domenica 12 ottobre 2014

L’Alluvione di Genova - puntata del 2014

L’Alluvione di Genova


Potremmo definirlo l’alluvione a puntate e dire che la Natura si sta accanendo contro i genovesi, ma non è la verità. In realtà è l’evento meteo che ha messo a nudo le criticità e le deficienze di un sistema di gestione del territorio che ha messo al primo posto la speculazione dimenticando la sicurezza e l’ecosistema.
La fragilità del territorio su cui insiste la città già dagli inizi del 900 veniva messa nel dimenticatoio a favore delle grandi piazze e delle infrastrutture che avrebbero poi dato il là all'espansione forsennata di Genova dopo la seconda guerra mondiale. Sono stati tombinati i fiumi, i torrenti brevi ed estremamente pericolosi che attraversavano l’area comunale. Gli spazi che questi avevano sono stati ridotti di 2 terzi.
Ma non basta parlare di fragilità del territorio e di ignoranza degli speculatori della “grande Genova”, no. A questa si sono aggiunte nel tempo altre disgrazie come la burocrazia e il TAR.
L’Italia è un paese dove si fermano cantieri di vitale importanza solo per discutere se la gara d’appalto è stata vinta da una ditta piuttosto che da un'altra e questo, naturalmente, lascia dietro di se il pensiero che ci sia una regia occulta che blocca per speculare o per interessi di parte o per corruttele.
Possono dire, come hanno detto, che invece il TAR ha fatto il suo dovere e dovremmo essere tutti d’accordo che l’attenzione che ha posto sulle gare d’appalto per la risistemazione dell’alveo di questi fiumi che scorrono nelle viscere di una città indifesa e impotente è stata attenzionata correttamente.
Ergo due anni e mezzo per capire cosa bisognava fare sono una inezia e un morto pure, colpa sua che si trovava nel bel mezzo della furia delle acque che riconquistano il loro spazio. No. Solo in Italia può succedere una cosa del genere. 35 milioni di euro stanziati e pronti a risolvere almeno in massima parte la criticità urbana sono ancora a marcire e nell'attesa la “natura matrigna” potrebbe ancora concedere un bis o si potrebbe arrivare alla seconda puntata. Tanto è chiaro che anche gli altri quattrini che il Capo del Governo ha, tempestivamente e munificentemente, messo per Genova ferita verranno stoppati da un qualsiasi tribunale amministrativo che per vederci chiaro ha bisogno di tempi biblici.
Mi viene da pensare a tanti soldi che la comunità europea mette a disposizione del Fondo Europeo  di Sviluppo Regionale e che per pastoie strane burocratiche e tribunalesche non si riescono a spendere. Quanta attenzione “interessata” in queste strutture di controllo!
Eppure, per salvaguardare i diritti di tutti basterebbe, eventualmente, calcolare il danno effettivo che avrebbe potuto arrecare, se verificate errate valutazioni dei commissari di gara, l’aggiudicazione mancata alla seconda ditta dell’elenco che classifica la gara in questione, senza bloccare l’avvio dei lavori, lo svolgimento e il collaudo delle opere.
Ancora la fragilità di un sistema di allerta che avrebbe dovuto raccogliere un ampia letteratura di eventi già successi a ripetizione per sviluppare il concetto fondamentale che è meglio un allerta che non sortisce poi, perché la natura di questi eventi è estremamente variabile, evidenti affermazioni, piuttosto che affidarsi alla buona stella dello sceriffo di turno. A Genova questi eventi accadono con un tempo di ritorno inferiore ai due anni. Questo è un fatto non trascurabile, mai.
Tutti questi, purtroppo, sono segnali di un Italia che affonda e sprofonda sotto i colpi di una speculazione indifferente al bene della collettività e di un Paese che dimentica se stesso. Non si può e non si deve nel 2014 morire d’alluvione in una grande città come Genova.
Unica nota “felice” in questo mare di melma trasportato dalla piena sono gli angeli del fango, i giovani, non solo anagraficamente, quelli che si sbracciano e senza polemiche e discussioni si mettono in gioco per rimettere in piedi la città. Perché oggi è il tempo dell’emergenza e poi verrà quello delle responsabilità e degli accertamenti limpidi e veloci per snellire e migliorare i sistemi di gestione del territorio.
Speriamo che si possano eseguire le opere necessarie a mettere in sicurezza i fiumi che per molti, molti chilometri, viaggiano su alvei ridotti a meno del 30% sotto le strade e le case di Genova, TAR permettendo!
Ugo Arioti


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