lunedì 13 aprile 2015

FUOR DI METAFORA LA SICILIA STA ANDANDO GIU'

Ogni giorno un crollo, una frana, un dissesto un evento nefasto per l'Isola più bella del Mediterraneo. Se qualcuno, ancora legato al fatalismo storico isolano, si accontenta di inarcare la fronte e respirare stringendo gli occhi e lasciando che siano gli altri a dire che stiamo andando a pezzi, ma è nella logica delle cose (del disfattismo io dico), faccia, si accomodi, dica che è una metafora della situazione socio politica attuale. Siamo, da sempre, abituati a subire lo sfruttamento di Baroni, latifondisti, mafiosi e politici corrotti asserviti al potere centrale romano. L'attuale presidente strilla "IL MIO GOVERNO NON C'ENTRA NIENTE CON I CROLLI". Ma Presidente di che'? Dell'Associazione degli Idioti per sempre o della Regione? Con questo masaniello ignorante e arrogante, stupido, insipido e asservito al Potere romano per mantenere a tutti i costi (per i siciliani) la poltrona, abbiamo toccato il fondo. Non abbiamo un monitoraggio ambientale, un controllo dei dissesti conosciuti, almeno di quelli acclarati e studiati con grande dispendio, inutile e clientelare, di fondi. Non ha tolto il marcio dall'amministrazione, ma anzi lo ha spalmato bene dappertutto. rotando personale che funzionava e innestando marcio nel marcio, restando attaccato a superburocrati inetti e ladri che hanno depredato e continuano a depredare le casse della regione ben protetti da questo imbecille. E quanto ci costa anche lui, la sua scorta e la sua difesa contro una fantomatica MAFIA che, solo a suo dire, vorrebbe vederlo morto. Nel caos i delinquenti ci marciano e lui di casini ne sta combinando tanti e tali che solo un mafioso miope e imbecille, più di lui, potrebbe pensare di ammazzarlo, poi farebbe immediatamente la sua stessa fine (in guerra si dice colpito dal fuoco "amico"). Mi preoccupa un grano di saggezza popolare: Al peggio non c'è mai fine. Mi chiedo dove dobbiamo arrivare per risalire e per avere un guizzo di dignità e cacciare dal tempio tutti i ladroni?
 
Ugo Arioti

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