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Partiamo dal tuo libro. “La bellezza delle cose fragili” è un’epopea familiare, un viaggio nei dolori e nelle gioie più intime. Quale storia raccontano le sue pagine? Sì, è una saga familiare “classica”, per quanto riguarda la trama. Sin dall’inizio si viene a sapere che il padre è morto e poi, man mano che la storia va avanti, si scopre perché ha lasciato la sua famiglia, e come questa ha poi imparato a gestire le sue emozioni durante la sua assenza. Il titolo originale del libro era “Ghana must go”, un titolo sicuramente più conciso e narrativo. “La bellezza delle cose fragili” è molto più poetico, ma anche criptico. Perché questo cambiamento, nella resa in italiano? La paura dei miei editori, al momento della pubblicazione e diffusione in tutti i paesi stranieri, era che un possibile lettore, vedendo il nome di un paese africano nel titolo, avrebbe subito pensato alla solita storia di guerra, fame e carestia, gli stereotipi sempre tristemente attribuiti  al continente africano. “La be…

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