giovedì 26 febbraio 2015

Vite in pericolo di Pippo Montedoro (libri)


Le “Vite in pericolo” (o le viti?) di Pippo Montedoro…

 
Pubblicato da Sabina Spera in Arte & CulturaArtistiLibri 

 



Un libro, una vite (abbinata al libro), tante storie e tanti racconti, sono loro i protagonisti di questa originale raccolta letteraria di Pippo Montedoro, dal titolo “Vite in pericolo”, edito da QanatEdizioni.

In questo libro c’è Pippo Montedoro che racconta, ci proietta in storie bizzarre e pazzerelle, ci parla anche di Pippo, di teatro, dei Curò (di cui ne fu il fondatore insieme a Piero Costa), sono tanti i nomi che cita e tanti grandi protagonisti che, in maniera carina e affettuosa, intervengono facendo delle incursioni. Iniziamo da Salvo Piparo, che di “Vite in pericolo” ne è il prefattore ( o benefattore, definito, così, ironicamente dallo stesso Pippo Montedoro), una prefazione, quella di Piparo, che trasmette l’amore per il teatro e la stima nei confronti dell’autore, con un grande omaggio a Franco Scaldati, che Pippo conobbe bene e che nel libro viene con ammirazione ricordato. Il titolo della prefazione è “I racconti raccontano e le novelle novellano”, sette sono le note legate al testo, e naturalmente Pippo Montedoro non poteva non associare ad esse le sette note musicali. Altrettanto simpatiche ed originali le incursioni da parte della Qanat, quindi di Tony Saetta e Franco La Barbera, a partire dalla vite donata in omaggio con il libro, le parole introduttive a volte rielaborate, con correzione annessa, e la dettagliata presentazione di Pippo Montedoro, che troviamo alla fine dei racconti e delle poesie, da loro definita “Curriculum Vitae in pericolo”.

“Vite in pericolo” è anche il libro inaugurale di una nuova collana, La Collana Stramba, della Qanat, per la prima volta ci troviamo a destreggiarci con una punteggiatura altrettanto stramba direi, e l’ormai divenuta famosa “virgola interrogativa” ne è l’esempio più sorprendente. I racconti inglobano davvero tutto, sono tanti i sentimenti e le emozioni che dalla lettura percepisce il lettore, a partire dalla suspance di “Sentimenti senza quartiere”, a cui si uniscono diversi spunti di riflessione, che ritroviamo anche in “Buon vino a cattivo gioco”, oppure in “1973, Ucciardone”, con qualche risvolto a sorpresa che ci fa pure sorridere. In Pippo Montedoro, oltre al già citato amore per il teatro, c’è anche tanta Palermo, in ogni sua sfaccettatura, dal centro alle periferie, c’è il teatro di strada tra la gente e con la gente, ad esempio l’effetto sorpresa della “macchina celibe” montata in pieno centro a Palermo. A testimoniare il tutto, sfogliando tra le pagine, troviamo le foto di allora, a cura diLetizia Battaglia. E poi si intreccia a tutto ciò la storia deiCurò, il cui nome si deve a Daniela Gagliano. C’è il teatro di ieri e il teatro di oggi, e poi non può non esserci la poesia!

Dal racconto toccante di “Fiato”, dove protagonista è la vita umana, un grande e coraggioso lupo che attraverso il suo fiato una vita la salva… passiamo ai sorrisi che ci regalano ad esempio “… e il ritorno lo faceva a piedi”, la storia di un povero uomo dal nome Umiliato (per questo povero!), a “Non ci pensare Lazzaro”, nel quale compaiono una serie di simpatici fantasmi, che si rimaterializzano per fare un qualcosa che in vita non riuscirono a compiere. Ogni titolo è originale, simpatico, ci fa sorridere, e poi, addentrandoci nella lettura, sono tanti gli spunti di riflessione che incontriamo. Insomma, Pippo Montedoro davvero non ci fa mancare nulla!

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