giovedì 31 maggio 2012

Legalità: i bambini sono pronti di Marcella di Martino


Venerdì 18 Maggio siamo stati ospiti alla Giornata della Legalità presso l'Istituto F.S. Cavallari, scuola nella quale abbiamo svolto il nostro progetto 'Le mani ci Differenziano', poichè la cultura della legalità ed il rispetto dell'ambiente in realta' sono strettamente connessi, avendo come comune denominatore il rispetto di regole per il bene comune.
L'iniziativa non è stata soltanto una giornata di commemorazione per Falcone e Borsellino, ma la tappa di un percorso che, con mille difficoltà, ha intrapreso il preside Terranova, coadiuvato da un corpo insegnante molto sensibile al tema della legalità in tutte le sue sfaccettature.
Una giornata, quindi, non di semplice ricordo, ma fatta d'incontri, di scambi, di condivisione d'intenti e di visione di un futuro diverso, di cui noi tutti possiamo esserne gli artefici.
E' stato bello percepire con mano questa sensazione all'interno di una scuola elementare. E' stato bello sapere che "anche tu" puoi dare un contributo perche' questo si realizzi, ovvero contribuire alla formazione di un individuo che sarà lui stesso un educatore della realtà a lui più vicina.
Pertanto, oggi più che mai evidenziamo l'importanza di diffondere tramite i bambini il seme della legalità e far ritornare la scuola come luogo di accoglienza e quindi punto di riferimento fisico e morale.
I bambini sono pronti. Noi non dobbiamo far altro che assecondare e mantenere viva quella loro naturale tendenza al giusto e non mortificala con una visione nel quotidiano di compromessi, di ingiustizie, di chiusura e strafottenza.
Da tempo come Movimento 5 Stelle ci battiamo per il rispetto della Legalità, concetto che ad esempio stiamo scandagliando in questi giorni, cercando di fare chiarezza su di un tema così delicato come le elezioni e di certo questa giornata fatta di canti, emozioni e voglia di intraprendere la via del cambiamento ci ha dato una forza in più... Spingendomi inoltre a scrivere il mio primo articolo!
Bisogna rivalutare anche le piccole azioni quotidiane di ognuno di noi, che tutte insieme, ne sono e ne siamo sicuri, sovvertiranno il mondo.

martedì 29 maggio 2012

Molière e la scuola delle mogli di Ugo Arioti



Chiesa di Sant’Eustache, les Halle Parigi, 15 gennaio 1622, un bambino viene portato dai suoi genitori, Jean Boquelin( Tappezziere del Re) e Marie Cressé alla fonte battesimale perché diventi un buon cristiano. L’infante, che avrà un fanciullezza costellata di lutti e di inquietudini che lo segneranno indelebilmente dandogli un velo di tristezza che contrasta violentemente con la sua fantasia e vivacità, si farà uomo e artigiano come il padre. Poi incontra una donna Madeleine Béjart , ventiduenne giovane attrice rossa di capelli, già madre di un bambino avuto dalla precedente relazione con il Barone di Modène, che gli fa scoprire la sua vera vocazione di attore e a soli 22 anni prenderà il nome d’arte di Molière!
Molti hanno tentato di collocare il teatro di Molière in una categoria letteraria precisa. Questo non da il giusto peso al lavoro di questo appassionato ricercatore e antropologo del palcoscenico della vita. La vita, che vive in mezzo alla gente di Parigi come partecipe e nello stesso tempo spettro indagante dell’animo e del sistema etno-fenomenologico della società umana, lo rende speciale nel suo modo di rappresentare le debolezze e i ruoli sociali dietro i quali gli individui si nascondono e si ingabbiano e i vizi che ne derivano come l’egotismo, il misogenismo,  il razzismo, l’apparenza e tanti altri.
Nel teatro di Molière sembrano mancare i ruoli forti femminili e questo può essere, in parte, dovuto alla sua infanzia, perse la madre a soli dieci anni, ma non è del tutto vero. Io credo che abbia coerentemente dato la sua idea sulle donne da uomo e non da “altro non ben identificato scevro da possibili critiche o vizi”. Si è assunto in pieno le sue esperienze di uomo e anzi ha messo in risalto i vizi che gli uomini hanno quando parlano di donne. Stiamo parlando del 1600? No. Stiamo parlando di oggi. Il teatro di Molière, che l’Accademia di Francia riconobbe solo verso la metà del 1700, facendo collocare nel suo sito istituzionale una statua del commediografo con la scritta: Rien ne manque à sa gloire, il manquait à la nôtre (Nulla manca alla sua gloria, egli mancò alla nostra), è oggi vivo più che mai e, sempre per parlare di donne e di uomini conservatori o liberi, ho estratto un appunto per voi dalla commedia che fra le altre preferisco, anche se meno conosciuta : "L’école des femmes"( la scuola delle mogli).
A voi il giudizio!
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Penso che questa giovine che lavora con me sia una brava ragazza!
Non v’è dubbio! Ma a che proposito lo dici? Hai qualche mira su di lei?
No. Penso che deve coltivare la sua capacità di essere moglie e madre di famiglia e poi … solo dopo che sarà venuta fuori la sua dote, allora … ?!
Secondo me sei un fesso! Credi ancora nelle favole.
Che vuoi dire?
Dico che non hai la più pallida idea di quello che significano i sentimenti per una donna!
I sentimenti? Che dici? Sciocchezze! Deve saper governare la casa, amministrare e curare la prole e il resto viene da se … Dovrebbe essere nel “Buon Costume di una Nazione Civile” far scuole per insegnar le donne a fare la moglie e la madre!
Sei cieco e illuso amico mio! Sposare un’oca serve per non essere un capro o un be …!
Che dici? Smettila di insolentirmi e ascolta il mio progetto!
Progetto lo chiama, è una filosofia popolare delle più becere e arretrate. Ma facciamo finta di metterci in ascolto di questo grande innovativo pensiero del piffero!
Quante dicerie e pettegolezzi. Io sono un pragmatico e so che senza un Ordine non esiste alcuna forma di vita elevata! Certo! Caro fratello mio ad un uomo non può capitare disgrazia peggiore che quella di essere tradito dalla propria moglie. Ne convieni?
Si e allora?
Allora bisogna che le donne crescano ignoranti, ma preparate agli scopi della vita familiare. Ecco questo è il mio portentoso programma: fare una scuola per evitare che succedano ancora questi drammi devastanti e ignobili.
Mi sembrate un po’ alterato e di certo fuor di ragione. Scusate se interrompo questa esposizione vostra ma altre ignobili incombenza mi chiamano all’azione! Ci vediamo più tardi fratello!
Andate pure, ma riflettete su quello che vi ho messo davanti agli occhi!
Insiste il folle!
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sabato 26 maggio 2012

23 e 24 maggio 2012 - vent’anni dopo la strage di Capaci

Tutti a Palermo e poi a Corleone per gli eroi laici della guerra contro le mafie. Tra la gente e i ricordi si stampa immediatamente sui nostri occhi l’immagine dei funerali di Stato per i Giudici Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e ancora per Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Ho negli orecchi il grido forte e fiero di Rosaria Schifani: vi perdono ma inginocchiatevi. Ricordo ancora e mi viene la pelle d’oca a ripensare a quel giorno che ammazzarono, ero con la mia fidanzata al Parco della Favorita(Palazzina Cinese), con un commandos da guerra mondiale, la mafia doveva colpire senza errore possibile e non badava a spese, Ninni Cassarà. Il pianto su quella pagina di giornale quando uccisero Beppe Montana, Roberto Antiochia e quanti altri ancora che allungano la schiera degli EROI VERI, tutti servitori di uno Stato a due facce, tutti padri di famiglia e innamorati del loro lavoro che ha dato un colpo mortale al braccio armato di Cosa Nostra della Mafia e ai suoi gangli politici e occulti che si ramificavano dentro i palazzi del Potere e nelle Sacrestie tra il clero e le sue organizzazioni massoniche. Insieme a loro i martiri cattolici della Chiesa attiva nel territorio: Don Pino Puglisi e il grido che ad Agrigento lanciò, unico e primo di una chiesa tutta rivolta al potere e poco alla gente, Papa Woitila contro la Mafia. Questi purtroppo sono gesti che la Chiesa siciliana in gran parte corrosa dal cancro mafioso, molti preti e pretonzoli hanno celebrato messa nelle case e nelle cappelle dei mafiosi e c’è stato un ultimo doloroso caso di silenzio proprio a Corleone il 24 maggio di quest’anno nella Chiesa madre di Corleone dove monsignor Salvatore Di Cristina, arcivescovo di Monreale, che dopo aver storpiato il cognome di Placido, ha accuratamente evitato la parola:Mafia. Troppi silenzi e troppe connivenze e spalleggiamenti tengono in piedi una struttura militare di potere che a molti fa ancora comodo e che distrugge le potenzialità di una Regione che per prima in Europa è stato uno Stato Moderno retto da una Monarchia che aveva una struttura amministrativa e un Parlamento e governava un Regno, poi impero sotto Federico II, multietnico e multiculturale. Possediamo il 30% del patrimonio storico culturale e artistico di tutto il Mondo e questo, non il traffico di droga e la mafia, dovrebbe essere la RISORSA IN PIU’ DELLA SICILIA e per queste cose e per la dignità di chi lavora Placido Rizzotto non si piegò mai al Dottore Navarra per difendere i suoi e i nostri LAVORATORI, padri di famiglia, e finì nelle foibe con altre vittime di mafia. Forti e chiare, perciò, sento le parole della grande donna che guida il più adulto e mai piegato sindacato dei lavoratori italiani la CGIL:  «Si riaprano i processi per tanti lavoratori assassinati dalla mafia».
La Sicilia nella sua storia dall’unità d’Italia in poi ne è piena perché mafia e potere politico e religioso hanno in questa terra formato un alleanza occulta che ha sempre contrastato ogni conquista di libertà.
Ugo Arioti

venerdì 25 maggio 2012

Palermo antica oggi (1)

Con questa rubrica iniziamo un percorso ricognitivo sui Beni Storici e Artistici della città di Palermo. Città del primo Parlamento europeo e capitale del Regno di Sicilia che, sotto Guglielmo II, divenne il primo vero Stato Moderno. Un centro storico che era anche una tra le più grandi città del tempo antico con 250.000 abitanti intramenia.  
La cominciamo da oggi che Palermo ha come sindaco il paladino della primavera palermitana che diede impulso con l'Ufficio del Centro Storico e i bandi sulla ricostruzione alla rinascita della città antica. speriamo che ancora oggi sia artefice di questa azione che oltre a valere una grande riabilitazione del tessuto degradato è un importante contributo alla sviluppo socio economico di Palermo e di tutta la Sicilia.
Il primo edificio di "Palermo antica oggi" che prendiamo in considerazione, proprio perchè in questi giorni sono stati riportati allo splendore antico i grandi affreschi sui soffitti e gli stucchi, è la Chiesa di San Giuseppe dei teatini crocivia geometrico della città storica (quattro canti di città in asse tra mare e monte il Cassaro e Monte Pellegrino e Bagheria la grande ortogonale di Via Maqueda).
Le opere di restauro costate 400mila euro sono state progettate, sotto l'egida e la supervisione della Soprintendenza BBCCAA di Palermo, dall'ing. Giovanni di Fisco collaborato in fase progettuale dall'ing. Comparetto e per i restauri da Mauro Sebastianelli, e sono state dirette dall'arch. Lina Bellanca.
La Chiesa fu costruita nel luogo dove sorgeva l'antica Chiesa di "Sant'Elia alla Porta Giudaica", accanto ad una colonia di Ebrei, chiesa donata dalla "nobile Maestranza dei Falegnami" ai Chierici Regolari "Teatini", questi ultimi fecero costruire una nuova  Chiesa, dedicata a S. Giuseppe, in stile barocco, imponente e ricca secondo una tradizione propria dell'Ordine Teatino: "Sia povera la cella, sobrio il vitto, ma ricca la chiesa". La costruzione ha avuto inizio il 6 gennaio del 1612 con la posa della prima pietra benedetta dal Cardinale giammettino Doria, ed è stata ultimata nel 1645. La Chiesa è stata consacrata il 23 maggio del 1667 da Mons. Giuseppe Cicala, "Teatino" Vescovo di Mazzara. L’imponente e superba costruzione della chiesa si  affaccia  su  uno  dei  quattro  cantoni  della Piazza Vigliena. formata dalla Via Maqueda e dalla Via Vittorio Emanuele (anticamente il Cassaro). L’architetto GIACOMO BESIO laico teatino riprodusse a Palermo i tesori d’arte che dopo la metà del cinquecento erano fioriti nella sua città natale(Genova) e seppe unire in forme nuove ed eleganti la fastosità del barocco genovese agli elementi tipici del barocco romano. Per molti secoli questa chiesa è stata crocivia del Potere e dei movimenti storico-religiosi a Palermo. 
Ugo Arioti



giovedì 24 maggio 2012

LA TRAGEDIA A GENOVA

Dalla stampa nazionale: Corriere della Sera

   (IL CANCRO EQUITALIA)

Gli pignorano la casa, artigiano si impicca

L'appartamento era stato pignorato da Equitalia, l'uomo , 64 anni, doveva al fisco 30 mila euro


(Fotogramma)
MILANO - Un'altra tragedia della disperazione per la recessione e i debiti. Un artigiano di 64 anni si è tolto la vita a Genova impiccandosi nella sua camera da letto. All' origine del gesto, secondo i carabinieri, ci sarebbe un debito di 30mila euro con Equitalia, che gli aveva pignorato la casa a Rivarolo. Sul caso indagano i carabinieri della compagnia di Sampierdarena. Gli investigatori avrebbero trovato una lunga lettera che spiega le ragioni del gesto. A scoprire il corpo è stato il figlio dell'artigiano. La salma è stata portata all'istituto di medicina legale del San Martino a disposizione del pm di turno. Redazione Online23 maggio 2012 (modifica il 24 maggio 2012)
Quante ne dovranno succedere di tragedie come questa perchè venga RIFORMATA LA GESTIONE DELLE ENTRATE E DELLE RISCOSSIONI DELLO STATO? E lo Stato ha un equitalia che funziona all'inverso nei suoi confronti quando non paga e non risarcisce?
(Redazione SECEM)

mercoledì 23 maggio 2012

23 MAGGIO 2012 -vent'anni dalla strage di Capaci

M.L.King diceva sempre:" non ho paura dei malvagi ma del silenzio della gente per bene". I ragazzi delle navi antimafia lanciano lo slogan: la mafia uccide il silenzio pure. Noi vogliamo ricordare due nostri fratelli Giovanni e Francesca.  
23 Maggio 2012 vent'anni dopo la strage che è stata anche, per certi versi, l'inizio della lotta contro cosa nostra, resta, a fare da riferimento per tutte le persone oneste e per i nostri giovani, il coraggio e l'esempio di chi ha aperto la strada della Giustizia e ha scoperto i gangli oscuri che legavano e legano la MAFIA alla Politica e all'Amministrazione dello Stato e i Poteri Occulti alleati e conniventi. Giovanni diceva che le idee viaggiano sulle nostre gambe e nessuno può ucciderle senza pagarne il prezzo e la vergogna e noi siamo sempre qui intorno all'albero che è divenuto il simbolo di questa Rinascita Ideale che ha ancora molta strada da fare. Ma vogliamo dire anche con nettezza che bisogna smetterla con l'Antimafia parolaia e sterile. Se è vero come è vero che tanti uomini della politica siciliana e nazionale sono collusi o conniventi con la criminalità organizzata e con la massoneria deviata dobbiamo rialzarci tutti insieme e scacciare dai vertici dove ancora si annidano questi individui, per ridare speranza ai ragazzi e alla gente che ogni mattina si alza per far andare avanti questo grande Paese.
Nel segno di Giovanni, Francesca, Paolo e tutti quelli che li seguiranno nell'azione che accompagna il pensiero della liberazione da tutte le MAFIE, diciamo : Inchinatevi e chiedete perdono .... 
( Redazione SECEM)

martedì 22 maggio 2012

ARTE CONTEMPORANEA: FOTOGRAFIA (1)


  


Viviamo un tempo e un modello di società che distrugge e divide gli individui. Esasperata nelle sue dinamiche epidermiche e bloccata nei suoi meccanismi sociali di sviluppo. Priva di ETICA e di REGOLE VOLANO che permettono un reale dibattito culturale e politico utile a tutti. La scelta del modello consumistico ha sfinito le capacità di operare per il bene comune ed ha esaltato, mantenendolo nel rango stesso di una merce, “l’individuo perfettamente allineato e coperto”. Capita a tutti noi, sempre più spesso, di ritrovarci spiazzati dalla nostra “Ragione d’essere” ed esiliati nei pianeti paralleli del” mi ricordo che prima …”( frase che mette in evidenza la mancanza di riferimenti chiari e precisi nel mondo che viviamo). Il fenomeno che io chiamo “frastuono di fondo”, la velocità della comunicazione contemporanea, mette la sordina ai problemi della gente e della collettività solidale che forma una Nazione, un Popolo, una Città, una Famiglia, facendo venir fuori solo uno strato epidermico che deve essere sempre, a dispetto di ogni diversità e specialità, uguale e formale. La Televisione e i Midia si sono sostituiti al dialogo in famiglia intorno al desco e dei confronti in piazza e nelle associazioni, partiti o strutture di confronto sociale. La Politica, infatti, oggi si auto referenzia creando di fatto una Casta privilegiata a cui tutti, anche quelli che non posseggono qualità diplomatiche e dialogative si presentano con una faccia stampata su un muro, uguale a tante altre facce che non dicono e non esprimono niente altro che un icona insignificante. 


Tutto pur di apparire, anche solo qualche minuto, in uno schermo, in un giornale, in uno show! E allora tutto diventa pretesto per fare spettacolo e lo spettacolo, volgare, della vita messa in piazza per farne dileggio e pettegolezzo diventa l’unica piazza disponibile per tutti e il salotto di casa è il salotto di una tal trasmissione in cui sono uomini contro donne, ragazzi contro ragazze, vecchi contro vecchi e il legante comune è solo l’apparire. Così finisce anche il dialogo tra le generazioni che serviva per trasmettere sentimenti, idee, azioni, modelli, culture, tradizioni, e sperimentazioni. I vecchi sono vecchi e i giovani vivono un delirio di onnipotenza che li rende vulnerabili e fragili come non mai. La reazione dei nostri giovani, quella più generalmente diffusa, allora è quella di creare delle tribù di uguali per sentirsi meno soli. Ma il vuoto interiore non si può riempire solo con immagini e allora diventa imperativo cercare di appartenere a un gruppo ben definiti, da un sms, da una maglietta o da un anello al naso o dal fumo. La paura della diversità li rende schiavi dei GRANDI FRATELLI, DELLE ISOLE DEI VIP, DEI PETTEGOLEZZI che diventano delle vere e proprie armi e scatenano infine i fenomeni più deteriori che una società umana possa avere: razzismo e fascismo o oltranzismo e fondamentalismo(tutte matrici controrivoluzionarie e facilmente soggette ai poteri occulti che gestiscono in nome e per conto del GRANDE CAPITALE FINANZIARIO STATICO le democrazie pseudo socialdemocratiche nate dopo la seconda guerra mondiale). Allora l’arte diventa ipop, cioè metti la tua firma su qualsiasi muro, serve per far vedere che esisto come gruppo e il rischio fa parte del gioco oppure nichilismo; le figure dei poeti nel nulla e della pubblicità. E la cultura, cioè la costruzione di un modello sociale ed economico che sfrutta le potenzialità di ognuno di noi …. Solo un mercato di vacche. In questo quadro devastato dalle crisi riorganizzate ciclicamente ad uso e consumo del grande Capitale Statico, dove l’uomo è un numero e si misura a soldi e presenze in TV, la fotografia di artisti contemporanei pesca le sue drammatiche visioni ed i suoi incubi che sono i nostri. Artisti che ci danno il senso di quanto ci stiamo allontanando da una socialità positiva e corretta e corriamo verso un campo minato dove chi resta in piedi non è il migliore, ma solo il più fortunato: Forrest Gump!

Ugo Arioti
                                                                              
                                                                                 









Anche questa è storia.
UA







sabato 12 maggio 2012

venerdì 11 maggio 2012

Il Cancro EQUITALIA (3)


Rassegna stampa : Il Cancro EQUITALIA
Da Repubblica dell’11/05/2012
Napoli, protesta davanti a Equitalia
Lanci di vernice, scontri con polizia
Striscioni che chiedono la chiusura dell'agenzia di riscossione, un pullman di traverso per strada. Poi i lanci di uova di vernice, e sassi contro la polizia, e le cariche. Un feritoLa polizia ha caricato manifestanti anti-Equitalia che stavano presidiando la sede di Corso Meridionale a Napoli. Contro gli uffici dell'agenzia erano state lanciate uova piene di vernice rossa ed esplosi due petardi. Poi, bottiglie e sassi sono partiti contro gli agenti del Reparto Mobile schierati davanti gli uffici. La polizia ha risposto caricando i manifestanti e lanciando alcuni lacrimogeni. Almeno uno dei manifestanti è rimasto ferito nel corpo a corpo. La manifestazione è organizzata da ambienti dei centri sociali, riuniti nella sigla "Realtà di movimento napoletane contro Equitalia". Dopo i sette suicidi registrati in Campania a causa della crisi, circa 200 persone si sono date appuntamento in corso Meridionale. Un pullman è stato messo di traverso per bloccare il traffico sull'arteria. Uno striscione, affisso al muro davanti all'ingresso principale della sede, recita: "Chiudere Equitalia subito". Manifesti, "Fermiamoli, ora basta!", "Pignoriamo Equitalia", tappezzano le facciate dei palazzi vicini. I manifestanti hanno trascinato cassonetti al centro della strada urlando "Assassini". Tra le richieste avanzate, quella di chiudere gli uffici di Equitalia oggi per rispetto di chi si è suicidato. Proprio ieri un piccolo imprenditore di Vico Equense si è tolto la vita nel parcheggio del santuario di Pompei dopo aver lasciato una lettera di accuse contro l'agenzia di riscossione.

DA RAINEWS: 11.05.2012
Napoli, protesta davanti a Equitalia
Lanci di vernice, scontri con polizia
La polizia ha caricato manifestanti anti-Equitalia che stavano presidiando la sede di Corso Meridionale a Napoli. Contro gli uffici dell'agenzia erano state lanciate uova piene di vernice rossa ed esplosi due petardi. Poi, bottiglie e sassi sono partiti contro gli agenti del Reparto Mobile schierati davanti gli uffici. La polizia ha risposto caricando i manifestanti e lanciando alcuni lacrimogeni. Almeno uno dei manifestanti è rimasto ferito nel corpo a corpo

NAPOLI -
Circa 200 manifestanti stanno effettuando un blocco stradale davanti agli uffici di Equitalia al Corso Meridionale di Napoli. I manifestanti, aderenti a diverse sigle di disoccupati, centri sociali ed al Sindacato lavoratori in lotta hanno cominciato poco dopo le 9.30 un presidio poi trasformatosi in blocco stradale, con pesanti ripercussioni sulla circolazione. Sui volantini distribuiti ai passanti e sugli striscioni esposti si chiede ''la chiusura immediata di Equitalia''.
La polizia ha caricato i manifestanti anti-Equitalia che stanno presidiando la sede di Corso Meridionale a Napoli. Contro gli uffici di Equitalia sono state lanciate uova piene di vernice rossa ed esplosi due petardi. Poi, bottiglie e sassi sono partiti contro gli agenti del Reparto Mobile schierati davanti gli uffici. La polizia ha risposto caricando i manifestanti e lanciando alcuni lacrimogeni. Almeno uno dei manifestanti è rimasto ferito nel corpo a corpo.

Dalle fonti indicate alla fine dell'articolo:

Napoli: protesta davanti a Equitalia, scontri con polizia


Lancio di pietre e cariche della polizia questa mattina a Napoli nella manifestazione organizzata contro Equitalia da ambienti dei centri sociali. L’ingresso della sede dell’agenzia di riscossione a corso Meridionale è stato sbarrato da tre camionette della polizia e dentro ci sono gli impiegati regolarmente al lavoro. I manifestanti hanno incendiato alcuni dei cassonetti usati per sbarrare la strada e lanciato secchi di vernice rossa, tentando di entrare negli uffici. Si sono sentiti anche due esplosioni, forse petardi o bombe carta. Mentre le forze dell’ordine cercavano di aprire un varco al traffico veicolare, è iniziato anche un lancio di pietre contro di loro e un nuovo tentativo di incursione negli uffici. Tra le richieste avanzate dai manifestanti, quella di chiudere gli uffici di Equitalia oggi in segno di rispetto per i suicidi legati alla crisi economica. (Notizia su Reuters, AGI, La Repubblica, Il Sole 24 Ore, Il Giornale, Quotidiano.net)

giovedì 10 maggio 2012

Il dovere e il rimorso del signor Equitalia



Un giorno dietro i vetri blindati dello sportello, di fronte a rabbia, attesa, disperazione. E alla fine la stessa domanda: "Ma quanto devo pagare?". L'impiegato in trincea però si difende: "Non siamo i gabellieri del terzo millennio, possiamo rimettere in carreggiata una ditta, una persona, una vita". Con una parola magica: "Rateizzazione" di JENNER MELETTI

PADOVA - La signora sembra una statua di sale. Fissa Stefania, "operatrice allo sportello", e non gira mai la testa, così quelli che aspettano il loro turno seduti nell'atrio non vedono che sta piangendo. "Ho un debito con l'Inps, devo pagare 650 euro al mese. Ma adesso quei soldi non li ho perché fino a luglio devo pagare il mutuo per la casa. Potete aspettare? Da agosto in avanti sarò puntuale".
Le facce raccontano già tutto, davanti ai vetri del palazzo padovano di Equitalia Nord spa. Raccontano speranza, rabbia, attesa, disperazione. I cicalini che permettono il dialogo attraverso i vetri blindati mettono in un frullatore le stesse parole: ipoteca, notifica, ammortamento, rata, verifica, cartella, scadenza, bollettino...
Alla fine, la stessa domanda: "Ma quanto devo pagare?". Voci sussurrate, come nell'anticamera di un medico. "Se qualcuno grida o batte i pugni sullo sportello arrivo subito io", dice Franco Marchiori, responsabile del settore "incassi e servizi ai contribuenti". "Lo invito in uno di questi salottini delle informazioni, dove non ci sono vetri divisori. Ascolto i problemi, cerco di dare risposte. L'importante è tenere a mente che chi si presenta qui è comunque una persona che vuole pagare le tasse, anche se in ritardo. È una persona che è nei guai ma che ha il diritto di avere una speranza. Purtroppo c'è anche chi si tiene tutto dentro, non si presenta nemmeno ai nostri sportelli. E così ogni mattina, quando prendi in mano il giornale, hai paura".
Dalle 200 alle 400 persone al giorno arrivano qui, davanti a tre sportelli "Informazione" e agli otto sportelli "Cassa" dell'unica sede Equitalia di Padova e provincia. Una fila continua dalle 8,25 alle 13,25, il giovedì anche dalle 14,20 alle 15,45. "Lo so - dice Franco Marchiori - non facciamo il mestiere più bello del mondo. Ma gli esattori ci sono sempre stati e noi cerchiamo di fare questo lavoro nel modo più civile possibile.
"Usurai" e "Assassini", hanno scritto sui muri del palazzo e questo ci fa male, anche perché chi pensa che noi siamo davvero così non viene a chiedere il nostro aiuto. E noi siamo i soli che possono rimettere in carreggiata una ditta, una persona, una vita". Un giorno dietro i vetri blindati, per raccontare i volti e i problemi di chi va "da quelli delle tasse" e le risposte che riceve. "C'è un clima pesante, attorno a noi, dopo tutte le notizie di suicidi, di proteste, di minacce... Vede quel signore che sta uscendo? Mi ha appena detto che, venendo qui, aveva paura di essere arrestato ".
È un artigiano polacco, sui 40 anni. "Lavora in Italia da sempre ma quattro anni fa è andato in crisi, con il lavoro e con la famiglia. Gli è arrivata una prima cartella da pagare, tre anni fa, per 70.000 euro, per evasione dell'Iva e dei contributi Inps. Il suo "consulente" gli aveva detto di fare finta di nulla. Adesso il debito è cresciuto, siamo a 103mila euro e anche con dentro la paura delle manette finalmente è venuto da noi. Gli ho spiegato che il debito si può rateizzare, che potrà pagare in sei anni. Mi ha ringraziato".
"Se accetti la rateizzazione - racconta Mauro Bronzato, direttore generale Equitalia del Veneto - significa che ti metti a posto, non sei più un evasore e l'Inps può rilasciare il Durc, il documento unico regolarità contributiva. L'artigiano polacco potrà così riprendere il lavoro e partecipare ad appalti e bandi, non essendo più considerato un soggetto moroso. Certo, il debito resta ma non ci sono più gli interessi di mora. Io penso che la rateizzazione sia lo strumento più utile per abbattere la disperazione. Fino a marzo, per poter fare questa operazione, dovevi chiedere l'autorizzazione all'ente creditore, come l'Inps, l'Agenzia delle entrate, ecc. E sopra i 50.000 euro si doveva fare una fidejussione. Adesso le rate sono approvate e decise da noi, anche in cinque minuti per importi fino a 20.000 euro e con tempi appena più lunghi per importi superiori. A tutto il mese di marzo Equitalia aveva già rateizzato 20 miliardi di debiti, un miliardo solo qui nel Veneto. E proprio oggi abbiamo ricevuto una nuova disposizione: si possono accettare anche rate a importo crescente. Se un imprenditore è in crisi pagherà meno nei primi mesi dopo la ripresa dell'attività e sarà in grado di sostenere una spesa maggiore quando l'attività sarà a pieno regime".
“Sappiamo - dice il direttore regionale - che la gente non è mai entrata volentieri nei nostri uffici. Ma noi andiamo in giro, soprattutto nelle associazioni di categoria, a ripetere che solo ai nostri sportelli si può trovare una prospettiva. Certo, dopo l'incontro il debitore non si mette certo a fare salti di gioia. Sa che ci deve dei soldi e deve pagarli davvero. Ma almeno ha idee chiare su come muoversi e sa quanto tempo ha a disposizione. Può sembrare strano, ma c'è chi ci ringrazia. Certo, l'inizio del colloquio non è mai facile. Oltre a chi chiede uno sconto c'è chi pensa che se paghi la metà subito l'altra metà sarà abbuonata. Ma l'importante è arrivare a un progetto di rientro dal debito. Solo così sei sicuro - diciamo la verità: speri - di non trovare sul giornale del giorno dopo il nome di chi ha deciso di arrendersi. No, non ci sentiamo i "gabellieri" del terzo millennio, ma sappiamo che il nostro lavoro ha un impatto pesante. Per questo cerchiamo di farlo nel mondo meno invasivo possibile".
Franco Marchiori presenta i colleghi blindati dietro ai vetri. "Ecco Ilaria, Giorgio, Stefania, Mara, Giovanni, Francesco...".
"In fondo - racconta - siamo un po' come i confessori che ascoltano storie piccole e altre enormi. C'è il signore che viene a pagare una decine di multe che non sapeva di avere ricevuto e intanto guarda il figlio - era lui a guidare l'auto del padre - come per dirgli: appena fuori, facciamo i conti. C'è chi arriva qui per il canone tv non pagato e chi invece ha evaso 20 milioni di Iva. Quel signore che adesso sta preparando un progetto per le rate con il mio collega è un artigiano che è nei guai e non per colpa sua. Ha dato i soldi per le tasse a un consulente e questi è sparito. 'Se lo trovo gli sparo', mi ha detto. 'Se lo trovate voi avvisatemi così lo accoppo'. Ci sono storie paradossali. Un'operaia ha lavorato senza ricevere mai i contributi e adesso è lei che deve pagarne una parte, per corresponsabilità. Un'altra dipendente è venuta qui a pagare le tasse che dovevano essere pagate dal suo datore di lavoro. 'Lo faccio per non perdere il posto', mi ha detto".
Al Ciao bar, di fronte a Equitalia, raccontano che "una volta erano tanti gli incazzati che uscivano da lì dentro e venivano qui a bere per consolarsi". "Adesso quasi tutti hanno alzato bandiera bianca. Sanno che al massimo puoi chiedere di non pagare tutto e subito".
Oggi non c'è ressa, ma ci sono sempre persone in attesa. "Equitalia, per un Paese più giusto", annuncia un manifesto. "Ho un bar - racconta Gerardo - e fra cento tasse te ne puoi dimenticare una. E così ho pagato il triplo, più 1.300 euro per l'avvocato che mi ha accompagnato qui, un'ora in tutto".
Tatiana racconta la storia dello zio arrivato da Chisinau. "Quattro anni fa ha avuto un colpo al cuore e non ha più lavorato. Ma le tasse sono arrivate ugualmente. Sono venuta a chiedere come potrò pagare 9.300 euro". Un anziano investe Martina, bancone di Prima accoglienza. "È vostra questa lettera? Io il canone tv l'ho pagato". "No, guardi, è dell'Agenzia delle entrate". "Stavolta ghe sparo". "Scusi, ma quanti anni ha?". "Ottanta". "Lo sa che dopo i 75 non si paga più il canone? ". La signora con 650 euro di debito al mese con l'Inps è appena uscita con le lacrime agli occhi. Ma almeno un nonno lascia felice il palazzo delle tasse
(10 maggio 2012)

domenica 6 maggio 2012

Primo maggio 2012


Primo maggio 2012 Roma: ultimatum a Monti



Camusso: "Se lo spartito non cambia, non vediamo la differenza tra questo esecutivo e quello precedente". Cgil, Cisl e Uil chiedono un cambio di marcia a partire dal fisco, dal reddito da lavoro e pensioni, e dalla tassa sulla prima casa. 

di Davide Orecchio

Una festa difficile, e forse tutto tranne che una festa, questo primo maggio 2012. Dal palco di Rieti, dove hanno tenuto la manifestazione nazionale, i leader di Cgil, Cisl e Uil hanno speso parole forti rivolgendosi direttamente al governo per chiedere un “cambio di marcia”, un “cambio di spartito”. La fine della politica del rigore a senso unico, solo sulle spalle di lavoratori e pensionati. Cambiamenti immediati soprattutto sul fisco: sulle tasse che colpiscono il lavoro e sulle nuove tasse su prime case e carburanti: un tema sul quale le tre confederazioni registrano una sintonia molto alta, e a partire dal quale hanno promesso di proseguire la mobilitazione nei prossimi giorni.
    Angeletti - “Stanno facendo di tutto per rovinarci la festa”, ha detto Luigi Angeletti (segretario generale della Uil) parlando dal palco. In Italia “una persona che vive solo del proprio lavoro è costretta a subire prepotenze” continue. Angeletti ha ricordato che il governo aveva promesso “tre cose”: “Risanare i conti pubblici, fare una politica della crescita, e fare anche un po’ di giustizia sociale e di equità. Sono stati rigorosissimi e veloci per fare tutto ciò che serviva per risanare i conti dello stato ma l’hanno fatto in modo tale che solo dipendenti e pensionati pagheranno il conto. Ci accusano di fare demagogia ma noi siamo molto responsabili. Nel nostro paese – ha proseguito Angeletti - i lavoratori dipendenti pagano più tasse dei loro datori di lavoro. La nostra non è demagogia, è semplicemente non dire bugie, non raccontare un Italia diversa da quella che in realtà è”.
    Il segretario generale della Uil si è poi detto pronto a togliersi il cappello se il governo riuscirà a tagliare i costi della politica, a partire dall'eliminazione delle Province. “La vera prova - ha detto a proposito della nomina dei tecnici Bondi, Amato e Giavazzi – è vedere se sono capaci di tagliare i costi della politica e di prendersela con i più forti. Il presidente Bce ha detto di tagliare le Province, se lo facessero mi toglierei il cappello. Dovrebbero tagliare 5 miliardi di costi della politica. Potrebbero farlo con un decreto e metterci la fiducia. Per i risparmi di 20 miliardi sulle pensioni ci hanno messo un giorno”.
   “La riforma previdenziale per noi tragica – ha proseguito Angeletti - è stata fatta in 15 giorni tagliando per decine di miliardi di euro le nostre pensioni. Ma si può salvare un paese uccidendo i cittadini?”. “Sono stato facile profeta a dire che il tasso di disoccupazione sarebbe andato a due cifre nel 2012”, ma la verità, secondo Angeletti, è che la politica del governo “sta uccidendo il paese e noi abbiamo il dovere politico ma innanzitutto morale di contrastare queste scelte. Questo è un Primo maggio che deve segnare una svolta, un cambiamento del nostro atteggiamento nei confronti del governo. È ora di cambiare marcia. Dobbiamo mettere in campo tutte le iniziative e tutta la nostra forza e pressione per convincere i cittadini italiani che è ora di cambiare politica, non escludiamo nessuna iniziativa”.
Bonanni - “Non ci rassegneremo al declino”, ha detto invece il segretario generale Cisl, Raffaele Bonanni. La Cisl chiede di “far sparire la tassa sulla prima casa perché lavoratori e pensionati più di una casa non ce l'hanno”. Ha detto Bonanni: “Ci hanno caricati come muli - a proposito delle imposte sui lavoratori dipendenti e pensionati - abbiamo chiesto la patrimoniale e il governo l'ha fatta a carico dei poveri'. Bonanni è quindi tornato a chiedere di abbassare la pressione fiscale sui redditi da lavoro dipendente e da pensione.
    Poi un appello per rilanciare la crescita sbloccando tutte le opere pubbliche “che sono ferme”. Il leader Cisl ha quindi annunciato iniziative nelle prossime giornate in tutta italia: sul fisco e sulla vicenda della crescita, “programmeremo iniziative in tutta Italia, e servirà a creare un nuovo clima una nuova condizione”.
    Camusso - “La festa del lavoro si deve festeggiare sempre, anche in anni così difficili come questo, perché bisogna rimettere il lavoro al centro”: così ha esordito Susanna Camusso, leader della Cgil, concludendo la giornata reatina. Camusso ha poi rivolto un pensiero ai “troppi che in questi mesi hanno fatto la scelta più tragica, quella di togliersi la vita” chiedendo alla piazza di “rendere omaggio a tutti loro come ai caduti sul lavoro”. “Questo è il Primo maggio che dedichiamo a chi il lavoro l’ha perso, lo cerca e non lo trova, o alle vittime della riforma previdenziale sbagliata e ingiusta, che si ritrovano sulla strada”.
    Il leader Cgil sottolinea che la politica del rigore è ottusa, “l’Europa sta sbagliando”, è una “politica miope e sbagliata”. “Questo governo deve capire: non servono i tecnici dei tecnici”, e per Camusso bisogna “smettere di aggredire il reddito di lavoratori e pensionati. Provino a guardare un paese che non ce la fa più”. “A chi ci racconta che non c’è un’alternativa al rigore, noi diciamo che c’è: colpire chi ha di più e che nella crisi non ha mai pagato. Si cominci a guardare alle rendite, ai patrimoni, alla finanza e al denaro”. Perché, ha scandito Camusso, “non sono i lavoratori e i pensionati coloro che hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità”.
    Tra le proposte alternative lanciate dalla Cgil: “Perché non si fa l’accordo con la Svizzera sui capitali in fuga? Perché non si dà priorità alla legge sulla corruzione, o si reintroduce il falso in bilancio?”. E l’Ici sulle prime case introdotta dal governo “non va bene. Si continua ad avere un’idea che non è progressiva”.
    Camusso chiede quindi al governo di “cambiare spartito” perché in questo modo non si vede la differenza, “non vediamo la differenza tra questo esecutivo e quello precedente”. “Possiamo dire che se non si cambia spartito non vediamo la differenza tra il prima e il dopo. Sul mercato del lavoro non ci hanno convinto quando hanno detto che bisognava ridurre le forme precarie e poi le hanno lasciate tutte. Gli ammortizzatori universali sono più piccoli di quelli che avevamo prima”, per non parlare dei licenziamenti facili.
    La Cgil chiede risposte a partire dal fisco: “Vogliamo una risposta quest’anno sul reddito dei lavoratori e dei pensionati. Si detassi la tredicesima e si diano delle risorse, e poi nel 2013 si faccia la riforma strutturale. Si faccia davvero solidarietà. Quando il risparmio è taglio alla scuola e alla sanità, non si sta risparmiando, si uccidono le risorse per i giovani di questo paese”.
    “Continueremo nella mobilitazione per il fisco e per la crescita – ha promesso il segretario Cgil -. Ci mobiliteremo perché non sopportiamo più un paese che degrada continuamente”. Infine Camusso ha lanciato un invito a firmare l’appello “Mai più complici” per una legge sul femminicidio: “55 donne uccise dall’inizio dell’anno sono una strage impossibile”.

venerdì 4 maggio 2012

Quale Democrazia?

La storia si ripete, ma chi deve leggerla e interpretarla per noi è sempre ignorante o ci fa. Che siano buttanieri conclamati, ladri della Lega Nord, parassiti mafiosi o TECNICI la musica non cambia e i POTERI FORTI SONO SEMPRE QUELLI CHE DETTANO LE REGOLE DELLA NOSTRA VITA .... DEMOCRAZIA? Se questa è democrazia allora non è una formula che funziona. Ma se leggiamo i fatti e guardiamo con attenzione i protagonisti in faccia, escludendo l'arbitro (il Presidente) che deve salvare tutto e tutti e che sin qui è l'unica figura istituzionale della prima e della seconda repubblica che fa il suo dovere, vediamo solo un volto che si chiama: DITTATURA MEDIATICA ED ECONOMICA.
Come è potuta nascere e svilupparsi questa DITTATURA in DEMOCRAZIA?
Ha utilizzato il cavallo di battaglia della modernizzazione e della globalizzazione per operare: 
1) La distruzione della Carta Costituzionale;
2) L'abolizione dello Stato sociale solidale;
3) La distruzione della scuola PUBBLICA;
4) L'abolizione, la progressiva distruzione e sostituzione con strumenti di polizia finanziaria(gabelle) della solidarietà sociale con la convenienza economica;
5) La pressione fiscale sempre più alta e intrusiva che è  a spese dei più deboli e di quelli che non possono sfuggire al controllo esasperato dei Poteri Pubblici(EQUITALIA è un cancro italiano che affama e distrugge le famiglie, ha mano libera e può permettersi di mandare cartelle anche false e pignorare la casa di chi ha lavorato una vita per costruirsela per trenta sporchi denari. Ma guai a dire di tassare i GRANDI PATRIMONI IMMOBILIARI DEI BARONI DELLA FINANZA ITALIANA CHE NON PRODUCONO ALCUN VALORE AGGIUNTO E NESSUN REDDITO ALL'ECONOMIA ITALIANA, quelli non si toccano come non si toccano le BANCHE CHE SI POSSONO PERMETTERE DI DETTARE LEGGE E DI ELUDERE ED ELIDERE LE LEGGI ( vedi anatocisma, tassi da usura e richieste, solo a chi lavora e produce, di contropartite immobiliari esagerate));
6) La Televisione spazzatura che droga i giovani e li atrofizza nel teleschermo dove l'apparire è sempre più importante dell'esssere. ( Quanti giovani oggi leggono? Pochissimi. E quanti sanno parlare ed esprimere in italiano quasi corretto le loro idee ed opinioni? Ancora meno. Quanti giovani hanno il culto dell'approfondimento e della ricerca? Pochi. Se non leggono, non sanno parlare, non sanno nemmeno costruire e allora a chi dovremmo affidarci per lo sviluppo del NOSTRO PAESE? Ai Poteri occulti economici mondiali che dividono la gente in categorie merceologiche! Questo sistema può essere mai DEMOCRATICO? ?????????
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L'avvento, quindi, della seconda repubblica (con la erre minuscola) non ha portato ad una DEMOCRAZIA PIU' MATURA, ma alla sostituzione graduale, continua e inarrestabile del VIRUS della MEDIOCRAZIA e DEI POTERI MULTINAZIONALI ECONOMICI. 
L'uomo che Leonardo aveva messo al centro oggi è solo una merce e persino quelli che si erano attaccati al carro del vincitore (la destra che voleva sdoganarsi dal fascismo) oggi ha paura del Mostro che ha creato. 
Non mi preoccupa la ricerca di nuove soluzioni, inutili quanto barocche ad una crisi che nel capitalismo globale è una forma di guerra non dichiarata che si comatte che lascia le sue vittime sul capo (il POPOLO SOVRANO è TRA QUESTE VITTIME insieme alla sua "finta" Democrazia), non mi preoccupano Bossi, ladrone, o Berlusconi, imbroglione e buttaniere, un uomo piccolo in tutti i sensi, ma CHI STA DIETRO A TUTTO QUESTO: LE BANCHE e I FINANZIERI che muovono le loro pedine per strozzare le DEMOCRAZIE e per costringerle a spremere i più deboli per la LEGGE DELLA SPECULAZIONE che CREA RICCHEZZE PER POCHI E FAME E DISPERAZIONE PER MOLTISSIMI.
Ugo Arioti