mercoledì 28 settembre 2016

Ponte di Messina: 25 anni di giravolte e la causa miliardaria allo Stato


Ponte di Messina: 25 anni di giravolte e la causa miliardaria allo Stato

Il no al progetto ha innescato una richiesta legale di risarcimento danni che potrebbe costare 790 milioni di euro più gli interessi


 Elaborazione grafica del progetto del ponte sullo Stretto (Ansa)
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Solo una cosa: adesso chi glielo dice a Vincenzo Fortunato che si ricomincia daccapo, e lui dovrà fare le valigie? Da tre anni e mezzo l’ex braccio destro di Giulio Tremonti fa il liquidatore della società Stretto di Messina. L’incarico gliel’ha dato Enrico Letta, un mese dopo essere arrivato al governo, con un decreto dove c’era scritto che per smantellare la società pubblica che avrebbe dovuto gestire la realizzazione del Ponte fra Scilla e Cariddi non avrebbe dovuto impiegare più di un anno. E già quella era una follia. Com’è infatti possibile fissare per legge un termine simile in un Paese dove le liquidazioni durano quarant’anni?

Liquidazione
Secondo il decreto tutto doveva essere finito entro il 15 aprile 2014: è il 28 settembre 2016 e siamo ancora a carissimo amico. Non è colpa di Fortunato, sia chiaro. Ma del pasticcio infernale che è questa storia del Ponte. Con le imprese aggiudicatrici dell’appalto riunite nel consorzio Eurolink guidato da Impregilo, c’è in ballo una causa per risarcimento danni da cui difficilmente lo Stato potrebbe uscirne indenne. Parliamo di cifre enormi: 790 milioni di euro più gli interessi. Somma alla quale si devono poi aggiungere i 350 milioni già spesi in trent’anni per il funzionamento della società e i progetti dell’opera. 


La causa
Non sbaglia chi interpreta l’annuncio di Renzi a favore del Ponte come una mossa per recuperare terreno in vista del referendum sulla riforma costituzionale in una Regione con oltre 5 milioni di abitanti dove il consenso per il Pd è in caduta libera. Ma niente di più facile che la promessa di far ripartire il Ponte abbia pure una qualche relazione con questa minacciosa spada di Damocle: noi riapriamo i cantieri e tu ritiri la causa. Di sicuro, la voce della verità è quella di Gianni Vittorio Armani, il presidente dell’Anas, la società pubblica che controlla l’82% dello Stretto di Messina: «La cosa importante è che però poi, una volta deciso cosa fare non si torni più indietro. Il Paese non se lo può permettere...». 
La storia
Perché non si contano più le volte in cui un governo italiano ha cambiato idea. E questo, indipendentemente dal merito della questione, non è certo stato un buon viatico per l’immagine di un Paese al quale non tutti, all’estero, sono disposti a concedere il massimo dell’affidabilità. Ricordiamo com’è andata. Nel 1992 Bettino Craxi promette in campagna elettorale che tornando a Palazzo Chigi costruirà il Ponte. Ma scoppia Tangentopoli. Due anni più tardi è il turno di Silvio Berlusconi, che però manda in archivio il progetto. Romano Prodi nel 1996 lo farebbe pure, quel Ponte: dieci anni prima da presidente dell’Iri l’aveva benedetto. Ma nell’Ulivo sono quasi tutti contrari. E si arriva al fatidico 2001 della legge obiettivo. Il Ponte riparte, e prima di andarsene Berlusconi firma il contratto con l’Impregilo, pensando di aver legato le mani al successore. Sbaglia. Con il Prodi bis nel 2006 l’opera finisce sul binario morto. Tuttavia il centrosinistra dura meno di due anni: ecco di nuovo Berlusconi ed ecco il Ponte che ritorna.
I danni
La strada sembra definitivamente spianata quando a ottobre 2011 passa in Parlamento una mozione, appoggiata dallo stesso governo Berlusconi, che toglie i soldi al progetto. Impazza la crisi finanziaria e Mario Monti coglie la palla al balzo. Mette il general contractor con le spalle al muro per decreto e il contratto decade. È il primo marzo 2013: il 15 aprile lo Stretto di Messina finisce in liquidazione. Il decreto dovrebbe anche limitare i danni a 300 milioni di risarcimento possibile, più i 350 spesi. Ma parte lo stesso la causa miliardaria: lo Stato rischia di pagare una fortuna per un’opera che non c’è. E la giostra ora si rimette in moto. Con la previsione di nuovi posti di lavoro che passa da 40 a 100 mila... C’è qualcosa di male a essere ottimisti?

La bottega dell'Arte del Conte di Sant'Ermete

Il martirologio di San Sebastiano - bozzetto n° 1 per un prossimo quadro....allegorico.....UA2016
Venisti, nel vento
per sentieri d'uomo
a guardare il cielo
e,... nel vento
andasti via
per sentieri di martire
guardando
il tramonto dell'uomo
spegnersi nel desiderio dell'infinito

lunedì 26 settembre 2016

Ricercatore a Londra: "Io, cervello in fuga e la battaglia persa per tornare in Italia"

L'intervista. Dopo la denuncia di Cantone parla un professore associato in Uk, che non riesce a ottenere un posto qui. Nonostante due ricorsi vinti




ROMA. "Cosa mi spinge a tornare in Italia? I miei affetti, le mie radici, ma anche la voglia di riportare là dove mi sono formato quello che ho imparato in tredici anni all'estero. L'università italiana però spesso non accoglie chi è andato a specializzarsi fuori, premia soltanto la fedeltà di chi resta...". Federico Formenti ha 39 anni, si occupa di Scienze Motorie, ed è professore al King's College di Londra, dopo un dottorato in biomeccanica del corpo umano a Manchester, e quattro anni di post-dottorato ad Oxford. Dal 2010 Formenti combatte, invano, per poter rientrare nel nostro paese, in un braccio di ferro con l'università di Verona adesso approdato davanti al Consiglio di Stato. La sua è una storia esemplare. "La corruzione nelle università mette in fuga i cervelli", spiegava due giorni fa il presidente dell'Anac Raffaele Cantone. Ma anche chi prova a rientrare si trova spesso davanti un muro.

Formenti, lei è professore associato a Londra, e vorrebbe tornare pur accettando un posto da ricercatore...
"Sono andato via da Verona nel 2003 per approfondire i miei studi in Scienze Motorie, ma non ho mai pensato di emigrare definitivamente. Così, quando nel 2010 è stato indetto un concorso per ricercatore in metodi e didattiche delle attività sportive, mi sono candidato. Tutti i requisiti previsti dal bando rispondevano perfettamente ai miei titoli".

Quale era la sua formazione?
"Laurea in Scienze Motorie, dottorato, assegni di ricerca, post-dottorato in università prestigiose, pubblicazioni scientifiche. Ero fiducioso: quel posto univa per me la possibilità di tornare a casa, vicino ai miei affetti, far crescere mia figlia in Italia, e lavorare nel mio campo".

Però lei non ha vinto il concorso.
"No. La commissione ha giudicato più idonea un'altra candidata, laureata in Fisica e non in Scienze Motorie, senza dottorati alla data del concorso né assegni di ricerca, né attività didattica, con poco più di un mese di esperienze fuori dall'Italia, ma da tempo collaboratrice del preside di facoltà. Un'ingiustizia. Contro la quale sono ricorso al Tar di Venezia, che nel 2012 mi ha dato ragione, imponendo alla commissione di rifare il concorso".

Nel frattempo lei aveva lasciato Manchester
"Sono stato un anno all'università di Auckland, e poi ho vinto un post-dottorato ad Oxford, dove ho capito che il campo più interessante per i miei studi era quello biomeccanico".

Una sua ricerca sull'incidenza del movimento in pazienti con malattie genetiche è stato pubblicato sulla rivista americana "Pnas" . Utile ai fini del concorso?
"No, per la seconda volta la commissione ha fatto vincere l'altra candidata. Ignorando incredibilmente il peso dei miei titoli".

Lei però nel frattempo diventa professore associato al King's College.
"Un posto importante, a tempo indeterminato. E può sembrare assurdo il desiderio di tornare in una università italiana, dove le logiche di fedeltà contano a volte più del merito. Ma la nostalgia e la voglia di famiglia possono diventare insopportabili".

Così lei ricorre la seconda volta al Tar.
"E vinco di nuovo, nel maggio del 2015. Il Tar decide che il concorso deve essere rifatto ancora, contesta tra l'altro le valutazioni sulle pubblicazioni. Questa volta però l'università di Verona fa appello al Consiglio di Stato contro il Tar. Ma l'appello è stato respinto".

Dunque lei ha vinto?
"Chi lo sa? Ci dovrà essere un terzo concorso. Ma ormai è una questione di giustizia. Per questo andrò avanti. Speriamo che anche a Verona, come in molte altre università del mondo, contino i meriti".

sabato 24 settembre 2016

Il teletrasporto è realtà. E trasformerà internet

Rispondete sinceramente: quanti di voi, da ragazzi e ancora oggi, hanno seguito le avventure della nave interstellare Enterprise? Il teletrasporto! Fantascienza ... Beh, possiamo cominciare a rimuovere il prefisso fanta! 
Ugo Arioti


Due esperimenti indipendenti in Canada e Cina dimostrano che la tecnologia è pronta a uscire dai laboratori per viaggiare nelle reti cittadine. Francesco Marsili, ricercatore italiano alla Nasa: "Permetterà comunicazioni sicure. Anche da Marte"

ROMA - Quanto spenderebbero i governi per avere una rete di trasmissioni a prova di spioni? Miliardi in dollari, euro e yuan, come dimostrano nei fatti gli investimenti per le comunicazioni quantistiche, le uniche davvero a prova di hacker.

Stati Uniti, Canada, Cina e da quest'anno anche l'Unione europea si sono imbarcati in una corsa all'ultimo quanto. Con Calgary ed Hefei (a un migliaio di chilometri da Pechino) protagonisti di una sorta di gara di slalom parallelo. Due esperimenti sono stati appena pubblicati su Nature Photonics. Descrivono singoli fotoni capaci di "viaggiare" lungo una normale fibra ottica cittadina, per 6 chilometri a Calgary e 12 a Hefei, "trasportando" le loro informazioni come in una linea Internet tradizionale.

Altro che chilometri. I collegamenti quantistici precedenti (il primo realizzato nel 1993) non superavano i centimetri di un tavolo di laboratorio. O laddove si arrivò al record di 143 chilometri, fu necessario allestire una trasmissione in uno spazio vuoto per non disturbare la corsa delle particelle: il mare fra due isole delle Canarie. Per la prima volta invece, a Calgary ed Hefei, il teletrasporto quantistico ha seguito le stesse strade che faremmo noi in auto o in motorino.

Non troveremo però nel teletrasporto una soluzione al traffico cittadino. Reso popolare dal capitano Kirk e compagni, il fenomeno non ha nulla a che fare con la smaterializzazione e il trasferimento di persone od oggetti. A viaggiare, nell'"internet dei quanti", sono solo singoli atomi o particelle. E viaggiare non è nemmeno la parola giusta. Lo spostamento infatti non riguarda le particelle in sé, ma le loro caratteristiche e coordinate. Più che a Star Trek, il teletrasporto quantistico assomiglia alla spedizione di un fax.

In realtà si sfrutta il cosidetto entaglement quantistico: il legame tra due particelle o fotoni nate da una stessa reazione. Le caratteristiche intrinseche di tali particelle sono legate indissolubilmente: se si modificano quelle dell'una, simultaneamente cambieranno anche quelle dell'altra. E la mutazione non dipende dalla distanza che le separa. Così due fotoni legati da entanglement possono essere inviati al mittente e al destinatario di un messaggio criptato su internet. Il mittente "modifica" il suo fotone e quindi quello in possesso del destinatario, che così potrà essere usato come chiave per decrittare il me
"I vantaggi riguardano soprattutto la sicurezza" spiega Francesco Marsili, ingegnere e fisico nato a Piombino, ma arruolato dalla Nasa nel suo Jet Propulsion Laboratory di Pasadena. "Il teletrasporto quantistico non è necessariamente più veloce, semplicemente cancella il rischio di essere spiati. Comunicazioni finanziarie o militari sono le sue ovvie applicazioni".

Non è un caso che il teletrasporto, dal campo della meccanica quantistica si sia trasferito a quello della geopolitica. In primavera la Commissione europea ha lanciato il suo "Quantum manifesto", finanziandolo con un miliardo di euro in dieci anni. Washington ha già realizzato una piccola rete su cui testare le trasmissioni. Altrettanto ha fatto la Cina, con un'"autostrada quantistica" di un migliaio di chilometri tra Shanghai e Pechino.

Pechino, in realtà, ha fatto anche di più. Lanciando il suo primo satellite per le trasmissioni quantistiche dallo spazio, a fine agosto, la Cina ha spostato la corsa all'internet quantistico dalla terra al cielo. "E' una sfida che sentiamo molto" conferma Marsili. "Anche noi stiamo lavorando alla trasmissione di messaggi dalla Stazione Spaziale Internazionale. Ma avremo bisogno di tre o quattro anni". Una flotta di satelliti per le trasmissioni a prova di hacker è nel mirino dell'Esa, l'Agenzia spaziale europea, che però avrà bisogno di più tempo ancora per sviluppare il suo progetto.

Banche, eserciti, ma non solo. C'è un altro settore che guarda con ansia all'arrivo dell'"internet quantistico". Sono gli scienziati, in particolare quelli impegnati nell'esplorazione spaziale. "Il mio lavoro alla Nasa - spiega ancora Marsili - in questo momento riguarda lo studio di un canale di comunicazioni sicure da Marte".

E se la Nasa, come ha intenzione di fare verso la fine del decennio, manderà su Marte un rover dotato di telecamera ad alta definizione, avrà bisogno di un canale di comunicazione veloce e capiente, per spedire le immagini verso la Terra. "Pensiamo - spiega Marsili - a un satellite in orbita attorno a Marte che raccolga i dati del rover e poi li invii a noi tramite un raggio laser". Una lama di luce, se il lavoro della Nasa avrà successo, collegherà la Terra allo spazio profondo. Il nostro pianeta potrebbe finalmente diventare il faro del Sistema solare.

venerdì 23 settembre 2016

Un cantiere lungo 150 anni da Gaudì ad oggi : La Sagrada Familia



Riprendono i lavori alla Sagrada Família, nome completo in catalano Temple Expiatori de la Sagrada Família (Tempio espiatorio della Sacra Famiglia), la maestosa basilica cattolica simbolo di Barcellona. Mesi fa si era  parlato del 2032 come data per la sua completa ristrutturazione e poi l'annuncio di un'ultimazione dei lavori per il 2026. In questi giorni riapre il cantiere del capolavoro dell'architetto spagnolo Antoni Gaudí, massimo esponente del modernismo catalano. Sarà un'ultima fase intensa di lavoro che durerà dieci anni, con l'obiettivo di ultimare l'edificio nel 2026 e sarà l’edificio più alto della capitale catalana, 172 metri, più basso soltanto del Montjuic, la collina che domina il mare e la città.
La Sagrada Familia avrà, così come aveva pensato nel progetto originario il suo ideatore, sei torri che circonderanno quella centrale, dedicata a Gesù Cristo. Come materiale per la costruzione verrà mantenuta la pietra e verranno utilizzati sistemi all’avanguardia. Secondo Jordi Faulí, il responsabile dei lavori, è il momento più importante dell’infinito cantiere della Sagrada Familia.
La basilica venne ideata come progetto iniziale nel 1882 sotto il regno di Alfonso XII di Spagna. L'edificio venne iniziato in stile neogotico ma quando Gaudí subentrò, come progettista dell'opera nel 1883, il progetto venne ripensato completamente. Per 40 anni Gaudí lavorò alla chiesa, dedicandovi interamente gli ultimi 15 anni. Papa Benedetto XVI ha consacrato la chiesa, non ancora conclusa, il 7 novembre 2010. La vastità delle proporzioni della basilica  e il suo stile la caratterizzano come uno dei principali simboli della città di Barcellona.

Racconti dell'iperspazio - pillole - Ugo Arioti



Aspettando il nuovo Sole

Eravamo ragazzi e fare l'alba era una delle nostre passioni. Si marciava, zaino in spalla, per due o tre chilometri dentro la pineta per arrivare alla vetta del Monte che si apre sull'antico granaio della Sicilia. Amare è il primo pensiero di un ragazzo di quasi diciotto anni, Anche di uno che attraversa un bosco; gli alberi e le pietre gli sorridono e l'adrenalina toglie ogni paura. Ci sono molte discrepanze tra come le cose appaiono e come sono in realtà, una cosa è pensare una canzone e canticchiarla una cosa è pensare alle tette della tabaccaia e sentirne sulle labbra il senso. Ragazzi. Ciccio, esperto di giornaletti osé, che il suo genitore nasconde in un cassetto del tavolino da lavoro che sta in garage, ci espone il suo pensiero sulla bellezza e sulle donne (nude) che, spesso, usa come bersaglio. Luigi, il filosofo del gruppo, lo ammonisce a pensare ogni tanto al genere femminile non come altra cosa, ma come vita umana pari a quella maschile. Stefano ride sempre e io seguo un mio percorso mentale, una traccia diversa che ogni tanto si combina con quella degli altri e nascono pantani letterari inenarrabili (filastrocche e barzellette sconce).Una cosa non permanente, in questo orizzonte notturno, può sembrare permanente. Anche le fonti di dolore, come gli eccessi alimentari, la sigaretta fumata di nascosto, talvolta paiono fonti di piacere, ma a lungo andare non lo sono affatto. Ciò che in ultima analisi porta alla sofferenza non viene visto per quello che è davvero, ma viene scambiato per una via verso la felicità. C'è chi la risolve masturbandosi, c'è chi legge e galoppa con la fantasia, c'è chi ride sempre per non essere sgradito agli altri, c'è chi fa il capo e questo lo soddisfa e c'è, in fine, chi si preoccupa che questo modo di fare superficiale ci porterà alla rovina, ma, fortunatamente, non sappiamo la data del disastro finale! Così tra gli aghi dei pini che ci fanno da tappetino Luigi (Gigio) ci illumina con una sua perla, l'avrà letta in qualche libro di suo nonno (ex sindaco del paese che, nel suo studio, ha una ricca libreria in castagno, nera come la scrivania, alta quanto la parete della stanza ... ad occhio e croce ci saranno più di mille volumi): “Vogliamo la felicità, ma per la nostra ignoranza non sappiamo come ottenerla; sebbene non vogliamo il dolore, a causa delle nostre false convinzioni, errate, di ciò che lo causa ci adoperiamo per ottenere proprio cause di dolore. Ecco perché la vita è sofferenza. Perché volutamente scartiamo il bene, arduo e semplice, e ci rifugiamo nel male più facile da realizzare. A nostro danno!”

Questo basta a farvi capire perché lo chiamiamo “Gigio il saggio”! Uno che è riuscito a farmi amare la musica jazz e che possiede una collezione di duecento lp di musica classica. A me, comunque la mettiamo,  piacciono i cantautori italiani, e, in primis, de Andrè, Guccini, i Nomadi e De Gregori, i fratelli Bennato, presi singolarmente, Pino Daniele, Franco Battiato, Ivan Graziani, Fossati, Dalla, Battisti; per dirla tutta amo i Pink Fleud, Kith Emerson, i Queen, Led Zeppelin, Piter Gabriel e la Nuova Compagnia di Musica popolare napoletana … va bene?  E sufficiente? Devo ammettere che, quando sento un duetto del Duca e Ella, vado in brodo di giuggiole! La musica afro americana mi è entrata nel sangue e lo ha infettato tutto. Sta notte, canteremo l'internazionale, per non sentire i morsi del freddo e della paura, uomini o bambini, siamo gli anti scout delle parrocche, l'avventura ci scorre nel sangue e ci fa sognare: W la Rivoluzione sempre!

giovedì 22 settembre 2016

Terza edizione di Hermit Festival Puglia



 


Terza edizione di Hermit Festival Puglia, evento d’avanguardia nazionale e internazionale dedicato alla scena musicale elettronica e visual. “La nostra idea – ci spiega Francesco Colagrande, ideatore e direttore artistico di Hermit – è quella di combinare suoni ed immagini, generalmente da club, con luoghi non convenzionali come musei e, come in questa preview, il porticato della biblioteca comunale nel centro storico di Polignano a Mare, nei pressi dell’ex Museo Pino Pascali”.
Dopo l’avvicendarsi di artisti di calibro internazionale nelle scorse edizioni come  Grischa Lichtenberger dalle scuderie di Alva Noto (Raster Noton), Chicken Lips da Londra, Phantom Love da Parigi e producers italiani come Eraldo Bernocchi, Populous, Arturo Capone e Mutaform, per questa preview 2016 abbiamo focalizzato l’attenzione su produzioni made in Puglia, scegliendo due artisti Rais (Putignano) e Fade (Taranto), che presenterà il suo nuovo lavoro in uscita il 23 settembre.

Ingresso libero
Info
3296498255
francescocolagrande@yahoo.it
 


Ballarò - foto e sensazioni - Ugo Arioti

Ballarò - foto e sensazioni - Ugo Arioti


 

lunedì 19 settembre 2016

Riapre la biblioteca più antica del Mondo


Le donne continuano a rivestire un ruolo fondamentale nella storia della biblioteca di Al Qarawiyyin, a Fez, in Marocco. Fondata nell’859 da Fatima El Fihriya, figlia di un ricco mercante, Al Qarawiyyin è stata affidata recentemente ai restauri dell'architetto Aziza Chaouni, nata tra i vicoli dell'antica città marocchina. I lavori, avviati nel 2012 per volere del Ministero della Cultura, dovevano essere portati a termine entro l'estate 2016 ma si sono protratti di qualche mese: le autorità assicurano però che prima della fine dell'anno la biblioteca, nota per essere la più antica al mondo, potrà accogliere nuovamente tra le sue sale studiosi e visitatori. Per accedere alla biblioteca di Al Qarawiyyin - che ospita anche una moschea e un'università - si deve oltrepassare un'enorme porta di ferro dotata fin dall'antichità di quattro grossi lucchetti, ognuno dei quali si apre con una chiave differente. Al suo interno sono custoditi preziosissimi manoscritti, la cui integrità era stata messa a rischio negli ultimi secoli da polvere e umidità: due vere piaghe per testi che vantano centinaia di anni. Aziza Chaouni ha provveduto a dotare la struttura di un nuovo sistema fognario e di un sistema di canali sotterraneo in grado di drenare l'umidità. La biblioteca, inoltre, è ora dotata di un laboratorio all'avanguardia in grado di trattare, preservare e digitalizzare gli antichi testi. I  manoscritti più vecchi sono custoditi all'interno di una stanza speciale dotata di sensori che assicurano uno stretto controllo sulla temperatura interna; tra questi scritti il più antico è una copia del Corano risalente al nono secolo d.C. scritto su pelle di cammello nell'antica grafia cufica

venerdì 9 settembre 2016

Lotta al “pizzo”: il coraggio è donna

Lotta al “pizzo”: il coraggio è donna

 

Katya Maugeri
Attualmente vive sotto un programma di protezione testimoni lontano dalla sua città, distante dalla famiglia, lontano da quei sapori, dai colori e dagli odori che da sempre hanno caratterizzato la sua vita, la sua essenza, le sue radici. In esclusiva per Sicilia Journal, una importante testimonianza, quella di una donna che dal 2010 subisce minacce di morte  In seguito a richieste di pizzo respinte per l’attività commerciale del marito, racconta la sua esperienza di coraggio e dignità con la quale si è sottratta al racket dell’estorsione scegliendo così un percorso lontano dall’omertà, riponendo fiducia alle istituzioni, realizzando l’unica cosa giusta da fare: parlare, denunciare e testimoniare. Una testimonianza resa possibile grazie al lavoro dell’associazione “Libera Impresa” di Belpasso, rappresentata e condotta da Rosario Cunsolo.
“Ti insultano, ti minacciano, ti tolgono la dignità. Vai avanti morendo giorno dopo giorno. Sentivo che se ne sarebbero andati solo come fanno i parassiti con la morte dell’ospitante. Ti seguono, persino quando vai a prendere i bambini a scuola, solo per farti capire che sei braccata, non hai scampo. Devi subire, e basta”, racconta la donna con tono umiliato, ma deciso, forte, coraggioso, il tono di una donna alla quale la mafia ha reso nemica persino casa propria. Li ritrovava lì, dinanzi alla porta, sentono l’odore della paura e credono che una donna non sia in grado di comprenderla e superarla, ma loro sottovalutano che “dentro una donna c’è un universo. La natura ci ha dato un corpo per sopportare dolori che gli uomini neanche immaginano. I mafiosi non si aspettavano le mie testimonianze, mi hanno sottovalutato ma mai sottovalutare una donna a cui vengono minacciati di morte i propri figli”, coraggiosa e dignitosamente madre nell’affermare quanta crudeltà si cela dietro certe minacce che non guardano in faccia niente e nessuno, vanno avanti senza timore, senza pudore, spogliati di vergogna – loro – convinti che il mondo sia ai loro piedi, sicuri che nessuna donna possa urlare il proprio no!  E invece c’è chi non ha paura, o meglio, chi della propria paura ne trae il coraggio per garantire un futuro migliore ai propri figli, in una Sicilia libera dall’omertà, dal terrore e dal buio nel quale la mafia cerca di far vivere le proprie vittime. “Manca solo la consapevolezza della forza che ognuno di noi ha dentro di sé. Bisognerebbe prendere coscienza dei nostri punti di forza, nel mio caso i miei figli e la speranza”, lo dichiara con tenacia e convinzione, quasi un’eco da far sentire al mondo, a quella realtà che non crede a un possibile cambiamento, “ho lottato, lotto e lotterò contro coloro che pensano di poter sopraffare un altro essere umano, facendo leva sulla paura, perché sono loro piccoli e deboli”.
“Noi donne non siamo deboli. Reagite, parlate e denunciate”, è l’urlo di Marilena (nome di fantasia) contro il silenzio omertoso ben costruito dalla mafia, è la storia di una donna che nonostante tutto continua una vita normale e presto raggiungerà dei traguardi importanti e invita a indossare la propria paura come strumento di difesa contro chi uccide la dignità, la libertà, l’animo umano. Trovando il coraggio di abitare la propria vita senza alcun compresso, guardando in faccia la paura consapevoli di aver intrapreso il cammino più importante, quello della legalità.

martedì 6 settembre 2016

L'amore negato (racconto breve di Maurizio D'Armetta)


Arrivato alla camera mortuaria la cosa che mi colpì maggiormente fu la totale assenza di suoni:dall'esterno non arrivava l'assordante rumore del traffico cittadino,e dentro,le persono si muovevano come chi alzato in piena notte non accende la luce per non disturbare,ed io lì a tentare di non sbattere negli spigoli della sofferenza .
Si abbracciavano in silenzio travasando dolore.
Guardai lentamente tutti i presenti in quella stanza.Sapevano che una volta usciti di là,il loro dolore sarebbe stato sopito da frenate improvvise per strade tagliate,incombenze da coniuge,sgridate di datori di lavoro ed appuntamenti mancati.
Per me non sarebbe stato così.
Quella composizione di umanità doveva, per forza di cose,essere formata dai miei parenti,ma pur sforzandomi non riuscivo a trovare nessuna appartenenza.
Approffittai di uno spazio libero davanti ad una finestra che dava sulla strada principale.
Nevicava da quattro giorni.
Per un attimo la mia attenzione fu attratta da due finti babbo natale che sprizzavano odio da tutti i pori.
Un santaklaus dalla barba tinta a scemare che andava dal giallo ocra nicotina al bianco candido,martellava un chiodo invisibile e ballerino con un campanaccio,l'altro guardava un culo come se stesse dialogando.I due babbo natale più improbabili della storia del'umanit à.
Qualcuno si avvicinò alle mie spalle.Lo percepii più che altro non attraverso i sensi o intuito ma ad una speciale regola matematica..Qualcosa con un piede dentro la buona creanza.
Si fermò ad un millimetro dal mio corpo,potevo percepire il suo calore,emanava un odore come di grano macinato costringendo il battito del mio cuore a segnare il ritmo dell'imbarazzo.
Un braccio sfiorò il mio orecchio trasformando in un sole naif il cerchio che avevo disegnato sul vetro appannato della finestra.
Ecco cosa era stato lui per me,una lacrima fece da virgola al mio pensiero:un sole senza calore.
Uno spiffero di vento solleticò la mia pancia come a ricordarmi che ero vivo.
L'odore del cadavere aveva preso il sopravvento sui fiori o forse era l'acqua dei fiori che dopo un po' somigliava all'odore della morte.
L'aria più che viziata era stata seviziata da quei fiori,come a voler ripagare del torto subito:I fiori sono felici soltanto dove nascono e schiavizzarli in nome del senso estetico è come segregare per vendetta l'ultima fanciulla che non ha risposto al tuo sorriso.
Pensai che comprare fiori è come andare a puttane:durano poco e non lasciano nulla.
Niente a che vedere con il mare di fiori di campo dove ci tuffavamo e ci ingozzavamo di noi.
Si,perchè soltanto la voracità dei cannibali poteve essere paragonata alla nostra voglia di unione.
Alto,bello come un dio pagano,il sole aveva bronzato ogni centimetro della sua pelle,una spiga di grano per sorriso e due braccia che stringendomi mi toglievano il respiro restituendomelo copioso dalla sua bocca.
E adesso era li con la sua famiglia,impacchetato in un abito grigio come il colore dei suoi occhi che mi negavano il loro sguardo.Ed io,deciso a subire quella negazione come ospite indiscreto,toglievo il disturbo abbassando il mio di sguardo.
L'amore non corrisposto è come curare un fiore reciso.Il fiore muore e tu là a credere che finchè c'è un petalo attaccato lui possa rinascere.
Allora ti libero amore mio,vai ad annaffiare i fiori della tua piccola serra perchè io ho ancora tanto cielo da guardare,disteso ed accarezzato dai miei mille fiori di campo.
Vivi.

domenica 4 settembre 2016

Oggi è bello perché è mite

DOMENICA 11 Settembre 2016, all'Auditorium RAI di Palermo ore 17.00:

Oggi è bello perché è mite
Una giornata in ricordo di Michele Perriera

 
A sei anni dalla morte, avvenuta l’11 settembre del 2010, un pomeriggio in cui ricordare Michele Perriera, scrittore, drammaturgo, saggista e regista, attraverso interventi, monologhi, letture e video.
Relatori
Discuteranno di alcuni temi dell’opera di Perriera
Ambra Carta (Letteratura italiana, Università Palermo), Licia Callari (Scienze Psicologiche, pedagogiche e della Formazione, Università Palermo) Guido Valdini (critico teatrale e saggista) e Piero Violante (Scienze Politiche, Università Palermo)
Gli artisti
Musica composta e eseguita da
Giuseppe Rizzo
Reciteranno e leggeranno brani delle opere di Perriera:
Stefania Blandeburgo, Roberto Burgio, Martina Caracappa, Ester Cucinotti, Maria Cucinotti, Giuseppe Cutino, Dario Frasca, Dalila Pace, Gianfranco Perriera, Giuditta Perriera, Elena Pistillo, Walter Sarzi Sartori,
I video
Nel corso della serata saranno proiettati brani tratti dagli spettacoli di Perriera: Occupati d’Amelia ripreso per la televisione da Giuseppe Tornatore e un collage di altri spettacoli (Morte per vanto, Qui è quasi giorno, Dove hai lasciato la tua barca?, Pugnale d’ordinanza, Finale di partita) ripresi da Pippo Zimmardi

venerdì 2 settembre 2016

Ancora una volta per la prima volta il terremoto…

Non riesco a pensare

Sono giorni, questi, di sentimenti eclatanti. E di
nera malinconia. Il terremoto. Ancora il terremoto.
Ancora una volta per la prima volta il terremoto…

di Andrea Ermano

Nel 1976 bussò ai muri delle nostre case in Friuli e non avevamo vent’anni. Nel 1980 andammo tutti in Irpinia al seguito dell’appello lanciato dal Presidente Pertini. Di quello che abbiamo visto e sentito di fronte alle macerie di Gemona, nelle frazioni di Trasaghis oppure a Conza e a Morra De Sanctis non serve qui parlare. Giornali, televisioni e web trabocca­no di opinioni, immagini, testimonianze, grida di rabbia-paura-di­sperazione in presa diretta. I funerali, martedì ad Amatrice, hanno già parlato per tutti.
    Che cos’è la forza d’animo?
    Possiamo guardare la nostra casa sbrecciata, la nostra casa da demolire, o la nostra casa distrutta… e pensare a come ricostruirla? No, non par possibile. Soprattutto se sotto quelle pietre è scomparsa una persona cara. Ma “essere di paese”, vivere in un in una piccola cittadina, e ancor più nelle frazioni, vuol dire proprio questo: che i morti, uno per uno, hanno uno spazio personale negli affetti di molti dei sopravvissuti. Eppure, nonostante questo lutto che ci percuote – o forse proprio in quanto parte integrante di esso – c’è una volontà che tutto si ricostruisca “dove e come era”.
    Altrimenti sarebbe il tradimento, l’oblio.
    E poi ancora la rabbia, la furia, e poi ancora la spossante tristezza, ma anche la paura per le scosse che si susseguono a decine: eppure tutto si traduce in un’incredibile cocciutaggine contro la sorte avversa, soprattutto in nome di quelli che, improvvisamente, non ci sono più.

Dopo ogni terremoto c’è un furioso rovistare della mente individuale e collettiva alla ricerca di un colpevole. Vero è che l’ospedale risulta inagibile, la scuola pericolante... La magistratura, com’è giusto, indaga. I Carabinieri, la Polizia, la Guardia di Finanza, i Vigili del fuoco compiono le necessarie perquisizioni. “La galera ci vuole, la pena di morte!”, dice qualcuno tra i denti. I funzionari “competenti” buttano la croce su impresari caduti dal pero, e questi sugli amministratori…
    La verità è che di norma non vi si pensa, ma nelle situazioni di emergenza occorre quasi sempre un commissario. Perché? Perché nessun “normale” amministratore può governare le spinte e le controspinte che vengono scatenate da un evento sismico.
    Per esempio, gli esperti dicono che, quando si tratterà di ricostruire Amatrice, bisognerà stabilire che non esistono aumenti di prezzo “in corso d’opera”. Cioè: se tu mi sottoponi un preventivo di 100 mila euro per ricostruire un edificio terremotato, ma poi – durante lo svolgimento dei lavori (“in corso d’opera” appunto) – scopri per una qualsiasi ragione che avevi sottostimato i costi, non potrai in nessun caso venirmi a chiedere un aumento della parcella, perché questi saranno allora i tuoi rischi d’intrapresa.
    Come se fosse facile. In Irpinia, dopo il sisma del novembre 1980, i costi della ricostruzione, in effetti, subirono una sorta di esplosione “in corso d’opera”. Indro Montanelli riassunse così la vicenda: «L'uso di 50-60mila miliardi stanziati per l'Irpinia rimase un porto nelle nebbie... quel terremoto non aveva trasformato solo una regione d'Italia, ma addirittura una classe politica» (vedi art. su Wikipedia).
    Per comprendere quella travagliatissima ricostruzione, bisognerebbe rifare la conta dei morti ammazzati, e sono tanti, troppi. Ma bisognerebbe anche capire, per esempio, quale ruolo svolse, nella vicenda, il sequestro dell’assessore napoletano Ciro Cirillo compiuto nel 1981 dalla “colonna” partenopea delle BR capeggiata da Giovanni Senzani, non senza contiguità con la Nuova Camorra Organizzata di “don” Raffaele Cutolo (vedi art. Wikipedia). Sicché dire “porto delle nebbie” è ancor poco: la sciagura leghista nasce di lì, perché la scandalosa asimmetria tra le due ricostruzioni, quella del Friuli e quella dell’Irpinia, sedimentandosi nell’inconscio collettivo del Paese erose infine una faglia enorme nelle fondamenta della Repubblica.
    La lezione che ci resta di quell’epoca oscura è che da parte dello Stato e dei cittadini si deve contrastare alla radice e con la massima determinazione possibile ogni forma di criminalità organizzata che puntasse a insinuarsi negli “affari” della ricostruzione.

Il Friuli fu gestito in una prima fase da un “Commissario straordinario”, Giuseppe Zamberletti, e poi da una “Commissione speciale” della Regione, presieduta dall’ing. Angelo Ermano, un socialista, un galantuomo, un ex deportato, un tipo per lo più dimenticato che mi è capitato di conoscere: era mio zio paterno. Con il quale ho avuto tante discussioni, anche animate, e potrei parlarne lungamente. Ma qui mi preme ricordare una sola cosa.
    Dev’essere stato il 1986 quando, con una strana scintilla nello sguardo, mi disse che “il segreto della ricostruzione in Friuli” fu l’aver minuziosamente rilevato e collazionato le stime dei danni, casa per casa, comune per comune, “prima – sta’ attento: prima! – prima di aprire la saracinesca della Cassa Depositi e Prestiti, e ciò affinché a ciascun Municipio venisse erogata direttamente la somma che gli spettava in proporzionale rapporto alla ripartizione del tutto”.
    Traduco: la “Commissione speciale” del Friuli Venezia-Giulia fidava evidentemente sul fatto che, nei piccoli e medi comuni colpiti dal sisma, il controllo sociale avrebbe fatto il resto: “Perché lì, poi, tutti sanno tutto di tutti e ognuno sta molto attento al contributo pubblico che riceve lui stesso, ma ancor più attento all’entità del contributo che viene a ricevere il suo vicino di casa”.

Ecco, è tutto. Davvero non so se questi “pensieri” possano fornire qualche piccolo aiuto alla forza d’animo che servirà nell’opera di ricostruzione delle zone colpite dal sisma del 24 di agosto. Sarò sincero: in questo momento non riesco a pensare a niente.

giovedì 1 settembre 2016

L'indice di stabilità - editoriale di settembre 2016

Una scossa di terremoto di magnitudo 6.2? Costa troppo! Il Governo, che ormai occupa tutti i punti di comunicazione ufficiale della Stato, impone il 6.... per non impegnarsi troppo e rilancia un idea (quella di affidare la ricostruzione ai Comuni) che, se teoricamente è una buona scelta, potrebbe rivelarsi domani una catastrofe peggiore del terremoto per Amatrice e gli altri paesi devastati dal sisma nell'Italia centrale. L'indice di stabilità, intanto, segna per i paesi coinvolti una linea di demarcazione evidente tra chi ha speso i soldi per realizzare SICUREZZA SISMICA e chi, invece, li ha sperperati ... e qualcuno si è pure arricchito. La Magistratura, come sempre, indaga contro NON SI SA CHI e NON SI SA COSA, sembra una novella pirandelliana. Renzi coniuga il verbo "CASA ITALIA" per avere più flessibilità e poter affrontare le sfide sempre più inutili che lui stesso ha fatto finta di mettere nel percorso del suo ILLEGITTIMO GOVERNO, realizzato col tacito consenso di quella parte del PD ormai agonizzante che vuole ancora chiamarsi sinistra, ma che è comunque "SINISTRA" .... per la Democrazia italiana in debito d'ossigeno. Dovrebbero coniare uno slogan nuovo, quelli del Governo: NON TUTTE LE DISGRAZIE VENGONO PER NUOCERE ....
Noi, sinceramente, ci chiediamo come si può, ancora oggi, in un Paese come il nostro dove la normativa antisismica ha radici profonde, avere un così alto numero di vittime e auspichiamo che queste popolazioni, così duramente colpite dal sisma, possano risollevarsi e ricostruire il loro futuro.
Ugo Arioti