta nell’atmosfera. Poi collauderà un sistema di visione laser dotato di software intelligente con cui valutare movimenti e velocità del rottame prima di intervenire. Lancerà, inoltre, un arpione agganciando un obiettivo e infine dispiegherà una vela solare che, rallentando il RemoveDebris, ne favorirà la disintegrazione. «Il progetto da 15 milioni di euro», conclude Aglietti, «è finanziato per metà dalla Commissione Europea. Se tutto funzionerà la parola passerà a governi e industrie per avviare l’operazione pulizia».

martedì 2 gennaio 2018

Il racconto di Gennaio 2018 - Ugo Arioti



Maiori

Clear the sky, clean. The sun was blinding and we were close to the sea, we remained with ourtowels on our shoulders, like soldiers on boarding, to enjoy this descent among the cliffs of this wonderful road that took the beach, “amalfitana”. Calm and placid the wave and the wind almost distracted; he murmurs away from the pebbles of Maiori's little beach. Travel, strand silent, between the three trees and white boats and Latin mules named “caciucchi”,carefully arranged, dormant, lying at an anchor in an open field of light and sweet taste of holiday and sea, friendly coast and laughing. She was splendid and happy, as I had not seen her yet, her smile was light and nourishment for my soul who was looking for her landing place. We had been together for a few months, but we already managed to have a mature and passionate understanding of each other, warm and full of emotions and kisses. Amalfi, our destination. Maiori, waiting for us at the passage, where the road goes down to the sea, to embrace it, before going up and down again for the delicious and severe bends that cross and embrace the moon, Minori , Atrani and Amalfi , under the delicate gaze of the terraces of Ravello . Our first trip, preview of a honeymoon, still green and all to be discovered.
The verse of a friend seagull and the song of the fish, were an invitation to appease my young thirst for love in the waters of the Tyrrhenian Sea, where a few strokes are enough and the beach ends ... and the mountain plunges into pleasant depths. You, my woman, did not like water. She remained on the shore looking for rest in that thin sand, sand that shine , for a mile, like a tapestry, hiding under the sea blanket happy fish that roam cheerful and festive like swallows in the spring sky.
Like Ulysses, I wanted to be part of the world and feel like his son. I gave her a kiss, listened to her heartfelt recommendations, and then run towards the boats that, drowsy, greeted my entry into the sea. I wore my diving fins, Rondine!
This was for me the time of my best physical form and, in apnoea, I descended judiciously but with the certainty of being able to keep the time necessary for the life and joy of a land fish, which measures its steps and controls its impulses!
Before diving, I had approached one of those boats at anchor that were lulling read on the delicate habit of the sea, almost still: a three trees, beautiful boat, long and powerful.
A dip, and then the delicate silence, a prelude to the voices of the water; the calm of the sea that welcomes you, embraces you and pampers you with its wonders to be discovered. So, as a son of the Ocean I immersed myself to see with myeyes in love with the thousand colours of the backdrop and to analyse the life of his ancient and new people. A unique emotion.
Fish among the fish! A crystalline water that the Sun penetrated and made disappear! Strokes of rowing, strong and rhythmic: I went down. “Saraghi” and fish with a yellow livery, like so many festive dogs, swam around me. This is an atypical place for the Amalfi coast. Here there is a beach and there is water, lots of water, you no longer see the mountain that plunges into the waves and sinks its roots into the currents, covering itself with actinia and corals. Water, lots of water and fish, lots of fish. I slipped light and secure like a baby in the mother's womb. Each stroke of fin descended for almost two meters.
 So it was, that I began to see, preceded by a ray of sunlight that penetrated the refuge of the sirens: the bottom of the sea of ​​Maiori, under the sleeping boats. It was there, close to me, two or three strokes of kidneys and I could have touched it with my greedy hands, friends of adventure. The sand, it seemed to me, seemed to form delicious and already seen curves. Yes, the deserts, the moving dunes! Or in May, the wheat fields, immense, surrounded by the stacks of the friendly mountains, that the wind makes a sea seem to be moving... sensations and colours that my mind and the fixed image of that backdrop seemed ever closer, but unattainable.
I almost no longer thought of myself, but only of the joy of grabbing a fistful of that magical sand. Then, suddenly, a whistle came to my ears: it was the direction of a dolphin.
I stopped to see and sighted his silhouette that escaped my field of vision, he moved away. Dolphin friend, I owe you my life. I looked toward the line between sea and sky and saw, like a small white dot, the keel of that big three-trees boat, near which I had plunged. Too small and too far. Without wasting time, I started the ascent. Another shot of fins towards the bottom and I would not have made it to find the sun hanging from two lazy clouds of August. The dolphin friend greeted me, jumping agile and safe over the surface of the water, and I sensed that in his good-bye there was a reproof, deserved, for my stupidity as a man on the ground. I stopped, happy, tired and to catch my breath, and I reminded myself of the ancient proverb: in the sea and in the sky, there are no taverns!
Traduzione di Alessandro Arioti 



Maiori

Chiaro il cielo, pulito. Accecante il sole e vicino al mare, restiamo con le tovaglie in spalla, come soldatini all’imbarco, per godere di questa discesa tra le scogliere della diamantina strada del mare, amalfitana. Calma e placida l’onda e il vento quasi distratto; mormora lontano dai ciottoli della spiaggetta di Maiori. Viaggia, trefolo silente, tra i tre alberi e le barche bianche e i caciucchi latini, sistemati con cura, dormienti, all’ancora in una spianata di luce e di sapore dolce di vacanza e di mare, costa amica e ridente. Lei era splendida e felice, come non l’avevo vista ancora, il suo sorriso era luce e nutrimento per l’anima mia che cercava il suo approdo. Stavamo insieme da qualche mese, ma già riuscivamo ad avere una intesa matura e passionale, calda e ricca di emozioni e di baci. Amalfi, la nostra meta. Maiori, al passaggio ci aspettava amica, dove la strada scende fino al mare, per abbracciarlo, prima di risalire e riscendere per i tornanti deliziosi e severi che attraversano e abbracciano la luna, Minori, Atrani e Amalfi, sotto lo sguardo delicato e amico delle terrazze di Ravello. Il nostro primo viaggio, anteprima di una luna di miele, ancora verde e tutta da scoprire.

Il verso di un amico gabbiano e il canto dei pesci, erano un invito a placare la mia giovane sete d’amore nelle acque del mar tirreno, là dove bastano poche bracciate e finisce l’arenile … e la montagna si tuffa nelle amene profondità. Lei, la mia donna, non amava l’acqua. Restava a riva cercando riposo in quella sabbia sabbia sottile che splende, per un chilometro piano, come un arazzo, nascondendo sotto la coperta del mare pesci felici che scorrazzano allegri e festosi come rondini nel cielo della primavera.

Come Ulisse, volevo far parte del mondo e sentirmi suo figlio. Le diedi un bacio, ascoltai le sue accorate raccomandazioni, e poi mi spinsi verso le barche che, sonnecchianti, salutavano il mio ingresso nel mare. Indossai le mie pinne da sub, Rondine!

Era quello, per me, il tempo della mia forma migliore e, in apnea, scendevo giudiziosamente ma con la sicurezza di poter restare il tempo necessario alla vita e alla gioia di un pesce di terra, che misura i suoi passi e controlla le sue pulsioni!

Prima di immergermi, avevo avvicinato una di quelle imbarcazioni all’ancora che si cullavano leggere sul vezzo delicato del mare, quasi immobile: un tre alberi, bella imbarcazione, lunga e possente.

Un tuffo, e poi il delicato silenzio, preludio alle voci dell’acqua; la calma del mare che ti accoglie, ti abbraccia e ti coccola con le sue meraviglie da scoprire. Così, figlio dell’Oceano mi immergevo per vedere con i miei occhi innamorati i mille colori del fondale e scrutare la vita del suo popolo antico e sempre nuovo. Un'emozione unica.

Pesce tra i pesci! Un acqua cristallina che il Sole penetrava e faceva scomparire! Colpi di remi, forti e ritmati: scendevo. Saraghi e pesci dalla livrea gialla, come tanti cagnolini festosi, mi correvano attorno. Questo è un luogo atipico per la costiera amalfitana. Qua c’è spiaggia e c’è acqua, tanta acqua, non vedi più la montagna che si tuffa nei flutti e affonda le sue radici nelle correnti ricoprendosi di attinie e coralli. Acqua, tanta acqua e pesci, tanti pesci. Scivolavo leggero e sicuro come un bambino nel ventre della madre. Ogni colpo di pinna scendevo per quasi due metri. Fu così, che cominciai a vedere, preceduto da un raggio di sole che penetrava il rifugio delle sirene: il fondo del mare di Maiori, sotto le barche dormienti. Era lì, vicino a me, due o tre colpi di reni e l’avrei potuto toccare con le mie avide mani, amiche dell’avventura. La sabbia, così mi appariva sembrava formare curve deliziose e già viste. Sì, i deserti, le dune che si spostano! Oppure di maggio, i campi di grano, immensi, circondati dai faraglioni delle montagne amiche, che il vento fa sembrare un mare in movimento … sensazioni e colori che cullavano la mia mente e l’immagine fissa di quel fondale che sembrava sempre più vicino, ma inarrivabile.

Quasi non pensavo più a me stesso, ma solo alla gioia di afferrare un pugno di quella magica sabbia. Poi, improvvisamente, un fischio giunse alle mie orecchie: era il verso di un delfino.
Mi fermai per vedere e avvistai la sua sagoma che sfuggiva dal mio campo visivo, si allontanava. Amico delfino, ti devo la vita. Guardai verso la linea tra mare e cielo e vidi, come un piccolo puntino bianco la chiglia di quella grande imbarcazione a tre alberi, vicino alla quale mi ero immerso. Troppo piccola e troppo distante. Senza perdere tempo, cominciai la risalita. Un altro colpo di pinne verso il fondo e non ce l’avrei più fatta a ritrovare il sole appeso a due pigre nuvole allegre d’agosto. L’amico delfino mi salutò, saltando agile e sicuro sopra il pelo dell’acqua, e percepii che nel suo arrivederci c’era un rimprovero, meritato, per la mia stupidità d’uomo di terra. Mi fermai, felice, stanco e per riprendere fiato, e ricordai a me stesso il  proverbio antico: in mare e in cielo, non ci sono taverne!

Ugo Arioti

Vino, la Sicilia prima per investimenti nel biologico

Vino, la Sicilia prima per investimenti nel biologico   La regione quarta dopo Veneto, Puglia ed Emilia Romagna per produzione ne...