domenica 25 ottobre 2015

La filosofia italiana alla scoperta dell’etica ambientale


La filosofia italiana alla scoperta dell’etica ambientale

 
di Piergiacomo Pagano, filosofo ambientale e biologo Enea

 

Dagli anni ’70 del secolo scorso molti studiosi italiani hanno riconosciuto l’importanza dell’etica e della filosofia ambientale. Il fatto che negli ultimi 10 anni siano stati pubblicati molti lavori, siano nati alcuni siti web, siano apparsi giornali e corsi dimostra come gli esperti italiani vogliano partecipare al dibattito. Tuttavia alcune difficoltà hanno lasciato l’Italia distante dal contesto internazionale. Cercherò di individuarne le ragioni.

Innanzitutto dobbiamo rilevare che in Italia la filosofia e l’etica ambientale non hanno un pubblico così ampio. Su queste discipline sono stati tradotti in italiano solo pochi libri stranieri e solo un paio sono stati pubblicati da grossi editori. Al contrario molti editori di dimensioni medio-piccole si sono dimostrati più sensibili. Alcuni hanno pubblicato libri stranieri, pochi in verità, molti altri hanno dato spazio ad autori italiani. Se andiamo su internet e navighiamo in un negozio di libri italiano troviamo che oltre 70 volumi rispondono alla parola chiave “etica ambientale” mentre 16 vengono selezionati da “filosofia ambientale”. Se ampliamo lo sguardo, tra le parole chiavi più rappresentate troviamo “ambiente” con oltre 2000 volumi, “ecologia” con oltre 600, “ambientalismo” con oltre 300. Numeri decisamente più ridotti per “economia ambientale”, “etica cristiana”, “sviluppo sostenibile”, “animalismo”. Infine qualche libro viene selezionato utilizzando termini meno noti quali “ecoetica”, “decrescita felice”, “antropocentrismo”. Guardando nello specifico delle nostre discipline dobbiamo sottolineare la recente uscita (fine 2012) di due importanti volumi collettivi: “La persona nelle filosofie dell’ambiente” a cura di Alessandro Poli e “Etiche dell’ambiente: voci e prospettive” a cura di M. Andreozzi. La giovane età dei due editor e il numero degli autori partecipanti (studiosi noti e meno noti) mostrano, ancora una volta, il desiderio italiano di essere attivi.

A questo punto è lecito chiedersi come mai, nonostante questo dinamismo, l’Italia rimanga ancora troppo “isolata” dal resto del mondo. Credo si possano dare alcune spiegazioni. Innanzitutto molti autori italiani hanno difficoltà nello scrivere in un inglese grammaticalmente corretto. Per molti di noi leggere o tradurre un testo dall’inglese non è un problema, ma per pubblicare in questa lingua abbiamo bisogno di un traduttore specializzato e di una cifra consistente da impegnare, soprattutto se vogliamo far tradurre un intero volume. In questi casi avremmo bisogno di una organizzazione che ci supporti. E qui nasce il principale problema. In Italia la filosofia e l’etica ambientale sono poco considerate. Questo avviene non solo in campo scientifico, ma anche in quello umanistico. Pensate che all’inizio dei miei sforzi mirati a divulgare la filosofia ambientale (grazie al sito www.filosofia-ambientale.it che fondai nel gennaio 2001) alcuni studenti da me indirizzati verso le università scoprirono amaramente che molti professori non conoscono o snobbano le nostre discipline.

Nonostante si percepisca un certo cambiamento questa situazione persiste. Attualmente si trovano degli insegnamenti dedicati in alcune università italiane, ma purtroppo si tratta di contesti episodici disseminati in diverse facoltà e/o dipartimenti quali filosofia, letteratura, scienze biomediche, giurisprudenza, agraria ecc.. Infine molti studiosi di filosofia e/o etica ambientale non sono veri e propri teorici. Per la maggior parte si tratta di cultori della disciplina che la insegnano, che propongono idee personali magari elaborando il pensiero di filosofi del passato o che fanno proprie alcune scuole di pensiero quali l’ecologia profonda. Alcuni sono ambientalisti che criticano l’antropocentrismo guardando all’atteggiamento “ecologico” dei popoli antichi, altri sono animalisti, altri ancora sono seguaci delle filosofie orientali. Molte studiose sono impegnate nell’importante argomento delle pari opportunità o, meglio, in una riflessione del ruolo delle donne nel dibattito ambientale anche in un’ottica ecofemminista.

Finora, per quanto mi è dato sapere, nessun italiano ha avanzato una teoria analitica originale di filosofia ambientale. Sotto questo aspetto posso considerarmi una eccezione avendo proposto una mia personale teoria che ho chiamato “eco-evo-centrismo” e che sta alla base del mio ambientalismo e della mia politica propositiva. Chi volesse approfondire può leggere i capitoli intitolati “Evoluzione, filosofie ambientali e politica propositiva” e “Ambientalismo propositivo” inseriti nei due volumi collettivi che ho citato poco sopra e nei due miei ultimi libri: “La politica propositiva: il governo nella globalizzazione e nel multiculturalismo”, Limina Mentis, 2012 e nell’appendice di “La storia del pensiero biologico evolutivo. Con riflessioni di filosofia ambientale”, ENEA, 2013 (quest’ultimo libro è scaricabile gratuitamente alla pagina: www.enea.it/it/produzione-scientifica/edizioni-enea/2013/storia-del-pensiero-biologico-evolutivo).

In Italia molte persone, istituzioni e organizzazioni discutono di etica ambientale anche se spesso la affrontano all’interno di tematiche più ampie quali la bioetica, l’educazione o i sistemi di gestione ambientale. Tra le istituzioni più importanti e affermate troviamo l’Istituto Italiano di Bioetica (www.istitutobioetica.org)  che ha una sezione dedicata alla “bioetica ambientale” e che, secondo la loro visione, comprende l’etica biomedica così come la bioetica animalista e la bioetica ambientale. Legata alla Chiesa Cattolica troviamo la Fondazione Lanza (www.fondazionelanza.it)  che, allo scopo di entrare nel delicato dibattito tra fede e cultura, ha una sezione intitolata Etica e Politiche Ambientali. Infine esistono dei “Centri di Etica Ambientale” per ora dislocati nel nord Italia. Il primo, fondato alla fine del 2007 a Parma (www.centroeticambientale.org), riunisce la diocesi, la Fondazione Lanza, il Comune, la Provincia e alcune società di servizi ambientali pubblici e privati allo scopo di definire linee guida di etica applicata da applicare al territorio.

A conclusione di questa breve relazione mi sento di affermare che l’Italia è dinamica nel discutere dei problemi ambientali e dei temi filosofici a essi connessi. Tuttavia ritengo sia ancora troppo distante dal contesto internazionale e troppo frammentata. L’Unione Europea può essere la giusta occasione per superare questi ostacoli organizzandoci e inserendoci in un contesto operativo di Paesi Europei. Qualche azione è stata già intrapresa. Proprio in questi mesi in Italia è nata una rivista a carattere internazionale che ha nome “Relation. Beyond Anthropocentrism”  (www.ledonline.it/index.php/Relations/) e il cui primo numero può essere scaricato gratuitamente dal web. Inoltre nel 2011 è stato fondato il Network Europeo per l’Etica Ambientale (ENEE, http://eegroup.pbworks.com) che però rimane ancora troppo ristretto e con scarsità di fondi. Su quest’ultimo punto vanno intensificati i nostri sforzi. Dobbiamo trovare finanziamenti. Forse una buona opportunità saranno i fondi europei erogati nella sezione per “affrontare le sfide della società” (“Tackling Societal Challenges”) del programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione “Horizon 2020”. I bandi devono ancora uscire. Speriamo che i nostri governanti vogliano investire nelle nostre discipline perché i problemi ambientali (cambiamento del clima, sovrappopolazione, diminuzione della biodiversità ecc.) sono al primo posto nelle preoccupazioni per il futuro nostro e di coloro che verranno.

* Autore de “La politica propositiva: il governo nella globalizzazione e nel multiculturalismo”, Limina Mentis, 2012 e  de “La storia del pensiero biologico evolutivo. Con riflessioni di filosofia ambientale”, ENEA, 2013

 

venerdì 23 ottobre 2015

Con Renzi il PD ha completato la sua metamorfosi da partito della sinistra democratica a partito fascista

 
Quella che si prefigura come una vera e propria offesa alla carta Costituzionale e al diritto primo dei cittadini di esprimere, con le proprie preferenze, la propria rappresentanza politica si tinge dell’ennesimo prova di forza di Renzi verso quella minoranza PD che tanto blatera, ma nulla fa, attaccata com’è alla poltrona.
Vengono espulsi (sostituiti), nella commissione parlamentare sull’ Italicum (Affari Costituzionali), i rappresentanti delle divise “battagliere” minoranze del partito di Renzi, imponendo, di fatto, il testo della riforma della legge elettorale, varato e voluto dalla maggioranza PD, impedendo, così, qualsiasi modifica a quell’ingiuria, a quell’attacco alla democrazia, a quel “colpo di Stato” progettato da Napolitano ed attuato dal peggior governo dell’era repubblicana.
Ora si passa alle solite minacce incrociate (fiducia e voto contrario) tra chi sa di tenere in pugno il suo partito con lo spettro di nuove elezioni che taglierebbero le gambe, e gli stipendi, a molti di loro, e chi bluffa, sapendo di essere perdente in questo campo, minacciando un’ improbabile caduta di un governo illegittimo dal suo primo vagito.
Il tutto si gioca, come sempre, sulla pelle di un’intera nazione al collasso, con sanità e scuola pubblica devastate da decreti che mirano alla loro graduale cancellazione, con un impoverimento ormai sempre più diffuso ed una corruzione tanto radicata da poter essere combattuta solo cancellando, di netto, tutta l’attuale classe dirigente italiana, politica, imprenditoriale ed economica.
E’ il crepuscolo di una democrazia morente, soffocata dalle spire di caste senza freni e senza vergogna, presuntuosa ed arrogante, incapace di dare risposte serie a tutte le emergenze che attraversano il paese, di esprimere una propria posizione su quanto accade nel nostro mare mediterraneo, ormai tomba di un olocausto voluto da un ‘unione europea massacratrice dei propri popoli e di quelli che fuggono da fame e guerre.
Il PD, nel suo trasformarsi da partito di opposizione a partito unico, simil fascista, è l’ espressione politica di questa decadenza morale e materiale, macerie che ne stanno soffocando valori ed identità, storia e cultura.

mercoledì 21 ottobre 2015

Il Cretto di Burri finalmente completo trent'anni dopo


Il Cretto di Burri finalmente completo trent'anni dopo

 

Il 17 di ottobre è stato inaugurato il Grande Cretto di Gibellina, finalmente completo, trent’anni dopo l’avvio della sua realizzazione. L’opera forse più famosa di Alberto Burri ha trovato il suo completamento: nello scorso maggio si è, infatti, concluso il cantiere che ha portato a compimento il “Grande Cretto”, così come concepito e definito da Burri.

Il Cretto è il segno più importante della rinascita, nel segno dell'arte, di Gibellina distrutta dal terremoto del 1968. Numerosi artisti di chiara fama, in risposta all’appello di Ludovico Corrao, allora sindaco della città, aderirono con slancio per la fondazione della nuova Gibellina in altro luogo, con progetti di piazze, architetture e opere mo­numentali. Anche Burri, invitato nel 1981, decise di intervenire, scegliendo però di operare sui ruderi stessi della vecchia Gibel­lina. I resti della città vennero inglobati nel cemento riprendendo il vecchio assetto urbanistico. Il labirinto bianco coprì come un sudario le rovine del sisma, ricordando con le fenditure del Cretto l’evento distruttivo e offrendo alla comunità la dimensione simbolica di un nuovo inizio.
 
I lavori, avviati nel 1985 e interrotti nel 1989, coprirono circa 6 mila metri quadri  a fronte dei 8 mila previsti. In occasione del centenario della nascita di Burri, la Regione Sicilia, il Comune di Gibellina, la Fondazione Palaz­zo Albizzini Collezione Burri hanno deciso di completare questa grande opera, senza eguali nel panorama artistico internazionale. La seconda fase dei lavori prevede l’opera di restauro completo del Cretto, già finanziata e in attesa

 di imminente avvio. E’ intenzione delle Istituzioni preposte anche la realizzazione di una sede-presidio dell’importante opera-monumento, in cui sarà possibile sostare, assumere informazioni e pubblicazioni, nonché immagini e documenti sull’opera e la sua storia.

Un’adeguata segnaletica e altri servizi di comunicazione sono stati previsti nel progetto di qualificazione territoriale regionale strettamente inerente il “Grande Cretto”.

lunedì 19 ottobre 2015

La politica delle bugie

Machiavelli ha detto che il fine giustifica i mezzi. E' chiaro e lineare come concetto base, ma oggi in Italia siamo andati oltre. Siamo andati oltre la VOLONTA' POPOLARE, annullando con nuove vecchie leggi i risultati referendari, destituendo d'imperio un governo eletto e facendo un co0lpo di Stato bianco dando le chiavi del Governo a chi non era mai stato eletto dai cittadini per questa funzione. Uno strano Stato democratico l'Italia. E si mandano a giudizio le idee di Erri De Luca e si denunciano per abusivismo le opere d'arte donate e collocate nella fiumara d'arte e si manda un masaniello bieco e ignorante a dirigere la Sicilia sull'orlo del disastro economico e ambientale. E si continua a costruire Sodoma sulle spalle degli italiani con castelli di bugie e di carotine che non servono a niente. L'Art 18, prendiamo questo, all'abolizione dei diritti per i lavoratori e corrisposto un vantaggio per le imprese, vantaggio economico, quali imprese non avrebbero dovuto assumere, visto che si può licenziare con estrema facilità e si intascano soldi dallo Stato a tempo INDETERMINATO. Eppure se lo guardiamo con un binocolo che ci fa vedere  i "piccoli numeri" che ci propinano i telegiornali di Stato, è un successo. E allora perché la disoccupazione giovanile e sempre altissima e chi esce dal ciclo lavorativo spesso finisce nel vortice della MISERIA? Perché ci ingannano, perché ci fanno vedere una ripresa che è dovuta soltanto all'abbassamento del prezzo del petrolio e dal calo dell'euro che oggi viaggia in perfetta parità col dollaro. Le bugie creano enormi guasti ed enormi carriere politiche. Si può passare dalla RUOTA DELLA FORTUNA AL GOVERNO! Basta dare a quei 50 milioni di coglioni 80 euro lorde in busta paga che tanto poi ce le prendiamo e raccontargli la storiella che si calano le TASSE e si togli la TASSA sulla PRIMA CASA. Per tutti una miseria per pochi un inezia e per il Governo dei bugiardi una manna dal cielo di voti di milioni di cretini che ci cascano. SVEGLIATEVI e MEDITATE GENTE. E' ora di mandare in Parlamento e al Governo gente pulita, o0nesta e che se dice una  cosa la fa, non la annuncia e basta. NON VOTA PER FARE LA SANATORIA E CONTINUARE A DARE SOLDI PUBBLICI AI PARTITI. BASTA se non ci indigniamo per questa montagna di bugiardi finiremo tutti male.

Erri De Luca è stato assolto: “Il fatto non sussiste” di Redazione Il Libraio | 19.10.2015

"Il fatto non sussiste". Erri De Luca è stato assolto dal Tribunale di Torino dall'accusa di istigazione a delinquere per le sue dichiarazioni sulla vicenda No Tav - I particolari

Ultima udienza, con l’attesa sentenza, per il processo a Erri De Luca. Eassoluzione per lo scrittore, da parte del tribunale di Torino, perché “il fatto non sussiste”.
Esultano in aula i sostenitori dello scrittore, che a caldo commenta: “E’ stata impedita un’ingiustizia”.
“Rispettiamo la decisione del giudice, non ne faremo una battaglia campale, ma nei momenti di tensione sociale ci sono dei limiti che soprattutto gli intellettuali dovrebbero rispettare”. Lo afferma, come riportato dall’Ansa, l’avvocato Alberto Mittone, legale di Ltf, la società italo-francese che si è occupata del progetto e delle opere preparatorie della Torino-Lione che nel settembre 2013 aveva denunciato Erri De Luca.
Il pubblico ministero di Torino Antonio Rinaudo aveva chiesto infatti 8 mesi di reclusione per lo scrittore, accusato di istigazione a delinquere per le dichiarazioni relative al caso Tav, rilasciate a Huffington Post e Ansa.
Va ricordato che in questi mesi non sono mancate le iniziative di sostegno nei confronti dello scrittore, anche in rete con l’hashtag #IoStoConErri. E sono oltre 65 gli intellettuali che hanno sottoscritto l’appello “Libertà per Erri De Luca”.
“L’affetto che mi è stato dimostrato, prima di tutto dai lettori, mi ha reso più forte. E proprio perché oggi mi sento tutt’altro che isolato, a questo punto la sentenza di lunedì mi è indifferente…”, aveva dichiarato nei giorni scorsi De Luca a ilLibraio.it. E stamattina, lo scrittore ha rilasciato la seguente dichiarazione spontanea al giudice, prima della sentenza“Sarei presente in quest’aula anche se non fossi io lo scrittore incriminato per istigazione. Ad di là del mio trascurabile caso personale, considero l’imputazione contestata un esperimento, il tentativo di mettere a tacere le parole contrarie. Perciò considero quest’aula un avamposto affacciato sul presente immediato del nostro paese. Svolgo l’attività di scrittore e mi ritengo parte lesa di ogni volontà di censura.
Sono incriminato per un articolo del codice penale che risale al 1930 e a quel periodo della storia d’Italia. Considero quell’articolo superato dalla successiva stesura della Costituzione della Repubblica. Sono in quest’aula per sapere se quel testo è in vigore e prevalente o se il capo di accusa avrà il potere di sospendere e invalidare l’articolo 21 della Costituzione.
Ho impedito ai miei difensori di presentare istanza di incostituzionalità del capo di accusa. Se accolta, avrebbe fermato questo processo, traferito agli atti nelle stanze di una Corte Costituzionale sovraccarica di lavoro, che si sarebbe pronunciata nell’arco di anni. Se accolta l’istanza avrebbe scavalcato quest’aula e questo tempo prezioso.
Ciò che è costituzionale credo che si decida e si difenda in posti pubblici come questo, come anche in un commissariato, in un’aula scolastica, in una prigione, in un ospedale, su un posto di lavoro, alle frontiere attraversate dai richiedenti asilo. Ciò che è costituzionale si misura al pianoterra della società.
Inapplicabile al mio caso le attenuanti generiche: se quello che ho detto è reato, l’ho ripetuto e continuerò a ripeterlo.
Sono incriminato per avere usato il verbo sabotare. Lo considero nobile e democratico. Nobile perché pronunciato e praticato da valorose figure come Gandhi e Mandela, con enormi risultati politici. Democratico perché appartiene fin dall’origine al movimento operaio e alle sue lotte. Per esempio uno sciopero sabota la produzione. Difendo l’uso legittimo del verbo sabotare nel suo significato più efficace e ampio. Sono disposto a subire condanna penale per i suo impiego, ma non a farmi censurare o ridurre la lingua italiana.
‘A questo servivano le cesoie': a cosa? A sabotare un’opera colossale quanto nociva con delle cesoie? Non risultano altri insidiosi articoli di ferramenta agli atti della mia conversazione telefonica. Allora si incrimina il sostegno verbale a un’azione simbolica? Non voglio sconfinare nel campo di competenza dei miei difensori.
Concludo confermando la mia convinzione che la linea di sedicente alta velocità in Val di Susa va ostacolata, impedita, intralciata, dunque sabotata per la legittima difesa della salute, del suolo dell’aria, dell’acqua di una comunità minacciata. 
La mia parola contraria sussiste e aspetto di sapere se costituisce reato

mercoledì 14 ottobre 2015

MEDART Il Mediterraneo culla delle culture raccontato dagli artisti


Il Mediterraneo raccontato dagli artisti è il tema della mostra che si è inaugurata in cinque luoghi diversi della città: al Museo Riso, capofila del progetto,all'Albergo dei poveri, alla Cappella dell'Incoronazione, a Palazzo Sant'Elia e a Palazzo delle aquile. Curata da Christine Macel, Bartomeu Marì e Marco Bazzini la mostra espone i lavori di ottanta artisti, da Carla Accardi a Pietro Consagra, da Loredana Longo ai fotografi Fosco Maraini e Nicola Scafidi, che declinano il racconto del Mediterraneo, tra mito, dramma, turismo e materie essenziali, come il cibo, l'argilla, i profumi. 









 

lunedì 12 ottobre 2015

ETICA AMBIENTALE 1


Prime nozioni di Etica Ambientale


L'etica è quella branca della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di distinguere i comportamenti umani in buoni, giusti, o moralmente leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati. L’etica applicata affronta queste problematiche con un accento particolare su come possono essere vissute in modo pratico.

L'etica ambientale applica il pensiero etico al mondo naturale e al rapporto tra l'uomo e la terra.

L'etica ambientale è una parte fondamentale degli studi ambientali, poiché sono molti i campi dove la società umana si trova coinvolta in modo importante: l'inquinamento, il degrado delle risorse, la minaccia di estinzione, i cambiamenti del clima, …

Questo breve escursus introduce alle caratteristiche fondamentali dell’etica ambientale ed è rivolto ad un pubblico sprovvisto di un background in campo etico. È stato scritto appositamente per aiutare l’uomo “comune” – a partire dagli studenti delle scuole superiori in poi, ma anche insegnanti, genitori, professionisti in genere - a riconoscere ed usare il linguaggio morale in campo ambientale.

Noi ve lo proporremo a partire da questo articolo in “dispense”, utili per tutti.

Ugo Arioti e Daniela La Brocca

 


1.     La storia del tuo rapporto con la Natura


Per questo "viaggio" nell'etica ambientale, parti con quello che sai. Uno dei modi migliori per prendere coscienza di ciò che già sai sull'etica ambientale è quello di analizzare la storia del tuo rapporto con la natura. L'etica è una questione di connessione tra "testa" e "cuore". Troppo spesso il ragionamento etico si distacca dalla tua esperienza, dalle tue emozioni, dai tuoi sentimenti. Raccontando la storia del tuo rapporto con la natura, puoi riflettere meglio sul valore che dai al mondo naturale. E riflettendo su questi motivi che sono nel profondo del tuo cuore, puoi affinare il tuo ragionamento etico ambientale.


Fase uno:
Il grande ambientalista americano Aldo Leopold ha scritto in "Sand County Almanac" (Almanacco di un mondo semplice, Ed. Red, Milano 1997)  che "possiamo essere etici solo in relazione a qualcosa che possiamo vedere, sentire, capire, amare, o altrimenti per fede". Alla luce di questa affermazione di Leopold, ti invitiamo, nel corso della stesura della tua storia a pensare alla natura in termini personificati. Il tuo rapporto con la natura è un rapporto con un amico o con un estraneo? Oppure, a volte amico e a volte estraneo? Usando la terminologia di Leopold, poniti le seguenti domande:
Come si fa a "vedere" la natura? 
E' bella, brutta, o una via di mezzo? 
Cosa "provi" per il mondo naturale? 
Provi gioia o dolore, dolore o piacere per un animale? Cosa provi di fronte ad un tramonto o alle onde increspate di spuma bianca?
Sei in grado di "capire" il mondo naturale e come le sue componenti sono correlate? Oppure sono cose a te sconosciute? 
Provi "amore" per la terra - o ti senti alieno, un corpo estraneo alla terra? 
Ti preoccupi per il suo benessere, senti la sua sofferenza, vuoi guarire le sue ferite? Oppure questi pensieri ti appaiono impropri e inverosimili? 
E, per usare l'ultimo dei termini di Leopold, hai "fede" nella natura? Forse questa è una fede religiosa? O forse questa è una fede nel senso che ti affidi alla terra per il benessere della tua vita? O forse la terra è infedele, un amico volubile, nel migliore dei casi? 
 
Il primo passo per scrivere la storia del tuo rapporto con la natura è quello di annotare le risposte a queste domande.

Fase due:
Il passo successivo consiste nel raccogliere ulteriori informazioni per modellare la tua storia. In questo passaggio, è necessario annotare le risposte alle seguenti domande:
 
Qual è la tua esperienza più significativa e vicina alla natura? 
Un'esperienza intrapresa per lavoro, per svago o altro? 
Ci sono esperienze di uno o più incontri con la natura che si focalizzano nella tua memoria? Chiudi gli occhi e ricorda i momenti, gli odori, le sensazioni di un luogo dove hai provato il tuo rapporto intimo con la natura, e quindi scrivi perché quel luogo in quel momento ti ha permesso di relazionarti con la Terra in un modo speciale.
In che modo il tuo rapporto con la natura è stato influenzato dalla storia della tua famiglia?
Attraverso l'esperienza dei tuoi genitori, nonni e antenati? Attraverso il modo in cui sono venuti in possesso di un terreno e lo hanno utilizzato? 
La tua famiglia va in gita in campeggio? 
Qualcuno dei tuoi familiari è mai andato a caccia? 
La tua famiglia ti ha insegnato a prenderti cura della Terra e delle sue creature? 
Provieni da una famiglia vegetariana e, se sì, perché? 
In qualche modo la tua famiglia è mai stata colpita da un evento naturale?
C'è stato un libro, un film, una canzone, o altro che ha colpito profondamente il tuo modo di rapportarti con la natura? 
La religione ha svolto un ruolo - positivo o negativo - nel modo in cui guardi il tuo rapporto con la natura?
Quali sono stati alcuni dei più significativi sviluppi economici, sociali, culturali o politici che hanno influenzato il modo di vivere sulla terra?
 
Fase tre:
Dopo aver completato le fasi uno e due, ora hai le materie prime da cui creare la storia del tuo rapporto con la natura. Cerca di andare oltre alle note che hai buttato giù. Rifletti su ciò che è più significativo, su ciò che più ti stimola. Prendi nota della questione principale: 
Perché, prima di ogni altra cosa, sei arrivato a dare importanza alla natura? 
Non c'è una risposta corretta a questa domanda. È possibile che tu dia molto valore alla natura, o molto poco; e il valore che ora gli dai potrebbe cambiare in futuro. Ma l'obiettivo ora è semplicemente quello di raccontare la tua storia, qualunque essa sia, motivando quello che per te è il valore che dai alla natura. Tenendo ben presente questo, allora, descrivi in 5 pagine la storia del tuo rapporto con la natura.
 

Fase quattro:

Dopo aver terminato di scrivere questa sorta di "autobiografia", considera le seguenti domande:
Come hai imparato a dare un valore al mondo naturale? 
C'è qualcosa  nella tua storia che ti ha  sorpreso?
Cosa, più di ogni altra, è stata la molla  che ti ha spinto a dare un valore al mondo naturale? E su cosa si basa il tuo modo di vedere le questioni ambientali?
Sei soddisfatto del tuo rapporto con il mondo naturale? 
Ci sono aspetti del tuo modo di pensare che ti piacerebbe approfondire?

Ora sei invitato a leggere ad alta voce ad un amico o compagno un passaggio chiave dalla tua storia.

 

mercoledì 7 ottobre 2015

L’Ecologia della guerra, non esistono guerre pulite.


L’Ecologia della guerra, non esistono guerre pulite.

Dal 2011, quando è stato scritto questo post, ad oggi non è cambiato niente eppure, anche se l'Italia ha una Costituzione che ripudia la guerra, il nostro Paese va in guerra e i nostri pseudo governanti le chiamano GUERRE ECOLOGICHE o MISSIONI DI PACE ... con le armi spianate.
U.Arioti e D. La Brocca
 

Che cosa è la guerra? La guerra è una sconfitta dell’uomo, una sconfitta della diplomazia dagli effetti collaterali sconosciuti. Nel gergo militare chiamano effetti collaterali la perdita di vite umane civili e militari della parte dei buoni. E’ facile giocare con le parole e così la perdita di una vita diventa un semplice effetto collaterale, questa parola fa meno impressione a sentirla pronunciare, vero? La guerra distrugge vite, famiglie e non finisce nel momento in cui si proclama la resa o la vittoria ma è un nemico invesibile che perdura nel tempo. Prendiamo ad esempio una guerra relativamente vicina a noi nel tempo e anche nello spazio, la guerra dei Balcani , una guerra che continua ancora oggi a mietere vittime, stiamo parlando delle zone dell’ex Jugoslavia bombardate negli anni ’90. La guerra dei Balcani è solo un esempio, altro esempio recente: Falluja, dove, al termine della guerra si è constatato l’aumento di tumori e malformazioni nella popolazione a causa delle sostanze tossiche presenti nelle munizioni e liberate dalle esplosioni durante i combattimenti.Non esistono guerre giuste, non esistono guerre ecologiche tutte lasciano dietro di se un fiume di conseguenze sulle persone e sulle cose. Anche l’ambiente diventa vittima dell’uomo basti pensare alla bomba ecologica delle navi affondate durante la Seconda Guerra Mondiale ancora cariche dei loro carburanti e degli arsenali di armi chimiche. In questi giorni si torna a parlare di guerra, questa volta alla Libia, ci sono tante guerre dimenticate al mondo, la guerra torna alla ribalta sui media solo quando è vicina a noi.. Vi lascio con le parole della poesia di John Lennon – “Imagine”, la dedico a tutte le persone che si battono e si danno da fare per un utopico mondo migliore.

Immagina che non esista il paradiso,è facile se provi,nessun inferno sotto di noi,sopra di noi solo il cielo.Immagina tutta la gente vivere per il presente.Immagina che non esistano frontiere, non è difficile da fare,nessuno per cui uccidere o morire e nessuna religione. Immagina tutta la gente vivere una vita in pace.Puoi darmi del sognatore,ma non sono il solo.Spero che un giorno tu ti unirai a noi e il mondo sarà unito.Immagina che non ci siano ricchezze, mi meraviglierei se tu ci riuscissi, né avidità né cupidigia, una fratellanza di uomini.Immagina che tutta la gente si divida tutto il mondo. Spero che un giorno tu ti unirai a noi e il mondo vivrà unito.

lunedì 5 ottobre 2015

Gli ideali non sono noccioline -Editoriale di ottobre 2015

Per demolire il muro di Berlino ci sono voluti poco meno di otto lustri. Bisognava creare lo spazio per far proliferare il mercato malato e consumistico del CAPITALISMO delle sette sorelle. Troppo angusto lo spazio occidentale per le mire espansionistiche del mercato della SPECULAZIONE e delle BANCHE d'INVESTIMENTO e d'AFFARI anglo-ebree-americane. Il muro era un occasione troppo appetitosa per gli interessi delle mafie capitalistiche. L'Europa unita, sulla carta e sulla parola, è terra delle Lobbies (equivalente di MAFIA LEGALE FINANZIATA DAGLI STATI DELLA COMUNITA', soldi per i pirati inglesi che restano fuori dalla porta dell'Europa, ma con un piede ben saldato al timone di Bruxelles perché è così  che ne traggono i maggiori benefici, mantenendo l'impunità e la libertà di fare affari con i Lord del Petrolio, ARABIA SAUDITA, EMIRATI, KWEIT). L'Italia, che pure era entrata a far parte del corpo occidentale capitalistico, attraversa il mare delle ideologie e trasmuta il vino in acqua (sporca), abbattendo i modelli idealistici e le logiche socialdemocratiche del benessere comune. I Partiti politici, una volta tavoli di discussione per arrivare a un modello comune che potesse dare sicurezza a chi lavora e profitto a chi investe, ora si trasformano in aziende economiche, tifoserie e, quel che è peggio, lobbie delle Banche e dei Potentati Economici. Ciò porta alla mortificazione del ruolo del Partito che ora è ne più ne meno che una succursale delle Lobbie europee. Lo Stato, non combatte la MAFIA, ma tratta con i suoi capi. L'inquinamento di ogni ideale con la LEGGE DEL MERCATO GLOBALE distrugge l'ECONOMIA REALE e porta al declino di una cultura secolare e secolarizzata lasciando spazio alla barbarie gratuita, eseguita in nome di una bieca idea di LIBERAZIONE dei POPOLI, perpetrata, invece, per allargare i mercati speculativi. Che importa se questo ha creato il terrorismo islamico, i nazisti dello Stato di ISRAELE, un flusso di migranti che non cesserà per i prossimi cento anni di gente che scappa dalle guerre dei ricchi capitalisti americani che devono vendere armi perdendo ogni dignità e ogni vantaggio sociale acquisito nel proprio Paese d'origine (ingegneri che dovranno riconvertirsi in camerieri, scienziati che verranno selezionati dai potentati economici che si fanno chiamare ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA', NASA, ONU e Co&. Ecco perché, si chiami Renzi o Berlusconi, Bersani o Alfano, Napolitano o Mussolini sono tutti uomini del sistema che hanno venduto i loro IDEALI per un guadagno sicuro: fare il politico a vita! Non hanno ne modelli ne cultura per contrastare la logica del "furbetto" ... Gli ideali non sono noccioline, ma modelli culturali di confronto che fanno crescere una società umana, nella libertà e nella VERA DEMOCRAZIA (non quella del colpo di Stato bianco perpetrato da Napolitano, Monti, Letta e Renzi). Oggi chi  ha paura degli IDEALI e dei MOVIMENTI sono quelli che hanno fatto di tutto per distruggerli e che, a loro volta, vengono stritolati dalla logica stessa che hanno, da servi sciocchi, diffuso con il PENSIERO DEBOLE.
 
Ugo Arioti