sabato 21 aprile 2012

LIBERTA', DEMOCRAZIA, ETICA, EQUITA' E POTERE

Stiamo attraversando uno dei periodi più tristi dal boom economico degli anni '60 e '70 in Italia. L'Italia, il Bel Paese ricco di bellezze naturali e artistico storiche ( il 70% del Patrimonio storico-artistico-culturale del Mondo Occidentale), è attanagliata da una crisi economica devastante e, a sentire il primo ministro Monti, non può fare a meno del rigore e deve, ancora per alcuni anni, stringere la cinghia al fine di garantirci di non  cadere  nella "depressione greca".
Questo è quello che il Capo del Governo Italiano, il medico della mutua, ci ha diagnosticato e la cura che ci sta propinando è cura da cavalli. Tutto sotto i nostri occhi. Abbiamo tirato un respiro di sollievo quando "papi Silvio", lui dice per amore del Paese, noi tutti sappiamo che era per salvare il suo " portafoglio", ha fatto un passo indietro. Avrebbe dovuto farlo molti anni prima!
Siamo tutti convinti, con diverse sfumature, che meglio uno di destra "onesto e corretto" che un impresario disonesto che ha fatto i soldi e ha garantito le sue imprese con il denaro pubblico, basti pensare all'Alitalia, al decoder digitale terrestre e ai debiti che ab inizio del suo mandato aveva il suo "Biscione" che, ora, prende le distanze(vedi intervista a un noto quotidiano di Confalonieri) anche dal suo Fondatore. Che tempi?! I Giuda si annidano dappertutto, ne sa qualcosa l'inossidabile Governatore del Texas Italiano il ciellino Formigoni.
Ma torniamo a noi, alla Gente italiana che lavora, che ha, con sacrifici, realizzato il sogno di una vita: la casa! Oggi si sveglia e scopre che la casa gli è stata svalutata del 25%, che, al contrario, viene rivalutata la sua rendita catastale e che ora oltre al condominio deve pagare l'IMU e deve far quadrare i conti perchè con un figlio all'Università e uno sposato e con un bambino che non lavora sulle spalle non sa più come fare salti mortali per sostenere, con un reddito da impiegato pubblico, tutti i suoi cari. Meno male che c'è quella misera pensione della nonna ottantenne, che Dio la guardi in salute e la mantenga più a lungo possible in vita, che contribuisce almeno per la spesa quotidiana di 7 persone. Finalmente tutti a dieta salutista con carne o pesce solo la domenica! 
"In nome del  Popolo Italiano"!
Mai nome fu tanto inflazionato negli slogan e nei nomi di partito del centrodestra, partito della libertà(di chi?)che all'alba della crisi, quella finalmente dichiarata, si trova difronte al "LIBERI TUTTI"!
Che cosa è oggi il Popolo Italiano?
E' un soggetto che detiene il potere e lo delega ai suoi rappresentanti per il buon governo o è un soggetto passivo che si deve inchinare a un POTERE più "grande e importante".
Siamo in Democrazia o in Dittatura?
Cosa è oggi la Libertà, la Dignita Popolare, la Solidarietà Sociale?
E' roba da trasmissioni strappalacrime e da telethon televisivi dove il cuore degli italiani è sempre GRANDE e SPLENDIDO!?  
In questo quadro a tinte fosche la DEMOCRAZIA si è persa. Possiamo dire che viviamo liberi di parlare a più persone, magari nei social network, si possono fare "capannelli di più di due persone", ma in DITTATURA comunque. Una forma di Regime che mette al centro il DENARO e non L'UOMO.
DITTATURA non dichiarata, quella più subdola e strisciante, difficile da combattere, quella del POTERE ECONOMICO.
Controllo la tua tasca così controllo anche la tua testa.
Qualcuno, al nascere della unica divisa monetaria europea, aveva timidamente detto che l'Europa non si costruisce con una moneta unica, ma con una forte identità politica federata e popolare, democratica e solidale, poi con una Banca e una moneta. Arrivarono a dire che l'Euro ci avrebbe messo in condizione di dipendenza verso i grossi gruppi finanziari che reggono le sorti di tanta parte del Globo (disastrosamente per la Gente). Voci inascoltate e immediatamente isolate anche da chi oggi va ripetendo che NON SI DOVEVA ENTRARE NELL'EURO. Ma qui si confondono i modelli di sviluppo e alla fine prevale che l'euro ci ha salvato da guai più grossi. Vero?
Ai posteri l'ardua sentenza!
E la LIBERTA' cosa è oggi?
Il grande Gaber diceva che LIBERTA' non è uno Spazio Libero .... Libertà è partecipazione. 
Oggi il popolo italiano, depredato dalla CASTA POLITICA e dai furbetti del quartierino, non decide nemmeno chi vuole mandare al Parlamento ( vedi Porcellum di "Leghiana" memoria)!
Chi non ha peccato scagli la prima pietra .....
Allora quale libertà è rimasta al Popolo Italiano? 
Nessuna, nemmeno quella di non pagare le Tasse. Perchè?  Ricordate l'articolo su EQUITALIA che ho postato un mese fà? STORIA DI UN CANCRO: “EQUITALIA” parte prima (12 marzo 2012 - "Come nasce questo “cancro”? Nasce con la conversione in Legge del Dlgs 30 settembre 2005  del Governo Berlusconi. Tre autorevoli autori: papi Silvio, Tremonti.....")
Inarrestabile e disumano!
L'ETICA?
Nell'Italia del "bunga bunga" è difficile aprire un confronto serio sulle regole democratiche, visto anche che la Democrazia è solo una facciata, dietro ci sono i Poteri Economici Forti(le Fondazioni bancarie che non pagano l'ICI e l'IMU e non sono tassati da Monti, perchè?), ci sono gli Speculatori, sciacalli che vivono di "fumo", ma che seminano di morti e di distruzione il loro passaggio che, per noi, si chiama RECESSIONE ECONOMICA. Oggi, per fare un esempio, le case non le costruisce più nessuno perchè il loro valore sta scendendo vertiginosamente, qui gli sciacalli della Finanza addentano gli immobili, fabriche, officine, medie e piccole imprese in difficoltà, strozzini, poi padroni che vendono il sudore di una vita a chi ne fa concime.
Questo è il modello economico capitalistico evoluto ( CRISI CICLICHE CHE SERVONO A RAFFORZARE I PIU' POTENTI). Etica? Solo per chi è "forte"...
Ma quando abbiamo applaudito al gesto importante del nostro Presidente di nominare un uomo "serio e preparato", un tecnico, a governare la barca italiana, non abbiamo sentito il programma : SACRIFICI PER TUTTI, MA EQUITA' ???
Credo di si. Ma oggi mi chiedo e vi chiedo: dove l'avete vista questa Equità? dobbiamo scodare : Chi l'ha visto?
Erano solo Slogan per imbonire il Popolo Italiano ...

Speriamo che cambi questa situazione, per i nostri figli che non hanno un avvenire e per i nostri vecchi che non possono permettersi di pagare l'Ici anche nello Spizio, mentre chi ci governa può fare gesti nobili avendo patrimoni così elevati da metterli al sicuro dalla RECESSIONE.
Ad majora!
Ugo Arioti

martedì 17 aprile 2012

L'ETICA E' QUESTIONE DI ORMONI

L'ossitocina, presente già 700 milioni di anni fà, è stata decisiva nella progressiva evoluzione dei mammiferi in animali morali 
Chiunque avesse della morale un’idea puramente culturale (per esaltarla come apoteosi della razionalità umana o come rivelazione del divino, oppure per appiattirla sul moralismo e irriderla a colpi di «politicamente scorretto»), farebbe bene ad astenersi. Il nuovo libro di Patricia S. Churchland Neurobiologia della morale (Raffaello Cortina) non può che deludere aspettative simili, e in generale ogni lettore impermeabile a possibili spostamenti di baricentro del proprio assetto cognitivo. La prospettiva di fondo del libro — ricondurre la genesi della morale nel «tempo profondo» dell’evoluzione — non è certo inedita: stupisce, anzi, che la Churchland non ne citi l’apripista, il grande (e dimenticato) filosofo tedesco Paul Rée, il cui capolavoro, L’origine dei sentimenti morali (uscito nel 1877, solo sei anni dopo L’origine dell’uomo di Charles Darwin) influenzerà tutta l’ultima fase del pensiero di Friedrich Nietzsche. Ma inediti, per molti versi, sono gli affinamenti e le conferme della visione darwiniana, che la Churchland attinge dalle neuroscienze, dalla genetica, soprattutto dalla (neuro)endocrinologia. La lunga sequenza di ingresso, infatti, ci porta proprio a un ormone, l’ossitocina, decisivo nel lento, graduale evolvere dei mammiferi da animali sociali in animali morali. Presente nelle specie terrestri già 700 milioni di anni fa — a regolazione del rapporto tra acqua e minerali — questa piccola stringa di aminoacidi presiede, a partire da circa 350 milioni di anni fa, non solo alla fisiologia del parto e dell’allattamento, ma anche a quella dell’attaccamento, in un’orchestrazione biochimica che include altri ormoni (come la vasopressina) o oppiacei endogeni (come le endorfine) per discriminare il dolore dal piacere, le sensazioni di fiducia/ affetto da quelle di paura/allerta, incise nel cervello per le funzioni di fuga/ predazione. Ed è proprio questo passaggio dalla «cura del sé» a quella della prole (più tardi esteso, con ulteriore espansione, anche a individui extraparentali) a costituire la radice remota della moralità. Lo vediamo bene—in pagine tra le più toccanti del libro — nell’esempio della mamma-topo, che include nel proprio spazio biologico quello dei piccoli da nutrire-pulire-proteggere, preconfigurando così il passaggio dall’egoismo auto-conservativo a strategie di mutualismo e cooperazione. Differenti livelli di ossitocina spiegano in questo modo le differenze tra specie più sociali (babbuini e suricati) emeno sociali (orsi neri e oranghi), anche se il quadro è più sfumato, perché se certe specie attuano sempre la cura extraparentale (come certi lemuri), persino gli «asociali» scimpanzé arrivano ad adottare degli orfani. Il punto è il condizionamento ambientale, che preme su comportamenti più o meno cooperativi secondo diverse esigenze adattativo-riproduttive: i «topi della prateria» (monogami e solidali) si distinguono da quelli di «montagna» (promiscui e solitari) in quanto l’essere più esposti alla predazione dei falchi li obbliga a strategie più altruistiche. Anche nella moralità «umana» — insieme continua e discontinua rispetto a quella di altri animali — l’ossitocina ha un peso rilevante. Da un lato, un suo deficit (legato per esempio a un mutante del gene rs 53576, adibito ai recettori della sostanza) implica una predisposizione a minore socialità, com’è stato riscontrato (agli estremi) sia negli psicopatici che nelle sindromi autistiche; dall’altro, diversi esperimenti hanno mostrato come l’inalazione di ossitocina via spray porti notevoli incrementi nel sentimento della fiducia. Ma una simile incidenza, va da sé, è solo un tassello in dinamiche più estese e intrecciate. A livello neurofisiologico, per esempio, l’anaffettività di un serial-killer va ricondotta anche a deficit strutturali nel cervello emotivo; a livello neurobiologico, la stabilizzazione di un rapporto di coppia vede l’ossitocina agire in sintonia con la dopamina (adibita, tra l’altro, a meccanismi di apprendimento e ricompensa); e a livello genetico, va ricordata la polivalenza nei due sensi, dato che ogni gene partecipa a più funzioni e ogni funzione convoglia l’azione di molti geni: basti dire che nel moscerino della frutta gli esemplari più aggressivi si differenziano dai meno aggressivi per l’attività di circa 80 geni. E a maggior ragione, questa avvertenza vale per una delle facoltà cognitivo-morali più elaborate di cui siamo dotati, la capacità (impropriamente chiamata «empatia») di «leggere» nella mente dell’altro per interpretarne intenzioni, scopi, emozioni e credenze, e quindi predirne il comportamento. In passaggi molto convincenti, la Churchland dimostra come sia fuorviante la tendenza a ricondurre una simile capacità ai «neuroni specchio» (quei neuroni in area motoria e premotoria della corteccia che si attivano sia quando un individuo esegue un’azione, sia quando vede la stessa azione svolta da un simile); e non perché non si tratti di una scoperta importante (tutt’altro), ma perché l’identificazione di un’azione non coincide con la sua intenzionalità, né — men che meno — con il significato e l’emotività collegati. I neuroni specchio isolati (senza l’attività simultanea di molti altri circuiti) possono darci solo il fantasma di un’azione dotata di senso. Alla fine del percorso tracciato dalla Churchland, vediamo diversi livelli di continuità-contiguità tra natura e cultura, a smentita di un diaframma ormai vuoto: quello evoluzionistico tra socialità emoralità; quello neurobiologico (già intuito da Hume e dimostrato da Antonio Damasio) tra «ragione» e «passione», tra corteccia cerebrale e cervello emotivo nelle scelte etiche; e quello tra fatti e valori, tra essere e dover essere. In questa prospettiva, «norme, leggi e regole» non sono astrazioni assolute, eleganti e astoriche come algoritmi, ma solo aggiustamenti adattativi via via più complessi al mutare dell’ambiente, delle aggregazioni sociali e dei conflitti (come nel passaggio dai piccoli gruppi di cacciatori- raccoglitori alle attuali società urbane). Ogni nostro adattamento — individuale e di gruppo — non cerca mai la soluzione migliore, ma solo una di quelle adeguate. E il senso morale — anche se crediamo il contrario — non fa eccezione. Sandro Modeo DAL CORRIERE DELLA SERA (www.corriere.it)

sabato 7 aprile 2012

l'equazione del vapore


martedì 3 aprile 2012

AMALIA RODRIGUEZ (Fado)

Parliamo, in questa rubrica, di personaggi del nostro tempo, di quelli che con la loro passione e la loro forza hanno rappresentato per tutti un segno preciso nel Mondo in cammino. Sono appassionata delle danze e del canto delle donne dei naviganti e dei pescatori quindi, anche, del Fado e ho scelto, anche per un romantico ricordo che mi lega a lei, quando a Lisbona, qualche anno fa, ho visitato la sua tomba piena di fiori freschi e di omaggi del suo popolo, e chiudendo gli occhi l'ho sentita cantare con le spalle alla baia e lo sguardo verso l'Oceano: Amalia Rodriguez.
Nacque in una famiglia numerosa di poveri immigrati dalla regione della Beira Baixa nel quartiere operaio di Alcantara, in un imprecisato giorno del 1920, nella "stagione delle ciliegie". Il suo stato civile infatti riporta come data di nascita il 23 luglio, ma la cantante ha sempre festeggiato il proprio compleanno il 1º luglio
Fu allevata dai nonni materni e frequentò solo tre anni di scuola elementare, iniziando presto a lavorare come venditrice di arance, poi in una pasticceria di Lisbona. Intanto cantava da sola, sognando malinconicamente le storie che riusciva a vedere al cinema e modificando e rielaborando testi e musiche secondo la propria sensibilità. Poco a poco si fa notare per la sua voce in piccole manifestazioni locali alle quali prende parte facendosi chiamare col cognome della madre: Rebordão. A diciannove anni, con la complicità di una zia, riesce a farsi ascoltare dal proprietario di un famoso locale di Lisbona e comincia una straordinaria carriera che la porta quasi subito a livelli altissimi di notorietà e di cachet. Sposa immediatamente, contro il parere dei familiari, Francisco Cruz, un operaio che si dilettava con la chitarra e dal quale si separerà dopo tre anni (si risposerà, quindici anni dopo e per tutta la vita, con l'ingegnere brasiliano César Séabra che la precederà nella tomba di qualche anno) e diventa subito famosa come "Amália Rodrigues, a Alma do Fado". Entro un anno è già pagata venti volte di più che i maggiori artisti del momento ed è una vedette del teatro di rivista e perfino del cinema, ma per i primi sei anni della sua carriera non incide neppure un disco, per l'opposizione del suo agente che lo ritiene controproducente
Pur avendo inciso i suoi primi dischi a 78 giri solo nel 1945, gode già di una certa notorietà anche all'estero (Spagna, Italia, Brasile, Stati Uniti) quando il film Les amants du Tage, di Henri Verneuil, le apre le porte del mitico teatro Olympia di Parigi, dove ottiene un trionfo che la consacra diva internazionale di prima grandezza. La sua popolarità in tutto il mondo è già immensa quando, nel 1960, si risposa e pensa di lasciare le scene. Dopo due anni, tuttavia, è già di ritorno con un repertorio nuovo, creato su misura dal geniale musicista franco-portoghese Alain Oulman che mette in musica per lei i testi dei migliori poeti portoghesi. Questa nuova fase della sua carriera la impone anche all'attenzione della critica e la consacra fra le grandi artiste di tutti i tempi. Al suo repertorio originario, composto quasi unicamente di Fado, aggiunge ben presto le canzoni popolari e folcloristiche, scatenando in tutta Europa il revival di questo genere.
La sua carriera durerà più di cinquanta anni, con centinaia di concerti in tutto il mondo ed almeno 170 LP pubblicati. Il pubblico internazionale è soggiogato dal fascino della sua voce e dall'espressività delle sue interpretazioni al punto da non aver neppure bisogno di capire la lingua portoghese per captarne il messaggio emotivo. Innumerevoli sono le persone che si accostano, per interesse verso di lei, alla lingua ed alla cultura portoghesi.
Alla metà degli anni settanta, la "Rivoluzione dei garofani" la prende a bersaglio e la discrimina duramente per esser stata, pur senza sua colpa, un simbolo del Portogallo di Salazar. Amália, praticamente esiliata, intensifica le tournée all'estero fino al momento in cui scopre di essere affetta da un tumore. Pur riabilitata - dopo dieci anni - dal nuovo governo socialista, dovrà rassegnarsi a lasciare il palcoscenico e vivrà i suoi ultimi anni in ritiro nella sua celebre casa di Rua S. Bento, a Lisbona, dove morirà la mattina del 6 ottobre 1999. Alla sua morte vengono proclamati tre giorni di lutto nazionale e i suoi funerali vedono la commossa partecipazione di decine di migliaia di persone. Attualmente riposa fra i grandi portoghesi di tutti i tempi nel Pantheon di Lisbona, ma lei avrebbe certamente preferito essere tumulata fra le rose del Monastero dos Jerónimos, che tanto amava.
Amália Rodrigues sarà per sempre conosciuta come la "Regina del fado". La sua inconfondibile voce si evolverà gradualmente dall'agile timbro cristallino della giovinezza, attraverso il recupero del colore speciale dei suoi suoni gravi, fino al timbro rugginoso, lacerato della tarda età, inconfondibilmente "suo" e incrinato da una ferita mai rimarginata: la malattia del vivere. Un suono remoto, metafisico, declinato dagli accordi della chitarra che scivola su melodie intrise di nostalgia: Tudo isto é fado, come titola una delle sue canzoni-manifesto: cioè tutto questo è fado. Un modo di vivere, l'espressione più autentica dello spirito lusitano. Il suo testamento spirituale è contenuto nelle parole della splendida Cansaço, ma ancor più nei testi che lai stessa aveva composto, fin dai primissimi anni: emblematica la sua Estranha Forma de Vida; ma imperdibili anche Ai, esta pena de mim, Ai, as gentes; ai, a vida!, Grito e soprattutto Lágrima, ormai divenuta un classico che tutti hanno cantato e canteranno. Non lascia eredi alla sua corona, sebbene tutte le cantanti degli ultimi decenni l'abbiano imitata e benché si tenti con monotona regolarità di attribuire a questa o a quella nuova voce l'etichetta di "erede di Amália". Nel 1929 lo scrittore portoghese Fernando Pessoa scriveva :

« Il fado non è né allegro né triste, è la stanchezza dell'anima forte, l'occhiata di disprezzo del Portogallo a quel Dio cui ha creduto e che poi l'ha abbandonato: nel fado gli dei ritornano, legittimi e lontani... »



Amália diceva invece, più semplicemente, che il fado "è destino" (dal termine latino fatum, fato). Da qui il fatalismo, la melanconia e la saudade – una forma sublimata di nostalgia che fa emergere un sentimento "cosmico".
La radice ancestrale di questo sentimento Amália lo descriveva così: Non sono io che canto il fado, è il fado che canta me.
Oltre al fado, Amália ha prestato la sua voce anche alla musica italiana, interpretando brani moderni come La tramontana di Antoine, ma soprattutto la musica popolare come La bella Gigogin, inno del Risorgimento italiano, brani siciliani come Vitti 'na crozza e Ciuri ciuri e napoletani come La tarantella e i due splendidi duetti con Roberto Murolo, Dicitincello vuje e Anema e core.
Nel 2001 il regista spagnolo Pedro Almodovar apre la sceneggiatura del film Parla con lei (Hable con ella) con una citazione di Amália:

« Quando morirò, voglio che la gente pianga per me. »