mercoledì 22 ottobre 2014

La percezione della bellezza (argomento 2014)


La percezione della bellezza 
nell'arte rinascimentale

 

di Neil Haughton

 

 

Scenario


Il Rinascimento fu una rivoluzione culturale che
 da Firenze, nel 1400, si diffuse in tutta Italia e nel resto d'Europa. Il suo impulso era la filosofia dell'Umanesimo, che cercava di far risorgere e di emulare la letteratura e l'arte degli antichi greci e romani. Gli artisti, in precedenza, erano stati limitati a realizzare solo iconografia religiosa, col Rinascimento si cominciarono a riprodurre dipinti classici e copiare le statue antiche che erano state riscoperte di recente.
La percezione della bellezza, da parte dell'artista rinascimentale, è stata quindi determinata dal suo
ambiente filosofico, dalla sua esperienza visiva (
'l'occhio del periodo'), dalle esigenze dei suoi committenti e dai tentativi di migliorare il suo status professionale nella società, ponendosi alla pari con quello dei poeti e degli architetti. L'immagine di Venere ritratta da Botticelli come la idealizzazione della bellezza, nella Firenze del Rinascimento, è significativamente diversa da quella di Venere ritratta dall'artista tedesco Lucas Cranach. 
La venere nord-europea è molto meno voluttuosa, rispetto alla sua controparte italiana, ma è ancora ispirata da principi umanisti e mantiene una considerevole sensualità. I dipinti di Raffaello incarnano l'idealizzazione della bellezza femminile di questo periodo ma, per sua stessa ammissione, sono raramente basati su modelli reali. Spesso lo stesso tipo facciale è stato ripetuto in molti dipinti diversi. Infatti i ritrattisti del Rinascimento tendevano ad evitare l'interpretazione realistica, sottolineando invece gli attributi positivi dei loro soggetti, sia fisici che politici.
Così il
 "ritratto di un giovane" del Bronzino non descrive solo l'aspetto idealizzato del suo soggetto, ma pure la sua cultura, il suo background ed il suo potenziale.
La raffigurazione della bellezza nell'arte rinascimentale è più complessa di una semplice rappresentazione di tipo fotografico della sessualità o dell'aspetto fisico di una persona.
Invece, l'arte rinascimentale ha creato immagini perfette fisicamente derivate dalle cognizioni scientifiche, dalle ambizioni dell'artista e dalle sue capacità di sviluppo.

 

Preambolo

L'ambientazione è a Firenze negli ultimi anni del XV secolo. Ancora oggi si possono riconoscere facilmente le strade e le piazze orgogliose, che sono cambiate poco nel corso di 500 anni, da quando, intorno al 1400, il nuovo clima culturale di Firenze ebbe conseguenze globali: il nuovo apprendimento del Rinascimento e la sua diffusione, come un'onda di marea, in tutta Europa e anche oltre.

L'Italia strava uscendo dal Medioevo, per entrare in una nuova era, simile a quella dell'impero romano, dove le arti e la filosofia del mondo classico erano attivamente studiate e inserite nella vita moderna. 
Questo ha ispirato una nuova generazione di artisti progressisti e innovativi, che si sono adoperati per migliorare costantemente la loro arte e per emulare gli antichi maestri.
 
Brunelleschi (1377-1446) aveva coronato la cattedrale, nel 1436, con la cupola più grande mai realizzata e Donatello (1386 -1466) aveva riscoperto l'arte della scultura in bronzo e marmo.
 
Masaccio (1401-1428) aveva compreso la scienza della prospettiva e Leon Battista Alberti (1404-1472) aveva fissato i principi dell'arte e dell'architettura rinascimentale nelle sue opere innovative
 "Sulla Pittura" (1435) e"Sull'Architettura" (1450). 

La filosofia dell'Umanesimo era basata sulla reinterpretazione della letteratura classica pagana, rispettando il credo cattolico e la rappresentazione della mitologia classica, che misero a disposizione uno strumento più ambizioso per l'artista, rispetto ai soggetti puramente devozionali. Ovviamente, una tale atmosfera di innovazione e creatività aveva bisogno di denaro e, al tempo stesso, famiglie di banchieri immensamente ricchi, come i Medici, erano desiderose di garantire la loro influenza e guadagnarsi l'immortalità, promuovendo i più grandi artisti del periodo.
In questo contesto crebbero,
 sviluppando la loro abilità artistica, il giovane Michelangelo (1475 -1564) e Leonardo da Vinci (1452-1519) .
Alberti nel 1450 suggerì che:
 "La bellezza è un ordine o un accordo in modo tale che nulla può essere modificato se non in peggio". E' vero che stava scrivendo di architettura, ma lo stesso pensiero può essere applicato alla pittura. Infatti la ricerca primaria dell'artista fiorentino, nel Rinascimento, fu la rappresentazione della bellezza nel modo più realistico possibile. 

Molte discipline diverse hanno collaborato per favorire nuovi progressi nella pittura. La dissezione anatomica ha portato ad una nuova precisione nel raffigurare la muscolatura e la forma delle figure umane, la matematica ha contribuito a sviluppare le leggi della prospettiva per posizionare tali dati in un paesaggio credibile, la chimica ha favorito la miscelazione di nuovi pigmenti per migliorare il loro impatto visivo.

Inoltre molti dipinti originali romani sono stati scoperti intorno al 1480 nella Domus Aurea, nella Domus Aurea di Nerone, e molto altro è venuto alla luce durante gli scavi archeologici di Pompei.


Percezioni rinascimentali di bellezza

La percezione di un artista di ciò che è
 'bello' è determinata da molti fattori, non ultimi i desideri del suo mecenate. E' stato dimostrato che gli aspetti di base della capacità visiva del cervello sono innati, come ad esempio la capacità di un neonato di riconoscere la struttura di un volto, ma la maggior parte di queste capacità visive viene appresa durante la stimolazione visiva acquisita durante lo sviluppo iniziale. 
Questo conferisce ad un individuo, e ai suoi contemporanei, il cosidetto
 'occhio del periodo' un concetto introdotto dallo storico dell'arte, Michael Baxendall nel suo libro fondamentale: "Pittura ed esperienza nel XV secolo in Italia". Pensate a quanto sembri datata oggi un'immagine degli anni Sessanta o Settanta, mentre quelle mode erano così familiari agli occhi dei contemporanei. 
Gli artisti, pertanto, nel loro lavoro tendevano a riprodurre i riferimenti noti ed usuali, come ad esempio i tipi di viso o i paesaggi, che i loro clienti erano in grado di riconoscere e trovare piacevoli e familiari.
 
Confrontiamo, ad esempio, gli sfondi di montagna nelle opere degli artisti tedeschi con le verdi colline toscane di Raffaello e Michelangelo. Non è un caso che l'arte della prospettiva sia stata sviluppata a Firenze con le sue strade dritte ed edifici alti e angolari, o che il colore fosse così importante per gli artisti veneziani che lavoravano all'interno di una laguna ricca di luci riflesse.
 

 


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