venerdì 26 febbraio 2016

Di amore e morte racconto breve di Maurizio D'Armetta


Di amore e morte

Arrivata alla camera mortuaria la cosa che la colpì maggiormente fu la totale assenza di suoni:dall'esterno non arrivava l'assordante rumore del traffico cittadino,e dentro,gli abitanti si muovevano come chi alzato in piena notte non accende la luce per non disturbare,e lei,immersa nel buio era lì a tentare di non sbattere negli spigoli della sofferenza .
Si abbracciavano in silenzio travasando dolore.
Guardò lentamente tutti i presenti in quella stanza. Loro sapevano che una volta usciti di là,il loro dolore sarebbe stato soffocato da strade tagliate e frenate improvvise,incombenze da coniuge e figli esigenti,sgridate di datori di lavoro ed appuntamenti mancati.
Per lei non sarebbe stato così.
Quella composizione di umanità doveva, per forza di cose,essere formata dai suoi parenti,ma pur sforzandosi non riusciva a trovare nessuna appartenenza. La lontananza cancella i legami ed i parenti diventano apparenti.
Approfittò di uno spazio libero davanti ad una finestra che dava sulla strada principale.
Nevicava da quattro giorni.
Per un attimo la sua attenzione fu attratta da una coppia di babbo natale così finti che le renne di plastica sembravano vive. sputavano doni e sentenze.
Un santaklaus denutrito,dalla barba tinta a scemare che andava dal giallo ocra nicotina al bianco candido,martellava un chiodo invisibile e ballerino con un campanaccio,l'altro guardava un culo come se avesse avuto un apparizione.
I due babbo natale più improbabili della storia dell'umanità.
Una presenza si avvicinò alle sue spalle.Lo percepì più che altro non attraverso i sensi ma ad un intuito,ad una speciale regola matematica..Qualcosa con un piede dentro la buona creanza.
Si fermò ad un millimetro dal suo corpo,poteva percepire il suo calore,emanava un odore come di grano macinato che costringeva il battito del suo cuore a segnare il ritmo dell'imbarazzo.
Un braccio sfiorò il suo orecchio trasformando in un sole naif il cerchio che aveva disegnato sul vetro appannato della finestra.
Ecco cosa era stato lui per lei ed una lacrima fece da virgola al suo pensiero:un sole senza calore.
Uno spiffero di vento solleticò la sua pancia come a ricordargli che era viva.
L'odore del cadavere aveva preso il sopravvento sui fiori o forse era l'acqua dei fiori che dopo un po' somigliava all'odore della morte.
L'aria più che viziata,era stata seviziata da quei fiori,come a voler ripagare del torto subito:I fiori sono felici soltanto dove nascono e schiavizzarli in nome del senso estetico è come segregare per vendetta l'ultima fanciulla che non ha risposto al tuo sorriso.
Pensò che comprare fiori è come andare a puttane:durano poco e non lasciano nulla.
Niente a che vedere con il mare di fiori di campo dove si tuffavano e si ingozzavano di loro.
Si,perchè soltanto la voracità dei cannibali poteve essere paragonata alla loro voglia di unione.
Alto,bello come un dio pagano, il sole aveva bronzato ogni centimetro della sua pelle, una spiga di grano per sorriso e due braccia che stringendola gli toglievano il respiro restituendoglielo copioso dalla sua bocca.
E adesso era li con la sua famiglia,impacchetato in un abito grigio come il colore dei suoi occhi che gli negavano il loro sguardo. E lei,decisa a subire quella negazione,come ospite indiscreto toglieva il disturbo abbassando il suo di sguardo.
L'amore non corrisposto è come curare un fiore reciso.Il fiore muore e tu là a credere che finchè c'è un petalo attaccato lui possa rinascere.
Pensò"ti libero amore mio,vai ad annaffiare i fiori della tua piccola serra perchè io ho ancora tanto cielo da guardare,distesa ed accarezzata da mille fiori di campo.
Vivi"

mercoledì 24 febbraio 2016

Kalliope Massafra: PENNELLI IN FUGA

 

" PENNELLI IN FUGA " - Mostra di pittura migrante
a cura dell'Associazione Culturale Maharajah. 
Ideazione e Coordinamento Tommaso Colagrande

- Con il Sostegno ed il patrocinio della Regione Puglia - Area Politiche per lo Sviluppo Economico, il Lavoro e l'Innovazione
- In Collaborazione con Circolo Arci SvegliArci di Palagiano (Ta), Progetto "Koinè" per l'accoglienza, la tutela e l'integrazione di richiedenti asilo e Rifugiati.

Chiusura sabato 27 febbraio 2016 - Centro Culturale Kalliope, vico de Notaristefani 6 - Massafra - ore 20,00

Espongono: 
Abdulai Drammeh - Sierra Leone 
MUSTAPHA Jaiteh - Gambia 
LAMIN Jawara - Gambia 
ALPHA Jallow - Gambia 
VALENTINA ZANAJ - Albania 
ABDULLAH Shirzad - Afghanistan 

Si chiude sabato 27 febbraio alle ore 20.30 presso il Centro Culturale Kalliope di Massafra il ciclo di esposizioni tarantine per la Collettiva di pittura Migrante "Pennelli in fuga", ospitata dall'associazione di volontariato sociale Il Corifeo. 
Oltre alle alchimie cromatiche di Valentina Zanaj (Albania) ed ai paesaggi naturalistici e spirituali di Abdulai Drammeh (Sierra Leone), dei gambesi Mustapha Jaiteh , Lamin Jawara e Alpha Jallow, l'esposizione è arricchita dalle illustrazioni di Abdullah Shrizad, giovane artista afghano. 
Nelle sue opere ha contornato volti su piani drammatici non armonici.Frammenti che si compongono e si sfaldano nella rappresentazione di una umanità dolente con Simboli "non finiti", come icone del passato e messaggi per il presente. 
Vi è nei lavori una sorta di manifesto della umanità perduta, ghettizzata ed esclusa dai giochi di macro politica assassina. 

Intrattenimento sonoro a cura di Alessandro Semeraro

 Info: 3204838432
tommaso.colagrande@yahoo.it

sabato 20 febbraio 2016

Umberto Eco è morto evviva Umberto Eco

Umberto Eco è morto evviva Umberto Eco, sicuramente ricordato per il nome della rosa, fu filosofo che nel weekend si dilettava, lo dice lui, a scrivere romanzi. Erudito e progressista semiologo e narratore, giornalista e saggista, insomma un intellettuale a tutto tondo. In questo spazio ho pensato di inserire, più che le tiritere ufficiali e i coccodrilli dei giornali IMPORTANTI il pensiero di alcuni amici su di lui, sul MAESTRO e di lui sul Mondo!

Ugo Arioti

di Marco Pomar che parla di Eco: 
Come spesso accade di un personaggio famoso e illustre, quando viene a mancare si ricorda una dichiarazione che ha fatto discutere, la frase a effetto che ha spaccato il famoso web. 
Nel caso di Umberto Eco, illustre semiologo e scrittore, si è tanto parlato, a sproposito e non, della sua frase riguardo i social network: “I social danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano al bar dopo un bicchiere di vino e ora hanno l
o stesso diritto di parola dei Premi Nobel.”
I commenti più involontariamente divertenti hanno implicitamente dato ragione a Eco, trasformando i corsivisti da salotto in tanti micheleserra de noantri. 
Eppure quella affermazione, proveniente da un personaggio mai banale, conteneva una semplificazione sacrosanta di una trasformazione radicale dei meccanismi di informazione ai nostri tempi. 
Una notizia una volta era tale per la fiducia implicita nei confronti di chi la diffondeva. Al netto di “I giornali scrivono un sacco di minchiate!” (commento da bar, per l’appunto), vi era una certa affidabilità nel leggere nero su bianco una cosa.
Adesso basta pochissimo, per esempio scrivere di un delfino morto per colpa di turisti che volevano fare i selfie con lui, un paio di foto che non dimostrano nulla, qualche link improbabile, e una bella indignazione collettiva, per credere a una storia. Salvo ignorare che di bufala si trattava, visto che ci sono cascati decine di quotidiani on line e perfino il Tg2. 
Come quando condividiamo qualcosa con leggerezza, la richiesta di sangue per una bambina bisognosa che non esiste (“ma c’era scritto Non è una bufala!”), o la notizia che i gamberoni arrostiti fanno vivere più a lungo e i capelli corti sono sintomo di maggiore intelligenza.
Si, professore, aveva ragione lei. I cretini sono tra noi e adesso coi social network hanno una bella tribuna. 
E però vuole mettere quanto è più facile riconoscerli adesso?

 

Una volta gli adulti evitavano le parolacce, se non all’osteria o in caserma, mentre i giovani le usavano per provocazione, e le scrivevano sulle pareti dei gabinetti della scuola. Oggi le nonne dicono “cazzo” invece di perdirindindina; i giovani potrebbero distinguersi dicendo perdirindindina, ma non sanno più che questa esclamazione esistesse. Che tipo di parolacce può usare oggi un giovane, per sentirsi appunto in polemica coi suoi genitori, quando i suoi genitori e i suoi nonni non gli lasciano più alcuno spazio per una inventiva scurrilità?
Avevo quindi ripreso una vecchia “Bustina”, consigliando ai giovani parole desuete ma efficaci come pistola dell’ostrega, papaciugo, imbolsito, crapapelata, piffero, marocchino, morlacco, badalucco, pischimpirola, tarabuso, balengu, piciu, cacasotto, malmostoso, lavativo, magnasapone, tonto, allocco, magnavongole, zanzibar, bidone, ciocco, bartolomeo, mona, tapiro, belinone, tamarro, burino, lucco, lingera, bernardo, lasagnone, vincenzo, babbiasso, saletabacchi, fregnone, lenza, scricchianespuli, cagone, giocondo, asinone, impiastro, ciarlatano, cecè, salame, testadirapa, farfallone, tanghero, cazzone, magnafregna, pulcinella, zozzone, scassapalle, mangiapaneatradimento, gonzo, bestione, buzzicone, cacacammisa, sfrappolato, puzzone, coatto, gandùla, brighella, pituano, pisquano, carampana, farlocco, flanellone, flippato, fricchettone, gabolista, gaglioffo, bietolone, e tanti altri termini bellissimi che lo spazio mi obbliga a tagliare.
Speriamo bene, per la riscoperta dell’idioma gentile.
- Umberto Eco
 

giovedì 18 febbraio 2016

Giuseppe Pitrè e la poesia popolare (frammento di ricerca)


Giuseppe Pitrè — frammento da: Studi di poesia popolare
Cercando sul web, con la pazienza certosina di chi ama l’antropologia
culturale, ho pescato un frammento ove si traccia la ricerca sul campo,
relativa alla poesia popolare e al monarca normanno che fece della
Sicilia un Regno: Ruggero.
Nell’anno in cui si celebra il centenario dalla scomparsa del Pitrè, mi
è parso doveroso e sacrosanto, continuare a parlare della sua ricerca e
dei suoi studi sulla Poesia popolare. Qui si parla di Storia patria
tramandata attraverso la poesia, il gergo popolare che si racconta
e riferisce e riporta a noi posteri le nostre radici.
Ugo Arioti
 

 
DA: STUDI DI POESIA POPOLARE (Appunti del Pitrè)
 
Facile a vedersi ed apprezzarsi da chiunque attenda a queste discipline, e mi fermerò in particolar modo su quella dei ricordi storici, delle reminiscenze storiche, degli usi e costumi delle credenze popolari, de' mestieri, che ci vengono celebrati da questi canti: rimandando agli scritti speciali del presente volume il lettore che vorrà seguirmi in questioni più delicate.
 
Ammettendo la distinzione dei ricordi storici e delle reminiscenze storiche *, giova anzitutto far menzione di alcuni canti che ei riportano a fatti e a date molto da noi lontane Finora era riuscito impossibile trovare un canto il quale ricordasse V impressa del conte Buggeri, che pur tanti dovette averne. Anni or sono un non siciliano andando per una via della città di Mazara udiva a cantare da un calzolaio qualcosa che gli richiamava il nome del fondatore della monarchia normanna; si avvicinò , e non è a dire come rimanesse meravigliato di sentirgli ripetere questi versi:
 
Sugnu risortu a fàrivi sintiri
A zoccu fìci lu Conti Ruggeri,
Amurusu di Cristu e di la Firi
Unita a quattrucentu cavaleri.
Ce' era a Mazzara tanti Saracini,
Muarta sulu arzava li banneri:
Gei fu 'na guerra, sintistivu diri
Persi Muarta, e cu vinciu? Ruggeri.
 
Ho voluto riportar questo canto o frammento di canto

 

mercoledì 17 febbraio 2016

Galleria collettiva contemporanea - nr 2016 NUMERO "0"

Apriamo una nuova rubrica, sempre nello stile sobrio e spartano che ci contraddistingue, per icone contemporanee dell'Arte, pitture. L'idea di parlare per quadri, conosciuti o non, con autori di un oggi estremo, ci ha portato a pensare che, come la poesia, la pittura sia la porta del "tutto Intero" (L'Universo) e che la sua nemesi non sia solo di tipo naturalistico e didascalico-descrittivo, ma, e qua sta la chiave, tracci un percorso che unisce le Arti e le trasmette in tutti i sensi che noi possediamo, conosciuti ed epidermici o inconsci e ancestrali. 
Il nostro concetto di contemporaneità, anche in funzione di quanto detto, non è restrittivo e non vincola la nostra indagine ad un tempo troppo vicino perché l'etica della bellezza non ha Spazio/Tempo, ma vive, esiste contemporaneamente alle nostre emozioni e memorie: é!
Ugo e Daniela

1 Identità e delirio: donna.
















  

martedì 16 febbraio 2016

DISABILITA’ E SESSUALITA’ - Venerdì 12 febbraio 2016 ore 18,30 - Centro Culturale Kalliope, vico de Notaristefani 6 – Massafra

Venerdì 12 febbraio 2016 ore 18,30 - Centro Culturale Kalliope, vico de Notaristefani 6 – Massafra
 
DISABILITA’ E SESSUALITA’
componente affettiva e diritti
 
Interventi: Rossella Convertino – ricercatrice Università Lecce
                 Antonella Palmitesta – Psicologa Sessuologa
                 Gaia Silvestri - Avvocato


info 347.6413496
prof.silvestri@yahoo.it
 
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Dal 20 al 27 febbraio 2016 – Centro Culturale Kalliope, vico de Notaristefani 6 – Massafra - Inaugurazione ore 20,00

“PENNELLI IN FUGA” - Mostra di pittura migrante
a cura dell’Associazione Culturale Maharajah
Ideazione e coordinamento Tommaso Colagrande
 
- Con il sostegno ed il patrocinio della Regione Puglia – Area Politiche per lo Sviluppo Economico, il Lavoro e l’Innovazione.
- In collaborazione con Circolo Arci SvegliArci di Palagiano (Ta), Progetto “Koinè” per l’accoglienza, la tutela e l’integrazione di richiedenti asilo e rifugiati.
 
Espongono:
- ABDULAI DRAMMEH - Sierra Leone - MUSTAPHA JAITEH – Gambia - LAMIN JAWARA - Gambia - ALPHA JALLOW – Gambia - VALENTINA ZANAJ – Albania

Commento critico: Francesco Silvestri
 
Sabato 20 Febbraio alle ore 20 siete invitati tutti al terzo appuntamento tarantino per la collettiva di pittura migrante “Pennelli in fuga” presso il Centro Culturale Kalliope di Massafra. Le opere, ospitate nell’ambito delle attività curate da Il Corifeo, associazione di volontariato sociale, saranno visibili fino al 27 Febbraio.
 
...“Pennelli in fuga” è uno spaccato di memoria, il fermo immagine dei simboli, il percorso nella terra e nel mare, la ricerca del riscatto, il desiderio di una vita normale.
I quattro pittori africani hanno in comune la spontaneità del gesto, del disegno materico, la ricerca nella figurazione dei colori abbandonati, l’esposizione di azioni infantili, il ricordo della famiglia e delle figure del proprio territorio.
Nelle opere non c’è accademia, non c’è scuola occidentale, semplicemente non c’è scuola. C’è una identità da presentare. Gli autori dei quadri non vogliono essere infatti ricordati come artisti. Vogliono essere considerati uomini capaci come tutti di amare, di lavorare, di pregare, di stabilire legami ovunque senza però perdere il variegato e ricco baule, dono della grande Africa.
Condividendo con gli autori africani l’istinto alla “fuga necessaria” ma partendo da contesti sociopolitici e geografici differenti, la pittrice albanese approva in Italia nei primi anni 90. Attratta, come migliaia di suoi connazionali, dal miraggio mediatico della terra promessa, rimane folgorata da una mostra di Picasso a Milano. Da quel momento la pittura diventa il suo spazio vitale, il suo linguaggio preferito che esprime frammenti di un’anima coloratissima...
FRANCESCO SILVESTRI
 
A furia di esportare la democrazia con le bombe, di addestrare milizie a briglie sciolte, di vendere tonnellate di armi ed allargare il mercato di morte accendendo ovunque focolai di guerra, l’Occidente “civilizzato” si è ritrovato con la guerra in casa propria. Una guerra incontrollabile e globale a cui corrispondono, in un’equazione tristemente attuale, dolore e sofferenze altrettanto incontrollabili e globali. L’Umanità è in fuga. I mercanti di miseria fanno affari d’oro. I capi di stato europei fanno annunci, aprono e chiudono le frontiere dirigendo mediaticamente le opinioni della gente, preoccupandosi solo di non perdere potere e consensi.
In questo scenario apocalittico, “Pennelli in fuga” è semplicemente una goccia di colore su di una tela dalle braccia aperte, è l’impronta di un solo passo nella lunga marcia verso l’integrazione pacifica.

TOMMASO COLAGRANDE,
ideazione e coordinamento Progetto “Art Sans Papiers/Pennelli in Fuga”.
 
 
Info 320.4838432
tommaso.colagrande@yahoo.it
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“PENNELLI IN FUGA” - Mostra di pittura migrante.
a cura dell’Associazione Culturale Maharajah.
Ideazione e coordinamento Tommaso Colagrande
- Con il sostegno ed il patrocinio della Regione Puglia – Area Politiche per lo Sviluppo Economico, il Lavoro e l’Innovazione.
- In collaborazione con Circolo Arci SvegliArci di Palagiano (Ta), Progetto “Koinè” per l’accoglienza, la tutela e l’integrazione di richiedenti asilo e rifugiati.

Dal 10 al 16 febbraio 2016 – Jet Set pub – viale Chiatona 15 – Palagiano (Ta) - Inaugurazione ore 20,30

Dal 20 al 27 febbraio 2016 – Centro Culturale Kalliope, vico de Notaristefani 6 – Massafra - Inaugurazione ore 20,00
 

Espongono:
- ABDULAI DRAMMEH - Sierra Leone - MUSTAPHA JAITEH – Gambia - LAMIN JAWARA - Gambia - ALPHA JALLOW – Gambia - VALENTINA ZANAJ – Albania
 

Secondo appuntamento tarantino per la collettiva di pittura migrante “Pennelli in fuga” che sarà inaugurata il 10 febbraio al Jet Set pub di Palagiano alle ore 20.30. Le opere rimarranno in mostra fino al 16 per fare tappa successivamente, dal 20 al 27 febbraio, al centro culturale Kalliope di Massafra, ospitate nell’ambito delle attività curate da Il Corifeo, associazione di volontariato sociale.

A furia di esportare la democrazia con le bombe, di addestrare milizie a briglie sciolte, di vendere tonnellate di armi ed allargare il mercato di morte accendendo ovunque focolai di guerra, l’Occidente “civilizzato” si è ritrovato con la guerra in casa propria. Una guerra incontrollabile e globale a cui corrispondono, in un’equazione tristemente attuale, dolore e sofferenze altrettanto incontrollabili e globali. L’Umanità è in fuga. I mercanti di miseria fanno affari d’oro. I capi di stato europei fanno annunci, aprono e chiudono le frontiere dirigendo mediaticamente le opinioni della gente, preoccupandosi solo di non perdere potere e consensi.
In questo scenario apocalittico, “Pennelli in fuga” è semplicemente una goccia di colore su di una tela dalle braccia aperte, è l’impronta di un solo passo nella lunga marcia verso l’integrazione pacifica.
TOMMASO COLAGRANDE,
ideazione e coordinamento Progetto “Art Sans Papiers/Pennelli in Fuga”.

Quando si parla di migranti il pensiero si ferma alla sbarco, all’invadenza, al potenziale “nemico in casa”. Questa operazione culturale mira a soffermarci su aspetti nascosti e rimossi: il dolore, lo sradicamento umano e culturale, la ricerca di una umanità perduta.
“Pennelli in fuga” è uno spaccato di memoria, il fermo immagine dei simboli, il percorso nella terra e nel mare, la ricerca del riscatto, il desiderio di una vita normale.
I quattro pittori africani hanno in comune la spontaneità del gesto, del disegno materico, la ricerca nella figurazione dei colori abbandonati, l’esposizione di azioni infantili, il ricordo della famiglia e delle figure del proprio territorio.
Nelle opere non c’è accademia, non c’è scuola occidentale, semplicemente non c’è scuola. C’è una identità da presentare. Le figure dipinte quasi mai sono in luce, forse perché è un passato prossimo che non vuole essere ricordato. Gli elefanti che campeggiano in alcune tele lambiscono i margini dei riquadri proprio per ricordare e ricordarci la magnificenza di una fauna in via di estinzione, l’orgoglio di un territorio grande, lussureggiante, infinitamente giovane. Le rotondità delle donne opulente sono serbatoio di vita, anche forti capaci di sopportare grandi sofferenze ed umiliazioni, eppure punto di riferimento di una società in continua trasformazione. Gli autori dei quadri non vogliono essere ricordati come artisti. Vogliono essere considerati uomini capaci come tutti di amare, di lavorare, di pregare, di stabilire legami ovunque senza però perdere il variegato e ricco baule, dono della grande Africa.
Condividendo con gli autori africani l’istinto alla “fuga necessaria” ma partendo da contesti sociopolitici e geografici differenti, la pittrice albanese approva in Italia nei primi anni 90. Attratta, come migliaia di suoi connazionali, dal miraggio mediatico della terra promessa, rimane folgorata da una mostra di Picasso a Milano. Da quel momento la pittura diventa il suo spazio vitale, il suo linguaggio preferito che esprime frammenti di un’anima coloratissima.
FRANCESCO SILVESTRI

Il fenomeno delle migrazioni forzate di popolazioni provenienti principalmente da Siria, Afghanistan, Eritrea ma anche da Ghana, Mali, Niger, Nigeria e altri paesi africani ed asiatici ha prodotto in questi anni un vero e proprio sconvolgimento nel nostro modo di pensare il mondo e le relazioni imponendo serie riflessioni sulle disuguaglianze e sulle cause delle guerre che sconvolgono il pianeta. Per capire la portata del fenomeno basti dare un’occhiata ai numeri: solo nel 2015 è stata superata la soglia di un milione di profughi che hanno raggiunto l’Europa. Un numero quattro volte superiore a quello del 2014. Mentre si contano oltre 3.500 tra morti e dispersi.
Un fenomeno epocale e drammatico che non può lasciarci indifferenti sia dal punto di vista umano che dal punto di vista politico. Occorre rafforzare le politiche di accoglienza ed integrazione per evitare tensioni sociali ed emarginazioni. Il progetto “ Pennelli in fuga” è stato un interessante esperimento in tal senso, che ha consentito a giovani profughi di scoprirsi artisti, di esprimersi, di raccontarsi, di creare relazioni con il Paese ospitante divenendo forse inconsapevoli protagonisti di un cambiamento.
ANGELA SURICO - Coordinatrice Progetto SPRAR KOINE’ (Palagiano)


 Info:
3204838432
tommaso.colagrande@yahoo.it

 

“Taranto city blues” -  Pueblo Borracho live al New Enò, wine bar a Taranto
Venerdì 12 febbraio 2016 – ore 22,00

                                                    
Pueblo Borracho è una rock blues band. Dal 2009 ha macinato chilometri e concerti in tutto il sud Italia,  cambiando mille volte repertorio, prospettiva musicale e formazione a seconda degli input che i nuovi membri di passaggio portavano con sé in dote alla band.
Feste private, pub, birrerie,  oltre che rassegne come il Controfestival di Controradio 2013, la Festa della Musica Europea di Martina Franca, il Taranto Easter Festival 2012: la band non disdegna nessun tipo di palco.
Nel 2013 pubblicano “Nato Borracho”, il primo disco autoprodotto da cui è tratto il video clip ufficiale “Someone to hurt”. Nel disco è presente il brano “Big Sur” che è stato presente sul portale on line del New Musical Express, la principale rivista musicale della Gran Bretagna.
In occasione del concerto al New Enò, oltre ai suoi classici, la band testerà dal vivo alcuni brani tratti dal nuovo lavoro discografico di prossima pubblicazione dal titolo “Taranto city blues”.
Il concerto rientra in Anime Migranti 2016 – XI edizione, organizzata dall’Associazione Culturale Maharajah.

Formazione:
Carlo Schena – basso
Lucia Lazzaro – voce
Domenico Marino – batteria, percussioni, cori
Fran – voce, chitarra, armonica, percussioni

Brani presenti su Youtube:
“Dead or alive”
“Mai Brain Drain”
“Someone to hurt”
Discografia:
“Nato Borracho”  (2013)
"Taranto city blues" (2016)

lunedì 15 febbraio 2016

racconti in pillole - Maurizio D'Armetta - SUPER POTERI

Super poteri
- Salve
- Buongiorno,dica pure
- Questo è l ufficio collocamento dei super eroi?
- Si,posso esserle utile?
- Certo, sono qua per questo,evidentemente lei non è telepatico
- Si effettivamente...
- E mi dica che super poteri ha?
- Veramente...
- L'invisibilità?
- No,anzi sono un po pienotto
- Sa volare?
- No,soffro,di vertigini e le cervicali non mi permettono di tenere la testa alta
- Si infuoca,tira palle roventi?
- No,veramente sono freddoloso di natura
- Si arrampica?
- Per arrivare a fine mese ma questo non credo sia un super potere
- Effettivamente...e mi dica,si allunga a dismisura?
- Il sogno della mia donna,no purtroppo
- Quando si adira diventa grosso e forte e di colore verde?
- Magrolino,deboluccio e arrossisco
- Mi perdoni,ma lei,che super potere ha?
- L'abbraccio compulsivo!
- Mi scusi,ma che super potere è?
- L'abbraccio compulsivo ti spiazza il nemico e lo rende inoffensivo
- Mah! E poi?
- La super carezza!
- Questa non la capisco,si spieghi
- Non c'è niente da capire,la super carezza abbassa le difese e quando è il momento dai il colpo di grazia.
- Ed In cosa consiste questo fantomatico colpo di grazia?
- Nel super bacio sulla fronte,quando ci riesci è fatta,il nemico ti si scioglie davanti.
- Altri super poteri d dichiarare?
- Certo, la super passeggiata random
- Immagino che le debba chiedere in cosa consiste,vero?
- Certo e le rispondo volentieri. La super passeggiata random è un diversivo che ho perfezionato nel tempo. Sa super polpacci,super scarpe,cuovigatore...
- Altolà,cose sta cosa?
- Cosa?
- 'Sta cosa,il cuo...cuogi...cuova
- Ah! Il cuovigatore...semplice,consiste nell'andare dove ti porta il cuore,lo so è abusata questa idea ma c'è chi non ce l'ha,un cuore intendo,ed io ho costruito il marchingegno che una volta azionato ti fa fare passeggiate fantastiche. Si preferisce l'utilizzo in compagnia.
- Mi scusi,ma lei con questi super poteri dove vuole arrivare...ma lo sa il male che c'è fuori,i super cattivi con poteri terrificanti,i piani diabolici da sventare...
- Si lo so,niente che non si possa risolvere con un aperitivo...rinforzato è ovvio...ma lo sa quante fanciulle da salvare e non necessariamente da un pericolo mortale...a volte le salvi dalla tristezza...scambiare qualche parola con un anziano...escono fuori dei super sorrisi che non ti dico...
- La vogliamo salvare questa umanità?
- Bene,iniziamo ad usare questi super poteri...
 

sabato 13 febbraio 2016

ciò che conta è il gesto etica della vita

Palermo, in via del Celso il "muro della gentilezza" per il libero baratto

"Se non ne hai bisogno lascialo, se ti serve prendilo". È il cartello scritto a mano appeso a due fili fissati sul "muro della gentilezza": l 'iniziativa solidale partita dall'Iran che ha coinvolto alcuni centri abitati di tutto il mondo tra i quali anche l 'Italia.  Dopo Parma,  l'iniziativa e' approdata anche in via Celso, nel cuore  del centro storico di Palermo. Sul muro vengono appesi doni anonimi destinati a qusnti sono in difficoltà.  Al momento però, sul muro della gentilezza di Palermo,  solo due cuscini svolazzanti. (di Paola Pottino)

martedì 2 febbraio 2016

Mito, istinto e saggezza nella “Medicina popolare siciliana” di Giuseppe Pitrè


“Medicina popolare siciliana” è un’opera di Giuseppe Pitrè (1841-1916) del 1896, che venne in seguito collocata nella sua raccolta “Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane”. Nel complesso, lo scrittore e antropologo palermitano comprendeva motti, proverbi, novelle e fiabe, ma anche canti. Il libro che andremo a spiegare in questo articolo, aveva lo scopo di raccogliere e conservare le opere e le tradizioni legate al mondo sanitario siciliano dell’Ottocento.
“Medicina popolare siciliana” è un vero e proprio trattato o manuale sulla storia medica delle abitudini e dei rimedi dei cittadini siciliani del tempo. Grazie al suo ruolo di medico, Pitrè venne infatti a contatto con tutti i ceti che componevano la struttura popolare, e realizzò così una sorta di compendio, diviso in più sezioni, ognuna riguardante un particolare argomento. Nella prima parte, viene raffigurata la figura del medico siciliano, le sue caratteristiche e ruolo che aveva per la popolazione; la seconda parte è una raccolta di quelli che sono i pensieri dei cittadini riguardo ad argomenti quali l'anatomia, la fisiologia e l'igiene, e come essi si componessero e si strutturassero nella vita quotidiana dei cittadini. L'ultima parte del libro, è dedicata alla patologia generale: quali erano le diagnosi operate, e gli eventuali rimedi popolani adottati per sconfiggerle.
Nel libro, Pitrè sottolinea come spesso la figura del medico non era vista di buon occhio. Per risolvere un male o un problema, ci si riferiva infatti di solito a un amico o un parente, che consigliava questa o l’altra erba. Il medico, sostanzialmente, non riscuoteva molta ammirazione e fiducia: se un malato guarisce, è infatti segno di opera miracolosa, provocata da un particolare voto, preghiera inneggiata a un santo, se il malato muore, la responsabilità è del medico, che con i suoi rimedi ha accelerato il processo di inasprimento della malattia. Infatti erbe, parole, semi, sassi, erano considerati nell’Ottocento più importanti della medicina tradizionale, e più efficaci, come conferma il proverbio: “c'è tanti erbi all'ortu, ca risurgina l'omu mortu”.
Una delle convinzioni popolari più particolari, è che spesso il malato si sentiva più rassicurato da una persona potente e conosciuta, che da un medico. Spesso più che il medico, era il barbiere a godere di maggior fama all’atto pratico. Egli era il chirurgo, che pur non avendone volontà burocratica, spesso praticava salassi, correggeva fratture, operava ascessi, e trattava lussazioni e malattie veneree.
Altro aspetto di rilievo, denota la figura del medico, spesso visto come colui al quale bisognava raccontare tutto: un confessore più che un dottore, una tradizione che viene portata avanti ancora dagli anziani che abitano i piccoli paesi del Meridione. Una lite, un problema morale: erano esclusivo appannaggio del medico.Un'altra figura importante di Sicilia, è quella dell'erbaiuolo, colui che conosceva cioè una serie di rimedi a base d’erbe, volti alla purificazione dell’organismo e alla guarigione della malattia. Bibite rinfrescanti, vere e proprie medicine, come la “lattata di mennule” (il latte di mandorla) o il decotto di malva, che servivano a cambiare il sangue; la blenorragia (la gonorrea) invece, veniva curata attraverso la “cannavusata”, una bevanda derivata dai semi di canapa tostati.
Grande importanza assunse la sezione dedicata all’anatomia, che era volta a illustrare come attraverso l’analisi degli elementi principali che costituiscono il viso ma anche il fisico di un individuo, fosse possibile risalire a una descrizione dell’individuo stesso; una pratica che in fondo, per certi versi, viene portata avanti ancora oggi un po’ ovunque in Italia.
Ruolo importante nella società, lo gioca sicuramente l’altezza: chi è alto è considerato senza valore: “è difficili trovuri un longu spertu e un curtu minchiuni"; d'altra parte, le cattive qualità dei ‘corti’ prendono vita proprio dalla cultura popolana che ancora oggi asserisce che: “curtu, malu cavatu”. Alla statura si associa dunque la corporatura: gli uomini ben pasciuti venivano considerati pigri, scarsamente intelligenti e volgari, e la carnagione: una ragazza dalla pelle troppo chiara è una ragazza insensibile, un uomo troppo chiaro è debole, di corpo e di spirito.
Grandi ossa indicavano forza e vigore, e se associati a sudore e peli, sia sulle braccia che sul viso, indicavano forza di volontà e virilità; una testa grande era sintomo di intelligenza, mentre piccola di ingenuità e stupidità; bugiardi sono quelli dal collo corto e dai denti marci, mentre chi ha la mano piccola vuol dire che avrà vita lunga. Il libro continua fino ad analizzare tutte le membra del nostro corpo,attribuendo a ogni singola parte e conformazione un significato. Fino ad arrivare a veri e propri sintomi, condizioni e diagnosi che vengono ritenuti validi ancora oggi: se ti fischia l’orecchio destro stanno parlando male di te, se ti fischia quello sinistro ti stanno lodando; se starnutisci durante una malattia è indice che stai guarendo, se lo fai in buona salute, ti stai ammalando. Inoltre, si pensava che vizi e virtù venissero tramandati di generazione in generazione: se una donna è onesta, lo sarà anche la famiglia che genererà.
La maggior parte delle malattie, secondo il cittadino siciliano, è provocata da irritazione, e la bocca ne è la principale manifestazione. Le epidemie sono causate da aria cattiva: se un ammalato muore, era usanza comune bruciarne i vestiti e tutti gli oggetti, come capitava ad esempio in tempo di peste.
Un particolare tipo di patologia è la jettatura: chi ne è colpito, difficilmente può guarire.
Una grossa parte del libro viene dedicata alla diagnosi popolare che veniva fatta, per larga parte, analizzando i fluidi dell'organismo: primi fra tutti sangue e urina. Anche il sudore era importante: febbri violente accompagnate da brividi e gocce di sudore, erano chiaro segno di guarigione.
Ma non tutti affidavano la diagnostica al medico; a Naso, in provincia di Messina, Pitrè scrisse che i parenti dell'ammalato usavano fare visita al pozzo della chiesa di Madonnuzza: se il pozzo presentava delle goccioline attaccate alla superficie, è indice che il malato guarirà; altri ancora si affidavano ai presagi di un cavolo bollito.
Interessanti anche le pratiche popolane che fungevano da rimedi e cure, alcune vive ancora oggi nella tradizione, anche esterne alla regione siciliana; si dice ad esempio che dopo un morso di vespa bisognasse applicare sulla ferita una lama fredda, mentre chi soffre di itterizia doveva odorare i fiori gialli di una zucca; contro il prurito dell'orticaria era necessario un cordone di lana da mettere attorno alla vita, mentre per le patologie più complesse la cura più efficace era il salasso, che veniva effettuato in diverse parti del corpo, a seconda del tipo di malattia da contrastare: se alla testa nella spalla, se al fianco al piede; se il dolore era cardiaco, il salasso veniva fatto invece sulla mano.