giovedì 14 maggio 2015

In mostra a Villa d'Este l'arte dello spettacolo di Franco Zeffirelli


Dal 14 maggio al 18 ottobre

In mostra a Villa d'Este l'arte dello spettacolo di Franco Zeffirelli

 


Ludovica Sanfelice

14/05/2015

Roma - Villa d’Este a Tivoli è l’ideale cornice della mostra “Zeffirelli, arte dello spettacolo”, che fino al 18 ottobre presenterà opere selezionate con cura dal magnifico archivio dallo stesso regista e scenografo che, malgrado l’età avanzata (92 anni), ha voluto curare personalmente ogni dettaglio dell’esposizione offrendo descrizioni, dettagli e chiavi di lettura per ogni pezzo scelto.

Settanta bozzetti aiuteranno a ripercorrere la carriera del maestro dal 1949, quando debuttò come scenografo con “Un tram che si chiama desiderio” di Tennessee Williams, fino al Don Giovanni di Mozart messo in scena nel 2012, descrivendone i tanti talenti tra cui spicca una fine abilità manuale, grafica e pittorica, combinata alla cultura e al già celebratissimo gusto.

Accanto ai disegni, saranno esposti gioielli e costumi di scena originali e persino la riproduzione della scenografia dei Pagliacci per la quale Zeffirelli realizzò per la prima volta nel 1959, al Covent Garden di Londra, costumi e scenografie.

Il ricco percorso anticipa l'esposizione permanente la cui inaugurazione negli spazi dell’Ex Tribunale di Firenze avrà luogo il prossimo dicembre.

 

martedì 12 maggio 2015

"Con la scusa del terrorismo ci tolgono i diritti"


"Con la scusa del terrorismo ci tolgono i diritti"
Stefano Rodotà denuncia la deriva europea

Francia e Spagna hanno appena approvato due leggi che limitano la libertà di espressione e autorizzano la vigilanza di massa, mentre il caso Nsa continua a scatenare polemiche. Parla il giurista e già garante della privacy. Che punta il dito contro la politica

di Antonio Rossano

 
E’ dal giugno del 2013, quando Il The Washington Post ed il The Guardian pubblicarono le rivelazioni di Edward Snowden sulle attività di intercettazione e sorveglianza a tappeto messe in atto dalla Nsa, che il termine "sorveglianza di massa" è entrato nella discussione pubblica e nella consapevolezza collettiva.

Se da un lato è proprio di questi ultimi giorni la notizia che una Corte Federale di New York ha dichiarato "illegali" queste attività di sorveglianza, dall’altro, proprio in Europa, dopo gli attentati terroristici di Parigi, i governi di Francia e Spagna, sostenuti dai rispettivi parlamenti, hanno avviato un’attività di legiferazione mirata a censurare la libertà di espressione e ad attivare meccanismi giuridici e tecnologici volti a controllare massivamente i cittadini e le loro comunicazioni.

Con grave pericolo per la democrazia di quei paesi. Ma anche con il timore che quella che sta diventando una vera e propria deriva autoritaria, possa espandersi ad altri paesi del vecchio continente o comunque minarne l’integrità e la fragile unità istituzionale.

Per Stefano Rodotà è un momento di importante verifica della tenuta delle istituzioni ed ordinamenti europei da cui potrebbe nascere, sul piano della democrazia, un’Europa a due velocità.

Professor Rodotà, in Francia e Spagna la democrazia e la libertà di espressione sembrano a rischio. Cosa sta accadendo nel cuore dell’Europa?
Sta accadendo, e non è la prima volta, che utilizzando come argomento, o meglio, come pretesto, fatti riguardanti il terrorismo o la criminalità organizzata si dice "l'unico modo per tutelare la sicurezza è quello di diminuire le garanzie e di aumentare le possibilità di controllo che le tecnologie rendono sempre più possibile".
E questo è sempre avvenuto, è avvenuto in particolare dopo l’11 settembre, vicenda che ho vissuto in prima persona perché all’epoca presiedevo i garanti europei e ho avuto una serie di contatti continui con gli Stati Uniti che chiedevano un’infinità di informazioni da parte dell’Europa, cui abbiamo in parte resistito.
Questa volta si tratta di una spinta molto interna. Però mi consenta di fare una notazione perché in questi anni si è parlato infinite volte di "morte della privacy": questa è una vecchia storia, perché già negli anni ’90 l’amministratore delegato di Sun Microsistems Scott McNealy 
diceva , riferendosi alla potenza della tecnologia: "Voi avete zero privacy, rassegnatevi". La verità è che il rischio non viene dalla tecnologia, viene dalla politica, dalla pretesa di una politica autoritaria di usare tutte le occasioni per poter aumentare il controllo sui cittadini. Controllo di massa, non controllo mirato. Politica in senso lato. Perché sono i governi, le agenzie governative di sicurezza che in questo modo cercano di impadronirsi della maggior quantità di potere possibile.

C’è un "pericolo democrazia"?
Questo momento rappresenta un passaggio istituzionale importante, vi è una prepotenza governativa, rispetto alla quale i parlamenti non se la sentono di resistere: tanto in Spagna quanto in Francia, in sostanza c’è una accettazione sia della maggioranza che dell’opposizione. In Francia addirittura l’
iniziativa è di un governo socialista, anche se sappiamo chi è Manuel Valls e perché è stato scelto. Tutto questo sta spostando l’attenzione e le garanzie nella direzione degli organismi di controllo giurisdizionali, cioè gli organismi che vegliano sulla legittimità di queste leggi dal punto di vista del rispetto delle garanzie costituzionali. Che sono le Corti Costituzionali in Europa e negli Stati Uniti le Corti Federali.
Non vorrei che si dicesse "Eh cari miei voi la privacy l’avete già perduta perché la tecnologia in ogni momento vi segue e vi controlla", perché la verità è che l’attentato ai diritti fondamentali legati alle informazioni viene dalla politica e questo è il punto. Non è la tecnologia.

La motivazione che viene proposta dai governi è sempre di voler individuare i criminali, non spiare i cittadini e con la tecnologia è possibile farlo …
Non tutto ciò che è tecnologicamente possibile è politicamente ammissibile e giuridicamente accettabile. C’è un momento in cui la politica si deve assumere le sue responsabilità e non può dire "ma la tecnologia già rende disponibile tutto questo".
La legge spagnola e la legge francese mettono radicalmente in discussione la libertà di manifestazione del pensiero. Finora commettere un reato nell’accesso ad un sito era previsto solo per la pedopornografia. Adesso in Spagna è previsto "l’indottrinamento passivo": il semplice fatto che io vada su un certo sito può essere reato.
D’altro canto, nella norma francese in discussione si è introdotta la possibilità di mettere in rete strumenti che consentono di seguire continuamente l’attività delle persone. Nella legge francese si usa addirittura l’espressione "boîtes noires" per definire dei congegni che riducono le persone ad oggetti, utilizzando un apparato tecnologico per verificarne minuto per minuto, il comportamento. E qui c’è una trasformazione stessa del senso della persona, della sua autonomia, del suo vivere libero. La Germania ha stabilito che non è possibile farlo, esiste una privacy dell’apparato tecnologico che si utilizza, estendendo l’idea di privacy dalla persona alla strumentazione di cui si serve.
Inoltre, relativamente alla possibilità di entrare all’interno dell’apparato tecnologico dell’utente, che è una delle ipotesi al vaglio del legislatore, la Corte costituzionale tedesca recentemente ed ancor più recentemente la Corte Suprema degli Stati Uniti hanno affermato che non è legittimo.
Se la Francia porta avanti questa discussione e la Germania resta ferma sui principi enunciati dalla sua Corte Costituzionale allora avremo nuovamente un’Europa a due velocità, dove i cittadini francesi perdono velocità, perdendo diritti.

Ma ormai forniamo, consapevolmente o meno, i nostri dati ovunque, in rete. Non è già andata perduta la nostra privacy?
Io so che se uso la carta di credito in quel momento sono localizzato, viene individuato che tipo di transazione viene effettuata e quindi si sa qualcosa sui miei gusti, sulle mie disponibilità finanziarie e così via. Però questo argomento non giustifica il fatto che poi, la conseguenziale raccolta delle informazioni implichi che chiunque se ne possa impadronire impunemente. Anzi il problema di uno stato democratico è quello di rendere compatibile la tecnologia con la democrazia. È questo il punto. Uno stato che dice di voler mantenere il suo carattere democratico non dice "visto che ho una tecnologia disponibile la uso in ogni caso".
Il problema ulteriore è che si sta determinando un’alleanza di fatto tra soggetti che trattano i dati per ragioni economiche e agenzie di sicurezza che li trattano per finalità di controllo. Perché, dopo l’11 settembre in particolare, l’accesso ai dati raccolti dalle grandi società da parte dei servizi di intelligence c’era e c’è stato solo l’accenno a qualche timida reazione, ad esempio, da parte di Google. Sappiamo che in quel momento si sedettero allo stesso tavolo gli "Over the Top" (intendendo con questo termine le grandi multinazionali dell’ICT - ndr) ed i responsabili delle agenzie di sicurezza.


Ma oltre la questione giuridica vi è la necessità di una maggiore consapevolezza degli utenti, che si rendano conto anche di cosa accade, di come sono gestiti i propri dati che capiscano l’uso che ne viene fatto …
Assolutamente d’accordo. C’è un grande problema culturale. È un problema che investe il sistema dell’istruzione ed il sistema dei media. Molte delle sentenze che ho citato, infatti, provengono da richieste di semplici cittadini o di associazioni che hanno portato davanti alle corti questi comportamenti. Quindi non c’è dubbio che oggi il problema, in largo senso, della "consapevolezza civile" è un problema fondamentale.
I cittadini non sanno ad esempio, che possono rivolgersi persino al ministero dell’Interno per sapere se vi sono trattamenti in corso sul proprio conto. Addirittura in Italia, tramite il Garante, il cittadino in alcuni casi può accedere ai dati trattati dai servizi di intelligence che lo riguardano.

lunedì 11 maggio 2015

"L'economia ha fallito, il capitalismo è guerra, la globalizzazione violenza"


Latouche: "L'economia ha fallito, il capitalismo è guerra, la globalizzazione violenza"

Il teorico della decrescita felice interviene al Bergamo Festival: "Il libero scambio è come la libera volpe nel libero pollaio". E poi critica l'Expo: "E' la vittoria delle multinazionali, non certo dei produttori. Serve un passo indietro, siamo ossessionati dall'accumulo e dai numeri"

di GIULIANO BALESTRERI
 

MILANO - "La globalizzazione è mercificazione". Peggio: "Il libero scambio è come la libera volpe nel libero pollaio". E ancora: "L'Expo è la vittoria delle multinazionali, non certo dei produttori". Serge Latouche, francese, classe 1940, è l'economista-filosofo teorico della decrescita felice, dell'abbondanza frugale "che serve a costruire una società solidale". Un'idea maturata anni fa in Laos, "dove non esiste un'economia capitalistica, all'insegna della crescita, eppure la gente vive serena".

Di più: la decrescita felice è una delle strade che portano alla pace. E Latouche ne parlerà il 12 maggio al Bergamo Festival (dall'8 al 24 maggio) dedicato al tema "Fare la pace", anche attraverso l'economia. L'economista francese, in particolare, si concentrerà sulla critica alle dinamiche del capitalismo forzato che allarga la distanza fra chi riesce a mantenere il potere economico e chi ne viene escluso. Ecco perché, secondo Latouche, la decrescita sarebbe garanzia e compensazione di una qualità della vita umana da poter estendere a tutti. Anche per questo "considerare il Pil non ha molto senso: è funzionale solo a logica capitalista, l'ossessione della misura fa parte dell'economicizzazione. Il nostro obiettivo deve essere vivere bene, non meglio".

Abbiamo sempre pensato che la pace passasse per la crescita e che le recessioni non facessero altro che acuire i conflitti. Lei, invece, ribalta l'assioma.
Fa tutto parte del dibattito. Per anni abbiamo pensato proprio che la crescita permettesse di risolvere più o meno tutti i conflitti sociali, anche grazie a stipendi sempre più elevati. E in effetti abbiamo vissuto un trentennio d'oro, tra la fine della Seconda guerra mondiale e l'inizio degli anni Settanta. Un periodo caratterizzato da crescita economica e trasformazioni sociali di un'intensità senza precedenti. Poi è iniziata la fase successiva, quella dell'accumulazione continua, anche senza crescita. Una guerra vera, tutti contro tutti. 

Una guerra?
Sì, un conflitto che ci vede contrapposti gli uni agli altri per accumulare il più possibile, il più rapidamente possibile. E' una guerra contro la natura, perché non ci accorgiamo che in questo modo distruggiamo più rapidamente il pianeta. Stiamo facendo la guerra agli uomini. Anche un bambino capirebbe quello che politici ed economisti fingono di non vedere: una crescita infinita è per definizione assurda in un pianeta finito, ma non lo capiremo finché non lo avremo distrutto. Per fare la pace dobbiamo abbandonarci all'abbondanza frugale, accontentarci. Dobbiamo imparare a ricostruire i rapporti sociali.

Un cambio rotta radicale. Sapersi accontentare, essere felici con quello che si ha non è certo nel dna di una società improntata sulla concorrenza. 
E' evidente che un certo livello di concorrenza porti beneficio a consumatori, ma deve portarlo a consumatori che siano anche cittadini. La concorrenza non deve distruggere il tessuto sociale. Il livello di competitività dovrebbe ricalcare quello delle città italiane del Rinascimento, quando le sfide era sui miglioramenti della vita. Adesso invece siamo schiavi del marketing e della pubblicità che hanno l'obiettivo di creare bisogni che non abbiamo, rendendoci infelici. Invece non capiamo che potremmo vivere serenamente con tutto quello che abbiamo. Basti pensare che il 40% del cibo prodotto va direttamente nella spazzatura: scade senza che nessuno lo comperi. La globalizzazione estremizza la concorrenza, perché superando i confini azzera i limiti imposti dalla stato sociale e diventa distruttiva. Sapersi accontentare è una forma di ricchezza: non si tratta di rinunciare, ma semplicemente di non dare alla moneta più dell'importanza che ha realmente.

I consumatori però possono trarre beneficio dallo concorrenza. 
Benefici effimeri: in cambio di prezzi più bassi, ottengono salari sempre più bassi. Penso al tessuto industriale italiano distrutto dalla concorrenza cinese e poi agli stessi contadini cinesi messi in crisi dall'agricoltura occidentale. Stiamo assistendo a una guerra. Non possiamo illuderci che la concorrenza sia davvero libera e leale, non lo sarà mai: ci sono leggi fiscali e sociali. E per i piccoli non c'è la possibilità di controbilanciare i poteri. Siamo di fronte a una violenza incontrollata. Il
 Ttip, il trattato di libero scambio da Stati Uniti ed Europa, sarebbe solo l'ultima catastrofe: il libero scambio è il protezionismo dei predatori.

Come si fa la pace?
Dobbiamo decolonizzare la nostra mente dall'invenzione dell'economia. Dobbiamo ricordare come siamo stati economicizzati. Abbiamo iniziato noi occidentali, fin dai tempi di Aristotele, creando una religione che distrugge le felicità. Dobbiamo essere noi, adesso, a invertire la rotta. Il progetto economico, capitalista è nato nel Medioevo, ma la sua forza è esplosa con la rivoluzione industriale e la capacità di fare denaro con il denaro. Eppure lo stesso Aristotele aveva capito che così si sarebbe distrutta la società. Ci sono voluti secoli per cancellare la società pre economica, ci vorranno secoli per tornare indietro.

Oggi preferisce definirsi filosofo, ma lei nasce come economista. 
Sì, perché ho perso la fede nell'economia. Ho capito che si tratta di una menzogna, l'ho capito in Laos dove la gente vive felice senza avere una vera economia perché quella serva solo a distruggere l'equilibrio. E' una religione occidentale che ci rende infelici.

Eppure ai vertici della politica gli economisti sono molti. 
E infatti hanno una visione molto corta della realtà. Mario Monti, per esempio, non mi è piaciuto; Enrico Letta, invece, sì: ha una visione più aperta, è pronto alla scambio. Io mi sono allontanato dalla politica politicante, anche perché il progetto della decrescita non è politico, ma sociale. Per avere successo ha bisogno soprattutto di un movimento dal basso come quello neozapatista in Chiapas che poi si è diffuso anche in Ecuador e in Bolivia. Ma ci sono esempi anche in Europa: Syriza in Grecia e Podemos in Spagna si avvicinano alla strada. Insomma vedo molto passi in avanti.

A proposito, Bergamo è vicina a Milano. Potrebbe essere un'occasione per visitare l'Expo.
Non mi interessa. Non è una vera esposizione dei produttori, è una fiera per le multinazionali come Coca Cola. Mi sarebbe piaciuto se l'avesse fatto il mio amico Carlo Petrini. Si poteva fare un evento come Terra Madre: vado sempre a Torino al Salone del Gusto, ma questo no, non mi interessa. E' il trionfo della globalizzazione, non si parla della produzione. E poi non si parla di
alimentazione: noi, per esempio, mangiamo troppa carne. Troppa e di cattiva qualità. Ci facciamo male alla salute. Dovremmo riscoprire la dieta meditterranea. Però, nonostante tutto, sul fronte dell'alimentazione vedo progressi. Basti pensare al successo del movimento Slow Food.

 

 

sabato 9 maggio 2015

PADIGLIONE SICILIA - flop per il padiglione sicilia all'expò - una metafora del Governo siciliano attuale

 
C'è assai poco finora, del futuro trionfalmente evocato da Renzi all'Expo, nel padiglione in cui la Sicilia dovrebbe mettersi in mostra capitanando la squadra mediterranea. Acqua e fango prima, scope e palette dopo, e sullo sfondo banchi semivuoti attorniati da allegre comitive di sindaci, assessori e consulenti in gita istituzionale con chef e pasticcieri. Non c'è nemmeno la connessione web, il che rende il terziario avanzato gastronomico celebrato dai siciliani a Milano una copia pallida e meno ottimista della pseudomodernità offerta negli anni Sessanta dalla Fiera del Mediterraneo con l'orgoglioso debutto di pelapatate automatizzati e crêpes al Grand Marnier. Accanto, s'intende, all'eterno, premoderno e affollatissimo padiglione gastronomico (nutrire Palermo, anzitutto).
Ora della Fiera finita nella polvere si annuncia una resurrezione, sia pure in tono minore, con tre padiglioni aperti alle passeggiate accorate degli ultraquarantenni orfani delle mandorle fragolate. E chissà se è un segno di progresso o di nostalgia: di una città che rincorre i fasti dell'Expo globalizzata o al contrario si chiude nel guscio rassicurante dell'amarcord.
Di sicuro, tra i padiglioni lombardo-siculi e quelli palermitani si disputerà un appassionante slalom parallelo tra passato e futuro, tra rimpianti e progetti, tra memoria e sogno. Quel che c'è da augurarsi è che al traguardo non arrivi la solita Sicilia dei cliché: quella che mangia e fa mangiare.

venerdì 8 maggio 2015

Migranti, la svolta dell'Ue: "Tutti gli Stati membri obbligati ad accoglierli sì all'asilo politico europeo"


Migranti, la svolta dell'Ue: "Tutti gli Stati membri obbligati ad accoglierli sì all'asilo politico europeo"

Ecco la bozza della nuova Agenda della Commissione: via libera all'affondamento dei barconi e aiuti ai paesi di origine

di ALBERTO D'ARGENIO

È UNA RIVOLUZIONE quella in arrivo da Bruxelles sulla politica europea per l'immigrazione: obbligo per tutti paesi ad accogliere chi sbarca sulle coste italiane o degli altri paesi rivieraschi, missioni nei porti libici per sequestrare e distruggere i barconi dei trafficanti di esseri umani, aiuti ai paesi di origine e transito per sgominare le bande criminali che ruotano intorno alla Libia. Questi i punti cardine della nuova Agenda sull'immigrazione che, salvo sorprese, sarà approvata mercoledì dalla Commissione europea. Un ruolo tristemente centrale in questa nuova sensibilità sulle tragedie del Mediterraneo lo ha avutola strage di aprile quando nel Canale di Sicilia sono morti 900 migranti.

Da quel momento la percezione politica è cambiata permettendo alla Commissione di preparare un testo di spessore. L'approvazione sarà un passaggio non facile: I commissari europei non sono tutti ancora convinti. Se passerà l'Agenda dovrà poi essere approvata dal Consiglio (i governi) e dal Parlamento di Strasburgo.  E ieri l'ambasciatore libico all'Onu ha affermato che la Libia non appoggia l'idea di interventi europei nelle sue acque territoriali.

La novità di maggior rilievo è la proposta di creare un sistema di quote obbligatorie di ripartizione tra tutti i paesi europei dei migranti già presenti sul territorio dell'Unione. Per fare un esempio, gli stranieri oggi stipati nei centri d'accoglienza italiani o maltesi, ormai al collasso, saranno sparpagliati tra i Ventotto con un criterio di quote obbligatorio al quale nessun governo potrà sottrarsi.  La Commissione proporrà anche una missione di intercettazione dei barconi degli scafisti anche in acque territoriali libiche, persino dentro ai porti, sequestrarli prima della partenza ed eventualmente affondarli.  Per ottenere l'intervento nei paesi di origine si punta anche ad aiuti economici per contrastare la povertà. Si proporrà poi di aiutare economicamente i paesi di transito - come Sudan, Egitto, Ciad e Niger - per aumentare i controlli alle frontiere in modo da intercettare i camion dove i trafficanti stipano i migranti.

giovedì 7 maggio 2015

storielle d'appendice : Quando Tansichi presentò al circolo culturale "Panormus" il Ch.mo Prof. Panfilo Filibustelli


Callisto Tansichi, inondato dal soffio vorace dei condizionatori a palla e dal tintinnio delle sue idee, sedeva al centro del tavolo con il compito di moderare un importante dibattito tra uomini di Chiesa, teologi, e scienziati laici, cialtroni, sull'argomento del mese al circolo culturale “Panormus” in Piazza Casa Professa, proprio difronte alla scuola dell'Origlione dove il nostro buon segretario esercita il suo dettato professionale pro vitae. Come suo solito, presenta i relatori ad uno ad uno e li fa esporre senza troppi arzigogoli e presentazioni retoriche. Il primo a parlare e il Professor Panfilo Filibustelli, un tipo alto quanto largo e pieno di sapienza, una traboccante conoscenza, manco a dirlo fa parte della schiera dei cialtroni! Sconosciuto alla stragrande maggioranza dei presenti, 43 soci, due amici e quattordici parenti, una sporca sessantina, Filibustelli viene dal Sud del Mondo ed è docente e ricercatore di archeologia e antroposofia dell'Universo! Callisto lo presenta così: <Tra le grandi domande dell'uomo quella, che assume una rilevanza e un importanza strategica, è, da che Mondo è Mondo: da dove veniamo? Alcuni aggiungono, “chi siamo e dove andiamo, ma, senza una risposta al primo quesito, gli altri due enigmi restano al palo, senza possibile svolgimento se non nella mediocre parcellizzazione della regola Velocità = Tempo x Spazio. Questa è la ragione che ci spinge a valutare e studiare il problema del luogo prima del dove e perché. Così, mi trovo questa sera qui per presentare il Chiarissimo professor Panfilo Filibustelli Stercoraro del College di Forest Hookers, in Burghina Faso, che da oltre un ventennio studia l'annoso enigma delle nostre origini. Professore, non vorrei dilungarmi, ce ne sarebbe ben donde, sul suo curriculum, e non voglio togliere spazio alla sua dissertazione sull'argomento. Quindi, le passo la patata bollente del mistero delle nostre origini. A lei il microfono!>

mercoledì 6 maggio 2015


NOTIZIE DALLA RESISTENZA : GRECIA

Atene sfida la Troika: "Ok alla riassunzione di 3.900 dipendenti statali"
 

Il Parlamento dà via libera alla legge per riprendere nel servizio pubblico le persone licenziate "illegalmente" secondo l'esecutivo Syriza. Il Governo a caccia delle coperture per coprire gli extra costi

di ETTORE LIVINI



 
Atene sfida la Troika e riassume 3.900 dipendenti pubblici licenziati "illegalmente" secondo il governo di Alexis Tsipras. Il Parlamento greco ha dato via libera alla legge che consente di riportare nei ranghi del servizio statale parte degli impiegati statali messi fuori dagli organici dall'austerità imposta da Bce, ue e Fmi. Il provvedimento riguarda anche le responsabili delle pulizie al ministero dell'economia della capitale, protagoniste di una grande battaglia che dura da mesi per difendere il loro posto di lavoro. La norma ha anche cancellato le nuove regole che imponevano una valutazione qualitativa dei dipendenti pubblici per decidere premie e promozioni. Per non alzare troppo il livello di tensione con i creditori, l'esecutivo ha annunciato in contemporanea le misure per coprire le nuove spese, stimate in 33 milioni di euro circa l'anno. Verranno tagliate alcune auto blu dei ministeri e si provvederà ad affidare la difesa di diversi edifici pubblici alla polizia invece che a guardie giurate private. Non si tratta del primo schiaffo della Grecia ai creditori su questo fronte. Nelle scorse settimane è arrivato il via libera per la riapertura dell'ìex televisione pubblica Ert, chiusa da Antonis Samaras su richiesta della Troika per essere sostituita da una versione light, la "Nerit", con oltre mille dipendenti in meno. Anche in questo caso i giornaisti e i tecnici messi alla porta nel 2014 verranno reintegrati a pieno titolo in organico.

L'Eurogruppo di lunedì prossimo, intanto, come ampiamente previsto, non porterà ad alcun accordo tra la Grecia e i creditori. "E' impossibile", ha ribadito oggi il presidente Jeoren Dijsselbloem. Probabilmente verrà redatto un comunicato che prende atto dei piccoli progressi fatti tra le parti in queste settimane. Quanto basta, sperano ad Atene, per convincere la Bce a dare più margine di manovra alle banche consentendo di pagare i 760 milioni che vanno restituiti al Fondo Monetario già marted' prossimo. "Dobbiamo continuare ad aiutare il paese, ma gli accordi devono avere un senso", ha detto scettico il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble. Il governo ellenico è riuscito comunque oggi a pagare 200 milioni di interessi al fondo anche grazie alla liquidità confiscata agli enti locali. Commissione Ue, Bce e Fmi hanno provato a stemperare le tensioni con un comunicato che sottolinea l'obiettivo condiviso di "aiutare la Grecia ad arrivare alla stabilità finanziaria e alla crescita". Anche Tsipras e il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, hanno provato a guardare al futuro con un minimo di ottimismo: "Abbiamo preso atto dei progressi nei negoziati e convenuto che si devono fare passi avanti per creare un sistema pensionistico equo e un un mercato del lavoro competitivo in linea con le migliori pratiche Ue". Se queste parole nascondono un dietrofront di Tsipras sulle sue linee rosse di Syriza (difficile), lo si capirà nei prossimi giorni.
 
 
(da Repubblica.it)

lunedì 4 maggio 2015

CENTRO CULTURALE KALLIOPE MASSAFRA - Maggio 2015

Martedì 5 maggio alle ore 18 presso il Palazzo della Cultura di Massafra verrà presentato dall’artista e operatore culturale prof. Francesco Silvestri il libro Personale Eden, poesie di Angela Greco con prefazione di Rita Pacilio, poetessa e performer, che curerà un suo intervento durante la serata.
 
 
Differenti sezioni accomunate da una presenza maschile, che man mano muta e si allontana fisicamente per rimanere, però, per sempre nei versi con la sua voce e il suo agire.
I testi sono un susseguirsi di immagini, che delineano un dialogo d'amore e di eros, dove quest'ultimo è sublimato nell'aspetto terreno del paradiso, l'Eden appunto, luogo in cui sono ancora contemplati il peccato e l'uomo in tutta la sua natura carnale. 
 
 
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Giovedì 7 Maggio alle ore 18 presso la libreria Ubik (via F. di Palma, 60) a Taranto l'associazione Il Corifeo e il CSV, in collaborazione con Cittadinanza Attiva e il Club Campeggiatori Nino D'Onghia, presentano IL VOLO DI ICARO,  nuova opera di Francesco Silvestri.
 
 
 

Black Blok e Sistema vanno a spasso insieme - appunti di viaggio Roberto Saviano

E adesso? Chi pagherà le auto bruciate? Chi le vetrine sfondate? Lo Stato dovrebbe rispondere subito a tutto questo e non in tempi infiniti riuscendo soprattutto ad ottenere risarcimenti arrestando i responsabili. Bisognerebbe aggiungere che l'unica vittoria dei nuovi squadristi è stata quella di oscurare le legittime critiche della manifestazione contro l'Expo: il regalo più grande che potevano fare agli organizzatori. In un attimo hanno messo sotto silenzio tutti i temi che con difficoltà nei giorni scorsi erano stati posti al centro dell'attenzione pubblica. Hanno ridotto tutto a uno scontro di vetrine rotte e immondizia. Sento già partire il coro dei cospirazionisti: le violenze le hanno organizzate gli stessi poliziotti - per questo i manifestanti non sono stati caricati! L'ingenuità di queste interpretazioni è smontata dalle dinamiche che raccontano purtroppo ben altro: la totale incapacità di infiltrazione delle forze di polizia e anzi l'inadeguatezza dei servizi segreti italiani in questa vicenda. La rabbia, il dolore, il disagio sono ben altro. E a rappresentarli non saranno certo questi gruppetti all'assalto di vetrine incustodite.

domenica 3 maggio 2015

EXPO' - EURO - Editoriale di maggio 2015

Expò, la prima parola d'ordine del sistema capitalistico. Mostrare i muscoli tecnologici e mettere in evidenza la forza e la capacità realizzativa e progettuale di una Nazione del "Mondo civile".
 
Dalla fine del 1800 ad oggi le esposizioni "universali" hanno tracciato il disegno del Mondo capitalistico, vetrina e spettacolo insieme, per mettere in evidenza la forza della produzione industriale e stabilire i rapporti tra chi produce e chi compra.
Ancora oggi EXPO' è sinonimo di prova muscolare del sistema; si da, a questa Fiera, un tema per fare scena e per giustificare un immenso sfogo degli architetti e degli ingegneri delle multinazionali. Il tema di quest'anno, dell'esposizione, della Casta politica italiana, dei veleni, della corruzione e delle mafie, in Italia a Milano, è quello dell'alimentazione. Meritorio, certamente, se non fosse per l'ipocrita narrazione di un Mondo che, invece, è sottoposto alla devastazione proprio da chi lancia gli slogan contro lo spreco del cibo e per un alimentazione per tutti. Il Mondo che costruisce i padiglioni è lo stesso che vende le arance, rubate letteralmente ai contadini brasiliani, agli italiani e quello che specula sui prezzi delle derrate alimentari o che manda al macero intere produzioni agricole per mantenere alti i prezzi, lo slogan dovrebbe essere allora distruggi i piccoli per far mangiare le multinazionali capitalistiche che non hanno nessun interesse a creare un Mondo di equità e di giustizia sociale. La cosa buffa è che si chiedono perché ci sono gli antagonisti, quelli contrari a questo immenso spreco. Forse qualcuno pensa che sarebbe  meglio far mangiare la gente che non arriva più a sopravvivere, portare l'acqua dove non c'è, costruire ospedali nel terzo Mondo, insegnare a rispettare la natura, piuttosto che prelevare dalle tasche aride dei cittadini italiani immense risorse per creare una grande vetrina delle vanità capace, solo, di far arricchire chi ricco è già. Parlano i politici della Casta, i più pagati al Mondo, quelli senza dignità, di ORGOGLIO NAZIONALE, non di CORRUZIONE, MAFIA e POTERI OCCULTI che hanno lucrato sui soldi rubati dalle tasche dei contribuenti e che, al di là delle ipocrite parole di Renzi sulla corruzione, buona solo per cambiare il conduttore e mettere un amico più intimo alla guida, continuano a rubare e a corrompere impunemente.
 
Dall'EXPO' all'EURO, la parola d'ordine del sistema che falsifica pure le Democrazie (una Nazione in cui vota meno della metà degli aventi diritto non è DEMOCRATICA è OLIGARCHICA ed è retta da una CASTA POLITICA che è anni luce lontana dai bisogni della Gente), è sempre la stessa MOSTRARE I MUSCOLI e SPECULARE. Ormai Economia reale è una favola che si racconta ai bambini per addormentarli, non esiste più, oggi c'è una ECONOMIA VIRTUALE RETTA DALLE BANCHE che specula sulla vita della Gente e sulle speranze di un Mondo migliore (Vetrine Universali - EXPO'). L'euro è servito a rendere ancora più poveri gli stati satelliti del Mondo Anglo-Americano Ebreo che detengono il dominio seminando terrore e facendo germogliare fame, carestia e bande di assassini in tutti i Continenti.
 
L'euro è servito per rendere schiava l'Europa, ma soprattutto le Nazioni dove c'era un forte movimento sociale. Qualcuno questo lo ha capito e sta cercando di organizzare la RESISTENZA, ma dall'EXPO' all'EURO torna a sentirsi il tintinnio delle catene che da sempre i Poteri forti hanno utilizzato per gestire a loro solo vantaggio le risorse del Pianeta:DIVIDE ET IMPERA.
 
Ugo Arioti