mercoledì 29 febbraio 2012

La Fabbrica dei "maccaruni" di Ugo Arioti



L'origine della parola maccheroni risale dalla parola siciliana "maccaruni" che vuole dire "trasformare la pasta con la forza". Nei metodi antichi di produzione della pasta, la forza significava la lavorazione dell'impasto con i piedi, spesso un processo per cui occorreva un giorno intero. Probabilmente, anche se il laganon greco, una specia di lasagna, era già conosciuta dalle popolazioni isolane dall'antichità, la vera introduzione in sicilia della " pasta trasformata con la forza" si deve agli invasori arabi. Infatti, negli scritti di Al Idrisi, un geografo Arabo, si trova che un prodotto a base di farina con forma di stringhe era prodotto a Palermo ( Idrisi geografo  arabo del XI Secolo).
Ai primi del novecento a Palermo l'artigianato della fabbricazione della pasta era molto sviluppato e botteghe e pastifici erano diffusi in tutta la città.
Il fotografo, un pioniere del documentarismo sociale, cattura questa scena di una fabbrica palermitana di maccheroni ai primi del secolo scorso, con l'esposizione all'aria della pasta e con i clienti e gli operai del pastificio. Nella commedia dell'arte possiamo ricordare Pullecenella ca magna maccaruna co Colombina bella soia, al museo di Capodimonte c'è una splendida statuina di porcellana bianca con bordature “azzolo” che raffigura Pulcinella e Colombina e alla base ci sta una zuppiera colma di maccheroni. chi non ricorda Totò e Peppino, che fanno incetta di maccheroni....anche in tasca e l'Albertone nazionale, sordi, che recita una delle sue parti più surreali proprio davanti a un piatto di maccheroni: Macaroni io ve distruggo!!

Ugo Arioti  ( Secem)

Anche a Palermo il brunch in Via Nicolò Gallo in una strada vicino al Politeama. Passeggiando per Palermo lancia un diario palermitano  dedicato ai locali e ai club per i viaggiatori della notte cittadina!
Locale scelto dalla Scuola di Ecologia Culturale per le sue cene post  conferenza!   DL

domenica 26 febbraio 2012

Passeggiando per la Guilla una domenica mattina
Mattinata domenicale in una Palermo vestita di sole, di quella luce che in cielo è azzurra di un turchese intenso e a terra scopre ogni singola pietra della via del Gelso risalendo il Piede Fenicio sopra la antica valle dove scorreva libero da muri e tubi di cemento il fiume Papireto.
Così, lento pede, riscopri le pietre delle antiche torri, delle case fortificate, delle chiese, delle moschee, delle nuove e vecchie costruzioni che coprono le pietre angolari che furono dei normanni e dell’impero federiciano.
Ma, dopo la Chiesa di San Giovanni, tenuta ancora in uso dai suoi parrocchiani e la discesa che riporta nella valle oggi coperta del fiume antico che lambiva il Piede Fenicio ecco la scoperta.
La strada di pietre che ci riporta verso la parte alta del fiume: Via Gioia Mia!
Che scoperta è? È la città degli uomini che si esprime anche attraverso i suoi toponimi come un essere vivente con una testa, un cuore e una voce. Guarda le traverse, anche quelle sono via del tizio o caio alla Gioia mia! Sulla mia sinistra una bottega di barbiere cristallizzata e riemersa dai ricordi del dopo guerra. Il maestro che mi consente di fare delle foto mi chiede: - Se lei dovesse fare un complimento a una donna per conquistarla, da palermitano, quale complimento le farebbe?-
Sono imbranato. Cerco una risposta senza pensare che è davanti agli occhi miei e Antonio, il barbiere, mi apostrofa: - Gioia mia!-
Una filosofia di vita! È vero! Anche io quando mi dichiarai alla mia donna le dissi tu sei la Gioia mia! La vita può portarci lontano da questa capitale che vive nell’ombelico del Mondo Classico, ma niente e nessuno potrà mai strapparci la nostra palermitanità!
WiWa Gioia Mia sempre!

Ugo Arioti

venerdì 24 febbraio 2012

Mediterraneo

L’ombelico del Mondo: Mediterraneo.

Nel novembre del 2001 organizzai a Partinico, per l’amministrazione comunale, con la partecipazione di grandi scienziati del pensiero umano come il Ch.mo prof. Aurelio Rigoli, inventore dell’Etnostoria e allievo del Cocchiara che riorganizzò la collezione e gli scritti del Pitrè, il Prof. Francesco Silvestri fondatore della prima scuola di Ecologia Culturale Italiana, il Prof. Vincenzo Porcasi, docente di Diritto del commercio internazionale e tanti altri, una giornata di lavori che aveva come traccia di lavoro: il disegno etnostorico del territorio. Da architetto e da studioso dell’antropizzazione e della storia evolutiva dei popoli, chiamai a raccolta nella grande sala del “ Gianì”, architetti, antropologi e ricercatori dei Beni Culturali perché credevo e credo profondamente in due cose:
1)      Viviamo in un luogo magnifico che è il vero ombelico del Mondo Classico;
2)     Calpestiamo continuamente il nostro passato e distruggiamo e facciamo distruggere e razziare dagli altri un patrimonio immenso la cui sola “manutenzione” e “conservazione” unita alla sua rappresentazione e divulgazione basterebbe a creare centinaia di migliaia di posti di lavoro.
Venerdì 24 febbraio 2012 Accademia delle Scienze Estere Palermo, organizzata dalla “Ruggero II°”, la conferenza di Mimmo Macaluso, medico e archeologo marino, dal tema:La storia in fondo al Mare. Piacevole e entusiasta, coinvolgente, descrizione e racconto di una passione che ha portato il nostro a scoprire che immensa ricchezza di storia umana è il Canale di Sicilia e il Mare Mediterraneo, crocevia di popoli e di culture antichissime. Aggiungerei la vera Atlantide è il Mar Mediterraneo e la Sicilia!
E tutta questa immensa ricchezza oggi è alla mercé di ricchi speculatori e squallidi ladri di “tombe” marine americani, inglesi, russi: PIRATI.  Purtroppo sono pirati tecnologicamente forti che strappano tesori al mare e li trafugano impunemente. Contro questi corsari l’associazione di Mimmo Macaluso ha condotto e continua a portare avanti una campagna difensiva e di cooperazione culturale per arrivare a una politica di protezione e salvaguardia di questi Beni Culturali, Storici del Mediterraneo.
Nel 1997 Mimmo Macaluso partecipa, nell’ambito del IV Forum sull’Eredità Culturale del Mediterraneo, alla stesura della “RISOLUZIONE DI MALTA”. Vi trascriviamo il suo intervento che potete anche leggere sul sito di Mimmo: www.divermac.it.
Malta, IV Forum Sull'Eredità Marittima del Mediterraneo
  14 ottobre 1997
  Intervento di D.Macaluso

  Egregio Dr. Espinosa Rodriguez, nel momento in cui ho appreso che era in fase di programmazione il IV Forum sull'Eredità Culturale del Mediterraneo, ho intuito che si trattava dell'occasione migliore per poter rivolgere un accorato appello ai rappresentanti dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, affinché con una forte azione comune, evitino che si ripeta quel che è accaduto la scorsa estate: un saccheggio di reperti archeologici, effettuato con l'ausilio di un sommergibile nucleare. Il Mediterraneo è custode di innumerevoli testimonianze, prezioso giacimento di vestigia che possono aiutare a fare Storia. Ogni relitto è la straordinaria occasione, di potere studiare gli aspetti più diversi del contesto temporale in cui si è manifestato l'evento che ha determinato l'affondamento di una nave. Trovare un relitto e pianificarne lo studio, è avere la possibilità di visitare una pezzo di mondo remoto e di trarne numerosissime informazioni, al di là del recupero della ceramica di bordo. Un antico relitto non è soltanto un “dispenser” di anfore: bisogna dissociare e sfatare il binomio ed il luogo comune relitto=anfore. Analizzando correttamente i resti di un'antica imbarcazione, si possono ottenere reperti e informazioni ancora più interessanti delle anfore, come notizie sulla vita di bordo, sull'architettura navale e sulla tecnica di costruzione, sulla natura e destinazione delle merci trasportate, sulle tecniche e gli strumenti di navigazione e sull'eventuale armamento di bordo. Per ottenere questo, nell'approccio ad un relitto bisogna ricorrere a procedure razionali, che prevedono il rilevamento del sito sommerso, la sua registrazione fotografica, l'eventuale sua elaborazione computerizzata e quindi lo scavo secondo i criteri del metodo stratigrafico. L'archeologo che si accinge a fare questo, ha un'enorme responsabilità, poiché lo scavo è una procedura traumatica ed irreversibile. Tutto questo può essere una novità per il profano, ma non può essere ignorato da uno scienziato nel momento in cui si trova davanti ad un antico relitto. Ecco perché è gravissimo quel che è successo nel Mediterraneo, un saccheggio di reperti archeologici, nel corso di una missione definita scientifica. L'operazione nasceva infatti da un progetto comune tra  la National Geographic Society, l'istituto per le esplorazioni di Mystic nel Connecticut e sotto l'ègida del governo americano, che metteva a disposizione del geologo Robert Ballard, famoso per aver ritrovato i relitti della corazzata tedesca Bismarck e del transatlantico Titanic, il sommergibile della Marina Militare degli Stati Uniti "Nuclear Research-1"; il tutto con la direzione scientifica dell'archeologa Anna Marguerite Mac Cann. A bordo del sommergibile, anche un altro archeologo inglese, Jonatan Adams, che in una foto pubblicata dal The Times, compare accanto a Ballard, mentre osserva attraverso i monitors l'abilità con cui il braccio meccanico del R.O.V. Jason, recupera reperti. Forse il termine "saccheggio" potrebbe risultare forte, eccessivo, ma non riesco a trovare definizioni più soft per lo scempio perpetrato ai danni non di uno ma di circa otto relitti, mediante quel braccio articolato , che annaspando tra  delicatissimi sedimenti,  stravolgeva ogni sequenza stratigrafica per recuperare morbosamente oltre cento reperti. Il fatto che si agisse su relitti giacenti ad oltre 800 metri di profondità è ancora più grave, in quanto sono stati danneggiati siti archeologici che si erano eccezionalmente conservati grazie all'alta profondità: a quasi mille metri di profondità l'azione ossidante dell'ossigeno è pressoché nulla. Ma a chi appartenevano i reperti sottratti in quelle che Ballard ha definito acque internazionali? Nel corso della Terza Conferenza delle Nazioni Unite sulla nuova regolamentazione del Diritto del Mare, durante la quale nel 1982 veniva ratificata la cosiddetta Convenzione di Montego Bay, si stabilivano nuove regole.
Il limite delle acque territoriali è fissato a 12 miglia dalla costa ma a 24 miglia, viene fissato un altro importante limite, quello della “Zona Contigua Marittima”.
 Accanto alle tradizionali “Acque Interne e Territoriali”, sottoposte al controllo ed al potere dello Stato costiero ed al “Mare Libero”, è stata definita una “Area Internazionale” che inizia a duecento miglia dalla costa (art149). La Convenzione considera beni culturali, oggetti storici risalenti a cento cinquant'anni fa. La Montego Bay regolamenta anche la ricerca scientifica e tutela sia i Paesi costieri che quelli che non hanno sbocco sul mare o ne sono lontani. Nel pianificare una ricerca, anche sulla piattaforma continentale, bisogna avere il consenso dello Stato costiero, che non lo negherà, se la richiesta proviene da un organismo scientifico qualificato. Non bisogna infine trascurare che il Mediterraneo è considerato dalla Convenzione un “mare chiuso o semichiuso” (art. 122), cioè circondato da diversi Stati costieri. Secondo l'art. 123, gli Stati che vi si affacciano, dovrebbero coordinare le loro politiche di ricerca scientifica, mentre quelli esterni, devono fare richiesta di ricerca motivata e precisa ad uno stato costiero, che può partecipare alla spedizione con propri scienziati. Bastava dunque che gli organizzatori della spedizione, avessero chiesto l'autorizzazione all'Italia o alla Tunisia, perché tutto sarebbe stato legale. Il fatto è che la missione, da quel che hanno mostrato le immagini, non era di semplice mappatura, ma di prelievo di reperti e l'articolo 253 recita che lo Stato costiero può chiedere la sospensione della ricerca, se il richiedente non adempie a quanto specificato nella richiesta.
Non è dunque una giustificazione asserire che il tutto sia svolto in acque internazionali, poiché gli oggetti sommersi in questa area, devono essere considerati patrimonio dell'umanità e sono sottoposti al controllo di un'Autorità Internazionale, che ha il compito di tutelarli. Per conto di quale Autorità Internazionale Robert Ballard prelevava materiale archeologico? Quale Autorità Internazionale avrebbe consentito l'uso indiscriminato del braccio articolato per saccheggiare il sito? Quale Autorità Internazionale custodirà i reperti asportati?
 Se tali quesiti non hanno una risposta, Ballard ha probabilmente violato l'art. 149 della Convenzione che dice: “tutti gli oggetti di carattere archeologico o storico trovati entro le 200 miglia sono conservati o ceduti nell'interesse dell'umanità intera, tenuto conto in particolare dei diritti preferenziali dello Stato o del Paese d'origine, o dello Stato d'origine culturale, o ancora dello Stato d'origine storica o archeologica”. Da qui la mia mobilitazione in una serie di iniziative, quali la segnalazione della sottrazione di beni culturali indirizzata al Parlamento Regionale e Nazionale dell'Italia ed agli organi di stampa. Da qui la mia presenza in questa sede, per invitarVi a riflettere su una vicenda che colpisce per la mancanza di etica e per l'arroganza: di fronte ad una  sofisticatissima tecnologia che permettere all'uomo di raggiungere ed operare a mille metri di profondità, chi può controllare il rispetto dei limiti e delle regole delle convenzioni internazionali? Chi può evitare questa sorta di imperialismo archeologico? Probabilmente soltanto le Nazioni Unite, che dovrebbero vigilare attivamente sul rispetto delle leggi, ma soprattutto gli Stati Costieri del Mediterraneo, che dovrebbero attenersi al già citato articolo 123, coordinando le loro politiche di ricerca scientifica. E' questo l'appello che sommessamente rivolgo ai Rappresentanti di questi Stati.

La seconda Risoluzione di Malta:
Adottata dai partecipanti al "IV Forum sull'Eredità Marittima del Mediterraneo" tenutosi a Malta dal 12 al 14 novembre 1997.
Si riafferma che le risorse culturali giacenti in superficie e nei fondali del Mediterraneo oltre le acque territoriali, ai confini tra gli Stati, costituiscono un eccezionale giacimento di interesse culturale, scientifico ed educativo.
Si riconosce che l'alta tecnologia è diventata accessibile e che questa viene usata per localizzare e danneggiare queste risorse culturali, come è apparso recentemente e manifestato attraverso i media internazionali.
Si nota che gli strumenti legali nazionali ed internazionali sono ancora inadeguati a salvaguardare queste risorse da simili danneggiamenti.
I partecipanti al forum  esigono d'urgenza che i competenti organismi nazionali ed internazionali, in particolare l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) ed il Congresso Internazionale dei Musei Marittimi (ICMM), prendano immediati provvedimenti per la creazione dei necessari strumenti legali per assicurare che queste risorse culturali vengano protette e studino accordi per effettuare ricerche scientifiche accettabili e sostenibili, in modo da garantire che queste risorse siano tramandate intatte alle generazioni future.

Ecco perché dovremmo pensare a disegnare il futuro etnostorico del nostro territorio e a sviluppare e salvaguardare dai ladri di identità culturali questo immenso patrimonio che la Sicilia e il Mediterraneo hanno conservato per i nostri figli e per il loro avvenire. Aggiungo che senza coscienza di quello che siamo stati non abbiamo futuro e prospettiva ….

Ugo Arioti

lunedì 20 febbraio 2012

La Cina e il capitalismo

Dall'Avvenire dei lavoratori nl del 19 febbraio 2012 pubblichiamo questo interessante articolo di Alfonso Siano:

La Cina e il capitalismo



La rottura dell’ordine post-bellico. In questi giorni si assiste ad un intenso dibattito sul futuro del Capitalismo. Ci si chiede se esso abbia o meno mutato anima.







Ultimamente anche l’Economist ha dedicato una copertina al Capitalismo di Stato, cioè a quella forma di capitalismo che si va affermando in primis in Cina.
    Si tratta di un modello che non consente un totale dispiegamento delle forze di mercato, tipico delle società aperte occidentali. Al contrario, la sua struttura favorisce posizioni di monopolio od oligopolio da parte di imprese pubbliche o di fondi sovrani, che si avvantaggiano della forza politica dei rispettivi Stati di provenienza per acquisire all’estero crescenti posizioni sui mercati internazionali.
    Lo Stato e le imprese pubbliche ad esso riconducibili, mettono dunque in campo, in modo sinergico, forza politica e forza economica al fine di perseguire l’obiettivo di una maggiore ricchezza nazionale per assicurare il benessere per i propri cittadini.
    In questo contesto, è di pochi giorni fa la notizia che il fondo sovrano cinese China Investment Corporation, con un esborso di circa 850 milioni di Euro, ha acquisito una quota di minoranza in Thames Water, il maggiore operatore idrico britannico. Tra i contributi recenti sull’argomento, molto interessante, al fine di inquadrare con puntualità e rigore il fenomeno in atto, è il libro di Nunziante Mastrolia “La grande transizione”, che affronta il tema della crisi del capitalismo, come si è venuto sviluppando negli ultimi decenni. Come ben argomentato da Mastrolia, il Capitalismo di Stato è una delle conseguenze del tentativo da parte delle potenze emergenti, come la Cina, di modificare l’ordine esistente nel mondo dalla fine della seconda guerra mondiale. In particolare, l’acquisizione di imprese ed infrastrutture europee rientrerebbe nella strategia del governo cinese di sfuggire non solo alla svalutazione del dollaro e dei Titoli di Stato americani, ma anche di accrescere la propria sfera di influenza nelle altre economie occidentali. La Cina si sgancerebbe così’ dal filo doppio che la tiene legata agli Stati Uniti attraverso il possesso di una enorme massa di Titoli del debito pubblico USA che, se svalutata, comporterebbe gravi ripercussioni sociali in Cina e, probabilmente, la caduta della classe dirigente.
    Come noto, negli ultimi anni, la Cina ha fatto credito agli USA, in misura veramente generosa, per favorire le esportazioni cinesi. Con l’obiettivo di conseguire un maggiore benessere all’interno e, per tale via, la legittimazione, sia pure non democratica , della classe dirigente cinese.
    La minaccia degli USA di onorare i propri debiti semplicemente stampando dollari, con la conseguente svalutazione dei titoli detenuti dai creditori, impone alla Cina di trovare alternative agli investimenti in dollari. Di qui la disponibilità del gigante asiatico ad acquistare titoli di Stato dei Paesi europei in temporanea difficoltà. Una politica di acquisizioni che in qualche misura risulta funzionale anche agli interessi economici tedeschi. Il soccorso asiatico ai Paesi europei, libera in qualche misura Berlino dall’onere di correre in aiuto dei Paesi dell’Unione che si trovano in situazioni finanziarie difficili, pur consentendo alla Germania di continuare a professare la sua ortodossia monetaria. Ma visto che, con la politic a monetaria recentemente inaugurata da Draghi, sono cresciute le aspettative di inflazione anche nell’Eurozona, la Cina ha rivolto la sua attenzione anche all’acquisizione di infrastrutture e di imprese europee, che mettono la sua economia maggiormente al riparo dalla svalutazione del cambio rispetto alla acquisizione dei titoli di Stato.
    Ma non solo. Infatti, con questa strategia la classe dirigente sembra voler dire all’Occidente: attenzione, se svalutate troppo le vostre valute e mettete in difficoltà la tenuta del fronte interno cinese, io a mia volta intervengo sulle vostre “utilities” dal momento che possiedo gli strumenti per esportare e introdurre il caos anche nella vostre società. Ad esempio rincarando i costi per l’energia e gli altri beni di prima necessità.

sabato 18 febbraio 2012

LETTERA APERTA DI MIKIS THEODORAKIS

Il nostro spazio è aperto alle voci della Libertà e non potevamo non registrare quella di un uomo che ha sempre lottato per la libertà e la dignità del suo popolo, D. La Brocca e Ugo Arioti
LETTERA APERTA DI MIKIS THEODORAKIS
Esiste un complotto internazionale con obbiettivo la cancellazione del mio paese. Hanno iniziato dal 1975 con obbiettivo la civiltà neo-greca, hanno continuato con la distorsione della nostra storia contemporanea e della nostra identità culturale ed adesso stanno cercando di cancellarci anche materialmente con la mancanza di lavoro, la fa...me e la miseria.
Se il popolo greco non prende la situazione in mano per ostacolarli, il pericolo della sparizione della Grecia è reale. Io lo colloco entro i prossimi 10 anni. Di noi, resterà solo la memoria della nostra civiltà e delle nostre battaglie per la libertà.
Fino il 2009 il problema economico non era grave. Le grandi ferite della nostra economia erano la spesa esagerata per la difesa del paese e la corruzione di una parte dei politici e dei giornalisti. Per queste due ferite, però, erano corresponsabili anche dei paesi stranieri. Come la Germania, la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti che guadagnavano miliardi di euro da noi con la vendita annuale di materiale bellico.
Questa emorragia continua, ci metteva in ginocchio e non ci permetteva di crescere, mentre offriva grandi ricchezze ai paesi stranieri. Lo stesso succedeva con il problema della corruzione. La società tedesca Siemens manteneva un settore che si occupava della corruzione dei nostri politici per poter piazzare i suoi prodotti nel mercato greco. Di conseguenza, il popolo greco è stata vittima di questo duetto di ladri, Greci e Tedeschi che si arricchivano sulle sue spalle.
E’ evidente che queste due ferite potevano essere evitate se la leadership dei due partiti di potere (filo americani) non avessero raccolto elementi corrotti, i quali, per coprire l’emorragia di ricchezze (che erano prodotto del lavoro del popolo greco) verso le casse di paesi stranieri, si sono rivolti a prestiti esagerati, con il risultato del aumento del debito pubblico fino a 300 miliardi di euro, cioè 130% del Pil.
Con questo sistema, le forze straniere che ho riferito sopra, guadagnavano il doppio. Prima con la vendita di armi e dei loro prodotti e secondo dai tassi d’interesse dei capitali prestati ai vari governi e non al popolo. Perché come abbiamo visto, il popolo era la vittima principale in ambedue i casi. Un esempio solo vi convincerà. I tassi d’interesse di un prestito di 1 miliardo di dollari che ha contratto Andreas Papandreou nel 1986 dalla Francia, sono diventati 54 miliardi di euro e sono stati finalmente saldati nel…2010!
Il Sig. Giunker ha dichiarato un anno fa, che aveva notato questa grande emorragia dei Greci a causa di spese enormi (ed obbligatorie) per l’acquisto di vari armamenti dalla Germania e dalla Francia. Aveva capito che i nostri venditori ci portavano direttamente ad una catastrofe sicura ma ha confessato pubblicamente che non ha reagito minimamente, per non colpire gli interessi dei suoi paesi amici!
Nel 2008 c’è stata la grande crisi economica in Europa. Si conseguenza era normale che si risentisse anche l’economia greca. Il livello di vita, abbastanza alto (eravamo tra i 30 paesi più ricchi del mondo), è rimasto invariato. C’è stata, però, la crescita del debito pubblico.
Ma il debito pubblico non porta obbligatoriamente alla crisi economica. I debiti dei grandi paesi come gli USA e la Germania, si contano in tris miliardi di euro. Il problema l’esistenza della crescita economica e la produzione. In tal caso, si può prendere prestiti dalle grandi banche con tasso fino al 5%, fino alla fine della crisi.
In questa posizione esattamente ci trovavamo nel 2009, quando c’è stato il cambio del governo nel Novembre ed è diventato primo ministro Giorgio Papandreou. Per capire cosa ne pensa oggi il popolo greco della sua politica catastrofica, vi dico questi due numeri: alle elezioni del 2009 il partito socialista ha preso il 44% dei voti. Oggi le proiezioni lo portano al 6%.
Papandreou avrebbe potuto affrontare la crisi economica (che rispecchiava quella europea) con prestiti dalle banche straniere con il tasso abituale, cioè sotto al 5%. Se avesse fatto questo, non sarebbe stato alcun problema per il nostro paese. Anzi, sarebbe successo l’incontrario perché eravamo in una fase di crescita economica.
Papandreou, però, aveva iniziato il suo complotto contro il proprio popolo dall’estate del 2009, quando si è incontrato segretamente con il Sig. Stros Chan, con l’obbiettivo di portare la Grecia sotto l’ombrello del FMI (Fondo Monetario Internazionale). L’informazione di questo incontro è stata resa pubblica direttamente dal Presidente del FMI.
Per arrivare, però, sotto il controllo del FMI, bisognava stravolgere la situazione economica reale del nostro paese, far impaurire le grandi banche ed alzare i tassi d’interesse per i prestiti a numeri proibitivi. Questa operazione meschina è iniziata con l’aumento falso del debito interno, dal 9,2% al 15%. Per questa operazione criminale, il Pm Sig. Peponis, ha chiesto 20 giorni fa, il rinvio a giudizio per Papandreou e Papakostantinou (Ministro dell’economia).
Ha seguito la campagna sistematica in Europa di Papandreou e del Ministro dell’economia che è durata 5 mesi, per convincere gli europei che la Grecia è un Titanic pronto per andare a fondo, che i greci sono corrotti, pigri e di conseguenza incapaci di affrontare i problemi del paese.
Dopo ogni loro dichiarazione, i tassi d’interesse salivano, al punto di non poter ottenere alcun prestito e di conseguenza il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea hanno preso la forma dei nostri salvatori, mentre nella realtà era l’inizio della nostra morte.
Nel Maggio del 2010 è stato firmato da un solo Ministro il famoso primo accordo di salvataggio. Il diritto greco, in questi casi, esige, per un accordo così importante, il voto favorevole di almeno tre quinti del parlamento. Pertanto, in sostanza, il primo accordo e la Troica che oggi governa in Grecia, agiscono in modo completamente illegale non solo per il diritto greco ma anche per quello europeo.
Dal quel momento fino ad oggi, se i gradini che portano alla nostra morte sono venti, siamo già scesi più della metà. Immaginate che con questo secondo accordo, per la nostra “salvezza”, offriamo a questi signori la nostra integrità nazionale e i nostri beni pubblici. Cioè Porti, Aeroporti, Autostrade, Elettricità, Acqua, ricchezze minerali ecc. ecc. ecc. i nostri, inoltre, monumenti nazionali come l’Acropolis, Delfi, Olympia, Epidauro ecc. ecc. ecc. perché con questi accordi abbiamo rinunciato ad eventuali rincorsi.
La produzione si è fermata, la disoccupazione è salita al 20%, hanno chiuso 80.000 negozi, migliaia di piccole fabbriche e centinaia di industrie. In totale hanno chiuso 432.000 imprese. Decine di migliaia di giovani laureati lasciano il paese che ogni giorno si immerge in un buio medioevale. Migliaia di cittadini ex benestanti, cercano nei cassonetti d’immondizia e dormono per strada.
Nel fra tempo si dice che siamo vivi grazie alla generosità dei nostri “salvatori”, dell’Europa, delle banche e del Fondo Monetario Internazionale. In realtà, ogni pacchetto di decine di miliardi con i quali viene addebitata la Grecia, torna per intero indietro, mentre noi ci accogliamo nuovi incredibili tassi d’interesse. E siccome c’è bisogno di continuare a funzionale lo stato, gli ospedali, le scuole ecc. la troica carica di extra tasse (assolutamente nuove) gli strati più deboli della società e li porta direttamente alla fame. Una situazione generalizzata di fame, abbiamo avuto all’inizio dell’occupazione nazista nel 1941 con 300.000 morti in 6 mesi. Adesso rivediamo la stessa situazione.
Se si pensa che l’occupazione nazista ci è costata 1 milione di morti e la distruzione totale del nostro paese, com’è possibile per noi greci di accettare le minacce della sig.ra Merkel e l’intenzione dei tedeschi di installare un nuovo gaulaighter … e questa volta con la cravatta …
E per dimostrare quant’è ricca la Grecia e quanto lavoratori sono i greci, che sono coscienti del Obbligo di Libertà e dell’amore verso la propria patria, è l’epoca dell’occupazione nazista dal 1941 all’Ottobre del 1944. Quando gli SS e la fame uccidevano 1 milione di persone e la Vermacht distruggeva sistematicamente il paese, derubando la produzione agricola e l’oro dalle banche greche, i greci hanno fondato il movimento di solidarietà nazionale che ha sfamato la popolazione ed hanno creato un esercito di 100.000 partigiani che ha costretto i tedeschi di essere presenti in modo continuo con 200.000 soldati. Contemporaneamente, i greci, grazie al proprio lavoro, sono riusciti non solo a sopravvivere ma a sviluppare, sotto condizioni di occupazione, l’arte neo greca soprattutto i settori di letteratura e di musica.
La Grecia ha scelto la via del sacrificio per la libertà e la sopravvivenza.
Anche allora ci hanno colpito senza ragione e noi abbiamo risposto con la Solidarietà e la Resistenza e ci siamo riusciti. La stessa cosa esattamente facciamo anche adesso ed abbiamo la certezza che il vincitore finale sarà il popolo greco. Questo messaggio mando alla Sig.ra Merkel ed al Sig. Soible, dichiarando che rimango sempre amico del Popolo Tedesco ed ammiratore del suo grande contributo alla Scienza, la Filosofia, l’Arte e soprattutto alla Musica! E forse, la miglior dimostrazione di questo è che tutto il mio lavoro musicale a livello mondiale, l’ho affidato a 2 grandi editori tedeschi “Schott” e “v. Breitkopf” con cui ho un’ottima collaborazione.
Ci minacciano di mandarci via dall’Europa. Ma se l’Europa non ci vuole 1 volta, noi, questa Europa di Merkel e Sarkozi, non la vogliamo 10 volte.
Oggi è domenica 12 Febbraio. Mi sto preparando per prendere parte con Manolis Glezos, l’eroe che ha tirato giù la svastica dall’Acropolis, dando così il segnale per l’inizio non solo della resistenza greca ma di quella europea contro Hitler. Le strade e le nostre piazze si riempiranno di centinaia di migliaia di cittadini che esprimeranno la propria rabbia contro il governo e la troica.
Ho sentito ieri il nostro Primo ministro – banchiere rivolgendosi al popolo greco, dire che “siamo arrivati all’ora zero”. Chi, però, ci ha portati all’ora ZERO in due anni? Le stesse persone che invece di trovarsi in prigione, ricattano i parlamentari per firmare il nuovo accordo, peggio dal primo, che sarà applicato dalle stesse persone con gli stessi metodi che ci hanno portato all’ora ZERO! Perché? Perché questo ordina l’FMI e l’Eurogroup ricattandoci che se non obbediremo ci sarà il fallimento …
Qui assistiamo al teatro della paranoia. Tutti questi signori, che in sostanza ci odiano (greci e stranieri) e che sono gli unici responsabili della situazione drammatica alla quale hanno portato il paese, minacciano, ricattano, ordinano con l’unico scopo di continuare la loro opera distruttiva, cioè di portarci sotto l’ora ZERO, fino alla nostra sparizione definitiva.
Siamo sopravvissuti nei secoli, in condizioni molto difficili ed è certo che se ci porteranno con la forza, con la violenza, al penultimo gradino prima della nostra morte, i Greci, non solo sopravvivranno ma rinasceranno. Questo momento, presto tutte le mie forze all’unione dinamica del popolo greco. Sto cercando di convincerlo che la Troica e l’FMI non è una strada senso unico. Che esistono anche altre soluzioni. Guardare anche verso la Russia per una collaborazione economica, per lo sfruttamento delle nostre ricchezze minerarie, con condizioni diverse, a favore dei nostri interessi.
Per quanto riguarda l’Europa, propongo di interrompere l’acquisto di armamenti dalla Germania e dalla Francia. E dobbiamo fare tutto il possibile per prendere i nostri soldi, che la Germania ancora non ha saldato dal periodo della guerra. Tale somma ad oggi è quasi 500 miliardi di euro!!!
L’unica forza che può realizzare questi cambiamenti rivoluzionari è il popolo greco, unito in un enorme Fronte di Resistenza e Solidarietà, per mandare via la Troica (FMI e Banche) dal paese. Nel fra tempo devono essere considerati nulli tutti gli accordi illegali (prestiti, tassi d’interesse, tasse, svendita del paese ecc.). naturalmente, i loro collaboratori greci, che sono già condannati nella coscienza popolare come traditori, devono essere puniti.
In questo scopo (l’Unione di tutto il Popolo) sono totalmente dedicato e credo che alla fine ce la faremo. Ho fatto la guerra con le armi in mano contro l’occupazione nazista. Ho conosciuto i sotterranei della Gestapo. Sono stato condannato a morte dai Tedeschi e sono vivo per miracolo. Nel 1967 ho fondato il PAM, la prima organizzazione di resistenza contro i colonnelli. Ho agito nell’illegalità contro la dittatura. Sono stato arrestato ed imprigionato nel “mattatoio” della dittatura. Alla fine ho sopravvissuto ancora.
Oggi ho 87 anni ed è molto probabile non riuscire a vedere la salvezza della amata patria. Ma morirò con la mia coscienza tranquilla, perché continuo a fare le mie battaglie per gli ideali della Libertà e del Diritto fino alla fine.


Mikis Theodorakis

venerdì 17 febbraio 2012

Pensieri in libertà

Una canzone degli Aviontravel (Storia popolare) traccia un mondo nero dove aleggia la passione dell'uomo che brancola sulle sponde del turchino spazio amabile ..... e un caffè nella pancia per mangiare con te.... così descrive un mondo che vive sempre nella passione dell'uomo, ma brancola nelle illusioni e nello spazio di una canzone che ricorda che l'uomo è un essere sentimentale. Direi: chi è l'uomo? Dove possiamo trovarlo oggi? Mi rispondo: a Piazza Thair, lo spazio della libertà, della primavera araba, ma mi accorgo che più vado avanti nella mia indagine e più vedo, comprendo, che il mondo in cui viviamo non è affatto quello che Leonardo ha considerato mettendo al centro di tutte le MISURE l'Uomo! No. C'è aria di rivoluzione e di recessione. I cattolici gridano alla decadenza, citando i ritratti di Magritte, vuoto dentro la carne morsa dalla pubblicità e dalle parate militari. DECADENTISMO? I laici gridano ORDINE NUOVO, ho paura che abbiano letto Nietzche alla rovescio ... Eppure siamo tecnologicamente più evoluti di cent'anni fa. Il balzo si vede, ma cosa è cresciuto dentro questo essere che due guerre mondiali hanno trasformato in uno sciacallo? Viviamo un senso di frontiera e siamo nell'Occidente avanzato che ha superato la prima e la seconda e la terza rivoluzione industriale ed è arrivato all'utopia del Denaro che genera denaro, senza utile, interesse o motivo, SPECULAZIONE PURA e DITTATURA DEI POTENTATI ECONOMICI e DELLE BANCHE. Un diktat economico basta a tenere insieme un continente come l’Europa? Sull’Euro hanno costruito la GLOBALIZZAZIONE DELLA MAFIA ECONOMICA. Così, sacrifici all'altare, si uccidono le persone e si ammazzano le famiglie e i bambini e i vecchi e la Storia di intere civiltà solo per il DIO della SPECULAZIONE, che non essendo “Divino” e illimitatamente stupido e crudele, non ha alcun freno, ma questo Dio Denaro finirà per credere solo in se stesso e per divorare quello che ha costruito in un solo ultimo giorno .... Un alba dopo un altra così viviamo aspettando che la Terra torni ad essere per tutti e che l'opera degli uomini!?  
SVILUPPO ECOSOSTENIBILE UTOPIA O NUOVA FRONTIERA?

Ugo Arioti

giovedì 16 febbraio 2012

L’equazione del vapore

L’equazione del vapore: Callisto Tansic,segretario scolastico, uomo di mezza età,filosofo pitagorico, si innammora di una bella giornalista a caccia di scoop e ... diventa un figlio delle stelle!

ETICA, RESPONSABILITA’ SOCIALE E POVERTA’


( Ugo Arioti e Vincenzo Porcasi )
Cessata l’epoca della compartecipazione alla gestione dell’impresa per effetto della globalizzazione che ha consentito al sistema impresa di trasferire la base della propria attività dall’Europa e dagli Stati Uniti, nel resto del mondo, aggirando in buona misura le ragioni del movimento operaio e piccolo borghese. Infatti, il sistema ha collocato le nuove iniziative su base sub continentale vuoi per localizzare nei luoghi in cui sono disponibili le materie prime, vuoi per superare il problema del costo complessivo del trasporto (che a seguito dell’aumento del prezzo del petrolio ha oramai raggiunto livelli parossistici) e distribuire semilavorati e prodotti finiti direttamente sui luoghi di consumo. Il tema oggi è divenuto quello complessivo delle povertà che attraversano il mondo: quelle antiche, figlie del colonialismo e quelle nuove, figlie della distribuzione dei prodotti che privilegia l’edonismo senza fine, senza avere alcun riguardo per le vere esigenze dei produttori. Tutto ciò non è morale, cioè etico per l’umanità nella misura in cui spinoziamente l’etica è uno dei nomi della virtù, e, la virtù è il proprio bene; di conseguenza il comportamento virtuoso è il perseguimento del proprio bene. Ma cos’è il bene dell’umanità, cioè il suo comportamento virtuoso quindi etico, se non quello di crescere nella qualità della sua esistenza. Con il Congresso di Vienna, la qualità cessò di essere un problema per il singolo per identificarsi con la libertà mediata attraverso la supremazia dello Stato di appartenenza sugli altri. Il disvalore supremo che ha ucciso l’Europa e la sua fuorviante borghesia. Ma il secondo conflitto mondiale, figlio di quelle scelte, fece emergere nuove potenze extraeuropee e fece tramontare definitivamente la politica coloniale europea e il suo ruolo mondiale. Il riposizionamento dei ruoli e delle funzioni internazionali all’interno dell’ONU ha assegnato all’Europa un compito di assistenza allo sviluppo delle ex colonie, alla luce della filosofia di democrazia mercantilista che caratterizza le politiche economiche delle nuove grandi potenze. Anche il sistema assistenzialistico ha fallito in larga misura i suoi obiettivi, tramutandosi in una farsa fondato sulla corruzione dei governanti presenti in molti dei paesi oggetto di aiuto. Stanco di questo modello, alla luce dei bisogni crescenti del suo paese il Prof. Yunus ha creato il sistema del microcredito, partendo dal basso e dal poco. E’ ciò che ha caratterizzato l’azione solidaristica e mutualistica socialista e cristiana nell’Europa del XIX e XX secolo, con tutti quegli interventi dapprima di cooperative di mutuo soccorso, poi con la formazione salesiana all’apprendistato, poi con il sistema integrato di casse rurali, banche popolari, casse di risparmio e poi federconsorzi (occorre non dimenticare che la federconsorzi ha rappresentato il punto di forza attraverso il quale il paese pur nel variare dei regimi ha potuto assicurarsi la sopravvivenza alimentare. Dal Manifesto del partito comunista del 1848, la parte più avveduta della società prese atto della frattura intervenuta nelle società occidentali al rapporto mutualistico fra città e campagna che aveva contraddistinto le società contadine, si sostituisce la società industriale, chiaramente fondata sullo sfruttamento del fattore lavoro nella produzione. Cento anni di storia umana è durato tale confronto anche violento, fino all’avvento del concetto della pratica del valore aggiunto, che ha scardinato la prospettiva marxiana di proprietà collettiva dei mezzi di produzione, per sostituirla con la prospettiva del mercato unico mondiale che riproduce il modello distributivo che fu proprio del tempo dei tre grandi imperi (romano, persiano e cinese). E’ il mercato globale di cui tanto si parla delle multinazionali che sono né buone né cattive sono solo riuscite a realizzare il principio economico dell’ofelimità cioè produrre al costo minore e vendere al miglior prezzo possibile nei diversi mercati in relazione alla capacità di spesa dei diversi consumatori, vuoi per spese di consumo e voluttuarie, vuoi per investimento. Il mercato ritornato globale, fondato su regole sempre più generali nonostante il lento avanzare con il passo del cancro del disegno dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, si preoccupa dei servizi ai consumatori e non certo dei bisogni dei produttori. I produttori ormai privi del protezionismo commerciale, chiusi in un vetero nazionalismo abbandonano le campagne e affollano le città divenendo una sorta di “lunpenproletariat”, emarginato e senza speranza.Se questo avviene ora nelle società occidentali mature avviene da 60 anni negli altri continenti. Sviluppata l’analisi, la terapia può venire da due fondamentali riflessioni che in qualche modo, anche secondo quanto affermato dall’ILO, possono contribuire alla soluzione del problema all’interno del concetto di responsabilità sociale dell’impresa. La prima riguarda la struttura e la funzione del sistema impresa. L’impresa non è più diretta alla produzione ma al servizio del consumatore. Il consumatore sia che acceda adesso per la prima volta ad un reddito tendenzialmente adeguato o l’impoverito compratore occidentale, possono entrambi spendere secondo una tela di bisogni da soddisfare, sempre più incalzanti nella misura in cui i singoli stati si ritirano, per problemi di bilancio, sempre più nel wellfare.
A questo punto occorre che il sistema impresa aggiunga ai fattori della produzione tradizionali: terra, capitale, lavoro, organizzazione aziendale, anche il concetto di ecosistema umano e ambientale. Una parte delle plusvalenze in formazione, oltre quelle destinate alla Risorsa Sviluppo, occorre destinare tali risorse a finanziare quelle attività da cui lo Stato si ritira, dalle pensioni agli asili, dalle strade, all’assistenza scolastica e sanitaria. Il consumatore che ritrova in tal modo almeno una parte delle sue sicurezze, si fidelizzerà all’azienda e diviene potenzialmente un sottoscrittore delle azioni dell’impresa che apprezza nel soddisfare i suoi bisogni. Nella misura, poi, in cui l’impresa diviene due volte rappresentativa del suo pubblico, si può porre come parte sociale e quindi assumere un ruolo politicamente attivo, a tutela del suo pubblico non solo consumatore, ma portatore di un suo valore. La seconda chiave d’intervento, passa per il microcredito, non come fenomeno che non serve di per sé a nulla, ma a una proposta che faccia del microcredito il punto di aggregazione del consenso alla nascita di una filiera produttiva e commerciale, concorrente ma non necessariamente alternativa degli oligopoli strutturati esistenti. L’insorgere della filiera non può non essere fondato sull’associazionismo, da qui l’esperienza italiana storicamente fondata sul sistema della cooperazione. Inoltre, il microcredito è una operazione estremamente concreta che finanzia cose e progetti capaci di auto liquidarsi e necessita di macchine, attrezzature e di assistenza tecnica sul campo. Il sistema impresa non deve latitare sul campo e quindi puntare sul full leasing per il microcredito portante anche alla necessaria formazione, creando un sistema distributivo non alternativo ma concorrente, proponendo anziché i centri commerciali i centri di relazione sociale.

lunedì 13 febbraio 2012

il fotografo dell'anima


Iniziamo con questo capitolo un romanzo di Ugo Arioti su un tema molto delicato che è il confronto con se stessi e indica, in buona sostanza, la qualità dell'essere e del suo"motore" che è l'anima. Ma l'anima è una parte dell'essere o è proprio l'essere che la contempla nel suo sviluppo....? Tante domande che si traducono in fine nella ricerca continua e costante delle nostre origini e del perchè esistiamo e dove andiamo!?


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Roma,  Pasqua 2005



Il cielo di Roma è un pascolo di nuvole che lasciano penetrare la luce del sole a fasci, come l’occhio di Dio che campeggia sopra l’altare delle chiese barocche illuminando con i suoi raggi dorati i fedeli.
La gente comincia a spostarsi per le vie della città eterna e nelle case comincia il rito del risveglio domenicale: colazione italiana!
In uno studio fotografico di Via del Corso il mattino che cresce vede svolgersi e avvilupparsi i pensieri di Pietro Mignosi, stimato artista della fotografia, che vive in un appartamento comunicante con il laboratorio congiuntamente al suo amante e aiuto di studio, l’insostituibile maestro degli effetti e dell’editing: Silvano Mammina.
Mignosi, metà siciliano, di lontane origini albanesi per via di padre, e metà polacco per parte della sua bellissima e soffocante mamma, fotoreporter famoso e facoltoso, rincorre un sogno che non gli da mai tregua: catturare il luogo dove l’anima che da vita a tutto si manifesta e si fa paesaggio.
Non è il cielo per lui.
Almeno non è solo il cielo e le nuvole.
Il cielo è una cortina colorata che avvolge, ma non è il solo luogo deputato. No. Pietro pensa che ci sia un luogo di contatto, un territorio libero da convenzioni dove si preparano i movimenti dell’Universo un paesaggio dell’anima.
Nel suo studio in Via del Corso a Roma, stazione di partenza, aveva detto al suo compagno Silvano che doveva tornare sui suoi passi e ritrovare l’origine.
- Mi spieghi perché vuoi andare a perdere tempo con zanzare e fango in mezzo al nulla?- gli chiese con acrimonia l’amante, amico e alter ego nello studio Mignosi.
- Non mi fanno paura le zanzare e poi fotografare un paesaggio significa catturare con uno scatto la meraviglia della natura che ci circonda. Anche fosse solo questo è già un bel risultato, ma non è qua che io voglio arrivare. Voglio spingermi più in là della soglia visibile!-
- Ma finiscila, la soglia visibile?!? Ti stai contorcendo dentro te stesso!-
- Ci sono diversi tipi di atteggiamento, meglio dire di intelligenza. Ci si può approcciare al problema con intelligenza. Vedi Salgado … le sue foto e i suoi libri. Oppure …-
- Quindi ci sono diversi approcci? So dove vuoi arrivare, vecchia bagascia … -
- Silvano! Non essere stupido.-
- E lo stupido Silvano che fa? Sentiamo grand’Uomo. –
- Ah. Se proprio ci tieni ti servo subito. Lo stupido  non sbaglia nel comportamento. Sbaglia nel ragionamento.  È quello che dice che tutti i cani sono animali domestici e tutti i cani abbaiano, ma anche i gatti sono animali domestici e allora che fanno? Abbaiano? Oppure che tutti gli abitanti di Roma sono romani … Vedi che grande scoperta! –
- E’ vero. No? Gli abitanti di Roma sono romani?!-
- Sì, ma non tutti …. Lo stupido può anche dire una cosa giusta, ma per ragioni errate! È  quello che fa il lavoro tecnico meglio degli altri perché applica sempre le stesse perfette regole senza deviare dal solco segnato … Come te lo devo dire?-
- Vaffanculo Pietro sei sempre lo stesso. Tu sei l’artista e gli altri sono minus quam merda. Mi stai facendo incazzare. Stronza. Io sono stupida perché faccio il mio lavoro onestamente e correttamente e questo quando sei dietro l’obbiettivo non va, ma quando vedi il prodotto finito e stampato poi mi chiedi perdono e mi dici che sono eccezionale e … -
- Ma lo sei, eccezionale e unica, lo sei. Silvano ti ho detto quello che penso del Mondo, pazza, non di te. Altrimenti noi non staremmo insieme e io non ti vorrei al mio fianco per creare immagini tratte dai sogni. Quello a cui mi riferivo è … No ma che cazzo sto spiegando?-
- No cara adesso vai avanti. Forza spiega a una povera scema cosa volevi dire.-
- Smettila Silvà … -
- Niente affatto. Concludi il tuo pensiero.-
- Va bene, volevo sostenere che l’uomo che cerca, deve avere un atteggiamento scientifico, ma deve conservare il suo pensiero umanistico … Ricordi quando l’altra sera parlavamo di Galileo e ti ho letto quel suo pensiero? –
- Si! E allora?-
- Galileo che dice, parlando dei suoi studi, che non li fa cercando la gloria facile e il consenso degli intellettuali o del popolo ignorante, no, ma perché quella è la sua strada e la sua ricerca. È questo il senso della sua vita!-
- Sei scaltra buttanella! Hai fatto tutto questo giro di parole per arrivare al punto! Tu segui la tua strada e gli altri se vogliono la seguono se no che vadano a … -
- Esagerato, ma sostanzialmente giusto!-
- Stronza!-
- Bagascia!-
Finale della giostra sul divano davanti al camino acceso con un Margarita per Pietro e un Daikiri per Silvano. Mano nella mano. Silvano si calmava e ricominciava a ridere. A Pietro piaceva da morire!
La musica inondava il soggiorno. Pollini suonava Chopin. Silvano guardò negli occhi Pietro.
- Infondo, si possono dire cose sbagliate, basta che i ragionamenti siano giusti, no?- disse Silvano, tenendo la sinistra sul cuore, come fosse un giuramento.
- Sicuro! Altrimenti perché faticare tanto per diventare animali ragionevoli?-
- Razionali!?-
- No Silvà, Ragionevoli!-
La quiete raggiunta tenne fino a quando Pietro tirò fuori dalla manica l’asso che Silvano aveva già intravisto: Doveva andare in Sicilia, sulle orme del padre, per ritrovare nella terra degli avi l’immagine dell’anima o il suo spettro. Sarebbe partito, come sempre, da solo per Contessa Entellina un luogo sospeso tra due interpretazioni di Dio che sono lo stesso Signore del Cielo e della Terra!
- Che dici, oh Dio. No, no, no. Sei una pazza! Vuoi uscire fuori in campagna e passeggiando fotografare il Creatore?! Pazza, pazza. Comunque non hai dei mezzi speciali, scema. Hai solo una macchina fotografica e quello che inquadri e come lo inquadri non sarà mai qualcosa di più di un immagine del mondo che percepiamo e nel quale viviamo … una foto è solo una foto e  sappiamo tutti che non potrà mai essere fedele a quello che vedono tutti gli altri. ...Tu sei pazza, secondo me, vuoi prendere per il culo la gente! Sei una mostruosità della Natura, ecco cosa sei. Una megalomane sgualdrina a caccia d’autore... e ora cosa ti inventerai ancora per stare lontano da me?-
- Smettila, troia! Sei solo incazzata perché non ti porto con me!-
- Chi io?-
- Si tu!-
- Ma va! Io non mi perdo in queste tue fantasie oniriche! Chiaro?-
Una scenata normale, in queste circostanze, tra due amanti.
Pietro partiva sempre da solo, non ammetteva assistenti o tecnici a contorno della sua personale esplorazione del Mondo.
In genere la disputa terminava con uno schiaffo di Pietro a Silvano che andava a  buttarsi sul futon della camera da letto in preda a un pianto smodato e fanciullesco.
Pietro, aspettava una decina di minuti, poi andava a consolarlo e a spegnere le sue paure con baci e attenzioni.
Ma, quel giorno, il fotografo guardò l’amico con altri occhi, trasognati, senza rabbia o dispetto per la scenata.
Prese le mani di Silvano tra le sue e, guardandolo dritto per dritto, dentro gli occhi, smeraldini e spaventati, sorrise.
- Tutte le scuole di fotografia quando arrivano a descrivere l'atto di fotografare un paesaggio ci ricordano che una buona fotografia di paesaggio deve nascere  dall'emozione e dalla razionalità. Bisogna essere artisti, ascoltare l'intuito e trasferire nella foto le sensazioni che una scena ci suggerisce, altrimenti otterremo un'immagine piatta e senza brio e, nello stesso tempo, bisogna agire da attenti artigiani e attuare precise scelte sul tempo di scatto, sull'obiettivo e sull'esposizione. Tecnica, ci vuole tecnica e coraggio, come in ogni cosa che facciamo. Le foto migliori si ottengono quando le immagini colpiscono non solo visivamente, ma coinvolgono anche la mente e i ricordi degli altri. Insomma, l'immagine di un paesaggio deve emozionare sia il fotografo che l'osservatore. -
- E dove vai a cercarlo proprio lì questo paesaggio dell’anima … tua? Cazzo!-
- Torno a casa!-
- A casa?-
- A casa di mio padre!-
- Allora devi andare a Dublino! Se non sbaglio da quando si è separato da tua madre vive là!-
- No! In Sicilia. Vado a Contessa. È da quel posto così lontano da tutto che lui è partito…-
- Pazza! Sei un pazza! Sei …!-
- La città dei pazzi! Contessa. Può essere! Pazzia e libertà, se ci pensi, hanno la stessa radice ….-

Qualche giorno più tardi, dopo una breve telefonata al fratello di suo padre, che viveva ancora con tutta la sua famiglia in Sicilia, aveva preso un volo per Palermo Punta Raisi ( aeroporto Falcone e Borsellino).
In paese aveva avuto un accoglienza da Capo di Stato. Il sindaco, la banda e l’associazione pro loco che gli aveva consegnato una targa per la sua carriera e la sua arte che, ora, dava lustro a tutta la comunità arbish e cattolica. Un sabato e una domenica di festa. Poi, finalmente, la normalità armata di curiosità e di un pizzico di invidia e di sospetto, tipica di questi luoghi appesi all’ombelico della più profonda provincia della Sicilia, si era fatta strada mentre Pietro, dalla casa dello zio, preparava i suoi piani di esplorazione del Genius loci.

venerdì 10 febbraio 2012

Generalità della scuola di Ecologia Culturale

 
l’Ecologia è la scienza che studia le relazioni tra gli esseri viventi e l’ambiente nel quale vivono. In buona sostanza è lo studio del rapporto Uomo/Natura. Questo ci può apparire come un puro esercizio scientifico - filosofico o una raccolta acritica di formule e schemi di relazione, al contrario è una indagine accurata e in profondità dell’articolazione e dell’organizzazione sistemica che serve ad estrapolare le forme sostenibili e ad estrarre ed isolare gli errori e le interruzioni catastrofiche che determinano il degrado ambientale e sociale di un territorio.
Per fare questo si devono ricavare dal tutto le regole etiche che ne possono determinare uno sviluppo corretto e organico: L’Etica Globale.
La ricerca e lo sviluppo di una scuola di ecologia culturale ha appunto come livello di produzione la costruzione di un “ Parco Etico “ all’interno del territorio che serva da propulsore per le attività del territorio nel quale si insedia e come modello per quanti vorranno praticare lo stesso percorso scientifico.
L’articolazione è semplice e si basa sul partenariato europeo e mediterraneo. Fa capo ad un’amministrazione locale e ad un sistema a rete di organizzazioni culturali, quali l’università, la Commissione Europea, enti culturali e strutture formative partenariali.
La scuola di ecologia culturale ha come genetliaco l’Etnostoria ( la storia dei popoli attraverso gli accadimenti temporali, le contaminazioni e la cultura materiale prodotta), l’antropologo americano Lesile Alvin White, nel 1949, parlava di Scienza della Cultura, e ha come ambizione quella di divenire nello specifico della sua disciplina laboratorio progettuale a servizio di tutto il Meridione.
  Daniela La Brocca

lettera della Secem

mercoledì 25 gennaio 2012


Lettera della scuola di Ecologia Culturale

Siamo ancora con voi attraverso questo nuovo sito che ha un titolo significativo. Rappresenta l'anima dell'Universo che è racchiusa in una immaginaria linea sottile che segna senza definirlo esattamente il confine tra il cielo e il mare o, se volete tra terra e cielo, tra i quattro elementi: terra, acqua, fuoco ed aria. In questa linea sottile, delicata, ma forte, sta il senso del nostro lavoro da formiche. costruiamo lentamente un pensiero comune che unisce e non divide gli uomini. Un ponte tra le culture, tra le idee e le professioni di idee che troppo spesso vengono usate per creare POTERI "MURATI". Abbiamo bisogno di solidarietà e di sostegno vicendevole per superare questo vecchio Mondo in cui il Denaro è Dio e gli speculatori decidono le sorti di milioni di esseri umani al solo altare dell'avidità e dell'egotismo che genera potere negativo. La scuola di Ecologia Culturale è un luogo di scambio di esperienze e di costruzione di tecniche democratiche e pacifiche per lo sviluppo sostenibile delle società umane e si muove per realizzare iniziative (prevalentemente in partnership) per l’educazione dei giovani ( la scuola del territorio e uno dei partner naturali della scuola) e lo sviluppo di un capitale umano di eccellenza che dovrà essere protagonista dello sviluppo culturale ed economico delle società e dei popoli Euro Mediterranei.


Ugo e Daniela Arioti