lunedì 26 settembre 2016

Ricercatore a Londra: "Io, cervello in fuga e la battaglia persa per tornare in Italia"

L'intervista. Dopo la denuncia di Cantone parla un professore associato in Uk, che non riesce a ottenere un posto qui. Nonostante due ricorsi vinti




ROMA. "Cosa mi spinge a tornare in Italia? I miei affetti, le mie radici, ma anche la voglia di riportare là dove mi sono formato quello che ho imparato in tredici anni all'estero. L'università italiana però spesso non accoglie chi è andato a specializzarsi fuori, premia soltanto la fedeltà di chi resta...". Federico Formenti ha 39 anni, si occupa di Scienze Motorie, ed è professore al King's College di Londra, dopo un dottorato in biomeccanica del corpo umano a Manchester, e quattro anni di post-dottorato ad Oxford. Dal 2010 Formenti combatte, invano, per poter rientrare nel nostro paese, in un braccio di ferro con l'università di Verona adesso approdato davanti al Consiglio di Stato. La sua è una storia esemplare. "La corruzione nelle università mette in fuga i cervelli", spiegava due giorni fa il presidente dell'Anac Raffaele Cantone. Ma anche chi prova a rientrare si trova spesso davanti un muro.

Formenti, lei è professore associato a Londra, e vorrebbe tornare pur accettando un posto da ricercatore...
"Sono andato via da Verona nel 2003 per approfondire i miei studi in Scienze Motorie, ma non ho mai pensato di emigrare definitivamente. Così, quando nel 2010 è stato indetto un concorso per ricercatore in metodi e didattiche delle attività sportive, mi sono candidato. Tutti i requisiti previsti dal bando rispondevano perfettamente ai miei titoli".

Quale era la sua formazione?
"Laurea in Scienze Motorie, dottorato, assegni di ricerca, post-dottorato in università prestigiose, pubblicazioni scientifiche. Ero fiducioso: quel posto univa per me la possibilità di tornare a casa, vicino ai miei affetti, far crescere mia figlia in Italia, e lavorare nel mio campo".

Però lei non ha vinto il concorso.
"No. La commissione ha giudicato più idonea un'altra candidata, laureata in Fisica e non in Scienze Motorie, senza dottorati alla data del concorso né assegni di ricerca, né attività didattica, con poco più di un mese di esperienze fuori dall'Italia, ma da tempo collaboratrice del preside di facoltà. Un'ingiustizia. Contro la quale sono ricorso al Tar di Venezia, che nel 2012 mi ha dato ragione, imponendo alla commissione di rifare il concorso".

Nel frattempo lei aveva lasciato Manchester
"Sono stato un anno all'università di Auckland, e poi ho vinto un post-dottorato ad Oxford, dove ho capito che il campo più interessante per i miei studi era quello biomeccanico".

Una sua ricerca sull'incidenza del movimento in pazienti con malattie genetiche è stato pubblicato sulla rivista americana "Pnas" . Utile ai fini del concorso?
"No, per la seconda volta la commissione ha fatto vincere l'altra candidata. Ignorando incredibilmente il peso dei miei titoli".

Lei però nel frattempo diventa professore associato al King's College.
"Un posto importante, a tempo indeterminato. E può sembrare assurdo il desiderio di tornare in una università italiana, dove le logiche di fedeltà contano a volte più del merito. Ma la nostalgia e la voglia di famiglia possono diventare insopportabili".

Così lei ricorre la seconda volta al Tar.
"E vinco di nuovo, nel maggio del 2015. Il Tar decide che il concorso deve essere rifatto ancora, contesta tra l'altro le valutazioni sulle pubblicazioni. Questa volta però l'università di Verona fa appello al Consiglio di Stato contro il Tar. Ma l'appello è stato respinto".

Dunque lei ha vinto?
"Chi lo sa? Ci dovrà essere un terzo concorso. Ma ormai è una questione di giustizia. Per questo andrò avanti. Speriamo che anche a Verona, come in molte altre università del mondo, contino i meriti".

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