lunedì 29 maggio 2017

E Calvino creò la puntualità

E Calvino creò la puntualità

Venne spesso denigrato ma cambiò la cultura occidentale: l’abolizione delle festività cattoliche diede benzina all’economia, le «leggi contro il lusso» affrontarono le diseguaglianze sociali. Per molti aspetti fu più importante dello stesso Lutero

di PAOLO MIELI

Emanuel de Witte (1617-1692), L’Oude Kerk di Amsterdam (1661, olio su tela), Amsterdam, Stedelijk Museum
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Colpisce nella vita di Giovanni Calvino l’assoluta precarietà esistenziale. Emanuele Fiume, nella straordinaria biografia, Calvino. Il Riformatore profugo (di imminente pubblicazione per i tipi della Salerno), mette in grande evidenza questa sua caratteristica. Martin Lutero e Huldrich Zwingli, fa osservare Fiume, passarono entrambi gran parte della loro vita «a non più di qualche decina di chilometri dai rispettivi villaggi natii». Calvino, invece, fu l’unico tra i grandi della Riforma ad aver vissuto per la maggior parte della sua esistenza — «e per la quasi totalità della sua vita attiva», sottolinea Fiume — da esule. Ginevra non fu la sua patria e, fino a pochi anni dalla sua morte, Calvino vi dimorò come straniero immigrato, «con il permesso di soggiorno che gli veniva rinnovato di sei mesi in sei mesi». Forse fu per questo, prosegue lo storico, che fornì «una motivazione spirituale e vocazionale» a un gran numero di «profughi per ragione di fede»; così come fu l’unico che vide nella formazione di questo genere di profughi uno «strumento di diffusione della Riforma a livello continentale» e di tessitura di una «rete di contatti teologici e politici che risulterà fondamentale per gli sviluppi internazionali del protestantesimo».
Fiume si interroga sulla demonizzazione di cui Calvino è stato fatto oggetto per secoli («eresiarca per i cattolici, intollerante per gli illuministi, inventore del capitalismo per i marxisti»). Ad integrazione delle opere di tre studiosi italiani novecenteschi — Renato Freschi, Giovanni Calvino (Corticelli); Adolfo Omodeo, Giovanni Calvino e la Riforma in Ginevra, opera curata postuma da Benedetto Croce (Laterza); Giorgio Tourn, Giovanni Calvino. Il riformatore di Ginevra (Claudiana») — offre un saggio dal quale, per sua stessa dichiarazione, non emanano «né olezzo di incenso, né puzza di zolfo».

Calvino in un ritratto attribuito a Tiziano

Calvino, Jehan Cauvin venne alla luce, secondogenito di un notaio, il 10 luglio 1509, a Noyon in Piccardia. La sua prima biografia «autorizzata», scritta dall’allievo e amico Teodoro di Beza, racconta con qualche vaghezza — come già mise in evidenza Jean Cadier in Calvino (Claudiana) — che fu a Parigi all’età di dodici anni. Alister McGrath, in Giovanni Calvino. Il Riformatore e la sua influenza sulla cultura occidentale (Claudiana), ha approfondito la questione del «beneficio ecclesiastico» che gli fu assegnato in quegli anni giovanili senza però dare eccessivo rilievo alla borsa di studio offertagli dalla Chiesa.
Il futuro riformatore fu poi al Collège de Montaigu dove aveva studiato trent’anni prima Erasmo da Rotterdam e che, dopo di lui, avrebbe avuto tra i suoi allievi Ignazio di Loyola. A proposito di Erasmo va ricordato che — come ha messo in risalto McGrath — il primo libro del ventitreenne Calvino (un commento al De clementia di Seneca pubblicato, a spese dell’autore, nel 1532) fu un’aperta sfida all’edizione critica erasmiana dello stesso testo, data alle stampe appena quindici anni prima. Una sfida che lo stesso Fiume considera «quantomeno eccessiva». Questo libro di Calvino, polemico nei confronti di Erasmo da Rotterdam, fu un fiasco, «l’unico fiasco editoriale» di colui che fu «uno degli autori più letti nel corso del XVI secolo».
Tema centrale del saggio di Fiume è la ricostruzione di come la Francia (e così gran parte dell’Europa occidentale) fu percorsa da «fremiti di Riforma religiosa» ben prima dell’entrata in scena di Lutero. Calvino entrò in contatto con simpatizzanti della Riforma (tra i quali suo cugino Pierre Robert, detto Olivetano) da giovanissimo, in un periodo che trascorse tra Orléans e Bourges. L’incontro più importante con un riformatore fu senza dubbio quello con il rettore della Sorbona Nicola Cop, alla cui prolusione dell’anno accademico 1533, Calvino diede un apporto notevole (probabilmente ne fu il ghost writer). Quel discorso, che sostanzialmente sposava le tesi di Lutero, causò un’aspra reazione del re di Francia Francesco I. Reazione che costrinse Cop e Calvino a fuggire da Parigi e, sulla loro scia, portò all’incriminazione di una cinquantina di persone.
La tensione con l’autorità francese era destinata a crescere: l’anno successivo (1534), nella notte tra il 17 e il 18 ottobre, a Parigi, Tours, Blois, Rouen e Orléans furono affissi dei placard (manifesti) contro «i grandi, insopportabili e orribili abusi della messa papale». A riprova di quanto fosse articolata e tentacolare la rete cospirativa, due copie di quel manifesto che stroncava la messa tradizionale furono ritrovate nell’anticamera della stanza da letto del re nel castello di Amboise. Una era appesa alla porta d’ingresso alla stanza, l’altra, piegata, nel vaso in cui il sovrano riponeva il suo fazzoletto. Francesco I, grande protettore della Chiesa di Roma, capì al volo la gravità dell’avvertimento e per ritorsione mandò al rogo un discreto numero di evangelici, primo tra tutti Barthélemy Milon. Fiume mette in risalto come Calvino prese subito la distanze da quei ribelli e tenne a esibire, nei loro confronti, un «profondo disprezzo». Per lui il rispetto dell’autorità restava fondamentale.
Quando, nel corso delle sue peregrinazioni, Calvino giunse a Ginevra, si imbatté nell’autorità di Guillaume Farel che aveva vent’anni più di lui ed era stato collaboratore, a Meaux, del vescovo riformatore Guillaume Briçonnet. Dal 1530 Ginevra era governata da un Consiglio cittadino. Nel 1534 arrivò il domenicano Guy Furby che accusò Farel di essere «un pupazzo» in mano ai nemici della Chiesa cattolica, in particolare quelli di Berna, città che aveva aderito alla Riforma. Il risultato dell’azione di Furby fu tuttavia opposto a quello sperato: Ginevra si schierò sempre più dalla parte di Berna. Nell’estate del 1535, dopo una predica di Farel, la città si rivoltò contro la Chiesa di Roma e un’importante reliquia, un presunto frammento del cervello di San Pietro, venne gettata nel Rodano. A quel punto il clero lasciò in tutta fretta la città e il Consiglio incamerò i beni ecclesiastici.
È la rottura. Ha inizio una lunga stagione repubblicana in cui Ginevra sarà alleata della Confederazione svizzera nella quale, però, entrerà solo nel 1815. Nel settembre del 1536 Calvino inizia il suo ministero nei panni di «lettore della Scrittura». Ma dai documenti trovati da Fiume emerge che anche lui è mal tollerato dalla città: lo pagano in ritardo, malvolentieri e lo definiscono «ille gallus», quel francese. Lui reagisce con arroganza. Un difetto che viene alla luce in occasione di una sua polemica con il riformatore alsaziano Martin Bucer, che lo tratta invece con dolcezza. Farel, il pastore cieco Jean Corauld ma soprattutto Calvino si battono da quel momento per una presa di distanze di Ginevra da Berna e per una ricucitura del rapporto con la Francia. Calvino sostiene pubblicamente che il Consiglio della città è ispirato dal diavolo. Corauld definisce i membri del Consiglio «ubriaconi» e viene arrestato. Calvino e Farel sono costretti a emigrare. Strana e per certi versi misteriosa congiura.
Dopo qualche peregrinazione, nel 1538 Calvino arriva a Strasburgo che ha come riferimento spirituale il testé citato Bucer, che lo accoglie con sé senza dar peso alle polemiche di cui s’è detto. Bucer già nel 1521 s’è avvicinato a Lutero, ha sposato una suora e nel 1523 è stato scomunicato. È una figura importante dell’Europa riformatrice: Enrico VIII lo consulta al momento del divorzio con Caterina d’Aragona. Calvino lo aiuta nella costruzione del progetto di convivenza delle diverse anime del protestantesimo: nel rispetto dei grandi teologi del Medioevo e nel riferimento costante alla figura di Paolo di Tarso. Su spinta dell’imperatore Carlo V tra il 1540 e il 1541 si svolgono colloqui tra protestanti e cattolici per una pacificazione che restituisca serenità alla Chiesa. Papa Paolo III e Martin Lutero però sono diffidenti, Calvino se ne tiene ai margini e l’insuccesso dell’iniziativa brucia Bucer.
È in questo periodo, 1540, che Calvino decide di prender moglie (una vedova), perché, scrive Fiume, «anche ragioni di immagine richiedevano che i ministri riformati fossero sposati». Ma il rapporto con la sposa — nove anni — fu sostanzialmente casto. L’annotazione alla «castità» del matrimonio di Calvino da parte di Teodoro di Beza ha provocato allusioni, anche in tempi recenti, a una sua possibile omosessualità. In proposito si è fatta menzione di un suo ruolo di imputato a un processo per sodomia in Francia. Ma si tratta di un caso di omonimia. Per giunta imperfetta. E comunque Calvino ai tempi di quel caso giudiziario non poteva essere in Francia. Inoltre, scrive Fiume, «se è vero che il temperamento dello schivo teologo non ci sembra caratterizzato da incontenibili istinti sessuali come poteva esserlo quello di Enrico VIII o Filippo d’Assia, è altrettanto vero che nella sua predicazione i rapporti sessuali tra coniugi costituiscono una parte fondamentale del matrimonio». Nel 1541, nonostante la città di Strasburgo da due anni gli avesse concesso la cittadinanza, decide di tornare a Ginevra dove la cittadinanza l’avrebbe ottenuta solo diciotto anni dopo. Sente che Ginevra è e ancor più sarà la città della sua rivoluzione...
Nel 1545 Ginevra è sconvolta da un’epidemia di peste e Calvino — che è uno strenuo fautore della persecuzione degli «untori» nonché della caccia alle streghe — ne approfitta per sostituire numerosi pastori deceduti a causa del morbo con altri a lui fedeli. Nasce in quel clima, peraltro di progressivo distacco dal luteranesimo, l’homo calvinisticus di cui ha parlato lo storico francese Emile-Guillaume Léonard nella sua monumentale Storia del protestantesimo (il Saggiatore). Unico passo falso la condanna al rogo del teologo antitrinitario spagnolo Michele Serveto (1553) che sarebbe costata a Calvino un marchio d’infamia. Ma Fiume lo assolve, almeno in parte. Perché? Calvino avrebbe potuto denunciare Serveto dal 1547 e non lo fa. Non ci è pervenuto nessun dato storiografico che attesti il compiacimento di Calvino per quell’uccisione. Serveto, poi, non fu condannato da un tribunale ecclesiastico, bensì da uno civile. Per di più, nella Ginevra della Riforma, fu l’unico mandato a morte. Ragion per cui, anche se fosse provato un coinvolgimento di Calvino nella decisione di mandare Serveto al rogo, la sua responsabilità, secondo l’autore, non sarebbe così schiacciante come l’hanno giudicata i critici della Riforma ginevrina.
Ma la rivoluzione di Calvino fu molto importante. L’abolizione delle festività cattoliche, mette in evidenza Fiume, offrì la disponibilità di un mese e mezzo di giorni lavorativi in più che «costituì un investimento di peso per l’economia familiare e sociale». Le sue «leggi contro il lusso» andrebbero ristudiate ancora oggi dal momento che seppero coniugare moderna efficienza e guerra alle sperequazioni sociali.
Nel libro L’ordine del tempo (Claudiana) lo storico svizzero Max Engammare dimostra come persino la puntualità sia un’invenzione del XVI secolo venuta fuori dalla Ginevra riformata dove iniziarono a diffondersi gli orologi pubblici e «il calvinismo reimpostò il rapporto tra la spiritualità e lo scorrere (o l’incalzare) del tempo». Calvino parlò di «uso responsabile» del tempo e impose la clessidra sui pulpiti per verificare la durata dei sermoni. Riformatore? In realtà Calvino fu un rivoluzionario sotto molti aspetti più importante dello stesso Lutero.

venerdì 26 maggio 2017

La paura investe l’Occidente e alimenta il nostro tribalismo

L’Europa cambia pelle, riappaiono i muri, gli egoismi nazionali sono di nuovo all’attacco

di PAOLO LEPRI
Penny Byrne (1965), Fukushima Symphony (2011, porcellana, mixed media)
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«Le democrazie industriali si trovano davanti a una doppia temibile sfida che ha origine dall’indebolimento degli Stati nazionali: il jihadismo dall’esterno, il populismo dall’interno. Diverse per genesi, identità e pericolosità, entrambe le minacce possono fiaccare in maniera strategica l’Occidente, e hanno bisogno di risposte urgenti capaci di respingerle e, in ultima istanza, batterle». Non appaiono certo tranquillizzanti le parole che Maurizio Molinari usa nel suo libro Il ritorno delle tribù (Rizzoli) per descrivere l’orizzonte che abbiamo davanti a noi. In questa epoca difficile sono effettivamente a rischio sia i valori della libera convivenza, attaccati in modo efferato dal terrorismo islamico, sia la stabilità di società costruite nel segno di quella integrazione indicata come un nemico dai movimenti anti-sistema.





Maurizio Molinari, «Il ritorno delle tribù. La sfida dei nuovi clan all’ordine mondiale» (Rizzoli, pp. 242, euro 19)

Per vincere questa battaglia l’unico metodo, osserva il direttore della «Stampa», è «combattere il jihadismo come se il populismo non esistesse e rispondere al jihadismo come se il populismo non vi fosse». Le «due emergenze parallele» devono infatti essere affrontate in modo separato «perché in un caso si tratta di ridisegnare la sicurezza collettiva e nell’altro di riprogettare la prosperità collettiva». È un discorso convincente. Senza dimenticare che la non completa percezione della gravità di quella minaccia (che viene analizzata collegando tra loro i più sanguinosi episodi in una stessa trama) è una delle ragioni del grande malessere delle opinioni pubbliche. In questo senso le due emergenze sono anche la stessa faccia della medaglia: un’Europa più efficiente nel combattere il terrorismo, per esempio, è sicuramente un’Europa meno lontana dai cittadini e meno sensibile alla propaganda dei suoi contestatori.

giovedì 25 maggio 2017

I sogni .....Don Callo e Cagliostro Secondo (stralcio) racconti brevi

I sogni!

  • Il fascino che circonda il mondo dei sogni deriva, secondo me...- e guardò Callisto, come per dire “non mi accusare di presunzione perché io sono uno del popolo e mi posso permettere pure di spararle grosse!”, -... dalla consapevolezza che il cervello è attivo durante il sonno! E, ...ci sono grandi uomini che hanno studiato i sogni... fin dai tempi dei tempi! -
  • Oh, Cagliostro!, certo la cabala, Freud, Jung!... - lo interruppe, da Presidente del Convegno improvvisato sui sogni e la loro origine, il nostro buon filosofo del vapore, lettore delle nuvole e interprete delle illusioni!, e prese campo: - Secondo Jung, il sogno è il mezzo per instaurare un dialogo con la propria coscienza e porta con sé simboli che corrispondono a significati credibili. Al contrario, Freud affermava che sono proprio i sogni a portare alla nostra coscienza diurna dei segni, il cui significato si può decodificare a priori e, essendo lui un inguaribile “fimminaru”, … queste fantasticherie della mente, quasi sempre le fa legare a desideri e impulsi sessuali! Ma non è questo che stavo meditando! Non è il mio traguardo, no! Questo è un piano che sta al di sotto di quello che io ho battezzato: L'origine dei sogni! Quello è il pragma di tutta l'umanità, anzi di tutta l'universalità! - sentenziò, mentre il caffè dava tono alle loro gole, assetate d'emozioni, e le rendeva più plastiche e sensitive!
  • Eppure, tutto questo, dico io da ignorante, è uno sforzo inutile,... è estenuante, quasi impossibile. Ci sono cose che devono restare fuori dalla portata delle menti comuni e … -
  • Dare spazio alla magia! - completò Tansichi, che ben conosceva gli orizzonti fatalisti e onirici dell'amico. Non per niente, la gente lo chiamava Cagliostro Secondo!

mercoledì 24 maggio 2017

Il Diavolo e l'acqua Santa - 24 maggio 2017

Trump in Vaticano, stretta di mano con il Papa:
"Grandissimo onore essere qui"

 

Storico incontro tra Papa Francesco e Donald Trump, il presbiteriano schizofrenico presidente dell'Impero Americano, sbarcato a Roma, incontra il Papa.

UA

martedì 23 maggio 2017

25 anni dalla strage di Capaci


Oggi, sono i ragazzi della nave della legalità e quelli delle scuole palermitane e siciliane che mi danno il senso di una giusta ricordanza, di un punto di riferimento per il futuro di quest'Isola e di questa Nazione. IL FUTURO CAMMINA SULLE LORO GAMBE.
Sciascia, diceva che la MAFIA si batte con la legalità e non con le manette. E' vero. La Democrazia può vincere questo sciagurato fenomeno delinquenziale, se i nonstri rappresentanti portano avanti i principi di eguaglianza e equità sociale.
Io, personalmente, piangevo ai funerali di Giovanni....scrissi sul foglio di presenza ASSENZA PER I FUNARALI DI UN EROE CIVILE: GIOVANNI FALCONE. Piangevo per lui, per la moglie per i suoi angeli custode morti insieme a lui.
Ho sentito l'urlo della moglie di uno degli agenti, la sua maledizione contro quei vigliacchi che si sentono forti e inquinano le nostre vite.
Oggi, non vado alle rappresentazioni ufficiali, dove tanti disgraziati politicanti che hanno fatto carriera sulle spalle dei nostri eroi e che allora osteggiavano Giovanni e Paolo,  mentre oggi li osannano, non li posso sentire, non si possono sentire.
Meditate gente, meditate.
Ugo Arioti

venerdì 19 maggio 2017

Kalliope Massafra (TA) - LA POESIA AFRICANA E I SUOI EROI


Martedì 23 Maggio alle ore 20 presso il Palazzo della Cultura a Massafra l'associazione "Il Corifeo Massafra" organizza un incontro a tema sulla Poesia Africana.

Conoscere i tuoi vicini dovrebbe essere il comandamento per tutti.
La poesia africana è il mezzo migliore per capire e fugare le proprie paure!

Vi aspettiamo!

il poeta del mese: Ungaretti

Malgado:«La sua poesia somiglia sì, a quei fiori minuti campestri che in blocco sembrano insignificanti e isolati e guardati da vicino sono belli… Ma, Dio mio, dov’è mai l’umanità di questa poesia? Se stacco da un libro, sia pure di Matilde Serao, alcune battute, e le fermo in una pagina bianca, otterrò lo stesso effetto.

Sono una creatura

Come questa pietra
del San Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata.
Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede
La morte
si sconta
vivendo.

IL SISTEMA MAFIOSO DELLA SICILIA OCCIDENTALE

Ogni giorno un arresto, un sequestro, un omicidio "strano", una macchian bruciata. Questo non è il riassunto della fiction di RAI1  "Maltese il romanzo del commissario", no è il vissuto ancora oggi. 
Il quotidiano del trapanese, meglio dire del "sistema trapanese" è sempre a tinte fosche. Non è un caso se la primula rossa di Castelvetrano è indicato dagli inquirenti come capo di "Cosa nostra Hom". Mezzo secolo di mafia ha costruito una rete pseudoculturale mafiosa in una provincia tra quelle con il quoziente di imbarbarimento e di descolarizzazione più alto d'Europa. 
Qui le logge massoniche segrete e lo Stato (uomini di Potere) si consociano con il sistema criminale e fanno sponda, uniti nel nome degli affari, rubando l'avvenire ad una popolazione ridotta a chiedere l'elemosina a questo o a quel capo bastone. 
Il salto di qualità, è cosa nota, si è avuto con l'affare "droga". Quando i chimici avevano copertura  in questa provincia, la cui economia reale si basava esclusivamente sull'agricoltura e sulla pesca, si svilupparono tanti opifici della droga e, di conseguenza, tanti partner del riciclo del denaro sporco che hanno creato lavoro e attività, senza alcun controllo pubblico. Una serie infinita di Opere pubbliche mai finite e catene turistiche, appartamenti e aeroporti. Abusivismo è un termine che non basta a contemplare i casi di sviluppo marcio a cui la provincia è andata incontro negli ultimi 50 anni.
Denunciare il sistema è pericoloso, come è capitato ad un attivista del MOVIMENTO CINQUE STELLE di Trapani che si è trovata l'auto bruciata. Certamente, il sistema, che ha tentacoli in tutti gli apparati dello Stato e della Regine, fino a Palermo, dove il Presidente tiene accanto a se una ladra acclarata e tace difronte alla richiesta dei PM di arresto; (rappresenta Crocetta, l'antimafia che tutti i mafiosi gradiscono: quella parolaia e inetta). Trapani dove il Senatore D'Alì, viene messo sotto vigilanza e il Sindaco arrestato insieme a "imprenditori" e funzionari della burocrazia comunale. 
In questa terra di frontiere tra il malaffare e la bellezza del mare, l'azione dei Giudici e degli inquirenti veri è difficile e sdrucciolevole. E, magari, la "piccola gente", i cui valori sono solo quelli della sopravvivenza costi quel che costi, ti dice che "prima si stava meglio". Questo la dice lunga sul fatto che l'ignoranza crea sottocultura e in questo humus allingna la sovrastruttura mafiosa del "sono tutti uguali" e "perchè devo dare soldi alla Stato che se li fotte". Meditate gente, meditate!
UA

giovedì 18 maggio 2017

I pm chiedono il soggiorno obbligato per D'Alì, bufera sulla campagna elettorale di Trapani

I pm chiedono il soggiorno obbligato per D'Alì, bufera sulla campagna elettorale di Trapani


Al senatore di Forza Italia, in corsa per fare il sindaco, notificato un atto della Dia che sostiene la sua "pericolosità sociale": sarà discusso in udienza a luglio. Missione a Roma per incontrare Berlusconi e decidere se confermare la candidatura
La direzione distrettuale antimafia di Palermo chiede il soggiorno obbligato per il senatore di Forza Italia Tonino D'Alì. Il provvedimento, notificato ai difensori Gino Bosco, Stefano Pellegrino e Arianna Rallo, sarà discusso nel corso di un'udienza davanti al tribunale che si terrà a luglio. L'atto è stato consegnato ieri pomeriggio, qualche ora dopo la chiusura delle liste per le elezioni di Trapani: il senatore è candidato sindaco. Ma ora la sua permanenza nella campagna elettorale è a rischio: D'Alì stamattina è volato a Roma per confontrarsi con il commissario regionale di Fi Gianfranco Micciché e con i vertici del partito. Probabilmente vedrà anche Silvio Berlusconi.

D'Alì, nel settembre scorso, era stato assolto in appello dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa per la contestazione di fatti avvenuti dopo il 1994. Per gli anni precedenti, invece, i reati riconosciuti sono caduti in prescrizione. Come avvenuto già in altre circostanze, la Procura ha scelto di avvalersi degli indizi carico dell'imputato per sostenere la sua pericolosità sociale, chiedendo il soggiorno obbligato a Trapani. Una bufera che si scatena a 25 giorni dalle elezioni.

domenica 14 maggio 2017

Effetto Brexit sulle università del Regno Unito

Effetto Brexit anche per gli atenei, l'università di Manchester taglia oltre 170 posti

 

Dopo l'addio delle banche anche il mondo accademico si prepara a fare le valigie. La più antica università del Paese lascia a casa 140 docenti e altri 30 lavoratori, giustificandosi con l'addio britannico alla Ue
LONDRA – La più grande università d’Inghilterra taglia il numero di docenti, dando la colpa alla Brexit. E’ il primo annuncio di questo tipo in campo accademico, ma non rappresenta una sorpresa: da mesi le più importanti università inglesi affermano che l’uscita dall’Unione Europea provocherà un calo del numero di studenti provenienti dal continente e un conseguente ribasso delle loro entrate. A dare il via a un’operazione risparmio è la University of Manchester, che con 40 mila studenti e uno staff di 12 mila dipendenti, tra cui più di 7 mila insegnanti e ricercatori, è la più grande università nazionale.

La decisione di tagliare 171 posti di lavoro, tra cui 140 fra i docenti, è stata giustificata in un comunicato con le incertezze provocate dalla Brexit oltre a riduzioni dei finanziamenti pubblici. Classificata come la quinta migliore università del Regno Unito e la 35esima migliore del mondo nelle graduatorie internazionale, l’università di Manchester vanta tre premi Nobel nel suo corpo accademico e alcuni dei corsi più prestigiosi di tutto il Paese. I tagli, equivalenti a circa il 10 per cento del personale, colpiranno in particolare le facoltà di arte, lingue, biologia, medicina e business. “Vogliamo rimanere una delle più importanti istituzioni universitarie globali, ma perché ciò sia possibile dobbiamo assicurarci la nostra sostenibilità economica nel lungo periodo”, afferma un portavoce.

Non tutti gli osservatori però concordano che la Brexit sia una causa diretta della riduzione dei posti. “Non vediamo ragioni economiche per una decisione di questo tipo”, commenta Sally Hunt, direttrice di University College Union, il sindacato degli insegnanti universitari. “L’università di Manchester ha un bilancio in ottime condizioni”. Secondo i dati pubblici, l’università ha chiuso il 2016 con un attivo di 59 milioni di sterline, dopo avere chiuso in perdita di 19 milioni l’anno precedente. Ha riserve di 1 miliardo e mezzo di sterline, di cui oltre 400 milioni in contanti. Ma i suoi responsabili sostengono che il declino dei finanziamenti statali e l’incertezza generata dalla Brexit costringono a ridurre le spese per non trovarsi in problemi maggiori nei prossimi anni. Come che sia, è un altro segno di contrazione dell’economia britannica. Dopo la fuga delle banche dalla City, si profila il ridimensionamento delle università, altro punto di forza, come il settore finanziario, della Gran Bretagna.

giovedì 11 maggio 2017

Quando i "mille" sbarcarono a Marsala

Leggendo le righe scritte sulla mia bacheca dagli amici, ne ho trovata una che merita, a mio avviso di essere amplificata, perchè quello di cui viene eviscerato il cattivo seme è, ancora, vivo e disgraziatamente straziante nell'Italia di oggi. 
U.A.

Quando i "mille" sbarcarono a Marsala coltivavano il sogno di un'Italia indipendente, libera, giusta e solidale. Quel sogno, tuttavia, fu macchiato di sangue a Bronte.
Oggi l'Italia è un paese profondamente ingiusto, diviso da egoismi ed interessi particolari. L'Italia di oggi è un paese che ha ceduto la sua sovranità alle grandi potenze finanziarie ed economiche mondiali, imponendo sacrifici ai più poveri, svendendo il futuro dei giovani.
Nessuno rimanga fermo ad aspettare.
L'attesa è passiva, perché vive il tempo come se qualcuno o qualcosa debba venire verso di noi a liberarci. Bisogna recuperare la speranza. Pablo Neruda affermava che "la speranza ha due bellissime figlie: lo sdegno e il coraggio...
Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle."
La speranza è attiva perché ci spinge verso il tempo, verso la dimensione della concreta ed effettiva realizzazione dei nostri sogni e delle nostre aspirazioni.

Meditate gente, meditate!

mercoledì 10 maggio 2017

Barzaebra del 10 maggio

Barzaebra



Due ebrei inviati ad uccidere Hitler, nascosti in un vicolo dovevano ucciderlo alle dodici e mezzo. Erano lì con fucili, bombe, coltelli. Dodici e mezzo: niente Hitler. Dodici e quarantacinque: niente Hitler. L'una: niente Hitler. Alla fine uno si gira verso l'altro e fa: «Speriamo non gli sia capitato niente».

Tom Dobbs

martedì 9 maggio 2017

La Francia e le presidenziali

La Francia e le presidenziali: Emmanuel Macron eletto al ballottaggio, battuta Marine Le Pen. Battuti al primo turno i due partiti storici, i gollisti che candidavano Fillon travolto dagli scandali e i socialisti, ai minimi storici.
Ma chi è Emmanuel Macron, funzionario di banche multinazionali e sostenitore dell'euro e dell'asse Parigi - Berlino? Questo si vedrà, già a partire da lunedì prossimo, quando dovrà mettere mano a una squadra di governo che transiti la Francia verso le elezioni amministrative. Quello è il primo traguardo di Macron, mettere le destre estreme fuori gioco e ricostruire il vecchio sistema, massonico, "socialdemocraico" e liberista. Come sarà l'Europa con un Presidente francese globalista e legato al sistema? Tutto da capire! Il grado di movimento che avrà Macron, dipenderà,  dai movimenti sociali e dai sindacati con la sinistra oltre i socialisti (che pure ha avuto una buona affermazione alle primarie, sfiorando il 20 per cento) da un lato e dallo scacchiere internazionale, agitato dai Padroni del Mondo con il terrorismo e le grandi migrazioni. La Francia, seppur, con una posizione migliore per il debito pubblico dell'Italia, si barcamena pure dentro la crisi del lavoro e la sua economia non è certo pari a quella della locomotiva tedesca. In definitiva, per ora, possiamo dire che i francesi, quelli che hanno scelto di votare, sono andati alle urne per scegliere il meno peggio e ora?,... non resta che vedere fin dove si spingerà, questo nuovo Presidente.

Noi palermitani, filosofi e fatalisti per nascita, amiamo dire che al peggio non c'è mai fine. Chi vivrà, vedrà!
Ugo Arioti

lunedì 1 maggio 2017

Editoriale del primo maggio

Lo scoppio di una bomba durante una manifestazione operaia indetta il 4 maggio 1886, a Chigago (Haymarket Square), per chiedere che la giornata lavorativa venisse ridotta a otto ore, causò la morte di sette poliziotti e almeno quattro civili. Dell'azione dinamitarda furono incolpati gli anarchici. Tre dei quali furono condannati a morte. Edgar Lee Masters ne discute in una poesia di Spoon River, che va alla radice storica del primo maggio. Questa poesia, nella traduzione di Fernanda Pivano (qui utilizzo quella di Luigi Ballerini), è incisa sulla lapide di Giuseppe Pinelli, anarchico.
l'anarchico che volava....
Buon primo maggio a tutti.

La tipografia del "Clarion", a Spoon River, è stata
devastata: io esposto al pubblico ludibrio
per aver pubblicato quanto segue il giorno che a Chicago hanno impiccato gli anarchici:

"Ho visto una donna bellissima con gli occhi bendati
sui gradini di un tempio di marmo,
una folla enorme le passava davanti
e ognuno, sollevando il volto, le rivolgeva uno sguardo
implorante. Nella sinistra stringeva una spada.
E con quella menava fendenti, che colpivano ora un bimbo,
ora un operaio, ora una donna in fuga,
ora un matto. Nella destra
reggeva una bilancia; chi riusciva
a evitare i colpi della spada
gettava monete d'oro sulla bilancia.
Un tale con una toga nera ha letto da un foglio
scritto a mano: "Non gliene importa nulla di nessuno".
Poi un giovanotto con un berretto rosso in testa
è balzato al suo fianco e le ha strappato la benda.
Allora si è visto che il viscidume delle palpebre
le aveva corroso le ciglia; e le pupille
gliele aveva ustionate un muco lattiginoso;
su quel volto era scritta
la follia di un'anima che muore –
e fu chiaro a tutti perché avesse gli occhi bendati".


"Carl Hamblin", "Antologia di Spoon River", Edgar Lee Master

E, ancora, perché non sia solo una commemorazione, ma anche un monito, voglio concludere con le parole di Fabrizio De Andrè: canzone del maggio

Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha risparmiato
le vostre Millecento
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti.

E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
provate pure a credevi assolti
siete lo stesso coinvolti.

Anche se avete chiuso
le vostre porte sul nostro muso
la notte che le pantere
ci mordevano il sedere
lasciamoci in buonafede
massacrare sui marciapiedi
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c'eravate.

E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
senza le barricate
senza feriti, senza granate,
se avete preso per buone
le "verità" della televisione
anche se allora vi siete assolti
siete lo stesso coinvolti.

E se credete ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.