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mercoledì 18 marzo 2015

I NAZISTI VINCONO LE ELEZIONI ISRAELIANE CON NETANYAHU

In Israele i nazisti hanno vinto le elezioni, in un paese che è stato voluto dai poteri forti che sono usciti vincitori dalla seconda guerra mondiale. Un popolo di invasori che ruba le terre e distrugge ogni giorno il dialogo tra i popoli mediterranei, oggi, con un elezione farsa, in cui i brogli sono e saranno scoperti a suo tempo, con una affluenza alle urne che la dice lunga su quanti hanno paura del futuro e della possibilità che questa nazione resti nel medio oriente a fare da semaforo ai razzi e alle minacce senza dare un avvenire ai popoli che abitano, tutti, questa importante area. Oggi il Rais Netanyahu chiama a raduno la feccia della destra, i peggiori delinquenti politici e assassini (nelle fila di questi si annidano i mandanti e gli assassini dei leader "illuminati" - uccisi dalla barbarie che è sempre stata nelle viscere di Israele), Rabin, Harafat e chi ha cercato di creare un rapporto diverso con gli altri popoli palestinesi. Israele non è Palestina e non è il Popolo di Dio, no, è il Popolo che ha rifiutato Gesù, figlio di Dio e che è perseguitato dal suo stesso peccato originale di superbia. Il NAZISMO ora ha un nome: Netanyahu. Questo è un grave pericolo per l'umanità, rischia di trascinarci verso la terza guerra mondiale e di far finire il Pianeta che dopo potrebbe essere un Pianeta morto. Chi fermerà il nazismo israeliano? Gli USA? No, sono troppo compromessi e l'impero americano sta tirando le cuoia. Quello che sappiamo, purtroppo, è che con questa DESTRA NAZISTA in Medio Oriente e l'Isis alle porte non ci possiamo attendere una prospettiva di PACE.
Meditate Gente, meditate!
Ugo Arioti

mercoledì 28 gennaio 2015

Grazie uomini e donne curde





Migliaia di curdi sono scesi in piazza a Diyarbakir, una delle città più importanti del Kurdistan turco, e in altre città della Turchia, per festeggiare la presa della città siriana di Kobane da parte delle milizie curde impegnate contro i jihadisti del gruppo Stato islamico.

Molti curdi turchi del gruppo armato indipendentista Pkk hanno partecipato alla battaglia di Kobane accanto alle milizie curde siriane e ai peshmerga venuti dall’Iraq.

Il 27 gennaio le milizie curde hanno riconquistato le ultime postazioni in mano ai jihadisti della città, diventata il simbolo della resistenza contro lo Stato islamico.

Speriamo che questa vittoria sia la prima di una lunghissima serie che porti alla distruzione dello Stato dell’anti Dio e del terrore creato dai governi occidentali e contro il quale hanno vinto senza soldi ne armi ne addestramento se non quello della disperazione e della lotta per la sopravvivenza uomini e donne curde. A questi uomini e a queste donne va tutta la riconoscenza di chi crede nei valori profondi della fratellanza, della libertà e dell’uguaglianza dei Popoli del Mondo. Globalizziamo la PACE e non le ARMI.

Ugo Arioti


Kobane. I curdi hanno sconfitto i sanguinari tagliagole dello stato islamico. La città è finalmente libera. A questo ragazzino, e a tutti i curdi: la vita vi sorrida. Sarà la mia copertina, per un mese. Nei miei pensieri, sempre.
David Sassoli

Le donne a Kobane
non vanno dal parrucchiere
hanno polvere di luna

sui capelli legati.

Le donne di Kobane
hanno spalle più grandi
e caricatori sempre pronti
quando la notte si fa buia.

Amano i loro figli
ma danno anche la vita
per liberarsi dagli assassini
del branco dei bastardi.

Le donne di Kobane
non se le fila più nessuno
hanno spento le telecamere
il sangue non è petrolio.

Ma sotto un vento caldo
con il viso riparato
un filo di trucco
e un mortaio per compagno
si muore a Kobane
ed è una musica senza note.

Giuseppe Diodati

martedì 20 maggio 2014

"Italiani, aiutateci, non siamo criminali" l'urlo dei bimbi in fuga dalla Siria



Come si può guardare negli occhi un bambino e dirgli noi non ti vogliamo? Come si può negare la vita assistendo ogni giorno ai mille e mille naufragi tragici che fanno del Canale di Sicilia e del Mediterraneo uno dei più grandi cimiteri di guerra del Mondo?
Questi bambini hanno scritto e portato dall'orrore di una guerra dimenticata, quella della Siria, un messaggio al quale non si può chiudere il cuore e girare le spalle.
Ugo Arioti e Daniela La Brocca


"Italiani, aiutateci, non siamo criminali" l'urlo dei bimbi in fuga dalla Siria

La fotografia.  Sono scappati dal loro Paese in guerra insieme ai genitori. Sognavano di raggiungere la pace, in Europa. Ma arrivati in Egitto, dopo un primo tentativo di imbarcarsi verso l'Italia sono stati arrestati e tenuti in prigione per settimane. Così, hanno affidato a queste foto il loro messaggio disperato

di ALESSANDRA ZINITI (ha collaborato ALESSANDRO PUGLIA)
PALERMO - We are not criminals". Non siamo criminali. "We urgently need humanitarian corridors". Abbiamo bisogno di corridoi umanitari. Poi una firma, una data, 21 aprile 2014, e gli occhioni smarriti di una bimba di pochi mesi che sembra reggere con le sue manine un foglio a quadretti al quale 144 siriani in fuga dal loro Paese hanno affidato un disperato grido d'aiuto. A scrivere quelle sei righe rivolte all'Europa, è stato il papà della bimba, Nazir.
Nel commissariato di Al Rashid, ad Alessandria, Nazir e i suoi amici hanno deciso di affidare alle immagini strazianti dei loro figli prigionieri con loro la richiesta di aiuto all'Occidente scattando le foto che sono arrivate fino a Repubblica.


(la lettera potete leggerla sul giornale: Repubblica)





martedì 18 febbraio 2014

L'Ucraina nella bufera della guerra civile (come la Siria)


La guerra per la conquista del mito “Europa”



L’Ucraina precipita di nuovo nello scontro totale tra le fazioni della protesta antigovernativa e la polizia. A Kiev, dopo alcuni giorni di tregua, è stato un martedì di vera e propria guerriglia. Con il più tragico bilancio finora registrato dall’inizio della protesta: le vittime, a sera, sono almeno 20. Si stringe la morsa del Cremlino intorno alla Nazione satellite. Il blocco sovietico non ammette la secessione della nazione ucraina. Intanto, le Nazioni Unite stanno a guardare e la Germania getta tizzoni accesi per rinfocolare la rivendicazione del popolo ucraino verso un domani “migliore” in Europa. Non è il momento di chiedersi se sia giusto o sbagliato, vista la decadenza delle democrazie del vecchio continente, ma è giusto e legittimo che una Nazione scelga autonomamente il suo avvenire, salvo poi a trovarsi “dalla padella nella brace ( vedi Grecia). Intanto solidarizziamo con il popolo ucraino che è costretto da un Presidente con poteri da dittatore a vivere e subire la crisi economica pagando tassa alla Russia di Putin che, come nelle migliori dittature che l’Europa ha conosciuto, emette Leggi razziali e limita la libertà dei suoi stessi cittadini. Tante le contraddizioni e tante le domande, ma ora è il momento della solidarietà con chi soffre e con chi va a morire per dare ai propri figli una speranza. Vorremmo vedere in questa gara di solidarietà che le Nazioni Unite facessero sentire la voce del Mondo, ma siamo convinti che per l’ONU gli ucraini, come il martoriatissimo e stremato popolo siriano, purtroppo, sono merce di scambio.

Ugo Arioti

venerdì 8 febbraio 2013

News dai fronti caldi del Mondo in pillole: Guerra in Mali


AFRICA : LA GUERRA IN MALI
 

Nel cuore dell’Africa si combatte una guerra perché questa zona, strategicamente importante, non cada in mano ad Al Qaida. I Jihadisti, alleati dei Tuareg che rivendicavano l’indipendenza del Mali del Nord, hanno occupato il potere cacciando il partito dei Tuareg.
L’Azawad( la zona nord del Mali) il 6 aprile 2012 ha dichiarato unilateralmente la propria indipendenza dal Mali. L’Azawad è un territorio molto esteso nel nord del Mali. Qui opera il Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad (Mnla), estromesso dal potere dal Mujao (Movimento per l’unicità del jihad in Africa Occidentale) che mantiene per il momento il controllo sulla zona.
In Mali è in atto una triplice crisi:

1)      a marzo un colpo di Stato militare ha deposto il presidente Amadou Toumani Toure accusandolo di trascurare la ribellione dei tuareg nel nord del paese. Da allora manca a Bamako un governo forte;

2)     i tuareg del Movimento nazionale liberazione dell’Azawad (Mnla) hanno dichiarato l’indipendenza del Nord del paese, che chiamano appunto Azawad;

3) gruppi di trafficanti e jihadisti vicini - come marchio, meno nelle caratteristiche e nell’operatività - ad al Qaida (Aqim, Mujao, Ansar Dine) che si erano alleati tatticamente con l’Mnla l’hanno rapidamente estromesso dal potere, giungendo a controllare l’Azawad.

La Francia è intervenuta militarmente contro i jihadisti per timore che il Nord del Mali diventasse un santuario di al Qaida in grado di destabilizzare la regione e di minacciare l’Europa.

Redazione Secem