lunedì 28 ottobre 2013

Lou, ciao ...

Cia Lou,
non vogliamo riempire questo post di frasi che a te non piacevano e che suonano troppo retoriche. abbiamo scelto solo due immagini per ricordarci un appuntamento con la nostra Storia, ciao ....

domenica 27 ottobre 2013

La fantasia al Potere

Giovane "sessantottino" correvo per le strade di Palermo, durante le manifestazioni studentesche, gridando lo slogan: La fantasia al Potere! bello, suggestivo e romantico. Reduci della seconda guerra mondiale e di un Mondo che spostava l'asse di forza ad Ovest e che cercava di soffocare l'umanesimo con il consumismo sfrenato, figlio di un falso benessere post bellico. Figli di una generazione transeunte tra il mito dell'Impero e della forza mascolina, impressa anche nelle icone marmoree femminili dall'arte fascista, cercavamo una nostra via consociativa e culturalmente dinamica verso un socialismo, permettetemi la definizione, dal volto cattocomunista piuttosto che cattofascista. Due scuole di pensiero si combattevano. Infine il risultato di questa composizione sociale, in un Italia uscita dalla fase di ricostruzione post guerra, dopo il boom economico degli anni sessanta, era quello di aver aderito al sistema dissociativo ed egoistico del capitalismo americano che portava con se il germe, non italico, dello spreco e della devastazione. Tradotto in termini visibili, la cementificazione delle coste e la sovrapposizione di modelli socialdemocratici a quelli dispotici e ingovernabili del " Mercato". Oggi se chiedi perchè siamo in crisi o perchè non basta più la pennicillina per curare alcune malattie ti senti rispondere che tutto è regolato da questo automa che si chiama " MERCATO GLOBALE". Le Leggi del mercato prima dell'uomo e della natura. E la fantasia? la Fantasia è stata quell'arma che ha fatto rinascere l'Italia dalle ceneri del dopoguerra come l'araba Fenice : il Made in Italy! E' quella filosofia che ha fatto trovare una via umana verso il socialismo, la terza via ad uomini come Berlinguer e Moro. E' quella che aveva dato un ruolo propulsivo alla politica italiana fino agli anni 80 e quasi 90. Poi calma piatta, corruzione, politichetta e personaggi da operetta hanno sostituito una classe politica che con tutte le sue pecche era una classe di uomini. Siamo passati dalla fantasia alla schizofrenia e all'accattonaggio di culture non nostre. L'italiano medio ha dimenticato che occorre sempre costruire e si è seduto davanti ad un televisore per guardare il Mondo che, nel frattempo, andava avanti. Siamo caduti così nel ventennio nero, nello sperpero delle risorse e nell'immobilismo. Pericoli e ostacoli che oltre a rallentare la crescita hanno mortificato la nostra dignità fino a farci cadere nel berlusconismo. Ventanni di spaccature e tifoserie, di campanilismi e di corruzione sottobanco e volgarità che hanno ridotto l'Italia della fantasia all'italia della "fetenzia"!
Io dico solo che bisogna risvegliarci e ritrovare la nostra matrice culturale umanistica che ha fatto del Bel Paese una Nazione di creativi e bisogna sbracciarsi per riparare i danni che questo ventennio di "ladri" ha prodotto. Altrimenti è stupido gridare ai politici che sono una CASTA. Siamo noi che li abbiamo fatti a nostra immagine e somiglianza, o si cambia o si diventa peggio e si cade nella recessione più nera.
Auguri Italia.
Ugo Arioti

venerdì 25 ottobre 2013

Msf: trenta media aderiscono a 'Adotta una crisi dimenticata', assenti TG1 e TG5

Abbiamo già parlato e continueremo a farlo dei conflitti dimenticati, delle guerre che non interessano le grandi potenze e che sono il terreno di coltura di odi raziali e di odi religiosi e politici in grado di fecondare mamma guerra e i suoi Papponi ( le grandi multinazionali delle armi). In questo articolo appare evidente che alcuni media non sono interessati a capire quello che succede nel Mondo se non fa "rumore" e se non agita acque torbide dove si trovano milioni di spettatori assetati di scandali e gossip. 
Ugo Arioti

Trenta media aderiscono a 'Adotta una crisi dimenticata', assenti TG1 e TG5


A molti mesi dal lancio della campagna di Medici senza Frontiere (MSF) 'Adotta una crisi dimenticata' vi hanno aderito più di 30 tra agenzie di stampa, periodici e quotidiani, radio, testate on line, trasmissioni televisive, nazionali e locali. Lo riporta un comunicato di MSF nel segnalare che la campagna è stata estesa anche a università, scuole di giornalismo e a tante altre realtà italiane con l’obiettivo di sensibilizzare il grande pubblico sull’esistenza di gravi crisi umanitarie.
Tra i TG nazionali vi hanno aderito Globe Rai3, il TG2 (che ha svolto un contributo segnalando il lancio della campagna), TG3 e TG4, ma mancano all'appello i due principali telegiornali delle reti pubbliche e private italiane: il TG1 e il TG5.
La campagna “Adotta una Crisi Dimenticata”, che ha ottenuto il patrocinio della Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), è stata lanciata nel marzo scorso con l’intento di chiedere a quotidiani e periodici, trasmissioni radiofoniche e televisive e testate on-line, di impegnarsi a parlare di una o più crisi dimenticate durante i prossimi 12 mesi, fino alla presentazione del rapporto del 2010.
Il rapporti sulle "Crisi umanitarie dimenticate dai media nel 2008" (il testo in .pdf) contiene la "top ten" delle crisi umanitarie e un’analisi realizzata in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia sullo spazio dedicato alle crisi umanitarie dai principali telegiornali della televisione generalista in Italia. Le dieci crisi umanitarie identificate da MSF come le più gravi e ignorate nel 2008 sono: la catastrofe umanitaria in Somalia; la situazione sanitaria in Myanmar; la crisi sanitaria nello Zimbabwe; i civili nella morsa della guerra nel Congo Orientale (RDC); la malnutrizione infantile; la situazione critica nella regione somala dell’Etiopia; i civili uccisi o in fuga nel Pakistan nord-occidentale; la violenza e la sofferenza in Sudan; i civili iracheni bisognosi di assistenza; la coinfezione HIV-TBC.
"In questi primi sei mesi, hanno aderito alla campagna più di 30 tra agenzie di stampa, periodici e quotidiani, radio, testate on line, trasmissioni televisive, nazionali e locali" - riporta MSF. Tre le università, scuole di giornalismo e a tante altre realtà italiane, che vi hanno aderito si segnalano il Museo del Cinema di Torino che ha organizzato tre appuntamenti cinematografici; il lobe Theatre di Roma dove si è svolta una “Notte Senza Frontiere”; i locali del Quadrilatero di Torino che hanno organizzato una serata di sensibilizzazione e raccolta fondi; gli studenti dell’Istituto Europeo di Design di Milano che hanno organizzato un flash mob e una serie di mostre fotografiche, fino al Festivaletteratura di Mantova.
Numerosi sono poi stati gli incontri in varie città italiane con le testimonianze degli operatori di MSF sulle crisi umanitarie più ignorate dai media. Anche le Scuole Superiori di secondo grado potranno aderire alla campagna sulle "Crisi Dimenticate" nel corso dell'anno scolastico appena cominciato, attraverso un nuovo progetto lanciato in questi giorni a livello nazionale.
"La sensibilità dimostrata in tutta Italia da realtà così diverse come teatri, festival, studenti, scuole, università e gente comune dimostra ancora una volta come nel nostro paese esista una richiesta, forte, di una maggiore informazione sulle tante, troppe crisi umanitarie dimenticate dai media” - afferma Kostas Moschochoritis, direttore di MSF Italia. “L’adesione di alcuni media, sia nazionali che locali, e il supporto della FNSI rappresentano un primo segnale positivo di risposta a questa richiesta".
"Ma - nota Moschochoritis - occorre sicuramente un impegno maggiore e che coinvolga tutti i mezzi di informazione di massa, perché raccontare le crisi umanitarie rappresenta il primo passo per affrontarle e cercare di risolverle. E perché non raccontare la sofferenza di milioni di profughi, di bambini che muoiono di fame, di feriti e mutilati, di donne violentate, equivale a dire che tutte queste persone, e le loro sofferenze, non esistono”.
[GB]

giovedì 24 ottobre 2013


Quando la retorica sposa la politica e si fa storia

 
Tratto da un saggio del docente Silvio Lanaro pubblicato  in un volume insieme ad altri che trovano omogeneità e coerenza sul principio di fondo che sorregge la trattazione: i discorsi politici sono utili per delineare il cammino storico

Le parole servono per fare la storia. È questo il criterio che ha seguito Silvio Lanaro, docente di storia contemporanea all'università di Padova, per il suo ultimo lavoro che è recentemente uscito in libreria e ripercorre un sentiero accattivante e lungamente seguito da molti storici all'estero. «Retorica e politica» (Donzelli, pp. 360, euro 28) è il risultato di questo percorso che si snoda attorno agli ultimi centocinquant'anni, limite che spiega il sottotitolo del volume «Alle origini della storia contemporanea». Poche parole che sarebbero il presupposto per affrontare il tema della suddivisione delle epoche storiche, ma che porterebbe molto lontano dal punto di partenza, benché, proprio la parte iniziale del libro, sia dedicata al contemporaneo. Cosa si intende. In cosa consiste. Una digressione che ha coinvolto moltissimi storici e che probabilmente sarà ancora il punto focale di moltissime riflessioni.

L'idea che sorregge «Retorica e politica» è la corrispondenza precisa e puntuale, appunto, fra retorica e politica. Una costante che accompagna tutta la nostra vicenda nazionale, così attuale oltretutto in questi mesi in cui si commemorano i centocinquant'anni dell'Unità. La tecnica dell'argomentazione, così come il racconto persuasivo hanno accompagnato le scelte concrete delle classi dirigenti. Si pensi ad esempio al protezionismo attraverso la suggestiva metafora della «difesa del lavoro nazionale», oppure la costruzione dell'italianità per mezzo dei manuali scolastici, o infine l'invenzione della società rurale maturata nei primi anni dell'industrializzazione.

La parola, quindi, ha fatto spesso rima con l'attuazione pratica di ciò cui certi discorsi si riferivano. E i capitoli del volume rappresentano, in questa chiave, altrettanti saggi già pubblicati in passato in altre sedi e ora raccolti perché, a dispetto dell'iniziale dispersione, mostrano una loro coerente omogeneità che ne giustifica il raggruppamento in un unico testo. D'altra parte non è un costume soltanto italiano quello della corrispondenza fra i discorsi e la realizzazione di progetti politici. Il ricorso a un uso raffinato della retorica come strumento dell'agire concreto non è certo un dato senza precedenti. La Francia ha conosciuto la travolgente oratoria di Georges Clemenceau, gli Stati Uniti quella di Kennedy, la Gran Bretagna quella di Churchill. Ma sono soltanto esempi. A completare il quadro resta infatti il nuovo filone di studi storici che recentemente, più che in passato, hanno preso in esame la tecnica oratoria dei politici, non soltanto nella caccia al consenso elettorale per coronare ambizioni politiche, ma anche in chiave programmatica. Soprattutto in ambito anglosassone, su scala americana, gli studi di questo settore dimostrano quanto stretto sia il rapporto che lega la parola all'azione.

Stefano Giani (2011)

mercoledì 23 ottobre 2013

Parole non sono altro che parole che tu dici per ingannare anche me ........ ovvero Crocetta e le sue verità!


Quest’anno abbiamo messo sotto lente di ingrandimento un argomento fondamentale nel dibattito politico e sociale: l’ETICA e la RETORICA. Da Gennaio ad oggi, parallelamente ai contributi sul tema che vi abbiamo proposto, abbiamo assistito a un dibattito politico e amministrativo nel nostro Paese che ci ha portato un senso di disgusto verso tutto quello che succede e che si sente dire. Lanciano slogan e poi non solo non si vede un moto di cambiamento ma, anzi, assistiamo, continuamente, ad arretramenti del fronte e bugie plateali. Proprio da quelli che avevano promesso verità agli italiani e responsabilità. Ma quale verità e quale responsabilità?


Aveva promesso pubblicamente in TV(a Ballarò), come è uso, che avrebbe dimezzato il suo stipendio, ma vedendo come vanno le cose ci avrà poi ripensato, o no?

“Le balle di Crocetta” lanciata dai grillini un mese fa, viene mostrata l'intervista di Crocetta a Ballarò, seguita da un intervento all'Ars del capogruppo grillino Giancarlo Cancelleri e dalla replica del governatore. Che, appunto, dice che l'importo del suo stipendio è “un affare personale”. Per chiudere con un confronto perfido: le foto di Crocetta e Barack Obama con i rispettivi stipendi. Con Crocetta in vantaggio di 24 mila euro. ( da livesicilia.it)

Ma quali risultati ha portato Crocetta?

Il blocco degli apparati amministrativi. Una riforma della burocrazia che è fatta a colpi di scena apocalittici che non sono supportati da un PROGETTO. I finanziamenti europei sono finiti nelle falle del Bilancio a coprire buchi inenarrabili e negli uffici non c’è nemmeno la carta per fare le fotocopie. Blocco di tutti i contratti e controllo politico dell’apparato amministrativo. Clientelismo spietato e atti di interpello senza risposta e senza criteri trasparenti. Crescono i consulenti, anche sotto banco. Anziché far funzionare gli uffici si preferisce affidare tutto a società esterne chiamate con bando ad effettuare l’assistenza tecnica ed oggi delegate dai Dirigenti Generali, figli dei politici di turno, a svolgere le funzioni che dovrebbero assolvere gli uffici con costi dieci volte superiori, senza considerare il costo degli apparati preposti istituzionalmente che non vengono fatti funzionare per avre l'alibi dell'incapaciptà della macchina amministrativa. Ma, anche fosse, non bisognerebbe piuttosto cambiare la "testa"? I nostri vecchi saggi dicono che " il pesce puzza dalla testa"! Gli Assessori sono controfigure che svolgono il compito di smantellare la struttura sana e ricostruirla con società esterne ( chissà perché?) e se perdono finanziamenti importantissimi per una Sicilia allo sbando e in gravissime difficoltà finanziarie poco importa, anzi meritano un premio! Nessuna idea di sviluppo in campo e nessuna chiarezza amministrativa. Solo sceneggiate napoletane e farse che fanno danni. Nessuna politica in difesa della Sicilia, vedi la vicenda NO MOUS. Anche l'antimafia, che è un VALORE IMPORTANTISSIMO, per chi crede in una società democratica e civile sana, viene usato dal governatore con troppa superficialità. Non un solo nuovo progetto è partito in un anno di attività. Rotazioni di DG solo a scopo clientelare e nomina di tutti gli uomini del Presidente nei gangli strategici dell'apparato governativo e amministrativo. Era quello che da Crocetta non ci saremmo mai aspettati.  Come dice u zu Cicciu, zeru e bazzeru un cantaru e binticincu!

Ma quali risultati potrà ancora portare Crocetta?

Uno solo: le sue dimissioni e nuove elezioni. Tentiamo di ricostruire una nuova classe politica più intelligente e meno ipocrita.  Dove l’etica della retorica non sia un argomento di studio, ma un valore e un principio da rispettare.

Redazione Secem

martedì 22 ottobre 2013

Avventura alla periferia di una galassia dell’universo conosciuto ( Ugo Arioti@2013)


Avventura alla periferia di una galassia dell’universo conosciuto

( Ugo Arioti@2013)

“Le probabilità di vedere un ufo dipendono da tanti fattori, non si può fare una scheda di istruzioni per l’uso. È molto difficile. Il concetto di oggetto non identificato, poi, è relativo. Per te che lo osservi dal cielo è sconosciuto, per la torre di controllo potrebbe essere un velivolo normalmente nei nostri cieli. Bisogna imparare a capire cosa si guarda in cielo, quali punti luminosi puoi vedere e identificare: pianeti, aerei di linea, lanterne cinesi, la ISS, un pallone sonda ecc. Poi eliminare le ipotesi più probabili fino a che rimane solo l'ufo. Ma quest’astronave di donne verdi è un fatto assai strano e terribile. Forse stanno pensando di invadere la terra trasformandoci attraverso rapporti promiscui in tanti omini verdi? Mah!” Questo passava per la mente di Lucio mentre faceva il suo dovere di cittadino avvisando le autorità dell’accaduto. Ma le autorità, che lo conoscevano, non lo prendevano troppo sul serio. Lucio era amico della Mariuccia, la barista di Piazza Gelsomino. La trascorreva interi pomeriggi a narrare agli amici e a chi voleva ascoltarlo di quando gli alieni lo avevano rapito il 3 marzo di molti anni prima, quando già in età di ragione amava il buon vino e le donne!  Ora, nel raccontare i fatti al carabiniere di servizio, Lucio Geraci, si era scordato di riferire un particolare importantissimo, a suo giudizio, per mettere sull’avviso la collettività del pericolo incombente, ma temeva che non lo avrebbero creduto. Così si tenne sul vago e parlò di omini verdi! Invece, sull’astronave aliena atterrata davanti casa sua quel 25 di dicembre, mandando in pezzi l’albero di Natale con tutte le lucette verdi bianche e rosse, che aveva sistemato nello spiazzo antistante, non c’erano omini, ma femminucce!  Pensava e ripensava all’accaduto e, nello stesso tempo, seguiva una subroutine del cervello che gli suggeriva di non narrare allo “sbirro” che lo sbarco non era  di alieni maschi, al contrario erano aliene femmine che si somigliavano tutte e che portavano una mantellina leggera verde acqua che lasciava trasparire tutte le loro splendide forme. Che fisico! Tutte belle e alte. Donnone di un metro e novanta con tutti gli attributi al posto giusto( fossero state terrestri non avrebbero avuto la pelle verde, per il resto erano come le donne belle di questo magnifico Mondo) Il carabiniere, sicuramente, non avrebbe scritto la relazione e si sarebbe messo a ridere di lui, delle sue visioni. “Meglio così! Alieni maschi sono più credibili! La ben’amata è troppo tradizionalista. Sicuramente mi avrebbero preso per visionario e avrebbero irriso me e la mia esperienza! Meglio così! Si, vai a dirgli al brigadiere Costa che erano fimmini! Seh, mi avrebbe, come minimo, fatto un test per vedere se avevo bevuto!”

 
Intanto, nella caserma di Borgo Violino al Piano, il brigadiere Costa riferisce al maresciallo capo della stazione, dell’ennesima testimonianza del Geraci sugli UFO.
< E tu che hai fatto ? > chiese il maresciallo alla fine di quell’irridente narrazione.
< Che dovevo fare maresciallo? Ho archiviato il caso con gli altri dodici avvistamenti, nel cestino della carta!>

 
Ma cosa era successo quel 25 di Natale di quell’anno davanti casa di Lucio? Questa è una storia veramente incredibile. Un viaggio ai confini dell’iperspazio periferico della galassia ZX3454323WZ5 o lì vicino. Cominciate a leggere e studiare le effemeridi dei pianeti e delle stelle che la popolano …

venerdì 18 ottobre 2013

Accade in Bolivia


 
Il 7 ottobre, il Presidente Evo Morales ha emesso un decreto governativo che permette ai lavoratori di stabilire “imprese sociali” in aziende che sono in bancarotta, che stanno per chiudere o che sono chiuse o abbandonate senza giustificazione. Queste aziende, nonostante siano private, saranno gestite dai lavoratori  e abilitate ad avere la gestione  per assistenza governativa.
Morales ha emesso il Decreto Supremo 1754 durante una cerimonia nel palazzo presidenziale, che segnava il 62° anniversario della Confederazione Generale dei Lavoratori dell’Industria della Bolivia. Il ministro del Lavoro, Daniel Santalla, ha detto che il decreto era stato emesso sulla base dell’articolo 54 della nuova Costituzione della Bolivia che afferma che i lavoratori:
“in difesa dei loro posti di lavoro e  a protezione dell’interesse sociale, possono, in conformità con la legge, riattivare e riorganizzare aziende che sono in bancarotta, che stanno subendo azioni giudiziarie da parte dei creditori o la liquidazione, o che sono chiuse o abbandonate senza giustificazione,e che possono formare imprese comunitarie o sociali. Lo stato contribuirà all’azione dei lavoratori,”
Nelle sue osservazioni al pubblico di parecchie centinaia di membri e di dirigenti dei sindacati, il Presidente Morales ha fatto notare che spesso i datori di lavoro cercano di ricattare i lavoratori con le minacce di chiudere, quando devono affrontare le richieste di stipendi più alti. “Adesso, se vi minacciano in questo modo, l’azienda può anche fallire o chiudere, perché voi diventerete i proprietari, saranno nuove imprese sociali.”
Il ministro del lavoro Santalla, ha osservato che l’articolo costituzionale era stato già usato per     alcune aziende come la Enatex, la Instrabol e la Trabotex, e che altre aziende di quel genere potevano ora  essere fondate  in base al nuovo decreto.
I portavoce delle aziende hanno, prevedibilmente, avvertito che i nuovi piani sarebbero un disincentivo per gli investimenti privati e un rischio per la sopravvivenza delle aziende.
Santalla ha anche detto che le aziende che non si attengono agli obblighi verso i loro dipendenti in base alla legge, perderanno meccanismi preferenziali  per esportare i loro prodotto a mercati gestiti dallo stato. E ha citato alcuni casi recenti nei quali il governo era intervenuto in difesa dei lavoratori vittime dei loro tentativi di formare i sindacati. In uno di questi casi il mese scorso, la compagnia Burger king è stata multata di 30.000 bolivianos (4.300 dollari), le è stato ordinato di riassumere i lavoratori licenziati e di riconoscere il sindacato.
Nell’articolo che segue, Alfredo Rada, Vice ministro della Bolivia per il Coordinamento dei Movimenti Sociali pone all’attenzione verso alcuni importanti sviluppi all’interno del movimento dei lavoratori della nazione, e suggerisce dei mezzi con i quali i sindacati possono essere più efficacemente inseriti nel “processo di cambiamento” che è ora caldeggiato dal governo del MAS-IPSP, il Movimento verso il Socialismo – Strumento Politico perla Sovranità dei Popoli. (Il movimento guidato  di Evo Morales, fondato nel 1998, n.d.t.)
La traduzione dallo spagnolo è mia.
Richard Fidler

La classe lavoratrice e il processo politico in Bolivia
Di AlfredoRada , Rebelión, 8 ottobre  2013
Cinque mesi fa, ero a Tarija per partecipare a un forum dove si discuteva il processo della politica in Bolivia, un processo che chiamiamo Rivoluzione Democratica e Culturale. Uno dei presenti mi ha domandato se era possibile intensificare questa rivoluzione, renderla una rivoluzione economica e sociale, senza la partecipazione della classe dei lavoratori. La mia risposta immediata è stata; no, e ho aggiunto che per consolidare un periodo di transizione verso la costruzione di una nuova forma di  socialismo comunitario è assolutamente necessario che i lavoratori partecipino all’interno del blocco rivoluzionario che ha gestito questo processo di trasformazione iniziato nel 2000 con la cosiddetta “guerra dell’acqua”m quando è iniziato il rovesciamento del neoliberalismo.
E’ stata una domanda molto rilevante, dato che fino a quel momento, il maggio 2013, le mobilitazioni per la Legge sulle Pensioni, richiesta dalla Centrale Operaia Boliviana (COB – Central Obrera Boliviana) in opposizione al governo di Evo Morales erano al culmine [1]. Influenza fortemente dalle tendenze politiche di estrema sinistra organizzate intorno al Partito dei Lavoratori (“Partido de los Trabajadores” – PT), la COB ha commesso un errore monumentale mobilitando i suoi ranghi con discorsi febbrili che chiedevano di sostituire Evo con un “altro governo”, come si era espresso a Santa Cruz un leader degli insegnanti di città.
L’orientamento massimalista ha portato inesorabilmente la COB  alla sconfitta, dato che lo sciopero e le manifestazioni non hanno mai incontrato l’appoggio popolare e alla fine i dirigenti del sindacato hanno fatto marcia indietro con totale scompiglio. La svolta che ha portato alla sconfitta si è originata nella caratterizzazione che fa l’ultrasinistra dell’attuale governo di  “borghese e filo-imperialista,” un inganno semplicistico tipico delle correnti politiche di uno stampo ideologico eccessivamente classista e “operaista” che impedisce loro di comprendere la natura variegata della formazione sociale boliviana, che può essere analizzata soltanto in termini che mettono insieme la nazione e la classe.
L’attuale processo di cambiamento è fatto di uno schieramento dinamico di lotte sociali di classe all’interno del capitalismo che sono unite, talvolta in modo contraddittorio, alla lotta storica delle nazioni indigene contro il capitalismo interno. Quella è la natura dialettica di questo processo in cui le tendenze strutturali anticolonialiste espresse nell’azione politica di classi sfruttate e di nazioni oppresse, rendono possibile la trasformazione rivoluzionaria delle relazioni economiche di sfruttamento, le relazioni politiche di esclusione e le relazioni culturali di oppressione. C’è, tuttavia, sempre il rischio  che questo corso di trasformazioni, come risultato di pressioni esterne, di frammentazione interna o di concessioni programmatiche, si esaurirà o si invertirà.
Passando al conflitto con la COB, in seguito al suo scioglimento,  il governo si è imposto il compito di sistemare i suoi rapporti con i settori della classe lavoratrice mentre allo stesso tempo i ranghi e le fila dei lavoratori iniziavano a saldare i conti  con le dirigenze di ultrasinistra all”interno dei sindacati. Questo è ciò che appena successo nel Sindacato Congiunto dei Lavoratori delle miniere di Huanuni, un’organizzazione emblematica, perché quel distretto, situato nella dipartimento occidentale di Oruro, ha la più grossa concentrazione di proletari dell’intera nazione. I suoi 4.500 minatori, più di un anno fa, hanno eletto una dirigenza sindacale radicalmente contraria al governo.  Questi dirigenti hanno guidato, durante lo sciopero di maggio, il blocco delle strade a Caihuasi e l’esplosione di un ponte situato in quella località. Oggi, indebolita e isolata, quella ultrasinistra per un certo periodo era   nel sindacato di Huanuni,  ha finito con l’essere rimossa da un in incontro generale di massa dei lavoratori, che hanno deciso anche di approvare la costruzione di un nuovo patto di unità politico con il  governo di Evo Morales.
Non c’è dubbio  che questo riposizionamento all’interno del movimento dei lavoratori, avrà un importante impatto sul futuro del Partito dei lavoratori dal momento che quello strumento politico ha ora perduto la sua spina dorsale; gli effetti si faranno sentire anche sull’orientamento della Federazione Sindacale dei Lavoratori minerari della Bolivia.
Guardiamo un altro settore industriale, quello degli operai edili. Questo è uno delle fonti di impiego in più rapida crescita grazie all’espansione degli investimenti pubblici e privati nella costruzione di nuovi edifici. Dovunque nelle città della Bolivia si possono vedere complessi di edifici e di abitazioni in via di costruzione e con questo l’assunzione di molta manodopera  come occasionali o a cottimo. Però i sindacati di questo settore sono deboli e sparpagliati, in parte perché la loro leadership tende a essere controllata dalle grandi imprese di costruzione, ma anche a causa della scarsa regolamentazione esercitata dallo stato.
L’arrendevolezza dei sindacati è cominciata a cambiare al più recente Congresso Nazionale della Confederazione Sindacale dei Lavoratori Edili della Bolivia, che si è tenuto nella città di Santa Cruz. Gli operai edili hanno eletto i nuovi dirigenti del sindacato e hanno deciso l’organizzazione obbligatoria di tutti i lavoratori insegnanti assistenti, nel campo dell’edilizia, sostituendo gli accordi a voce con i capi con contratti collettivi di lavoro in tutti i progetti di costruzione. Questo sarà anche un mezzo di risolvere la situazione dei “lavoratori non ufficiali” che è una delle peggiori eredità del neoliberalismo in un paese in cui meno del  20% dei lavoratori sono riuniti in un sindacato.
I lavoratori delle industrie sono stati uno dei settori più duramente colpiti, decimati dai massicci licenziamenti eufemisticamente definiti “trasferimenti” dal Decreto Supremo dell’agosto 1985. Il settore manufatturiero è stato successivamente soggetto per quasi due decenni alle politiche di flessibilità  del lavoro tipiche del neoliberalismo per ridurre i carichi di spesa e aumentare i profitti del capitale.
Oggi il settore manifatturiero sta subendo una rapida riorganizzazione dei sindacati che ha aiutato a rafforzare La Confederazione Generale dei Lavoratori dell’Industria della Bolivia. Deve essere ancora consolidata l’organizzazione di nuovi sindacati, particolarmente nelle città di El Alto e di Santa Cruz, le due maggiori concentrazioni di fabbriche industriali in Bolivia.
L’importanza data a inserire di nuovo i lavoratori nel processo di trasformazione intorno a un’agenda programmatica comune con il governo Morales, non sta soltanto nel fatto che  aiuterà a mettere insieme una forte base lavorativa, ma anche che rafforzerà le tendenze anti-imperialistiche e rivoluzionarie nel corso del processo. L’agenda programmatica a cui ci riferiamo potrebbe trattare i seguenti aspetti: (1) una nuova legge generale del lavoro che, mentre conserva i progressi già presenti nella legge attuale, garantirà nuovi diritti ai lavoratori; (2) una campagna nazionale di massiccia organizzazione dei sindacati in tutte le industrie che non sono organizzate; e (3) il rafforzamento del settore sociale e comunitario dell’economia, in unione con il settore statale nazionalizzato.
 
Alfredo Rada è il vice ministro della Bolivia del Coordinamento dei Movimenti Sociali

giovedì 17 ottobre 2013

Dall’inizio di questo governo manca il Presidente della Commissione parlamentare Antimafia

 
 
Da aprile, cioè dall’inizio di questo governo, manca il Presidente della Commissione parlamentare Antimafia. Sono trascorsi sei mesi nei quali non si è trovato un accordo e i nomi proposti sembrano rappresentare più scambi politici che volontà di scegliere la persona giusta per un ruolo cruciale e non di mera rappresentanza. Mai come in questo momento bisogna trovare una figura esperta, che conosca i territori, che sappia di cosa si parla quando si ha a che fare con le organizzazioni criminali. Che abbia studiato come le mafie riescono a farsi strada nella società civile e infiltrare il tessuto economico del paese divenendo la prima forza economica in Italia. Tutto questo è fondamentale per dare alla Commissione Antimafia un ruolo centrale, laddove talvolta vengono scelti membri con storie ambigue e veri e propri rapporti con la criminalità, per ricevere verginità dalla Commissione, per boicottarne i lavori, distrarne gli obiettivi. Ecco perché ci vuole un Presidente che conosca bene i meccanismi. Questo temporeggiare, in un momento in cui i capitali criminali sono egemoni, è irresponsabile e complice.
 
Roberto Saviano

“CONTRO LE CARCERI DISUMANE NO ALL'AMNISTIA SI' ALL'ABROGAZIONE DELLA BOSSI-FINI E DELLA FINI-GIOVANARDI e Berlusconi fuori dal Parlamento, subito!”

Riceviamo e pubblichiamo questo appello della rivista Micromega che condividiamo.
Redazione Secem
 

 

Cari amici,

l’appello lanciato da Camilleri, Spinelli, De Monticelli e Flores d’Arcais, contro un’amnistia ipocrita che non aiuterebbe in nulla a risolvere il problema delle incivili condizioni delle carceri italiane, sta ricevendo una mole di adesioni inattesa e confortante. Nelle ore di punta arrivano due firme ogni tre secondi, talvolta una al secondo. Ieri sera alle 20 erano 40 mila.

E questo nell’assoluto silenzio dei media. Di tutti, proprio tutti, tranne Il Fatto quotidiano (se qualcun altro ne ha parlato, segnalatecelo).

Dunque, i media di questo appello dovete essere voi stessi. Non limitatevi a firmarlo. Diffondetelo in tutti i modi, attraverso facebook, twitter, i vostri indirizzari mail, i blog che avete nei siti, le lettere ai giornali, gli interventi che come ascoltatori riuscite a fare nelle tv o nelle radio, nazionali e locali.

Questa raccolta di firme può diventare, se ve ne fate protagonisti, un grande movimento di opinione, che impedisca l’ennesimo e più grave inciucio, e che costringa il ceto politico ad affrontare davvero e strutturalmente la questione carceraria e le condizioni disumane della detenzione. Anziché continuare nel cinismo delle amnistie, istituto borbonico utile solo all’arbitrio politico e a garantire impunità ai membri dell’establishment, mentre l’”abc” del garantismo è la certezza della pena, secondo una legge eguale per tutti.

Contro l’ipocrisia e la censura, chiedete a tutti i vostri amici di fare come voi, di essere protagonisti, in una catena di Santo Antonio di cittadinanza attiva.

Paolo Flores d'Arcais, direttore di MicroMega

 

lunedì 14 ottobre 2013

Preghiera a Santa Rosalia

Una tradizione palermitana, legata alla santuzza che protegge Palermo  Santa Rosalia Sinibaldi (Palermo, 1128 – Palermo, 4 settembre 1165) venerata come santa vergine dalla Chiesa cattolica, è quella, nobilissima e splendida, di costruire in ogni rione o zona o vicinato del centro storico, a cure e spese della gente che la costruisce, un altare alla Santa. Qui la gente che passa fa visita all'altare e prega per la salute di tutti. Penso che queste altari dovrebbero essere più numerose oggi. La preghiera per la comunità è quella di ritrovare il senso della vita e delle cose smarrite. Tra le cose che abbiamo perduto c'è la BUONA AMMINISTRAZIONE DELLA COSA PUBBLICA. Che può fare Santa Rosalia, direte voi, contro questi politici siciliani improvvisati e mangia pane a tradimento? Io penso che dall'alto di quella sua grotta sul monte Pellegrino può parlare al cuore della gente e come durante la peste del 1600 ritornare a far arrivare l'idea che essere onesti  e lavorare per il bene di tutti e non solo per il proprio tornaconto non è una malattia, anzi, è una beatitudine.
 PREGHIERA A SANTA ROSALIA
O Santa Rosalia, fulgidissima gemma di verginale santità ;
della nostra Città di Palermo,
a Tè con fiducia
rivolgiamo la nostra preghiera.

Tu, che ti ritirasti
nella solitudine di Monte Pellegrino,
non per evadere dalla città,
ma per vegliare su di essa
con la preghiera e con la penitenza,
e liberarla, così, dalla peste di ogni male,
aiutaci a liberarci da questi politici da operetta,
radice di tutti i mali sociali,
e a orientare la nostra vita a Dio,
fonte di ogni serenità.
Speriamo, che la Satuzza, che se nell'immaginario collettivo è sempre serena e distesa su un fianco sul suo letto di gemme e con il suo manto d'oro, in vita era una che aveva carattere e che lottava per le sue idee, insomma non solo meditazione, ma anche azione, possa ancora una volta liberarci da questa peste e ridarci la speranza in un domani migliore per i nostri figli.

Grazie Santa Rosalia
Noi tutti

martedì 8 ottobre 2013

Totò Cuffaro vuole lavorare con Biagio Conte!


Totò Cuffaro, l’ex Governatore della Sicilia, chiede la scarcerazione!
Vuole mettersi al servizio della gente povera e lavorare con Biagio Conte

Lo Zio Totò Cuffaro, quello dei cannoli, ha scelto la missione di Biagio Conte per chiudere con il passato. La decisione finale spetta al Tribunale di Roma presieduto da qualche mese da Alberto Bellet che fino a maggio scorso era in servizio al Tribunale di Sorveglianza di Palermo. Potrebbe così, con il "Nulla Osta" del Tribunale, scontare la sua pena detentiva da uomo libero che serve la gente. Se commette un altro errore torna al “gabbio”. Buona fortuna Totò, magari tanti altri politici siciliani e italiani dovrebbero servire la gente come vuoi fare tu!!!
Redazione Secem

sabato 5 ottobre 2013

LAMPEDUSA ISOLA DELLA PACE, PORTA D'EUROPA


L’ennesimo naufragio nell'isola dei Conigli



Un grido su tutti, quello di papa Francesco, “VERGOGNA”. Vergogna per chi resta a guardare, per chi promulga leggi razziste, per chi organizza le spedizioni della morte, per le organizzazioni mondiali che parlano, parlano e non fanno niente di concreto per fermare la tratta degli esseri umani. Vergogna per l’Europa che non combatte questa mafia e non vigila sui suoi confini. Vergogna per noi che assistiamo a questo ennesimo massacro con cinismo e vigliaccheria. Tutti bravi CRISTIANI, seduti in poltrona a indignarsi fino al prossimo naufragio. Le parole sono cenere e vento in questo momento di dolore. Il mediterraneo, culla di civiltà, ora è tomba dell’umanità. Ma a chi importa di milioni di persone che scappano dalle guerre e dalla fame ogni giorno da una parte del Mondo depressa e sfruttata dalla multinazionali della morte? Le lobbie delle armi sono più forti dei governi. Gli stessi parlamentari sono foraggiati da chi fa buchi e tira su petrolio e da chi costruisce strumenti di morte. Il pacifismo è un illusione, qualcuno arriva a dire che bisogna difenderlo con le armi e non con il cuore e la mente. Stiamo vivendo un era  di paura e di ferocia inaudite. Dio lo abbiamo nascosto in cantina, con la Madonna e i Santi Martiri della Chiesa. Viviamo chiusi nel nostro egoismo, mentre i poteri occulti sono sempre più forti e portano morte e devastazione nel Mondo e nelle nostre anime. Bisogna arrestare questa deriva. Come? Con la nostra passione e il nostro impegno per la smilitarizzazione del Mondo e per la Solidarietà tra Nazioni ricche e povere. La gente non scappa per farsi una vacanza e per venire a rubare quei pochi stracci inutili che conserviamo, fugge dalla morte sicura e dall’abbandono. L’unica speranza che nutro è quella che vive nella stessa essenza del popolo siciliano che i lampedusani hanno messo in luce in questi  momenti bui e terribili: la fratellanza e l’accoglienza. Non abbiamo il diritto di riocacciare in mare chi ha attraversato a suo rischio il canale di Sicilia, dobbiamo accoglierlo e sfamarlo e dargli la possibilità di continuare il suo viaggio nel Mondo. Ricordate le parole di Gesù: “ quello che farete al più piccolo dei miei figli lo farete a me”!

Ugo Arioti

mercoledì 2 ottobre 2013

Cambia sesso e, deluso, ricorre all'eutanasia


Commentiamo e riflettiamo su una notizia: Cambia sesso e, deluso, ricorre all'eutanasia. La storia di Nathan scuote il Belgio - Il 44enne ha scelto la «dolce morte» dopo aver sofferto per una vita. L'ultima intervista 24 ore prima dell'iniezione letale ….

Il fatto: “Nathan soffriva da quando era nato. Anzi, nata: soffriva da quando si chiamava Nancy ed era a tutti gli effetti una donna. Non era riuscito a trovare pace nemmeno dopo aver cambiato sesso con una serie di operazioni dolorose: non si piaceva. Di più: si detestava. Per questo, a 44 anni, ha deciso di ricorrere all'eutanasia. E così è morto, con un'iniezione letale che per lui era diventata l'unica strada verso quella serenità che aveva sempre inseguito. In Belgio, il Paese di Nathan, la «dolce morte» è infatti consentita non solo per sofferenze fisiche insopportabili ma anche psicologiche. Ventiquattro ore prima di togliere il disturbo, in un ospedale di Bruxelles, ha rilasciato un'intervista al quotidiano fiammingo Het Laatste Nieuws.”

Credo non esistano avvenimenti nella vita e nella fine della vita di un essere umano più complessi di questo. Portano alla luce tanti meccanismi, per certi versi ancora arcani e per altri biochimici o fisici, ma coinvolgono la stessa natura dell’ESSERE. La libertà di decidere quando staccare la spina e la difficoltà di vivere in un “mezzo” che non si riconosce e che, permettetemi la metafora, non si sa guidare fino al traguardo. In poche parole l’insostenibile leggerezza dell’essere. Ma, se l’etica della ragione da forza alla legge universale del libero arbitrio, quella che ha creato l’incidente del big bang dal quale proveniamo, il razionalismo si perde nelle acque profonde dell’irrazionale e del dualismo anima corpo. Nathan non aveva mai accettato il suo contenitore vuol dire che era dentro di questo e che la sua scelta si giustifica con la possibilità di cambiare oggetto. Così si innesca l’annoso dubbio sul fatto che un essere umano lo si possa chiamare tale dal momento che acquisisce un anima, cioè un motore che determina le sue azioni e le codifica attraverso una serie di scelte che chiamiamo “vita”. Ma quando avviene questo innesco? Altro tema caldo è quello della libertà sessuale, cioè la determinazione cosciente della propria sessualità. Certamente non possiamo biasimare o disprezzare chi sceglie di vivere con un compagno dello stesso sesso, questa, per certi versi, la si può identificare come una scelta culturale. Allo stesso modo chi non ha problemi a dividere la sua corporeità  sessuale con individui di entrambi i sessi. La letteratura è piena di questi casi. Da Leonardo a Michelangelo Oscar Wilde, Pasolini etc etc. tutti con il massimo comun divisore della fantasia e dell’intelligenza sviluppati oltre il normale. Questo mutamento culturale non ha imposto a queste persone il cambiamento radicale del proprio corpo, mentre Nathan dal corpo di una donna, Nancy, ha voluto faticosamente uscire fino a diventare un uomo. Qua intravediamo un altro grande problema del mondo occidentale di oggi: la solitudine. L’isolamento delle persone in difficoltà e l’emarginazione. In questa società “ opulenta” devi essere un burattino colorato, non importa chi tu sia o chi tu voglia essere ma devi far parte del teatrino sociale. È la forma di razzismo peggiore. Non sono un profeta ne uno psicologo, ma credo che Nathan o Nancy abbiano sofferto di questa malattia sociale. Infine l’eutanasia. In Belgio è possibile scegliere la “dolce morte”. Questo è un presupposto di quel libero arbitrio che è anche una regola etica e morale forte, ma dai risvolti decisamente ambigui e frastagliati. Se è giusto che un corpo non sia portato fino alla sua totale consunzione da strutture artificiali, macchine, è pur vero che in quei casi a staccare la “spina” sono persone esterne all’individuo soggetto. In questo caso no. Si tratta di un testamento biologico nel quale si stabilisce anche la data. Giusto o non giusto? I limiti della discussione sono come i confini dell’Universo e sappiamo di altri universi paralleli, quindi non mi voglio avventurare in questo verso, ma credo che se da un lato è una libera scelta dell’individuo, come in questo caso, dall’altro è sicuramente una sconfitta della società che non ha saputo dare un ruolo e una connotazione sociale all’individuo. Quindi alla libera scelta del singolo si risponde con un atto di vigliaccheria sociale. Mentre nel caso di chi ormai è ridotto ad appendice di una macchina, come abbiamo già scritto per il caso di Manuela, siamo convinti che sia giusto non andare oltre il limite del “ possibile ritorno”.

Certamente non abbiamo, con questo articolo, messo dei punti fermi nella discussione su questi fatti, ma solo dei commenti e delle riflessioni aperti ad uno svolgimento che, credo, finché ci saranno uomini su questo Pianeta continuerà.  È , comunque, importante porsi questi interrogativi e cercare, attraverso il nostro libero pensiero, una via.

Grazie, Ugo Arioti

 

 

martedì 1 ottobre 2013

Caro Virgilio, ti scriviamo per farti sapere che ....

Il povero Virgilio, poeta della Roma imperiale accompagnatore, eticamente corretto, di Dante nella Divina Commedia, in gioventù subì lo sfratto dalla casa paterna e dai terreni nel mantovano  che ad essa erano legati, così mise insieme alcune poesia a carattere ECOLOGISTA e ne fece una composizione: LE BUCOLICHE. Non bastarono ad evitargli lo sfratto. Ma, come succede a volte, si chiude una porta e si apre un portone. Virgilio arrivò a Roma e entrò nelle grazie di MECENATE, un nome un marchio una garanzia. Scrisse per Mecenate le Georgiche e da li in poi il suo cammino fu ricco di allori. Lo chiamiamo in causa perchè amava la Sicilia e per un periodo visse nell'Isola.
 
Caro Virgilio,
ti scriviamo per farti sapere che da qualche tempo siamo sottoposti, un po come è accaduto anche a te, agli umori di un certo Rosarius Crocetta ( diminutivo di CROCE intesa come strumento di tortura e di morte e non come filosofo e letterato italiano). Questo soggetto si comporta come quel tale Alfeno Varo ( o VARA che in siciliano è sempre qualcosa che si lega con morte) che ti volle, dopo averti adescato con una campagna elettorale "rivolusionaria",  privare di ogni tuo avere e cacciare dalla tua amata casa paterna. Come puoi ben capire la cosa si mette male quaggiù per noi siciliani e vorremmo che tu ci raccomandassi a Dante o a qualche amico tuo, tipo Mecenate, che ci possa liberare dal danno oltre che dalla beffa.
Ringraziandoti anticipatamente ti porgiamo tutto il nostro affetto e la nostra ammirazione, sicuri del tuo interessamento dall'aldilà dove sei abbastanza conosciuto e stimato! 
I tuoi per sempre lettori siciliani che si firmano, per delega sentimentale,
Also Sprache Zaratustra!