giovedì 5 novembre 2015

Albek, il libro e il mare


Il libro, da terra, guardava l’uomo nero che piangeva e non sapeva più come sfogliarsi più velocemente per dissolvere le nuvole e sciogliere quell’attimo di tremendo magone. Albek lo vide. Vide la scena e si fermò a pensare. Questa era una situazione insolita. Perché l’uomo nero piange? Non ho visto mai una cosa così strana. Sto sognando allora? Ma il libro si chiuse improvvisamente e la finestra dalla quale Albek era entrato nella stanza sparì. Vento, come fosse un uragano. Tempesta. Mare in agitazione. Pericolo. Corri piccolo uomo, pensò lui, e con un balzo tornò in sella alla sua Kawasaki dorata. Un rombo assordante e la polvere divenne nebbia e coprì le orme delle ruote. Lontano, devo andare lontano. Ma dove? Intanto vado, disse tra se e se. Poi si vedrà! Arrivò a un bivio. Da un lato il bosco dall’altro le dune e la spiaggia incantata di Mendrisio. Scelse il mare. Con una virata sterzò verso la sabbia dorata e attraversò il deserto dei suoi pensieri perduti. Tra le dune volavano fogli stampati, pagine di libri mai letti, volantini, strani articoli e foto in bianco e nero. Infine, solo davanti al mare, vide le parole che cavalcavano le onde venirgli incontro e si lasciò cadere per terra senza spavento. Erano parole antiche che non riusciva a capire. Doveva leggerle con il suo cuore, ma quello era restio e non si voleva impegnare. Dovette escogitare un trucco: inscenò un infarto. Il cardiomuscolo ci cascò e cominciò a leggere il destino. A quel punto era già un trapassato.
Ugo Arioti

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