mercoledì 20 novembre 2013

anno 2013 - Studenti a Palermo – Occupate tre scuole


Studenti a Palermo – Occupate tre scuole


La questione dell'edilizia scolastica è al centro delle rivendicazioni del coordinamento «Studenti siciliani» che ha lanciato l'iniziativa di denuncia #lescuolecrollano: gli studenti in questi giorni stanno fotografando gli istituti fatiscenti e postando le immagini su instagram.  Il movimento studentesco a Palermo ha deciso una protesta estrema per i continui tagli all’istruzione che anche il Governo Letta e l’Amministrazione Regionale “megafonica” continuano perpetrare, demolendo ogni possibile sviluppo sociale e mettendo a rischio la vita di studenti e professori che   ogni giorno lavorano e vivono in edifici fatiscenti o non a norma. Crediamo che non ci sia più una politica per l’Istruzione e lo sviluppo Culturale in Italia e in Sicilia e che il Presidente Crocetta, alle prese con la sua busta paga e con la sua poltrona, non sia in grado di dare ai nostri ragazzi e a questo settore, delicatissimo ed essenziale per lo sviluppo e il progresso socio – economico dell’Isola, un PROGETTO. Solidarizziamo con gli studenti e ci auguriamo una mobilitazione sempre più ampia su temi come quello dell’istruzione e della sicurezza degli ambiti pubblici. Se Crocetta liquidasse società inutili e “Riscossione Sicilia” che da sola produce un buco, quello conosciuto e pubblico, di 20 milioni di euro l’anno e reinvestisse le somme risparmiate nella manutenzione degli edifici scolastici avrebbe fatto un piccolo passo verso la gente siciliana. Forza studenti il popolo degli onesti è con voi.

Redazione Secem

Sardegna 2013 cronaca di una morte annunciata

 
Non è possibile assistere ancora oggi a catastrofi del genere. Nella solidarietà che ci unisce ai nostri fratelli sardi chiediamo tutti che si faccia qualcosa per il territorio. Prioritaria è la messa in sicurezza dei territori. Troppo poco o nulla si fa per proteggere le popolazioni da questi disastri nauturali. Eica del territorio è anche questa, fare e predisporre quelle difese "naturali" contro le tempeste e gli uragani, contro i terremoti, contro l'incuria e l'abbandono dei boschi, contro l'inquinamento della terra, dell'aria e del mare.
Invece si comparano cacciabombardieri inutili e si permette la costruzione delle antenne del MOUS in Sicilia e si costruisce una rete ferroviaria in Piemonte inutile e dannosa al territorio. Ferite che la Natura non può sopportare. Intanto, preghiamo, perchè rinasca la cultura del territorio e la Repubblica Italiana torni ad occuparsi della Gente più che della moneta unica o del mercato globale o del debito pubblico, mentre la CASTA POLITICA non fa niente per scongiurare queste tragedie, sa solo decretare lo stato di calamità. Ditelo a quel padre morto abbracciato a suo figlio, ditelo a quei soccorritori che hanno perso la vita e alle loro famiglie, ai bambini alle madri a tutti quelli che hanno subito un lutto. NON VOGLIAMO STATI DI CALAMITA' ma OPERE per la salvaguardia del territorio. Anche questa è GIUSTIZIA SOCIALE.
 
Ugo Arioti

Il muro degli ideali e della democrazia reale è crollato ... anche in Sicilia

 
La nascita della Terra, pianeta abitabile, per gli "antichi" era iniziata dal caos primordiale! Chaos (anche Caos, dal greco antico: Χάος) è l'entità primigenia così indicata nella Teogonia di Esiodo non è, come solitamente si pensa, solo disordine, ma indica una fase di preparazione. E in una fase di caos si trova attualmente la Politica in Italia e in Sicilia. La "rivoluzione", con la "r" minuscola, di Rosario Crocetta, presidente della Regione Sicilia grazie alla più forte astensione dalle urne del popolo siciliano che si sia registrata dal dopoguerra ad oggi, ormai da un anno a questa parte è diventata un brodino primordiale. Purtroppo non possiamo, allo stato delle cose, sperare in un Chaos che prepara l'avvenire, ma in un caos che sottende il proverbio popolare che sentenzia che "al peggio non c'è mai fine"!  Il Chaos, secondo alcuni autori, risulta essere nella mitologia e nella cosmogonia degli antichi greci, la personificazione dello stato primordiale di "vuoto", il buio anteriore alla generazione del cosmo da cui emersero gli dèi e gli uomini, ma Esiodo ci avverte che non è il principio di qualcosa, ma ciò che da questo per primo appare, "si manifesta d'improvviso e perdura, anche dopo che si sono sviluppati gli esseri divini, come uno spazio di fondo, un buco nero dell'universo." Ecco, la rivoluzioncella crocettiana è una broda primordiale senza capo ne coda che perdura come un buco nero! Non c'è un progetto, non c'è una sola azione coordinata, ma tutto è scomposto e visceralmente ambiguo. La preparazione del "nulla"! Ecco, state pensando, è facile criticare e fare analogie filosofico - sarcastiche su tutto e tutti. Vi garantisco, ahi noi, che il mio punto di osservazione non è esterno all'apparato caotico dell'ammasso burocratico. E' sotto gli occhi di tutti come il novello governatore abbia preso decisioni e poi sia tornato indietro, abbia fatto delle scelte e poi le abbia sconfessato, abbia raccontato frottole e poi abbia accusato chi le racconta o le pubblica di essere "mafioso". Insomma ancora non ha trovato, come diciamo noi siciliani, "risetto"! Non si vede un progetto, una direzione precisa. L'apparato già pesante della macchina amministrativa regionale è stato paralizzato non riformato. Resta, solo punto fermo imprescindibile dell'azione governativa, il principio di dare all'esterno quello che si potrebbe fare con minor spesa all'interno. Si fanno operazioni di ingegneria aritmetica per giustificare le perdite di finanziamenti e si colpevolizzano interi settori senza, per altro, indicare con efficacia le contromisure. Insomma è proprio il caso di dire: io speriamo che me la cavo e riesco a galleggiare fuori dal Buco nero della rivo - illusione crocettiana che inghiotte tutto senza restituire niente di buono per la gente , anche quella minoranza che lo ha, per sciagura, eletto! Buona giornata,
 
Zaratustra Siculo!  

lunedì 18 novembre 2013

Travaglio: "Palermo? Credo che esiga la verità sulla mafia"



Travaglio: "Palermo? Credo che esiga
la verità sulla mafia"
(da: repubblica.it)

Il giornalista porta al Golden di Palermo il suo recital in cui racconta la trattativa, le stragi, la città che cambia

di ENRICO BELLAVIA

La logica, è sufficiente quella, a sentire Marco Travaglio. Basta e avanza a spiegare il ventennio contrassegnato dal vizio d'origine della trattativa tra Stato e mafia, il patto che mise fine alle bombe del '92 e del '93 e preparò una nuova stagione di convivenza pacifica tra Cosa nostra e chi doveva contrastarla. Travaglio viene a Palermo, qui dove tutto è cominciato, a raccontare questo tempo con il suo "E' stato la mafia", insieme a Isabella Ferrari, stasera sul palcodel Golden.

Obietteranno che è presto, bisogna aspettare le sentenze.
"Di sentenze ce ne sono già un paio: che la trattativa è esistita è un dato di fatto, chi ne siano i responsabili è acclarato. Se sia un reato è materia per giudici. Altro che presto, è tardi".

La trattativa, dice chi l'ha ammessa, obbediva a una nobile ragion di Stato: evitare altro sangue.
"Chi trattava aveva le mani insanguinate, il tritolo era già esploso. Fu una resa, non un negoziato. I protagonisti dubito che andranno in galera e non mi interessa. Basterebbe che venissero fuori a spiegare che quel che hanno fatto lo hanno fatto a fin di bene e che sia la gente a decidere. Io credo che la verità li marchierebbe di infamia nei libri di storia".

La trattativa per Riina era il fine delle bombe, per quella parte dello Stato che scese a patti, fu la conseguenza. Tutto qui?
"Io parto dal summit dell'Ennese del 1991, quando dentro Cosa nostra si iniziò a parlare delle stragi e di secessione. Di quelle deliberazioni filtrò più di una notizia, ci furono allarmi e obliqui messaggi. Segno che quella fu una decisione partecipata e condivisa. Qualcuno disse a Riina: vai avanti".

Ma poi, nel 1993, Riina fu catturato. Il patto fu tradito?
"La stagione delle stragi si concluse nel '94, Cosa nostra tornò all'antico ma chi doveva pagare le cambiali continuò a farlo".

Riina fu sacrificato in nome della ragion di mafia?
"In qualche modo sì. Ma io me lo immagino dentro la sua cella a spuntare il papello ogni qual volta il Parlamento ha dato corso alle sue richieste. Così come Vito Ciancimino, quando non è servito più, è stato potato, ma non dimentichiamo che della strage di via d'Amelio e della responsabilità dei Graviano non sapevamo nulla".

Tutto il piano ebbe un suggeritore?
"Fu un piano con numerosi soggetti in campo insieme con Cosa nostra che poi si sono prodigati per depistare e tenere sepolti i segreti, pagando sempre il prezzo di quel patto".

L'ammorbidimento del carcere duro?
"Il 41 bis fu la prima cambiale, poi seguirono altri provvedimenti, dall'abolizione dell'ergastolo allo scudo fiscale".

Lei è ha prestato fede a Massimo Ciancimino, si è ricreduto?
"Non ho mai creduto che fosse un santo, ma che abbia fornito delle verità e documenti autentici con un unico falso. Quello che gli è capitato lo considero un suicidio giudiziario indotto. Quando si è spinto troppo in là gli è stato detto: ritrattare non puoi, allora sputtanati. E lui lo ha fatto. D'altro canto, se il papello non esiste come hanno fatto a rispondere punto su punto a quel che Cosa nostra desiderava?".

Quando si esaurisce quella lista, quel papello?
"Fin quando quel ceto politico che ha traccheggiato vent'anni fa determinerà scelte del Paese, la trattativa va avanti".

Il patto tiene?
"Tengono i ricatti incrociati. Ho ancora nelle orecchie le parole di Gherardo Colombo a Giuseppe D'Avanzo: le convergenze sulla giustizia sono il frutto di ricatti".

Storia d'oggi, insomma, non archeologia?
"Storia attuale anche per le innumerevoli analogie che legano la stagione del 1992 a quella presente".

Si riferisce ai nuovi propositi stragisti di Riina?
"Certo e spero che anche questo evento sia l'occasione per saggiare il grado di con-sapevolezza della città rispetto al pericolo che corre Nino Di Matteo che deve subire un procedimento disciplinare per un'intervista aRepubblicanella quale non violò alcun segreto".

Ha dubbi sulla consapevolezza della città?
"L'ho vista cambiare, l'ho vista esigere la verità ben al di là del dato giudiziario".

Consapevole fino al punto di fiutare certo professionismo antimafia, per dirla con Sciascia?
"Sciascia sbagliò bersaglio ma individuò un rischio. Credo che i siciliani siano attrezzati per riconoscere l'antimafia parolaia e i sepolcri imbiancati".

Consapevolezza e cambiamento politico non segnano sempre lo stesso tempo...
"Anche in Sicilia qualcosa sta cambiando. Mi pare presto per dare un giudizio su Crocetta ma è fin troppo ovvio dire che non è assimilabile a Cuffaro o Lombardo. Al netto di certe trovate istrioniche o di certe ingenuità. La speranza è un po' svanita anche perché carica di aspettative. Lo attendiamo alla prova dei fatti".
Tanto più che un suo amico come Antonio Ingroia andrà a lavorare con lui. Lo trova normale?
"Credo sia un bene se va a mettere pulizia in qualche carrozzone mangiasoldi. Pur capendo le ragioni personali, rimango convinto che un magistrato bravo debba rimanere a fare il magistrato".

Diffida dei giudici in politica?
"No, credo che i diritti civili debbano essere tolti ai criminali non ai magistrati".

L'esperienza politica di Ingroia però non è stata esaltante...
"Ha sbagliato i tempi. Ma rimane intatto lo slancio ideale che ha messo in quel progetto. Sarebbe stato utile in un Parlamento nel quale il centrosinistra si sta autodistruggendo e dare una mano ai grillini che peccano di ingenuità".

E della capacità di tradurre in politica il consenso, come per la legge elettorale?
"Se non ci fossero loro a colmare un poco del vuoto di opposizione andrebbe anche peggio. Di cazzate ne hanno fatte ma sul no a indulto e amnistia li ho apprezzati".

Però le carceri scoppiano...
"Le si svuota abolendo leggi frutto di demagogia e populismo. Amnistia e indulto perpetuano l'idea di impunità".

Ne usciremo?
"Con il ricambio del ceto politico. Con gente non più ricattabile in nome di quella trattativa. Capace davvero di toccare i patrimoni mafiosi anziché vendere le spiagge. Qui non possiamo aspettare che arrivi o il becchino o una retata. Perché neppure le retate bastano".

martedì 12 novembre 2013

IL GUARDIANO DELLA RIVOLUZIONE CROCETTIANA


Siamo andati un po più a fondo per tentare di capire la “RIVOLUZIONE CROCETTIANA CHE NON C’E’” e abbiamo sbattuto la faccia contro il consigliere e esperto, oltre che Uomo del Gabinetto dell’Agricoltura alla Regione Siciliana, alter ego dell’Assessore Bartolotta, un nome un marchio e una garanzia, fortissimamente voluto e sistemato dal Presidente : Sami Ben Abdelaali che, fino a due anni fa, militava al fianco del dittatore tunisino Ben Ali, mentre oggi veste i panni di guardia della rivoluzione di Rosario! Rabih Bouallegue, voce indipendente e democratica della NUOVA TUNISIA POST Primavera araba, scrive di lui: "La 'rivoluzione siciliana' targata Rosario Crocetta ha resuscitato nemici di un'altra rivoluzione: quella tunisina". Una rivoluzione che ha spazzato via il regime di Ben Ali, e portato alla chiusura del partito che lo sosteneva. Per l'Rcd Sami ha ricoperto anche il ruolo di senatore. In rappresentanza dei tunisini in Italia.”

Basta fare due più due, allora, e si capisce chi è Sami Ben Abdelaali, uomo che ama i poteri forti e le dittature e che ancora oggi ha contatti con le monarchie assolute del Golfo arabo e, qualcuno sostiene, anche con jadhisti. Nella storia della Sicilia, spesso, si incrociano personalità ambigue e polivalenti ( libanesi, libiche, tunisine) che poi si scopre fanno parte di servizi “ supersegreti” o di agenzie di spionaggio internazionale tristemente legate alla criminalità o addirittura alla mafia. Ci auguriamo che l’amico del Governatore siciliano non abbia sposato la “finta rivoluzione crocettiana” per coprire sordide trame e intrighi che nulla hanno a che fare con lo sviluppo e con la democrazia dell’Isola.

Ma la domanda sorge spontanea: perché Crocetta ha affidato a lui tanti compiti di prestigio, oltre all'incarico nell'Ufficio di Gabinetto dell’Agricoltura, Sami Ben, infatti, funge da “consigliere diplomatico” del governatore. E sempre a lui, Rosario Crocetta, ha affidato il compito di coordinare la presenza della Sicilia all'Expo 2015.

Ai posteri l’ardua sentenza ….

L'Amazzonia sta morendo


Appello al Mondo

 
L'Amazzonia sta morendo, da paradiso si è trasformata in un inferno. E proprio nei giorni in cui si tiene a Varsavia la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, vengono divulgate le immagini aeree, ma non solo, degli effetti devastanti della deforestazione sulla foresta pluviale amazzonica. Dopo mesi di lavoro, i fotoreporter Reuters, Nacho Doce e Ricardo Morais, hanno documentato quello che rimane del più grande polmone terrestre. Le foto mostrano intere aree divorate dagli incendi controllati (appiccati per fare spazio a coltivazioni, miniere e altri progetti), responsabili di elevate emissioni di anidride carbonica. L'agenzia spaziale brasiliana informa che nell'ultimo anno la deforestazione è aumentata di un terzo, spazzando via un 'area pari a due volte la città di Los Angeles. Se queste cifre si dovessero dimostrare esatte, verrano confermati i timori e gli avvertimenti di scienziati e ambientalisti sui rischi che corre l'intero ecosistema (reuters).

Redazione Secem

lunedì 11 novembre 2013

Ospedali fantasma da 250 milioni di euro in Sicilia e la Regione non fa lavorare i suoi tecnici .... ma le società esterne ???


Ospedali fantasma da 250 milioni di euro
ecco la sanità delle grandi incompiute

Inchiesta in Sicilia. Dove sono, quanto sono costati, perché non sono stati completati gli ospedali progettati ( da: repubblica.it)

 
GLI ospedali fantasma ci sono già costati più di 253 milioni di euro.
Ce ne vorranno altri 32, forse di più, per completarli. Sempre ammesso che accada. Alcuni si stagliano su panorami mozzafiato lungo il percorso di strade e autostrade dell'Isola, come l'ospedale abbandonato a Sant'Agata di Militello. Altri svettano nei centri della grandi città, lasciati ai vandali e all'incuria, come l'ex Onig di via Ingegneros a Palermo. Ci sono strutture nascoste in contrade di periferia, in attesa degli ultimi ritocchi, come il Giovanni Paolo II di Ragusa, gli eterni lavori di ristrutturazione al Policlinico di Palermo, il cantiere "a scartamento ridotto" del futuro. Centro di eccellenza materno-infantile e quello dell'ospedale San Marco nel quartiere Librino di Catania.

A pagare le spese di stop e ritardi sono sempre le casse pubbliche. Che devono rimpinguare i finanziamenti per adeguare gli impianti alle norme che cambiano, apportare varianti milionarie ai progetti iniziali e rispondere ai nuovi orientamenti dei governi che si avvicendano.

Succede intorno a noi ( libere riflessioni sul momento che stiamo vivendo)

Il Mondo, almeno nella visione romantica che ancora ci accompagna, sta cambiando. Osserviamo avvenimenti che rimescolano le carte in tutti i salotti del POTERE. L'ammortizzatore sociale che era, nell'ottocento e nel novecento, rappresentato dalla CLASSE MEDIA, oggi è sempre più compresso. Questo porta ad un avvicinamento pericoloso degli estremi, da un lato una classe povera sempre più repressa e  dall'altra parte una classe sempre più ricca e arrogante che produce una classe politica mestierante e incapace di trovare soluzioni per proteggere la società nel suo complesso da azioni interne devastanti e dalle cicliche crisi del sistema capitalistico che portano sempre a fasi recessive che sono sempre più lunghe e lasciano, ormai, cicatrici indelebili. Dovremmo guardare a quello che si sta sviluppando nell'America latina e in tanti altri Paesi del Mondo dove i governi, spesso in aperta dissociazione dal POTERE ECONOMICO, cercano nuove strade per proteggere la popolazione dai MERCANTI INTERNAZIONALI DI MORTE che guidano le fameliche multinazionali della Finanza, alleate delle mafie e dei poteri occulti. In questo stato di cose si inserisce l'ascesa al soglio papale di Papa Francesco, uomo che unisce e che mette in crisi un sistema di corruzione e potere della CURIA ROMANA. Si inseriscono i movimenti sociali che hanno portato alla presidenza dei loro paese uomini come "Pepe", il Presidente che vive in una casa di periferia e si riduce lo stipendio perchè un appannaggio troppo alto offenderebbe la dignità di tanti lavoratori che per molto, molto meno lavorano anche venti ore al giorno ... esempi che si stanno diffondendo in un Mondo stanco di essere governato dai gendarmi del capitalismo e dai Finanzieri della "libra di carne" del Mercante di Venezia. Cosa succederà non lo sappiamo, ma una cosa è certa, succede intorno a noi e dobbiamo essere pronti a percepire questa nuova aria che spira sul Mondo e che non ha posto nei talk show politico-salottieri delle TV del nostro BEL PAESE!
 
Ugo Arioti
 

giovedì 7 novembre 2013

IL PARAGONE IGNOBILE


IL PARAGONE

Gattegna: “Il paragone tra la famiglia di Berlusconi e gli ebrei sotto Hitler offende l’Italia e la Memoria”.

“L’Italia repubblicana è un paese democratico. La Germania nazista era una spietata dittatura governata da criminali che teorizzavano e commettevano i più gravi delitti contro l’umanità. Contro gli ebrei i nazisti si accanirono con spietata crudeltà tanto che, alla fine di quel tragico periodo, gli ebrei dovettero contare oltre sei milioni di morti”.    Così il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna nel commentare l’anticipazione diffusa oggi del libro “Sale, zucchero e caffè” in uscita venerdì 8 novembre in cui Silvio Berlusconi, rispondendo a Bruno Vespa, racconta che i suoi figli dicono di sentirsi “come dovevano sentirsi le famiglie ebree in Germania durante il regime di Hitler”. Nei primi anni del nazismo: due scolari ebrei vengono umiliati di fronte ai loro compagni di classe. (Yad Vashem Photo Archive)

 


“La vita degli ebrei d’Europa sotto il nazismo fu segnata da un vortice nero di violenza, persecuzione, morte. Una catastrofe che non è soltanto del popolo ebraico ma dell’umanità intera – prosegue Gattegna – Ogni paragone con le vicende della famiglia Berlusconi è quindi non soltanto inappropriato e incomprensibile ma anche offensivo della memoria di chi fu privato di ogni diritto e, dopo atroci e indicibili sofferenze, della vita stessa”.

Da moked/מוקד il portale dell'ebraismo italiano

mercoledì 6 novembre 2013

Così parlò Zarathustra dell'amministrazione pubblica siciliana nell'Era Crocetta

 
Era ora di rispoleverare i vecchi e desueti simboli e linguaggi di una sinistra progressista che giace sotto le ceneri del "Socialismo democratico" e del laicismo. Ci ha pensato il Presidente sceriffo: Rosario Crocetta!
Ha lanciato la moda della rivo - illusione, detto velocemente somiglia a rivoluzione! Rispolverato il clichè dei "capi carismatici della sinistra liberale e isolazionista", per dirla alla "Vergara" dei fasci siciliani, si è presentato subito ai siciliani, avidi di novità e di operazioni trasparenza, con i suoi slogan da operetta che ad uno ad uno sono finiti nel fango delle menzogne e nel tritacarne della Burosaurocrazia che impera senza tema di smentite a Palazzo D'Orleans. la Pulzella D'Orleans, tale Signora del Monterosso, fa e sfa quello che vuole a suo piacimento, fino al punto di dare finanziamente agli "allora amici del giaguaro" nelle vesti di capo Dipartimento e ora minacciare denuncie pesanti a chi si oppporrà ad andare casa per casa a farsi restituire i quattrini. Se Rosario dice qualcosa che non le garba è capace che lo fa dimettere senza se e senza ma! Crocetta il rivolusionario è succube di Monterosso, località amena del Palazzo!
C'è carne al fuoco per una gustosa operetta in un atto unico da cabaret!
E tutto, proprio tutto, compreso leggi e regolamenti, vanno in malora. Si abbassano i targhet di spesa per dirsi che sono stati bravi, tolgono soldi ai malati di SLA e ai poveri per darli ..... come al solito a quei quattro amici che come mosconi ronzano intorno al potere e ne respirano l'aria.
Era proprio ora .... ma la storia è sempre la stessa.
Ditemi, compagni di merende del Presidente, ma dove lo avete preso questo emerito "masaniello"?
 
Zaratustra

martedì 5 novembre 2013

Liberare la burocrazia dal political patronage - Centro Padre Arrupe Palermo



Martedì 5 novembre 2013 –alle ore 15.30 - si terrà presso l’Istituto P. Arrupe sito in Via Franz Lehar, n.6 Palermo l’incontro pubblico <Liberare la burocrazia dal political patronage>,

<Liberare la burocrazia dal political patronage>

Incontro pubblico
nel corso del quale interverranno autorevoli esponenti del mondo accademico e professionale.
Obiettivo dell’incontro è la legalità delle Istituzioni pubbliche attraverso il rispetto delle leggi e delle regole che disciplinano la dirigenza pubblica ed il conferimento degli incarichi dirigenziali, nonché la valutazione della dirigenza stessa per una reale meritocrazia, come prioritario impegno per la prevenzione della corruzione e per garantire il buon andamento e l’imparzialità di una Regione al servizio dei cittadini Siciliani e per lo sviluppo socio economico dell’isola.
Per la riduzione del costo della dirigenza, sarà trattato il tema dell'effettiva riduzione del numero di dirigenti in servizio e del prepensionamento dei più anziani in possesso dei requisiti previsti dalle leggi sulla spending review ( art.2 D.L. n.95 del 2012- riduzione organico dirigenti 20%)
programma ore 15.30 Introduzione lavori ai quali interverranno :
Prof. Antonio La Spina- ordinario di sociologia giuridica- Università degli Studi di Palermo Docente LUISS – ROMA
Prof. Alessandro Bellavista –ordinario di diritto del Lavoro -’Università degli Studi di Palermo
Prof. Lorenzo Saltari - Associato di diritto pubblico ’Università degli Studi di Palermo
Dopo l’intervento dei relatori seguirà il dibattito e la elaborazione di documento conclusivo da inoltrare al Governo regionale.
L'incontro pubblico di intellettuali,professionisti e dirigenti destinato a far assumere alla classe politica ogni responsabilità correlata alla gestione della dirigenza nella Regione Siciliana, anche come impegno per la prevenzione della corruzione.
L'iniziativa nasce dall'apprezzamento degli autorevoli interventi del Prof. Alessandro Bellavista –ordinario di diritto del Lavoro nell’Università di Palermo (6 settembre 2013 su La Repubblica Palermo) che colgono con chiarezza il bisogno di legalità delle Istituzioni pubbliche attraverso le regole che disciplinano la dirigenza pubblica ed il conferimento degli incarichi dirigenziali nel rispetto delle regole e della meritocrazia, come prioritario impegno per la prevenzione della corruzione e per garantire il buon andamento e l’imparzialità di un’Amministrazione al servizio dei Siciliani