venerdì 8 ottobre 2021

 FRANCESCO SILVESTRI, l'anima del viaggio dentro l'uomo e il suo universo

(Un grande viaggiatore è morto avantieri a massafra (TA) e io, che nutrivo un affetto fraterno e sincero per lui, voglio ricordarlo con le sue avventure di vita, ciao Francesco. Tuo fratello uguale Ugo Arioti)


 

Il Presidente dell’associazione Kalliope ci parla di una maratona di poesia 12 ore no stop, di luoghi d’arte e di solidarietà, e di un viaggio in Kenia che è diventato un libro 
 
Dal 30 giugno all’1 luglio a Massafra si terrà una maratona di poesia che durerà circa 12 ore, senza interruzione. A promuovere l’evento, l’associazione culturale Kalliope. Incontriamo il Presidente,  professor Francesco Silvestri - docente e critico letterario - per saperne di più.
Quando e come è nata l’idea di questa originale e insolita kermesse?
«L’iniziativa “Maratona Poetica” si svolge in piazza (fuori dai “santuari” dove si crede di esaurire i messaggi dei drammaturghi e commediografi di tutti i tempi ). Mira ad avvicinare il grande pubblico, i  “non-educati” alla parola come accesso ai sentimenti e ai meandri della corteccia cerebrale, e inoltre a mettere in luce quanto di meglio offre il territorio in fatto di produzione poetica e interpretativa. »
Prenderanno parte all’evento poeti pugliesi che leggeranno i propri versi dal tramonto all’alba in una full immersion di poesia!
«A ogni partecipante-interprete sarà data la possibilità di esprimersi liberamente scegliendo i testi e le forme interpretative. Sono previsti raccordi musicali e video proiezioni di storia locale per evitare che la continuità recitativa risulti difficile da seguire. La scansione dei turni è stata condizionata dalla distanza dei luoghi di provenienza e dalla età dei “concorrenti” ».
L’associazione Kalliope di cui lei è Presidente dal 2001, organizza eventi e promuove iniziative col chiaro intento di dar voce alla cultura, e sono sempre più numerose le persone che aderiscono con entusiasmo ai vari appuntamenti…
«Di Kalliope, luogo d’arte, sono proprietario e progettista. Il logo completo è Kalliope=spazio-tempo ri-creativo. Dunque Kalliope è un luogo dove si trascorre un tempo che vuole essere creativo e ricreativo, supportato da un progetto che ha in seno un’Associazione per lo sviluppo sociale e culturale “IL CORIFEO” che ha un suo direttivo. Il presidente, attualmente, è la professoressa Donatella Monaco. Ogni membro del direttivo propone e coordina un settore artistico o letterario o solidaristico. Il progetto prevede convenzioni e gemellaggi in tutti i posti d’Italia ove vi siano affinità di analisi sociali e proposte. Io sono l’organizzatore e traduttore delle proposte. »
Oltre che presidente dell’associazione lei è anche poeta e scrittore. “L’altopiano della speranza” è il resoconto di un viaggio in Kenya nelle missioni della Consolata. Da un lato si dà voce ai coraggiosi missionari impegnati in iniziative di solidarietà. Dall’altro impietoso giunge il grido straziante della popolazione africana che non riesce a soddisfare i suoi bisogni primari…
«“L’Altopiano della Speranza” è un viaggio dentro se stessi ed è la semplice lettura allo specchio della propria esistenza in un mondo, quello occidentale, che ha tutto e ha concesso poco a chi ha bisogno di tutto. »
Con questo libro si vuole sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo la difficile situazione africana. Una realtà devastante che deve essere percepita anche dal mondo occidentale e divenire impegno da ricondurre entro il rispetto dei diritti umani. Un modo come un altro per sollecitare l’addio al colonialismo di rapina…
«Sviluppare il racconto (in italiano e in inglese) come un semplice diario di viaggio ha lo scopo di arrivare a tutti (anche a coloro che ho incontrato e con i quali ho fraternizzato) e di fare intendere ai lettori che i nostri doveri di cristiani e di occidentali sono stati sempre venduti con carità pelosa. Pensare alle zone del mondo, in affanno economico e tecnologico, come una parte del Mercato globalizzato è delittuoso. Come è delittuoso affidare alla raccolta spontanea di fondi finanziari la risoluzione dei bisogni primari delle zone più povere. »
Dopo “L’altopiano della speranza” è la volta di “Un giorno qualunque” (2011) una raccolta poetica che sollecita a uscire fuori dai limiti della propria realtà individuale per arrivare a cogliere il valore assoluto della realtà stessa…
«“Un giorno qualunque” ha un’altra intenzione letteraria e diversa finalità. Il “libro” è una sola poesia che si dipana in ore di una giornata dei nostri tempi. Dunque all’interno del testo sono esplicitati, e non, tutte le contraddizioni e le tensioni dei giorni nostri. La poetica credo sia una innovazione narrativa. La struttura è asciutta, tenta di coinvolgere il lettore nelle immagini poetiche evocate (anche dalle mie illustrazioni). L’intero libro è impaginato in maniera del tutto originale. Le pagine sono colorate con sfumature legate alle ore della giornata ed all’animo dello scrivente. E’ il primo libro concepito e realizzato in modo da essere “letto” nella sua impaginazione, nei suoi colori, nelle illustrazioni, nel testo, nelle riflessioni sociali e politiche. »
Quali sono i suoi prossimi programmi ?
«I miei programmi sono tutti legati a Kalliope e all’associazione “Il Corifeo”. La struttura e l’associazione sono il meglio che ho realizzato nella mia vita di operatore culturale iniziata cinquant’anni fa. Spero di poter ancora per qualche tempo essere utile al dibattito culturale e alla crescita della comunità. »

giovedì 15 aprile 2021

 Cultura



Ernst Ludwig Kirchner 
Tra Genio e provocazione

ELK fu la sola “etichetta” nella quale si riconobbe, non certo quella di esponente dell’Espressionismo tedesco - sebbene il suo stile vi rientrasse a pieno titolo. Tutta l’opera del pittore autodidatta Ernst Ludwig Kirchner (1880-1938), membro del gruppo avanguardista Die Brücke, è un gigantesca provocazione rivolta all’accademia e soprattutto alla Morale. Dopo la parentesi di eccentrico amante dello stile di vita metropolitano, nella Berlino ante-Guerra, Kirchner si ritirò sulle montagne svizzere negli anni ‘20, senza però rinunciare agli scandali - come l’appetito, inammissibile per l'epoca, per i triangoli amorosi. Un uomo senza compromessi e in quanto tale “eticamente inadeguato”; lo sarà fino alla morte, un suicidio-show, in sintonia con la sua vocazione.

mercoledì 13 gennaio 2021

I dubbi della Democrazia

 

Elena Tebano, sul Corriere della Sera ci ricorda che "la decisione di Twitter e Facebook di espellere il presidente statunitense Donald Trump dalle loro piattaforme, di fatto silenziandolo, ha suscitato allarme in tutto il mondo perché ha reso evidente il potere in mano alle grandi multinazionali della tecnologia. È successo perché le due aziende questa volta lo hanno esercitato su una libertà politica tradizionale, quella di espressione. Ma è un allarme tardivo, che non coglie il fulcro del vero potere delle nuove tecnologie e delle società che le controllano, aziende per definizione non democratiche (perché rispondono a logiche diverse dalla democrazia, quelle del profitto, e dipendono dai loro proprietari, non dalla sovranità popolare)". Certo, ma se pensiamo di vivere in un sistema capitalistico che è retto dai "castelli della Finanza", non possiamo meravigliarci se un impresario, mettiamo un ristoratore, per fare un esempio, butta fuori dal suo locale un cliente che disturba la quieste degli altri e che crea danno alla sua attività. Questo è normale, dato il sistema. Semmai, dovremmo chiederci: come mai sono intervenuti tardivamente Twitter e FB? Insomma, affari, soldi e democrazia sono cose che è difficile mettere insieme tenendo la bilancia della Giustizia in equilibrio, questo deve farci pensare. Può, allora, esistere una democrazia che abbia i contrappesi giusti per non essere manipolata dai mas media o dai social o dalle grandi multinazionali? La risposta non c'è, o per meglio dire, si tratta di una navigazione a vista e in un mondo sempre più egotistico, in cui il valore costruttivo della socialità e del dialogo si è trasformato in valore azionistico, la traccia può essere marcata solo a vista e ad ogni conflitto tra il sistema economico che ci governa e quello socio politico che ci guida cercare di creare un precedente positivo che sia utile a costruire un percorso che si avvicini di più alla democrazia, seppur imperfetta. Resta il fatto che la gestione di enormi portafogli di dati utente che posseggono i vertici di FB o di Twitter o di altri socialmedia o distributori on line è talmente importante e voluminoso da poter influenzare, e ne abbiamo avuto prova già con l'elezione di Trump, quello che oggi riceve dalle stesse società il ben servito, l'esito di un confronto o di un elezione "democratica".
U.A.

 

martedì 12 gennaio 2021

Ripensare all'architettura sociale: appunti dell'architetto Ugo Arioti

     Prima di essere chiamato ad "arruolarmi" nel gruppo dei Dirigenti della Regione Sicilia, ho avuto l'onore di realizzare una nuova scuola elementare nel quartiere Pallavicino di Palermo, allora assessore Alessandra Siragusa, una donna eccezionale e concreta che oggi, purtroppo, non è più con noi, essendo morta nel 2013 a soli 50 anni per una brutta leucemia. 




 

    La scuola completa di campi da gioco, palestra, mensa, cucina, sale speciali e con rampe al posto delle scale per un assoluto abbattimento delle barriere architettoniche, ha una modalità che, soprattutto in questi giorni di pandemia, potrebbe essere importante usare: le aule esterne. una propagine dell'aula chiusa. Questo mi porta a pensare che è importante, da oggi e in avanti, e improrogabile ripensare tutti gli spazi collettivi, nella nuova progettazione e nelle ristrutturazioni, come luoghi che abbiano la possibilità di accogliere eventi e spazi di comunità in modalità "protetta". Una ricerca importante e, credo, stando a quello che accade e continuerà ad accadere nel Mondo, indifferibile e utile. Bisogna anche in periodi tristi come quelli che stiamo attraversando, salvaguardare il senso di comunità che è argine allo sciacallismo e all'aridità intellettuale che crea una malattia peggiore: il degrado sociale.



 

 

lunedì 7 dicembre 2020

 

Il bimbo nel barattolo    (parte prima)     Ugo Arioti@2010

Perché è stata la sua assenza, il vuoto, quella promessa mancata ad alimentare il dolore che mi porto dentro, da sempre?

State pensando a una storia da ridere? Ci sta prendendo in giro con una delle sue filosofie astratte che portano, dopo un giro di frasi, il sorriso e l’ironia sulla condizione umana e sui suoi usuali non eroi ridanciani!

No, ve lo assicuro. Tutt’altro.

È triste e misteriosa; è una ferita dell’anima che non si rimargina mai. Ti resta dentro, muta e strisciante, copre i tuoi occhi, di tanto in tanto, quando sale, la marea è nera. Vorrei dire, semplicemente, per venirne fuori: eravamo troppo giovani. Sì, indubbiamente, due studenti non si possono permettere simili pesi, dicono i saggi, ma questa storia è tutta, ancora, dentro di me. Vive nel fondo del mio Io e non può restare nella deriva di un oblio senza limiti.

Era un mercoledì afoso, pedante e asfissiante. Pina, la giovane crocerossina della carità che seguiva i miei passi da apprendista architetto, mi portò il fardello carnale e impetuoso di un sogno da ragazzi, e lo consumammo insieme. Eravamo amanti e promessi, in un tempo che nega e non vuole, ma pretende.

L’albergo, vicino la Stazione centrale, era a buon prezzo e non chiedevano i documenti. Quattro ore erano sufficienti per me e per lei, giovani leoni irruenti; tutto giocato e

consumato in dodici metri quadrati, con annesso servizio igienico e doccia. Una stanza bianca come le nostre ragioni e celeste, come il nostro cielo bambino.

Lei era nella sua più bella fioritura di femmina e io un acerbo uomo avido di sesso e di carezze, di baci e di paesaggi colorati di fiabe e di eroi. Un immaturo garzone del testosterone.

Prima di entrare nell’alcova dei satiri e delle ninfe, ci procurammo dei dolcetti! Io, ricordo,  portai una bottiglietta metallica, di quelle da viaggio, con del liquore dolce: sambuca!

            Era di maggio, il cielo scolorito dall’afa e stordito dai rumori dei treni e delle auto ci guardava, lontano e muto.

Lei non parlava, usava il corpo per chiedere e per rispondere a tutte quelle domande che nascevano da una voglia irrefrenabile di essere l’uno parte dell’altro, senza se e senza ma. La ventola sul soffitto girava e girava, lenta e senza pudore, fendendo l’aria di quella stanza da letto prestata alla passione e al fuoco di due corpi frementi. 

..........................(continua)


 

domenica 6 dicembre 2020

PRESENTAZIONI DEL ROMANZO "L'EQUAZIONE DEL VAPORE" - UA@2010-16 -Reportage fotografico













 

Galleri d'Arte - 1- Belle le Signore

 

Galleri d?arte Conte di Sant'Ermete, on line

1) La Signora delle Nuvole - Acrilico e olio , dim. 100x70 (cm) - 2018
2) Donna col cappello a calamaio -AeO -40x40
3) Anima AèO -40x40


Luisa, disegno preparatorio
 
La marchesa Ruffini la Corte!
 

Luigi chi?

Ugo Arioti@2020

Luigi chi?

Il mattino, seguente a tanti altri sempre uguali, quando aprii gli occhi, per guardare in faccia lo schifo di vita che respiravo tutti i giorni, chiusa in quarantacinque metri quadrati, mi resi conto che l'atmosfera che mi assediava era divenuta pesante.

I telegiornali vomitavano paure e angosce ataviche; fuori si stava combattendo una guerra contro un nemico invisibile: Il COVID 19! Mai vista una cosa del genere, vissuta in diretta TV dai primi focolai, nel Wuhan, fino alla pandemia.

Quella notte avevo dormito bene solo a sprazzi. Bene! Tanto per dire!, l’inferno mi aveva inghiottito. Un inferno muto. Strade vuote, gente che si rifugiava nei portoni. La guerra? Gridavano “coronavirus, coronavirus”.

Stavo sul letto, nuda; su quel giaciglio duro come una lastra di marmo. Erano tutte le tavole che ci aveva infilato Luigi, per sistemare, alla meno peggio, il nostro talamo, perché potesse reggere le nostre “voglie”, ma lui non c’era. Sono sola. Una donna abbandonata. Volevo che il mio cervello si spegnesse, almeno per qualche minuto, senza pensare a lui o a mio padre, morto mentre io stavo fuori dalla sua camera d’ospedale a fumare.

Non volevo considerare la casa sottosopra, i suoi occhi smarriti sui miei seni e sul ventre, no. Porco mondo. Desideravo staccarmi un attimo dal mondo.

Così, mi alzai. Andai verso il frigo e strappai dal freezer la mia bottiglia di vodka. Presi un “ditalino” e cominciai. Uno tira l’altro, mi scolai tutta la bottiglia. Tra una sigaretta e l’altra mi venne una voglia di vederlo, di toccarlo, di sentire le sue stronzate, di farlo godere, di farlo piangere, di farlo incazzare.

Invece, ero inchiodata a quello schermo di computer e le sue insulse immagini. “Portami via di qua o muoio” pensavo, ma non avevo la forza di prendere il cellulare e chiamarlo. Se ne era andato. Era scappato via, lasciandomi sola col mio dolore interiore e col virus che mi assedia. Ha usato un pretesto meschino: si è alzato e ha recitato la storica frase “Basta, io non ci resisto più così”.

È vero!, io l’ho preso per stronzo, impotente, ciarlatano, fedifrago e idiota e lui, sempre “Non ce la faccio più. “Lo capisci che sono solo un uomo? Devo alzarmi ogni santo mattino per andare a lavorare e rendere possibile la vita per me e per te?”. E io: Sì, ma, dimmi che mi ami. Gridalo al mondo. Lo fai?

 

Mi svegliai all'aria aperta, su una barella, con le mani legate. Mi guardavo intorno, molti dormivano, altri salivano su dei furgoncini neri, la maggior parte era sullo sfondo, su una specie di duna, e c'erano uomini che venivano trascinati via da una casa rosa ai piedi della dolina, quasi in riva al mare, sulla battigia. Riconobbi un ragazzo, non lo vedevo da tanto e, nonostante fosse di spalle, capì: era il mio ex marito. Lo chiamai: Claudio! Non mi rispose, anzi sparì con gli altri e le mura della mia casa mi serrarono la gola. Non so se sono svenuta, se ho sognato o cosa? Non lo so, ma è stato un incubo, questo ve lo posso giurare.

“Luigi. Amore mio, dai, torna a casa. Ti prego. Ho paura che ti ammali, se t’infetti con questo maledetto virus, e non puoi più tornare da me io muoio. Torna, ti prego e fai presto, amore mio”. Parlavo da sola o la batteria era scarica.

Brancicando, mi spostai dal grande tappeto, dove ero sdraiata, verso il divano! Accesi l’ultima sigaretta del pacchetto e lanciai l’involucro verso il cestino. Centro! Guardai con tenerezza la bottiglia di vodka vuota.

“Mondo dove sei?” Nessuna risposta. Penombra. Radi raggi di luce penetravano dalle persiane. Magari, c’era anche quel terribile virus? Il petto mi batteva come un cavallo imbizzarrito. Finalmente, qualcuno si accorse della mia esistenza, marginale e scomposta! Il display del mio cellulare s’illuminò! Il cellulare guaiva. Bellissimo! Allora non era scarica la batteria!

“Pronto, chi sei?” riuscì appena a dire.

“Sono, Luigi” rispose lui. Scoppiai a ridere per la gioia, gli gridai in quei suoi stramaledetti orecchi “Luigi Pirandello?”

“Marì!, smettila e stammi a sentire” ordinò lui.

“Ti sei alzata?, si! Bene, alle due porto il pranzo, quando esco dal lavoro. Chiaro?” ammonimento, ieratico.

“Sì, Luigi Pirandello!” risposi io, piangendo per la commozione.

Mi aveva chiamato. Si era preoccupato di questa piccola pazza donna, lo aveva fatto. Arrivò a casa verso le due e un quarto. Sentii il suo scooter fermarsi sotto il balcone del soggiorno. Mi avvicinai alla persiana e lo spiai.

“Riesce a sopportare il mio umore, le mie stranezze e, perfino, la mia brutalità, quando sono ubriaca. Ero consapevole che la sua corazza, avrebbe ceduto, ma ora è qui! È qui per me! Non voglio pensare ad altro”

-Ciao! lo accolsi, nuda.

-Ciao, Marì, perché non sei…? Ma che ti salta in testa? Non sono nella condizione, devo fare una doccia. Devo togliermi di dosso tutto questo schifo che c’è fuori di casa. Tieni, ho portato il pranzo! sembrava veramente angosciato, e lo era anche per me! Avrei voluto piangere, ma un nodo alla gola me lo impediva, andai dietro di lui raccogliendo i vestiti che sfogliava come la buccia di una banana e li misi in lavatrice, lui s’infilò in doccia. Quando tornò alla vita, io ero ancora svestita, lo aspettavo per buttargli le braccia al collo.

 Tentò di divincolarsi! “No, ora comando io”!

-Vieni, amore mio!

 

Pranzammo che erano le quattro e mezzo del pomeriggio. Il pollo arrosto e le patate fritte erano diventati un unico ammasso, freddo, oleoso, grigio, ma l’appetito ebbe il sopravvento sul disgusto.
Poi, ritornati all’ordinaria quotidianità di coppia, ebbi un vuoto e gli dissi: -Andiamo a fare la spesa?
I suoi occhi si accesero, come una spia luminosa d’allarme.

-Non possiamo uscire, dobbiamo restare in casa, Marì. Io sono andato a lavoro con l’autocertificazione che dice che stavo uscendo per raggiungere l’ufficio. Non lo senti questo silenzio surreale? Torna su questo pianeta, Marì, la fuori c’è il coronavirus! Ci sono file chilometriche ai supermercati e le bancarelle sono vuote, come tombe spogliate. Dobbiamo restare in casa.

-Ma non ho più sigarette, Luigi! Non posso restare senza. gli dissi, come un cagnolino bastonato.

-Lo so, ti ho comprato due stecche di Camel, va bene?

-Sei un tesoro! Dammele.

-No. Ti do un pacchetto e ti deve durare almeno due giorni. Mi hai capito?

-Dai, non fare lo stronzo, Luigi.

-Dovrai passare sul mio corpo. No.

-Se è solo per questo, ci passo subito, vuoi farlo ancora?

-Volevo dire: sul mio cadavere. Marì, dobbiamo restare in casa, chiusi, senza mettere il naso fuori, almeno per una settimana, lo capisci?

-Sì, ma cosa sarà mai sto coronavirus? È una normale influenza. Sai quante persone muoiono ogni anno per queste malattie? Ero sull’incosciente, felice!, alla faccia del coronavirus.

Finimmo a parlare della mia bottiglia di “Keglevich”! Sì, mi fece la ramanzina, ma io gli giurai, solennemente, che l’avrei tenuta nel freezer.

-La esco solo per le nostre occasioni e per festeggiare l’uscita dal tempo del coronavirus. Mentivo!

La sera andò liscia come l’olio. Non volevo perderlo ancora.

             Molti sostengono che sono matta, io? Uomini piccoli, piccoli! Privi di spirito critico e di personalità! Non me ne frega niente di costoro. Quelli che non hanno capacità di giudizio non mi interessano! Tu, amore mio, sei diverso. Sei troppo sincero, Luigi mio! Non so come fai a sopportare che ti chiamo panzone? Sì, ogni tanto, scappi da me e ti nascondi, ma poi torni a riempire i miei vuoti. Io vorrei darti tutto quello che vuoi, come lo vuoi tu, ma sono fatta così. Sono un’artista!

Mentre lei divagava con la mente e si godeva il calore umano che promanava dal suo Luigi, lui, seduto su un angolo del lettone, la guardava, sdraiata come Cleopatra su un manto di stelle che andavano spegnendosi, a una a una. Triste.

Così, con la delicatezza di un poeta romantico, mentre lei dormiva, in silenzio, le teneva le mani.

Una strana coppia, per molti. Tutti, nel quartiere dell’Albergheria e nel mercato di Ballarò, li volevano bene, erano patrimonio di quel pezzo di città!

Chissà, se sarà così anche dopo che il virus lascerà, ancora, il posto al sole e alle “abbanniate” dei mercanti di Ballarò? 


 

venerdì 3 aprile 2020

DISORIENTAMENTI IN TEMPO DI CORONAVIRUS




Qualcuno, in mala fede, non potrebbe essere altrimenti per non offendere nessuno, dice che si poteva fare di più e prima, del senno di poi sono piene le fosse. Qualcun altro dice che le mille voci sulle ordinanze sanitarie sconcertano o disorientano gli italiani. Su questo concordo perché la SANITA’ è un bene di tutti e non dovrebbe essere gestito dalle Regioni (ivi comprese quelle a Statuto Speciale), ma dalla Stato. Ancora, il Presidente del Consiglio e il Direttore del Dipartimento della Protezione Civile con i loro annunci discordanti disorientano gli italiani e, aggiungono, per questo molti escono e vanno in giro e fanno festini e assembramenti che sono VIETATI.
Non capisco chi si disorienta. Uno, il capo del Governo deve per forza di cose, andare avanti a tappe, perché ad ogni fermata c'è una verifica dello stato dell'epidemia e delle sue conseguenze, l'altro è il capo del Dipartimento della Protezione Civile e ha il dovere di guardare sempre oltre. La gente, quella che esce in strada, è semplicemente CRIMINALE, perché è chiaro a tutti che solo il caldo dell'estate può allentare la morsa di questo virus, speriamo, sempre che tutti ci comportiamo da cittadini ONESTI e non da cialtroni che disprezzano pure gli 80, ad oggi, medici e personale sanitario morti per combattere anche per questa feccia che si disorienta, ma stiamo scherzando?
Chi disorienta gli italiani è l'opposizione politica che semina zizzania e, vedi Presidente Regione Lombardia, celebra eventi con immensi assembramenti elettoralistici, per l'inaugurazione di un ospedale. Dovrebbe farlo funzionare prima e poi, finita l'emergenza, magari citarne l'utilità per la salute pubblica. Sanità allo STATO e non alle Regioni, pure quelle a Statuto Speciale. Opposizione politica da cialtroni che sparano minch***e grosse quanto l'universo: La Meloni " uno telefona all'INPS e chiede €. 1000,00, L'INPS glieli manda a casa con un corriere urgente con i soldi! Chiunque può chiedere e l’INPS ha il dovere di pagare, senza tentennamenti o verifiche". Certo, così i cialtroni che vanno in giro nonostante il coronavirus, mettendo a repentaglio la vita degli altri, sarebbero più contenti! Matteo Salvini: 300 miliardi subito, grida, tanto lui sa solo vendere fumo, ma i 49 milioni di euro, che in questo momento agli italiani servirebbero, perché non li mette a disposizione dei suoi amati concittadini? Non si è nemmeno dimezzato lo stipendio di parlamentare, cosa che invece ha fatto il Premier Giuseppe Conte. Pure lo sfacsista e liberista Berlusconi, ora tenta di prendere le distanze, figuriamoci che paese di....., come cantava Venditti?
CERCHIAMO DI DIMOSTRARE CHE SIAMO UN POPOLO, COMINCIAMO A RAGIONARE DA INDIVIDUI CHE HANNO ALLE SPALLE MIGLIAIA DI ANNI DI CIVILTA’ E DI CULTURA E FACCIAMO IL NOSTRO DOVERE, piuttosto che cercar scuse per fare sempre quello che ci pare e piace. Facciamolo per i nostri figli, per i nostri cari, per i nostri amici, per tutti e dimostriamoci degni di tutto quello che i nostri padri, morendo e soffrendo, ci hanno consegnato.


 FRANCESCO SILVESTRI, l'anima del viaggio dentro l'uomo e il suo universo (Un grande viaggiatore è morto avantieri a massafra (TA) e...