sabato 26 dicembre 2015

EPISTEME 2016 - TEATRO IDENTITA'

Palermo, città del mito e della pazzia, nella sua identità teatrale e tragica si vuole svelare a tutti! Un viaggio al limite tra fantasia e ragione che non lascia respiro, nella capitale del Mediterraneo......


2016
NON MANCATE
PALERMO BIBBLIOTECA VITTORIETTI
COMPLESSO DELLO STERI
PIAZZA MARINA

giovedì 17 dicembre 2015

Is, ucciso giornalista siriano: denunciava i crimini dello Stato islamico a Raqqa


 

 
Ahmoud Mohamed al-Mousa è stato assassinato da un gruppo di uomini mascherati, a Idlib. Faceva parte del collettivo di informazione Raqqa is Being Slaughtered Silently (RBSS), nato nel 2014 e vincitore del premio CPJ. La sua morte è stata comunicata su Twitter

RAQQA - La guerra siriana, in particolare quella più silenziosa che sta distruggendo Raqqa, gli abusi dell'Is, la violenza dello Stato islamico, erano l'oggetto dei suoi reportage, ed è a causa di ciò che scriveva che il giornalista siriano Ahmoud Mohamed al-Mousa è stato assassinato da un gruppo di uomini mascherati, a Idlib. Non è il primo.
l-Mousa faceva parte del collettivo di informazione chiamato Raqqa is Being Slaughtered Silently (RBSS). Il massacro silenzioso di Raqqa. La sua morte è stata comunicata su Twitter dal gruppo, senza fornire ulteriori dettagli.

Da quando è stato costituito nel aprile 2014, almeno altri tre membri del RBSS, collettivo premiato lo scorso mese dal Committee to Protect Journalists (CPJ) con il premio libertà di stampa internazionale 2015, sono stati uccisi dall'Is. Lo scorso ottobre, Ibrahim al-Qader Abd e il giornalista Fares Hamadi a Urfa, in Turchia sud-orientale. Nel maggio del 2014, Al-Moutaz Bellah Ibrahim è stato rapito e ucciso.

Una squadra di giovani reporter, in prima liena, a descrivere la guerra del proprio Paese, a documentare le conseguenze degli attacchi aerei, dei droni, il massacro di una città chiave, considerata il quartier generale e la capitale dello Stato islamico e bombardata dalla Coalizione che ha aumentato gli sforzi come ritorsione degli attentati di Parigi del 13 novembre.

Il CPJ che ha sede a New York ha rilasciato una dichiarazione che condanna l'assassinio. Il suo direttore esecutivo, Joel Simon, ha detto: "Solo poche settimane fa, circa 900 giornalisti, avevano dimostrato solidarietà all'collettivo di Raqqa. Ci ritroviamo ancora qui, tutti in piedi, di nuovo insieme, questa volta in lutto".

 

Lutto nel mondo della Fotografia a Palermo

 

Lutto nel mondo della fotografia a Palermo, è morta Rita Cricchio

 
PALERMO. Lutto nel mondo della fotografia a Palermo. E’ morta questa notte Rita Cricchio, fotografa palermitana molto apprezzata nell'ambito della cultura siciliana. La Cricchio ha insegnato discipline pittoriche al Liceo Artistico e ha studiato decorazione alle Belle Arti di Palermo.
Rita Cricchio ha fotografato tanti personaggi celebri del mondo dello spettacolo e della cultura. Una mostra, infatti, è stata quella sui i “Primi piani dello spettacolo”, nella quale venivano ritratti attori di teatro e cantanti in scena a Palermo. Tra le foto scattate in scena quelle di Hanna Schygulla, Fabrizio De Andrè, Patty Pravo, Giorgio Albertazzi, Katia Ricciarelli.


mercoledì 16 dicembre 2015

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il Socialismo democratico europeo è morto?


Ri-Ri-

 

L'ex leader di Ri-fondazione annuncia che il Socialismo

democratico europeo – già dichiarato morto e ri-morto – sia

ora definitivamente ri-ri-morto. Ma per fortuna non è vero.

 

di Andrea Ermano

 

L'ex leader di Rifondazione, Fausto Bertinotti, nel suo ultimo libro-intervista con Carlo Formenti, Rosso di sera (Editoriale Jaca Book, Milano, 2015) prende le mosse dal crollo del comunismo sovietico per dimostrare il simultaneo crollo del socialismo democratico europeo:simul stabunt, simul cadent.

    La caduta del Muro di Berlino, argomenta Bertinotti, sembravadover prefigurare un grande futuro per la socialdemocrazia, "regalandole" (!) il monopolio della rappresentanza dei principi e dei valori della sinistra. Invece, l'anno 1989, sempre secondo Bertinotti, non avrebbe segnato solo la fine del comunismo, ma anche quella di tutte le forze che si richiamavano in varia misura alla tradizione del movimento operaio, socialisti e socialdemocratici compresi.

    Il libro-intervista meriterebbe una recensione su varie questioni, su cui ci auguriamo sinceramente di ritornare presto, nel senso che sarebbe bello nei prossimi mesi potersi dedicare anche a temi un po' leggeri, e non dover rincorrere solo gli eventi gravi e drammatici di questi giorni di guerra, eventi che (statene certi) risulterebbero ben più drammatici e gravi senza l'apporto di ragionevolezza e umanità dei socialisti europei.

    Qui dobbiamo limitarci alla tesi di fondo dell'ex presidente della Camera e cioè che la socialdemocrazia sarebbe irrevocabilmente defunta. Sarà vero? I socialisti continuano a essere il secondo gruppo al Parlamento di Strasburgo e formazioni facenti capo al PSE influiscono in modo determinante sulle politiche dei governi o delle opposizioni di praticamente tutti i paesi dell'Europa occidentale nonché di molte altre nazioni del mondo, mentre un bel po' di socialdemocrazia risuona sia negli atti e nei discorsi di Papa Bergoglio, sia all'interno del Partito Democratico americano e, con Obama, fin dentro la Casa Bianca. In particolare c'è un punto di principio sempre più evidente a chiunque: senza un forte regolatore sociale anche lo "stato di diritto" e lo stesso "libero mercato" appaiono destinati al collasso, sicché occorre urgentemente rafforzare gli istituti di governance democratica globale. Willy Brand e Helmut Schmidt dicevano queste cose tre decenni or sono, ai tempi del liberalismo "duro e puro" alla Reagan-Thatcher, che oggi certo non rappresenta più, quanto meno sul piano delle idee, se non ancora su quello della prassi, il mainstreamdell'Occidente.

    Ed ecco dunque che, nonostante essa costituisca un oggetto impossibile, secondo Bertinotti, privo di fondamento storico, fisico e financo ontologico, la socialdemocrazia continua a rappresentare una tradizione politica tutto sommato affidabile per decine di milioni di elettori e per una miriade di forze di sinistra organizzate su tutto il territorio del nostro continente.

    Ma proprio questo sarebbe un gran male – puntualizza il presidente emerito della Camera. Sì, questa "persistenza" del caro estinto sarebbe un gran male in quanto precluderebbe e pregiudicherebbe quel vero rinnovamento catartico della sinistra nel nostro continente che Bertinotti attende come una specie di evento "messianico".

    Questa è, dunque, la necessità sulla cui base l'ex leader di Ri-fondazione sente l'esigenza di affermare, ri-badire e ri-ri-petere che la morte socialista è assolutamente sicura, ri-sicura, ri-ri-sicura.

    Perché – questa la tesi bertinottiana – la socialdemocrazia è potuta esistere solo grazie a una dialettica tra forme di capitalismo e di comunismo che non ci sono più. Una volta c'era infatti il capitalismo ancora "tollerante" nella sua fase proto-industriale e fordista, mentre oggi a esso è subentrato un capitalismo finanziario globale tendenzialmente totalitario; e c'era inoltre una concorrenza sistemica dell'Unione Sovietica che, premendo sull'Occidente, costringeva questi a sviluppare politiche sociali avanzate.

    Venendo meno la tolleranza capitalista e la pressione comunista, la Socialdemocrazia europea non può più esistere. Sostiene Fausto Bertinotti.

    E in Italia? Tutti sappiamo che nel nostro Paese il socialismo è stato ammazzato "definitivamente" almeno tre volte: 1) da Bava Beccaris nel 1898 quando il generale prese a cannonate le famiglie operaie in protesta contro l'aumento del prezzo del pane; 2) poi ancora da Mussolini durante il famigerato ventennio, a partire dall'incendio dell'Avanti! e dalla rivendicazione dell'assassinio di Matteotti, 3) poi da ultimo nel 1993 durante "Tangentopoli" quando Bettino Craxi venne additato al pubblico ludibrio quale principale responsabile di un malcostume invece assai più antico e diffuso (dopodiché, eliminato il capro espiatorio, della lotta alla corruzione ci è curati poco o punto).

Ebbene, a ventidue anni da questa terza, a novantuno dalla seconda e a centodiciassette dalla prima morte "definitiva" del Psi, c'è da davvero spazientirsi dinnanzi all'ennesimo "volo del calabrone", dinnanzi ai segni evidenti nella società italiana, che vanno da un’agguerrita galassia associativa alle diffuse rivendicazioni sui temi della pace, dei diritti e del lavoro, senza contare che in un modo o nell'altro, dopo mille peregrinazioni, il primo partito del Paese, cioè il PD fa parte del PSE.

    Dunque, sarà pur vero che il capitalismo finanziario globale cela in sé una tendenza totalitaria. E non è sbagliato sostenere che nel 1989 insieme all'Urss e al Muro crollò anche un fattore di concorrenza sistemica in tema di stato sociale. Tuttavia, non si possono ridurre centocinquant’anni di Socialdemocrazia europea a una sorta di doppia subalternità, per un verso rispetto al capitalismo benevolente, per l'altro rispetto a un'Unione sovietica dapprima soccorrente e infine soccombente.

    Andiamo, la tesi di una subalternità socialdemocratica rispetto all'Urss è un macroscopico anacronismo. Basti dire che la nostra testata – L'Avvenire dei lavoratori – esisteva già da una ventina d'anni quando iniziò a pubblicare alcuni testi di Vladimir Ilič Uljanov Lenin. Correva l'anno fatidico 1917 e L’ADL condivideva allora la battaglia pacifista zimmerwaldiana con il futuro fondatore dell'URSS, ma alcuni suoi articoli furono ospitati non senza che la redazione puntualizzasse il proprio contestuale dissenso rispetto a un certo modo bolscevico di piegare tutto all'ideologia, senz'alcun rispetto verso la dignità del vero e dell'avversario politico. Ma lo stesso Lenin non si sarebbe mai nemmeno lontanamente sognato di autoproclamarsi "ragion d'essere della Socialdemocrazia" europea.

    Quanto alla "tolleranza" proto-capitalista… questa tesi semplicemente non tiene conto di una lunga storia di massacri e persecuzioni.

    Infine, Bertinotti sostiene che la socialdemocrazia impedirebbe l'emergere di nuove posizioni a sinistra. Ma allora non si spiegano per esempio l'ascesa di Jeremy Corbyn alla guida del Labour britannico e mille altri fermenti all'interno della famiglia politica socialista, fermenti di cui, si parva licet, viene dato conto da queste colonne non da ieri, ma durante una lunga storia di lotte non interrotte.

    Insomma, senz'alcun dubbio, assistiamo a una crisi profonda della Politica in quanto tale, ma da ciò non si può far certo discendere che le ispirazioni ideali e l'azione del socialismo europeo sarebbero assenti dalla vita o dal dibattito contemporanei. Anzi, è persino possibile che proprio dalla socialdemocrazia si debba ripartire per riconquistare un lembo minimo di autonomia collettiva rispetto ai dispositivi mortiferi del tardo capitalismo globalizzato.

 

 

venerdì 11 dicembre 2015

Omaggio ad Arthur Rimbaud - L'eternità

L'eternita    (Arthur Rimbaud)

È ritrovata.
Che cosa? L'Eternità.
È il mare andato via
Col sole.

Anima sentinella,
Mormoriamo la confessione
Della notte così nulla
E del giorno di fuoco.

Dagli umani suffragi,
Dai comuni slanci
Lì tu ti liberi
E voli a seconda.

Poiché soltanto da voi,
Braci di raso,
Il Dovere si esala
Senza dire: finalmente.

Là nessuna speranza,
Nessun orietur.
Scienza con pazienza,
Il supplizio è certo.

È ritrovata.
Che cosa? - l'Eternità
È il mare andato via
Col sole.

All’eternità

Sono io il Mare!
Guardami.
Sei andato al Sole?
Con lui, si!
Nell’infinito che si fa bosco e notte.

Voglio, stasera, cantare Rimbaud!
Sciocco, perditi e godi!
No.

Sono io il Mare!
Vivo nell’infinito che si fa bosco e notte.
Silente e misterioso
mentre, lascio,
nel viaggio,
il mio sudario d’oro
tra fumi e fiumi di raso e perle.

Vieni Rimbaud,
andiamo al mare,
noi che veniamo dall’Oceano!
Tutto, ora, è in noi.
Vive e muore in un lampo,
tristezza e gioia,
passione e saggezza,
immortale,
immane,
inesorabile,
e, sempre, eterna e uguale.

Sono io il Mare!
Nell’infinito che si fa bosco e notte.


(Ugo Arioti)

giovedì 10 dicembre 2015

MAR MORTO ...

Due che  galleggiano sul ... m ... morto

Racconti della domenica: Ricordi piccini (Ugo Arioti)


Ricordi piccini

 


Certe volte, la notte, salivo sul tetto e me ne stavo lassù. Le gru sonnecchianti e stridule sparse per la murata buia mandavano raggi, luci gialle e bianche.

A qualche chilometro dalla terrazza di quell’antica casa, il porto, con le sue grandi navi bianche e la loro fosforescenza, era un lampo magenta sotto il mare e il cielo neri come la pece.

Stringevo le ginocchia al petto magro, mentre una brezza leggera accarezzava le mie mani nude scheggiate dalle pietre e dai rami del bosco dietro la grande casa dei nonni.
Altre notti guardavo le scariche elettriche esplodere nella pianura urbana della conca d’oro, i fulmini sono come vene accecanti che si piantano tra le nubi e, volando come impazziti in un turbine di luce bianca accecante, vanno a morire sulla terra nuda e sulle pietre e sugli alberi e sulle case.

Certe volte mi rintanavo nel tetto morto tra brividi di gioia e di paura. Mangiavo grappoli di uva passa appesa alle assi della copertura. Mangiavo pomodori e fichi secchi. E la paura era un gioco.

Certe volte, correndo come un capriolo, tra rocce e sentieri impervi di montagna, catturavo farfalle e coleotteri, senza un motivo preciso. Libero e incosciente come una forza della natura. Era un tempo bambino che cresceva insieme a me e impazziva e si sfrenava nelle fantasie di un piccolo corpo di cervo volante.

Certe volte vedevo un angelo, uno grazioso e forte, che mi seguiva sorridente e mi accarezzava lieve come un soffio di vento.

Certe volte …

mercoledì 9 dicembre 2015

AC Kalliope Massafra (Taranto) : Donne e lavoro di sara Positano

Venerdì  11 Dicembre alle ore 18.30 nel Centro Culturale Kalliope (vico de Notaristefani, 6) a Massafra si terrà un incontro a tema  sulla condizione femminile. Sarà anche presentato il libro “Donne e lavoro nella letteratura italiana di fine Ottocento” di Sara Positano.
 
All’incontro sarà presente l’autore.
 
Commenta: avv. Tinelli Francesca
 
Coordina: avv. Silvestri Gaia
 
 

Il libro
Come le scrittrici italiane di fine Ottocento e primo Novecento hanno rappresentato la donna nelle sue vesti di lavoratrice? Quali immagini e considerazioni emergono sul ruolo femminile e sui nuovi compiti cui veniva chiamata?
Serve, stiratrici, mondine, operaie, maestre rurali, scrittrici, giornaliste, attrici e chanteuses scorrono nelle pagine di Marchesa Colombi, Matilde Serao, Clarice Tartufari, Annie Vivanti e di altre firme ancora, note e meno note. Istantanee o ritratti a tutto tondo che fotografano il passaggio della storica “metà dell’uomo” al di fuori del protetto focolare domestico. Personaggi inattesi, le protagoniste testimoniano l’inedita eppur rilevante partecipazione della donna ai processi sociali contemporanei, il suo ingresso nei settori della produzione economica e culturale.
Nel controverso scenario, i brani tratti dai romanzi quasi a mo’ di antologia illustrano anche la visione femminile dinanzi alla questione lavorativa e rivelano le proiezioni della società italiana postunitaria sul tema del ruolo sociale della donna, la cui identità, come quella della nazione, necessita di essere (ri)costruita.
 
L’autore
Sara Positano, dottore di ricerca in Italianistica presso l’Università di Padova (tesi in cotutela internazionale con l’Università di Zurigo, Svizzera), si è laureata in Lettere Moderne presso l’Università degli studi di Bari Aldo Moro con uno studio sperimentale rivolto all’analisi delle influenze dell’estetica circense sul teatro d’avanguardia italiano. Ha partecipato a convegni di studio dedicati alla letteratura moderna e comparata. Attualmente vive a Bari, dove lavora per il Ministero della Pubblica Istruzione come insegnante specializzata di scuola primaria. 
 

sabato 5 dicembre 2015

racconti brevi: Il sogno di Rocco Ugo Arioti


Il sogno di Rocco

 


Rocco Barone, in barba al suo cognome, non è mai stato un giocatore di carte professionista. E' nato in un quartiere popolare ai margini della grande città illuminata e sperluccicante, ricca di vetrine e crinoline, che sognava ogni notte: Palermo.

Gli emarginati non vivono in quella parte della città borghese dove un affitto è più che un miraggio per chiunque, figuriamoci per un clochard. Ma i sogni … i sogni nessuno può rubarli. E chi vorrebbe, dite, sinceramente?! Cambiereste la vostra vita, fatta di solite tranquille cose sciorinate in ordine e con un crono programma perfetto assolutamente edonistico e ipocrita (figura sociale) per quella di un salta pasto o di un fromboliere di nuvole? No. Non sforzatevi a rispondere, nemmeno io sarei così temerario, anche se il mio cuore che vive di sentimenti nudi è libero dai trucchi del potere e del dovere.

Rocco, giacca a vento aperta sul davanti(causa fuoriuscita della pancia, o magari era una misura più piccola di quella che gli serviva), maglione grigio a strisce rosse di lana a macramè sovrapposti (vecchio maglione invernale, regalo di una signora a cui era morto il marito già da dieci anni), con ciuffi sbuffanti di fibre pendenti tra l’orlo e le scarpe (vecchie, ma comode), dai jeans scoloriti per davvero, capelli pochi, ricci e disperati, barba ispida, massa ingombrante e passo incerto, con un sacco di plastica pieno di giornali vecchi e due o tre ombrelli raccogliticci sull’altro braccio, sale, come ogni giorno sull’autobus che dalla Stazione Centrale lo porta verso il Gran teatro urbano. Il pullman su cui sale, grazie ad un biglietto regalato da un passeggero arrivato alla meta, attraversa da Sud a Nord tutta la città passando per la grande strada del Novecento (“Piano Giarrusso”) che ricorda l’Esposizione Universale: Il Viale della Libertà, contornato di alberi e di vetrine ricche e luminose, anche di giorno. Così le vede e le dipinge nei suoi sogni tra un cartone e l’altro,

lui, un sandwich umano. Rocco raccoglie e ricicla, senza protestare sul prezzo o sulla fatica vecchi giornali e oggetti abbandonati. Arriva nella grande Piazza dove trionfa la lirica e la canzone d’arte e scende dall’autobus. Strasciconi attraversa la strada e siede sulla panchina della fermata opposta: Libertà-Quintino Sella.  È stanco, soffre d’affanno, ma non è motivo per mancare ad un appuntamento così importante per lui! Cerca nelle tasche del giubbotto qualcosa.

Da un occhiata al biglietto. Si accorge che il suo sogno sta per scadere e si prepara a riprendere l’autobus che lo riporta alla Stazione di partenza.

Per oggi, si torna.

Domani speriamo di trovare un amico che mi dia un biglietto più fresco … per passare un’ora dentro il Natale. Pastore con giornali e vecchi ombrelli dentro il presepe che tutti questi signoroni vestiti per bene conoscono in vetrina e passerella.”

CENTRO CULTURALE KALLIOPE MASSAFRA (TARANTO)




Domenica 6 dicembre 2015
alle ore 21.30 presso il New Enò wine bar a Taranto ritorna la rassegna Anime Migranti – Culture in Movimento dell’Associazione Culturale Maharajah con il concerto di Livia Ferri, che presenterà in veste acustica il suo ultimo lavoro “A Path made by Walking”. Giunto alla decima edizione, la rassegna si dedica già da alcuni anni alla presentazione di nuove produzioni discografiche di qualità con l’intento di riavvicinare il pubblico all’ascolto di musica originale, guidandolo alla scoperta di nuovi artisti. Una scelta in controtendenza, dato il dilagare di cover/tribute band, condivisa con entusiasmo dalla nuova gestione del New Enò, da Ferula Ferita Musica che cura il tour pugliese della cantautrice romana, dall’Associazione Culturale Astra presieduta da Roberto Perchiazzi, che nel 2016 lancerà aiutiamolacultura.it, un blog il cui obiettivo sarà quello di raccogliere e rendere pubbliche le opportunità presenti nel campo della cultura, puntando sui bandi di finanziamento specifici,  sul crowdfunding e sulla cosiddetta fiscalità di vantaggio (2-5-8 per mille, crediti di imposta, etc.).

 

Livia Ferri è una cantautrice. Scrive di vita e di relazioni e le racconta con una chitarra acustica. Un sound personale e riconoscibile fatto di folkrock, di blues, di soul e della miglior indie. Canzoni che nascono per voce e chitarra e con voce e chitarra vengono spesso portate sul palco, dove emerge la sua anima di ottima live performer. Nata a Roma nel 1986, impara da piccola la musica in casa, ascoltandola da un walkman durante lunghi viaggi estivi attraverso l’Europa. Al liceo si appassiona al fado, al folk americano, agli scritti di Jack London e Steinbeck. Suona, legge e scrive, un po’ come tutti. Frequenta il Saint Louis College of Music di Roma, dove studia “songwriting” e, appoggiata dai propri insegnanti tra cui Lello Panico, inizia nel 2009 a scrivere i primi brani. Nel 2011 si diploma in Songwriting. Un lutto in famiglia accresce il desiderio di prendersi cura di sé e degli altri, così Livia nell’estate 2012, affiancata da Black Back Calico Records e M.I.L.K., registra e realizza il suo album di debutto “Taking Care”, presentato a Novembre 2012. Durante il 2013 vengono prodotti i 3 videoclip dei brani “Taking Care”, “Hopefully” e “Cassius Clay e Pavlov”. Contemporaneamente, alterna un’importante collaborazione con la cantautrice Thony, prendendo parte come chitarrista alla sua band, al proprio tour promozionale, che la vede impegnata sia in quartetto acustico che da sola voce e chitarra. E’ in questa veste che raggiunge il 4° posto alle finali del Cornetto Summer of Music – Negramaro Contest 2013 ed apre la data di Roma di Kaki King. Dopo i due anni dolorosi raccontati in “Taking Care”, nel 2015, sostenuto da una campagna di crowdfunding arriva “A Path made by Walking” (BUM!, M.I.L.K.), un album che rappresenta il giorno dopo.

Info e prenotazioni: 3294437931

giovedì 3 dicembre 2015

E in fondo era quello che volevo sentirmi dire - racconti della domenica di Ugo Arioti


E in fondo era quello che volevo sentirmi dire

 


<Sono figlia di una mamma imperfetta. Così imperfetta che da piccola mi ritrovavo a invidiare le mamme delle mie compagne, sempre presenti, ordinate, precise, magari un po’ apprensive. La mia no.> disse guardandomi negli occhi per cercare di capire in anticipo le mie emozioni, ma rispose sua madre, prima che io mi potessi esprimere. “Gli uomini e la loro lentezza” avrà pensato. < A volte l’ansia da prestazione travolge le mamme nel desiderio di fare tutto, in casa e al lavoro, mantenere rapporti sociali, impegnarsi in attività creative, in cucina, nello sport. Spesso però con uno o più bambini al seguito è difficile rispettare tabelle di marcia e impegni pressanti, e si finisce per giocare sul tappeto con i capelli alla meno peggio, magari facendosi recapitare a casa la cena dalla gastronomia del quartiere. Questo non significa essere imperfette, e nemmeno sbagliate.> < Mamma! Smettila di cercare scuse. Mi sta bene che sei così, non ti preoccupare per Giulio! Anche se è un maschio certe cose le capisce.> Sorrisi e mi avvicinai a Marina.

< Ma poi che sarà mai questa benedetta “IMPERFEZIONE”?! E’ un modo di essere …> lanciai come due dadi di una mano sconosciuta e bastarda sul tavolo verde. 

<E’entrata nella vita di mio padre come un ciclone.> Continuò Marina e sua madre:<Avevo tredici anni meno di tuo padre! Ero miss bacio flora allo stabilimento balneare! Tuo padre mi ha …> < Comprendi? Lei bella, di tredici anni più giovane. Devo dire che ci ha tentato anche ad uniformarsi al modello di mamma perfetta che la famiglia allargata di mio padre imponeva. Ma non ci riusciva nemmeno a cannonate. Era più forte di lei! Ricordo i tuoi pianti notturni, mamma. A un certo punto si sono trasformati in canti a squarciagola sotto la luna. Forse solo per sopravvivere a una routine che imprigionava i tuoi sogni, le tue ambizioni. Mentre papà ed io aspettavamo di metterci a tavola, tu eri volata chissà dove. A cercare erbetta medica per i tuoi adorati animali (“vorrei essere un coniglio, così forse avresti più cura di me”, ti rimproverava papà),o  a piantare rose purpuree nel tuo orto. Non mi hai mai regalato bambole né cucine. “Giochi inutili”, dicevi. Così il mio gioco preferito era diventato inventare storie e creare film: sceneggiatrice, regista e costumista, soprattutto, con quello che trovavo nei tuoi armadi stracolmi. Minacciavi spesso di abbandonarci, e non sei mai riuscita ad amare mia sorella come amavi me, incondizionatamente. “Sono stata molto male quando l’ho partorita. Tra la vita e la morte per giorni e giorni e mi sentivo sola” hai ammesso recentemente con candore. Non mi hai mai imposto né chiesto di fare lavori domestici. “Dipingimi un quadro, piuttosto. Te lo pago”, mi dicevi. E in fondo era quello che volevo sentirmi dire … >

Lo sfogo di Marina prosegue! < Quando ti rimproveravo di essere una mamma imperfetta tu mi dicevi che era giunto il momento di spiccare il volo, proprio come fanno gli uccelli che lasciano il nido, spinti fuori dalla mamma se hanno titubanze. Ti ho desiderata convenzionale molte volte, eppure, lontana da te, mi sono trovata a piangere a dirotto all’idea di poterti perdere e di non saper vivere sola. Paura immotivata, tra l’altro, perché stavi benissimo. Finché mi sono decisa a parlarne con uno psicologo. “Questa faccenda di sua madre le taglia le palle”, tagliò corto lui.> Cristina conosceva bene il fuoco che ardeva dentro Marina e sapeva che la figlia la adorava, nonostante le sue imperfezioni. Tentò, comunque, di dare e darsi una giustificazione e, avvicinandosi a sua figlia, la guardò con occhi di donna :< Per svolgere il lavoro di mamma è necessario sentirsi una donna realizzata che sta bene con se stessa. Ma come si fa, quando l'orologio è una presenza costante e incombente nella vita di tutti i giorni? Una delle cose fondamentali è riuscire a ritagliare del tempo per se stesse e per la propria vita privata, senza sentirsi in colpa perché non si passa tutto il proprio tempo libero con i figli.> Ma la ragazza sorridendo le rispose:< Tu sei la mia mamma imperfetta di cui ero innamorata, ma la cui forza continua a farmi paura. Predicavi un lavoro sicuro, parsimonia, ma poi ti sei sempre divertita a spendere fino all’ultimo centesimo nelle tue passioni, che cambiano di volta in volta. Investimenti, li chiami tu. Come quando il merciaio del paese ha chiuso bottega e tu hai rilevato tutto, accatastando bottoni, nastri, colletti, guantini e meravigliosi libroni con i campioni di stoffe nel salotto dove io ho imparato ad apprezzare la moda. Diciamo che la coerenza non è mai stata il tuo forte. Ma ora capisco come deve essersi sentito spiazzato papà, lui così abitudinario e impreparato a fronteggiare l’uragano che gli avrebbe cambiato per sempre la vita. Ovviamente nessuno è riuscito ad arginati. Il tuo spirito va più veloce di ogni regola, di ogni affetto. E sei rimasta te stessa. Il famoso psicologo ti paragonò alla torre di Babele a cui tutto ruota intorno. Io mi sono sempre rifiutata di spezzare quella catena che mi tiene stretto il cuore e, purtroppo, spesso mi intrappola la mente nel terrore di aver preso solo i tuoi difetti. Però so che è grazie alla tua meravigliosa follia se ho avuto il coraggio di inseguire i miei sogni.>

 

Non è un racconto originale, ma è tratto da articoli vari connessi, tuttavia, nello scrivere e accoppiare le sequenze di un dialogo immaginato ho capito che molte cose vanno raccontate e dette perché sono le pietre miliari del nostro viaggio, sempre uguale nella sua direzionalità, ma sempre diverso per la varietà di forme pensate, immaginate e sognate da noi, esseri umani, che crediamo nel dualismo anima corpo e nei sentimenti che li tengono insieme.

Ugo Arioti

mercoledì 2 dicembre 2015

L'Europa non esiste, anzi è un cancro burocratico che strangola i popoli

 
Il sogno di un Europa unita che diventa il bilanciere del Mondo si è definitivamente infranto contro gli scogli dell'esodo biblico dalle guerre che, "l'Occidente civile" governato dalle multinazionali finanziarie capitaliste americano - ebreo - inglesi, ha seminato nel Mondo e in Medio Oriente per controllare, anche con il Terrorismo, i pozzi di petrolio e gli snodi strategici del suo traffico. Dopo Bin Laden ora il califfato della morte, pirati, che occupa una zona ricca di pozzi petroliferi, quelli sottratti all'IRAQ, e la LIBIA, che sotto il dittatore Gheddafi era uno Stato controllabile e unito mentre dopo le bombe americane e francesi oggi è la patria del terrore e non ha un suo governo stabile. L'Europa, o per meglio dire quell'accozzaglia burocratico-affaristica che ha sede a Bruxelles,  per risolvere il problema fomentato da quattro straccioni bulgari, ungheresi e slavi, tratta con l'assassino turco e gli da un assegno da 3 miliardi di euro, rivalutabile non appena Erdogan il sultano mafioso che regge le sorti di una Turchia sempre più Stato canaglia e sempre più fuori dal consesso delle nazioni "civili" e "democratiche", per trattenere agli arresti gli sfollati dalle guerre in Siria e in Iraq. Fa di più, gli promette per premio di annoverare la sua Nazione ottomana tra i rottami di un unione europea che non ha regole o salvaguardie se non per le Banche e le lobbie capitalistiche che vivono succhiando il sangue dei Popoli e la loro sovranità. Erdogan, smascherato dai russi, che traffica con L'Isis, che compra petrolio e vende armi ai terroristi e che abbatte un aereo militare russo,  non perché era dentro i suoi confini, ma perché stava intercettando un carico del sultano turco, l'assassino dell'avvocato dei curdi e il leader che si indigna, falso, se il papa accusa la Turchia di genocidio, di quella infinita strage che è passata sotto silenzio dall'Occidente democratico e civile. Noi, stiamo in questa Europa della morte, e ci indigniamo se ammazzano centinaia di nostri giovani innocenti a Parigi, ma dobbiamo sapere che è questo il giogo in cui viviamo e in cui, come avviene regolarmente da alcuni anni, anche in Italia registriamo. Non esiste più la DEMOCRAZIA e la SOVRANITA' POPOLARE in Europa e in Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e compagni. Renzi, con un colpo di Stato bianco, senza passare da alcuna elezione popolare, anzi era stato rifiutato pure dal suo elettorato che aveva scelto Bersani, regge le sorti di una Nazione preoccupata più a risanare i buchi delle BANCHE, a scapito dei risparmiatori e del Popolo italiano, piuttosto che dalla lotta alla povertà e alla diseguaglianza.
Non stiamo vivendo un momento di sviluppo e di ricostruzione, ma una fase di MAFIA POLITICA che specula e vive sulla pelle della Gente. Mi chiedo quando ci sveglieremo cosa troveremo e cosa riceveranno da noi i nostri figli, che devono andare all'estero per trovare un lavoro dignitoso, oltre ai DEBITI e alle TASSE sempre più onerose e ingiuste. Speriamo e preghiamo perché non si trovino, visto l'evolversi della situazione del Fronte anti Isis, dentro una terza e definitiva guerra mondiale.
 
Ugo Arioti

martedì 1 dicembre 2015

PALERMO CONTRO LA PENA DI MORTE

Anche quest'anno il Comune di Palermo ha aderito all'iniziativa della Comunità di Sant'Egidio "Cities for Life", finalizzata a rafforzare i movimenti abolizionisti della pena capitale in tutto il mondo. Per manifestare la contrarietà di Palermo alla pena di morte, il prospetto di Palazzo delle Aquile è stato illuminato di rosso. "Questo - ha detto il sindaco Orlando - a conferma della costante e pluriennale attenzione nel corso dei miei mandati di sindaco e nella mia vita politica, a favore del processo abolizionista sensibilizzando in ogni parte del mondo i miei interlocutori" Il sindaco ha anche ricordato che Palermo "conferisce la propria cittadinanza onoraria ad ogni condannato a morte" e che proprio nella nostra città "ha chiesto di essere sepolto Joseph o'Dell, per la cui causa di profuse anche la Comunità di Sant'Egidio". "La città e questa amministrazione - ha spiegato il presidente del Consiglio comunale Totò Orlando.- hanno sempre manifestato la loro contrarietà nei confronti di un crimine contro l'uomo. Proprio alcune settimane fa il consiglio comunale ha approvato una mozione sul tema della 'violazione dei diritti umani nel mondo', che impegna il comune ad adottare e a promuovere una serie di atti ed iniziative". (Foto Igor Petyx)
 
 
 

Tanti auguri Zio Woody!

 
AUGURI vecchio zio

Woody Allen

NOI tutti ti abbiamo portato insieme al nostro insostenibile peso dell'essere per ridere di noi stessi e del Mondo che si crede un Pianeta, pensa?
Tanti auguri e ........ tutto quello che vuoi a prezzi di vera convenienza Zio Woody!
 



 
UA e DL

Editoriale di dicembre 2015

In quale tempo ci troviamo? In un tempo di pace? in un tempo di equità, giustizia, libertà, democrazia? Niente di tutto questo. Siamo esuli in patria e figli della tragedia democratica e della affermazione del singolo sulla volontà dei popoli. La democrazia occidentale è solo il fantasma di una forma di sovranità popolare espressa e guidata dai rappresentanti eletti, scelti, dalla gente. Chi ha eletto Matteo Renzi? Un presidente scaduto e golpista: Giorgio Napolitano, osannato solo da chi ha cospirato contro la democrazia prima di lui ed ha intrecciato le sorti del Mondo con il predominio delle multinazionali e delle banche, i padroni di oggi. Non viviamo in pace perché hanno creato uno stato di tensione continua che non garantisce più nessuno e niente contro le guerre inutili e devastanti degli americani e dei loro soci nazi-ebreo-israeliani. Per gestire col terrore le fonti energetiche del Mondo hanno creato il Terrorismo che oggi nel terzo millennio ha, persino, uno Stato suo e vende petrolio ai turchi e agli americani. L'Europa, che non ha saputo nascere federando e unendo, per i popoli, ma è diventata uno strumento in mano alle lobbie delle armi e della speculazione bancaria, resta triste e muta come un cartello segnaletico nel deserto. L'equità, l'uguaglianza e la libertà sono continuamente scarnificate dagli interessi speculativi del grande capitale, ormai al crepuscolo della sua forza imperialista. Noi italiani siamo testimoni di una serie di "Referendum popolari" IMBROGLIATI dalla Casta politica. La stessa Politica oggi in Italia e nel Mondo è diventata un mestiere per azzeccagarbugli, impostori e corrotti. Siamo esuli in Patria che rifiutano altri profughi che scappano dalle guerre che i nostri governanti hanno creato per mantenersi la poltrona. Speriamo che il torpore, da Grande Fratello, che ci hanno messo addosso finisca sotto le bombe dei terroristi del niente che lottano in nome di un "dio minore" (falso) e imbottiscono di droghe quattro poveri ragazzi disgraziati che si fanno saltare in aria in nome di un califfato del niente che come un buco nero risucchia e riproduce il male che l'Occidente capitalistico ha saputo, globalizzando tutto per speculare meglio, seminare. I nostri vecchi dicono, ed è l'unica speranza che ci resta, ma è anche un monito e un grido d'allarme: Chi semina vento raccoglie tempesta. Il problema è che la tempesta è già su di noi.
Meditate gente, meditate.
 
Ugo Arioti

mercoledì 25 novembre 2015

Le mie signore di Sumpetar

PRESENTAZIONE :

ABBIAMO IL PIACERE DI INVITARTI ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI GABRIELLA EBANO. 
 
 
   
 
 
 
BIBLIOTECA POPOLARE "SALVATORE BARRA"
 
 
 
NE DISCUTE CON L'AUTRICE, TOTI COSTANZO
 
                                 DOMENICA 29 NOVEMBRE 2015    ORE 17,30
                                                    VIA BAIDA ,12 PARTINICO

sabato 21 novembre 2015

25 Novembre giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne


Donne, violenza e cultura patriarcale: superare il dolore è possibile
 

Il 25 novembre è la giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, celebrata in Italia dal 2005 e solo da centri antiviolenza e case-rifugio. Poca visibilità per una ricorrenza che ha un compito importante: ricordarci che solo col giusto sostegno - affettivo ed economico - si può dare una speranza alle vittime

di SARA FICOCELLI

E' difficile misurare il dolore. E' difficile stabilire quanto pesa, quanto dura, quanto il suo odore - che è quello della paura - possa essere nauseabondo per chi se lo porta addosso. Ognuno vive la sofferenza in modo diverso. Uno schiaffo può imprimersi nella mente per anni, un livido può non scomparire mai. Per capire a fondo il fenomeno della violenza di genere, perpetrata ovunque nel mondo sulle donne unicamente perché donne, tuttavia, bisogna farlo. Bisogna dare una misura al dolore. Con i numeri, con le cifre, con le testimonianze delle vittime. Perché è solo così che, negli ultimi anni, i centri antiviolenza di tutto il mondo sono riusciti a sensibilizzare la gente: dati alla mano.

La 
giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, il 25 novembre, è stata istituita dalle Nazioni Unite nel 1999 ma in Italia viene celebrata solo dal 2005. La ricorrenza serve a mettere da parte, per un giorno, i numeri, invitando la società civile a toccare con mano il problema della violenza di genere e della cultura patriarcale leggendo libri, guardando film, partecipando a dibattiti, a mostre e a eventi a tema. Perché nessun problema culturale può essere davvero risolto se non viene compreso e interiorizzato nel profondo. Se non desta sdegno, commozione, empatia.

Una su tre ha subìto violenza. Nel 2013, in Italia, si sono registrati 179 casi di femminicidio, sette su dieci all'interno del contesto familiare o affettivo. Secondo
 l'ultima indagine Istat 2015, il 31,5% delle italiane ha subìto violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita e sono quindi 6 milioni e 788mila le donne che portano nella mente e sul corpo i segni della violenza. Una su tre.

Stesse percentuali a livello mondiale. Secondo l'
Organizzazione mondiale della sanità, nel mondo il 35% delle donne ha subito una violenza domestica o sessuale nel corso della propria vita, e il dato è talmente allarmante che l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) considera la violenza contro le donne una delle prime cause di morte o invalidità permanente per la popolazione femminile. Il 42% di coloro che hanno subìto violenze fisiche o sessuali da uomini con cui avevano avuto una relazione intima ha riportato gravi danni alla salute. E ancora, il 38% degli omicidi di donne nel mondo vengono commessi da un partner intimo. Ma il femminicidio è solo la punta dell'iceberg.

"Quando una donna subisce violenza - spiega Flavia Bustreo, vice direttore generale del settore Salute della famiglia, delle donne e dei bambini presso l'Oms - le ripercussioni sulla salute con cui dovrà fare i conti negli anni successivi sono molteplici perché non si corrono rischi solo dal punto di vista fisico, ma anche da quello della salute mentale, per non parlare del fatto che aumenta drasticamente il rischio di contrarre infezioni come l'Hiv. Sono tanti i Paesi del mondo, dalla Tanzania al Bangladesh al Perù, in cui il primo rapporto sessuale di una donna avviene forzatamente. Uno dei fattori su cui dobbiamo fare leva in tutto il mondo, Italia compresa, è l'educazione già in tenera età, facendo sì che i servizi sanitari siano equipaggiati per rispondere alla violenza con cure socio-sanitarie adeguate".

Disparità su tutti i fronti. "Nel nostro Paese non abbiamo ancora raggiunto la parità - spiega Simona Lanzoni, vice presidente di 
Fondazione Pangea Onlus, componente del gruppo per il monitoraggio dell'applicazione della convenzione di Istanbul (Grevio) - né abbiamo sconfitto la violenza. Un esempio per tutti in ambito lavorativo è il fatto che le donne subiscono ancora il "gender pay gap": a parità di responsabilità lavorative, ricevono uno stipendio inferiore rispetto a quello di un uomo. Meno reddito equivale a una inferiore capacità di consumo e di acquisto di beni durevoli, di proprietà, di accesso al credito. Chi subisce violenza e non ha autonomia economica dal compagno, difficilmente riuscirà a liberarsi da una relazione violenta, soprattutto se ci sono figli. Avere un reddito, un lavoro, è una delle condizioni fondamentali per rendersi autonome dalla violenza, per ricominciare a vivere libere e dignitosamente".

Mancanza di fondi e di coordinamento. A una situazione di per sé già difficile si aggiunge il problema della mancanza di fondi a favore delle associazioni femminili, che si occupano di sostenere le vittime e aiutarle a uscire dalla violenza. I centri antiviolenza sono motori, chiavi di cambiamento di una cultura che ancora genera e giustifica la violenza. "Non si può contrastare la violenza maschile - spiega Titti Carrano, presidente 
D. i. Re "Donne in Rete contro la violenza" - senza centri antiviolenza composti da donne, non istituzionali. I finanziamenti sono fondamentali ma è il ruolo politico, culturale e trasformativo dei centri la cosa davvero importante".

La situazione di povertà tuttavia porta questi centri a sopravvivere a stento, costringendo talvolta le operatrici a non poter lavorare come si deve. "Mancano politiche e azioni locali, sia regionali che nazionali, coordinate tra loro sui territori in cooperazione con i centri antiviolenza e le associazioni per i diritti, le forze dell'ordine, i pronto soccorso, i servizi sociali, le scuole. L'austerità in cui versa il Paese di certo non aiuta a realizzare queste sinergie. C'è mancanza di fondi a tutti i livelli, comprese le risorse per le associazioni femminili che si occupano di sostenere le vittime e aiutarle a uscire dalla violenza. Una situazione di povertà che porta a non assicurare le misure necessarie e dovute nel tempo, ovunque sul territorio italiano, come richiesto dalla Convenzione  di Istanbul", continua Lanzoni.

"Noi della rete nazionale de centri antiviolenza - spiega Carrano - abbiamo lavorato in questi mesi a una prima raccolta indipendente di dati sul finanziamento ai 74 centri antiviolenza che costituiscono la nostra rete. In sole sei Regioni è avvenuto un confronto o un reciproco scambio di informazioni fra l'ente locale e le associazioni, eppure è evidente che si tratta di un confronto indispensabile per impostare coerentemente la spesa. Nella stragrande maggioranza delle Regioni, ad oggi novembre 2015 i finanziamenti non sono ancora stati spesi e talvolta non si è provveduto neppure all'impegno delle risorse. Molti uffici regionali preposti a questo compito non hanno sufficiente competenza in materia, e quindi tendono a distribuire le risorse a fruitori non specializzati, senza alcuna esperienza di lavoro sulla violenza contro le donne. Manca completamente una valutazione delle priorità in termini di vantaggio per le donne che subiscono violenza. Una valutazione del genere non può essere fatta senza ascoltare il parere e cercare il consiglio dei centri e delle case che operano già da anni sui territori, e quindi conoscono bene le fragilità e i punti di forza del sistema".

L'autofinanziamento come unica soluzione. Per autofinanziarsi e portare avanti sia la battaglia culturale che i progetti di aiuto alle donne maltrattate, le associazioni italiane si sono ingegnate in tutti i modi possibili negli ultimi anni, e hanno trasformato il 25 novembre in una carrellata di eventi a tema finalizzati alla sensiblizzazione e alla raccolta fondi. Quest'anno si va dalla campagna 
#ConLeDonneXLeDonne, a sostegno dell'associazione nazionale D. i. Re "Donne in Rete contro la violenza", a quella rivolta agli uomini#inbarbaallaviolenza - uomini orgogliosi di metterci la faccia di Fondazione Pangea, al WeWorld Film Festival di Milano, rassegna cinematografica interamente dedicata ai diritti femminili, fino a mostre e spettacoli di teatro, come quello organizzato a Napoli, "Il silenzio delle Stelle", il cui ricavato andrà al Telefono Rosa della città partenopea. Per dare un contributo alla causa è dunque importante partecipare almeno a uno di questi eventi: un piccolo gesto che però può significare molto per chi lavora ogni giorno per convincere una donna a denunciare un marito violento.

Un'accellenza italiana: il festival "La violenza illustrata". In Italia c'è anche un evento di eccezione a livello mondiale, un festival dedicato al tema degli abusi, nato nel 2006 grazie alla 
Casa delle donne per non subire violenza di Bologna. La Violenza Illustrata è l'unico evento del panorama internazionale interamente dedicato alla giornata mondiale contro la violenza sulle donne e quest'anno, partendo dalle illustrazioni di Arianna Vairo e dalla rielaborazione di un famoso titolo di Adrienne Rich, Rinate di donna, parlerà del legame che unisce il pensiero femminista e la pratica dei centri antiviolenza, raccontando la relazione che dal femminismo ha portato ai centri antiviolenza, e il rapporto che per sempre lega una donna vittima di violenza alla donna che la accoglie e la sostiene. Perché è difficile quantificare il dolore, ma con il giusto sostegno è sicuramente possibile superarlo, e ricominciare a vivere.