giovedì 12 febbraio 2015

Lo strano caso del libro senza titolo che parla dei problemi dell'autoerotismo


Lo strano caso del libro senza titolo
 

Un buon titolo è senza dubbio una delle chiavi per il successo di un libro: come per le copertine, si fanno prove e controprove, si valuta quale potrebbe essere l’impatto del titolo sul pubblico e se effettivamente trasmette quello di cui si parla. Ci sono teorie su come si fanno i titoli: Umberto Eco, per esempio, dice che il titolo di un libro dovrebbe essere un po’ fuorviante o, almeno, non troppo didascalico. Meglio, secondo Eco, un nome di persona o un evento generale in modo che né l’autore né l’editore diano un’interpretazione troppo restrittiva del libro.

Non si è posto questo problema l’autore che nel 1830 ha pubblicato a Parigi il libro senza titolo. Sì, questo il titolo: Il libro senza titolo. Argomento del libro sono i danni che può procurare la masturbazione. Nel libro si racconta la storia di un giovane che, per essersi dedicato all’arte del piacere solitario, trova la morte a soli diciassette anni. La narrazione procede per immagini: delle riproduzioni molto belle di questo giovane che piano piano sfiorisce.

Diciamolo subito senza tema di smentita: masturbarsi non provoca nessuno degli effetti rappresentati in questa pubblicazione (se fosse vero, i ventenni sarebbero una rarità su questa nostra terra). Il libro, però, risulta tremendamente affascinante, con la cura per i colori, le didascalie scarne, le immagini pudicissime in contrasto con l’impudicizia che secondo i parametri di allora (anche di oggi?) è stata commessa. A quanto risulta di questo libro esiste una sola copia e si trova al British Museum.

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