giovedì 30 gennaio 2014

Questo 2014 non parte sotto i migliori auspici


Questo 2014 non parte sotto i migliori auspici

di Andrea Ermano   

Nel bel mezzo della natura sibarita di Cassano Ionico, cara agli antichi poeti bucolici, il nuovo anno, come si sa, è iniziato malissimo: con l'assassinio di Cocò Campolongo, bimbo di tre anni reo d'essersi trovato insieme al nonno, Giuseppe Iannicelli, nel momento in cui questi era oggetto di un regolamento di conti in stile mafioso. Nel corso della carneficina ha perso la vita anche Ibtissam Touss, detta Nelly, l'amica 27enne del nonno pregiudicato. I killer hanno “finito” le vittime con un colpo alla testa dando poi alle fiamme l'auto in cui i tre si trovavano. Quando i carabinieri sono giunti sul luogo, rimanevano dei poveri corpi solo pochi resti carbonizzati.

 
Cocò Campolongo
 
 La tremenda notizia, giunta a Roma, ha mosso il Pontefice a parlarne nell'Angelus: «Oggi in questa piazza ci sono tanti bambini e io voglio ricordare Cocò Campolongo, a tre anni bruciato in macchina e ucciso». A fianco di papa Francesco un bambino e una bambina hanno liberato due colombe. Le quali sono state però subito ammazzate in volo da un corvo e da un gabbiano, riportano le cronache romane con dovizia di foto e dettagli: «Di certo né il pontefice né i bambini potevano sapere che lasciando volare via le due bianche colombe le avrebbero consegnate a una morte tanto rapida quanto cruenta, che si è consumata davanti agli occhi attoniti della folla in Vaticano».

    Se Francesco fosse un Pontifex nel senso imperiale del termine, potrebbe ora chiamare a consulto indovini, sibille e arùspici, come usava in epoca greco-romana. Ma cosa saprebbero aggiungere, costoro, di grazia? Ci vuol poco a capire che questo 2014 non parte sotto i migliori auspici, anche se poi le arcane leggi della divinazione invitano l'Uomo di fronte al Presagio a considerare questo non come l'anticipazione di un evento ineluttabile, ma piuttosto come monito di ciò che accade quando il sonno della ragione genera mostri

VERGOGNA


VERGOGNA
NON C’E’ PROGETTO  IDEA o PROGETTO DEL GOVERNO DELLA REGIONE

 
Il fatto sotto gli occhi di tutti è quello dell’impugnativa della finanziaria regionale del governo Crocetta da parte del Commissario dello Stato il Prefetto Aronica, siciliano di Campobello di Licata, nell'Agrigentino, dove è nato il 14 febbraio di 63 anni fa! Gridando e schiamazzando come un vitello al macello, il Presidente della Rivo-illusione siciliana, ne ha chiesto al Governo Letta la testa su un piatto d’argento! Naturalmente in netta rottura con il passato, o no?

A chiedere l'abolizione della figura del Commissario dello Stato era stato l’MPA di Raffaele Lombardo, dopo che il Prefetto Aronica aveva massacrato una finanziaria del suo governo. Allora, come oggi. Con un presidente nuovo, che afferma di rompere col passato, rivoluzionario, spuntano nuovamente le tesi di quel passato: “Via il Commissario”! Rosario Crocetta, alias lo sceriffo, ha chiesto a gran voce che la Sicilia venga sciolta dal vincolo del Commissario dello Stato, nelle ore più calde del post-impugnativa. Suscitando una misurata reazione. Un invito a pesare le parole. A evitare le sceneggiate e gli schiamazzi.

 
Ugo Arioti

mercoledì 29 gennaio 2014

Uomo e Natura ( Etica della Naura e della Bellezza argomento 2014)



 


La natura, con tutte le sue forme di vita, è qualcosa di sorprendentemente straordinario. Ci sono dei meccanismi pensati per essere perfetti e per funzionare in modo corretto, salvo manipolazioni. Esistono ovviamente dei fenomeni che talvolta interrompono o compromettono il corretto ciclo vitale di un organismo, si pensi agli handicap o alle malattie che sorgono spontanee senza apparenti influenze da parte dell'ambiente esterno.

L'uomo ha aumentato progressivamente le sue aspettative di vita e la sua capacità di adattamento all'ambiente circostante ed è facile pensare che se un essere primitivo poteva vivere per venti o trent'anni la causa fosse insita nella natura ostile. In realtà l'uomo ha dovuto imparare a conoscere se stesso, l'ambiente, gli animali, scoprire quali cibi sono commestibili, imparare a coltivare e allevare. Ha dovuto scoprire il meccanismo che regola la vita sulla Terra.

Secondo alcune teorie la natura sa sempre quando è necessario "rimettere ordine": carestie ed epidemie non sarebbero altro che un riassestamento per una più equa distribuzione delle risorse nel momento in cui queste diventano insufficienti. E' un'idea affascinante e triste nello stesso tempo, ma in effetti non tiene conto dell'agire umano che alterna comportamenti spietati e noncuranti della sua salvaguardia ad altri degni di nota per la bontà delle intenzioni.

Uno di questi è stato l'Istituzione in Italia della Banca Mediterranea del DNA forestale presso l'Università della Tuscia di Viterbo. Fino ad oggi sono stati raccolti circa 3000 campioni di DNA relativi a una moltitudine di specie arboree dell'area mediterranea.

Questo interessante progetto si propone non solo di salvare dall'estinzione specie rare, ma anche di conservare l’insieme genetico dell’ecosistema forestale in cui le singole piante vivono.

Sempre nel bacino del Mediterraneo è nato anche un altro importante progetto volto a proteggere e valorizzare la biodiversità vegetale della Sardegna: SarDiNiA BarCoding.

E' stato ideato da due giovani ricercatori vincitori della "Borsa di studio per Giovani Ricercatori" finanziata dalla Regione Autonoma della Sardegna. Il progetto prevede l'utilizzo di diverse tecnologie volte a permettere l'identificazione univoca degli organismi viventi partendo dal loro DNA e la conseguente creazione di un database con tutte le informazioni raccolte su ciascuna specie arborea. In questo modo risulterà più semplice attuare programmi efficaci di salvaguardia e avere nel contempo una visione d'insieme della flora isolana.

Esistono poi tanti Parchi disseminati nel territorio nazionale con lo scopo di proteggere non solo le specie arboree ma anche quelle animali.

Come si è visto nel nostro Paese non mancano i progetti di tutela delle biodiversità, fa però specie il fatto che questi comportamenti encomiabili siano delle piccole perle in un mare di azioni negative che mettono a repentaglio la vita non solo delle piante e degli animali ma dell'uomo stesso.

Nella sua corsa verso la conoscenza assoluta, l'uomo ha progressivamente perso di vista l'obiettivo primario della sopravvivenza. Le scoperte scientifiche hanno infatti sia migliorato sia peggiorato le nostre condizioni di vita.

Dagli anni Cinquanta ad oggi molte ricerche hanno infatti riguardato la struttura del DNA sia animale (uomo compreso) sia vegetale. Ma accanto alle scoperte positive ve ne sono molte discutibili per il modo in cui vengono utilizzate. Quindi se da un lato lo studio e la catalogazione del DNA hanno come scopo la salvaguardia delle specie per come la natura le ha create, da un altro lato si è attuata una corsa scellerata alle più svariate modifiche della sua struttura, come nel caso delle manipolazioni genetiche. Siamo circondati da Organismi Geneticamente Modificati e viene da chiedersi ogni volta che mangiamo un pomodoro o della carne cosa sia stato fatto per renderli così gradevoli alla vista (ma non necessariamente al palato). Per sfuggire a queste aberrazioni è ormai di moda fare acquisti nei negozio "bio", dove tutto ciò che non contiene fitofarmaci ed è stato coltivato secondo regole naturali, viene venduto a prezzi esagerati perché, per chissà quale motivo, il cibo avvelenato e modificato costa incredibilmente meno.

E dopo il caso della pecora Dolly sappiamo che è possibile anche la clonazione degli esseri viventi.

Siamo davvero certi che la clonazione umana non sia già avvenuta? Esistono leggi al riguardo che dovrebbero impedirne la sperimentazione, ma non tutti gli scienziati sono d'accordo, pertanto non è così assurdo ritenere che qualcuno ci abbia già provato.

E' in questi casi che si sente spesso parlare di "etica". Ma ne esiste una definizione oggettiva? Ognuno di noi ha una sua coscienza che rende i concetti di Bene e Male estremamente soggettivi. Anche gli Stati hanno una loro coscienza: l'omicidio è un reato ma la guerra, che di persone ne uccide davvero tante, non lo è, almeno nei confini delle regole prestabilite al riguardo. La diffusione volontaria di batteri e virus non è consentita e ci fanno credere che i laboratori siano sicuri e inespugnabili, però le armi batteriologiche vengono usate molto più spesso di quanto non immaginiamo.

Da questi pochi esempi si capisce che il progresso dell'uomo è sempre più lontano dall'essere simbiotico con la natura e che le conseguenze sono disastrose per la nostra esistenza, non solo nei casi di inquinamento volontario attraverso la disseminazione di rifiuti tossici in tutto il pianeta, ma anche nelle scelte scellerate fatte in nome di una scienza che non sempre è benevola.

E la conseguenza più drammatica è la distruzione della biosfera, nonostante essa abbia sempre prodotto quel che serve all'uomo e agli altri esseri per vivere: il cibo, l'acqua o le piante che sono state usate per secoli come medicine oltre che per nutrirsi.

Alluvioni sempre più frequenti, tsunami, scioglimento dei ghiacciai, nuove malattie ogni giorno più resistenti alle cure sono solo alcune risposte che la natura dà ai nostri comportamenti, e questa sua apparente ribellione ai nostri tentativi di autodistruzione, è il suo modo di fornirci istruzioni intrinseche per cessare immediatamente ogni azione negativa da parte nostra.

Spiace vedere che l'uomo, profondo conoscitore perfino di strutture infinitesimali come cellule, atomi e DNA, ancora non abbia invece imparato a comprendere il linguaggio della natura che ci ospita e a vivere secondo la sua etica.

Alessandra Ghiani

 

Il Trionfo di San Benedetto nella faccia di Belzebù ( Ugo Arioti@2014)


Il Trionfo di San Benedetto nella faccia di Belzebù ( Ugo Arioti@2014)

 
Giornata uggiosa. Arriviamo con il pullman a Perugia, ci fanno fare un giro turistico veloce, poi la biondona vichinga che guida il gruppo di noi turisti in semilibertà ci indica un luogo e ordina al conducente di lasciarci proprio davanti alla Chiesa che stava descrivendo. A sentirla parlare di questo monumento e dei suoi gioielli, ne l’incuria dello Stato Italiano, ne le razzie subite nel tempo da francesi e tedeschi, scesi da conquistatori in Italia, ne avevano ridotto di molto il tesoro d’arte a corredo; il perché stava tutto scritto in un quadro del Vassilacchi, un pittore veneziano del seicento. Si, insomma, morto a Venezia, ma pare, a sentire Inge la nostra guida nordica, che fosse un greco.  (Vassilacchi chi era costui?) A forza cercai di svegliarmi con il caffè del termos che aveva portato la mia amica del cuore Rossella. Portava tutto lei, organizzava, aderiva e mi conduceva in queste sue escursioni artistico – culturali. Un modo come un altro per far passare un po’ di tempo in maniera diversa. Proprio così diceva: “in maniera diversa”! Ros amava due cose nella vita, una era l’arte misteriosa e il mistero dell’arte e l’altra …. Non c’è bisogno di menzionarla. Sempre un arte è, antica come il Mondo e la razza umana! Finalmente il torpedone arrivò nei pressi della Chiesa e, quasi ordinatamente, come un gregge di pecore, scendemmo dall’autobus e ci adunammo intorno ad Inge!

- La Basilica di S. Pietro in Perugia merita interesse per il ciclo pittorico di Antonio Vassilacchi detto l’Aliense riguardante episodi della vita di Cristo con riferimenti al Vecchio Testamento. Si tratta di dieci tele, collocate cinque per parte ai lati della navata centrale, commissionate dall’Abate Giacomo di San Felice di Salò. Il Vassilacchi le realizzò a Venezia tra il 1591 e il 1611. Per favore state vicini e seguitemi attentamente. Grazie!-

Entrammo nella Casa del Signore cercando di non dare troppo fastidio alle sorelle in preghiera nei primi banchi e ai pochi fedeli in meditazione. Il sacrestano si avvicinò ad Inge e ne ricevette, come risposta già conosciuta e formalizzata in centinaia di visite precedenti, una banconota da venti euri, quindi accese le luci delle pareti laterali dove si trovavano i quadri che la nostra guida ci aveva annunziato.

- Prima di cominciare vi do qualche informazione necessaria a capire lo stile e l’arte del pittore greco che dipinse queste tele tra la fine del XVI° secolo e l’inizio del XVII°.l’Aliense si è formato alla scuola del Veronese e di Tintoretto e l’influsso di quest’ultimo si vede affiorare palesemente specialmente nella tela che raffigura il battesimo di Gesù. Osservate le fattezze del bambino Dio e la lirica dello sfondo veneziano, quasi lagunare per i colori e per le movenze. Ma questo non è il quadro che vi avevo accennato a cui ora arriviamo. Mettetevi a semicerchio intorno a me e fate silenzio così tutti possono sentire senza sforzo le mie parole. – tirò dritto Inge.

- Ehi Ros, ma chi è questo Vassilacchio?- Le chiesi sottovoce.
- Zitto e ascolta. – fu la sua risposta perentoria.

 Vedendo il movimento la nordica ci guardò.
- Avete qualcosa da chiedere?-

- No! Volevo solo … -  Non feci a tempo a completare la frase che mi arrivò dritto dritto sulla caviglia un calcione di punta. Rossella non gradiva il mio intervento, era evidente. Così glissai.

- No, grazie!-
- Allora possiamo continuare?- Disse lapidaria Inge con uno sguardo inceneritore.
- Si, certo … - balbettai, mentre storcevo il muso per il dolore alla caviglia del primo calcio e del secondo, la replica, che Rossella mi assestò per invitarmi a non commentare più e a seguire in religioso silenzio le descrizioni di Inge.

- C’è un quadro, sconosciuto ai più perché ostico alle guide turistiche italiane. Quello che stiamo vedendo. Rappresenta il Trionfo dell'Ordine dei Benedettini, e raffigura Santi, Papi, Cardinali, Vescovi Abati e fondatori di Ordini correlati quali Camaldolesi, Silvestrini e altri ordini che contornano San Benedetto da Norcia. Avete capito bene San Benedetto da Norcia. Questo quadro è la più grande tela del mondo, come potete vedere, occupa tutta la parte superiore della parete di ingresso interna della chiesa.-

- Alla faccia!- mi scappò e un altro calcio alla caviglia ferita.

La faccia di Inge non si scompose. Era abituata a queste esternazioni, forse anche peggiori.

- Allora fate ben attenzione! Questo è il Trionfo dell’Ordine Benedettino di Antonio Vassilacchi. Fu dipinto nel 1592 dall’Aliense per ordine dell’Abate Giacomo di San Felice, abbate di San Giorgio di Venezia che si trovava a Perugia per un periodo di riposo e meditazione. Mi chiederete: Cosa ha di particolare questo quadro da meritare di essere ora citato da tanti come una chiave misterica della fede e del Potere dello Spirito Santo? Già le innumerevoli figure più grandi del naturale ci fanno immaginare la maestosità del dipinto, ma quello che fa pensare è il fatto che il soggetto fu imposto al pittore e qui lui si prese una rivincita degna di un grandissimo artista e precursore delle moderne tecniche digitali. Il punto migliore per osservarlo è verso l’altare maggiore, ma, se non si sa cosa c’è nascosto, si vedono solo le innumerevoli figure, in realtà tutte queste formano un’immagine che risalta maggiormente nelle foto, più piccola è e meglio si nota. Se concentrate la vostra attenzione su San Benedetto e su i due fenditure di cielo al cui interno si vedono il sole e la luna al posto loro appare una figura inquietante, demoniaca: S. Benedetto è il naso, gli squarci di cielo sono gli occhi, S. Pietro e S. Paolo in alto ai lati estremi sono le orecchie e i due ciuffi centrali sono le corna. In più le figure di benedettini visti di spalle sono delle formidabili zanne, fortunatamente non ha dipinto la bocca altrimenti sarebbe stato ancora più impressionante. Sarebbe stato scoperto e cacciato … probabilmente!-

- Diavolone!-esclamai, mentre tutti cercavano di immaginare la figura io la vedevo e, cosa assai strana, vedevo anche la bocca. Rossella stava per darmi un altro calcione , ma ci fu una sospensione del tempo che ci portò fuori dalla Chiesa e dentro il dipinto! Ci ritrovammo insieme dietro un muretto di pietre a vivere da dentro la scena del trionfo.

Punto.
(Segue)

martedì 28 gennaio 2014

La rivoluzione di Crocetta è arrivata al capolinea

La rivoluzione di Crocetta è arrivata al capolinea e a segnare il contrappasso sta un colore che dovrebbe essere indice di luce e, invece, è diventato il simbolo del buio profondo dell'Amministrazione regionale Siciliana.
Per raccontarvela alla maniera mia ho scelto tre immagini!
 
La prima è l'enfasi del pensiero rivoluzionario!
 


La seconda vi dice chi ci guadagna e chi ci ha guadagnato da questa pseudo farsa rivoluzionaria! 


 
 
La terza vi dice chi ci ha perso pure le mutande e chi ha ricevuto solo un danno da questa devastante incapacita amministrativa del Presidente e della sua squadra di improvvisatori!
 

 
La quarta vi racconta quel che resta della rivo....illusione crocettiana!
 

 
Meditate Gente, meditate!
 
Zaratustra Siculo .......auguri!!!!
 
 
 


sabato 25 gennaio 2014

Il gran menu della camorra e gli occhi chiusi dello Stato

Il gran menu della camorra e gli occhi chiusi dello Stato

Locali nel centro di Roma, in Toscana, in Campania. Bar, gelaterie, ristoranti: un elenco sterminato. I clan approfittano della crisi che costringe gli imprenditori a cedere il passo. E investono. Ma attenzione: qui non è semplice riciclaggio, è un vero sistema che assiste l'economia legale. Nascono catene di franchising dove i camerieri lavorano non conoscendo il loro vero padrone. La clientela mangia felice - spesso anche bene - ignara di quale business sta alimentando

di ROBERTO SAVIANO

IMMAGINATE di essere turisti a Roma, di andare in un bel ristorante, magari da "Ciro", vicino piazza Navona. Un ristorante che ha una buona presentazione sul web e una buona reputazione culinaria. E poi immaginate nel pomeriggio di entrare in una gelateria, magari proprio da "Ciucculà", vicino al Pantheon. E infine, di andare a riposare prendendo in affitto una camera a Piazza di Spagna, nel cuore più prestigioso della capitale. Immaginate di andare proprio lì, al numero 33, e di usufruire dei servizi dalla società "Spagna Suite" (poi ceduta). Ecco, in ogni vostro singolo passaggio, avreste avuto a che fare con capitali di camorra. Non ve ne sareste accorti, perché le persone che avrete incontrato in tutte queste attività sono lavoratori perbene, e loro stessi (in molti casi) non immaginano chi siano i loro superiori.
Oppure il vostro percorso avrebbe potuto essere diverso. Potreste aver scelto una pizzeria, sempre della catena Ciro, ma questa volta a Sant'Apollinare, magari proprio dopo aver visitato la chiesa. Oppure una vecchia osteria, "L'Osteria della vite" o il ristorante "Il pizzicotto" in via Gioacchino Belli. E dopo, un caffè al bar "Sweet" di piazza della Cancelleria. Anche questo secondo itinerario vi avrebbe portato, involontariamente, a entrare nell'economia del sistema camorra. 
Ma l'elenco è sterminato e sterminate sono le combinazioni che testimoniano quanto la camorra sia entrata a far parte della nostra vita quotidiana, una vita fatta di gesti usuali (mangiare una pizza, bere un caffè, prendere in affitto una stanza) ai quali non prestiamo più attenzione. Gesti che consideri sicuri, che credi non potrebbero metterti in connessione con i più potenti poteri criminali. Locali in via Giulio Cesare, in via Fabio Massimo, in via Mameli, e poi in via Rasella, in via delle Quattro Fontane, in via della Pace, in via di Propaganda, in via del Boschetto. Pizzerie, bar, ristoranti, camere in affitto, e poi società sportive. È l'impero dei clan a Roma. O meglio, è la parte dell'impero dei clan che ora conosciamo. Ed è solo una piccola parte.
E Roma non è un punto d'arrivo: i recenti sequestri hanno interessato anche Viareggio  -  dove i clan avevano messo le mani su uno dei luoghi più noti della città, l'ex bar-pasticceria "Fappani"  -  e poi a Pisa, su "L'arciere" e "l'Antico Vicoletto". E poi ancora sul ristorante "Salustri" di San Giuliano Terme e "L'imbarcadero" di Marina di Pisa. E poi nelle Marche, a Gabicce Mare, il caffè "Vittoria". Tutti questi sono locali considerati dalle Dda di Roma e di Napoli, coordinate dalla Dna, "lavanderie" della camorra, frutto del riciclaggio. Ricchezza che proviene dalla cocaina, dall'hashish, dalle estorsioni, dalla contraffazione di capi d'abbigliamento griffati.
Non è semplice riciclaggio. Non è semplice lavanderia. Questo è un vero e proprio sistema che assiste l'economia legale. Il riciclaggio classico, quello che conosciamo, usa le attività commerciali più disparate, spesso sofferenti, per pulire danaro. Qui, invece, si tratta di marchi, di vero e proprio franchising. "Ciro" e "Sugo", per esempio, secondo la Dna vengono assistiti dal capitale criminale. Laddove ci sono vuoti dovuti alla crisi o a insuccessi imprenditoriali, arrivano i capitali sporchi a sostenere le attività. È una nuova forma di investimento mafioso, una declinazione specifica del riciclaggio. È come se una società potesse godere di un livello "pulito", che si relaziona alla clientela e al mercato seguendo le leggi dello Stato in cui opera, e di un livello "ombra", che arriva in soccorso del primo quando bisogna rilanciare un prodotto, quando bisogna espandersi sul mercato o battere la concorrenza.
Quindi non solo più ripulitura, fatture false, scontrini fittizi. No. Investimenti veri e propri che rendono i clan le stampelle delle economie sofferenti, delle economie piegate dalla crisi. A questo nuovo tipo di riciclaggio non si è ancora pronti. L'Europa non è pronta. Sono moltissime le catene di ristorazione e di distribuzione che d'improvviso aprono filiali in decine di paesi nel mondo. Aprono senza che sia razionalmente possibile giustificare tali exploit, tanto è difficile cogliere e tracciare i loro movimenti sul mercato. E non ci sono leggi e regole che permettono di scoprire l'origine del danaro di questi grandi gruppi. Le loro società si perdono tra Andorra e Lussemburgo, tra Liechtenstein e le Cayman, ma anche a Londra e Berlino. I paesi dove aprono società le organizzazioni e versano i loro capitali sono sempre di più nel nord Europa. Scoprirle è divenuto quasi impossibile.
In questo caso specifico gli inquirenti sono riusciti a scoprire la borghesia criminale camorrista. Il ruolo del clan Contini, la base a Napoli, a San Carlo all'Arena un'organizzazione potente guidata dal boss Eduardo Contini "ò romano", ossessionato dall'eleganza ma anche da una gestione diplomatica degli affari. Interessato a un narcotraffico che non inficiasse troppo il territorio (nota la sua opposizione al kobret e la sua volontà di spostare tutta la vendita di droghe su Roma e nel Lazio) sopravvissuto a tutte le faide di camorra, era entrato nella dirigenza del cartello di Secondigliano per via matrimoniale. Le sorelle Aieta sposarono tre camorristi che divennero poi dirigenti dei cartelli dell'area Nord. Maria sposò Contini, Rita sposò Patrizio Bosti e Anna sposò Francesco Mallardo. Tre capi storici. Tre uomini di camorra interessati a Roma.
La famiglia che su Roma diventa interfaccia dei clan sono i Righi. Proprio monitorando le attività dei fratelli Righi  -  Salvatore, Luigi e Antonio, veri e propri sovrani della ristorazione  -  gli inquirenti sono riusciti nella difficilissima individuazione dei percorsi di riciclaggio. I fratelli Righi  -  secondo le accuse delle Procure Antimafia di Roma e Napoli  -  diventerebbero riferimento dei capitali del clan Contini, ma anche del clan Mazzarella e Amato-Pagano. Non avrebbero agito garantendo l'esclusiva a un unico "committente". I clan davano il danaro, e loro sapevano come farlo fruttare. E bene.
Quando i Righi rivogliono dal broker Luca Sprovieri i soldi liquidi che questi aveva ricevuto per investire nella finanza in Svizzera (e del quale, secondo gli stessi Righi, si era impossessato), si rivolgono a Oreste Fido. Un camorrista che  -  secondo le accuse  -  gli risolve tutti i problemi di questo genere. In cambio, i Righi assumono suo nipote in un ristorante, prendono parte a sue società. Grazie a questa alleanza con gli imprenditori principi di Roma, Fido vuole fare concorrenza al potere degli Scissionisti. I Righi garantiscono con le banche, gli fanno avere fideiussioni per consentirgli di ottenere finanziamenti volti ad avviare alcune attività commerciali nel settore delle calzature (dove a fianco a prodotti veri ci sono prodotti falsi, così da poter vendere scarpe note a prezzi bassissimi) e nel settore delle polizze assicurative Rc-auto. I Righi  -  esponendosi moltissimo  -  si legano ad un camorrista per avere vantaggi sul ritorno crediti e entrature dirette nei clan. Il loro errore è stato aver mischiato i livelli.
I cartelli criminali lo sanno. Chi crea danaro deve sporcarsi con la droga e fare morti. Vivere in latitanza e in carcere. Ma poi c'è il livello economico, ossia gli investitori che non c'entrano né con il sangue né con il narcotraffico. E poi c'è il livello politico, che più è lontano dal segmento militare più avrà garanzie. Ad ogni livello il suo compito. Ecco la difficoltà di ricostruire la filiera. Negli anni passati non era così. La vicinanza e promiscuità tra mafioso e commerciante erano assai più contorte.
Comunque, quando il broker Sprovieri deve spiegare a Luigi Severgnini chi sono i Righi, consigliandogli di non mettersi in affari con loro, ecco cosa dice:
"SPROVIERI Luca: io spero. .... spero anche che mi dia i documenti perché lui ha promesso di darmi..... di restituirmi i documenti.....
SEVERGNINI Luigi: no ascolta.... Luca ti posso dire una cosa..... non fanno i ladri di lavoro
SPROVIERI Luca: no, fanno peggio
SEVERGNINI Luigi: no, non fanno neanche peggio
SPROVIERI Luca: si fanno peggio
SEVERGNINI Luigi: è il finale, hai capito? È proprio il finale, cioè è il finale, di tutto! questo non me lo ha detto..... come si chiama.....
SPROVIERI Luca: no, no, fanno anche peggio
SEVERGNINI Luigi: Antonio Righi
SPROVIERI Luca: fanno anche peggio, fanno anche peggio
SEVERGNINI Luigi: questo non lo so, però mi han detto senti Luigi, questi non è che fanno i mariuoli, questi che sono qua a Napoli, questi sono il finale, raccolgono tutto ciò che fanno gli altri...... eh! Luca per favore....... ".
Non "mariuoli", ma sono "il finale". Ecco una nuova categoria che assumerà nel tempo un vero e proprio ruolo scientifico nell'analisi del riciclaggio. "Il finale". I Righi sono il finale.
Immaginate cosa può accadere, immaginate cosa di fatto accade nell'Italia della crisi. Si presentano broker, commercialisti, avvocati, offrono di diventare partner, offrono di diventare soci, portano soldi, enormi liquidità che significano sicurezza. E lentamente entrano, si insinuano, fino a impadronirsi di intere società. Le utilizzano per riciclare, ma poi sono abili ed economicamente forti e quindi sono anche buoni investimenti che nel tempo produrranno degli utili.
Così come è avvenuto in Veneto e in Lombardia, e come hanno dimostrato le inchieste Aspide e Crimine, sfruttano la disperazione di chi vede fallire il lavoro di una vita. Di chi immagina sul lastrico decine e decine di famiglie, quelle dei dipendenti che, se l'azienda fallisce, non avranno più di che vivere. Non è un'imposizione militare o un saccheggio estorsivo. Le porte le aprono  -  anzi, le spalancano  -  gli imprenditori che sperano di poter migliorare la loro condizione. Questo meccanismo è divenuto prassi.
La cosa più allarmante è che le nuove generazioni non negano l'esistenza della camorra, della 'ndrangheta, di Cosa Nostra. Non dicono più, fatti salvi alcuni casi rari e patetici, che è tutta un'invenzione dei giornali o della televisione. La nuova omertà è rispondere, a chi dice che la nostra quotidianità è ormai nelle mani dei clan: "E allora? Sappiamo che esistono, lo sanno tutti". La nuova omertà è considerare fisiologica l'esistenza del potere criminale, percepirla come elemento scontato. Ecco, questa è la nuova omertà.
E persino la linea delle nuove generazioni di affiliati si accorda al sentire comune: "Se vuoi fare business, devi necessariamente non seguire le regole". Regole che sono percepite come ingiuste, inique, una rete dalle cui maglie si prova costantemente a sfuggire: non si può essere ricchi e potenti senza fare scorrettezze, questo è quanto si vuole costantemente suggerire. Questo è il veleno che, a piccole gocce, è stato versato nelle orecchie degli italiani. E certo non ci si augura di essere miserabili e sconfitti. Questo l'adagio che si ascolta sempre più spesso. La confusione di considerare tutti corrotti e tutti ugualmente schifosi, genera una sorta di territorio franco per le attività criminali.
L'analisi del potere criminale è opera certosina e attenta: quel che risulta evidente è che loro stessi vogliono essere confusi con quei "tutti" corrotti e schifosi, che nel peggiore dei casi, sono meno corrotti, criminali e schifosi di loro. La nuova omertà è il "si sa", è il "tutto è stato detto, scritto, indagato". È la banalizzazione di questa che è la nostra tragedia. Una tragedia che ci sta uccidendo giorno dopo giorno e di cui non ci rendiamo più conto. Di cui non ci accorgiamo più.

Prima regola, dunque, è non considerare fisiologico tutto questo. E la politica del contrasto alle mafie, sul piano economico, non sta facendo nulla. Nulla di nulla. E poco, pochissimo, sta facendo rispetto all'emergenza economica vera e propria. La politica deve intervenire e non fare più una generica assistenza. Non può permettersi più di attaccare solo "moralmente" le organizzazioni e di esprimere solidarietà a chi è a rischio. Tutto questo è corretto, ma non è sufficiente. Nel dibattito politico è scomparso il contrasto all'economia criminale.
Adesso questi locali che fine faranno? Tempo fa parlammo con don Luigi Ciotti del progetto di sottoporre all'opinione pubblica la scelta di far vendere le aziende controllate dalla criminalità organizzata e sottoposte a sequestro. Le aziende non devono morire quando vengono commissariate. Devono tornare alla legalità. Lo Stato deve essere più forte, deve essere attento, deve monitorare affinché non le ricomprino le stesse organizzazioni criminali. I beni immobili devono essere dati alle associazioni, come in effetti avviene. Ma le aziende, i negozi, devono ritornare nel mercato e nella legalità. Non solo. Bisogna comprendere che in questo momento, sia in Italia che in Europa, la politica sta facendo troppo poco per evitare l'infiltrazione dei capitali criminali nell'economia reale. Per ogni imprenditore in crisi c'è un cartello pronto a rilevare la sua azienda. Per ogni evasore c'è un broker pronto a dargli possibilità di rivestimento di quel danaro. Per ogni azienda legale che assume regolarmente c'è una concorrente che vince utilizzando capitale narcotrafficante. E in tutto questo le banche (basta vedere i conti correnti dei Righi per averne conferma) sono spesso silenziose conniventi.
O la legalità diventa conveniente o assisteremo sempre più spesso al dramma di tanti imprenditori che, per continuare ad essere "sani", finiranno sconfitti. Questo è il macro-tema del momento. Chiediamo a questo governo e alle opposizioni di affrontarlo immediatamente. Non c'è più tempo. Non bastano più solidarietà e antimafia morale. Fatti, regole, leggi: c'è bisogno di mettere mano a tutto questo. Subito. O sarà tardi. Troppo tardi.

Roberto Saviano